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Il regno di Op

Quel che commuove, è prima di tutto l’intelligenza. Poi l’energia che accende ogni giorno, l’illogica allegria che può infilarsi anche nei momenti piú neri. Paola Natalicchio ci consegna il diario limpido e luminoso della sua lotta con il drago, raccontando una cosa semplice: l’ospedale è un posto dove si continua a vivere. A essere madri, a essere bambini. E dove si può guarire.

Quando stai per avere un figlio lo sai che ad aspettarti c’è l’uragano. Sai che alla meraviglia si mescolerà la fatica delle notti in bianco, dei pianti incomprensibili e del tempo che sparisce. Quello che non ti aspetti, mai, è che da un giorno all’altro l’uragano ti trascini nello stesso ospedale in cui tuo figlio è nato poche settimane prima. In un luogo cosí impronunciabile che devi inventartene un altro, di nome: Oncologia pediatrica, il Regno di Op.
Ma c’è un’altra cosa che non ti aspetti, e che scopri pian piano, una verità che ha il profumo dei pop-corn, i colori dei pennarelli, il suono di una canzone o di una ninnananna. Ed è che i bambini, anche quando sono malati, restano sempre soprattutto bambini.
La battaglia di Paola e di suo figlio si intreccia con quella di tante altre famiglie, di tanti bimbi di tutte le età, combattenti piccolissimi e invincibili, e con quella di chi nelle stanze del Grande Ospedale non è di passaggio: le infermiere, i portantini, i medici che «ogni giorno, come i pompieri, provano a spegnere il fuoco».
Ma la guerra finisce, prima o poi. E quando esci in piedi, da una guerra cosí, ti senti che la vuoi raccontare.
Ecco come nasce questa storia di solidarietà e resistenza, questa «maratona sui carboni ardenti» che Paola Natalicchio ci restituisce con una voce nitida e pungente, persino allegra, capace di scardinare il dolore per trasformarlo in coraggio. Perché «se parlarne significherà ottenere anche solo un minuto di attenzione in piú, ne sarà valsa la pena. Dare un nome alle cose e mantenere intatto il desiderio di nominarle. Vale sempre la pena».

Quel che commuove, è prima di tutto l’intelligenza. Poi l’energia che accende ogni giorno, l’illogica allegria che può infilarsi anche nei momenti piú neri. Paola Natalicchio ci consegna il diario limpido e luminoso della sua lotta con il drago, raccontando una cosa semplice: l’ospedale è un posto dove si continua a vivere. A essere madri, a essere bambini. E dove si può guarire.

Quando stai per avere un figlio lo sai che ad aspettarti c’è l’uragano. Sai che alla meraviglia si mescolerà la fatica delle notti in bianco, dei pianti incomprensibili e del tempo che sparisce. Quello che non ti aspetti, mai, è che da un giorno all’altro l’uragano ti trascini nello stesso ospedale in cui tuo figlio è nato poche settimane prima. In un luogo cosí impronunciabile che devi inventartene un altro, di nome: Oncologia pediatrica, il Regno di Op.
Ma c’è un’altra cosa che non ti aspetti, e che scopri pian piano, una verità che ha il profumo dei pop-corn, i colori dei pennarelli, il suono di una canzone o di una ninnananna. Ed è che i bambini, anche quando sono malati, restano sempre soprattutto bambini.
La battaglia di Paola e di suo figlio si intreccia con quella di tante altre famiglie, di tanti bimbi di tutte le età, combattenti piccolissimi e invincibili, e con quella di chi nelle stanze del Grande Ospedale non è di passaggio: le infermiere, i portantini, i medici che «ogni giorno, come i pompieri, provano a spegnere il fuoco».
Ma la guerra finisce, prima o poi. E quando esci in piedi, da una guerra cosí, ti senti che la vuoi raccontare.
Ecco come nasce questa storia di solidarietà e resistenza, questa «maratona sui carboni ardenti» che Paola Natalicchio ci restituisce con una voce nitida e pungente, persino allegra, capace di scardinare il dolore per trasformarlo in coraggio. Perché «se parlarne significherà ottenere anche solo un minuto di attenzione in piú, ne sarà valsa la pena. Dare un nome alle cose e mantenere intatto il desiderio di nominarle. Vale sempre la pena».

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Il re e il cadavere. Storie della vittoria dell’anima sul male

Heinrich Zimmer era un grande studioso dell’India, ma in questo libro – forse il suo più affascinante – ha voluto presentarsi come «dilettante fra i simboli». *Dilettante* significa qui colui che trova un inesauribile *diletto* nelle immagini, nelle storie che, rampollando di civiltà in civiltà, accompagnano la nostra memoria e, intrecciandosi le une con le altre, finiscono per avvolgerci in una rete che non ci è meno vicina della rete dei nostri nervi. Nodi di quella rete sono i simboli, e questo libro è dedicato appunto a «coloro che si dilettano di simboli, amano conversare con essi e amano vivere tenendoli continuamente presenti». Ai simboli si applica la sentenza delle *Upanisad* : «L’abbondanza si attinge dall’abbondanza, eppure l’abbondanza rimane». La loro ricchezza non viene intaccata dall’usura del tempo, e nessuna interpretazione riesce a sequestrarla. La loro muta presenza è un continuo invito ad affrontare il «compito interminabile di sondare le acque tenebrose del significato»: di quelle acque Zimmer è un mirabile traghettatore. Guidati da lui, ritroveremo in queste pagine le grandiose intemperanze degli dèi indù ma anche seguiremo la storia dell’avaro Abu Kasem e delle sue maligne babbucce, che non vogliono abbandonarlo, o quella del principe irlandese Conn-eda o le vicende di Lancillotto e Merlino, che qui si dispongono con luminosa precisione nel luogo che a loro è destinato sul manto incantato di Maya: l’uno come immagine dell’Amante, perennemente fedele nella sua infedeltà, l’altro come immagine del Mago, che alla fine preferisce lasciarsi ingannare dalla sua stessa magia. Zimmer non ha certo l’ingenua pretesa di strappare d’imperio il loro segreto a queste storie auguste e beffarde, sa che le storie vogliono innanzitutto continuare a essere raccontate e che, per cogliere il senso dell’Avventura, bisogna abbandonarsi all’avventura della narrazione. Così per questo libro ha inventato una forma peculiare e felice, che è insieme racconto e riflessione, in equilibrio fra una limpida arte narrativa, che ricorda Hofmannsthal, e una sapienza psicologica che accenna a Jung: un delicato, esaltante processo di riappropriazione delle immagini, perché tornino a circolare nelle nostre vene. *Il re e il cadavere* apparve postumo nel 1948.

Heinrich Zimmer era un grande studioso dell’India, ma in questo libro – forse il suo più affascinante – ha voluto presentarsi come «dilettante fra i simboli». *Dilettante* significa qui colui che trova un inesauribile *diletto* nelle immagini, nelle storie che, rampollando di civiltà in civiltà, accompagnano la nostra memoria e, intrecciandosi le une con le altre, finiscono per avvolgerci in una rete che non ci è meno vicina della rete dei nostri nervi. Nodi di quella rete sono i simboli, e questo libro è dedicato appunto a «coloro che si dilettano di simboli, amano conversare con essi e amano vivere tenendoli continuamente presenti». Ai simboli si applica la sentenza delle *Upanisad* : «L’abbondanza si attinge dall’abbondanza, eppure l’abbondanza rimane». La loro ricchezza non viene intaccata dall’usura del tempo, e nessuna interpretazione riesce a sequestrarla. La loro muta presenza è un continuo invito ad affrontare il «compito interminabile di sondare le acque tenebrose del significato»: di quelle acque Zimmer è un mirabile traghettatore. Guidati da lui, ritroveremo in queste pagine le grandiose intemperanze degli dèi indù ma anche seguiremo la storia dell’avaro Abu Kasem e delle sue maligne babbucce, che non vogliono abbandonarlo, o quella del principe irlandese Conn-eda o le vicende di Lancillotto e Merlino, che qui si dispongono con luminosa precisione nel luogo che a loro è destinato sul manto incantato di Maya: l’uno come immagine dell’Amante, perennemente fedele nella sua infedeltà, l’altro come immagine del Mago, che alla fine preferisce lasciarsi ingannare dalla sua stessa magia. Zimmer non ha certo l’ingenua pretesa di strappare d’imperio il loro segreto a queste storie auguste e beffarde, sa che le storie vogliono innanzitutto continuare a essere raccontate e che, per cogliere il senso dell’Avventura, bisogna abbandonarsi all’avventura della narrazione. Così per questo libro ha inventato una forma peculiare e felice, che è insieme racconto e riflessione, in equilibrio fra una limpida arte narrativa, che ricorda Hofmannsthal, e una sapienza psicologica che accenna a Jung: un delicato, esaltante processo di riappropriazione delle immagini, perché tornino a circolare nelle nostre vene. *Il re e il cadavere* apparve postumo nel 1948.

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Il quinto servitore

Chi salva una vita salva il mondo intero. Un grido squarcia il velo della notte. È un nome ripetuto ossessivamente per le strade di Praga da una voce disperata. Il nome di una vittima. È una bambina. È cristiana. Ed è stata sgozzata il Venerdì santo del 1592. Il suo corpo dissanguato viene rinvenuto in una bottega ebraica. Benyamin Ben Akiva, quinto servitore del ghetto, si precipita sulla scena del crimine per far luce sull’accaduto, ma le cose si mettono subito malissimo. La folla reclama a gran voce una punizione esemplare che metta fine una volta per tutte alle sordide pratiche giudaiche: «Ogni anno gli ebrei ammazzano un cristiano per mescolarne il sangue al loro maledetto pane pasquale». Il proprietario della bottega finisce in catene con l’accusa di omicidio rituale, mentre la moglie e la figlia vengono affidate alle «cure» del vescovo Stempfel, l’inquisitore appena giunto in Boemia per estirpare la malapianta della stregoneria. E questa volta nemmeno la protezione dell’imperatore Rodolfo salverà gli ebrei dalla furia vendicatrice della popolazione cristiana. Benyamin ha solo tre giorni di tempo per trovare il vero colpevole e consegnarlo alle autorità, altrimenti il ghetto sarà raso al suolo. Perché salvare la vita del bottegaio vuol dire salvare tutto il suo popolo. Le sue uniche armi sono la sottile arte del ragionamento e la millenaria sapienza ereditata dai tanti rabbini che l’hanno preceduto. Ma nei meandri del ghetto si aggira una realtà ben più cruda dello spettro antisemita.

Chi salva una vita salva il mondo intero. Un grido squarcia il velo della notte. È un nome ripetuto ossessivamente per le strade di Praga da una voce disperata. Il nome di una vittima. È una bambina. È cristiana. Ed è stata sgozzata il Venerdì santo del 1592. Il suo corpo dissanguato viene rinvenuto in una bottega ebraica. Benyamin Ben Akiva, quinto servitore del ghetto, si precipita sulla scena del crimine per far luce sull’accaduto, ma le cose si mettono subito malissimo. La folla reclama a gran voce una punizione esemplare che metta fine una volta per tutte alle sordide pratiche giudaiche: «Ogni anno gli ebrei ammazzano un cristiano per mescolarne il sangue al loro maledetto pane pasquale». Il proprietario della bottega finisce in catene con l’accusa di omicidio rituale, mentre la moglie e la figlia vengono affidate alle «cure» del vescovo Stempfel, l’inquisitore appena giunto in Boemia per estirpare la malapianta della stregoneria. E questa volta nemmeno la protezione dell’imperatore Rodolfo salverà gli ebrei dalla furia vendicatrice della popolazione cristiana. Benyamin ha solo tre giorni di tempo per trovare il vero colpevole e consegnarlo alle autorità, altrimenti il ghetto sarà raso al suolo. Perché salvare la vita del bottegaio vuol dire salvare tutto il suo popolo. Le sue uniche armi sono la sottile arte del ragionamento e la millenaria sapienza ereditata dai tanti rabbini che l’hanno preceduto. Ma nei meandri del ghetto si aggira una realtà ben più cruda dello spettro antisemita.

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Il quarto giorno

Un fotocronista assassinato in circostanze inesplicabili, un autocarro carico di arance volatilizzato, due vincitrici di concorsi di bellezza – Miss Florida e Miss Texas – scomparse a loro volta; quindi due gruppi di giovani studenti con professori e accompagnatori in gita d’istruzione, sono da un momento all’altro, cancellati dalla faccia della terra; infine, altri fenomeni sempre più misteriosi e apparentemente privi di ogni significato si susseguono. Una forza senza nome incombe sulle città, minaccia la vita degli ignari abitanti. E questa forza ha nome Otto… Jelly Roos, giornalista famoso, dal linguaggio chiaro e spregiudicato, si impegna di far luce sui portentosi enigmi, e… ci perde la faccia. Chi è Otto? E chi è quel dottor Fang, ricchissimo e geniale, appassionato di mirmicologia al punto di ospitare innumerevoli formicai in un antico monastero del Texas che tutti credono disabitato? Il terrore sale a ogni pagina, raggiunge culrnini difficilmente superati dai precedenti capolavori della narrativa «gotica»; inorridito e affascinato, il lettore ben difficilmente potrà dimenticare questo gioiello di URANIA.
Copertina di Curt Caesar

Un fotocronista assassinato in circostanze inesplicabili, un autocarro carico di arance volatilizzato, due vincitrici di concorsi di bellezza – Miss Florida e Miss Texas – scomparse a loro volta; quindi due gruppi di giovani studenti con professori e accompagnatori in gita d’istruzione, sono da un momento all’altro, cancellati dalla faccia della terra; infine, altri fenomeni sempre più misteriosi e apparentemente privi di ogni significato si susseguono. Una forza senza nome incombe sulle città, minaccia la vita degli ignari abitanti. E questa forza ha nome Otto… Jelly Roos, giornalista famoso, dal linguaggio chiaro e spregiudicato, si impegna di far luce sui portentosi enigmi, e… ci perde la faccia. Chi è Otto? E chi è quel dottor Fang, ricchissimo e geniale, appassionato di mirmicologia al punto di ospitare innumerevoli formicai in un antico monastero del Texas che tutti credono disabitato? Il terrore sale a ogni pagina, raggiunge culrnini difficilmente superati dai precedenti capolavori della narrativa «gotica»; inorridito e affascinato, il lettore ben difficilmente potrà dimenticare questo gioiello di URANIA.
Copertina di Curt Caesar

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IL PIANETA DEL PIACERE

Il Comandante John Grimes, vecchio eroe dei romanzi della frontiera di Bertram Chandier, è decaduto dal suo antico grado e deve adattarsi a missioni spaziali meno illustri, di incerta resa economica e perfino di dubbio decoro. Deve insomma sbarcare il lunario come può, su e giù per il cosmo con la sua malconcia astronave Little Sister. Lui stesso, d’altra parte, è fisicamente piuttosto giù, per via d’una brutta avventura con degli animali osceni, la piccante Fenella Pruin non manca di rinfacciarglielo. Tutto sta adesso a vedere come se la caverà il vecchio Grimes con Fenella e altre due irrequiete figlie dello spazio, sul remoto pianeta che risponde ufficialmente al nome di New Venusberg.

Il Comandante John Grimes, vecchio eroe dei romanzi della frontiera di Bertram Chandier, è decaduto dal suo antico grado e deve adattarsi a missioni spaziali meno illustri, di incerta resa economica e perfino di dubbio decoro. Deve insomma sbarcare il lunario come può, su e giù per il cosmo con la sua malconcia astronave Little Sister. Lui stesso, d’altra parte, è fisicamente piuttosto giù, per via d’una brutta avventura con degli animali osceni, la piccante Fenella Pruin non manca di rinfacciarglielo. Tutto sta adesso a vedere come se la caverà il vecchio Grimes con Fenella e altre due irrequiete figlie dello spazio, sul remoto pianeta che risponde ufficialmente al nome di New Venusberg.

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Il Peccato Più Dolce

2 ROMANZI IN 1 – IL PECCATO PIU’ DOLCE di Vicki Lewis Thompson -Zach Powell conosce bene i tipi come Jeannette Trenton: avvocato inflessibile, cittadina fino al midollo, al Last Chance Ranch è fuoriposto come un pesce fuori d’acqua. La cosa buffa è che fino a poco tempo prima Zach era proprio come lei, malato di lavoro e alla ricerca della perfezione. Finché ha detto basta. Ora che Jeannette è venuta a cercarlo per rimediare a un errore del passato, Zach ha in mente di insegnarle un paio di regole sulla vita. A prendersela comoda, prima di tutto. A dare retta al proprio corpo e ai sensi. E a farsi travolgere dalla più dolce e perversa delle tentazioni. PRESTAZIONI FUORI ORARIO di Debbi Rawlins – Per un anno Sara Wells è stata una donna qualunque e ha flirtato deliziosamente con la libertà. Assistente del sexy avvocato Cody Shea, ha rappresentato un valido aiuto per lui, nonché una sensuale distrazione dagli affari. Ora però ha lasciato New York per Atlanta e ha ripreso la vita di ricchezze e privilegi che le spetta per nascita. Niente più lavoro. E niente più Cody. Chissà come sarebbe stato giocare a fare la tigre nel suo letto… Una telefonata del suo ex capo riaccende le speranze e l’eccitazione: lui è in città e vuole vederla!

2 ROMANZI IN 1 – IL PECCATO PIU’ DOLCE di Vicki Lewis Thompson -Zach Powell conosce bene i tipi come Jeannette Trenton: avvocato inflessibile, cittadina fino al midollo, al Last Chance Ranch è fuoriposto come un pesce fuori d’acqua. La cosa buffa è che fino a poco tempo prima Zach era proprio come lei, malato di lavoro e alla ricerca della perfezione. Finché ha detto basta. Ora che Jeannette è venuta a cercarlo per rimediare a un errore del passato, Zach ha in mente di insegnarle un paio di regole sulla vita. A prendersela comoda, prima di tutto. A dare retta al proprio corpo e ai sensi. E a farsi travolgere dalla più dolce e perversa delle tentazioni. PRESTAZIONI FUORI ORARIO di Debbi Rawlins – Per un anno Sara Wells è stata una donna qualunque e ha flirtato deliziosamente con la libertà. Assistente del sexy avvocato Cody Shea, ha rappresentato un valido aiuto per lui, nonché una sensuale distrazione dagli affari. Ora però ha lasciato New York per Atlanta e ha ripreso la vita di ricchezze e privilegi che le spetta per nascita. Niente più lavoro. E niente più Cody. Chissà come sarebbe stato giocare a fare la tigre nel suo letto… Una telefonata del suo ex capo riaccende le speranze e l’eccitazione: lui è in città e vuole vederla!

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Il paese delle stelle nascoste

Per tutta la vita, Sara non ha tatto che fuggire: dalla sua infanzia, dal suo paese, da suo padre. È arrivata persine a cambiarsi il nome. Sara. Due sillabe facili per cancellare i suoni dissonanti di Afsaneh. Ha giocato a essere qualcun altro, per integrarsi ed essere accettata. Ma a forza di conformarsi, un giorno ha compreso che non sapeva più chi era. Per questo, dopo 27 anni, decide di tornare in Iran. Il mondo cosmopolita della sua infanzia non c’è più. Ora sull’aereo della Iranair l’altoparlante esordisce con “nel nome di Dio clemente e misericordioso” e su ogni sedile una bussola indica la direzione della Mecca. Ma poi, quello che Sara trova, è un mondo schizofrenico, che in superficie si adegua ai precetti fondamentalisti, ma sotto li trasgredisce tutti. I giovani fanno feste, bevono, guardano film proibiti, si raccontano barzellette sul presidente, e le donne sotto il velo indossano minigonne e abiti attillati, si truccano, criticano e resistono. Anche se i rischi non mancano, e può succedere che a una ragazza sorpresa a una festa durante un’irruzione di polizia venga inflitta una pena di 70 frustate e l’umiliazione del controllo dell’imene. Straniera nel suo paese, Sara cerca di decifrare l’Iran, e intanto va alla ricerca del suo passato.

Per tutta la vita, Sara non ha tatto che fuggire: dalla sua infanzia, dal suo paese, da suo padre. È arrivata persine a cambiarsi il nome. Sara. Due sillabe facili per cancellare i suoni dissonanti di Afsaneh. Ha giocato a essere qualcun altro, per integrarsi ed essere accettata. Ma a forza di conformarsi, un giorno ha compreso che non sapeva più chi era. Per questo, dopo 27 anni, decide di tornare in Iran. Il mondo cosmopolita della sua infanzia non c’è più. Ora sull’aereo della Iranair l’altoparlante esordisce con “nel nome di Dio clemente e misericordioso” e su ogni sedile una bussola indica la direzione della Mecca. Ma poi, quello che Sara trova, è un mondo schizofrenico, che in superficie si adegua ai precetti fondamentalisti, ma sotto li trasgredisce tutti. I giovani fanno feste, bevono, guardano film proibiti, si raccontano barzellette sul presidente, e le donne sotto il velo indossano minigonne e abiti attillati, si truccano, criticano e resistono. Anche se i rischi non mancano, e può succedere che a una ragazza sorpresa a una festa durante un’irruzione di polizia venga inflitta una pena di 70 frustate e l’umiliazione del controllo dell’imene. Straniera nel suo paese, Sara cerca di decifrare l’Iran, e intanto va alla ricerca del suo passato.

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Il nostro padrone

“Il nostro padrone” di questo romanzo di Grazia Deledda è Dio, padrone del destino di uomini e cose.
La storia ha inizio con il ritorno a Nuoro di Pietro Maria Dejana, vecchio possidente terriero che ha perduto la sua fortuna in seguito all’arresto per un antico delitto. Oltre i beni ha perso anche il sogno giovanile di prendere i voti in seguito all’uccisione del patrigno Lurisincu, uomo vile e brutale.
Pietro, il cui temperamento passionale ed irruento è stato mitigato dal carcere.
Nei lunghi anni trascorsi a ripensare ai suoi errori, la sua fede si è rafforzata (tutti a Nuoro lo chiamano Gerusalemme) e quasi plasmata in un’idea deformata della penitenza, tanto che per espiare i suoi errori vuole sposare Marieléne, che era stata un tempo la sua amante.
La strada di Predu Maria si incrocia con quella del carbonaio toscano Aldo Bruno Papi. Bruno si è convinto che il matrimonio con Marieléne sarebbe stato assai vantaggioso per la sua carriera, anche grazie alla dote cospicua, ed ha incominciato a farle una corte serrata. Bruno, però, è anche innamorato della giovane e bella Sebastiana.
Alla fine sarà “il nostro padrone”, cioè Dio, travestito da destino, che deciderà quello che dovrà succedere, e lo farà avvenire.
Maria Grazia Cosima Deledda è nata a Nuoro, penultima di sei figli, in una famiglia benestante, il 27 settembre 1871. E’ stata la seconda donna a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1926. Morirà a Roma, all’età di 64 anni, il 15 agosto 1936.

“Il nostro padrone” di questo romanzo di Grazia Deledda è Dio, padrone del destino di uomini e cose.
La storia ha inizio con il ritorno a Nuoro di Pietro Maria Dejana, vecchio possidente terriero che ha perduto la sua fortuna in seguito all’arresto per un antico delitto. Oltre i beni ha perso anche il sogno giovanile di prendere i voti in seguito all’uccisione del patrigno Lurisincu, uomo vile e brutale.
Pietro, il cui temperamento passionale ed irruento è stato mitigato dal carcere.
Nei lunghi anni trascorsi a ripensare ai suoi errori, la sua fede si è rafforzata (tutti a Nuoro lo chiamano Gerusalemme) e quasi plasmata in un’idea deformata della penitenza, tanto che per espiare i suoi errori vuole sposare Marieléne, che era stata un tempo la sua amante.
La strada di Predu Maria si incrocia con quella del carbonaio toscano Aldo Bruno Papi. Bruno si è convinto che il matrimonio con Marieléne sarebbe stato assai vantaggioso per la sua carriera, anche grazie alla dote cospicua, ed ha incominciato a farle una corte serrata. Bruno, però, è anche innamorato della giovane e bella Sebastiana.
Alla fine sarà “il nostro padrone”, cioè Dio, travestito da destino, che deciderà quello che dovrà succedere, e lo farà avvenire.
Maria Grazia Cosima Deledda è nata a Nuoro, penultima di sei figli, in una famiglia benestante, il 27 settembre 1871. E’ stata la seconda donna a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1926. Morirà a Roma, all’età di 64 anni, il 15 agosto 1936.

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Il Mondo E Thorinn

Una delle più gradite sorprese riservateci negli ultimi anni è il ritorno alla fantascienza di Damon Knight, il cui talento di narratore non si è per nulla appannato col tempo: Il mondo e Thorinn è forse il romanzo più brillante che abbia scritto dopo Il lastrico dell’inferno. Giovanotto alle prime armi, Thorinn si getta a capofitto (é proprio il caso di dirlo) in un viaggio di ricerca che lo porta a scoprire l’autentica realtà del mondo in cui vive. Ed ecco, in un ideale sommario, le principali avventure di Thorinn alle prese con i misteri della sua terra: 1.Scopre di non essere il figlio di suo padre e precipita nel Mondo di Sotto; 2.”Cade” in Paradiso e si accorge quanto sia più facile entarvi che uscirne; 3.E’ ospite di un branco di demoni e li ripaga di egual moneta; 4.Viene fatto prigioniero su una macchina volante che lo porta sempre più giù nel Mondo di Sotto; 5.Infine, si vede offrire il mondo a un certo prezzo e scopre… il suo vero nome. Non perdete questo romanzo!

Una delle più gradite sorprese riservateci negli ultimi anni è il ritorno alla fantascienza di Damon Knight, il cui talento di narratore non si è per nulla appannato col tempo: Il mondo e Thorinn è forse il romanzo più brillante che abbia scritto dopo Il lastrico dell’inferno. Giovanotto alle prime armi, Thorinn si getta a capofitto (é proprio il caso di dirlo) in un viaggio di ricerca che lo porta a scoprire l’autentica realtà del mondo in cui vive. Ed ecco, in un ideale sommario, le principali avventure di Thorinn alle prese con i misteri della sua terra: 1.Scopre di non essere il figlio di suo padre e precipita nel Mondo di Sotto; 2.”Cade” in Paradiso e si accorge quanto sia più facile entarvi che uscirne; 3.E’ ospite di un branco di demoni e li ripaga di egual moneta; 4.Viene fatto prigioniero su una macchina volante che lo porta sempre più giù nel Mondo di Sotto; 5.Infine, si vede offrire il mondo a un certo prezzo e scopre… il suo vero nome. Non perdete questo romanzo!

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Il mondo di Parmenide. Alla scoperta della filosofia presocratica

In questo volume, che rappresenta l’ultima grande opera di Popper, l’autore guida il lettore alla scoperta della filosofia presocratica. Il Parmenide razionalista e il Senofane congetturalista di Popper emergono come figure emblematiche in un dialogo serrato che coinvolge tutti i primi filosofi occidentali: da Talete ad Eraclito, da Anassimandro a Socrate e Platone, in una prospettiva nella quale Aristotele è rappresentato come il “killer” del razionalismo critico.

In questo volume, che rappresenta l’ultima grande opera di Popper, l’autore guida il lettore alla scoperta della filosofia presocratica. Il Parmenide razionalista e il Senofane congetturalista di Popper emergono come figure emblematiche in un dialogo serrato che coinvolge tutti i primi filosofi occidentali: da Talete ad Eraclito, da Anassimandro a Socrate e Platone, in una prospettiva nella quale Aristotele è rappresentato come il “killer” del razionalismo critico.

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