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Non Evocare Il Male

Testardo e meditabondo, Asher Ellison si trova a dover sacrificare ogni cosa per proteggere la sua donna, anche se questo vuol dire andarsene per sempre. Rivendicare la sua anima gemella significherebbe metterla in pericolo di vita, e questo sexy orso mutaforma finirebbe all’inferno piuttosto che farla soffrire. La sua è una vita tranquilla. Vuota. Solitaria. Ma la sua arida esistenza è niente, se paragonata al pericolo che deve affrontare Kira… l’unica soluzione è la fuga.
Ma qualcuno non è d’accordo. Quando Kira viene rapita, Asher capisce che forse ha commesso un terribile errore. E quando la ragazza gli viene praticamente gettata in grembo, il cuore e la mente di Asher cominciano una guerra senza esclusione di colpi. Il suo cuore – e il suo orso – vogliono la loro compagna, vogliono stare con lei per sempre, e al diavolo le conseguenze.
A Kira basta guardare gli occhi scuri di Asher per capire di essere nei guai. Asher è di gran lunga più pericoloso dei suoi nemici. Lei lo ama, e lui le spezza il cuore in un milione di pezzettini. E il cuore spezzato di Kira non guarirà mai del tutto. Vederlo di nuovo è una tortura. Ma affrontare le minacce mortali senza l’aiuto del devastante potere di Asher non è contemplabile. Né lo è rinnegare il desiderio nel suo cuore ferito.
Il destino e l’amore si combattono, e Kira e Asher dovranno smuovere mari e monti per affrontare i loro demoni… e dare una seconda opportunità al loro amore dirompente.
Non evocare il male è una cavalcata sensuale ed eccitante, la seconda della serie dei Guardiani Alfa. Se amate le avventure dei mutaforma con un pizzico di donne formose, torride storie d’amore con tanta magia da farvi venire i brividi, e un lieto fine da capogiro, allora questa è la storia che fa per voi!

Testardo e meditabondo, Asher Ellison si trova a dover sacrificare ogni cosa per proteggere la sua donna, anche se questo vuol dire andarsene per sempre. Rivendicare la sua anima gemella significherebbe metterla in pericolo di vita, e questo sexy orso mutaforma finirebbe all’inferno piuttosto che farla soffrire. La sua è una vita tranquilla. Vuota. Solitaria. Ma la sua arida esistenza è niente, se paragonata al pericolo che deve affrontare Kira… l’unica soluzione è la fuga.
Ma qualcuno non è d’accordo. Quando Kira viene rapita, Asher capisce che forse ha commesso un terribile errore. E quando la ragazza gli viene praticamente gettata in grembo, il cuore e la mente di Asher cominciano una guerra senza esclusione di colpi. Il suo cuore – e il suo orso – vogliono la loro compagna, vogliono stare con lei per sempre, e al diavolo le conseguenze.
A Kira basta guardare gli occhi scuri di Asher per capire di essere nei guai. Asher è di gran lunga più pericoloso dei suoi nemici. Lei lo ama, e lui le spezza il cuore in un milione di pezzettini. E il cuore spezzato di Kira non guarirà mai del tutto. Vederlo di nuovo è una tortura. Ma affrontare le minacce mortali senza l’aiuto del devastante potere di Asher non è contemplabile. Né lo è rinnegare il desiderio nel suo cuore ferito.
Il destino e l’amore si combattono, e Kira e Asher dovranno smuovere mari e monti per affrontare i loro demoni… e dare una seconda opportunità al loro amore dirompente.
Non evocare il male è una cavalcata sensuale ed eccitante, la seconda della serie dei Guardiani Alfa. Se amate le avventure dei mutaforma con un pizzico di donne formose, torride storie d’amore con tanta magia da farvi venire i brividi, e un lieto fine da capogiro, allora questa è la storia che fa per voi!

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Non dire cazzo

«C’è un grosso equivoco dietro ciò che leggerete, che mi tocca molto da vicino in quanto Figlio Numero Uno, il cui unico ruolo nel romanzo è far sorridere il lettore con le proprie sfighe adolescenziali in mezzo alle tragedie-che-fanno- piangere-però-sono-raccontate-con-leggerezza della vita di mia madre, tra cui il filone in perfetto stile ‘Quasi Amici’ di mio nonno in ospedale, che se lo leggesse so che si incazzerebbe più di me.
Mi sento perciò in dovere di precisare alcune cose. Il primo punto è la sottile linea di demarcazione tra autobiografia e finzione letteraria che l’autrice si ostina a dichiarare evidente e scontata. Non vedo come sia possibile, dato che nemmeno io, personaggio partecipe in prima persona, mi accorgo della distinzione. Quindi la mia priorità assoluta è chiarire a tutti che ogni singolo episodio che riguarda me è, per utilizzare i termini da intellettualoide damsiana di mia madre, un espediente narrativo il cui fine è quello di evitare al lettore di tagliarsi le palle tra un monologo depresso di lei sola a lavorare a Clear Valley e un monologo depresso di lei sola a lavorare a Jesi.
Che poi non le mancavano gli espedienti narrativi per strappare due risate. La luna di miele in stile commedia-americana-con-Ben-Stiller dove la mettiamo? E tutti gli episodi della ‘pisina’? Mio fratello, Numero Due, praticamente, è un fenomeno da baraccone; non appena crescerà e leggerà questo libro, nella migliore delle ipotesi scapperà di casa, nella peggiore diventerà un serial killer.
Per non parlare della possibilità che questa invenzione di pura fantascienza – ci tengo a sottolinearlo – diventi famosa. Io sarei costretto a cambiare paese, per dire. Ma è un’ipotesi molto remota. Voglio dire, senza offesa eh mà, tu scrivi come Foster Wallace e dentro c’è tutto: c’è lo sfoggio del tuo bagaglio musicale con i continui occhiolini che strizzi al lettore, c’è persino la critica sociale attraverso le chat WhatsApp delle mamme… Però è una raccolta di post di Facebook, non può diventare famoso, cazzo, anche se va detto che come lettura da cesso è ottima.
L’unica cosa a cui devo stare attento è che nessuno sotto la soglia dei venticinque anni si impossessi di una copia. Nel frattempo, mi raccomando, in attesa della mia versione più veritiera (Non rompere il cazzo), non datele troppo retta.» Dalla postfazione di Numero Uno Francesca Rimondi vive a Bologna con tre uomini. Per lavoro corregge libri di scuola. Ha quarantatré anni.
[www.facebook.com/francesca.rimondi](http://www.facebook.com/francesca.rimondi) «Mamma, tu hai mai fatto sesso?» «Mamma, ma tu ti droghi?» «Mamma, ma tu lo sai cos’è il gioco della bottiglia?» «Mamma, ma tu non hai mai fatto sesso quando io ero in casa, vero?» «Mamma, che cos’è un tampax?» «Mi fai vedere il video dei Green Day su Youtube?» «Mi fai vedere Youtube?» «Mamma, quando nasce Numero Due posso andare a vivere a casa di Tuper Tario?» «Posso stare sveglio tutta la notte venerdì?» «Posso guardare L’Esorcista?» «Posso guardare Nightmare?» «Posso guardare Shining?» «Possiamo andare avanti veloce nelle scene dove si baciano?» «Possiamo evitare di guardare film d’amore?» «Possiamo evitare di salutarci con il bacino allo scuolabus?»

«C’è un grosso equivoco dietro ciò che leggerete, che mi tocca molto da vicino in quanto Figlio Numero Uno, il cui unico ruolo nel romanzo è far sorridere il lettore con le proprie sfighe adolescenziali in mezzo alle tragedie-che-fanno- piangere-però-sono-raccontate-con-leggerezza della vita di mia madre, tra cui il filone in perfetto stile ‘Quasi Amici’ di mio nonno in ospedale, che se lo leggesse so che si incazzerebbe più di me.
Mi sento perciò in dovere di precisare alcune cose. Il primo punto è la sottile linea di demarcazione tra autobiografia e finzione letteraria che l’autrice si ostina a dichiarare evidente e scontata. Non vedo come sia possibile, dato che nemmeno io, personaggio partecipe in prima persona, mi accorgo della distinzione. Quindi la mia priorità assoluta è chiarire a tutti che ogni singolo episodio che riguarda me è, per utilizzare i termini da intellettualoide damsiana di mia madre, un espediente narrativo il cui fine è quello di evitare al lettore di tagliarsi le palle tra un monologo depresso di lei sola a lavorare a Clear Valley e un monologo depresso di lei sola a lavorare a Jesi.
Che poi non le mancavano gli espedienti narrativi per strappare due risate. La luna di miele in stile commedia-americana-con-Ben-Stiller dove la mettiamo? E tutti gli episodi della ‘pisina’? Mio fratello, Numero Due, praticamente, è un fenomeno da baraccone; non appena crescerà e leggerà questo libro, nella migliore delle ipotesi scapperà di casa, nella peggiore diventerà un serial killer.
Per non parlare della possibilità che questa invenzione di pura fantascienza – ci tengo a sottolinearlo – diventi famosa. Io sarei costretto a cambiare paese, per dire. Ma è un’ipotesi molto remota. Voglio dire, senza offesa eh mà, tu scrivi come Foster Wallace e dentro c’è tutto: c’è lo sfoggio del tuo bagaglio musicale con i continui occhiolini che strizzi al lettore, c’è persino la critica sociale attraverso le chat WhatsApp delle mamme… Però è una raccolta di post di Facebook, non può diventare famoso, cazzo, anche se va detto che come lettura da cesso è ottima.
L’unica cosa a cui devo stare attento è che nessuno sotto la soglia dei venticinque anni si impossessi di una copia. Nel frattempo, mi raccomando, in attesa della mia versione più veritiera (Non rompere il cazzo), non datele troppo retta.» Dalla postfazione di Numero Uno Francesca Rimondi vive a Bologna con tre uomini. Per lavoro corregge libri di scuola. Ha quarantatré anni.
[www.facebook.com/francesca.rimondi](http://www.facebook.com/francesca.rimondi) «Mamma, tu hai mai fatto sesso?» «Mamma, ma tu ti droghi?» «Mamma, ma tu lo sai cos’è il gioco della bottiglia?» «Mamma, ma tu non hai mai fatto sesso quando io ero in casa, vero?» «Mamma, che cos’è un tampax?» «Mi fai vedere il video dei Green Day su Youtube?» «Mi fai vedere Youtube?» «Mamma, quando nasce Numero Due posso andare a vivere a casa di Tuper Tario?» «Posso stare sveglio tutta la notte venerdì?» «Posso guardare L’Esorcista?» «Posso guardare Nightmare?» «Posso guardare Shining?» «Possiamo andare avanti veloce nelle scene dove si baciano?» «Possiamo evitare di guardare film d’amore?» «Possiamo evitare di salutarci con il bacino allo scuolabus?»

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Nightwalkers, I figli del tramonto

L’aurora boreale è un fenomeno comune in Alaska, ma non in pieno giorno. Un evento straordinario, che per qualcuno è un indizio della presenza di Jude Westwick. La sua vita da adolescente ribelle nella cittadina di Twindale, Massachusetts, ora non è che un ricordo. Dopo aver scoperto la sua natura non totalmente umana e aver appreso di essere la reincarnazione di un demone, Jude ha dovuto lasciarsi alle spalle la scuola, gli amici, Amber, a cui lo lega un vincolo speciale, e Emily, l’amore della sua vita. Connor, l’uomo che gli ha fatto da padre, lo ha convinto che l’unico modo per sfuggire alla setta al servizio del Male, sia isolarsi e portare avanti l’addestramento che gli consentirà di padroneggiare i suoi straordinari poteri. Ma Connor è un traditore, e il suo vero scopo è trascinare il ragazzo nell’oscurità. Per questo, lasciata l’Alaska, è a Manhattan, dove il vizio si annida e il Male alberga da sempre, che Jude dovrà concludere la sua formazione. “Fa’ ciò che vuoi sarà l’unica legge”: una tentazione non da poco per un ragazzo di neanche vent’anni. Ma qualcosa della sua vecchia vita continua a esercitare un richiamo che lui non può ignorare. Qualcuno che non ha mai dimenticato lo sta aspettando. E per Jude è arrivato il momento di scegliere.

L’aurora boreale è un fenomeno comune in Alaska, ma non in pieno giorno. Un evento straordinario, che per qualcuno è un indizio della presenza di Jude Westwick. La sua vita da adolescente ribelle nella cittadina di Twindale, Massachusetts, ora non è che un ricordo. Dopo aver scoperto la sua natura non totalmente umana e aver appreso di essere la reincarnazione di un demone, Jude ha dovuto lasciarsi alle spalle la scuola, gli amici, Amber, a cui lo lega un vincolo speciale, e Emily, l’amore della sua vita. Connor, l’uomo che gli ha fatto da padre, lo ha convinto che l’unico modo per sfuggire alla setta al servizio del Male, sia isolarsi e portare avanti l’addestramento che gli consentirà di padroneggiare i suoi straordinari poteri. Ma Connor è un traditore, e il suo vero scopo è trascinare il ragazzo nell’oscurità. Per questo, lasciata l’Alaska, è a Manhattan, dove il vizio si annida e il Male alberga da sempre, che Jude dovrà concludere la sua formazione. “Fa’ ciò che vuoi sarà l’unica legge”: una tentazione non da poco per un ragazzo di neanche vent’anni. Ma qualcosa della sua vecchia vita continua a esercitare un richiamo che lui non può ignorare. Qualcuno che non ha mai dimenticato lo sta aspettando. E per Jude è arrivato il momento di scegliere.

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Nietzsche. Una guida

La filosofia di Nietzsche continua a essere accolta con un certo sospetto per lo stile appassionato e non imparziale, spesso violento, per la forma frammentaria e per una sua forte vocazione critico-distruttiva verso la ragione occidentale. A cento anni dalla sua morte, Nietzsche, Una guida tenta la ricostruzione organica e sistematica di un pensiero sparso in aforismi spesso utilizzato in maniera enfatica e oracolare oppure ridotto a un generico nichilismo senza prospettive. Nella prima parte di questa “guida” viene analizzata l’idea di volontà e le sue espressioni nella conoscenza, nella natura, nella società, nel singolo individuo e nell’arte. Si passa poi al perno della filosofia nietzscheana, al concetto di eterno ritorno, strettamente connesso al tema del nichilismo. Nella ricostruzione di Katja Galimberti il nichilismo nietzscheano si rivela non tanto nella parziale accezzione passiva e decadente ma soprattutto in quella attività, condizione necessaria per inaugurare un tipo d’uomo nuovo che scavalca le definizioni della filosofia occidentale. Il volume si chiude con un’escursione tra le principalli interpretazioni di Nietzsche: da quelle classiche di Jaspers, Heidegger e Jumg alle elaborazioni di Bataille e Deleuze fino alle letture dei principali studiosi italiani contemporanei, da Colli a Vattimo, da Cacciari a Severino.

La filosofia di Nietzsche continua a essere accolta con un certo sospetto per lo stile appassionato e non imparziale, spesso violento, per la forma frammentaria e per una sua forte vocazione critico-distruttiva verso la ragione occidentale. A cento anni dalla sua morte, Nietzsche, Una guida tenta la ricostruzione organica e sistematica di un pensiero sparso in aforismi spesso utilizzato in maniera enfatica e oracolare oppure ridotto a un generico nichilismo senza prospettive. Nella prima parte di questa “guida” viene analizzata l’idea di volontà e le sue espressioni nella conoscenza, nella natura, nella società, nel singolo individuo e nell’arte. Si passa poi al perno della filosofia nietzscheana, al concetto di eterno ritorno, strettamente connesso al tema del nichilismo. Nella ricostruzione di Katja Galimberti il nichilismo nietzscheano si rivela non tanto nella parziale accezzione passiva e decadente ma soprattutto in quella attività, condizione necessaria per inaugurare un tipo d’uomo nuovo che scavalca le definizioni della filosofia occidentale. Il volume si chiude con un’escursione tra le principalli interpretazioni di Nietzsche: da quelle classiche di Jaspers, Heidegger e Jumg alle elaborazioni di Bataille e Deleuze fino alle letture dei principali studiosi italiani contemporanei, da Colli a Vattimo, da Cacciari a Severino.

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Nessuna distanza

“Nessuna distanza potrà separarci, perché nulla potrà mai più tenermi lontano da lei.”
Sei anni di silenzi. Sei anni di lontananza. Sei anni di parole lasciate a metà.
Sono trascorsi sei anni da quando Megan ha lasciato la sua vita a Lafayette e Noah, il suo migliore amico. Troppe le domande senza risposta, troppi i sentimenti in sospeso. Ma se Megan fosse tornata per combattere questa volta e per rivelare a Noah il segreto peggiore di tutti? E se lui non fosse in grado di perdonare e di prendere le distanze dalla sua nuova vita senza di lei? Talvolta, il confine tra amicizia e amore è molto sottile: oltrepassarlo è un attimo, tornare indietro è impossibile.
Arriva per la Brightlove la penna delicata ed emozionante di Marta Arvati, con un New Adult autoconclusivo sull’altra metà di noi, ovunque essa sia. Perché ci sono amori che ti solcano la pelle, che ti scavano il cuore e che hanno bisogno di fare dei giri immensi, prima di tornare a casa. A volte, la lontananza unisce più di qualunque addio.
La Brightlove seleziona e pubblica romanzi inediti di genere Young Adult, New Adult e Chick lit
**
### Sinossi
“Nessuna distanza potrà separarci, perché nulla potrà mai più tenermi lontano da lei.”
Sei anni di silenzi. Sei anni di lontananza. Sei anni di parole lasciate a metà.
Sono trascorsi sei anni da quando Megan ha lasciato la sua vita a Lafayette e Noah, il suo migliore amico. Troppe le domande senza risposta, troppi i sentimenti in sospeso. Ma se Megan fosse tornata per combattere questa volta e per rivelare a Noah il segreto peggiore di tutti? E se lui non fosse in grado di perdonare e di prendere le distanze dalla sua nuova vita senza di lei? Talvolta, il confine tra amicizia e amore è molto sottile: oltrepassarlo è un attimo, tornare indietro è impossibile.
Arriva per la Brightlove la penna delicata ed emozionante di Marta Arvati, con un New Adult autoconclusivo sull’altra metà di noi, ovunque essa sia. Perché ci sono amori che ti solcano la pelle, che ti scavano il cuore e che hanno bisogno di fare dei giri immensi, prima di tornare a casa. A volte, la lontananza unisce più di qualunque addio.
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“Nessuna distanza potrà separarci, perché nulla potrà mai più tenermi lontano da lei.”
Sei anni di silenzi. Sei anni di lontananza. Sei anni di parole lasciate a metà.
Sono trascorsi sei anni da quando Megan ha lasciato la sua vita a Lafayette e Noah, il suo migliore amico. Troppe le domande senza risposta, troppi i sentimenti in sospeso. Ma se Megan fosse tornata per combattere questa volta e per rivelare a Noah il segreto peggiore di tutti? E se lui non fosse in grado di perdonare e di prendere le distanze dalla sua nuova vita senza di lei? Talvolta, il confine tra amicizia e amore è molto sottile: oltrepassarlo è un attimo, tornare indietro è impossibile.
Arriva per la Brightlove la penna delicata ed emozionante di Marta Arvati, con un New Adult autoconclusivo sull’altra metà di noi, ovunque essa sia. Perché ci sono amori che ti solcano la pelle, che ti scavano il cuore e che hanno bisogno di fare dei giri immensi, prima di tornare a casa. A volte, la lontananza unisce più di qualunque addio.
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### Sinossi
“Nessuna distanza potrà separarci, perché nulla potrà mai più tenermi lontano da lei.”
Sei anni di silenzi. Sei anni di lontananza. Sei anni di parole lasciate a metà.
Sono trascorsi sei anni da quando Megan ha lasciato la sua vita a Lafayette e Noah, il suo migliore amico. Troppe le domande senza risposta, troppi i sentimenti in sospeso. Ma se Megan fosse tornata per combattere questa volta e per rivelare a Noah il segreto peggiore di tutti? E se lui non fosse in grado di perdonare e di prendere le distanze dalla sua nuova vita senza di lei? Talvolta, il confine tra amicizia e amore è molto sottile: oltrepassarlo è un attimo, tornare indietro è impossibile.
Arriva per la Brightlove la penna delicata ed emozionante di Marta Arvati, con un New Adult autoconclusivo sull’altra metà di noi, ovunque essa sia. Perché ci sono amori che ti solcano la pelle, che ti scavano il cuore e che hanno bisogno di fare dei giri immensi, prima di tornare a casa. A volte, la lontananza unisce più di qualunque addio.
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Nello Sciame

La trasparenza e i dispositivi digitali hanno cambiato gli uomini e il loro modo di pensare. Alla comunicazione in presenza, alla capacità di analisi e alla visione del futuro si sono sostituiti interlocutori fantasmatici immersi in un presente continuo e sempre visualizzabile attraverso uno schermo. Il soggetto capace di annullarsi in una folla che marcia per un’azione comune, ha ceduto il passo a uno sciame digitale di individui anonimi e isolati, che si muovono disordinati e imprevedibili come insetti. Han si interroga su ciò che accade quando una società – la nostra – rinuncia al racconto di sé per contare i “mi piace”, quando il privato si trasforma in un pubblico che cannibalizza l’intimità e la privacy. E su che cosa comporta abdicare al significato e al senso per un’informazione ovunque reperibile ma spesso non attendibile.

La trasparenza e i dispositivi digitali hanno cambiato gli uomini e il loro modo di pensare. Alla comunicazione in presenza, alla capacità di analisi e alla visione del futuro si sono sostituiti interlocutori fantasmatici immersi in un presente continuo e sempre visualizzabile attraverso uno schermo. Il soggetto capace di annullarsi in una folla che marcia per un’azione comune, ha ceduto il passo a uno sciame digitale di individui anonimi e isolati, che si muovono disordinati e imprevedibili come insetti. Han si interroga su ciò che accade quando una società – la nostra – rinuncia al racconto di sé per contare i “mi piace”, quando il privato si trasforma in un pubblico che cannibalizza l’intimità e la privacy. E su che cosa comporta abdicare al significato e al senso per un’informazione ovunque reperibile ma spesso non attendibile.

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Né di Eva né di Adamo

Amélie torna in Giappone ma abbandona i tragicomici panni di impiegata nella multinazionale Yumimoto, vicenda narrata in Stupore e tremori, e si concentra sulle peripezie sentimentali di quel periodo. Rinri è il suo fidanzato giapponese, bello e ricco, li lega un amore bizzarro ma non privo di poesia, raccontato con il solito umorismo, affondando lo sguardo chirurgico che le è proprio nell’incandescente universo dell’amore. Ma l’emozione più grande e la relazione più forte è ancora una volta quella che lega l’autrice al paese in cui è nata, e dove ha trascorso gli anni mitici dell’infanzia. **
### Sinossi
Amélie torna in Giappone ma abbandona i tragicomici panni di impiegata nella multinazionale Yumimoto, vicenda narrata in Stupore e tremori, e si concentra sulle peripezie sentimentali di quel periodo. Rinri è il suo fidanzato giapponese, bello e ricco, li lega un amore bizzarro ma non privo di poesia, raccontato con il solito umorismo, affondando lo sguardo chirurgico che le è proprio nell’incandescente universo dell’amore. Ma l’emozione più grande e la relazione più forte è ancora una volta quella che lega l’autrice al paese in cui è nata, e dove ha trascorso gli anni mitici dell’infanzia.

Amélie torna in Giappone ma abbandona i tragicomici panni di impiegata nella multinazionale Yumimoto, vicenda narrata in Stupore e tremori, e si concentra sulle peripezie sentimentali di quel periodo. Rinri è il suo fidanzato giapponese, bello e ricco, li lega un amore bizzarro ma non privo di poesia, raccontato con il solito umorismo, affondando lo sguardo chirurgico che le è proprio nell’incandescente universo dell’amore. Ma l’emozione più grande e la relazione più forte è ancora una volta quella che lega l’autrice al paese in cui è nata, e dove ha trascorso gli anni mitici dell’infanzia. **
### Sinossi
Amélie torna in Giappone ma abbandona i tragicomici panni di impiegata nella multinazionale Yumimoto, vicenda narrata in Stupore e tremori, e si concentra sulle peripezie sentimentali di quel periodo. Rinri è il suo fidanzato giapponese, bello e ricco, li lega un amore bizzarro ma non privo di poesia, raccontato con il solito umorismo, affondando lo sguardo chirurgico che le è proprio nell’incandescente universo dell’amore. Ma l’emozione più grande e la relazione più forte è ancora una volta quella che lega l’autrice al paese in cui è nata, e dove ha trascorso gli anni mitici dell’infanzia.

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Nazionalismi

Da qualche anno l’Europa è alle prese con l’avanzata di movimenti nazionalisti e ultraconservatori, che oggi amano farsi chiamare sovranisti. Il fenomeno riguarda, con caratteristiche e intensità diverse, tutto il continente, ma l’offensiva della destra illiberale è partita dall’Europa centrale e orientale. Sei interviste con intellettuali, storici, scrittori e politologi di altrettanti
paesi – Ungheria, Polonia, Croazia, Austria, Romania e Russia – per capire i contorni e i contenuti di questa controrivoluzione conservatrice e individuarne le radici storiche, sociali e culturali. **
### Sinossi
Da qualche anno l’Europa è alle prese con l’avanzata di movimenti nazionalisti e ultraconservatori, che oggi amano farsi chiamare sovranisti. Il fenomeno riguarda, con caratteristiche e intensità diverse, tutto il continente, ma l’offensiva della destra illiberale è partita dall’Europa centrale e orientale. Sei interviste con intellettuali, storici, scrittori e politologi di altrettanti
paesi – Ungheria, Polonia, Croazia, Austria, Romania e Russia – per capire i contorni e i contenuti di questa controrivoluzione conservatrice e individuarne le radici storiche, sociali e culturali.

Da qualche anno l’Europa è alle prese con l’avanzata di movimenti nazionalisti e ultraconservatori, che oggi amano farsi chiamare sovranisti. Il fenomeno riguarda, con caratteristiche e intensità diverse, tutto il continente, ma l’offensiva della destra illiberale è partita dall’Europa centrale e orientale. Sei interviste con intellettuali, storici, scrittori e politologi di altrettanti
paesi – Ungheria, Polonia, Croazia, Austria, Romania e Russia – per capire i contorni e i contenuti di questa controrivoluzione conservatrice e individuarne le radici storiche, sociali e culturali. **
### Sinossi
Da qualche anno l’Europa è alle prese con l’avanzata di movimenti nazionalisti e ultraconservatori, che oggi amano farsi chiamare sovranisti. Il fenomeno riguarda, con caratteristiche e intensità diverse, tutto il continente, ma l’offensiva della destra illiberale è partita dall’Europa centrale e orientale. Sei interviste con intellettuali, storici, scrittori e politologi di altrettanti
paesi – Ungheria, Polonia, Croazia, Austria, Romania e Russia – per capire i contorni e i contenuti di questa controrivoluzione conservatrice e individuarne le radici storiche, sociali e culturali.

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Natale a Pemberley: Antologia

Derbyshire, 1812.
Un incipit, l’invito alla festa di Natale a Pemberley Hall, l’imponente residenza di Mr Darcy, e un finale ambientato nella notte più magica dell’anno.
Nel mezzo, sedici storie che raccontano le vicissitudini di altrettanti protagonisti.
Accanto ai personaggi delle opere austeniane si affiancano creazioni della fantasia degli autori, dalla servitù della casa ai nobili ospiti, in un avvicendarsi di vite e avventure.
Un’antologia omaggio a Jane Austen per festeggiare il bicentenario della sua scomparsa da parte del gruppo Regency & Victorian.
\———
Racconti di: Romina Angelici, Gladys Dei Melograni, Antonia Depalma, Pitti Du Champ, Patrizia Ferrando, Simona Friio, Amalia Frontali, Elena Grespan, Cassandra Lloyd, Emanuela Locori, Mala Spina, Lisa Molaro, Francesca Prandina, Antonia Romagnoli, Federica Soprani, Susy Tomasiello, Serena Vis, Matteo Zanini.

Derbyshire, 1812.
Un incipit, l’invito alla festa di Natale a Pemberley Hall, l’imponente residenza di Mr Darcy, e un finale ambientato nella notte più magica dell’anno.
Nel mezzo, sedici storie che raccontano le vicissitudini di altrettanti protagonisti.
Accanto ai personaggi delle opere austeniane si affiancano creazioni della fantasia degli autori, dalla servitù della casa ai nobili ospiti, in un avvicendarsi di vite e avventure.
Un’antologia omaggio a Jane Austen per festeggiare il bicentenario della sua scomparsa da parte del gruppo Regency & Victorian.
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Racconti di: Romina Angelici, Gladys Dei Melograni, Antonia Depalma, Pitti Du Champ, Patrizia Ferrando, Simona Friio, Amalia Frontali, Elena Grespan, Cassandra Lloyd, Emanuela Locori, Mala Spina, Lisa Molaro, Francesca Prandina, Antonia Romagnoli, Federica Soprani, Susy Tomasiello, Serena Vis, Matteo Zanini.

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Napoleone

Pochi personaggi storici come Napoleone hanno tanto esaltato gli animi e ispirato artisti, suscitato amori assoluti e odii feroci, proiettato fino ai nostri giorni la forza di una figura assurta a mito. Tra le pieghe di questo mito scruta la penna irriverente di Paul Johnson, ripercorrendo con ricchezza di dettagli e testimonianze la parabola di un eroe/tiranno che dalle anonime origini corse seppe elevarsi ad arbitro di tutto un continente. Le prime vittorie ottenute in Italia e il trionfo di Austerlitz, ma anche i disastri della campagna di Russia e di Waterloo sono ricostruiti da Johnson nei loro risvolti strategici, e sempre, dietro la strategia, emergono la psicologia e le motivazioni di una personalità guidata da un’ambizione smisurata, che parve incarnare la degenerazione dell’ideale illuministico di una volontà padrona di sé. Eppure il Romanticismo che prende in consegna l’eredità di Bonaparte: come sconfitto, innanzi al risveglio della spiritualità e del nazionalismo germanici, e come figura tragica, titanica e predestinata; l’”eroe imperfetto” che tanto entusiasmò Byron, il quale si rammaricò che non avesse incontrato la sua fine sublime in battaglia. Senza intenti agiografici, Johnson ci restituisce il ritratto di un maestro di opportunismo e improvvisazione, che in politica come sui campi di battaglia seppe plasmare le circostanze a proprio vantaggio, uscendo indenne dai sanguinosi colpi di coda della Rivoluzione francese e tenenedo in scacco per vent’anni tutte le potenze che si coalizzarono per annientarlo. La genialità e il talento del personaggio sono così riconosciuti, ma tutto si offusca innanzi ai milioni di morti che costarono le guerre scantenate da Bonaparte, oscuro antesignano di tanti, ancor più tragici epigoni del ventesimo secolo, che ne seguiranno le orme sulla via dello Stato e della guerra totali. **
### Sinossi
Pochi personaggi storici come Napoleone hanno tanto esaltato gli animi e ispirato artisti, suscitato amori assoluti e odii feroci, proiettato fino ai nostri giorni la forza di una figura assurta a mito. Tra le pieghe di questo mito scruta la penna irriverente di Paul Johnson, ripercorrendo con ricchezza di dettagli e testimonianze la parabola di un eroe/tiranno che dalle anonime origini corse seppe elevarsi ad arbitro di tutto un continente. Le prime vittorie ottenute in Italia e il trionfo di Austerlitz, ma anche i disastri della campagna di Russia e di Waterloo sono ricostruiti da Johnson nei loro risvolti strategici, e sempre, dietro la strategia, emergono la psicologia e le motivazioni di una personalità guidata da un’ambizione smisurata, che parve incarnare la degenerazione dell’ideale illuministico di una volontà padrona di sé. Eppure il Romanticismo che prende in consegna l’eredità di Bonaparte: come sconfitto, innanzi al risveglio della spiritualità e del nazionalismo germanici, e come figura tragica, titanica e predestinata; l’”eroe imperfetto” che tanto entusiasmò Byron, il quale si rammaricò che non avesse incontrato la sua fine sublime in battaglia. Senza intenti agiografici, Johnson ci restituisce il ritratto di un maestro di opportunismo e improvvisazione, che in politica come sui campi di battaglia seppe plasmare le circostanze a proprio vantaggio, uscendo indenne dai sanguinosi colpi di coda della Rivoluzione francese e tenenedo in scacco per vent’anni tutte le potenze che si coalizzarono per annientarlo. La genialità e il talento del personaggio sono così riconosciuti, ma tutto si offusca innanzi ai milioni di morti che costarono le guerre scantenate da Bonaparte, oscuro antesignano di tanti, ancor più tragici epigoni del ventesimo secolo, che ne seguiranno le orme sulla via dello Stato e della guerra totali.

Pochi personaggi storici come Napoleone hanno tanto esaltato gli animi e ispirato artisti, suscitato amori assoluti e odii feroci, proiettato fino ai nostri giorni la forza di una figura assurta a mito. Tra le pieghe di questo mito scruta la penna irriverente di Paul Johnson, ripercorrendo con ricchezza di dettagli e testimonianze la parabola di un eroe/tiranno che dalle anonime origini corse seppe elevarsi ad arbitro di tutto un continente. Le prime vittorie ottenute in Italia e il trionfo di Austerlitz, ma anche i disastri della campagna di Russia e di Waterloo sono ricostruiti da Johnson nei loro risvolti strategici, e sempre, dietro la strategia, emergono la psicologia e le motivazioni di una personalità guidata da un’ambizione smisurata, che parve incarnare la degenerazione dell’ideale illuministico di una volontà padrona di sé. Eppure il Romanticismo che prende in consegna l’eredità di Bonaparte: come sconfitto, innanzi al risveglio della spiritualità e del nazionalismo germanici, e come figura tragica, titanica e predestinata; l’”eroe imperfetto” che tanto entusiasmò Byron, il quale si rammaricò che non avesse incontrato la sua fine sublime in battaglia. Senza intenti agiografici, Johnson ci restituisce il ritratto di un maestro di opportunismo e improvvisazione, che in politica come sui campi di battaglia seppe plasmare le circostanze a proprio vantaggio, uscendo indenne dai sanguinosi colpi di coda della Rivoluzione francese e tenenedo in scacco per vent’anni tutte le potenze che si coalizzarono per annientarlo. La genialità e il talento del personaggio sono così riconosciuti, ma tutto si offusca innanzi ai milioni di morti che costarono le guerre scantenate da Bonaparte, oscuro antesignano di tanti, ancor più tragici epigoni del ventesimo secolo, che ne seguiranno le orme sulla via dello Stato e della guerra totali. **
### Sinossi
Pochi personaggi storici come Napoleone hanno tanto esaltato gli animi e ispirato artisti, suscitato amori assoluti e odii feroci, proiettato fino ai nostri giorni la forza di una figura assurta a mito. Tra le pieghe di questo mito scruta la penna irriverente di Paul Johnson, ripercorrendo con ricchezza di dettagli e testimonianze la parabola di un eroe/tiranno che dalle anonime origini corse seppe elevarsi ad arbitro di tutto un continente. Le prime vittorie ottenute in Italia e il trionfo di Austerlitz, ma anche i disastri della campagna di Russia e di Waterloo sono ricostruiti da Johnson nei loro risvolti strategici, e sempre, dietro la strategia, emergono la psicologia e le motivazioni di una personalità guidata da un’ambizione smisurata, che parve incarnare la degenerazione dell’ideale illuministico di una volontà padrona di sé. Eppure il Romanticismo che prende in consegna l’eredità di Bonaparte: come sconfitto, innanzi al risveglio della spiritualità e del nazionalismo germanici, e come figura tragica, titanica e predestinata; l’”eroe imperfetto” che tanto entusiasmò Byron, il quale si rammaricò che non avesse incontrato la sua fine sublime in battaglia. Senza intenti agiografici, Johnson ci restituisce il ritratto di un maestro di opportunismo e improvvisazione, che in politica come sui campi di battaglia seppe plasmare le circostanze a proprio vantaggio, uscendo indenne dai sanguinosi colpi di coda della Rivoluzione francese e tenenedo in scacco per vent’anni tutte le potenze che si coalizzarono per annientarlo. La genialità e il talento del personaggio sono così riconosciuti, ma tutto si offusca innanzi ai milioni di morti che costarono le guerre scantenate da Bonaparte, oscuro antesignano di tanti, ancor più tragici epigoni del ventesimo secolo, che ne seguiranno le orme sulla via dello Stato e della guerra totali.

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Muovete il culo! Lettera ai giovani perché facciano la rivoluzione in un Paese di vecchi

Alberto Forchielli è un economista sui generis, anticonformista e schietto. Uno che gestisce un importante fondo di private equity, profondo conoscitore del mercato cinese, uno che viene ascoltato al Congresso degli Stati Uniti come alla Silicon Valley. Uomo globalizzato dal 1980, vive girando il mondo ma è rimasto legato alla sua Italia, della quale impietosamente denuncia i difetti e il provincialismo.
In questo pamphlet agile e corrosivo vuole scuotere la generazione dei trentenni, rassegnati e letargici, aiutandoli a scegliere fra andare all’estero o restare, e in tal caso combattere per cambiare un Paese che non fa nulla per regalare un futuro ai suoi figli.
La sua analisi non fa sconti a nessuno. Alla generazione dei nostri nonni che hanno ricostruito il Paese dopo la guerra con enormi sacrifici, ha fatto seguito la generazione dei nostri padri (i coetanei di Forchielli) che hanno dilapidato i risultati del boom economico, hanno vissuto di rendita per lasciare ai trentenni oggi un’apatia da pancia piena e un generale vittimismo. La soluzione è semplice. Darsi una mossa, recuperare la grinta dei nonni, avere la stessa «fame» dei coetanei asiatici, studiare tanto quelle materie tecniche e scientifiche che sono alla base del mondo tecnologico di domani, e soprattutto smettere di piangersi addosso e avere le idee chiare. È difficile, ma per farlo bisogna guardare l’Italia da fuori… e avere voglia di fare la rivoluzione, se si ama davvero questo nostro Paese.
«Voglio fare un’esortazione ai giovani: voglia di studiare, voglia di lavorare (anche usando le mani, anche sporcandole) e poche pugnette in testa vi porteranno lontano, nonostante i populisti che avrete sempre intorno alle balle. E, soprattutto, per tutti, smettete di lagnarvi e guardate al futuro, che sarà migliore anche grazie al vostro contributo. Perciò viva l’Italia.»
Alberto Forchielli (Bologna 1955) è sposato e ha due figli. È fondatore e presidente del fondo di private equity Mandarin Capital Partners. Prima ancora è stato consulente di multinazionali, imprese statali, governi e della Banca Mondiale. E in qualità di esperto di questioni asiatiche periodicamente viene ascoltato dal Congresso degli Stati Uniti d’America. Ha pubblicato Trova lavoro subito! (Sperling & Kupfer 2015) e con Baldini & Castoldi Il potere è noioso (2016). **

Alberto Forchielli è un economista sui generis, anticonformista e schietto. Uno che gestisce un importante fondo di private equity, profondo conoscitore del mercato cinese, uno che viene ascoltato al Congresso degli Stati Uniti come alla Silicon Valley. Uomo globalizzato dal 1980, vive girando il mondo ma è rimasto legato alla sua Italia, della quale impietosamente denuncia i difetti e il provincialismo.
In questo pamphlet agile e corrosivo vuole scuotere la generazione dei trentenni, rassegnati e letargici, aiutandoli a scegliere fra andare all’estero o restare, e in tal caso combattere per cambiare un Paese che non fa nulla per regalare un futuro ai suoi figli.
La sua analisi non fa sconti a nessuno. Alla generazione dei nostri nonni che hanno ricostruito il Paese dopo la guerra con enormi sacrifici, ha fatto seguito la generazione dei nostri padri (i coetanei di Forchielli) che hanno dilapidato i risultati del boom economico, hanno vissuto di rendita per lasciare ai trentenni oggi un’apatia da pancia piena e un generale vittimismo. La soluzione è semplice. Darsi una mossa, recuperare la grinta dei nonni, avere la stessa «fame» dei coetanei asiatici, studiare tanto quelle materie tecniche e scientifiche che sono alla base del mondo tecnologico di domani, e soprattutto smettere di piangersi addosso e avere le idee chiare. È difficile, ma per farlo bisogna guardare l’Italia da fuori… e avere voglia di fare la rivoluzione, se si ama davvero questo nostro Paese.
«Voglio fare un’esortazione ai giovani: voglia di studiare, voglia di lavorare (anche usando le mani, anche sporcandole) e poche pugnette in testa vi porteranno lontano, nonostante i populisti che avrete sempre intorno alle balle. E, soprattutto, per tutti, smettete di lagnarvi e guardate al futuro, che sarà migliore anche grazie al vostro contributo. Perciò viva l’Italia.»
Alberto Forchielli (Bologna 1955) è sposato e ha due figli. È fondatore e presidente del fondo di private equity Mandarin Capital Partners. Prima ancora è stato consulente di multinazionali, imprese statali, governi e della Banca Mondiale. E in qualità di esperto di questioni asiatiche periodicamente viene ascoltato dal Congresso degli Stati Uniti d’America. Ha pubblicato Trova lavoro subito! (Sperling & Kupfer 2015) e con Baldini & Castoldi Il potere è noioso (2016). **

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Morte ai vecchi

«L’intero corpo insegnante aveva capito benissimo che al di là delle considerazioni di dettaglio l’intera macchina scolastica era bloccata da un fondamentale difetto di comunicazione. Un difetto impossibile da correggere perché riguardava il formato di rice-trasmissione dei sistemi neurali. Torpidi cervelli critici aggrovigliati sui tempi lenti della trasmissione alfabetica non sono compatibili con apparati cognitivi iper-mobili segmentati su configurazioni istantanee e vibratili. Quello dell’ultimo banco muove la testa da destra verso sinistra con sussulti velocissimi e non può soffermare lo sguardo sulla riga del libro per più di un secondo. Frazioni di attenzione si accendono nella brillantezza di uno sguardo, ma poi lo sguardo salpa verso altre direzioni, più in alto, a sinistra, più in alto.»
Coloro che sono nati a metà del ventesimo secolo non sembrano affatto intenzionati a mollare il colpo. Sono fisicamente solidi, ben nutriti, e vaccinati contro le malattie che un tempo eliminavano gli esseri umani. Sono svegli, competenti, e non abbandonano le posizioni di lavoro, di reddito, e di potere. Certo i motivi per odiare questa ingombrante generazione sono molti: il senile disinganno di coloro che un tempo furono hippy ribelli è diventato una pietra al collo per l’intera umanità. La loro famelica voglia di vivere ha consumato tutto quello che era consumabile, nulla di nuovo sembra possibile, perché loro l’hanno già fatto.
Lo scenario sembra predisposto per una guerra inter-generazionale per la conquista della scena sociale. Sta nascendo una nuova forma di terrorismo o questa sarà l’ultima delle guerre civili? **
### Sinossi
«L’intero corpo insegnante aveva capito benissimo che al di là delle considerazioni di dettaglio l’intera macchina scolastica era bloccata da un fondamentale difetto di comunicazione. Un difetto impossibile da correggere perché riguardava il formato di rice-trasmissione dei sistemi neurali. Torpidi cervelli critici aggrovigliati sui tempi lenti della trasmissione alfabetica non sono compatibili con apparati cognitivi iper-mobili segmentati su configurazioni istantanee e vibratili. Quello dell’ultimo banco muove la testa da destra verso sinistra con sussulti velocissimi e non può soffermare lo sguardo sulla riga del libro per più di un secondo. Frazioni di attenzione si accendono nella brillantezza di uno sguardo, ma poi lo sguardo salpa verso altre direzioni, più in alto, a sinistra, più in alto.»
Coloro che sono nati a metà del ventesimo secolo non sembrano affatto intenzionati a mollare il colpo. Sono fisicamente solidi, ben nutriti, e vaccinati contro le malattie che un tempo eliminavano gli esseri umani. Sono svegli, competenti, e non abbandonano le posizioni di lavoro, di reddito, e di potere. Certo i motivi per odiare questa ingombrante generazione sono molti: il senile disinganno di coloro che un tempo furono hippy ribelli è diventato una pietra al collo per l’intera umanità. La loro famelica voglia di vivere ha consumato tutto quello che era consumabile, nulla di nuovo sembra possibile, perché loro l’hanno già fatto.
Lo scenario sembra predisposto per una guerra inter-generazionale per la conquista della scena sociale. Sta nascendo una nuova forma di terrorismo o questa sarà l’ultima delle guerre civili?

«L’intero corpo insegnante aveva capito benissimo che al di là delle considerazioni di dettaglio l’intera macchina scolastica era bloccata da un fondamentale difetto di comunicazione. Un difetto impossibile da correggere perché riguardava il formato di rice-trasmissione dei sistemi neurali. Torpidi cervelli critici aggrovigliati sui tempi lenti della trasmissione alfabetica non sono compatibili con apparati cognitivi iper-mobili segmentati su configurazioni istantanee e vibratili. Quello dell’ultimo banco muove la testa da destra verso sinistra con sussulti velocissimi e non può soffermare lo sguardo sulla riga del libro per più di un secondo. Frazioni di attenzione si accendono nella brillantezza di uno sguardo, ma poi lo sguardo salpa verso altre direzioni, più in alto, a sinistra, più in alto.»
Coloro che sono nati a metà del ventesimo secolo non sembrano affatto intenzionati a mollare il colpo. Sono fisicamente solidi, ben nutriti, e vaccinati contro le malattie che un tempo eliminavano gli esseri umani. Sono svegli, competenti, e non abbandonano le posizioni di lavoro, di reddito, e di potere. Certo i motivi per odiare questa ingombrante generazione sono molti: il senile disinganno di coloro che un tempo furono hippy ribelli è diventato una pietra al collo per l’intera umanità. La loro famelica voglia di vivere ha consumato tutto quello che era consumabile, nulla di nuovo sembra possibile, perché loro l’hanno già fatto.
Lo scenario sembra predisposto per una guerra inter-generazionale per la conquista della scena sociale. Sta nascendo una nuova forma di terrorismo o questa sarà l’ultima delle guerre civili? **
### Sinossi
«L’intero corpo insegnante aveva capito benissimo che al di là delle considerazioni di dettaglio l’intera macchina scolastica era bloccata da un fondamentale difetto di comunicazione. Un difetto impossibile da correggere perché riguardava il formato di rice-trasmissione dei sistemi neurali. Torpidi cervelli critici aggrovigliati sui tempi lenti della trasmissione alfabetica non sono compatibili con apparati cognitivi iper-mobili segmentati su configurazioni istantanee e vibratili. Quello dell’ultimo banco muove la testa da destra verso sinistra con sussulti velocissimi e non può soffermare lo sguardo sulla riga del libro per più di un secondo. Frazioni di attenzione si accendono nella brillantezza di uno sguardo, ma poi lo sguardo salpa verso altre direzioni, più in alto, a sinistra, più in alto.»
Coloro che sono nati a metà del ventesimo secolo non sembrano affatto intenzionati a mollare il colpo. Sono fisicamente solidi, ben nutriti, e vaccinati contro le malattie che un tempo eliminavano gli esseri umani. Sono svegli, competenti, e non abbandonano le posizioni di lavoro, di reddito, e di potere. Certo i motivi per odiare questa ingombrante generazione sono molti: il senile disinganno di coloro che un tempo furono hippy ribelli è diventato una pietra al collo per l’intera umanità. La loro famelica voglia di vivere ha consumato tutto quello che era consumabile, nulla di nuovo sembra possibile, perché loro l’hanno già fatto.
Lo scenario sembra predisposto per una guerra inter-generazionale per la conquista della scena sociale. Sta nascendo una nuova forma di terrorismo o questa sarà l’ultima delle guerre civili?

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Moriarty E Il Mistero Del Dodo

Può darsi che il nome James Moriarty vi sia familiare. Ebbene sì, è proprio lui, l’arcinemico giurato dell’investigatore più famoso del mondo, Sherlock Holmes. Ma com’era da piccolo James? Un bambino sveglio e intelligentissimo, forse non esattamente affettuoso né tantomeno socievole, ma dopotutto, come dargli torto? Non dev’essere stato facile crescere con una sorella indisponente e perfettina come Arabella. James e Arabella sono in eterna competizione. Arabella fa sfoggio di femminilità, gentilezza leziosa e un’irritante ruffianeria, mentre James, con l’aiuto del suo migliore amico John Watson – eh sì, proprio lui, elementare! – cerca di primeggiare con astuzia e malizia, anche a costo di finire sempre nei guai. L’arrivo dello zio Theodosius sarà il detonatore dell’ennesima sfida. Di ritorno da uno dei suoi viaggi porta con sé un uccello dodo, l’ultimo esemplare di una specie che si pensava estinta. Ma qualcosa va storto e durante la cena di benvenuto il pennuto scompare… Un giallo umoristico con un’ambientazione vittoriana che riporta ai classici del mystery inglese. **
### Sinossi
Può darsi che il nome James Moriarty vi sia familiare. Ebbene sì, è proprio lui, l’arcinemico giurato dell’investigatore più famoso del mondo, Sherlock Holmes. Ma com’era da piccolo James? Un bambino sveglio e intelligentissimo, forse non esattamente affettuoso né tantomeno socievole, ma dopotutto, come dargli torto? Non dev’essere stato facile crescere con una sorella indisponente e perfettina come Arabella. James e Arabella sono in eterna competizione. Arabella fa sfoggio di femminilità, gentilezza leziosa e un’irritante ruffianeria, mentre James, con l’aiuto del suo migliore amico John Watson – eh sì, proprio lui, elementare! – cerca di primeggiare con astuzia e malizia, anche a costo di finire sempre nei guai. L’arrivo dello zio Theodosius sarà il detonatore dell’ennesima sfida. Di ritorno da uno dei suoi viaggi porta con sé un uccello dodo, l’ultimo esemplare di una specie che si pensava estinta. Ma qualcosa va storto e durante la cena di benvenuto il pennuto scompare… Un giallo umoristico con un’ambientazione vittoriana che riporta ai classici del mystery inglese.

Può darsi che il nome James Moriarty vi sia familiare. Ebbene sì, è proprio lui, l’arcinemico giurato dell’investigatore più famoso del mondo, Sherlock Holmes. Ma com’era da piccolo James? Un bambino sveglio e intelligentissimo, forse non esattamente affettuoso né tantomeno socievole, ma dopotutto, come dargli torto? Non dev’essere stato facile crescere con una sorella indisponente e perfettina come Arabella. James e Arabella sono in eterna competizione. Arabella fa sfoggio di femminilità, gentilezza leziosa e un’irritante ruffianeria, mentre James, con l’aiuto del suo migliore amico John Watson – eh sì, proprio lui, elementare! – cerca di primeggiare con astuzia e malizia, anche a costo di finire sempre nei guai. L’arrivo dello zio Theodosius sarà il detonatore dell’ennesima sfida. Di ritorno da uno dei suoi viaggi porta con sé un uccello dodo, l’ultimo esemplare di una specie che si pensava estinta. Ma qualcosa va storto e durante la cena di benvenuto il pennuto scompare… Un giallo umoristico con un’ambientazione vittoriana che riporta ai classici del mystery inglese. **
### Sinossi
Può darsi che il nome James Moriarty vi sia familiare. Ebbene sì, è proprio lui, l’arcinemico giurato dell’investigatore più famoso del mondo, Sherlock Holmes. Ma com’era da piccolo James? Un bambino sveglio e intelligentissimo, forse non esattamente affettuoso né tantomeno socievole, ma dopotutto, come dargli torto? Non dev’essere stato facile crescere con una sorella indisponente e perfettina come Arabella. James e Arabella sono in eterna competizione. Arabella fa sfoggio di femminilità, gentilezza leziosa e un’irritante ruffianeria, mentre James, con l’aiuto del suo migliore amico John Watson – eh sì, proprio lui, elementare! – cerca di primeggiare con astuzia e malizia, anche a costo di finire sempre nei guai. L’arrivo dello zio Theodosius sarà il detonatore dell’ennesima sfida. Di ritorno da uno dei suoi viaggi porta con sé un uccello dodo, l’ultimo esemplare di una specie che si pensava estinta. Ma qualcosa va storto e durante la cena di benvenuto il pennuto scompare… Un giallo umoristico con un’ambientazione vittoriana che riporta ai classici del mystery inglese.

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Morgana

Controcorrente, strane, pericolose, esagerate, difficili da collocare. E rivoluzionarie. Sono le dieci donne raccontate in questo libro e battezzate da una madrina d’eccezione, la Morgana del ciclo arturiano, sorella potente e pericolosa del ben più rassicurante re dalla spada magica. Moana Pozzi, Santa Caterina, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic, Shirley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid. Morgana non è un catalogo di donne esemplari; al contrario, sono streghe per le donne stesse, irriducibili anche agli schemi della donna emancipata e femminista che oggi, in piena affermazione del pink power, nessuno ha in fondo più timore a raccontare. Il nemico simbolico di questa antologia è la “sindrome di Ginger Rogers”, l’idea – sofisticatamente misogina – che le donne siano migliori in quanto tali e dunque, per stare sullo stesso palcoscenico degli uomini, debbano sapere fare tutto quello che fanno loro, ma all’indietro e sui tacchi a spillo. In una narrazione simile non c’è posto per la dimensione oscura, aggressiva, vendicativa, caotica ed egoistica che invece appartiene alle donne tanto quanto agli uomini. Le Morgane di questo libro sono efficaci ciascuna a suo modo nello smontare il pregiudizio della natura gentile e sacrificale del femminile. Le loro storie sono educative, non edificanti, disegnano parabole individuali più che percorsi collettivi, ma finiscono paradossalmente per spostare i margini del possibile anche per tutte le altre donne. Nelle pagine di questo libro è nascosta silenziosamente una speranza: ogni volta che la società ridefinisce i termini della libertà femminile, arriva una Morgana a spostarli ancora e ancora, finché il confine e l’orizzonte non saranno diventati la stessa cosa.

Controcorrente, strane, pericolose, esagerate, difficili da collocare. E rivoluzionarie. Sono le dieci donne raccontate in questo libro e battezzate da una madrina d’eccezione, la Morgana del ciclo arturiano, sorella potente e pericolosa del ben più rassicurante re dalla spada magica. Moana Pozzi, Santa Caterina, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic, Shirley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid. Morgana non è un catalogo di donne esemplari; al contrario, sono streghe per le donne stesse, irriducibili anche agli schemi della donna emancipata e femminista che oggi, in piena affermazione del pink power, nessuno ha in fondo più timore a raccontare. Il nemico simbolico di questa antologia è la “sindrome di Ginger Rogers”, l’idea – sofisticatamente misogina – che le donne siano migliori in quanto tali e dunque, per stare sullo stesso palcoscenico degli uomini, debbano sapere fare tutto quello che fanno loro, ma all’indietro e sui tacchi a spillo. In una narrazione simile non c’è posto per la dimensione oscura, aggressiva, vendicativa, caotica ed egoistica che invece appartiene alle donne tanto quanto agli uomini. Le Morgane di questo libro sono efficaci ciascuna a suo modo nello smontare il pregiudizio della natura gentile e sacrificale del femminile. Le loro storie sono educative, non edificanti, disegnano parabole individuali più che percorsi collettivi, ma finiscono paradossalmente per spostare i margini del possibile anche per tutte le altre donne. Nelle pagine di questo libro è nascosta silenziosamente una speranza: ogni volta che la società ridefinisce i termini della libertà femminile, arriva una Morgana a spostarli ancora e ancora, finché il confine e l’orizzonte non saranno diventati la stessa cosa.

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Moneta Internazionale

Il nome di John Maynard Keynes evoca politiche di espansione fiscale, investimento pubblico, spesa in deficit, e più genericamente l’intervento dello stato a sostegno della piena occupazione e in risposta alle crisi economiche. Sebbene queste cure palliative si siano dimostrate in ultima analisi efficaci, il principio guida di Keynes era in realtà prevenire l’intrinseca instabilità del capitalismo, dovuta soprattutto al laissez-faire finanziario. In pochi sembrano disposti a riconoscerlo, così come in pochi riconoscono che Keynes fu profeta inascoltato non solo dopo la Prima guerra mondiale, ma anche dopo la Seconda.Chiamato dal governo britannico a disegnare un nuovo ordine economico internazionale, all’inizio degli anni quaranta Keynes concepì un progetto audace, volto allo sviluppo di un commercio libero ed equilibrato fra i paesi del mondo, che avrebbe reso inutili i mercati valutari e finanziari. Il suo piano prevedeva la creazione di una International Clearing Union, una «stanza di compensazione» nell’ambito della quale i crediti ricavati dalla vendita di merci all’estero sarebbero stati disponibili per acquistare i prodotti di qualsiasi altro paese. Questa compensazione tra debiti e crediti sarebbe avvenuta tramite una moneta internazionale non accumulabile, chiamata bancor: una moneta per «vincere la pace», una misura di «disarmo finanziario» da affiancare al disarmo vero e proprio. Alla conferenza di Bretton Woods del 1944, però, sulla proposta di Keynes s’impose quella statunitense. La subdola adozione del dollaro come moneta internazionale – inizialmente ancorata all’oro – ha permesso agli Stati Uniti di vincere la Guerra fredda agendo come inesauribile fonte di liquidità per l’Occidente, ma a lungo andare ha portato all’esplosione degli squilibri globali, all’espansione ipertrofica dei mercati finanziari, al caos economico e all’inasprimento della conflittualità fra gli stati e al loro interno.I testi che il Saggiatore propone in questo libro, corredati da un’approfondita introduzione di Luca Fantacci, delineano l’utopia possibile che – affermando il principio, oggi negletto, per cui i paesi creditori non sono necessariamente i più virtuosi, e dunque devono farsi carico del riassorbimento degli squilibri tanto quanto i debitori – avrebbe potuto cambiare il mondo. E che, se solo i rapporti di forza lo permettessero, potrebbe ancora cambiarlo, ponendo fine allo strapotere della finanza internazionale.

Il nome di John Maynard Keynes evoca politiche di espansione fiscale, investimento pubblico, spesa in deficit, e più genericamente l’intervento dello stato a sostegno della piena occupazione e in risposta alle crisi economiche. Sebbene queste cure palliative si siano dimostrate in ultima analisi efficaci, il principio guida di Keynes era in realtà prevenire l’intrinseca instabilità del capitalismo, dovuta soprattutto al laissez-faire finanziario. In pochi sembrano disposti a riconoscerlo, così come in pochi riconoscono che Keynes fu profeta inascoltato non solo dopo la Prima guerra mondiale, ma anche dopo la Seconda.Chiamato dal governo britannico a disegnare un nuovo ordine economico internazionale, all’inizio degli anni quaranta Keynes concepì un progetto audace, volto allo sviluppo di un commercio libero ed equilibrato fra i paesi del mondo, che avrebbe reso inutili i mercati valutari e finanziari. Il suo piano prevedeva la creazione di una International Clearing Union, una «stanza di compensazione» nell’ambito della quale i crediti ricavati dalla vendita di merci all’estero sarebbero stati disponibili per acquistare i prodotti di qualsiasi altro paese. Questa compensazione tra debiti e crediti sarebbe avvenuta tramite una moneta internazionale non accumulabile, chiamata bancor: una moneta per «vincere la pace», una misura di «disarmo finanziario» da affiancare al disarmo vero e proprio. Alla conferenza di Bretton Woods del 1944, però, sulla proposta di Keynes s’impose quella statunitense. La subdola adozione del dollaro come moneta internazionale – inizialmente ancorata all’oro – ha permesso agli Stati Uniti di vincere la Guerra fredda agendo come inesauribile fonte di liquidità per l’Occidente, ma a lungo andare ha portato all’esplosione degli squilibri globali, all’espansione ipertrofica dei mercati finanziari, al caos economico e all’inasprimento della conflittualità fra gli stati e al loro interno.I testi che il Saggiatore propone in questo libro, corredati da un’approfondita introduzione di Luca Fantacci, delineano l’utopia possibile che – affermando il principio, oggi negletto, per cui i paesi creditori non sono necessariamente i più virtuosi, e dunque devono farsi carico del riassorbimento degli squilibri tanto quanto i debitori – avrebbe potuto cambiare il mondo. E che, se solo i rapporti di forza lo permettessero, potrebbe ancora cambiarlo, ponendo fine allo strapotere della finanza internazionale.

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Mitosis

Dopo la sconfitta di Steelheart, un nuovo Epico vuole conquistare Newcago. Riusciranno gli Eliminatori a vincere questo nuovo nemico?

Dopo la sconfitta di Steelheart, un nuovo Epico vuole conquistare Newcago. Riusciranno gli Eliminatori a vincere questo nuovo nemico?

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