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Rapiti Dal Deserto

Nessuno è in grado di abbattere le difese che il principe Amjad Aal Shalaan ha costruito intorno al suo cuore. Devastante per fascino e forza, è letale in quando a cinismo, grazie a un divorzio doloroso che ne ha minato per sempre la visione dell’amore. La sua unica ragione di vita è la sopravvivenza del regno di Zohayd, ora in pericolo a causa del furto dei leggendari gioielli della corona. Nel tentativo di forzare la mano al destino, Amjad progetta il rapimento di un principe sospettato di complicità, sperando così di recuperare il tesoro scomparso. Ma il suo bersaglio si rivela in realtà una splendida donna, la principessa Maram. Inghiottiti dalle sabbie di una tempesta, costretti a una vicinanza che li turba nel profondo, i due sentono crescere la passione, inesorabile come il deserto che li circonda.

Radiazioni oscure

Ananke, l’astronave protagonista di Senza luce e Supernova, ora è diventata un’intelligenza artificiale senziente, ma anche se può avere i poteri di un dio, è consumata da un desiderio molto umano: conoscere i suoi creatori. Alla ricerca di compagnia, comprensione e persino amore, Ananke, insieme ad Althea, l’ingegnere che l’ha creata, è sulle tracce di Matthew, il programmatore che le ha dato la scintilla della vita. Ma Matthew è a sua volta alla ricerca di qualcosa, in un viaggio nella galassia. E il loro incontro rischia di far deflagrare l’intero universo. **
### Sinossi
Ananke, l’astronave protagonista di Senza luce e Supernova, ora è diventata un’intelligenza artificiale senziente, ma anche se può avere i poteri di un dio, è consumata da un desiderio molto umano: conoscere i suoi creatori. Alla ricerca di compagnia, comprensione e persino amore, Ananke, insieme ad Althea, l’ingegnere che l’ha creata, è sulle tracce di Matthew, il programmatore che le ha dato la scintilla della vita. Ma Matthew è a sua volta alla ricerca di qualcosa, in un viaggio nella galassia. E il loro incontro rischia di far deflagrare l’intero universo.

Racconti E Novelle

Poichè piace al mio ottimo amico Edoardo Sonzogno raccogliere in un solo volume e pubblicare queste mie Novelle da tanti anni disperse e vaganti, io profitto della occasione per sciogliere un debito di riconoscenza.
Desidero che i miei contemporanei siano informati, come e qualmente abbia esistito a Milano un esercente di Caffè-restaurant, il quale ad un giovane orribilmente compromesso nella opinione pubblica dalla sua duplice professione di giornalista e di poeta, per oltre un anno diede a credenza il pranzo e la cena, trattandolo con quella lautezza e garbatezza, che ordinariamente vien riserbata ai consumatori milionari. Questo esercente fenomenale si chiama Ferdinando Fumagalli—un vero galantuomo e gentiluomo—già proprietario del Caffè della Accademia, ed ora gerente cointeressato del Caffè Biffi nella Galleria Vittorio Emanuele.
A lui dunque io voglio dedicato il presente volume—a lui, che ravvivando nel 1854 con eccellenti costolette e squisitissimi vini la mia fantasia estenuata da lunghe inedie, fu in certa guisa mio collaboratore e ispiratore.
Questo attestato di pubblica riconoscenza e di cordialissimo affetto, ch’io porgo all’amico Fumagalli, animerà gli esercenti ad aprire, meno ritrosi che nol furono in passato, i loro libri di credito alla classe diseredata dei poeti.
Tutto sta che questi ultimi non si illudano di soverchio, e tengano ben in mente questa circostanza, per me favorevolissima, che il mio sovventore e creditore cortesissimo non era uno svizzero. **
### Sinossi
Poichè piace al mio ottimo amico Edoardo Sonzogno raccogliere in un solo volume e pubblicare queste mie Novelle da tanti anni disperse e vaganti, io profitto della occasione per sciogliere un debito di riconoscenza.
Desidero che i miei contemporanei siano informati, come e qualmente abbia esistito a Milano un esercente di Caffè-restaurant, il quale ad un giovane orribilmente compromesso nella opinione pubblica dalla sua duplice professione di giornalista e di poeta, per oltre un anno diede a credenza il pranzo e la cena, trattandolo con quella lautezza e garbatezza, che ordinariamente vien riserbata ai consumatori milionari. Questo esercente fenomenale si chiama Ferdinando Fumagalli—un vero galantuomo e gentiluomo—già proprietario del Caffè della Accademia, ed ora gerente cointeressato del Caffè Biffi nella Galleria Vittorio Emanuele.
A lui dunque io voglio dedicato il presente volume—a lui, che ravvivando nel 1854 con eccellenti costolette e squisitissimi vini la mia fantasia estenuata da lunghe inedie, fu in certa guisa mio collaboratore e ispiratore.
Questo attestato di pubblica riconoscenza e di cordialissimo affetto, ch’io porgo all’amico Fumagalli, animerà gli esercenti ad aprire, meno ritrosi che nol furono in passato, i loro libri di credito alla classe diseredata dei poeti.
Tutto sta che questi ultimi non si illudano di soverchio, e tengano ben in mente questa circostanza, per me favorevolissima, che il mio sovventore e creditore cortesissimo non era uno svizzero.

Racconti dispersi (1899-1948)

Algernon Blackwood è stato un autore britannico vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e ventesimo secolo. Come Conan Doyle. E, al pari di lui, anche se non al suo livello, è stato molto famoso. Qui viene ricordato per lo più per racconti come “Il Wendigo” e “I salici”, ma l’Italia, si sa, non brilla per dare un’ampia panoramica degli scrittori stranieri, specie se talentuosi. Qui riproduciamo, come per Lord Dunsany, tutto il materiale pubblicato nel nostro paese, con lo specifico intento di salvaguardare le opere che la malaccortezza editoriale ha disseminato in 4 o 5 decadi. Nel mondo di oggi è più facile affezionarsi ad autori che scrivono cicli incentrati su personaggi e ambientazioni specifiche, per gli scrittori “d’atmosfera” non c’è quasi più spazio. E, Blackwood, sopra ogni altra cosa, fu scrittore d’atmosfera… anche se, è pur vero, ha creato John Silence, il detective dell’occulto, a cui ha dedicato qualche racconto e romanzo breve, ma si tratta di una creazione sporadica. In lui, tranne rari casi, ha brillato la stella che conduceva il lettore verso una sensazione, un’impressione, spesso funesta, a volte meditabonda. I suoi racconti, come potrete constatare, sono spesso simili alla nebbia, rarefatti, sospesi tra la terra e il cielo, senza un canovaccio potente o una trama particolarmente densa di azione e suspence. Rimangono, semplicemente rimangono, come una melodia ascoltata per caso e distrattamente, ma che ci torna in mente a distanza di giorni, o mesi, senza pensarci volutamente. Allora, e solo in quel preciso momento, il lettore avrà la piena comprensione di Blackwood. Un autore autenticamente vittoriano, non solo per questioni cronologiche, ma non per questo sorpassato. I racconti di questa antologia trattano i più disparati argomenti: “I dannati” è un classico racconto di case infestate, “Rovine romane” l’incontro letale di una giovane con un satiro, si passa poi attraverso racconti di lupi mannari e sui misteri dell’antico Egitto con un interessante episodio di reincarnazione. Come si può notare i racconti descritti non occuperebbero grande spazio in una pagina se non fosse per il modo in cui Blackwood scrive, anzi, compone, le sue opere: uno stile asciutto, mai pomposo, con un taglio giornalistico (retaggio del periodo in cui lavorò per riviste e quotidiani), levigato come certi alberi vetusti a cui ha finito, da vecchio, ad assomigliare. Blackwood ci regala la meraviglia e il sospetto che la Natura non sia solo come ci appare, e l’uomo non può porsi sopra di essa senza essere, inevitabilmente, prima o poi, sbalzato al suolo. Algernon Blackwood ci regala, in ultima analisi, anche una certezza: che il talento di uno scrittore non è per forza nell’usare parole desuete o dimenticate, né adoperare triti stratagemmi in cui alla fine vincono i buoni sentimenti, né ugualmente ribaltare ogni gusto e concezione con la sola forza dell’ironia. Ci insegna una coraggiosa e sempre celata verità. L’uomo e la natura convivono, ma non sono amici, si sopportano. Fino ad un certo punto.

Quelli della stella polare

Kariven, l’eroe di questo romanzo, è uno dei personaggi più simpatici di Jimmy Guieu, lo scrittore dall’accesa fantasia e dallo stile avvincente di cui i nostri lettori già conoscono due romanzi: I figli dei Diluvio e Terrore sul mondo. Kariven è un giovane antropologo francese che, con altri due giovani scienziati suoi amici e compagni d’avventure, si trova coinvolto (e più che coinvolto scelto da un Uomo della spazio), in una specie di guerra senza quartiere che da millenni si svolge, a insaputa degli uomini, fra gli Uomini della Stella Polare e i Denebiani. I primi proteggono dai secondi che li vorrebbero assoggettate, gli abitanti dei pianeti delle varie galassie. Quando i Denebiani incominciano a prender di mira anche la Terra, gli Uomini dello Spazio li inseguono coi loro Dischi Volanti, scendono sulla Terra dove si mischiano con gli uomini, per difenderla, in una lotta sorda, aspra, mortale, scegliendo fra gli uomini quelli che hanno sulla mano «Il Segno» per farsene, degli alleati per la loro stessa salvezza. Il romanzo è una serie di avventure appassionanti, di colpi di scena, di soluzioni straordinarie e impensate, che conducono il lettore, con logica seppur fantastica progressione, a una conclusione che ne è il perno: la Terra non è al sicuro da un’invasione di esseri dello spazio. Perciò, di fronte al comune pericolo, è sciocco che gli uomini continuino e odiarsi e a combattersi, ma debbono, invece, unirsi ed amarsi come fratelli contro un pericolo che minacci la loro casa paterna! E forse, come spesso avviene delle intuizioni o delle fantasie di scrittori e poeti, anche Jimmy Guieu ha ragione: chi di noi, infatti, può’escludere che i famosi dischi volanti,non vengano da altri mondi?
Copertina di Curt Caesar

Quando I Neutri Emergono Dalla Terra & Cronomoto

Lavorando silenziosamente, lontano dalle grancasse pubblicitarie dei congressi e dei premi, Bob Shaw ha contribuito forse più di ogni altro, negli ultimi anni, a mantenere la letteratura fantascientifica su alti e rigorosi livelli d’invenzione. “Cronomoto” nel 1971, “Uomo al piano zero” nel 1972, “Altri giorni altri occhi” nel 1973: a ciascuno di questi corrisponde una trovata memorabile, sviluppata secondo il filo di una logica perfetta e nello stesso tempo di un’estrema ricchezza figurativa. Quanto poi al suo ultimo romanzo , si badi che non a caso lo pubblichiamo in questo numero doppio, insieme al suo primo, per celebrare il 25° Anniversario di Urania. Quei lettori, vecchi e nuovi, che cadono a volte nel luogo comune di esaltare la fantascienza di un tempo contro quella di oggi, lo leggano… E poi ci sappiano dire.

Quando ero “aborigeno”

I lettori di Urania già conoscono L. R. Johannis autore di numerose trame spaziali, tra cui ricordiamo in particolar modo C’era una volta un, pianeta… pubblicato nel numero 41 della nostra Collana. In questo romanzo, Johannis riprende il motivo conduttore già abbozzato nelle sue precedenti narrazioni. Il troglodita Vhar è un mutante neanderthaliano che vive nelle caverne; dell’attuale altopiano Taklà-Makan, Tibet, nel bacino dei fiume Tatin. Egli s’incontra con Tennersi, una strana ed enigmatica ragazza dei civilissimi Nhòrs, venuti dallo spazio cosmico dopo la distruzione del loro pianeta. Dalla coppia ha origine una razza di ibridi, che sopravvivranno anche alla civiltà dell’Atlantide e dello stesso antichissimo continente Mu. Tutto ciò, naturalmente, decine di millenni prima dell’emigrazione verso l’Europa. Nella seconda parte del romanzo l’Autore diviene addirittura il protagonista Thang, appartenente ad un’orda di trogloditi stanziati in Europa ai primordi della recente glaciazione. Thang è assillato da ricordi atavici e l’intera Orda di Ar vive sotto l’incubo di paurose leggende che si ricollegano, agli antichi progenìtori Nhors giunti dalle profondità cosmiche e in seguito al contatto con la Terra rimbarbariti. Egli tuttavia è attratto da una donna di un’orda nemica, perché più evoluta: gli Uomini di Shor. Per essa finirà col perdersi. Come? E come spiega l’Autore lo straordinario ricordo di un mondo perduto nelle brume della più barbara preìstoria? E’ quello che il lettore avrà la gioia di scoprire…
Copertina di Curt Caesar