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I mostri in soffitta

Ritorniamo con piacere ad un filone che ha fatto molto per la nascita della fantascienza moderna: l’orrore. Questa antologia inaugura una nuova serie dedicata ai più grandi autori di horror/fantasy, e ci è sembrato più corretto iniziare la rassegna dedicando una breve panoramica agli autori solitamente ritenuti classici.
Henry James, il nome di maggior spicco dell’intera antologia, ci dimostra come sia possibile parlare di spettri con insolito gusto grottesco, mentre Mary Shelley, madrina di Frankenstein, illustra un disperato ritratto di immortalità; Joseph Sheridan Le Fanu, da buon irlandese, ci riconduce ad un’aura di maledizioni famigliari e di presenze sataniche, lasciando a Francis Marion Crawford il compito di trapiantare una morbosa storia di vampiri sulle rocciose coste della Calabria, visitate anche dai carabinieri. Nathaniel Hawthorne ritorna con un vero clabico dell’Ottocento americano, ironizzando su un quartetto di centenari ben deciso a recuperare la perduta giovinezza. Rudyard Kipling replica con un racconto agghiacciante nell’India dell’impero britannico. Robert W. Chambers conclude con un tenero apologo appena venato di orrore.
Questi erano i nostri incubi preferiti: reggono ancora a tanta distanza di tempo? Crediamo proprio di sì.

Oltre Lorbita Di Giove

Nel falso convincimento che per descrivere il futuro ci vogliono uno stile e un intreccio “futuristi” molti nuovi autori di fantascienza sfornano romanzi in cui dal principio alla fine non si capisce assolutamente niente. No, per descrivere il futuro ci vogliono uno stile e un intreccio originali ma tanto più comprensibili, chiari, accurati, quanto più il futuro è nebuloso e lontano. Noi perciò alle fumose narrazioni piene di profondi (ma oscuri) significati, in cui qualcuno (ma non si sa chi) fa qualcosa (ma non si sa che cosa) da qualche parte (ma non si sa dove), preferiremmo sempre un solido romanzo d’azione che cominci (e continui) come questo: “L’aspirante Blane fu degradato il 30 maggio 2190 alle 8 del mattino (ora di Washington) sul ponte di comando della nave da battaglia “Tyrant”, da 50 milioni di tonnellate, ferma al largo di Callisto…”.
(source: MondoUrania.com)

Oltre Lorbita Di Giove

Nel falso convincimento che per descrivere il futuro ci vogliono uno stile e un intreccio “futuristi” molti nuovi autori di fantascienza sfornano romanzi in cui dal principio alla fine non si capisce assolutamente niente. No, per descrivere il futuro ci vogliono uno stile e un intreccio originali ma tanto più comprensibili, chiari, accurati, quanto più il futuro è nebuloso e lontano. Noi perciò alle fumose narrazioni piene di profondi (ma oscuri) significati, in cui qualcuno (ma non si sa chi) fa qualcosa (ma non si sa che cosa) da qualche parte (ma non si sa dove), preferiremmo sempre un solido romanzo d’azione che cominci (e continui) come questo: “L’aspirante Blane fu degradato il 30 maggio 2190 alle 8 del mattino (ora di Washington) sul ponte di comando della nave da battaglia “Tyrant”, da 50 milioni di tonnellate, ferma al largo di Callisto…”.
(source: MondoUrania.com)

Città Di Morti

Paul Konig è il medico legale e anatomopatologo più noto e apprezzato di tutta New York. Duro e irascibile, è molto temuto da colleghi e poliziotti, ma tutti ricorrono a lui perché nessuno ha la sua arte e il suo intuito nel leggere i morti, e le storie che i loro corpi raccontano.Proprio mentre sta cercando di ricostruire l’identità delle vittime di un efferato delitto – che l’assassino ha fatto a pezzi allo scopo di renderle irriconoscibili – riceve una serie di telefonate anonime da cui apprende, in un crescendo di angoscia e dolore, che sua figlia Lauren è stata rapita. Si apre così una battaglia su due fronti e un’autentica corsa contro il tempo che coinvolge il sergente Flynn, impegnato nella ricerca dell’assassino, e il detective Haggard, a cui Konig si è rivolto perché lo aiuti a scovare i rapitori di sua figlia.Città di morti è un thriller elegante nella sua brutalità, un infernale viaggio al confine tra la vita e la morte, tra la superficie e l’abisso, ma anche la storia di un uomo e della sua caduta. Sullo sfondo, ma vera coprotagonista del romanzo, si staglia una città di corpi straziati, attraversata da suoni ingigantiti dall’angoscia e dalla tensione: un telefono che squilla, un rubinetto che perde, un susseguirsi di grida senza volto.

L’uomo come fine

Il Moravia saggista raccoglie in questo libro tutta una serie di interessanti riletture: Machiavelli, Boccaccio, Pavese, Maupassant fino al celebre saggi su Manzoni e l’ipotesi di un realismo cattolico che impone una nuova angolatura nella lettura dei “Promessi Sposi”.

Ossessioni: Tre racconti e una riflessione

Una giovane pittrice agli esordi viene tacciata da un critico di “mancanza di profondità”: la ricerca della profondità si trasforma in un’idea fissa che la condurrà a soluzioni estreme. Un pensionato parigino trascorre le sue giornate giocando a scacchi, tormentato dal pensiero dominante di vincere: una vittoria che gli costerà la solitudine. Un vecchio orafo è ossessionato dall’idea che il segreto del mondo sia racchiuso nelle forme ammalianti delle conchiglie: la Conchiglia è il principio metafisico su cui tutto si basa, ed è anche la malattia che lo sta distruggendo.

Nell’occhio del gigante

La razza dei Motie è molto antica e tecnologicamente avanzata, nonostante ignori il segreto della Propulsione Alderson che permette all’uomo di viaggiare nello spazio. La loro complessa cultura si basa su un sistema di feudalesimo industriale ed ogni Motie rientra in un sistema di casta in accordo alla sua configurazione fisica e psicologica. Come le formiche, i Motie sono Padroni, Mediatori, Ingegneri, Guerrieri. Una razza potenzialmente pericolosa. Da 25 anni il Secondo Impero ha isolato i Motie nei confini del loro sistema solare. Magnificamente adattati per ogni compito specifico, sono però condannati a una feroce legge: riprodursi oppure morire. Ma nei pressi della supergigante rossa, la barriera che li separa dagli spazi sconfinati sta per crollare…
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Naufragio su Giri

Come il pianeta Tschai della celebre quadrilogia di Jack Vance, anche Giri non scherza: creato fin nei minimi dettagli dalla fantasia di Vernor Vinge, è un mondo pittoresco e avventuroso popolato da una miriade di razze e tribù bellicose, alle quali non è per niente facile inculcare il concetto di Pax Galattica. Ma questo sarebbe niente se almeno su Giri ci fosse una remota possibilità di sopravvivenza… Invece: sostanze velenose e piante poco raccomandabili, complotti di corte e intrighi tribali, violenze e pericoli, guerre e sacrifici. I due terrestri sbarcati su questo mondo pazzesco per una spedizione scientifica, e costretti a restarvi loro malgrado, si accorgeranno che c’è poco da stare allegri soprattutto quando, per tentare l’unica via di fuga, dovranno partecipare a un piano sanguinoso e assecondare la volontà di un principe folle.

Morsa di ghiaccio

Otto scienziati delle Nazioni Unite si recano al Circolo Polare Artico per studiare la possibilità di utilizzare, rimorchiandoli fino ai porti nordici, enormi blocchi di ghiaccio. Il motivo: il mondo sta vivendo una crisi gravissima, per una feroce carestia causata da una siccità senza precedenti. Ma quando gli scien-ziati sistemano sessanta bombe a tempo sulla banchisa, prima che essi abbiano la possibilità di ritirarsi al campo base, si veri-fica un violento terremoto. E un enorme iceberg si stacca e va alla deriva, isolando gli otto uomini in disperata compagnia delle bombe.

La sabbia che viveva

Una guardia carceraria col fucile imbracciato, una giovane assistente sociale e tre pericolosi forzati in catene, che a bordo di un furgone cellulare vengono trasferiti da un penitenziario all’altro… Ma un violento temporale interrompe la traduzione, il furgone esce di strada, si rovescia… E quando i cinque occupanti si riprendono, il mondo intorno a loro è completamente cambiato. Questa giungla impenetrabile e minacciosa non può essere né la California né il Nevada. E ci sono addirittura buoni motivi per sospettare che non possa essere neppure la Terra.

La porta di Ivrel

L’antica razza dei Qhal dominava lo spazio e il tempo per mezzo delle sue Porte: dispositivi capaci di trasportare istantaneamente gli individui attraverso il tempo e lo spazio. Soltanto i Qhal conoscevano appieno le possibilità delle Porte, e se ne servivano per dominare le altre razze più giovani che abitavano la Galassia. Ma un giorno la struttura del tempo si lacerò, quando i Qhal vollero alterare il passato, e su tutti i pianeti ch’essi avevano collegato con le Porte si verificarono anomalie capaci di distruggere la civiltà. I Qhal svanirono, ma le loro Porte rimasero; ora occorre disattivarle ad una ad una, per evitare la definitiva distruzione della civiltà. La porta di Ivrel è la storia di una di queste Porte costruite dai Qhal, ed è la storia di uno dei pianeti che conobbero il loro dominio. La Saga della Regina Morgaine è composta da quattro episodi, di cui i primi tre sono stati pubblicati in Italia: La Porta Di Ivrel, Il Pozzo Di Shiuan e I Fuochi Di Azeroth.

Impero interstellare

C’era una volta un grande impero che si stendeva tra le stelle. C’erano una volta i grandi imperatori che governavano centinaia di pianeti abitati, e che difendevano le rotte stellari mediante flotte di incrociatori spaziali, costruiti col massimo della perfezione di una tecnologia mai precedentemente raggiunta dall’uomo. E come tutti gli imperi della storia umana, anche quell’impero delle stelle, il più grande di tutti, decadde e crollò. I mondi che erano le sue colonie vennero lasciati a se stessi, e precipitarono in un Medioevo di ignoranza, barbarie, superstizione. Ma possedevano ancora una comune eredità: le astronavi imperiali funzionavano ancora. Si riparavano da sole, erano a prova di errore umano, indistruttibili dagli elementi, e obbedivano ai comandi di chiunque si sedesse ai loro quadri di controllo, molto semplici. Questa è la base del presente romanzo di John Brunner, che contiene tre romanzi in un solo volume: la saga di coloro che cercarono di risalire dal Nuovo Medioevo a un Nuovo Rinascimento… avendo a disposizione soltanto le astronavi del grande passato: vecchie, ma ancora capaci di funzionare

I GREKS PORTANO DONI

Quando la gigantesca astronave dei Greks spunta da dietro la Luna, l’umanità è presa dal panico. Ma l’allarme, a quanto sembra, è ingiustificato, non c’è, a quanto pare, niente da temere. I Greks, socialmente e tecnologicamente avanzatissimi, sono come gli antichi Greci rispetto ai barbari: il loro scopo ultimo è di diffondere nei pianeti “sottosviluppati” la loro superiore forma di civiltà; la missione dell’astronave è di portare agli uomini degli spendidi regali energetici che trasformeranno la Terra in un paradiso. Per fortuna Jim Hacket, esperto in fisica moderna ma anche in storia antica, si ricorda dell’antico detto secondo cui bisognava “temere i Greci anche quando portano doni”, e si chiede, tra l’altro, cos’abbiano messo i Greks nella profonda buca che dopo l’atterraggio hanno scavato di nascosto sotto l’astronave.

Le foreste di Darkover

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Ogni quarantotto anni, in corrispondenza con la congiunzione delle quattro lune di Darkover, una terribile epidemia dilaga sul pianeta: è la Febbre degli Arboricoli. La chiamano così perché il Piccolo Popolo che abita oltre gli impervi Monti Hellers ne è misteriosamente immune. La spedizione guidata dal terrestre Jay Allison e dal nobile darkovano Regis Hastur ha una sola speranza: raggiungere gli Arboricoli e scoprire il loro segeto prima che sia troppo tardi. Li attende un’impresa che nessuno ha mai tentato: attraversare Le foreste di Darkover.

Fammi un piacere, crepa!

Keith Devery è un uomo sbagliato. Keith Devery ha già pagato i suoi errori con cinque anni di galera. Keith Devery vorrebbe cambiare il corso della sua vita, ma da qualche parte il suo destino è stato scritto con inchiostro nerissimo. Partito da New York, la sua città, si ferma a Wicksteed, una tranquilla cittadina sulla Costa del Pacifico, dove trova lavoro come istruttore in una scuola guida. Wicksteed è un piccolo porto sicuro, ma Keith Devery è tipo da vivere in mare aperto e in acque burrascose. E così anche le acque tranquille di Wicksteed, grazie a lui, diventano ben presto agitatissime. Questo accade quando Frank Marshall, alcoolizzato e incapace di guidare, chiede a Devery di dare lezioni di guida alla moglie Beth. Frank Marshall è in attesa di ereditare una grossa fortuna e Beth è una donna bella quanto misteriosa. Frank, Beth e Keith. Intrigo, intrecci di odio e di amore, avidità. Personaggi stravolti dai sentimenti in un romanzo drammaticissimo, scritto con quella forza narrativa e con quella abilità che sono inconfondibili e insuperabili in James Hadley Chase.

Gli eredi della terra

Before becoming one of today’s most intriguing and innovative mystery writers, Kate Wilhelm was a leading writer of science fiction, acclaimed for classics like The Infinity Box and The Clewiston Test.
Now one of her most famous novels returns to print, the spellbinding story of an isolated post-holocaust community determined to preserve itself, through a perilous experiment in cloning. Sweeping, dramatic, rich with humanity, and rigorous in its science, Where Later the Sweet Birds Sang is widely regarded as a high point of both humanistic and “hard” SF, and won SF’s Hugo Award and Locus Award on its first publication. It is as compelling today as it was then.

Dove finisce l’arcobaleno

L’anno è il 1935. Lo sfondo è l’Etiopia. La missione consiste nel condurre quattro decrepite autoblindo dapprima per mare, forzando il blocco inglese, quindi per centinaia di chilometri di deserto ostile e selvaggio fino ai Pozzi di Cialdi, nel cuore del territorio etiopico che sta per essere invaso dalle truppe di Mussolini. L’arduo compito è affidato a due avventurieri, un americano e un inglese che agiscono per denaro, a una giornalista che ha sposato la causa degli oppressi e a un giovane dignitario etiope. Dalla goletta negriera che lo farà approdare non senza difficoltà nei pressi di Gibuti, alle gole profonde dell’altopiano etiopico, il piccolo convoglio dovrà conoscere la ferocia degli animali e degli uomini del deserto, le vendette sanguinarie e i riti tribali dei predoni; dovrà fronteggiare un esercito ben equipaggiato combattendo al fianco di un popolo tanto eroico quanto inerme; sarà costretto a rischiare la vita ogni istante opponendo il coraggio al tradimento, l’amore alla disperazione. E durante il viaggio saranno le circostanze a fare gli uomini, ritoccando e talvolta addirittura capovolgendo quelli che sembrano i dati di fatto iniziali. Maestro nella caratterizzazione di personaggi come nel creare una tensione narrativa senza cedimenti, Smith fa sfoggio, in questo romanzo in particolare, anche di un’ironia insolitamente graffiante.

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(source: Bol.com)

Le colpe dei padri

Wendy Hanniford era una giovane, attraente prostituta, trovata morta in un appartamento del Greenwich Village: tutti gli indizi portano all’uomo con cui divideva l’appartamento, trovato in strada coperto del suo sangue; il giovane si toglie la vita in carcere dopo l’arresto, e il caso, per la polizia di New York, è chiuso. Ma il padre della ragazza vorrebbe riaprirlo: così si rivolge a Scudder. Il suo intento non è quello di inchiodare il presunto colpevole, ma di indagare sulla vita della figlia scomparsa, che ormai gli appare come un’estranea. Il detective si profila subito come un personaggio atipico.
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La catena spezzata

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Ampio ciclo narrativo sviluppato in quarant’anni di lavoro, e in oltre quaranta libri tra romanzi e raccolte di racconti, la ‘saga di Darkover’ racconta le vicende del quarto pianeta della stella di Cottman, un tempo popolato da una razza non-umana.
Qui, in seguito a un ‘naufragio’, si stabilisce un gruppo di coloni terrestri dando vita, nel corso di secoli e secoli, a una civiltà non tecnologica, di stampo feudale e basata in larga misura sulla magia.
Mille e più anni di avventure, guerre, storie d’amore e di rivalità, duelli magici, misteri e scoperte sul pianeta illuminato da un grande e fioco sole rosso…
“A partire da questo giorno, io rinuncio al diritto di sposarmi se non come libera compagna. Nessun uomo mi legherà, e non vivrò nella casa di nessun uomo. Giuro di essere pronta a difendermi con la forza se verrò attaccata con la forza, e di non rivolgermi a nessun uomo per chiedere protezione…”
La storia, la vita, la leggenda delle Libere Amazzoni di Darkover.

Caccia al mostro

Ecco una piccola città americana: Bloodstone. la vita potrebbe scorrere tranquilla e, invece, le tensioni si addensano, sinché non si verifica la lacerazione di un delitto, di un orribile delitto, si direbbe,rituale. Al Parco dei divertimenti viene trovato il corpo squartato di una donna, la cinquentenne Julia Larch: l’assassino ha lasciato il suo segno, tracciando con il coltello omicida un marchio a forma di diamante. È solo la prima vittima. Lo Squartatore continua a lavorare, infierendo su donne giovani e vecchie; è pazzo, evidentemente, ma fa impazzire tutti gli altri, investigatori e non. Bill Pronzini (nuovo asso del giallo americano, ma anche della fantascienza) e Barry N. Malzberg (nuovo asso della fantascienza americana, ma anche del giallo), due della ormai rinomata Scuola di Chicago, so sono messi insieme per tessere questa densa storia di investigazioni impazzite. “Caccia al mostro” è un libro potente, in cui gli atti ufficali reinventati con meticolosa esattezza e le rivelazioni segrete rivissute con affasciante partecipazione si alternano in un crescendo drammatico. Caccia al mostro, d’accordo, ma chi è il mostro? Anzi chi è più mostro tra inseguitori e inseguito? La verità è dura da sopportare.
Copertina di Carlo Jacono

Encomio del tiranno

Più volte, nell’opera di Manganelli, era affiorata la figura del Buffone, come del personaggio che è il luogo naturale della letteratura e di ogni invenzione di storie. Ma solo in questo libro il Buffone si presenta direttamente sulla scena e parla da capo a fondo, in un romanzo che contiene in sé tanti romanzi (fra cui un irresistibile romanzo di spionaggio), come se la voce narrante, che pretende di essere quella di uno ‘sciantoso delle lettere’, fosse anche quella di un mercante che esibisce stoffe sontuose per incantare (o beffare?) il suo cliente. E il cliente del Buffone non può essere che uno, sua eterna controparte: il Tiranno, del quale il lettore – ogni lettore – non è che una delle molte controfigure.
(source: Bol.com)

Delitto in cattedra

Il caso più difficile che alla polizia possa capitare di risolvere è l’omicidio di un uomo che non ha nemici. Un uomo che tutti amano: la moglie, i colleghi, gli allievi. Come il professor Bradley Brown, docente di scienze politiche all’Università di Duke, nella Carolina del Nord. Eppure, Brown è stato ucciso con una dose di cianuro che qualcuno gli ha versato nel cocktail di scampi, a un ricevimento accademico. E poche ore prima, la boccetta del veleno è stata vista su una scrivania, nella segreteria della facoltà, dove molti avrebbero potuto impadronirsene. Possibile che quell’uomo riservato e tranquillo avesse una doppia vita? E che almeno una persona lo odiasse in segreto? La polizia locale, affiancata da quella universitaria, si trova di fronte a un mistero che sembra insolubile, e quando arriva alla fine delle indagini scopre una verità tragica come un’atroce beffa del destino.

Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza

Nuova edizione ampliata
L’opera scientifica che più di ogni altra ci ha avvicinato, in questi ultimi anni, a quel “teatro segreto fatto di monologhi senza parole e di consigli prevenienti, dimora invisibile di tutti gli umori, le meditazioni e i misteri” che si chiama *coscienza*.

Pseudo

Terza opera, dopo “Mio caro pitone” e dopo “La vita davanti a sé”, firmata da Romain Gary con lo pseudonimo Émile Ajar, “Pseudo” apparve per la prima volta nel 1976, un anno dopo la vittoria al Goncourt del romanzo che ha per indimenticabile protagonista Momo, il ragazzo della banlieue di Belleville. Gary aveva già contribuito a rendere verosimile la sua beffa – aveva già vinto il Goncourt nel 1956 con “Le radici del cielo” e il regolamento del concorso non gli consentiva una seconda vittoria – convincendo Paul Pavlowitch, giovane figlio di una cugina, a impersonare Émile Ajar. Pavlowitch si immedesimò talmente nel ruolo da interpretarlo alla luce del sole, rilasciando interviste, «arrivando persino a occupare un posto da editor presso Mercure de France – la casa editrice delle opere di Ajar – e disperdendo (apparentemente) le nubi del mistero» (Sandra Petrignani). Quando qualche giornalista scoprì la sua parentela con Romain Gary, il vero autore della Vita davanti a sé non si scompose. Decise un azzardo più grande. Scrisse e pubblicò, sempre sotto l’identità di Ajar, questo libro in cui inventò uno zio violento, tirannico e manipolatore che gli somigliava: Tonton Macoute. L’azzardo venne ricompensato. Tutti i critici lo riconobbero nel personaggio di Tonton Macoute. A nessuno, però, venne in mente che Romain Gary potesse essere Émile Ajar. Alla pubblicazione dell’opera, il recensore dell’Express parlò, anzi, di «un libro vomitato frettolosamente da un giovane scrittore diventato famoso e montatosi la testa». In realtà “Pseudo”, cui Gary aveva lavorato da quando aveva vent’anni, è uno straordinario libro sui meandri della creazione letteraria e, in virtù di questo, una delle opere maggiori dell’autore della “Vita davanti a sé”. «Nell’andamento tumultuoso di monologhi, flussi di coscienza e stili, registri e personaggi presi dalla realtà e trasfigurati» (Riccardo Fedriga), Romain Gary appronta in queste pagine la sua «difesa Ajar», la difesa di uno pseudonimo che è, ad un tempo, la difesa della letteratura come aperta dissimulazione della realtà. Come ebbe a scrivere nel suo libro-testamento pubblicato postumo, “Vita e morte di Émile Ajar”, «in Pseudo (…) ogni cosa è romanzo». Persino il suo autore. **

La crociata nera

«Non c’è scampo, laggiù.» «Come?» -Inseguito si girò, studiando a fatica e ombre. «Non c’è scampo per te, laggiù» Ripetè la sagoma vestita di nero. «Non nella tana di Yslsl.» Una mano secca sgusciò dal mantello scuro e indicò la torre di pietra nera che si levava nel cielo senza stelle. I guerriero ferito seguì con gli occhi quel gesto, alzando il capo verso la massa scura della torre abbandonata, e ormai diventata oggetto di innumerevoli leggende sinistre. Ma quella notte le guardie che l’inseguivano armate di torce e spade – facevano apparire come un rifugio ben gradito perfino la bocca spalancata dei portone e la scala a chiocciola zeppa di ragnatele… Così inizia La crociata nera, ultima avventura di Kane e uno dei più bei romanzi di Karl Edward Wagner, il massimo autore di sword & sorcery contemporaneo. Ancora una volta iI guerriero maledetto dovrà battersi da lupo, col solo aiuto di una spada implacabile a di un’astuzia febbrile che sa come sventare persino gli orrori della negromanzia.
Copertina di F. Brunner