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Le lettere dello yage

Lungo un decennio, dal 1953 al 1963 – nel pieno della loro amicizia -, William Burroughs e Allen Ginsberg intrattengono un epistolario “lisergico” tra i più immaginifici e radicali di tutto il movimento Beat, di cui rappresenta una vera sintesi estetica e cognitiva. Ma se il contributo di Ginsberg è concentrato in sostanza in una lunga lettera-poema da Pucallpa (Perù) dove gli effetti dell’ayahuasca si traducono in una visionaria tragicità cosmologica, i molti referti di Burroughs coniugano alle visioni dell’alterazione psicofisiologica lo sguardo acuto e mimetico dell’antropologo sul campo, fino a rendere i due piani intercambiabili. Burroughs si abbandona infatti alle tante droghe cercate e provate lungo un percorso che oltre al Perù comprende anche Panama e la Colombia – dalla liana dello yoka al mitico yage, estratto di una pianta che spalanca nella mente sterminati territori onirici. E nel contempo registra ogni frammento del paesaggio circostante, con esiti di violenta ambivalenza: in primo piano, una catena di fisionomie squallide di rado interrotta da qualche oggetto di accensione omoerotica, come il ragazzo di Cali dai “delicati lineamenti ramati” e dalla “bellissima bocca morbida”; sullo sfondo, luoghi e paesi degradati ma collocati in una natura immensa e sgomentante. E la cerniera tra la percezione-allucinazione e il mondo esterno è data come sempre da una scrittura eversiva, la cui inconfondibile tonalità horror si vena qui di una corrosiva ironia. **

La polvere del mondo

Il libro di uno dei Maestri scrittori-viaggiatori del Novecento, divenuto in tutto il mondo un vangelo per le nuove generazioni di scrittori-viaggiatori e per i viaggiatori-lettori.
Il libro
“Vocazione: viaggiatore. Professione: fotografo e iconografo, cioè raccoglitore di immagini. E come legame fra tutto questo: scrittore. È così che una scheda segnaletica elencherebbe i diversi lavori di Nicolas Bouvier. Bisognerebbe subito aggiungere che tutti questi lavori li ha fatti per vivere, in ogni senso del termine, a cominciare dal più ampio. Quindi, per far vibrare e per consumare un’esistenza. Non serve a niente viaggiare per chi non esce da sé per fare incontri. Il dovere consiste nel darsi a tutto ciò che la strada ci riserva, dimenticando la meta e il ritorno. Se si tratta solo di arrivare a destinazione, basta prendere l’aereo. Viaggiare via terra sarà anche anacronistico nell’era dei quadrireattori, ma che ne sarà della grande madre Asia se ci si accontenta di sorvolarla? La sfida autentica non è la distanza da percorrere, ma la semplicità di spirito che bisogna raggiungere. In fatto di spoliazione, di atteggiamento contemplativo, era in grado di superare ogni maestro di sapienza. Si legge alla fine de La polvere del mondo: «Come un’acqua, il mondo filtra attraverso di noi, ci scorre addosso, e per un certo tempo ci presta i suoi colori. Poi si ritira, e ci rimette davanti al vuoto che ognuno porta in sé, davanti a quella specie d’insufficienza centrale dell’anima che in ogni modo bisogna imparare a costeggiare, a combattere e che, paradossalmente, è il più sicuro dei nostri motori.»”
Dalla Prefazione di Jean Starobinski

Le lettere dello yage

Lungo un decennio, dal 1953 al 1963 – nel pieno della loro amicizia -, William Burroughs e Allen Ginsberg intrattengono un epistolario “lisergico” tra i più immaginifici e radicali di tutto il movimento Beat, di cui rappresenta una vera sintesi estetica e cognitiva. Ma se il contributo di Ginsberg è concentrato in sostanza in una lunga lettera-poema da Pucallpa (Perù) dove gli effetti dell’ayahuasca si traducono in una visionaria tragicità cosmologica, i molti referti di Burroughs coniugano alle visioni dell’alterazione psicofisiologica lo sguardo acuto e mimetico dell’antropologo sul campo, fino a rendere i due piani intercambiabili. Burroughs si abbandona infatti alle tante droghe cercate e provate lungo un percorso che oltre al Perù comprende anche Panama e la Colombia – dalla liana dello yoka al mitico yage, estratto di una pianta che spalanca nella mente sterminati territori onirici. E nel contempo registra ogni frammento del paesaggio circostante, con esiti di violenta ambivalenza: in primo piano, una catena di fisionomie squallide di rado interrotta da qualche oggetto di accensione omoerotica, come il ragazzo di Cali dai “delicati lineamenti ramati” e dalla “bellissima bocca morbida”; sullo sfondo, luoghi e paesi degradati ma collocati in una natura immensa e sgomentante. E la cerniera tra la percezione-allucinazione e il mondo esterno è data come sempre da una scrittura eversiva, la cui inconfondibile tonalità horror si vena qui di una corrosiva ironia. **

La polvere del mondo

Il libro di uno dei Maestri scrittori-viaggiatori del Novecento, divenuto in tutto il mondo un vangelo per le nuove generazioni di scrittori-viaggiatori e per i viaggiatori-lettori.
Il libro
“Vocazione: viaggiatore. Professione: fotografo e iconografo, cioè raccoglitore di immagini. E come legame fra tutto questo: scrittore. È così che una scheda segnaletica elencherebbe i diversi lavori di Nicolas Bouvier. Bisognerebbe subito aggiungere che tutti questi lavori li ha fatti per vivere, in ogni senso del termine, a cominciare dal più ampio. Quindi, per far vibrare e per consumare un’esistenza. Non serve a niente viaggiare per chi non esce da sé per fare incontri. Il dovere consiste nel darsi a tutto ciò che la strada ci riserva, dimenticando la meta e il ritorno. Se si tratta solo di arrivare a destinazione, basta prendere l’aereo. Viaggiare via terra sarà anche anacronistico nell’era dei quadrireattori, ma che ne sarà della grande madre Asia se ci si accontenta di sorvolarla? La sfida autentica non è la distanza da percorrere, ma la semplicità di spirito che bisogna raggiungere. In fatto di spoliazione, di atteggiamento contemplativo, era in grado di superare ogni maestro di sapienza. Si legge alla fine de La polvere del mondo: «Come un’acqua, il mondo filtra attraverso di noi, ci scorre addosso, e per un certo tempo ci presta i suoi colori. Poi si ritira, e ci rimette davanti al vuoto che ognuno porta in sé, davanti a quella specie d’insufficienza centrale dell’anima che in ogni modo bisogna imparare a costeggiare, a combattere e che, paradossalmente, è il più sicuro dei nostri motori.»”
Dalla Prefazione di Jean Starobinski

Prima gli idioti

Prima gli idioti, pubblicato originariamente nel 1963, è, dopo Il barile magico, la raccolta che confermò l’eccezionale talento di Bernard Malamud nella forma della short story. Alcuni dei racconti che contiene sono a tutt’oggi considerati fra i suoi capolavori. Un uccello ebreo che parla (in yiddish!) e deve sfuggire alle insidie di un persecutore, una prostituta inutilmente redenta, un professore scampato all’Olocausto che cerca di imparare l’inglese, un bottegaio messo alle strette dall’apertura di un moderno supermercato, una giovane vedova sedotta e abbandonata nella Roma del dopoguerra, un padre in miseria che tenta di racimolare i soldi necessari a mandare il figlio incontro a una sorte migliore in California: in bilico fra realismo amaro e sprazzi di pura surrealtà, i racconti di Malamud sono, in fondo, parabole morali senza tempo che superano la dimensione della letteratura ebrea americana – alla quale pure appartengono – e raccontano il dolore e la speranza di ogni essere umano.Con un saggio inedito dell’autore.

Le furie

Questo romanzo-confessione, pubblicato per la prima volta nel 1963 dopo quattordici anni di silenzio narrativo, è la cronaca di un confronto con i luoghi e i personaggi-spettri (le Furie, appunto) del proprio passato, e insieme un affondo nelle inquietudini, nelle illusioni e disillusioni, nelle passioni e nei tradimenti degli intellettuali italiani. Sullo sfondo di una Vicenza amata e rinnegata Guido Piovene ha costruito una spietata analisi dei fantasmi esistenziali e ideologici propri e dei coetanei, condannando un mondo in decadenza, fatto di vizi passati per virtù, ferocia parossistica mascherata nella più totale carità, fede che diventa feticismo, libido assurta a santità, vigliaccheria e vuota integrità.

Le porte dell’oceano

Da qualche anno Arthur C. Clarke si è stabilito a Ceylon, per dedicarsi interamente allo studio del mondo sottomarino. Come Asimov, Arthur Clarke è un brillantissimo e quotato divulgatore scientifico, sempre attento a mantenere, anche nelle sue opere narrative, un solido fondo di scrupolosa verosimiglianza. In questo racconto, ancora una volta la sua passione di scienziato si combina felicemente con la sua bravura di romanziere per guidare i nostri lettori attraverso le meraviglie, le insidie, i terrori, di quello che è in fin dei conti il nostro più vicino “pianeta sconosciuto”: il mare.
Copertina: Karel Thole
Contiene anche Caccia proibita (Racconto breve, Killjoy, 1963) di F. A. Javor
Traduzione di Donatella Pini Cerutti
Terrore al microscopio (Racconto, The Flame Midget, 1964) di Frank Belknap Long
Traduzione di Mario Galli

Nero Wolfe, difenditi!

Lucy Valdon è una splendida ragazza. Ed è anche la ricca vedova dì un noto scrittore. Lui però non sì accontentava della fortuna che gli era capitata, e amava coltivare la sua fama di spregiudicato seduttore. Non è quindi affatto strano che una mano misteriosa abbia lasciato un neonato sulla porta di casa di Lucy, con un biglietto anonimo nel quale si afferma a chiare lettere che il defunto playboy era diventato padre a sua insaputa. Molto più strana è la mossa della vedova. Per restituire il bambino alla mittente, si presenta da Nero Wolfe dandogli l’incarico di scovare l’ignota madre, lo mi trovo cosi una bella cliente da corteggiare, mentre il grande Nero si mette a investigare su tutine e bottoncini da neonato, traendone delle deduzioni davvero sbalorditive. Che la paternità sia il suo sogno segreto? Il quadro sarebbe davvero idilliaco, se non ci scappassero due morti….

Lord Darcy Vol.1

In Europa solo gli Stati anglofrancesi sono liberi. Italia, Russia e Germania sono costellazioni di principati. In Polonia vige la dittatura. Ma che mondo è questo? Lord Darcy lavora per la Corona e il suo compito è risolvere arcani omicidi. Forse il colpevole ha usato scienze proibite. O forse no… Ma che mondo è questo? Un mondo dove la fisica è un’opzione e l’astrologia profuma di matematica superiore. Un mondo rigoroso, fantascientifico nel più puro senso della parola, in cui le clamorose inchieste di Lord Darcy somigliano a quelle della polizia scientifica di una realtà più evoluta. Ecco la prima parte del grande ciclo. Questo volume contiene: Fotoscopia (The Eyes Have It, 1964) – L’identità (A Case of Identity, 1964) e il romanzo La stanza chiusa (Too Many Magicians, 1966), che è stato anche finalista al Premio Hugo.

Le grandi storie fantascienza 25

Racconti: La nave fortezza di Fred Saberhagen – Non in letteratura di Christopher Anvil – I veri ricchi di John Brunner – Nessuna tregua con i re di Poul Anderson – Un lavoro per il professor Gray di Clifford D. Simak – Le facce dietro il vetro di Bruce McAllister – Il pianeta caldo di Hal Clement – I mercanti di dolore di Robert Silverberg – Spegnere il cielo di Ray Nelson – Due nella metropoli di Alfred Bester – Bernie, novello Faust di William Tenn – Una rosa per le Ecclesiaste di Roger Zelazny – Se non ci fosse Benny Cemoli di Philip K. Dick.

Il generale dell’armata morta

Non a caso, all’inizio e alla fine di questo romanzo, il protagonista paragona se stesso e altri personaggi ad attori di teatro. Tutto il libro, infatti, pare scandito secondo cadenze proprie di diversi generi teatrali. Vent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, un generale e un colonnello cappellano dell’esercito italiano ricevono un mandato gravoso e delicato: ritrovare i resti di molti nostri soldati caduti in Albania. La missione si infrange ben presto contro gli scogli di un clima ostile, di una terra impervia, cui si aggiunge la freddezza di un popolo fiero per il quale la guerra sembra essere una condizione di vita. Quando il generale sarà pronto a riportare in patria l’armata morta, si renderà conto di aver esumato, oltre ai poveri resti (ma molti mancano al silenzioso appello), anche diffidenze e rancori antichi, atavici in un popolo diverso per usi, costumi, senso della vita, della morte e dell’onore, che “ha sempre avuto il gusto di uccidere e di farsi uccidere”. Rievocando gli orrori della guerra nel paese delle aquile, Ismail Kadaré costruisce un romanzo di grande intensità, in bilico tra commedia a sfondo macabro e teatro dell’assurdo, narrazione rarefatta e tragedia epica, in cui emergono in tutta la loro crudezza la forza primordiale della violenza che grava sul destino degli uomini e la follia della guerra che unisce vincitori e vinti nella medesima desolazione.
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La ferita dell’aprile

In queste pagine una voce di ragazzo irriverente, con un disincanto e un’ironia già matura, racconta esperienze di umili, affascinanti lavori presto vietati, di piccole e più o meno innocenti avventure anti-istituzionali, di calde solidarietà giovanili, all’interno di una struttura educativa cattolica chiusa e repressiva. La realtà narrata è quella di un paese siciliano all’indomani della Seconda guerra mondiale, con un passato e un presente di vita stenta e dolorosa, nel quale il microcosmo dell’istituto già allude a un sistema di potere e storture, subalternità e divieti ben più diffuso e feroce.
Pubblicato nel 1963, *La ferita dell’aprile* è il primo romanzo di Vincenzo Consolo, che già contiene in nuce tutti i temi che gli saranno più cari: affronta consapevolmente il problema del potere in tutte le sue implicazioni, dall’insensatezza dei formalismi ai privilegi, osservati con sguardo irridente, insofferente e caricaturale dal protagonista adolescente, che li interpreta come proiezioni di quel mondo adulto fatto di vuoti e fastidiosi doveri, di dogmatismi, ottusità e ipocrisie cui inevitabilmente anch’egli finirà per approdare.

una famiglia marziana

Congiure interplanetarie, ordigni di morte, mostri spaziali, inauditi pericoli e spettacolari colpi di scena gremiscono le pagine di questo classico, che segnò vent’anni fa (1963) una tappa importante nella lunga e sempre ascendente carriera di Heinlein. Ma grazie alla sua particolare trovata (in tutte le opere di Heinlein c’è una “trovata”) questo romanzo segna anche memorabilmente l’apparizione nella letteratura di fantascienza del primo vero personaggio femminile: Podkayne Fries (Poddy per gli amici), una “ragazza di buona famiglia” marziana che non è mai stata su Venere nè sulla Terra, ma a otto anni (marziani) si propone di andarci.
Copertina di Karel Thole

Evasione nel caos

L’aggettivo ingovernabile, oggi così di moda tra sociologi, politologi, economisti, sindacalisti, non fa nessuna paura quando lo si sente alla TV o lo si legge sui giornali. Bisogna trasformarlo in immagini, in racconto, perché acquisti il suo vero significato. Nella società futura rappresentata in questo romanzo, l’ingovernabilità non ha nulla di astratto: la bomba demografica è esplosa, l’autorità centrale ha l’acqua alla gola, la scienza e la tecnologia sono quasi dimenticate, gli alberi sono scomparsi, le pestilenze e le carestie aprono vuoti paurosi tra milioni di larve umane che si aggirano per sterminate città di catapecchie. Ci sono orde di topi, strani riti di morte, sette fanatiche, superstizioni e degradazioni di ogni genere. E ci sono i Ribelli, un movimento clandestino che non si sa bene se vuole salvare quel che resta della civiltà o soltanto la pelle dei suoi aderenti. Ma Gerry Fitch, chiuso nella sua relativamente dorata prigione di artista di stato, non sa che cosa succede là fuori e decide di evadere. Una volta in ballo, ballerà anche lui sullo scenario cupo, violento, allucinante, animalesco che è diventato il mondo ex-civile.
Copertina di Karel Thole

Devoto a Tolstoj

Victor Lebrun aveva seguito il padre, un ingegnere francese addetto ai lavori della Transiberiana, e viveva con la famiglia a Vladivostok. Qui venne a conoscenza degli scritti dottrinari di Tolstoj, che erano diffusi clandestinamente a dispetto della censura zarista. Accorse a Iasnaja Poljana, divenne amico e segretario di Tolstoj, ormai set-tantenne; ne conobbe e frequentò la famiglia, gli affini, i discepoli. Mise in pratica la teoria tolstoiana secondo cui «la realtà del genere umano è il contadino e tutti gli altri sono dei servitori o dei parassiti del contadino». Coltivò la terra accanto al Maestro e, in seguito, imitò i pionieri delle varie sètte pacifiste che andavano a impiantare colo-nie agricole nel Caucaso.

La casa dalle finestre nere

Un veterano della Guerra Civile americana, che non invecchia mai, una fattoria dalle finestre indistruttibili, un’intera cittadina sfrattata da un misterioso acquirente, un allevatore di puzzole che possiede, senza saperlo, un’arma decisiva: sempre, nei romanzi di Clifford D. Simak, i vasti temi della fantascienza, viaggi nel tempo e nel cosmo, invasioni di extraterrestri, immortalità, si combinano con figure ed elementi di vita spicciola, umile, provinciale. C’è in queste storie pur drammatiche e avventurose, pur popolate di mostri, terrore, violenza, una fondamentale gentilezza, un’ironia distaccata e benevola, che giustamente hanno valso al loro autore il titolo di « maestro ». Nessun altro, infatti, ha saputo come lui introdurre nella fantascienza i paesaggi e i caratteri dell’America di campagna, ha saputo restare tenacemente attaccato, fra ipotesi e invenzioni disumane, a una visione terrestre, o meglio, “naturale”, della vita e dell’universo.
Copertina di Franco Brambilla

Delitto sul Mar Rosso

Per i quattro amici la tanto attesa vacanza è finalmente arrivata. Una settimana in tenda sulla spiaggia isolata di Kilo Forty, sul Mar Rosso, con il solo obiettivo di riposare, prendere il sole e pescare. I componenti del gruppo sono Foster Smith, un grasso e gioviale quarantenne dotato di un formidabile intuito che gli è stato spesso utile nella vita; l’armeno Haik, astuto, intelligente e del tutto privo di scrupoli, ed Helene e Philippe Cormandot, una coppia di coniugi francesi abbastanza male assortita: gelido e introverso lui, vivace e irrequieta lei. Sin dall’inizio Foster percepisce che qualcosa incombe sull’accampamento, forse una minaccia, forse il Fato… e che tutti loro non sono che pedine di un terribile gioco. Col passare dei giorni l’amicizia tra i quattro comincia ad apparire più artificiale che vera, i segnali di nervosismo si fanno sempre più frequenti, finché all’improvviso accade l’inevitabile: qualcuno muore. Toccherà a Foster ingaggiare una lotta contro un nemico invisibile che sembra divertirsi, con inquietanti colpi di scena, a scombinare di continuo le carte e, soprattutto, pare intenzionato a scegliere proprio lui come prossima vittima.

Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna

“La storia del mito asburgico è la storia di una cultura che vive la crisi e la trasformazione epocale di tutta una civiltà, non certo soltanto asustriaca; una civiltà che, in nome del suo amore per l’ordine, scopre il disordine del mondo”. Apparso agli inizi degli anni Settanta, questo libro ha avuto il merito di indagare tra i primi un tema che avrebbe poi goduto di una fortuna ininterrotta. Nel mito asburgico confluiscono molte componenti: l’idealizzazione dell’Impero come armonica entità sovranazionale e universalistica; il senso dell’ordine e della gerarchia; l’imperatore Francesco Giuseppe, che di quell’ordine era simbolo e garante; una visione edonistica ed epicurea della vita, con epicentro Vienna… Intrecciando storia, cultura e costume, Magris ha ricostruito le ragioni storiche di questo mito e la sua presenza nelle opere leterarie, dall’epoca Biedermeier ad autori come Schnitzler, Hofmannsthal, Kraus, Rilke, Roth, Werfel, Zweig, Musil, Doderer, la cui adesione al proprio tempo ha assunto la forma, tipicamente austriaca, dell’ironia, della critica disincantata e beffarda.

Les Pendules

Miss Pebmarsh a bien failli mettre le pied dessus. Même, elle l’aurait piétiné, ce cadavre, si Sheila n’avait pas crié. Que voulez-vous : Miss Pebmarsh est aveugle et elle a été bien surprise d’apprendre qu’il y avait le corps d’un inconnu derrière son canapé. Et d’abord, que fait Sheila chez elle jamais, au grand jamais elle n’a demandé à l’agence où travaille la jeune fille qu’on lui envoie une dactylo. Et d’où viennent toutes ces pendules – toutes en avance d’une heure – qui encombrent les meubles de son salon ? Avec Hercule Poirot comme conseiller technique, un jeune et beau garçon, mystérieusement attaché à quelque service secret, saura tirer de cet inextricable imbroglio le fil qui mène au meurtrier.

Les Pendules

Miss Pebmarsh a bien failli mettre le pied dessus. Même, elle l’aurait piétiné, ce cadavre, si Sheila n’avait pas crié. Que voulez-vous : Miss Pebmarsh est aveugle et elle a été bien surprise d’apprendre qu’il y avait le corps d’un inconnu derrière son canapé. Et d’abord, que fait Sheila chez elle jamais, au grand jamais elle n’a demandé à l’agence où travaille la jeune fille qu’on lui envoie une dactylo. Et d’où viennent toutes ces pendules – toutes en avance d’une heure – qui encombrent les meubles de son salon ? Avec Hercule Poirot comme conseiller technique, un jeune et beau garçon, mystérieusement attaché à quelque service secret, saura tirer de cet inextricable imbroglio le fil qui mène au meurtrier.

Les orphelins du ciel

A fix-up consisting of the novelette “Universe” (1941) and the novella “Common Sense” (1941). First published in 1963.
Hugh had been taught that, according to the ancient sacred writings, the Ship was on a voyage to faraway Centaurus. But he also understood this was actually allegory for a voyage to spiritual perfection. Indeed, how *could* the Ship move, since its miles and miles of metal corridors were all there was of creation? Science knew that the Ship was all the Universe, and as long as the sacred Convertor was fed, the lights would continue to glow and the air would flow, and the Creator’s Plan would be fulfilled. Of course, there were the muties, grotesquely deformed parodies of humans, who lurked in the upper reaches of the Ship where gravity was weaker. Were they evil incarnate, or merely a divine check on the population, keeping humanity from expanding past the capacity of the Ship to support? Then Hugh was captured by the muties and met their leader (or leaders), Joe-Jim, with two heads on one body. And he learned the true nature of the Ship and its mission between the stars. But could he make his people believe him before it was to late? Could he make them believe that he must be allowed to *fly the ship*?

Les joueurs de Titan

Pete Garden déprime. Déjà qu’il a légèrement tendance à l’auto-destruction (heureusement que l’Effet Rushmore de son armoire à pharmacie veille à sa consommation de pilules), il vient de perdre au Jeu, le Bluff, sa propriété préférée, la ville de Berkeley. Ce jeu a été instauré par les Vugs, des cytoplasmes originaires de Titan, qui ont conquis la Terre après la guerre contre les Chinois Rouges, guerre qui a laissé la plupart des deux millions de terriens quasiment stériles. Son but est d’augmenter les maigres chances de naissances humaines en faisant et défaisant les couples au hasard.
La situation de Pete va connaître des hauts et des bas, mais tout bascule un soir où après avoir absorbé force substances psychotropes et alcool, il voit certains de ses interlocuteurs humains sous la forme de Vugs. Hallucination ? Crise psychotique ? Ou réalité ?

Modesty blaise

Modesty Blaise podría ser considerada como la contrarréplica femenina de James Bond. Exjefa de una banda, bellísima y rica (como resultado de sus negocios), experta en lucha y en el manejo de varias armas no se arredra ante ninguna aventura, por difícil y peligrosa que sea. Como es lógico, es reclutada por la policiía británica. El cine no tardó en incorporar el personaje a la pantalla, en un film protagonizado por Monica Vítti y Terence Stamp.

L’avventura, la noia, la serietà

«L’Avventura, la Noia e la Serietà sono tre diversi modi di considerare il tempo. Ciò che è vissuto e appassionatamente sperato nell’avventura è l’affioramento dell’avvenire. La noia, al contrario, è vissuta più che altro al presente. Quanto alla serietà, essa è un certo modo ragionevole e generale non di vivere il tempo, ma di inquadrarlo nel suo insieme, di prendere in considerazione la maggiore durata possibile». In quest’opera del 1963, Vladimir Jankélévitch mette a fuoco tre registri, o «tempi musicali», all’interno dei quali si articola la dinamica della vita e scorre il ritmo del divenire. Con il caratteristico stile caldo e «parlato» delle celebri conferenze parigine, egli profila l’inaggirabile contraddittorietà dell’essere umano, avvalendosi non solo della consueta magistrale «leggerezza», ma anche di una indomita capacità di penetrare la realtà nelle sue pieghe più nascoste e complesse. Senza mai perdere l’ancoraggio alla grande tradizione filosofica, letteraria e musicale, antica e moderna, che Jankélévitch conosceva come pochi. Consapevole fino in fondo dei limiti del pensiero e del linguaggio, con i quali ingaggia uno strenuo corpo a corpo, la sua riflessione, coraggiosa e intransigente, ne coglie allo stesso tempo l’intima profondità e l’estrema serietà. **

L’otarie bleue

De curieux animaux sont découverts sur la Terre. Cette rencontre n’est pas sans drames.
Lorsqu’on se rend compte que l’on vient de découvrir une race intelligente le contact s’établit enfin faisant disparaître les problèmes immédiats.
Les Ebliss forment un vieux peuple dont le cycle de vie est fort curieux. Ils jouissent d’une longue vie. Avant de mourir ils déposent leurs oeufs au fond des océans.
Après une très longue incubation apparaît la génération suivante qui possède alors toutes les connaissances de sa race.
Hélas, une autre race assez semblable, les Ruems, au cycle de vie similaire, opère aussi dans la galaxie avec beaucoup d’agressivité.
Les Ebliss combattent les Ruems depuis toujours et décident les Terriens à les aider.

El único camino

La agitada historia de España, que ve surgir la dictadura de Primo de Rivera, acompasa el creciente compromiso político y la formación teórica de esta mujer que invade un mundo tradicionalmente masculino, el de la política, y que causa una auténtica conmoción en su medio, cuando se decide a escribir bajo el seudónimo que adquiriría años más tarde carácter de emblema, Pasionaria.

Rapina da virus

Si sa che, in molti paesi, la ricerca scientifica non è incoraggiata e sovvenzionata quanto i ricercatori stessi pretenderebbero. E si sa che uno scienziato può anche arrivare a commettere delle irregolarità per portare a termine, a dispetto di ogni intralcio burocratico e amministrativo, il progetto cui abbia dedicato gli anni migliori della sua vita. Ma il caso del professor Randolph – e la soluzione che egli trova ai suoi problemi – è eccezionalissimo non solo negli annali della vita universitaria ma anche negli annali della criminalità.
Copertina di Karel Thole