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Leonardo

Leonardo da Vinci. Ah, il genio, il genio assoluto, l’uomo universale, pittore eccelso e insieme inventore, ingegnere, astronomo, scienziato, costruttore di ponti e scavatore di canali. Sembra che non ci sia campo a cui Leonardo non si sia dedicato. E tutti abbiamo in mente il suo volto severo, la grande testa calva, la barba fluente, le sopracciglia folte e aggrottate mentre scruta il futuro. Diciamolo: Leonardo ci appare distante, solitario, impenetrabile. Mette in soggezione. Ma Leonardo non è stato sempre così. È stato un bambino di campagna, libero e irrequieto; un ragazzino pieno di curiosità ma che non frequenta scuole regolari; un promettente garzone nella bottega di un artista famoso; un giovane pittore bello come un angelo e con una forza impressionante; un ribelle, fuori dalle regole, pronto a fare scelte sorprendenti; un riverito protagonista nella corte più ambiziosa d’Europa; uno scrittore di favole sugli animali; un formidabile organizzatore di feste e di spettacoli; un artista coraggioso, creativo, innovativo; un grande appassionato della natura, capace di osservarla con un amore che nessuno aveva mai saputo mostrare prima di lui, alla ricerca dei segreti della vita e dell’universo. I meravigliosi dipinti saranno la nostra guida principale nell’itinerario lungo la vita di Leonardo da Vinci, ma insieme alle opere del pennello seguiremo anche il tracciato degli scritti, i famosi “codici” scritti con la mano sinistra e con le lettere alla rovescia, come la mappa segreta di un grande tesoro.

Leonardo da Vinci. Ah, il genio, il genio assoluto, l’uomo universale, pittore eccelso e insieme inventore, ingegnere, astronomo, scienziato, costruttore di ponti e scavatore di canali. Sembra che non ci sia campo a cui Leonardo non si sia dedicato. E tutti abbiamo in mente il suo volto severo, la grande testa calva, la barba fluente, le sopracciglia folte e aggrottate mentre scruta il futuro. Diciamolo: Leonardo ci appare distante, solitario, impenetrabile. Mette in soggezione. Ma Leonardo non è stato sempre così. È stato un bambino di campagna, libero e irrequieto; un ragazzino pieno di curiosità ma che non frequenta scuole regolari; un promettente garzone nella bottega di un artista famoso; un giovane pittore bello come un angelo e con una forza impressionante; un ribelle, fuori dalle regole, pronto a fare scelte sorprendenti; un riverito protagonista nella corte più ambiziosa d’Europa; uno scrittore di favole sugli animali; un formidabile organizzatore di feste e di spettacoli; un artista coraggioso, creativo, innovativo; un grande appassionato della natura, capace di osservarla con un amore che nessuno aveva mai saputo mostrare prima di lui, alla ricerca dei segreti della vita e dell’universo. I meravigliosi dipinti saranno la nostra guida principale nell’itinerario lungo la vita di Leonardo da Vinci, ma insieme alle opere del pennello seguiremo anche il tracciato degli scritti, i famosi “codici” scritti con la mano sinistra e con le lettere alla rovescia, come la mappa segreta di un grande tesoro.

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Le ragioni dello sguardo

Tra gli antropologi solo di recente si è affermato il principio secondo cui ciò che vediamo è essenzialmente ciò che noi vogliamo vedere. Qualcuno ha poi radicalizzato la critica al carattere oggettivistico della disciplina, sostenendo che ciò che vediamo è ciò che noi vogliamo vedere di ciò che altri hanno reso evidente di ciò che essi stessi hanno voluto vedere. Un giro in apparenza lungo e vertiginoso che tocca questioni fondamentali all’incrocio tra teoria della visione, cultura dell’occhio e riflessività della conoscenza ma necessario per rifondare il paradigma scientifico delle discipline etno-antropologiche. Adesso sappiamo che un’antropologia scientifica, per dichiararsi tale, deve essere consapevole del carattere secondario e stratificato delle forme culturali e sociali che studia. Di questa consapevolezza il saggio di Francesco Faeta è oggi l’espressione più avanzata. Il campo di interazione sociale che convenzionalmente chiamiamo «osservazione» qui viene esplorato nei suoi aspetti peculiari, fondanti. Ne fanno parte la percezione e la traduzione culturale del percepito, ma vi giocano un ruolo primario anche la memoria e la rappresentazione. Mentre si osserva infatti si ricorda, mentre si ricorda si rappresenta, mentre si rappresenta si osserva. Il meccanismo è operante sia nella realtà empirica, oggetto della ricerca etnografica sul terreno, sia nella scienza sociale che ne ricostruisce le dinamiche. La continua duplicazione dei piani è un ulteriore elemento di attrattiva per chi intenda lasciarsi alle spalle la presunta immediatezza delle costruzioni di senso. Faeta lo guida nellavventura dello sguardo, dove il candore cede il passo alla strategia e nulla possiede linconfutabilità del dato. Un modo per vedere con occhi nuovi è il caso di dirlo perfino la realtà domestica del nostro Mezzogiorno, in particolare nei suoi aspetti cerimoniali e rituali, cui Faeta dedica pagine memorabili.

Tra gli antropologi solo di recente si è affermato il principio secondo cui ciò che vediamo è essenzialmente ciò che noi vogliamo vedere. Qualcuno ha poi radicalizzato la critica al carattere oggettivistico della disciplina, sostenendo che ciò che vediamo è ciò che noi vogliamo vedere di ciò che altri hanno reso evidente di ciò che essi stessi hanno voluto vedere. Un giro in apparenza lungo e vertiginoso che tocca questioni fondamentali all’incrocio tra teoria della visione, cultura dell’occhio e riflessività della conoscenza ma necessario per rifondare il paradigma scientifico delle discipline etno-antropologiche. Adesso sappiamo che un’antropologia scientifica, per dichiararsi tale, deve essere consapevole del carattere secondario e stratificato delle forme culturali e sociali che studia. Di questa consapevolezza il saggio di Francesco Faeta è oggi l’espressione più avanzata. Il campo di interazione sociale che convenzionalmente chiamiamo «osservazione» qui viene esplorato nei suoi aspetti peculiari, fondanti. Ne fanno parte la percezione e la traduzione culturale del percepito, ma vi giocano un ruolo primario anche la memoria e la rappresentazione. Mentre si osserva infatti si ricorda, mentre si ricorda si rappresenta, mentre si rappresenta si osserva. Il meccanismo è operante sia nella realtà empirica, oggetto della ricerca etnografica sul terreno, sia nella scienza sociale che ne ricostruisce le dinamiche. La continua duplicazione dei piani è un ulteriore elemento di attrattiva per chi intenda lasciarsi alle spalle la presunta immediatezza delle costruzioni di senso. Faeta lo guida nellavventura dello sguardo, dove il candore cede il passo alla strategia e nulla possiede linconfutabilità del dato. Un modo per vedere con occhi nuovi è il caso di dirlo perfino la realtà domestica del nostro Mezzogiorno, in particolare nei suoi aspetti cerimoniali e rituali, cui Faeta dedica pagine memorabili.

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Le Linee Rosse

«Viaggiamo di più. Capiamo di meno. Mentre lo attraversiamo in velocità, il mondo ci disorienta. I leader brancolano nel buio. Fissano delle “linee rosse” che non capiscono. Forse perché non leggono. Quel che il mondo vuole dirci è spiegato nelle carte geografiche, e nella loro storia. Ma quelle studiate a scuola non bastano. Bisogna penetrare il loro significato nascosto, incrociare il paesaggio terrestre con le storie delle civiltà, dei popoli e degli imperi.
«Ogni crisi – dai profughi alla Corea del Nord, dal terrorismo al cambiamento climatico, dagli autoritarismi ai nuovi protezionismi, dalle “missioni impossibili” di papa Francesco all’inquietante utopia dei social media – ci sfida a capire.
«Una traversata coast-to-coast rivela che la supremazia degli Stati Uniti affonda le radici nella peculiarità del suo territorio. Le due Americhe sono separate da linee di frattura geografiche e razziali, religiose e sociali. Le stesse che spaccano l’Europa tra globalisti e sovranisti. La geografia storica dei populismi riconduce all’Italia dei tempi di Mussolini.
«I confini dell’Europa unita hanno un’impronta germanica fin dal Sacro Romano Impero. La Cina costruisce una Nuova Via della Seta, sulla quale inseguo le tracce di un esploratore italiano nel deserto di Gobi. L’espansionismo giapponese aiuta a decifrare la trappola della Corea del Nord. In Russia esploro la continuità tra gli zar e Putin. In India visito l’epicentro di uno scontro di civiltà. Un soggiorno nel Medioevo birmano, in Vietnam e in Laos dimostra che sta vincendo il “duro” benessere senza le libertà.
«Un missionario tra i musulmani ripropone la domanda di Stalin su “quante divisioni ha il papa”. Il peso della Chiesa aiuta a capire il dibattito italiano sui profughi. I tracciati delle migrazioni/invasioni ci riportano alla caduta dell’Impero romano.
«Il potere delle mappe decide la sorte degli imperi: da Cristoforo Colombo a GoogleMaps. Il cambiamento climatico ridisegna gli atlanti a una velocità angosciante, la geografia dell’Artico e delle rotte navali cambia sotto i nostri occhi. E infine l’Italia vista da “tutti gli altri” aiuta a capire chi siamo davvero.» Nella sua ricognizione delle linee di forza che stanno ridefinendo gli assetti geopolitici e geoeconomici globali, Federico Rampini mostra e insegna a leggere la nuova cartografia del mondo, per «guardare dietro le apparenze» della realtà di oggi e per rendere i viaggiatori del Terzo millennio più consapevoli di quelle che saranno domani le possibili mete.

«Viaggiamo di più. Capiamo di meno. Mentre lo attraversiamo in velocità, il mondo ci disorienta. I leader brancolano nel buio. Fissano delle “linee rosse” che non capiscono. Forse perché non leggono. Quel che il mondo vuole dirci è spiegato nelle carte geografiche, e nella loro storia. Ma quelle studiate a scuola non bastano. Bisogna penetrare il loro significato nascosto, incrociare il paesaggio terrestre con le storie delle civiltà, dei popoli e degli imperi.
«Ogni crisi – dai profughi alla Corea del Nord, dal terrorismo al cambiamento climatico, dagli autoritarismi ai nuovi protezionismi, dalle “missioni impossibili” di papa Francesco all’inquietante utopia dei social media – ci sfida a capire.
«Una traversata coast-to-coast rivela che la supremazia degli Stati Uniti affonda le radici nella peculiarità del suo territorio. Le due Americhe sono separate da linee di frattura geografiche e razziali, religiose e sociali. Le stesse che spaccano l’Europa tra globalisti e sovranisti. La geografia storica dei populismi riconduce all’Italia dei tempi di Mussolini.
«I confini dell’Europa unita hanno un’impronta germanica fin dal Sacro Romano Impero. La Cina costruisce una Nuova Via della Seta, sulla quale inseguo le tracce di un esploratore italiano nel deserto di Gobi. L’espansionismo giapponese aiuta a decifrare la trappola della Corea del Nord. In Russia esploro la continuità tra gli zar e Putin. In India visito l’epicentro di uno scontro di civiltà. Un soggiorno nel Medioevo birmano, in Vietnam e in Laos dimostra che sta vincendo il “duro” benessere senza le libertà.
«Un missionario tra i musulmani ripropone la domanda di Stalin su “quante divisioni ha il papa”. Il peso della Chiesa aiuta a capire il dibattito italiano sui profughi. I tracciati delle migrazioni/invasioni ci riportano alla caduta dell’Impero romano.
«Il potere delle mappe decide la sorte degli imperi: da Cristoforo Colombo a GoogleMaps. Il cambiamento climatico ridisegna gli atlanti a una velocità angosciante, la geografia dell’Artico e delle rotte navali cambia sotto i nostri occhi. E infine l’Italia vista da “tutti gli altri” aiuta a capire chi siamo davvero.» Nella sua ricognizione delle linee di forza che stanno ridefinendo gli assetti geopolitici e geoeconomici globali, Federico Rampini mostra e insegna a leggere la nuova cartografia del mondo, per «guardare dietro le apparenze» della realtà di oggi e per rendere i viaggiatori del Terzo millennio più consapevoli di quelle che saranno domani le possibili mete.

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Le grandi battaglie di Roma antica vol. 2: Dal I al II secolo a.C.

Secondo ebook della serie dedicata alle più importanti battaglie della storia romana, dal periodo regio alla fine dell’impero. Opera fiume dove si è tentato di collocare gli episodi bellici in un contesto storico e narrativo. Ogni battaglia è corredata da mappe che ricostruiscono passo per passo il suo sviluppo così come raccontato dalle fonti storiche. Questo secondo volume racconta le più importanti battaglie del II secolo a.C e del I secolo a.C.: dalla Battaglia di Cinocefale (197 a.C.) alla Battaglia di Alesia (52 a.C.), dalla Seconda guerra punica al trionfo di Giulio Cesare in Gallia.CONTIENE 67 MAPPE STORICHE CON LE SEQUENZE ILLUSTRATE DELLE BATTAGLIELe battaglie del secondo volumeBattaglia di CinocefaleBattaglia delle TermopiliBattaglia di MagnesiaBattaglia di PidnaBattaglia di MuthulBattaglia di Aquae SextiaeBattaglia dei Campi RaudiiPresa di AteneBattaglia di CheroneaBattaglia di TigranocertaContro gli AlbaniBattaglia del LicoBattaglia in AlsaziaBattaglia di BibracteBattaglia del fiume AxonaBattaglia del SabisBattaglia di CarreBattaglia di Alesia

Secondo ebook della serie dedicata alle più importanti battaglie della storia romana, dal periodo regio alla fine dell’impero. Opera fiume dove si è tentato di collocare gli episodi bellici in un contesto storico e narrativo. Ogni battaglia è corredata da mappe che ricostruiscono passo per passo il suo sviluppo così come raccontato dalle fonti storiche. Questo secondo volume racconta le più importanti battaglie del II secolo a.C e del I secolo a.C.: dalla Battaglia di Cinocefale (197 a.C.) alla Battaglia di Alesia (52 a.C.), dalla Seconda guerra punica al trionfo di Giulio Cesare in Gallia.CONTIENE 67 MAPPE STORICHE CON LE SEQUENZE ILLUSTRATE DELLE BATTAGLIELe battaglie del secondo volumeBattaglia di CinocefaleBattaglia delle TermopiliBattaglia di MagnesiaBattaglia di PidnaBattaglia di MuthulBattaglia di Aquae SextiaeBattaglia dei Campi RaudiiPresa di AteneBattaglia di CheroneaBattaglia di TigranocertaContro gli AlbaniBattaglia del LicoBattaglia in AlsaziaBattaglia di BibracteBattaglia del fiume AxonaBattaglia del SabisBattaglia di CarreBattaglia di Alesia

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Le Chiavi Del Regno

Francis Chisholm è un “prete scomodo”, un ribelle nel nome del Vangelo. Il suo cammino verso Dio è una selva di ostacoli; è come se Dio lo mettesse continuamente alla prova, seminandogli la strada di continue calamità e tentazioni. Guerre, cataclismi, pestilenze, violenze sono il prezzo che Francis Chisholm paga per le anime guadagnate alla fede e per la conquista delle “chiavi del regno”.

Francis Chisholm è un “prete scomodo”, un ribelle nel nome del Vangelo. Il suo cammino verso Dio è una selva di ostacoli; è come se Dio lo mettesse continuamente alla prova, seminandogli la strada di continue calamità e tentazioni. Guerre, cataclismi, pestilenze, violenze sono il prezzo che Francis Chisholm paga per le anime guadagnate alla fede e per la conquista delle “chiavi del regno”.

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Le cento migliori ricette della nonna

In tempi di cibi precotti, surgelati, sotto vuoto, in scatola, che piacere riscoprire ogni tanto i sapori dell’infanzia, quando le nonne preparavano i biscotti e i dolci per i nipotini e si affaccendavano per ore intorno ai fornelli avvolte nel profumo degli stracotti e degli arrosti! La civiltà del benessere ha sostituito la pasta e il pane fatti in casa, i cibi poveri e gli ingredienti semplici e genuini di un tempo con i prodotti pronti sui banchi del supermercato. Proviamo allora a ricostruire quell’incanto perduto, a tornare indietro con la memoria e a rivivere il passato… almeno a tavola!
Laura Rangoni
sommelier, giornalista iscritta all’Associazione Stampa Agroalimentare, è tra i più conosciuti autori italiani contemporanei di cucina. Studiosa di tradizioni popolari e ricercatrice di storia dell’alimentazione e della gastronomia, ha all’attivo un centinaio di pubblicazioni tra saggistica e manualistica e ha scritto su quotidiani nazionali e su numerose riviste di settore. È presidente del Centro Studi Tradizioni Alimentari Eno Gastronomiche. Con la Newton Compton ha pubblicato, tra gli altri, Ammazzaciccia; La cucina piemontese, La cucina bolognese; La cucina toscana di mare; La cucina sarda di mare; La cucina milanese; Turisti per cacio; Kitchen Revolution; La cucina della salute; Il grande libro dell’orto e della cucina naturale; 1001 ricette di pizze, focacce e torte salate; 1001 ricette della nonna.

In tempi di cibi precotti, surgelati, sotto vuoto, in scatola, che piacere riscoprire ogni tanto i sapori dell’infanzia, quando le nonne preparavano i biscotti e i dolci per i nipotini e si affaccendavano per ore intorno ai fornelli avvolte nel profumo degli stracotti e degli arrosti! La civiltà del benessere ha sostituito la pasta e il pane fatti in casa, i cibi poveri e gli ingredienti semplici e genuini di un tempo con i prodotti pronti sui banchi del supermercato. Proviamo allora a ricostruire quell’incanto perduto, a tornare indietro con la memoria e a rivivere il passato… almeno a tavola!
Laura Rangoni
sommelier, giornalista iscritta all’Associazione Stampa Agroalimentare, è tra i più conosciuti autori italiani contemporanei di cucina. Studiosa di tradizioni popolari e ricercatrice di storia dell’alimentazione e della gastronomia, ha all’attivo un centinaio di pubblicazioni tra saggistica e manualistica e ha scritto su quotidiani nazionali e su numerose riviste di settore. È presidente del Centro Studi Tradizioni Alimentari Eno Gastronomiche. Con la Newton Compton ha pubblicato, tra gli altri, Ammazzaciccia; La cucina piemontese, La cucina bolognese; La cucina toscana di mare; La cucina sarda di mare; La cucina milanese; Turisti per cacio; Kitchen Revolution; La cucina della salute; Il grande libro dell’orto e della cucina naturale; 1001 ricette di pizze, focacce e torte salate; 1001 ricette della nonna.

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La scopata di Manganelli

“Per te che tendi le tue mani ancora alle radici dell’inferno in cerca di una verità assoluta che non trovi, io ti voglio raccontare a mò di triste favola la radice del tuo abbandono”. ALDA MERINIla burrascosa e appassionata storia d’amore tra la grande poetessa Alda Merini e il grande scrittore Giorgio Manganelli. scintille, fughe, travolgimenti nei racconti scanzonati e ironici che narrano con geniale maestria la bellissima vicenda.illustrato

“Per te che tendi le tue mani ancora alle radici dell’inferno in cerca di una verità assoluta che non trovi, io ti voglio raccontare a mò di triste favola la radice del tuo abbandono”. ALDA MERINIla burrascosa e appassionata storia d’amore tra la grande poetessa Alda Merini e il grande scrittore Giorgio Manganelli. scintille, fughe, travolgimenti nei racconti scanzonati e ironici che narrano con geniale maestria la bellissima vicenda.illustrato

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La persecuzione del bambino

Attraverso una rassegna di testi pedagogici degli ultimi due secoli, Alice Miller illustra i raffinati metodi di persuasione occulta messi in opera nella nostra civiltà per piegare l’impetuosità e la caparbietà del bambino e indurlo a identificarsi con il progetto educativo dei genitori. Il bambino, costretto a reprimere la propria aggressività, non saprà da adulto reagire alle ingiustizie sociali e potrà accettare senza opporsi le imposizioni di sistemi totalitari: esempio estremo è il nazismo, con la caratteristica divaricazione tra la protervia dei capi e l’acquiescenza del popolo tedesco. Tratto comune a coloro che hanno subìto un’educazione repressiva è la necessità di riempire con esperienze abnormi il vuoto lasciato dalla rimozione emotiva e dalla perdita dell’identità. La Miller rievoca qui le vicende di tre personaggi a diverso titolo esemplari: Adolf Hitler; il criminale degli anni sessanta Jürgen Bartsch, assassino e seviziatore di bambini; Christiane F., autrice del libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, in cui racconta la propria esperienza dell’emarginazione e della droga. In definitiva, l’educazione costituisce sempre – per la Miller – un mascheramento di reali rapporti di potere e di bisogni propri dei genitori; l’unica possibilità per il bambino di crescere senza traumi e di sviluppare le proprie potenzialità creative rimane legata a un comportamento empatico e «rispettoso» dei genitori nei suoi confronti

Attraverso una rassegna di testi pedagogici degli ultimi due secoli, Alice Miller illustra i raffinati metodi di persuasione occulta messi in opera nella nostra civiltà per piegare l’impetuosità e la caparbietà del bambino e indurlo a identificarsi con il progetto educativo dei genitori. Il bambino, costretto a reprimere la propria aggressività, non saprà da adulto reagire alle ingiustizie sociali e potrà accettare senza opporsi le imposizioni di sistemi totalitari: esempio estremo è il nazismo, con la caratteristica divaricazione tra la protervia dei capi e l’acquiescenza del popolo tedesco. Tratto comune a coloro che hanno subìto un’educazione repressiva è la necessità di riempire con esperienze abnormi il vuoto lasciato dalla rimozione emotiva e dalla perdita dell’identità. La Miller rievoca qui le vicende di tre personaggi a diverso titolo esemplari: Adolf Hitler; il criminale degli anni sessanta Jürgen Bartsch, assassino e seviziatore di bambini; Christiane F., autrice del libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, in cui racconta la propria esperienza dell’emarginazione e della droga. In definitiva, l’educazione costituisce sempre – per la Miller – un mascheramento di reali rapporti di potere e di bisogni propri dei genitori; l’unica possibilità per il bambino di crescere senza traumi e di sviluppare le proprie potenzialità creative rimane legata a un comportamento empatico e «rispettoso» dei genitori nei suoi confronti

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La notte della sinistra: Da dove ripartire

Ci fu un tempo in cui sinistra e popolo erano quasi la stessa cosa. Adesso in tutto il mondo le classi lavoratrici, i mestieri operai vecchi e nuovi, cercano disperatamente protezione votando a destra. Perché per troppi anni le sinistre hanno abbracciato la causa dei top manager, dell’Uomo di Davos; hanno cantato le lodi del globalismo che impoveriva tanti in Occidente. E la sinistra italiana da quando è all’opposizione non ha corretto gli errori, anzi. È diventata il partito dello spread. Il partito che tifa per l’Europa «a prescindere», anche quando è governata dai campioni della pirateria fiscale. È una sinistra che abbraccia la religione dei parametri e delle tecnocrazie. Venera i miliardari radical chic della Silicon Valley, nuovi padroni delle nostre coscienze e manipolatori dell’informazione. Tra i guru «progressisti» vengono cooptate le star di Hollywood e gli influencer sui social media, purché pronuncino le filastrocche giuste sul cambiamento climatico o sugli immigrati. Non importa che abbiano conti in banca milionari, i media di sinistra venerano queste celebrity. Mentre trattano con disgusto quei bifolchi delle periferie che osano dubitare dei benefici promessi dal globalismo. Non rispondetemi che «quegli altri» sono peggio – scrive Federico Rampini -, non ditemi che è l’ora di fare quadrato, di arroccarsi tra noi, a contemplare con orgoglio tutte le nostre sacrosante ragioni, a dirci che siamo moralmente superiori e che là fuori ci assedia un’orda fascista. Quand’anche fosse vero che «quelli» sono la peste nera, allora dobbiamo chiederci: com’è stato possibile? Come abbiamo potuto regalare a «loro» l’Italia più gli Stati Uniti, l’Inghilterra più la Svezia e in parte la Francia? Se davvero una barbarie reazionaria sta dilagando in tutto l’Occidente, dov’eravamo noi, cosa facevamo mentre questo flagello si stava preparando? (Aiutino: spesso eravamo al governo). C’è qualcosa di malsano nel pensare che una maggioranza degli italiani sono idioti manipolati da mascalzoni: come si costruisce su queste basi una convivenza civile, un futuro migliore? Attingendo alla sua formazione giovanile nel Pci di Enrico Berlinguer, fine anni Settanta; poi alle sue esperienze successive di reporter globale a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino e ora New York, Federico Rampini prende di mira alcuni dogmi politically correct. E spiega che la sinistra può ripartire. Deve farlo. Il tracciato verso la rinascita parte dalle diseguaglianze, e abbraccia senza imbarazzi una nuova idea di nazione.

Ci fu un tempo in cui sinistra e popolo erano quasi la stessa cosa. Adesso in tutto il mondo le classi lavoratrici, i mestieri operai vecchi e nuovi, cercano disperatamente protezione votando a destra. Perché per troppi anni le sinistre hanno abbracciato la causa dei top manager, dell’Uomo di Davos; hanno cantato le lodi del globalismo che impoveriva tanti in Occidente. E la sinistra italiana da quando è all’opposizione non ha corretto gli errori, anzi. È diventata il partito dello spread. Il partito che tifa per l’Europa «a prescindere», anche quando è governata dai campioni della pirateria fiscale. È una sinistra che abbraccia la religione dei parametri e delle tecnocrazie. Venera i miliardari radical chic della Silicon Valley, nuovi padroni delle nostre coscienze e manipolatori dell’informazione. Tra i guru «progressisti» vengono cooptate le star di Hollywood e gli influencer sui social media, purché pronuncino le filastrocche giuste sul cambiamento climatico o sugli immigrati. Non importa che abbiano conti in banca milionari, i media di sinistra venerano queste celebrity. Mentre trattano con disgusto quei bifolchi delle periferie che osano dubitare dei benefici promessi dal globalismo. Non rispondetemi che «quegli altri» sono peggio – scrive Federico Rampini -, non ditemi che è l’ora di fare quadrato, di arroccarsi tra noi, a contemplare con orgoglio tutte le nostre sacrosante ragioni, a dirci che siamo moralmente superiori e che là fuori ci assedia un’orda fascista. Quand’anche fosse vero che «quelli» sono la peste nera, allora dobbiamo chiederci: com’è stato possibile? Come abbiamo potuto regalare a «loro» l’Italia più gli Stati Uniti, l’Inghilterra più la Svezia e in parte la Francia? Se davvero una barbarie reazionaria sta dilagando in tutto l’Occidente, dov’eravamo noi, cosa facevamo mentre questo flagello si stava preparando? (Aiutino: spesso eravamo al governo). C’è qualcosa di malsano nel pensare che una maggioranza degli italiani sono idioti manipolati da mascalzoni: come si costruisce su queste basi una convivenza civile, un futuro migliore? Attingendo alla sua formazione giovanile nel Pci di Enrico Berlinguer, fine anni Settanta; poi alle sue esperienze successive di reporter globale a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino e ora New York, Federico Rampini prende di mira alcuni dogmi politically correct. E spiega che la sinistra può ripartire. Deve farlo. Il tracciato verso la rinascita parte dalle diseguaglianze, e abbraccia senza imbarazzi una nuova idea di nazione.

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La musica del diavolo

Il blues. E’ questa la musica inventata dagli schiavi per esprimere la propria sofferenza, che Soupspoon, il vecchio bluesman, gravemente malato, ha suonato in migliaia di club e di bar. Chi tenderà la mano a questo vecchio negro che se ne sta lì come un cane? Chi ha ancora voglia di stare ad ascoltare miti e leggende in una New York dove contano solo il denaro e il profitto? Kiki, giovane donna bianca verso la quale si è rifugiato, anch’essa sfuggita a un Sud che non riesce a rinnegare, sarà la sua Provvidenza, la sua infermiera, la sua amica. Accanto a lei sarà in grado di raccontare la storia del blues, questa musica del diavolo che è tutta la sua vita.

Il blues. E’ questa la musica inventata dagli schiavi per esprimere la propria sofferenza, che Soupspoon, il vecchio bluesman, gravemente malato, ha suonato in migliaia di club e di bar. Chi tenderà la mano a questo vecchio negro che se ne sta lì come un cane? Chi ha ancora voglia di stare ad ascoltare miti e leggende in una New York dove contano solo il denaro e il profitto? Kiki, giovane donna bianca verso la quale si è rifugiato, anch’essa sfuggita a un Sud che non riesce a rinnegare, sarà la sua Provvidenza, la sua infermiera, la sua amica. Accanto a lei sarà in grado di raccontare la storia del blues, questa musica del diavolo che è tutta la sua vita.

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La morte di Ivan Il’ic

In questo breve romanzo, la penna impietosa di Tolstoj descrive, con una minuzia analitica ineguagliabile, il progressivo decadimento fisico e la conseguente metamorfosi psicologica di un appagato borghese al culmine della carriera. Sorpreso dalla morte che lo incalza attraverso la malattia, costretto a confrontarsi con le piccole e grandi ipocrisie e inautenticità della sua vita, solo alla fine Ivan Il’ic trova un senso ai suoi giorni e una possibilità di pacificazione.

In questo breve romanzo, la penna impietosa di Tolstoj descrive, con una minuzia analitica ineguagliabile, il progressivo decadimento fisico e la conseguente metamorfosi psicologica di un appagato borghese al culmine della carriera. Sorpreso dalla morte che lo incalza attraverso la malattia, costretto a confrontarsi con le piccole e grandi ipocrisie e inautenticità della sua vita, solo alla fine Ivan Il’ic trova un senso ai suoi giorni e una possibilità di pacificazione.

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La Moglie Dell’Uomo Che Viaggiava Nel Tempo

Una visione incondizionata dell’amore incondizionato. Un oscuro racconto di stampo esistenzialistico che vi regalerà filosofia, stranezze e un vago senso di disagio.

Una visione incondizionata dell’amore incondizionato. Un oscuro racconto di stampo esistenzialistico che vi regalerà filosofia, stranezze e un vago senso di disagio.

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La missione dei draghi

Lukan è un guerriero forte e coraggioso, eppure i suoi compagni lo disprezzano e gli anziani non si fidano di lui. E tutto a causa del suo aspetto fisico: pur essendo un Mokabito di sangue puro, Lukan non ha né corna né ali, e soprattutto non ha la lunga coda di drago che contraddistingue la sua razza. Per un capriccio del destino, somiglia moltissimo a un debole essere umano e, se non avesse la straordinaria capacità di vedere attraverso le tenebre più fitte, sarebbe già stato cacciato dal clan. È quindi con un misto di gioia e di sorpresa che il giovane accoglie il responso dell’antico oracolo degli ossi: è lui il prescelto a presentarsi al cospetto della sacerdotessa Androgina per ricevere un incarico pericolosissimo. Ma, non appena gli viene svelata la natura dell’impresa, il sogno di gloria si trasforma in un incubo: Lukan dovrà infatti annientare l’esercito radunato da Gurundir, la Stella Sulfurea, che minaccia di spodestare le Tre Sorelle, custodi dell’ordine e dell’armonia. E, come se ciò non bastasse, il Mokabito scoprirà presto che c’è un solo modo per riuscirci: allearsi coi Kaaden-Bùl, i potentissimi draghi del fuoco… **

Lukan è un guerriero forte e coraggioso, eppure i suoi compagni lo disprezzano e gli anziani non si fidano di lui. E tutto a causa del suo aspetto fisico: pur essendo un Mokabito di sangue puro, Lukan non ha né corna né ali, e soprattutto non ha la lunga coda di drago che contraddistingue la sua razza. Per un capriccio del destino, somiglia moltissimo a un debole essere umano e, se non avesse la straordinaria capacità di vedere attraverso le tenebre più fitte, sarebbe già stato cacciato dal clan. È quindi con un misto di gioia e di sorpresa che il giovane accoglie il responso dell’antico oracolo degli ossi: è lui il prescelto a presentarsi al cospetto della sacerdotessa Androgina per ricevere un incarico pericolosissimo. Ma, non appena gli viene svelata la natura dell’impresa, il sogno di gloria si trasforma in un incubo: Lukan dovrà infatti annientare l’esercito radunato da Gurundir, la Stella Sulfurea, che minaccia di spodestare le Tre Sorelle, custodi dell’ordine e dell’armonia. E, come se ciò non bastasse, il Mokabito scoprirà presto che c’è un solo modo per riuscirci: allearsi coi Kaaden-Bùl, i potentissimi draghi del fuoco… **

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La mia casa di Montalbano

Sicilia, primi anni Novanta, una casa sul mare.
La terrazza brulica di avventori accaldati, brocche di caffè freddo e aranciata presidiano la tavola, e i bambini seminano la sabbia sul pavimento. Tra loro, anche l’autrice, Costanza, che a tinte lievi e imbevute d’infanzia ripercorre la vita dentro e fuori le stanze della casa di villeggiatura di famiglia, prima che quelle facessero spazio al set televisivo ispirato ai romanzi più amati di Andrea Camilleri.
In un valzer di ricordi, tra ospiti illustri, le corse ai ricci di mare e il confine impaziente tra l’inverno e l’estate, La mia casa di Montalbano regala personaggi insieme unici e veri: a cominciare dal nonno, chino sul pianoforte o in un baciamano, e dalla nonna, con la sua grazia decisa e i prendisole fiorati. Eppure, tutto non può che cambiare quando Punta Secca rinasce nella fittizia Vigàta, il vecchio soggiorno in una camera da letto, e l’uomo di casa in un commissario di polizia: Salvo Montalbano.
Una biografia corale e agrodolce che restituisce rughe, vita e passato a una casa che «prima era mia e poi di tutti» e ormai entrata, per rimanervi, nell’immaginario collettivo nazionale.
Fu un attimo.
La porta si chiuse alle mie spalle e io ebbi la sensazione che nessuno l’avrebbe aperta mai più.
Per molto tempo il ricordo di quella casa rimase sopito e a tratti lacerante.
Ci vollero molti anni prima che riuscissi a comprendere che stavo semplicemente condividendo con il mondo il mio posto felice. **
### Sinossi
Sicilia, primi anni Novanta, una casa sul mare.
La terrazza brulica di avventori accaldati, brocche di caffè freddo e aranciata presidiano la tavola, e i bambini seminano la sabbia sul pavimento. Tra loro, anche l’autrice, Costanza, che a tinte lievi e imbevute d’infanzia ripercorre la vita dentro e fuori le stanze della casa di villeggiatura di famiglia, prima che quelle facessero spazio al set televisivo ispirato ai romanzi più amati di Andrea Camilleri.
In un valzer di ricordi, tra ospiti illustri, le corse ai ricci di mare e il confine impaziente tra l’inverno e l’estate, La mia casa di Montalbano regala personaggi insieme unici e veri: a cominciare dal nonno, chino sul pianoforte o in un baciamano, e dalla nonna, con la sua grazia decisa e i prendisole fiorati. Eppure, tutto non può che cambiare quando Punta Secca rinasce nella fittizia Vigàta, il vecchio soggiorno in una camera da letto, e l’uomo di casa in un commissario di polizia: Salvo Montalbano.
Una biografia corale e agrodolce che restituisce rughe, vita e passato a una casa che «prima era mia e poi di tutti» e ormai entrata, per rimanervi, nell’immaginario collettivo nazionale.
Fu un attimo.
La porta si chiuse alle mie spalle e io ebbi la sensazione che nessuno l’avrebbe aperta mai più.
Per molto tempo il ricordo di quella casa rimase sopito e a tratti lacerante.
Ci vollero molti anni prima che riuscissi a comprendere che stavo semplicemente condividendo con il mondo il mio posto felice.

Sicilia, primi anni Novanta, una casa sul mare.
La terrazza brulica di avventori accaldati, brocche di caffè freddo e aranciata presidiano la tavola, e i bambini seminano la sabbia sul pavimento. Tra loro, anche l’autrice, Costanza, che a tinte lievi e imbevute d’infanzia ripercorre la vita dentro e fuori le stanze della casa di villeggiatura di famiglia, prima che quelle facessero spazio al set televisivo ispirato ai romanzi più amati di Andrea Camilleri.
In un valzer di ricordi, tra ospiti illustri, le corse ai ricci di mare e il confine impaziente tra l’inverno e l’estate, La mia casa di Montalbano regala personaggi insieme unici e veri: a cominciare dal nonno, chino sul pianoforte o in un baciamano, e dalla nonna, con la sua grazia decisa e i prendisole fiorati. Eppure, tutto non può che cambiare quando Punta Secca rinasce nella fittizia Vigàta, il vecchio soggiorno in una camera da letto, e l’uomo di casa in un commissario di polizia: Salvo Montalbano.
Una biografia corale e agrodolce che restituisce rughe, vita e passato a una casa che «prima era mia e poi di tutti» e ormai entrata, per rimanervi, nell’immaginario collettivo nazionale.
Fu un attimo.
La porta si chiuse alle mie spalle e io ebbi la sensazione che nessuno l’avrebbe aperta mai più.
Per molto tempo il ricordo di quella casa rimase sopito e a tratti lacerante.
Ci vollero molti anni prima che riuscissi a comprendere che stavo semplicemente condividendo con il mondo il mio posto felice. **
### Sinossi
Sicilia, primi anni Novanta, una casa sul mare.
La terrazza brulica di avventori accaldati, brocche di caffè freddo e aranciata presidiano la tavola, e i bambini seminano la sabbia sul pavimento. Tra loro, anche l’autrice, Costanza, che a tinte lievi e imbevute d’infanzia ripercorre la vita dentro e fuori le stanze della casa di villeggiatura di famiglia, prima che quelle facessero spazio al set televisivo ispirato ai romanzi più amati di Andrea Camilleri.
In un valzer di ricordi, tra ospiti illustri, le corse ai ricci di mare e il confine impaziente tra l’inverno e l’estate, La mia casa di Montalbano regala personaggi insieme unici e veri: a cominciare dal nonno, chino sul pianoforte o in un baciamano, e dalla nonna, con la sua grazia decisa e i prendisole fiorati. Eppure, tutto non può che cambiare quando Punta Secca rinasce nella fittizia Vigàta, il vecchio soggiorno in una camera da letto, e l’uomo di casa in un commissario di polizia: Salvo Montalbano.
Una biografia corale e agrodolce che restituisce rughe, vita e passato a una casa che «prima era mia e poi di tutti» e ormai entrata, per rimanervi, nell’immaginario collettivo nazionale.
Fu un attimo.
La porta si chiuse alle mie spalle e io ebbi la sensazione che nessuno l’avrebbe aperta mai più.
Per molto tempo il ricordo di quella casa rimase sopito e a tratti lacerante.
Ci vollero molti anni prima che riuscissi a comprendere che stavo semplicemente condividendo con il mondo il mio posto felice.

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La mano che teneva la mia

**«Maggie O’Farrell scava nel profondo di quello che mi piace chiamare “il teatro della famiglia”.»**
*Catherine Dunne*
**«Si inserisce a pieno titolo tra le migliori voci della narrativa inglese.»**
*Literary Review*
**«Chi cerchi l’equivalente britannico di Anne Tyler lo trova in Maggie O’Farrell.»**
*The Scotsman*
**«Un talento magistrale per la narrazione.»**
*The Observer*
Nella vitale Londra del secondo dopoguerra, la giovane Lexie Sinclair, appena arrivata dalle campagne del Devon, sente che tutto è possibile. Mentre cerca di realizzare il sogno di diventare giornalista, viene in contatto con un mondo pervaso da uno straordinario fermento culturale: la Soho degli anni Cinquanta. Quartiere bohème di locali rumorosi, prostitute, immigrati, e di artisti e intellettuali, come Francis Bacon, Lucien Freud o John Deakin. Qui Lexie trova anche l’amore in un uomo più grande di lei, un importante editore. Nella Londra di oggi, Elina, una giovane artista finlandese, ha in comune con la sua coetanea di cinquant’anni prima la grande attrazione per questa città e la voglia di affermarsi nel proprio lavoro. Ma Elina è diventata mamma da poco e fatica a superare le difficoltà delle prime settimane a casa con un neonato. Ted, il padre del bambino, le sta accanto in questo momento delicato e anche lui fa i conti con la paternità. Guardando il figlio, la mente di Ted corre alla propria infanzia, ma riaffiorano immagini, ricordi, pensieri che non coincidono con quello che lui sa del proprio passato… Un romanzo cinematografico e insieme poetico che avvicina sino a fonderle due storie unite da un legame segreto.

**«Maggie O’Farrell scava nel profondo di quello che mi piace chiamare “il teatro della famiglia”.»**
*Catherine Dunne*
**«Si inserisce a pieno titolo tra le migliori voci della narrativa inglese.»**
*Literary Review*
**«Chi cerchi l’equivalente britannico di Anne Tyler lo trova in Maggie O’Farrell.»**
*The Scotsman*
**«Un talento magistrale per la narrazione.»**
*The Observer*
Nella vitale Londra del secondo dopoguerra, la giovane Lexie Sinclair, appena arrivata dalle campagne del Devon, sente che tutto è possibile. Mentre cerca di realizzare il sogno di diventare giornalista, viene in contatto con un mondo pervaso da uno straordinario fermento culturale: la Soho degli anni Cinquanta. Quartiere bohème di locali rumorosi, prostitute, immigrati, e di artisti e intellettuali, come Francis Bacon, Lucien Freud o John Deakin. Qui Lexie trova anche l’amore in un uomo più grande di lei, un importante editore. Nella Londra di oggi, Elina, una giovane artista finlandese, ha in comune con la sua coetanea di cinquant’anni prima la grande attrazione per questa città e la voglia di affermarsi nel proprio lavoro. Ma Elina è diventata mamma da poco e fatica a superare le difficoltà delle prime settimane a casa con un neonato. Ted, il padre del bambino, le sta accanto in questo momento delicato e anche lui fa i conti con la paternità. Guardando il figlio, la mente di Ted corre alla propria infanzia, ma riaffiorano immagini, ricordi, pensieri che non coincidono con quello che lui sa del proprio passato… Un romanzo cinematografico e insieme poetico che avvicina sino a fonderle due storie unite da un legame segreto.

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