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Marune Alastor 933

Con la sottile ironia e lo stile raffinato che gli sono abituali Jack Vance torna a narrarci un’altra avventura ambientata nell’Ammasso Galattico di Alastor. Pardero è un uomo colpito da amnesia che non ricorda il proprio passato: il Connatic, governatore dell’immenso ammasso stellare, registra, nel suo favoloso palazzo su Numene, i movimenti di tutti i trilioni di esseri umani che gli sono soggetti. Ma la vita passata del vagabondo Pardero è un mistero completo. Pardero è però un uomo deciso, risoluto a scoprire la sua vera identità e il nemico sconosciuto che gli ha rubato la memoria. Gli psicologi del Connatic deducono dalle sue abitudini che il suo mondo natio è il sinistro Marune, un pianeta illuminato da quattro soli. È qui che Pardero si recherà e scoprirà di essere Kaiark del piccolo reame di Scharrode: ma svelare l’identità del suo nemico non sarà altrettanto facile, soprattutto quando ci sono di mezzo damigelle affascinanti e recalcitranti e il Mirk, la notte di Marune, quando tutti i soli tramontano nel cielo e strane cose avvengono alle menti e ai corpi della sobria gente di Scharrode.

Il guerriero stregone

Dall’infinito Mare Verde al Deserto Rosso, dalle rovine di un’età perduta ma non del tutto dimenticata emerge la figura di uno dei personaggi più interessanti creati da Gardner F. Fox negli anni Settanta: Kyrik, il guerriero dotato di poteri eccezionali e mai tradito dalla fedele Zannablu, la spada che non ha rivali. “I loro tempi non erano come i nostri e gli uomini erano in grado di esercitare magia e stregoneria, l’arte perduta che dava ai membri della loro società il potere di comandare la materia con la forza della mente. Kyrik visse in quel mondo. Era sia un guerriero che uno stregone nell’epoca che precedette la prima era glaciale, quando il cielo ospitava due lune. Questa è la sua storia o meglio l’inizio perchè c’è molto da raccontare di Kyrik e il suo mondo, degli uomini che combattè e delle donne che amò, dei misteri e dei prodigi delle terre in cui si avventurò in sella al suo stallone nero brandendo la spada Zannablu.”
(source: MondoUrania.com)

Marune Alastor 933

Con la sottile ironia e lo stile raffinato che gli sono abituali Jack Vance torna a narrarci un’altra avventura ambientata nell’Ammasso Galattico di Alastor. Pardero è un uomo colpito da amnesia che non ricorda il proprio passato: il Connatic, governatore dell’immenso ammasso stellare, registra, nel suo favoloso palazzo su Numene, i movimenti di tutti i trilioni di esseri umani che gli sono soggetti. Ma la vita passata del vagabondo Pardero è un mistero completo. Pardero è però un uomo deciso, risoluto a scoprire la sua vera identità e il nemico sconosciuto che gli ha rubato la memoria. Gli psicologi del Connatic deducono dalle sue abitudini che il suo mondo natio è il sinistro Marune, un pianeta illuminato da quattro soli. È qui che Pardero si recherà e scoprirà di essere Kaiark del piccolo reame di Scharrode: ma svelare l’identità del suo nemico non sarà altrettanto facile, soprattutto quando ci sono di mezzo damigelle affascinanti e recalcitranti e il Mirk, la notte di Marune, quando tutti i soli tramontano nel cielo e strane cose avvengono alle menti e ai corpi della sobria gente di Scharrode.

Il guerriero stregone

Dall’infinito Mare Verde al Deserto Rosso, dalle rovine di un’età perduta ma non del tutto dimenticata emerge la figura di uno dei personaggi più interessanti creati da Gardner F. Fox negli anni Settanta: Kyrik, il guerriero dotato di poteri eccezionali e mai tradito dalla fedele Zannablu, la spada che non ha rivali. “I loro tempi non erano come i nostri e gli uomini erano in grado di esercitare magia e stregoneria, l’arte perduta che dava ai membri della loro società il potere di comandare la materia con la forza della mente. Kyrik visse in quel mondo. Era sia un guerriero che uno stregone nell’epoca che precedette la prima era glaciale, quando il cielo ospitava due lune. Questa è la sua storia o meglio l’inizio perchè c’è molto da raccontare di Kyrik e il suo mondo, degli uomini che combattè e delle donne che amò, dei misteri e dei prodigi delle terre in cui si avventurò in sella al suo stallone nero brandendo la spada Zannablu.”
(source: MondoUrania.com)

Il Dio del 36 piano

******* **Autore: Fruttero & Lucentini
** **Titolo: Il Dio del 36° Piano
** **Casa Editrice: Mondadori -** **Oscar Fantascienza** **
** Isbn: 2019080244530
Anno edizione: 1975 Copertina: morbida
Pagine: 320 Misure: 11 cm x 18,5 cm
****Descrizione: pelaturine in costa, ottime condizioni.* *
** ******* ******

Lei ha mai visto Hitler?

*Lei ha mai visto Hitler?* è la semplice domanda che viene posta a parecchie centinaia di persone comuni, possiamo dire passanti diogni condizione, testimoni dell’ascesa al potere e poi della dittatura del Führer. Interviste brevi, raccolte per strada nell’arco di decenni, a partire dal tempo della cosiddetta «denazificazione», fino agli anni Settanta del Novecento, e montate assieme con massima oggettività documentaria. Ciascuno degli intervistati risponde, con maggiore o minore sincerità e precisione; ma sempre comunque dichiarando dove era nel momento in cui Hitler fosse passato, come gli era sembrato se l’aveva visto, e cosa faceva nella società di allora, e riferendo di avvenimenti del tempo ai quali gli era capitato di assistere. Ne viene fuori così una specie di cronaca del tiranno, in soggettiva, prismatica, o un ritratto corale di lui attraverso le mosse raffigurazioni dei testimoni contemporanei. Un ritratto in movimento, frutto di tanti schizzi che si sovrappongono, si incrociano, si mescolano.
Sono volti fuggevoli che documentano della persistenza dell’immagine di Hitler (a volte del suo mito) nella memoria collettiva e individuale dei tedeschi. Ma parlano anche della volontà dell’umanità europea del Novecento di rimuovere o di riflettere sul proprio feroce passato. Essi ci offrono anche, da veri passanti, una visione diretta di quello che accadeva alla gente qualunque nelle strade e nei locali pubblici negli anni del Nazismo.
Il libro è parte di una trilogia di «volumi d’inchiesta» (così definiti dall’autore), che comprende, oltre questo, *Lei lo sapeva?* e *Scuola*. Una «cronaca tedesca», che contribuisce a conservare, raramente e quindi preziosamente, la storia orale europea del Novecento.

Primo agente galattico

I mostri e i draghi della narrativa cavalleresca ritornano nell’attuale science-fiction… osservò un grande critico italiano nella sua introduzione alla prima grande antologia italiana di FS. Ma dopo aver sottilmente messo in luce molte altre sorprendenti analogie tra la FS e il romanzo cavalleresco, dovette constatare che manca quasi totalmente nei cicli fantascientifici l’elemento dell’Eros, intorno a cui si accentravano gli ideali della cavalleria. A quindici anni di distanza, I’inglese Phillifent e il suo eroe Lancelot Lake, agente speciale della Galactopol (Polizia Galattica), confermano in pieno il ritorno dei draghi, ma smentiscono, non meno in pieno, la mancanza dell’elemento dell’Eros.
Indice:
1° – Missione feudale (The Stainless-Steel Knight, 1961)
2° – Missione classica (Logical Knight, 1973)
3° – Missione orientale (Arabian Knight, 1973)
Copertina di Karel Thole

Manitou lo spirito del male

Quale origine hanno gli straordinari fenomeni che terrorizzano un ospedale di New York e rischiano di estendersi a tutta la metropoli? Invisibili mostruosità striscianti, luci che si spengono, gelo ultraterreno, vapori mefitici, «cose» dai denti aguzzi contro cui le pistole non servono… Tutto è incominciato quando una ragazza giovane e bella ha bussato alla porta di un giovane squattrinato e affascinante, senza arte ne parte, che si guadagna da vivere col mestiere assurdo e improbabile di chiromante. Che cosa collega Karen Tandy ad un misterioso vascello olandese che ha spiegato le sue vele molti secoli addietro? E che cos’è, in realtà, il grumo pulsante di vita individuato radiograficamente nel tumore che le deforma il collo? Proiettato attraverso i secoli dal desiderio di vendicarsi degli uomini bianchi, uno stregone indiano evoca contro la civiltà tecnologica del ventesimo secolo i manitou primigeni, gli spiriti delle Cose. Sembra che niente possa fermare la magica potenza che ha investito New York: ma chi predice la fortuna acquista in qualche modo, anche senza saperlo, una certa dimestichezza con i fenomeni sovrannaturali…

Lo zen e il tiro con l’arco

Questo piccolo libro è un illuminante, lucido e utile resoconto, scritto da un occidentale, di come un occidentale possa avvicinarsi allo Zen. Un professore tedesco di filosofia, Eugen Herrigel, vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l’arco. Comincia così un emozionante tirocinio, nel corso del quale Herrigel si troverà felicemente costretto a capovolgere le sue idee, e soprattutto il suo modo di vivere. All’inizio con grande pena e sconcerto. Dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà Herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare “vuoto” per accogliere, quasi senza accorgersene, l’unico gesto giusto, che fa centro quello di cui gli arcieri Zen dicono: “Un colpo, una vita”. In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell’arciere e il bersaglio da colpire è l’arciere stesso.
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Le delusioni di Benjamin Smoke

Mi chiamo Benjamin Smoke, ho quarantotto anni, e sono un ex tenente di polizia. Mi sono dimesso dopo ventiquattro anni di servizio perché mi annoiavo. Dopo ventiquattro anni, il lavoro del poliziotto perde qualsiasi significato eroico, o fascino, o incentivo. Conservo ancora la 38 Special, ma raramente mi prendo il disturbo di agganciarla alla cintu.ra. Possiedo anche un distintivo d’oro da tenente, regalo personale del capo degli agenti investigativi, e negli ultimi tre anni, da quando ho lasciato la Forza, quello scudetto mi è stato molto utile perché, vedete, da quando mi sono dimesso ho svolto privatamente alcune indagini Ma non ho mai chiesto la licenza di investigatore privato. Nonostante quello che la gente crede,il lavoro degli investigatori privati si riduce quasi esclusivamente a rintracciare persone scomparse o a fornire le prove di un adulterio. Grazie, no. lo ho aspirazioni più elevate. Sono alla ricerca del delitto perfetto. Che mi crediate o no, non mi sono ancora imbattuto in un caso che non mi sia stato possibile risolvere. Ogni volta, è una nuova delusione. Però, quel giorno in cui Abner Boone mi telefonò per dirmi che avevano rubato un cadavere dai locali della sua impresa di pompe funebri, intravidi una lùce di speranza, e mi ripromisi di offrire ad Abner, nel locale più elegante della città, un pranzo memorabile innaffiato dallo champagne più costoso, se non fossi riuscito a scoprire chi aveva trafugato quel cadavere, e perché. Ma in fondo davo tutto per scontato… non davo per scontato, invece…

La via del buddismo tibetano

“In questo libro Sua Santità Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, offre una chiara e penetrante panoramica della pratica buddhista tibetana, ponendo come sempre l’accento sulla pratica dell’amore, della gentilezza e della responsabilità universale. Il suo é un invito a essere consapevoli e presenti in ogni momento, costantemente vigili nel controllo dei nostri atteggiamenti, delle nostre azioni e motivazioni, a impegnarci in una seria indagine sul funzionamento della nostra mente e a cercare di apportare mutamenti positivi all’interno di noi stessi. Insignito nel 1989 del premio Nobel per la pace, il Dalai Lama é universalmente rispettato come uno dei più importanti leader spirituali. Questo libro é per tutti noi un’ottima occasione per accostarci a un grande uomo e ai suoi insegnamenti.” * Richard Gere *.
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La torre nera

Una scrivania con la serratura rotta, un diario sparito, una stola indossata come per confessare… Bastano questi dettagli per sospettare che padre Baddeley, vecchio e malandato sia stato ucciso? Anche se l’ispettore Adam Dalgleish ne dubita, la morte colpisce altri ospiti della comunità di Toynton Grange con un tempismo perfetto. Troppo perfetto per essere naturale. Ma qual è il movente? Chi è il colpevole? Un invalido sulla sedia a rotelle? Un medico con un passato da cancellare? Un’infermiera troppo energica? Quando Dalgleish trova le risposte giuste, è forse troppo tardi. Ha di fronte a sè un diabolico assassino. E lo deve affrontare a tutti i costi. Un intreccio sottile e perverso, una storia ad altissima tensione.

La pista dei mutanti

Il romanzo si svolge nell’anno 100.000. La civiltà è caduta a causa della diffusione dell’ingegneria genetica e si è stabilizzata a un livello feudale. Alla cima della piramide sociale ci sono i Puri: esseri umani geneticamente intatti, che fanaticamente considerano come inferiori, come animali, il resto della popolazione, composta di mutanti straordinari e meravigliosi. In questa società nascono occasionalmente dei telepatici, che quasi sempre vengono scoperti e uccisi. Jask, uno di questi telepatici – e precedentemente un Puro – viene scoperto, e allo scopo di fuggire è costretto a unirsi a un altro telepatico: un uomo-orso chiamato Tadesco. Ma mentre Jask pensa solo alla fuga, Tadesco cerca di individuare la Presenza Nera: una macchina, o un essere alieno, capace di riportare alle stelle l’umanità che se ne è separata quando vi ha incontrato intelligenze troppo smisuratamente superiori alla sua.

Iceberg

Atlantico settentrionale, al largo di Terranova. Durante una normale ricognizione, un quadrimotore della Guardia Costiera degli Stati Uniti avvista un immenso iceberg. Gli strumenti di bordo rivelano la presenza di qualcosa all’interno della massa emergente: il relitto di una nave imprigionato nel ghiaccio.Spedito immediatamente sul posto, Dirk Pitt ispeziona l’imbarcazione: sta cercando qualcosa, o qualcuno. Ma tutto ciò che rimane del carico misterioso sono otto anelli con l’effige di un antico dio nordico e i resti carbonizzati dei quindici membri dell’equipaggio. Che cosa ci faceva il Lax in quelle acque? Che fine hanno fatto i documenti e il materiale che trasportava? E soprattutto: chi era il sedicesimo uomo a bordo? Dirk Pitt è di nuovo in azione per sventare il più diabolico piano di distruzione che mente criminale abbia mai architettato.

La città di sotto

Esperti americani hanno calcolato che in caso di guerra mondiale atomica con le armi nucleari attuali, la popolazione del nostro pianeta soprawivrebbe nella misura del trenta per cento. Ma l’esperienza insegna che ogni guerra mondiale se ne porta appresso un’altra, con armi ancora più perfezionate, nel qual caso in che misura soprawivremmo? Secondo l’autore di questo romanzo la proporzione si aggirerebbe intorno all’uno per cento, dopodiché (almeno per un certo tempo), non ci sarebbero più guerre atomiche e la nuova umanità potrebbe dedicarsi a un altro sport, antico ma sempre nuovo: lo sterminio sistematico dei mutante
Copertina di Karel Thole

Il candelaio

Commedia in cinque atti scritta probabilmente a Parigi nel 1582. La commedia, nella sua storia iniziale e nell’apparato di cui si circonda, pare un episodio della guerra condotta dal Bruno contro l’accademismo, il conformismo e la pedanteria. La trama si annoda su tre motivi: “sono tre materie principali, spiega l’autore, intessute insieme… l’amor di Bonifacio, l’alchimia di Bartolomeo et la pedanteria di Manfurio; però per la cognizion distinta de’ soggetti, ragion dell’ordine et evidenza dell’artificiosa stesura, rapportiamo prima da per lui l’insipido amante, secondo il sordido avaro, terzo il goffo pedante”. **

Ernesto

Questa nota era parte della risposta a un’inchiesta Sull’erotismo in letteratura promossa dalla rivista *Nuovi Argomenti* nel 1961. Qualche anno prima Umberto Saba aveva letto ad alta voce ad Elsa Morante il suo romanzo *Ernesto* che andava allora componendo. Essa ebbe poi modo di rileggerne il manoscritto, grazie all’amicizia di Linuccia, figlia del poeta. Ho letto, di recente, un romanzo incompiuto, inedito, e ancora (ma per poco, io spero) sconosciuto a tutti. Nella nostra perpetua immaturità, che cerca a tentoni i suoi passaggi verso la chiarezza, certe letture equivalgono, per noi, a esperienze reali e provvidenziali: sgombrando d’intorno a noi, col loro intervento illuminante, i mostri infantili della superstizione comune. In questa funzione liberatoria consiste, io credo, la massima ragione dell’arte. L’autore del manoscritto è Umberto Saba, poeta che, per la grazia del suo sacrificio, si può avvicinare a un santo. E a questo lavoro lui si dedicò nei giorni della sua vecchiaia, già prossima alla morte: quando ormai il suo sacrificio si rendeva a lui in tragedia, e agli altri in purezza assoluta. Così, già si definisce il valore di queste pagine; ma è facile presagire i commenti miserevoli dai quali esse verranno accolte: ricevendo, ovviamente, da opposizioni di specie così bassa, una riconferma della loro qualità. Vi si narrano le prime esperienze erotiche (amorose) di un ragazzo: le quali s’iniziano, per avventura, con una di quelle relazioni che – sebbene reali, e umane, e comunque di natura – la superstizione considera, nella loro specie, tabù. Il ragazzo di Saba, per sua grazia, è immune da certi tabù, responsabili di trasformare le realtà naturali in mostri assurdi e delittuosi. E mentre che per altri, contaminati dai tabù, una simile esperienza potrebbe trasformarsi in una determinazione irreale (che potrà farli schiavi perpetui d’una irrealtà) per il ragazzo di Saba essa rimane quello che è: un semplice incontro umano, che in se stesso è innocente (giacché lui non ne è stato corrotto) e non è malefico. Portato dalla sua innocente sensualità, e dalla sua spontanea curiosità della vita, questo ragazzo ideale, come è passato attraverso la sua prima, occasionale esperienza, così poi naturalmente conoscerà l’amore delle donne, avrà una moglie amata, ecc. ecc. Ora, per narrare tale vicenda, il caro e felice Saba non ricorre affatto alle reticenze, a cui pure io (accidenti a me) ho dovuto costringermi per riassumerla qui sopra. Lui, nella sua narrazione, non tralascia nessun particolare, per quanto difficile e segreto, purché gli sembri necessario; non castiga nessuna parola. Però, le stesse cose che altri, nel dirle, potrebbe rendere oscene, o ridicole, o sordide, si rivelano invece, dette da lui nella loro chiarezza reale, naturali e senza offesa. Lasciando limpida, alla fine della lettura, la emozione degli affetti, restituita alla purezza consapevole della coscienza matura. Le spiegazioni di questo fenomeno si possono ridurre a una sola: che Saba ha un fondamentale rispetto per la vita e la persona umana: senza il quale nell’arte, come pure nella storia, non c’è realismo, né libertà; ma servitù, e rettorica. (Elsa Morante) Nota di Sergio Miniussi.

Cristo con il fucile in spalla

Il titolo di questa raccolta di reportage sui movimenti rivoluzionari a cavallo tra la fine degli anni sessanta e settanta richiama la figura del sacerdote colombiano vissuto tra i contadini dell’America Latina e che, in sottana e con il fucile in spalla, andò a combattere in un reparto partigiano in Colombia, dove morì. Al centro del libro, il tema del sacrificio e la lotta dell’essere umano per la dignità, la figura del ribelle dotato di una ferma convinzione etica. Uscito per la prima volta nel 1975, ‘Cristo con il fucile in spalla’ fu subito acclamato come il libro dell’anno e continuamente ripubblicato. Mai apparso in Italia, fa conoscere gli inediti punti di vista di Kapuscinski, soprattutto noto per i suoi reportage africani, su altre parti del mondo, altre genti, altre tragedie. Sono reportage dal Medio Oriente, dall’Africa Orientale e dall’America Latina, di cui sono protagonisti palestinesi, siriani, libanesi, giordani, ebrei, i partigiani del Mozambico e del Salvador, l’ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca in Guatemala Karl von Spreti e, infine, il presidente Salvador Allende e il rivoluzionario Che Guevara, di cui nel 1969 Kapuscinski aveva tradotto in polacco e pubblicato il Diario dalla Bolivia. ‘Cristo con il fucile in spalla’ è un’opera chiave del maestro polacco del reportage perché è uno sguardo inedito e ancora di grande attualità, ma anche perché permette di comprendere la sua visione del mondo, la sua sensibilità sociale e la sua empatia come metodo e attitudine. Infine, perché tradisce un sincero entusiasmo di Kapuscinski per le rivoluzioni e le guerriglie di quegli anni.

Liberazione animale

Diventato nel corso degli anni il manifesto del movimento ambientalista, il testo affronta la scottante questione dei rapporti che l’uomo ha con gli altri esseri viventi, mostrando come sia errato stabilire una graduatoria tra due esseri viventi che hanno la medesima capacita di provare dolore. Liberazione animale rimane ancora oggi un libro rivoluzionario per le sue posizioni sulla sperimentazione animale, i processi dell’allevamento e la scelta di un’alimentazione vegetariana

Giulio Cesare

La figura di Caio Giulio Cesare ha da sempre attratto studiosi e appassionati di storia e su di essa possediamo numerose testimonianze sia da fonti dirette, ad esempio Tacito e Svetonio, sia dall’opera di numerosi storici. Il merito di questa biografia è quello di restituirci un punto di vista universale sull’emblema stesso della romanità. Jérome Carcopino è riuscito a cogliere tutte le sfaccettature di una personalità complessa e multiforme ma soprattutto ha avuto l’abilità di inserile nel contesto storico appropriato restituendo al lettore un affresco vivido e realistico della Roma del tempo. Il ritratto che ne emerge è quello di un politico duttile ed energico, dotato di grande carisma che lo portò a compiere la fondazione dell’Impero romano.

Poirot quitte la scène

Comme ces maharadjah qui exigeaient que leur femme pérît sur leur bûcher funèbre afin que rien ne leur survécût de ce qu’ils avaient aimé, Agatha Christie, disparue en janvier 1976, a tué dans son dernier roman le petit homme au crâne d’oeuf qui l’avait rendue célèbre. Hercule Poirot est revenu, pour y mourir, dans la maison de Styles où nous l’avions vu apparaître pour la première fois. Fatigué, usé par la maladie et une vie trop bien remplie, il se refusera néanmoins à quitter la scène sans avoir accompli une ultime mission : démasquer son dernier assassin pour aider une jeune fille à retrouver le sourire. Et c’est un Poirot rendu modeste par l’approche de la mort, mais usant avec un zèle opiniâtre les forces qui lui restent, qui débrouillera magistralement une bien ténébreuse affaire.      

Poirot quitte la scène

Comme ces maharadjah qui exigeaient que leur femme pérît sur leur bûcher funèbre afin que rien ne leur survécût de ce qu’ils avaient aimé, Agatha Christie, disparue en janvier 1976, a tué dans son dernier roman le petit homme au crâne d’oeuf qui l’avait rendue célèbre. Hercule Poirot est revenu, pour y mourir, dans la maison de Styles où nous l’avions vu apparaître pour la première fois. Fatigué, usé par la maladie et une vie trop bien remplie, il se refusera néanmoins à quitter la scène sans avoir accompli une ultime mission : démasquer son dernier assassin pour aider une jeune fille à retrouver le sourire. Et c’est un Poirot rendu modeste par l’approche de la mort, mais usant avec un zèle opiniâtre les forces qui lui restent, qui débrouillera magistralement une bien ténébreuse affaire.      

Les soleils de Siamed

LES AVENTURES DE PERRY RHODAN DEJA PARUS.
LE MAITRE DES MUTANTS.
LE PIEGE A PIRATES.
L’EMPEREUR DE NEW YORK.
L’ETOILE EN EXIL.
MUTANTS EN MISSION.
L’OFFENSIVE D’OUBLI.
A L’ASSAUT D’ARKONIS.
LA MENACE DES MOOFS.
LA PLANETE PIEGEE.
LES MEDUSES DE MOOFAR.
LES GROTTES DE GOM.
LA BATAILLE DE BETELGEUSE.
L’AMIRAL D’ARKONIS.
LE SERUM DE SURVIE.
LE SPECTRE DU SURMUTANT.
LES EXILES D’ELGIR.
LE POIDS DU PASSE.
LA CITADELLE CACHEE.
LES TRAQUENARDS DU TEMPS.
DELOS A DISPARU.
L’AGONIE D’ATLANTIS.
LA MOISSON DE MYRTHA VII.