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Un cuore tuo malgrado

Bianca è una giovane autista di autobus che ogni giorno, senza mai stancarsi di guardare in viso le persone, osservare il cielo, studiare i profili degli edifici, ripete percorsi noti, gli stessi che faceva suo padre quando lavorava nella medesima azienda.Una esistenza che scorre regolare fino a quando, una mattina, Bianca provoca un grave incidente, di cui lei stessa si troverà a scoprire l’entità un poco alla volta.Al suo fianco la sorella Margherita, che con quieta determinazione si impegna a proteggerla dai demoni del senso di colpa, provando a riportarla alla normalità.Nel tentativo di ristabilire un equilibrio, Bianca cerca un confronto con Dario Spatola, l’affermato fotografo rimasto coinvolto nell’incidente. Dopo un rifiuto iniziale, tra loro si tende un filo di comunicazione. Nel frattempo, da una cella della memoria in cui lo aveva congelato, riaffiora il ricordo della prima grande ferita della vita di Bianca, la morte del padre.Una seduta di fisioterapia dopo l’altra, la protagonista rimette in sesto il corpo e compie un ancor più faticoso allenamento dello sguardo e dell’anima, imparando a riconoscere il dolore e insieme l’amore che la circondano, al di là delle loro manifestazioni contraddittorie, fino a una inaspettata rivelazione che la costringerà a un confronto finalmente libero con il dolore di tutti.Con una scrittura levigata e sorvegliatissima, adamantina, e insieme profondamente innervata, pronta ad accendersi e vibrare, Piero Sorrentino indaga con delicatezza la condizione esistenziale di una giovane donna in bilico tra autodistruzione e forza di volontà, che accoglie lo spasimo del mondo per dissolvere le illusioni e trasformarle in luce.

Il cuore e la tenebra

Giulio, trent’anni superati da poco, viene raggiunto dalla notizia della morte del padre. Famoso direttore d’orchestra, si era trasferito anni prima a Berlino, dove era stato nominato direttore della Filarmonica. Ossessionato dall’esecuzione della Nona Sinfonia diretta da Furtwängler nel 1942 per il compleanno di Hitler, aveva costretto l’orchestra a migliaia di prove estenuanti per ripeterla identica. La rivolta dei musicisti e l’accusa di nazismo che ne era seguita avevano troncato la sua carriera. Sullo sfondo di una Berlino in costante mutazione, Giulio intraprende il suo viaggio per raccogliere i pezzi della vita di quel padre scomparso improvvisamente e che aveva visto così poco dopo che aveva lasciato la madre e lui e suo fratello ancora bambini. Tocca a Giulio occuparsi di tutto e, nell’appartamento berlinese, tra gli oggetti, i libri e i file personali, quella che piano piano prende forma davanti ai suoi occhi è una nuova immagine del padre, una nuova storia.Culicchia scrive il suo capolavoro a nervi scoperti, un romanzo percorso da un’intensità indimenticabile, che racconta e riflette su amore, fallimento, ossessione, e sul rapporto tra padri e figli. Sulla nostalgia di ciò che è passato e non tornerà più e di ciò che non è mai accaduto, di ciò che non siamo riusciti a far accadere. E allora come si colmano i vuoti da noi stessi creati? Che cosa significa fallire? Cosa significa per un padre lasciare i figli? E per i figli crescere con un amore spezzato a metà? Può un’ossessione salvarci dal rimorso e dal rimpianto? Può un orrore che è altro da noi salvarci dalla nostra personale tenebra?

Cuore di Stato

Brigate rosse, Gladio, Aldo Moro: sono nomi che evocano alcune tra le pagine
più drammatiche del nostro recente passato, su cui tanto è stato scritto.
_Cuore di Stato_ offre tuttavia una prospettiva inedita: quella della Legge,
di chi ha dedicato buona parte della propria vita alla difesa delle
Istituzioni e ha indagato con tenacia la criminalità politica nel suo
retroterra logistico, morale, ideologico. Attraverso il racconto in prima
persona delle numerose inchieste condotte dal giudice Mastelloni, emergono
verità dirompenti: strategie occulte e intrecci istituzionali che hanno
pesantemente condizionato la nostra vita democratica.
Indagare sulle Brigate rosse e sull’assassinio di stampo politico ha infatti
significato ampliare il raggio della ricerca a tutti coloro che all’epoca
rivestirono un ruolo di primo piano e al contesto generale della politica
italiana degli anni Settanta: ecco allora le inchieste sulla tragica vicenda
di Aldo Moro e di numerose altre vittime della lotta armata e la minuziosa
ricostruzione delle attività del Superclan, l’organizzazione clandestina
costituita da Corrado Simioni, i cui componenti poi confluirono nella scuola
di lingue Hyperion di Parigi.
Tuttavia, come afferma l’autore, «il crimine in cui ci si imbatte può
rappresentare la punta di un iceberg, il semplice sintomo di un fenomeno ben
più vasto»: e così, l’inchiesta sui rapporti tra Br e Olp – che condusse
Mastelloni a incriminare Yasser Arafat – ha fatto emergere misteriose
triangolazioni di armi congegnate dallo Stato italiano; mentre le indagini
sulla caduta nel 1973 dell’aereo _Argo 16_ si sono rivelate utili alla lettura
da un lato dei segreti protocolli del nostro governo con l’Olp (il cosiddetto
«Lodo Moro»), dall’altro del meccanismo della struttura segreta Stay-
Behind/Gladio nonché dell’operato, anche sul nostro territorio, dei Servizi
segreti israeliani.
L’obiettivo di Carlo Mastelloni è quello di aiutare a capire meglio la ragione
del susseguirsi dei delitti perpetrati dalle varie organizzazioni eversive di
estrema sinistra contro il «cuore dello Stato» e al contempo di illustrare gli
aspetti più occulti del «cuore dello Stato» e le difficoltà in cui ci si
imbatte nell’affrontare verità scomode per il potere politico, che spesso
rispose a tali inchieste opponendo il segreto di Stato.
Una storia dell’Italia sconosciuta ai più, che non mancherà di suscitare nuovi
interrogativi.

Cuore di ghiaccio

Romanzo militare contemporaneo. Haru Nakajima, giovane mercenario giapponese, da sempre trattato come una bestia senza identità, uno schiavo sessuale senza dignità alcuna.Sergej Dragunov, una macchina da guerra, addestrato fin da quindicenne per essere un soldato scelto della divisione speciale dell’esercito russo, denominata Vympel.Il loro destino si doveva compiere in uno squallido avamposto militare in Siberia, comandato da Sergej.Due cuori di ghiaccio, l’uno opposto all’altro, travolti da un nuovo sentimento, sconosciuto a entrambi, tanto doloroso quanto intenso e sensuale.Prima odio e disprezzo. E poi…
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Crociata Veneziana (Veneziano #4)

La quarta indagine di Marco Pisani, avogadore a Venezia in missione nella
città eterna.
Roma all’improvviso è impazzita: ostie che si incendiano, monache che fuggono
dai conventi in preda a raptus, strade e case in cui si aggirano fantasmi,
fontane che buttano sangue. Le forze del Male si sono impadronite della città
o si tratta di una congiura di matrice molto umana? Così sembra pensarla papa
Lambertini, che per sventare il pericolo chiama al suo fianco il vecchio amico
Guido Valentini e l’avogadore Marco Pisani, seguiti dai fidi Nani e
Gasparetto. Aiutati dal giovane conte Paolo Nuzzi e dalla bella cortigiana
Viola, i veneziani intuiscono che a seminare il terrore e a spingere i
cittadini romani a un passo dalla rivolta è l’opera di una mente folle.
Nella Roma dei palazzi e delle basiliche, dei monasteri e degli ospedali, fra
i tuguri del popolino, le osterie, le rovine, ma anche ai ricevimenti del bel
mondo, i veneziani cercano disperatamente il colpevole, mentre il Male si
espande, striscia, si insinua tra la gente, e ignoti sobillatori che sembrano
scaturiti dal sottosuolo spargono la voce che la colpa sia dei lussi e dei
peccati della Chiesa che attirano i demoni. Sarà proprio da Venezia, grazie
all’amico Daniele Zen e all’arrivo inaspettato della veggente Chiara, che
verrà la scoperta del bandolo di una cospirazione imprevedibile.

Il costo umano della flessibilità

Da una decina d’anni, un gran numero di enti e personaggi autorevoli chiedono che sia accresciuta la “flessibilità del lavoro”. Gli argomenti addotti per fondare la richiesta appaiono in sostanza due. Il primo dice che le imprese contemporanee hanno necessità, per poter reggere alla competizione internazionale, di far variare i costi diretti e indiretti del lavoro in relazione all’andamento del loro mercato. Il secondo argomento a sostegno della necessità della flessibilità del lavoro afferma che essa favorisce l’aumento dell’occupazione. Il volume affronta e analizza queste affermazioni. **

Le cose che bruciano

Attilio Campi è un cinquantenne che si è ritirato a vivere in campagna, e nell’incipit fulminante del romanzo si descrive così: “Dicono che mi sono rovinato con le mie mani”. Alle spalle ha una brillante carriera politica distrutta sul più bello dalla sua stravagante proposta di legge per la reintroduzione dell’uniforme obbligatoria nelle scuole. Bocciata la proposta dal suo stesso partito, Campi, furibondo, sparisce dalla scena pubblica. Noi lo troviamo lì, nella solitudine della campagna di Roccapane, in confidente simbiosi con la natura, a rifare il verso del rigogolo, a occuparsi di legna e di irrigazione e a rimuginare contro i nemici nuovi, come il testimone di Geova che incautamente gli si presenta a casa un mattino, e con quelli vecchi, come il giornalista Ettore Mirabolani, suo antico rivale. Attilio si propone di incontrarlo, chiama a raccolta tutte le forme di ostilità per smontarle, presentarglisi davanti e consumare la pace. Aspira al traguardo dell’umiltà. Non facile, soprattutto per uno come lui. Vorrebbe liberarsi di tutte le some che gli impediscono salvezza e leggerezza, vorrebbe sbarazzarsi della gelosia nei confronti della moglie spesso assente (donna di molti aeroporti), o delle pesanti eredità della madre e della zia Vanda. Pesanti anche in termini di ingombro, casse e casse di libri, lettere, fotografie, per disfarsi delle quali sogna ogni giorno un falò diverso, in un crescendo di fantasie barocche, senza peraltro riuscire mai a realizzarlo. Così come non riesce mai davvero a fare pace, nemmeno nella sua immaginazione, con Ettore Mirabolani, “quello stronzo”. Il cammino verso l’umiltà è fatto di continui inciampi, arresti e salite, ma l’importante non è il traguardo, è il percorso. Male che vada Attilio avrà imparato, alla fine, a fare il verso del rigogolo.

La coscienza e la legge

Le disuguaglianze, l’immigrazione, la sicurezza, la corruzione: su queste e altre questioni nevralgiche del nostro tempo abbiamo un atteggiamento diverso a seconda dell’idea di giustizia che assumiamo. Giusto è ciò che coincide con la legge? Raffaele Cantone e Vincenzo Paglia si confrontano senza pregiudizi o ipocrisie a partire dalle loro differenti visioni del mondo. Con un fine che inseguono testardamente pagina dopo pagina: comprendere e definire cosa è giusto. Con il più onesto dei mezzi: gli esempi tratti dalle loro esperienze professionali, in particolare quelli che chiamano in causa la nostra coscienza, quelli che la legge sembra non riuscire a codificare. Dalla più attuale e controversa questione dell’accoglienza dei migranti alla questione della corruzione, dai sistemi di repressione al modo di intendere la punizione e il perdono. Il dialogo è stato curato da Emanuele Coen, giornalista de “L’Espresso”.

Cosa non farei per trovare un fidanzato. Tratto da una storia vera. La tua

In amore ti senti tutta sbagliata? Non sei la sola. A dire cosa fare son bravi tutti. Ma cosa NON fare? Quello non te lo dice mai nessuno. Finora. La soluzione che tutte aspettano finalmente c’è. In questo libro di ecologia sentimentale La Pina e Federico Giunta spiegano una volta per tutte cosa evitare se vuoi trovare un fidanzato. È un lavoro sporco, ma qualcuno doveva pur farlo.

La corte di rose e spine

«Un paio di occhi dorati brillavano nella boscaglia accanto a me. La foresta era silenziosa. Il vento non soffiava più. Persino la neve aveva smesso di scendere. Quel lupo era enorme. Il petto mi si strinse fino a farmi male. E in quell’istante mi resi conto che la mia vita dipendeva da una sola domanda: era solo? Afferrai l’arco e tirai indietro la corda. Non potevo permettermi di mancarlo. Non quando avevo una sola freccia con me.»Una volta tornata al suo villaggio dopo aver ucciso quel lupo spaventoso, però, la diciannovenne Feyre riceve la visita di una creatura bestiale che irrompe a casa sua per chiederle conto di ciò che ha appena fatto. L’animale che ha ucciso, infatti, non era un lupo comune ma un Fae e secondo la legge «ogni attacco ingiustificato da parte di un umano a un essere fatato può essere ripagato solo con una vita umana in cambio. Una vita per una vita». Ma non è la morte il destino di Feyre, bensì l’allontanamento dalla sua famiglia, dal suo villaggio, dal mondo degli umani, per finire nel Regno di Prythian, una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva solamente sentito raccontare nelle leggende. Qui Feyre sarà libera di muoversi ma non di tornare a casa, e vivrà nel castello del suo rapitore, Tamlin, che, come ben presto scoprirà la ragazza, non è un animale mostruoso ma un essere immortale, costretto a nascondere il proprio volto dietro a una maschera. Una creatura nei confronti della quale, dopo la fredda ostilità iniziale, e nonostante i rischi che questo comporta, Feyre inizierà a provare un interesse via via più forte che si trasformerà ben presto in una passione dirompente.Quando poi un’ombra antica si allungherà minacciosa sul regno fatato, la ragazza si troverà di fronte a un bivio drammatico. Se non dovesse trovare il modo di fermarla, sancirà la condanna di Tamlin e del suo mondo…

Corri, Gummo, Corri!

Gummo, salamandra golosa e scansafatiche, sta proprio bene a casa della sorella Etta. Per forza, vive a sbafo! Ma, a rovinare tutto, c’è Benny, il cognato lucertolone e sputasentenze, che, come se non bastasse, gli trova pure un lavoro da fare: autotrasportatore di sorbetti per la Slappo Inc. Potrebbe essere una pacchia, per un poeta alimentare incompreso? Forse, ma per la nostra salamandra e il suo camion a molla cominciano i guai: una ghenga di perfidi ratti e ragni doppiogiochisti si mette alle sue calcagna. E tra inseguimenti mozzafiato e improbabili peripezie a dorso di gabbiano, comincia l’avventura!

La Consonante K

Consonante K è un febbrile generatore di storie e microstorie che si
susseguono e si intrecciano nel mondo tra gli anni Cinquanta del Novecento e
l’inizio del nuovo millennio, raccontando la fine delle ideologie e quello che
ne è seguito. Morganti mette in scena decine di personaggi e li fa muovere tra
la Germania e la Russia, l’Olanda e l’Estonia, gli Stati Uniti e il Messico.
Tutti sono legati da fili sottili, e tutti, con le loro sorprendenti
avventure, hanno a che fare con il crollo di un mondo incapace di uscire dal
suo folle cimitero chiamato Storia. Un medico estone vede ruzzolare in casa
sua i mattoni del muro di Berlino e comincia a vagabondare tra i paesi ex-
sovietici in cerca di un’impossibile ricomposizione. Un lavorante ebreo è
perseguitato da continue apparizioni della Madonna. Un teorico ne-gazionista
perde la vista, che gli torna soltanto quando si mette davanti alla
televisione. In Russia, un cane controlla lo spaccio di droga a Mosca e Lenin
risorge dal proprio mausoleo per diventare buttafuori, mafioso e, una volta
volato oltre oceano, wrestler. Predicatori televisivi lanciano messaggi
apocalittici e cittadine addormentate nella provincia americana vivono
nell’incubo dei serial killer. All’indomani dell’attacco alle Torri gemelle,
una coppia vuole fondare una nuova religione e per farlo si avvale
dell’assistenza del demonio. Questi, a bordo di una Chrysler, si ritroverà a
sfrecciare nel deserto messicano inseguito da turisti, fedeli e malavitosi di
ogni risma e nazionalità, tutti desiderosi di impossessarsi di ciò che
custodisce nel bagagliaio: il corpo di Cristo. È un mosaico complesso e
potente che mescola il bene e il male, il sacro e il profano, le vite dei
protagonisti e le umbratili biografie della massa, raccogliendo i lapilli
incandescenti di un’epoca che avrebbe voluto ricomporre il Kosmos e ha invece
riattivato il Kaos. Un libro sullo sradicamento e sulla grottesca tragedia
dell’essere uomini. Il tempo della fine delle ideologie in un romanzo
forsennato, comico, irriverente, mistico e visionario.

Il confine

Fabio Meda ha perso tutto: la moglie, l’onore, il rispetto. Ed è stata solo colpa sua. Da capitano dell’Arma è stato degradato a carabiniere semplice e trasferito da Milano nello sperduto paesino maremmano di Velianova. Ora vive le sue giornate tra turni noiosi in caserma, prostitute e serate solitarie davanti alla tv. Quando però a un rave nei boschi tra Siena e Grosseto vengono rapiti tre ragazzi, l’anonima stazione dei carabinieri di Velianova si trasforma nel centro di comando della caccia all’uomo, per catturare quello che i giornali hanno cominciato a chiamare l’Orco. Un’operazione a tappeto che vede coinvolto il miglior elemento dell’Arma: il capitano Rio. All’inizio semplice spettatore disinteressato, Meda verrà obbligato a occuparsi del caso da un vecchio debito contratto con uno strozzino. Prima sfrutterà la storia del mostro per il proprio tornaconto grazie all’incontro con lo spudorato Treanni, poi vi giocherà un ruolo da protagonista in seguito al ricatto della misteriosa Nevena. Ma più Meda porta avanti la sua indagine personale e non autorizzata, più le sue ossessioni esplodono in tutta la loro virulenza. Chi è l’Orco? Quali segreti nasconde il lussuoso resort che domina la vallata? E cos’ha fatto Meda per finire in mezzo a quell’immenso lago verde fatto di alberi e silenzio? Le risposte sembrano nascondersi nelle indecifrabili profondità del bosco. Per risolvere il caso, Meda dovrà intraprendere un doloroso viaggio dentro se stesso. Solo allora giungerà alla verità, la più terribile, inaspettata e disperata possibile.
«C’è un confine oltre il quale la vita diventa un abisso senza fine. Fabio Meda un giorno l’ha varcato e ora sta disperatamente cercando di tornare. Ma non è detto che ci riesca» Giancarlo De Cataldo
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Con Le Mani Nel Sacco ; I Misteri Di Katerina Carter

Con le Mani nel Sacco – un racconto
Quando la contabile forense e detective di frodi Katerina Carter e il suo
fidanzato giornalista Jace Burton accettano l’invito improvviso a una festa,
il crimine è l’ultima cosa che hanno in mente. Poi un investimento vincente
nel campo dei vini lascia un retrogusto amaro nella bocca di Kat e lei scopre
gli indizi che la portano a una frode vitivinicola da milioni di dollari,
tutto prima di cena!

Con i soldi degli altri: Il capitalismo per procura contro l’economia

Una massa di risparmio equivalente al Pil del mondo viene gestita, a loro esclusiva discrezione, da enti finanziari quali fondi pensione, fondi di investimento, assicurazioni e vari tipi di fondi speculativi. La maggior parte è controllata da grandi banche. Il loro mestiere consiste nell’investire quotidianamente soldi degli altri: per questo sono chiamati investitori istituzionali. In appena vent’anni il peso di questo «capitalismo per procura» nell’economia mondiale è diventato formidabile: gli investitori istituzionali hanno oggi in portafoglio oltre la metà del capitale delle imprese quotate. Nel tutelare gli interessi dei risparmiatori, sono in genere indifferenti alle conseguenze sociali degli investimenti che effettuano. Il loro unico criterio guida è la massimizzazione a breve termine del rendimento finanziario. Dalla crisi esplosa nel 2008, che ha coinvolto in diversi modi anche gli investitori istituzionali, si potrà stabilmente uscire soltanto con nuove forme di regolazione dell’economia.
Posto che controllano la metà di essa, le riforme dovranno necessariamente coinvolgere anche questi enti: se i loro capitali fossero investiti in infrastrutture, scuole, trasporti, ambiente, l’economia del mondo ne trarrebbe sicuro vantaggio. A tale scopo occorrerebbe anche ridare voce, nelle loro strategie di investimento, ai milioni di persone che a essi affidano i loro soldi. **
### Sinossi
Una massa di risparmio equivalente al Pil del mondo viene gestita, a loro esclusiva discrezione, da enti finanziari quali fondi pensione, fondi di investimento, assicurazioni e vari tipi di fondi speculativi. La maggior parte è controllata da grandi banche. Il loro mestiere consiste nell’investire quotidianamente soldi degli altri: per questo sono chiamati investitori istituzionali. In appena vent’anni il peso di questo «capitalismo per procura» nell’economia mondiale è diventato formidabile: gli investitori istituzionali hanno oggi in portafoglio oltre la metà del capitale delle imprese quotate. Nel tutelare gli interessi dei risparmiatori, sono in genere indifferenti alle conseguenze sociali degli investimenti che effettuano. Il loro unico criterio guida è la massimizzazione a breve termine del rendimento finanziario. Dalla crisi esplosa nel 2008, che ha coinvolto in diversi modi anche gli investitori istituzionali, si potrà stabilmente uscire soltanto con nuove forme di regolazione dell’economia.
Posto che controllano la metà di essa, le riforme dovranno necessariamente coinvolgere anche questi enti: se i loro capitali fossero investiti in infrastrutture, scuole, trasporti, ambiente, l’economia del mondo ne trarrebbe sicuro vantaggio. A tale scopo occorrerebbe anche ridare voce, nelle loro strategie di investimento, ai milioni di persone che a essi affidano i loro soldi.