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Il GGG

Il GGG

«Dahl possiede il rarissimo dono di far scomparire tutto il mondo che sta intorno al lettore.»Goffredo Fofi«Maestro della short story, a lungo considerato solo uno scrittore per ragazzi… iperbolico, beffardo, divertente, la sua massima virtù è dinamica, è la velocità. Ci si accorge di come e quanto la sua consistenza sia un meccanismo perfetto, esplosivo al pari di una bomba.»Corriere della Sera – Franco Cordelli«Roald Dahl parteggia sempre per i bambini e ha creato tanti piccoli personaggi con speciali poteri che si vendicano delle prepotenze degli adulti o li puniscono per le loro cattive azioni.»Donatella Ziliotto«Il GGG, il gigante che acchiappa i sogni al volo con una rete da farfalle, e poi soffia con una tromba i sogni più belli nelle camere da letto dei bambini: a mio parere una meravigliosa invenzione onirica, alla pari con i grandi personaggi, a metà strada fra il sogno e la veglia, creati dall’immaginazione del romanticismo europeo.»Panorama – Guido AlmansiSofia non sta sognando quando vede oltre la finestra la sagoma di un gigante avvolto in un lungo mantello nero. È l’Ora delle Ombre e una mano enorme la strappa dal letto e la trasporta nel Paese dei Giganti. Come la mangeranno, cruda, bollita o fritta? Per fortuna il Grande Gigante Gentile, il GGG, è vegetariano e mangia solo cetrionzoli; non come i suoi terribili colleghi, l’Inghiotticicciaviva o il Ciuccia-budella, che ogni notte s’ingozzano di popolli, cioè di esseri umani. Per fermarli, Sofia e il GGG inventano un piano straordinario, in cui sarà coinvolta nientemeno che la Regina d’Inghilterra.

Il GGG

Il GGG

«Dahl possiede il rarissimo dono di far scomparire tutto il mondo che sta intorno al lettore.»Goffredo Fofi«Maestro della short story, a lungo considerato solo uno scrittore per ragazzi… iperbolico, beffardo, divertente, la sua massima virtù è dinamica, è la velocità. Ci si accorge di come e quanto la sua consistenza sia un meccanismo perfetto, esplosivo al pari di una bomba.»Corriere della Sera – Franco Cordelli«Roald Dahl parteggia sempre per i bambini e ha creato tanti piccoli personaggi con speciali poteri che si vendicano delle prepotenze degli adulti o li puniscono per le loro cattive azioni.»Donatella Ziliotto«Il GGG, il gigante che acchiappa i sogni al volo con una rete da farfalle, e poi soffia con una tromba i sogni più belli nelle camere da letto dei bambini: a mio parere una meravigliosa invenzione onirica, alla pari con i grandi personaggi, a metà strada fra il sogno e la veglia, creati dall’immaginazione del romanticismo europeo.»Panorama – Guido AlmansiSofia non sta sognando quando vede oltre la finestra la sagoma di un gigante avvolto in un lungo mantello nero. È l’Ora delle Ombre e una mano enorme la strappa dal letto e la trasporta nel Paese dei Giganti. Come la mangeranno, cruda, bollita o fritta? Per fortuna il Grande Gigante Gentile, il GGG, è vegetariano e mangia solo cetrionzoli; non come i suoi terribili colleghi, l’Inghiotticicciaviva o il Ciuccia-budella, che ogni notte s’ingozzano di popolli, cioè di esseri umani. Per fermarli, Sofia e il GGG inventano un piano straordinario, in cui sarà coinvolta nientemeno che la Regina d’Inghilterra.

L’ultimo cavaliere

Una saga fantastica, ambientata in un mondo di sinistre atmosfere e macabre minacce, che appare come lo specchio oscuro di quello reale. Qui, in uno sconfinato paesaggio apocalittico, l’eterno, epico scontro fra il bene e il male s’incarna in uno dei più evocativi paesaggi concepiti dall’autore: Roland di Gilead, l’ultimo cavaliere, leggendaria figura di eroe solitario sulle tracce di un enigmatico uomo in nero, verso una misteriosa Torre proibita.

Strade blu

1978\. In un anno di speranze distrutte un ex insegnante di inglese del Missouri decide di mollare tutto per tirarsi fuori dalla solita vita. Il giorno dell’equinozio di primavera sale a bordo del suo sgangherato furgoncino e inizia un viaggio dentro l’America e dentro se stesso. Seguendo un itinerario circolare, da Columbia a Columbia, sulle strade secondarie degli Stati Uniti, quelle che un tempo le vecchie cartine segnavano in blu, attraversa le Caroline, il Texas meridionale, lo stato di Washington, il Montana e il New England. E riscopre infine un’America diversa, sconosciuta, come gli indimenticabili personaggi che popolano questo libro singolare. Un romanzo di incontri, ricerche, inaspettate svolte. **

Il messaggio dei Calten

Il video sibilò e con un rapido tramestio di triangolini lampeggianti formò il volto assorto di Lord Smowing, il responsabile della Civiltà Universale e Tradizione del governo terrestre. — Abbiamo ricevuto il rapporto, generale; non ci nascondiamo che la situazione è molto grave. Qui sulla Terra nessuno si era mai reso conto dell’odio che alligna nello spazio contro di noi; pensavamo di rispettare la cultura dei nostri amici alieni e di essere ricambiati con altrettanto rispetto. Nel vostro rapporto si parla invece di terrestri uccisi… Dobbiamo agire con prudenza e determinazione; dobbiamo stroncare il misterioso nemico che ci ha aggrediti e contemporaneamente tranquillizzare chi ci è amico. L’Ente cultura sta già diffondendo fra i popoli della galassia programmi televisivi che ricordano la nostra fratellanza universale… In queste poche righe, tratte da una pagina del romanzo, si intravede l’intero disegno di Luigi Menghini, e del suo nuovo romanzo IL MESSAGGIO DEI CALTEN. Con il consueto e godibile stile, Menghini ci porta attraverso un’avventura piena di colpi di scena, di humour, di alieni e di generali con le loro flotte astrali. Ma è un’avventura fine a se stessa? L’autore afferma che il suo messaggio, Il Messaggio dei Calten, trascende i limiti del tempo e dello spazio e interessa un futuro molto più immediato di quanto si possa immaginare. A voi lettori il compito di interpretarlo.

Il libro viola

Contiene: L’ovogenesi della Città degli uccelli ; I cavalieri del salario viola, ovvero La grande abbuffata (tit. orig.: The ooegenesis of Bird city ; Riders of the purple wage).
In un futuro che è alle porte saremo tutti liberi grazie al salario viola. Libertà dal bisogno e gioia del sesso. La vita di un artista tuttavia sarà dura come sempre, forse addirittura di più. Chi ci salverà dall’utopia?

Ottobre

L’autore si sforza di essere totalmente aperto e sincero, esprimendo la sua vita con uno stile meravigliosamente equilibrato, scorrevole e di suprema eleganza. Particolarmente esplicito sul tema dell’omosessualità e del movimento di liberazione gay, di cui parla a più riprese; anche nell’intervista pubblicata in appendice.

Operazione domani

Friday è una splendida figliola, moderna e disponibile, ma possiede due caratteristiche peculiari: è un corriere segreto ed è anche una PA, ossia una Persona Artificiale, uguale in tutto e per tutto a un comune essere umano salvo per il fatto di essere stata creata in laboratorio. Il suo capo, Boss, l’ha reclutata e addestrata quando per lei la vita non era certo facile ma ora Friday è un agente in grado di sopportare all’occasione stupri multipli e torture. Ma la sua vita non manca di lati piacevoli e distensivi, almeno fino al giorno che sarà ricordato dai libri di storia come il Giovedì Rosso. Chi si nasconde dietro l’ondata di delitti politici e di sabotaggio che dilagano sulla terra e nello spazio, minacciando il tranquillo caos che da secoli regna sull’Umanità?

Mare di fuoco

Lady Catherine Adley è bellissima: lunghi capelli biondi, occhi azzurri, un corpo minuto e aggraziato. Anche Jonathan Hale è bellissimo: capelli neri, occhi grigi, un fisco alto e muscoloso. Insieme stanno d’incanto, e infatti, nonostante lei sia una ricca aristocratica e lui un famigerato ex pirata, costituiscono una coppia pressochè perfetta. Ma c’è un ma. Tanto splendore non può non suscitare le brame di individui meschini, disposti a ogni bassezza pur di subentrare nel letto e nel patromonio dei due coniugi. E così, quando Cathy lascia Jon in America per accorrere al capezzale del padre morente in Inghilterra, il malvagio piano di un corteggiatore interessato riesce a scuotere fin nelle fondamenta la loro unione. E’ l’inizio del dramma. Un vortice di equivoci e menzogne dà il via a un movimentato inseguimento a due, che porta Cathy e Jon in giro per il mondo, in un susseguirsi di passione sfrenata e dolorose incomprensioni in grado di stroncare per sempre qualsiasi amore che non provenga dai più profondi recessi dell’anima …..

Le vette di Rimring

Nell’inaccessibile Tibet, tra i santuari segreti dei Lama e le caserme dell’esercito cinese, sono nascosti due inestimabili tesori: la “bibbia” del generale Sulzberger, un documento che potrebbe scongiurare la guerra tra Cina e Russia, e la Dea Smeralda, una statua preziosa appartenente al tesoro del Dalai Lama. Stirling, ex membro dei servizi speciali inglesi, affronta una marcia fantasmagorica attraverso l’Himalaya per impadronirsi dell’una e dell’altra.
Ma russi e cinesi lo tallonano da vicino, e la biondissima Kiri, che si è offerta di seguirlo, gli farà provare terribili emozioni, non solo amorose.

LE DUE BANDIERE

Due forze combattono per l’Inghilterra. Una ha giurato fedeltà al sovrano e, all’ombra dei vessilli reali, gli audaci cavalieri aristocratici, combattono per la gloria del re Carlo. L’altra ha giurato di sacrificare tutto per la libertà e marcia al canto di inni dedicati a un Dio severo e vendicativo. Per gli uomini non esiste terreno mediano, nella battaglia che sconvolge il paese. E per una donna bella e appassionata come Lilias Pride, devotamente sposata con un uomo e irresistibilmente attratta dal nemico mortale di lui, non esiste rifugio dal pericolo e dalle contraddizioni emotive. L’esistenza di Lilias matura esperienze esaltanti e colme d’umiliazione, dolori e attimi di gioia incontenibile, fino ad un destino che, in parte, Lilias non ha potuto preparare né prevedere.

La ragazza di Trieste

Dino, disegnatore di fumetti, incontra sulla spiaggia Nicole, che è stata appena salvata dai bagnini mentre stava per affogare.
Tra i due nasce un rapporto violento ed ambiguo, reso difficile dall’alone di mistero di cui la ragazza si circonda, e che Dino cerca inutilmente di penetrare. Nicole, pur essendo innamorata di Dino, ogni tanto sparisce, poi riappare all’improvviso, assume atteggiamenti provocanti, adducendo ogni volta giustificazioni e spiegazioni improbabili che puntualmente si rivelano bugie.
Alla fine, per caso, Dino scopre la verità…

Il giardino che brucia

La splendida tenuta di Eleuthera, nell’isola caraibica di San Felice, appartiene da più di trecento anni a una turbolenta famiglia. In questo lussureggiante paradiso, in un intreccio di passioni ardenti, amori clandestini e violenza, si muovono i protagonisti di questo libro.

Dolce, cara Audrina

Vita strana, quella di Audrina. Una madre affettuosa ma un po’ distratta, un padre che l’adora e sembra volerla proteggere da tutto e da tutti. A costo di farne una reclusa. Tuttavia nella sua vita così quieta e riparata c’è più di un mistero. Audrina non sa quanti anni ha. Audrina ha una sorella scomparsa in circostanze oscure che ora riposa, dicono, al cimitero. Audrina ha un ricordo ossessionante: quello di una notte lontana, di una foresta sotto la pioggia, e di una bambina seviziata, forse uccisa…

Il Brick Maledetto

Si credeva che Emilio Salgari, nei suoi racconti, mettesse dei cenni autobiografici descrivendo nei dettagli gli innumerevoli viaggi che lo avevano reso protagonista. Questo, soprattutto, per la dovizia di particolari con cui descriveva i posti e le abitudini dei luoghi di cui scriveva. Non tutti sanno, però, che l’autore, nonostante avesse studiato alla scuola di navigazione di Venezia, non si era mai allontanato dal Mar Adriatico.
Emilio Salgari viene oggi considerato come uno scrittore onnivoro. Questo perché, grazia alla sua fantasia potente ed allucinatoria, riusciva a creare dei racconti in grado di coniugare luoghi immaginari con le vicende di cronaca e gli spunti dell’epoca in cui viveva. La fine dell’Ottocento fu costellata da diversi problemi quali l’imperialismo e la schiavitù. Quest’ultima, la cui fine era ancora lontana, prevedeva, in particolare, la tratta dei neri dalle coste dell’Africa e degli uomini gialli verso le Americhe. Ad aggiungersi la voglia di attraversare i continenti che, però, realizzate con barche non proprio eccellenti, portavano spesso a ammutinamenti, cannibalismo e difficile possibilità di salvezza in caso di incidenti. Senza dimenticare le isole flagellate nei mari lontani atte a diventare semplici fari isolati oppure dei penitenziari oppure le spedizioni ai poli, la corsa all’oro e alle terre dei diamanti con i sogni e le conflittualità connesse.
Non c’è libro di Emilio Salgari che non possa essere ricollegato a questi eventi storici e che, comunque, risentono tutti dell’esotismo che iniziò a diffondersi in quell’epoca. Per cui si possono richiamare i nomi di molti autori pure importanti di quel periodo come Gustave Flaubert e Gabriele D’Annunzio. La lotta della cultura popolare contro i potenti è ben evidente nella letteratura slagariana non priva di realismo inventivo. Le sue storie si contaminano di guerre che possono sembrare quelle che segnarono effettivamente alcuni continenti. Ad esempio, quella russo-giapponese o l’ispano-americana che avrebbero determinato l’equilibrio del mondo.
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### Sinossi
Si credeva che Emilio Salgari, nei suoi racconti, mettesse dei cenni autobiografici descrivendo nei dettagli gli innumerevoli viaggi che lo avevano reso protagonista. Questo, soprattutto, per la dovizia di particolari con cui descriveva i posti e le abitudini dei luoghi di cui scriveva. Non tutti sanno, però, che l’autore, nonostante avesse studiato alla scuola di navigazione di Venezia, non si era mai allontanato dal Mar Adriatico.
Emilio Salgari viene oggi considerato come uno scrittore onnivoro. Questo perché, grazia alla sua fantasia potente ed allucinatoria, riusciva a creare dei racconti in grado di coniugare luoghi immaginari con le vicende di cronaca e gli spunti dell’epoca in cui viveva. La fine dell’Ottocento fu costellata da diversi problemi quali l’imperialismo e la schiavitù. Quest’ultima, la cui fine era ancora lontana, prevedeva, in particolare, la tratta dei neri dalle coste dell’Africa e degli uomini gialli verso le Americhe. Ad aggiungersi la voglia di attraversare i continenti che, però, realizzate con barche non proprio eccellenti, portavano spesso a ammutinamenti, cannibalismo e difficile possibilità di salvezza in caso di incidenti. Senza dimenticare le isole flagellate nei mari lontani atte a diventare semplici fari isolati oppure dei penitenziari oppure le spedizioni ai poli, la corsa all’oro e alle terre dei diamanti con i sogni e le conflittualità connesse.
Non c’è libro di Emilio Salgari che non possa essere ricollegato a questi eventi storici e che, comunque, risentono tutti dell’esotismo che iniziò a diffondersi in quell’epoca. Per cui si possono richiamare i nomi di molti autori pure importanti di quel periodo come Gustave Flaubert e Gabriele D’Annunzio. La lotta della cultura popolare contro i potenti è ben evidente nella letteratura slagariana non priva di realismo inventivo. Le sue storie si contaminano di guerre che possono sembrare quelle che segnarono effettivamente alcuni continenti. Ad esempio, quella russo-giapponese o l’ispano-americana che avrebbero determinato l’equilibrio del mondo.

I Danzatori del fuoco

Rheba e Kirtn, i due protagonisti del Ciclo del quale I DANZATORI DEL FUOCO costituisce il primo volume, sono gli unici superstiti di uno spaventoso, rogo che ha completamente distrutto il pianeta loro sede d’origine.
Alla ricerca di altri eventuali superstiti, percorrono la galassia in lungo e in largo e, specificatamente in questo primo episodio delle loro avventure, si trovano a dover evadere dal pianeta Loo dove sono stati ridotti in schiavitù, una schiavitù dalla quale sembra impossibile fuggire…

Dai Canti di Castelvecchio

I Canti di Castelvecchio sono una raccolta pascoliana del 1903: il titolo pare voglia creare un collegamento con i “Canti” leopardiani, suggerendo così, secondo l’interpretazione di Giuseppe Nava, l’ambizione ad una poesia più elevata.

Castelvecchio è la frazione di Barga, in Media Valle del Serchio, nel quale Pascoli aveva acquistato una casa in cui soggiornò molto a lungo, dedicandosi alla poesia e agli studi di letteratura classica (sono famose, e tuttora visibili, le tre scrivanie per lavorare nelle tre lingue, italiano, latino, greco). Qui gli parve di aver finalmente ricostituito il “nido” distrutto di San Mauro.
I Canti di Castelvecchio sono fitti di richiami autobiografici e di rappresentazioni della vita in campagna. Il motto iniziale è il medesimo di Myricae: “arbusta iuvant humilesque myricae” (piacciono gli arbusti e le umili tamerici; ma Pascoli traduce myricae con “cesti” o “stipe”). In tal modo, Pascoli recupera il legame con la raccolta precedente e la poetica del “fanciullino”, accentuandone però la valenza simbolica.
I Canti di Castelvecchio si rivelano inoltre una raccolta interessante per l’uso esteso del linguaggio fonosimbolico, ma soprattutto post-simbolico: abbondano infatti i termini tecnici e gergali tipici del versante barghigiano e della lucchesia.

Pao Pao

“Basta una sola menzogna perché il dubbio travolga tutta una vita” La sigla PAO, che sta per Picchetto Armato Ordinario, evoca l’esperienza della caserma, punto di partenza di un romanzo in cui Tondelli narra le storie amorose e comicamente poco marziali che travolgono una compagnia di giovani durante l’anno di servizio militare. Al grigiore dell’apparato burocratico e militare questi giovani oppongono una vitalità a volte sfrenata, tra infrazioni ai codici disciplinari e una più o meno larvata resistenza alla sottomissione: nelle loro tane (docce, sgabuzzini, scantinati…) e durante le ore di libera uscita (in discoteca, negli ozi a Villa Borghese, nelle gite a Ostia…) danno facilmente sfogo alle voglie e ai discorsi, che l’autore segue con sguardo divertito e complice. Pao Pao è un testo polifonico dalle molte sorprese, che da una parte narra i mille sotterfugi e umori coi quali i giovani affrontano il rito di passaggio della caserma, e dall’altra riscopre quell’antica arte di sopravvivere che il Bel Paese incessantemente tramanda adeguandola a ogni situazione.

La vita apparente

Forse nessuno scrittore italiano di oggi è riuscito a stabilire un rapporto di complicità con i suoi lettori come Guido Ceronetti. Da qualche anno la terza pagina della «Stampa» è diventata per molti una sorta di casella postale, dove si va a controllare ogni giorno se è arrivato un biglietto dal solito, generoso, estroso mittente. Di che cosa ci parlerà questa volta? Di Mosè o di Barbara Stanwyck, dell’avanspettacolo torinese o di Zola, di Goya o dell’andropausa, di Santa Caterina o di Santa Teresa, di Clemenceau o di Orazio? Ci parlerà di queste e di tante altre cose, ritornerà sui suoi temi, ne introdurrà di nuovi e disparati, ci racconterà qualche viaggio, qualche lettura, ci darà consigli su come fare il tè – e sarà, volta a volta, fedele e libertino, ma sempre roso dal «verme metafisico». Ceronetti, anima *naturaliter gnostica* , ama mescolarsi a tutto, perché a nulla appartiene, marionettista fantomatico che *non c’è* , ma *è*. Filologo e curioso, lettore di libri di *ogni* specie e insieme «lettore di strade, porte, vetrine, gente, cortili, insegne», trasforma l’articolo di giornale in giornale delle sue avventure. Il suo culto di devoto senza paramenti, ma con un dizionario sempre a portata di mano, è innanzitutto fondato sulla precisione della parola e dell’orecchio. Tutto – la letteratura o la storia o la filologia o la politica – è per lui ugualmente centrale, in quanto si riferisce a un unico centro che non ha nome. Così, con pari sicurezza, con pari vigore Ceronetti ci mostra il sovrapporsi di qualche austera parola latina di Spinoza e di un verso «incarnato» di Racine; o si addentra nelle viscere minerarie della «dannata, massiccia, cruciale seconda metà dell’Ottocento»; o colpisce la viltà del nostro mondo dinanzi al risucchio del «vuoto russo». In queste sue prose, che raccolgono articoli pubblicati quasi tutti fra il 1975 e il 1978, parla chi ha lottato per anni con le radici semitiche, per trarne le uniche memorabili versioni dalla Bibbia che siano apparse in lingua italiana, ma parla anche il vincitore di «appassionanti gare di tango, in compagnia di torinesi straordinarie, migliori delle bonaerensi del quartiere di Evaristo Carriego». Imprese ormai del tutto improbabili – eppure Ceronetti le ha compiute, e questo ci incoraggia a salire sulla sua agile «canoa che risale i fiumi sterminati dei crimine e della morte», sulle cui sponde crescono le foreste della «vita apparente».

Quel clown di un detective

Un barrito, e un elefante cade fulminato da una scarica elettrica. Un trapezista vola nell’aria, mentre sì allena, e all’improvviso piomba al suolo. Sotto il tendone del circo sono presenti il medico, altri quattro trapezisti, un’incantatrice di serpenti, un uomo d’affari e… Alfred Hitchcock, il regista, in cerca di materiale per un film. E, naturalmente, arriva Toby Peters, che per non farsi riconoscere dallo sceriffo di Mirador (con il quale si è già scontrato in passato) si traveste da clown. Un clown irresistibile, velocissimo, pronto a cogliere il sia pur minimo indizio, mentre attorno accadono cose da pazzi, con un leone messo in libertà non si sa da chi, personaggi che si rincorrono sulla cima del tendone, la moglie dell’acrobata morto che scompare insieme a un elefante e lui, Hitchcock, che apparentemente sornione sta a guardare il tutto.

La legione dei semiumani

Si conclude l’affascinante viaggio di Aldair e dei suoi compagni attraverso tutte le terre ed i mari conosciuti e non della Terra, alla ricerca spasmodica delle proprie origini, e della razza che millenni prima li ha preceduti scomparendo poi nel nulla.
Non saremo ovviamente così sadici da dirvi quale sarà l’esito della ricerca che anche voi avete seguito nell’arco dei tre precedenti volumi, per cui ci limiteremo a qualche osservazione sui contenuti complessivi dell’opera nel suo complesso.
Se un appunto si può fare a narrett, non sarà certo quello di essere stato parco di avventure nei suoi romanzi: l’avventura con la A maiuscola l’ha infatti profusa a piene mani, e sicuramente costituisce uno dei motivi principali del successo di questo Ciclo. I personaggi poi sono delineati stupendamente, e la bravura di Barrett consiste proprio nel non averli fatti, né troppo umani, né troppo animaleschi: dei Semiumani appunto.
Ma non pensate che sia ormai ora di conoscere il segreto del mondo di Aldair?

SAS 065 – Le fugitif de Hambourg

*Dans la rue les sex-bars brillaient de tous leurs néons. Au moment où Malko réussit à faire démarrer sa Mercedes, un objet atterrit sur le capot avec un bruit mou. II le regarda machinalement, puis une main d’acier lui comprima la poitrine. Une fraction de seconde plus tard, l’objet explosa avec une flamme orange et un fracas terrifiant, pulvérisant le pare-brise.*

Le champion des mondes

Un but ? Survivre.
Un moyen ? Devenir le champion des mondes. Une condition ? Gagner.
Gagner !
Gagner !