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Lo chef segreto

**Fu l’autore del primo trattato di cucina rinascimentale, con più di mille ricette.
Ma aveva un segreto.
Da proteggere ad ogni costo.**
Stato Pontificio. È l’aprile del 1577 quando Giovanni Brioschi viene avvisato della morte dell’ineguagliato chef Bartolomeo Scappi, “cuoco segreto” di papa Pio V. Giovanni è suo nipote, nonché da molti anni suo braccio destro, e alla lettura del testamento scoprirà di essere stato generosamente ricordato dallo zio. Non solo: gli viene anche recapitata una richiesta ufficiale di Bartolomeo, quella di bruciare i suoi diari. La curiosità di Giovanni però ha la meglio, e nonostante i diari siano scritti in codice, riuscirà ben presto a decifrarli… Quelle che scoprirà sono le mille ombre della vita di suo zio, le lotte e i compromessi con i nemici decisi a rubare le sue idee e le sue ricette, e soprattutto la grande storia d’amore segreta che il cuoco ebbe con una donna misteriosa. Una donna il cui ruolo si rivelerà molto più importante di quanto Giovanni immagini…
Un romanzo ricco come un banchetto rinascimentale, in cui mistero, amore, cucina e storia si intrecciano in un racconto imperdibile, che illumina la figura straordinaria di Bartolomeo Scappi, autore del primo e più vasto trattato di cucina che il Rinascimento ricordi.

**Fu l’autore del primo trattato di cucina rinascimentale, con più di mille ricette.
Ma aveva un segreto.
Da proteggere ad ogni costo.**
Stato Pontificio. È l’aprile del 1577 quando Giovanni Brioschi viene avvisato della morte dell’ineguagliato chef Bartolomeo Scappi, “cuoco segreto” di papa Pio V. Giovanni è suo nipote, nonché da molti anni suo braccio destro, e alla lettura del testamento scoprirà di essere stato generosamente ricordato dallo zio. Non solo: gli viene anche recapitata una richiesta ufficiale di Bartolomeo, quella di bruciare i suoi diari. La curiosità di Giovanni però ha la meglio, e nonostante i diari siano scritti in codice, riuscirà ben presto a decifrarli… Quelle che scoprirà sono le mille ombre della vita di suo zio, le lotte e i compromessi con i nemici decisi a rubare le sue idee e le sue ricette, e soprattutto la grande storia d’amore segreta che il cuoco ebbe con una donna misteriosa. Una donna il cui ruolo si rivelerà molto più importante di quanto Giovanni immagini…
Un romanzo ricco come un banchetto rinascimentale, in cui mistero, amore, cucina e storia si intrecciano in un racconto imperdibile, che illumina la figura straordinaria di Bartolomeo Scappi, autore del primo e più vasto trattato di cucina che il Rinascimento ricordi.

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Limbo

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Liberazione animale

Diventato nel corso degli anni il manifesto del movimento ambientalista, il testo affronta la scottante questione dei rapporti che l’uomo ha con gli altri esseri viventi, mostrando come sia errato stabilire una graduatoria tra due esseri viventi che hanno la medesima capacita di provare dolore. Liberazione animale rimane ancora oggi un libro rivoluzionario per le sue posizioni sulla sperimentazione animale, i processi dell’allevamento e la scelta di un’alimentazione vegetariana

Diventato nel corso degli anni il manifesto del movimento ambientalista, il testo affronta la scottante questione dei rapporti che l’uomo ha con gli altri esseri viventi, mostrando come sia errato stabilire una graduatoria tra due esseri viventi che hanno la medesima capacita di provare dolore. Liberazione animale rimane ancora oggi un libro rivoluzionario per le sue posizioni sulla sperimentazione animale, i processi dell’allevamento e la scelta di un’alimentazione vegetariana

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Lezioni pericolose. La Signora in Giallo

Come il primo amore, anche la prima indagine non si scorda mai. Lo sa bene Jessica Fletcher, che in tutti questi anni non ha mai parlato con nessuno del suo primo caso di omicidio. A quel tempo non era ancora una scrittrice di gialli, ma solo una supplente di Letteratura inglese. Viveva ad Appleton, a mezz’ora da Cabot Cove, insieme al marito Frank e al nipote Grady, che avevano cresciuto come un figlio dopo che il padre era rimasto vittima di un incidente automobilistico. A sconvolgere la sua vita ordinaria era stata la morte, in circostanze misteriose, dell’amato preside della scuola, Walter Reavis: per la prima volta Jessica si era messa sulle tracce di un assassino al fianco di un improvvisato detective, lo sceriffo Amos Tupper, dimostrando innate doti investigative e un fiuto spiccato. Sono passati venticinque anni da allora e quando, durante un’intervista per il giornale scolastico, una giovane reporter le chiede di quella vicenda, Jessica si insospettisce. Un nuovo misterioso omicidio e l’inaspettato invito alla festa di pensionamento di una vecchia collega di Appleton la convincono che i collegamenti con la sua prima indagine sono decisamente troppi per trattarsi di una coincidenza. Con solo il suo infallibile istinto a guidarla, Jessica cercherà di scoprire cosa sia davvero successo negli ultimi venticinque anni e chi sia il responsabile di quella scia di morte. C’è un conto aperto col passato, e nel crimine – come nella vita – non si finisce mai di imparare…

Come il primo amore, anche la prima indagine non si scorda mai. Lo sa bene Jessica Fletcher, che in tutti questi anni non ha mai parlato con nessuno del suo primo caso di omicidio. A quel tempo non era ancora una scrittrice di gialli, ma solo una supplente di Letteratura inglese. Viveva ad Appleton, a mezz’ora da Cabot Cove, insieme al marito Frank e al nipote Grady, che avevano cresciuto come un figlio dopo che il padre era rimasto vittima di un incidente automobilistico. A sconvolgere la sua vita ordinaria era stata la morte, in circostanze misteriose, dell’amato preside della scuola, Walter Reavis: per la prima volta Jessica si era messa sulle tracce di un assassino al fianco di un improvvisato detective, lo sceriffo Amos Tupper, dimostrando innate doti investigative e un fiuto spiccato. Sono passati venticinque anni da allora e quando, durante un’intervista per il giornale scolastico, una giovane reporter le chiede di quella vicenda, Jessica si insospettisce. Un nuovo misterioso omicidio e l’inaspettato invito alla festa di pensionamento di una vecchia collega di Appleton la convincono che i collegamenti con la sua prima indagine sono decisamente troppi per trattarsi di una coincidenza. Con solo il suo infallibile istinto a guidarla, Jessica cercherà di scoprire cosa sia davvero successo negli ultimi venticinque anni e chi sia il responsabile di quella scia di morte. C’è un conto aperto col passato, e nel crimine – come nella vita – non si finisce mai di imparare…

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Lettera sull’«umanismo»

Con questa lettera, scritta nel 1946 in risposta a Jean Beaufret che gli chiedeva come fosse possibile «ridare un senso alla parola “umanismo”», Heidegger sembra aver voluto rispondere, una volta per tutte, alle legioni pensose che nei decenni successivi si sarebbero poste l’interrogativo: dove sono, quali sono i valori? E perché – qualunque cosa essi siano – tendono a subire una immancabile «crisi»? Per porsi tali quesiti, occorre intanto ignorare che l’uso stesso della parola «valore» per designare ciò che in Platone poteva essere il bello e il buono è il segnale non di una crisi, ma di uno sprofondamento che ha tolto al pensiero ogni appoggio sicuro. E Heidegger è stato colui che ha descritto con la massima precisione l’origine e il manifestarsi di tale sprofondamento. Con questa lettera, che divenne presto – e a ragione – uno dei suoi testi più conosciuti, egli ha voluto orientare il pensiero non già verso l’altisonante e vacuo «umanismo», ma verso quel complesso tessuto di pensieri, procedure, atti che costituisce la tecnica e domina il nostro mondo – e di quell’«umanismo» vanifica ogni nozione, producendone al tempo stesso i nostalgici.

Con questa lettera, scritta nel 1946 in risposta a Jean Beaufret che gli chiedeva come fosse possibile «ridare un senso alla parola “umanismo”», Heidegger sembra aver voluto rispondere, una volta per tutte, alle legioni pensose che nei decenni successivi si sarebbero poste l’interrogativo: dove sono, quali sono i valori? E perché – qualunque cosa essi siano – tendono a subire una immancabile «crisi»? Per porsi tali quesiti, occorre intanto ignorare che l’uso stesso della parola «valore» per designare ciò che in Platone poteva essere il bello e il buono è il segnale non di una crisi, ma di uno sprofondamento che ha tolto al pensiero ogni appoggio sicuro. E Heidegger è stato colui che ha descritto con la massima precisione l’origine e il manifestarsi di tale sprofondamento. Con questa lettera, che divenne presto – e a ragione – uno dei suoi testi più conosciuti, egli ha voluto orientare il pensiero non già verso l’altisonante e vacuo «umanismo», ma verso quel complesso tessuto di pensieri, procedure, atti che costituisce la tecnica e domina il nostro mondo – e di quell’«umanismo» vanifica ogni nozione, producendone al tempo stesso i nostalgici.

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Leggende e racconti della Valle d’Aosta

Inserita nel cuore delle Alpi, tra le montagne più alte d’Europa, caratterizzata da un’omogeneità morfologica che nessun’altra regione d’Italia possiede e da un’egualmente unica tradizione di particolarismo linguistico e politico, tenacemente conservato e difeso attraverso i secoli, la Valle d’Aosta è una vera e propria riserva di racconti. Dalla tradizione valdostana, avara di voli fantastici, traspaiono le paure e le attese di una comunità di contadini e pastori strettamente legata, persino nella pratica religiosa, al ritmo produttivo della terra e impegnata in una quotidiana lotta contro le insidie e l’ostilità dell’ambiente, che si popola di misteriose presenze. La montagna, sede degli Invisibili, contesa tra le forze del Bene e del Male, è il quasi costante scenario dei racconti della Valle d’Aosta. Le leggende fioriscono attorno a laghi e pietraie, pascoli e forre, rocce e ghiacciai, ponti e castelli… Tersilla Gatto Chanu ci introduce in una lunghissima “veillà” valdostana, e con linguaggio colorito e fresco rievoca l’eroe popolano e il feroce tiranno, la strega e il santo, l’eremita e la fata-serpente, il drago e il fantasma, il diavolo e il lupo mannaro, per risalire alle inquietanti metamorfosi delle terre sepolte del mito.

Inserita nel cuore delle Alpi, tra le montagne più alte d’Europa, caratterizzata da un’omogeneità morfologica che nessun’altra regione d’Italia possiede e da un’egualmente unica tradizione di particolarismo linguistico e politico, tenacemente conservato e difeso attraverso i secoli, la Valle d’Aosta è una vera e propria riserva di racconti. Dalla tradizione valdostana, avara di voli fantastici, traspaiono le paure e le attese di una comunità di contadini e pastori strettamente legata, persino nella pratica religiosa, al ritmo produttivo della terra e impegnata in una quotidiana lotta contro le insidie e l’ostilità dell’ambiente, che si popola di misteriose presenze. La montagna, sede degli Invisibili, contesa tra le forze del Bene e del Male, è il quasi costante scenario dei racconti della Valle d’Aosta. Le leggende fioriscono attorno a laghi e pietraie, pascoli e forre, rocce e ghiacciai, ponti e castelli… Tersilla Gatto Chanu ci introduce in una lunghissima “veillà” valdostana, e con linguaggio colorito e fresco rievoca l’eroe popolano e il feroce tiranno, la strega e il santo, l’eremita e la fata-serpente, il drago e il fantasma, il diavolo e il lupo mannaro, per risalire alle inquietanti metamorfosi delle terre sepolte del mito.

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Le Vittoriose

Da Yasmina Reza, autrice del libro da cui Roman Polanski ha tratto Carnage, a Nemat Shafik, direttrice della London School of Economics, da Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno, a Leymah Gbowee, premio Nobel per la pace, fino a Maria Anna Potocka, direttrice del museo di Arte contemporanea a Cracovia: sono tra i venti ritratti femminili, autorevoli e internazionali, di questa composita galleria.
Voci che Eliana Di Caro ha individuato e ascoltato valorizzandole sulla Domenica del Sole 24 Ore: anche grazie a loro, forse, in un prossimo futuro non si parlerà più di gender.

Da Yasmina Reza, autrice del libro da cui Roman Polanski ha tratto Carnage, a Nemat Shafik, direttrice della London School of Economics, da Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno, a Leymah Gbowee, premio Nobel per la pace, fino a Maria Anna Potocka, direttrice del museo di Arte contemporanea a Cracovia: sono tra i venti ritratti femminili, autorevoli e internazionali, di questa composita galleria.
Voci che Eliana Di Caro ha individuato e ascoltato valorizzandole sulla Domenica del Sole 24 Ore: anche grazie a loro, forse, in un prossimo futuro non si parlerà più di gender.

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Le virtù del buon musulmano

Ida Zilio-Grandi evidenzia la varietà di concezioni e valori espressi dalla fede islamica, sostenendo la sua indagine attraverso il sapiente utilizzo di diverse fonti, tutte appartenenti al vasto contenitore della letteratura religiosa. Il lettore ritroverà in ognuna di queste virtù gli stessi ideali riconosciuti da altre tradizioni religiose, quei valori comuni indispensabili sia a una convivenza serena tra le diverse fedi, sia a un reale confronto con il mondo secolare.

Ida Zilio-Grandi evidenzia la varietà di concezioni e valori espressi dalla fede islamica, sostenendo la sua indagine attraverso il sapiente utilizzo di diverse fonti, tutte appartenenti al vasto contenitore della letteratura religiosa. Il lettore ritroverà in ognuna di queste virtù gli stessi ideali riconosciuti da altre tradizioni religiose, quei valori comuni indispensabili sia a una convivenza serena tra le diverse fedi, sia a un reale confronto con il mondo secolare.

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Le Sardine Non Esistono

«Cosa farete voi Sardine dopo aver riempito le piazze d’Italia?» «Come farete a non disperdere le energie emerse finora?» «Dove sono i contenuti?» Chi è in cerca di risposte alle domande che circolano da mesi, le troverà in queste pagine. Chi tenta di decifrare le Sardine, troverà raccolto qui tutto ciò che finora è apparso in maniera slegata sulla teoria e le azioni che hanno dato vita a uno dei fenomeni sociali più interessanti degli ultimi anni. Un fenomeno fatto di persone che chiedono un radicale cambiamento nel linguaggio della politica, la costruzione di una società inclusiva e la riscoperta delle piazze come luoghi d’incontro. Questo libro è il racconto di come è nata la grande rivoluzione pacifica che ha conquistato l’Italia… e non solo.
Dal flash-mob che ha riempito di Sardine piazza Maggiore a Bologna, passando per 142 manifestazioni in tutto il mondo, fino alle elezioni in Emilia-Romagna di gennaio 2020. Poco più di due mesi in cui ha preso la parola una società civile coesa e appassionata. Poche settimane in cui è cambiata per sempre la vita di quattro amici cresciuti insieme, che hanno intercettato il desiderio diffuso di sovvertire le regole della comunicazione politica degli ultimi anni, unito al bisogno condiviso di tornare a sentirsi liberi. Liberi di esprimere pacificamente un pensiero e di farlo con il corpo, in un tempo in cui la democrazia è messa a rischio dal linguaggio dell’odio e da un uso sempre piú spregiudicato e manipolatorio dei social media.
«E per quanto possiamo essere qualcuno all’interno delle piazze, dei nostri collettivi e dei nostri circoli, non siamo nessuno all’interno di questo processo. Le Sardine non esistono, non sono mai esistite».

«Cosa farete voi Sardine dopo aver riempito le piazze d’Italia?» «Come farete a non disperdere le energie emerse finora?» «Dove sono i contenuti?» Chi è in cerca di risposte alle domande che circolano da mesi, le troverà in queste pagine. Chi tenta di decifrare le Sardine, troverà raccolto qui tutto ciò che finora è apparso in maniera slegata sulla teoria e le azioni che hanno dato vita a uno dei fenomeni sociali più interessanti degli ultimi anni. Un fenomeno fatto di persone che chiedono un radicale cambiamento nel linguaggio della politica, la costruzione di una società inclusiva e la riscoperta delle piazze come luoghi d’incontro. Questo libro è il racconto di come è nata la grande rivoluzione pacifica che ha conquistato l’Italia… e non solo.
Dal flash-mob che ha riempito di Sardine piazza Maggiore a Bologna, passando per 142 manifestazioni in tutto il mondo, fino alle elezioni in Emilia-Romagna di gennaio 2020. Poco più di due mesi in cui ha preso la parola una società civile coesa e appassionata. Poche settimane in cui è cambiata per sempre la vita di quattro amici cresciuti insieme, che hanno intercettato il desiderio diffuso di sovvertire le regole della comunicazione politica degli ultimi anni, unito al bisogno condiviso di tornare a sentirsi liberi. Liberi di esprimere pacificamente un pensiero e di farlo con il corpo, in un tempo in cui la democrazia è messa a rischio dal linguaggio dell’odio e da un uso sempre piú spregiudicato e manipolatorio dei social media.
«E per quanto possiamo essere qualcuno all’interno delle piazze, dei nostri collettivi e dei nostri circoli, non siamo nessuno all’interno di questo processo. Le Sardine non esistono, non sono mai esistite».

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Le rose imperiali

Sotto la tirannia dello spietato Che Huang-ti, nella Cina, le rose crescono, innaffiate dal sangue dei sudditi decapitati, nei giardini imperiali. E in effetti in queste diciotto storie cadono parecchie teste, da quelle in cui il Mago è incapace di fornire la formula dell’immortalità a quelle dei Soffiatori di bolle di sapone non più in grado di soddisfare le pretese della Corte.

Sotto la tirannia dello spietato Che Huang-ti, nella Cina, le rose crescono, innaffiate dal sangue dei sudditi decapitati, nei giardini imperiali. E in effetti in queste diciotto storie cadono parecchie teste, da quelle in cui il Mago è incapace di fornire la formula dell’immortalità a quelle dei Soffiatori di bolle di sapone non più in grado di soddisfare le pretese della Corte.

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Le Regole Dell’alta Società

**Gli indomiti highlander** 1
*Scozia, 1813*
Un terribile scandalo ha segnato l’esistenza di Frances Goodson, figlia di un barone, che ora vive sola in un quartiere povero di Londra. È quindi con sollievo che accetta un impiego come istitutrice in un fiabesco castello scozzese, almeno sino a quando scopre che non avrà a che fare con un bambino, ma con il fascinoso e selvaggio Lachlan MacKinloch. Al laird dovrà insegnare l’etichetta dell’alta società inglese affinché possa conquistare Lady Regina, la cui sostanziosa dote risolleverà le casse del clan. Determinata a non lasciarsi raggiungere dalle ombre del passato, Frances si dedica con impegno al compito assegnatole, cercando però di non compromettere il proprio futuro e di non perdere il cuore nei bellissimi occhi di un uomo destinato a un’altra.

**Gli indomiti highlander** 1
*Scozia, 1813*
Un terribile scandalo ha segnato l’esistenza di Frances Goodson, figlia di un barone, che ora vive sola in un quartiere povero di Londra. È quindi con sollievo che accetta un impiego come istitutrice in un fiabesco castello scozzese, almeno sino a quando scopre che non avrà a che fare con un bambino, ma con il fascinoso e selvaggio Lachlan MacKinloch. Al laird dovrà insegnare l’etichetta dell’alta società inglese affinché possa conquistare Lady Regina, la cui sostanziosa dote risolleverà le casse del clan. Determinata a non lasciarsi raggiungere dalle ombre del passato, Frances si dedica con impegno al compito assegnatole, cercando però di non compromettere il proprio futuro e di non perdere il cuore nei bellissimi occhi di un uomo destinato a un’altra.

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Le parole lo sanno

Alberto scopre di avere un male incurabile: invece di condividere l’inquietudine con chi lo circonda si procura un bastone e degli occhiali da cieco e si rifugia in un luogo già remoto, al riparo anche da se stesso. Entra in un parco, si siede su una panchina. Qui trova, forse per la prima volta, lo stupore di essere vivo. Accanto a lui si siede una giovane donna, Flavia. Si parlano. Flavia si racconta e si confessa. Ha un bambino, e un marito ossessivamente geloso. Nasce qualcosa di semplice, inatteso, che sembra parlare con la voce profonda del destino. L’intesa, il desiderio di ritrovarsi, l’attrazione: l’amore insomma, che nessuno dei due cercava e che li sorprende senza difese. Alberto è sempre più coinvolto in quelle confessioni di violenza subita e, non avendo nulla da perdere, entra nella vita di Flavia come la provvidenza. Tuttavia se il suo drastico intervento abbia liberato o condannato all’infelicità la donna che ama non è dato sapere. Perché Flavia, com’è arrivata, un giorno come un altro scompare per sempre. Ad Alberto non resta che scrivere: affidare a un diario il racconto di ciò che è accaduto, ormai sicuro che “le parole sanno sempre dove andare” e che quindi, in un modo a lui ancora sconosciuto, prima o poi arriveranno a Flavia. È questo il destino delle parole e il destino di ogni racconto che dicono l’amore, liberi entrambi dalla vuota comunicazione a tutti i costi che è dei tempi nostri. Siamo di fronte a una storia dentro una storia, dentro un’altra storia ancora, in un meccanismo concentrico e tecnicamente perfetto. Una dichiarazione d’amore per la letteratura, perché scrivere – e leggere – realizzano il passaggio del testimone più universale e intimo. D’altra parte, si sa, chi legge ama.
Marco Franzoso affronta con delicatezza e passione il romanzo sentimentale, non ha paura del cuore, e costruisce un orologio di emozioni che suona con precisione assoluta, che ossessiona e convince. Una storia d’amore? Forse. Struggente, estrema. Un’opera che riverbera l’intensità dei classici russi e accende il ritmo incalzante di un romanzo d’azione, che non molla mai il lettore.

Alberto scopre di avere un male incurabile: invece di condividere l’inquietudine con chi lo circonda si procura un bastone e degli occhiali da cieco e si rifugia in un luogo già remoto, al riparo anche da se stesso. Entra in un parco, si siede su una panchina. Qui trova, forse per la prima volta, lo stupore di essere vivo. Accanto a lui si siede una giovane donna, Flavia. Si parlano. Flavia si racconta e si confessa. Ha un bambino, e un marito ossessivamente geloso. Nasce qualcosa di semplice, inatteso, che sembra parlare con la voce profonda del destino. L’intesa, il desiderio di ritrovarsi, l’attrazione: l’amore insomma, che nessuno dei due cercava e che li sorprende senza difese. Alberto è sempre più coinvolto in quelle confessioni di violenza subita e, non avendo nulla da perdere, entra nella vita di Flavia come la provvidenza. Tuttavia se il suo drastico intervento abbia liberato o condannato all’infelicità la donna che ama non è dato sapere. Perché Flavia, com’è arrivata, un giorno come un altro scompare per sempre. Ad Alberto non resta che scrivere: affidare a un diario il racconto di ciò che è accaduto, ormai sicuro che “le parole sanno sempre dove andare” e che quindi, in un modo a lui ancora sconosciuto, prima o poi arriveranno a Flavia. È questo il destino delle parole e il destino di ogni racconto che dicono l’amore, liberi entrambi dalla vuota comunicazione a tutti i costi che è dei tempi nostri. Siamo di fronte a una storia dentro una storia, dentro un’altra storia ancora, in un meccanismo concentrico e tecnicamente perfetto. Una dichiarazione d’amore per la letteratura, perché scrivere – e leggere – realizzano il passaggio del testimone più universale e intimo. D’altra parte, si sa, chi legge ama.
Marco Franzoso affronta con delicatezza e passione il romanzo sentimentale, non ha paura del cuore, e costruisce un orologio di emozioni che suona con precisione assoluta, che ossessiona e convince. Una storia d’amore? Forse. Struggente, estrema. Un’opera che riverbera l’intensità dei classici russi e accende il ritmo incalzante di un romanzo d’azione, che non molla mai il lettore.

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Le Nuove Indagini Dell’ispettore Santoni. Lo Strano Caso Dell’orso Ucciso Nel Bosco – Delitto Con Inganno – Giallo Di Mezzanotte

***Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco
Delitto con inganno
Giallo di mezzanotte***
**L’ispettore più amato dagli italiani**
**Aria di montagna, aria di neve, aria di sangue. Per l’ispettore santoni, detto lupo bianco, l’ambiente montano è pieno di indizi rivelatori. E a volte basta una traccia sottile come un profumo per mettere in moto il suo fiuto infallibile.**
Nell’apparente tranquillità del bosco, accanto al cadavere, l’assassino ha lasciato una macabra firma: un cuore con all’interno il nome della vittima e una lettera greca. Un rituale di morte che si ripete, seminando il panico tra i vicoli di Valdiluce…
Nel freddo e nevoso inverno, l’ispettore Santoni, assistito dal fedele Kristal Beretta, si ritrova a indagare sulla scomparsa della bellissima Clara Meynet, avvenuta quindici anni prima. La verità è rimasta sepolta sotto una fitta coltre di neve, ghiaccio e paura…
L’arrivo in paese di Diana Caselli, notissima star TV, è l’attrazione principale della “Caccia al Daü”. Ma tra gli abeti della Verginetta si consumano due orribili delitti, e quella che doveva essere una festa si trasforma in una tragedia…
**Un autore bestseller in cima alle classifiche**
«Surreale e ironico, Matteucci finisce per raccontare la realtà e scostare il velo da ciò che davvero è credibile.»
**Matteo Nucci, il Venerdì di Repubblica**
«È nel saper cogliere il valore non superficiale dei dettagli che Matteucci, giovandosi della concretezza imposta dal giallo, trova la sua cifra narrativa più convincente.»
**Giorgio Montefoschi, Corriere della Sera**
«Cattura, squarcia un velo sui vizi e sui segreti di una piccola comunità di provincia, appassiona e intriga, si nutre di indizi che il disgelo potrebbe cancellare.»
**Il Sole 24 ore**
**Franco Matteucci**
Autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Ha scritto i romanzi *La neve rossa* (premio Crotone opera prima), *Il visionario* (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), *Festa al blu di Prussia* (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante), *Il profumo della neve* (finalista al premio Strega), *Lo show della farfalla* (finalista al Premio Viareggio – Rèpaci). È autore di una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni: *Il suicidio perfetto* , *La mossa del cartomante* , *Tre cadaveri sotto la neve* , *Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco,* *Delitto con inganno,* *Giallo di mezzanotte* e *Il mistero del cadavere sul treno*. I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Canada e Australia.

***Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco
Delitto con inganno
Giallo di mezzanotte***
**L’ispettore più amato dagli italiani**
**Aria di montagna, aria di neve, aria di sangue. Per l’ispettore santoni, detto lupo bianco, l’ambiente montano è pieno di indizi rivelatori. E a volte basta una traccia sottile come un profumo per mettere in moto il suo fiuto infallibile.**
Nell’apparente tranquillità del bosco, accanto al cadavere, l’assassino ha lasciato una macabra firma: un cuore con all’interno il nome della vittima e una lettera greca. Un rituale di morte che si ripete, seminando il panico tra i vicoli di Valdiluce…
Nel freddo e nevoso inverno, l’ispettore Santoni, assistito dal fedele Kristal Beretta, si ritrova a indagare sulla scomparsa della bellissima Clara Meynet, avvenuta quindici anni prima. La verità è rimasta sepolta sotto una fitta coltre di neve, ghiaccio e paura…
L’arrivo in paese di Diana Caselli, notissima star TV, è l’attrazione principale della “Caccia al Daü”. Ma tra gli abeti della Verginetta si consumano due orribili delitti, e quella che doveva essere una festa si trasforma in una tragedia…
**Un autore bestseller in cima alle classifiche**
«Surreale e ironico, Matteucci finisce per raccontare la realtà e scostare il velo da ciò che davvero è credibile.»
**Matteo Nucci, il Venerdì di Repubblica**
«È nel saper cogliere il valore non superficiale dei dettagli che Matteucci, giovandosi della concretezza imposta dal giallo, trova la sua cifra narrativa più convincente.»
**Giorgio Montefoschi, Corriere della Sera**
«Cattura, squarcia un velo sui vizi e sui segreti di una piccola comunità di provincia, appassiona e intriga, si nutre di indizi che il disgelo potrebbe cancellare.»
**Il Sole 24 ore**
**Franco Matteucci**
Autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Ha scritto i romanzi *La neve rossa* (premio Crotone opera prima), *Il visionario* (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), *Festa al blu di Prussia* (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante), *Il profumo della neve* (finalista al premio Strega), *Lo show della farfalla* (finalista al Premio Viareggio – Rèpaci). È autore di una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni: *Il suicidio perfetto* , *La mossa del cartomante* , *Tre cadaveri sotto la neve* , *Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco,* *Delitto con inganno,* *Giallo di mezzanotte* e *Il mistero del cadavere sul treno*. I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Canada e Australia.

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Le lacrime di Roma

Tesi di fondo di questo libro è che nell’antica Roma il pianto è alquanto diffuso e accompagna gli avvenimenti della vita pubblica e privata. Si tratta di esercitare un potere politico e simbolico: per aumentare la loro autorità, senatori, imperatori e brillanti condottieri non esitano a versare lacrime. Esse vengono usate nelle più svariate situazioni: per esprimere la sofferenza del lutto, la volontà di espiazione quando oscuri presagi appaiono minacciosi, la paura di un’esclusione sociale per cui si invoca la tradizione della propria famiglia; per manifestare la propria grandezza d’animo davanti agli sconfitti. L’autrice si sofferma poi sul messaggio politico che le lacrime diffondono, sul momento calibrato in cui compaiono. Esamina con cura testi e tradizioni, sconfessando l’immagine monolitica dei romani come un popolo duro e crudele. Il tema del libro ha un interesse generale, in un momento in cui si recupera lo studio delle emozioni, la loro spontaneità o la loro calcolata esternazione, il loro ruolo nelle traiettorie individuali nelle relazioni interpersonali.
Nel gennaio 2016 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha pianto in pubblico. Sottolineando l’intreccio di forza e debolezza, la stampa si è interrogata: «Obama ha reso accettabile il fatto di piangere in pubblico?» In realtà la novità è meno importante di ciò che lascia intravedere: un’attenzione collettiva verso le lacrime. Il dato che forse colpisce di più è che tale attenzione nasce da una dimenticanza. Le lacrime un tempo erano frequenti, tanto in pubblico quanto in privato. Nella Roma antica fornivano un ausilio imprescindibile al politico, erano l’arma preferita degli oratori e il mezzo con cui distinguersi dal volgo. Contribuivano anche a veicolare i presagi riguardanti la città. Le lacrime, insomma, scorrevano abbondanti tra i romani. Gli imperatori, il popolo, i senatori, i soldati piangono. I dibattiti pubblici, i processi, le ambasciate, tutto è pretesto per riversare emozioni. Piú dei greci, che già piangevano abbastanza, i romani hanno la lacrima facile. Essi vengono spesso dipinti come conquistatori spietati (e lo erano). Ma se ne mostrano troppo poco i momenti di fragilità. Così la (cattiva) reputazione dei romani ha scoraggiato finora qualunque ricerca generale sulle lacrime, mentre i lamenti degli eroi greci hanno fatto versare fiumi d’inchiostro. In questa storia della forza romana al rovescio bisogna accettare di non riconoscersi, di rimanere spaesati. I comportamenti sociali dei romani, tanto spesso punteggiati di lacrime, ci disorientano. Ma fare un passo di lato permette di vedere più chiaro.

Tesi di fondo di questo libro è che nell’antica Roma il pianto è alquanto diffuso e accompagna gli avvenimenti della vita pubblica e privata. Si tratta di esercitare un potere politico e simbolico: per aumentare la loro autorità, senatori, imperatori e brillanti condottieri non esitano a versare lacrime. Esse vengono usate nelle più svariate situazioni: per esprimere la sofferenza del lutto, la volontà di espiazione quando oscuri presagi appaiono minacciosi, la paura di un’esclusione sociale per cui si invoca la tradizione della propria famiglia; per manifestare la propria grandezza d’animo davanti agli sconfitti. L’autrice si sofferma poi sul messaggio politico che le lacrime diffondono, sul momento calibrato in cui compaiono. Esamina con cura testi e tradizioni, sconfessando l’immagine monolitica dei romani come un popolo duro e crudele. Il tema del libro ha un interesse generale, in un momento in cui si recupera lo studio delle emozioni, la loro spontaneità o la loro calcolata esternazione, il loro ruolo nelle traiettorie individuali nelle relazioni interpersonali.
Nel gennaio 2016 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha pianto in pubblico. Sottolineando l’intreccio di forza e debolezza, la stampa si è interrogata: «Obama ha reso accettabile il fatto di piangere in pubblico?» In realtà la novità è meno importante di ciò che lascia intravedere: un’attenzione collettiva verso le lacrime. Il dato che forse colpisce di più è che tale attenzione nasce da una dimenticanza. Le lacrime un tempo erano frequenti, tanto in pubblico quanto in privato. Nella Roma antica fornivano un ausilio imprescindibile al politico, erano l’arma preferita degli oratori e il mezzo con cui distinguersi dal volgo. Contribuivano anche a veicolare i presagi riguardanti la città. Le lacrime, insomma, scorrevano abbondanti tra i romani. Gli imperatori, il popolo, i senatori, i soldati piangono. I dibattiti pubblici, i processi, le ambasciate, tutto è pretesto per riversare emozioni. Piú dei greci, che già piangevano abbastanza, i romani hanno la lacrima facile. Essi vengono spesso dipinti come conquistatori spietati (e lo erano). Ma se ne mostrano troppo poco i momenti di fragilità. Così la (cattiva) reputazione dei romani ha scoraggiato finora qualunque ricerca generale sulle lacrime, mentre i lamenti degli eroi greci hanno fatto versare fiumi d’inchiostro. In questa storia della forza romana al rovescio bisogna accettare di non riconoscersi, di rimanere spaesati. I comportamenti sociali dei romani, tanto spesso punteggiati di lacrime, ci disorientano. Ma fare un passo di lato permette di vedere più chiaro.

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Le donne di Orolé

Nel cimitero di Chirilai del paese di Orolé, da tempi sconosciuti, c’è un tombino chiuso con una lapide senza nome. Nessuno ha mai avuto il coraggio di aprirlo. Lì sotto c’è interrato il demonio, come gridano i bambini quando ci passano davanti? O c’è davvero sepolto l’arcangelo Gabriele, come si tramandano di padre in figlio i becchini del paese? L’identità dell’ospite – o degli ospiti, come invece dicono altri ancora – tiene legate a doppio filo due donne, Isoppa e Sidora, in una storia che si dipana per più di mezzo secolo.Entrambe si troveranno a dover espiare la colpa di essere nate a Orolé, una terra maledetta di «molti funerali e pochi battesimi», di disamistadi e affetti scempiati, di sogni spezzati. Isoppa Licanza, figlia di banditi, ribelle e analfabeta, che scopre cos’è la passione vera, ma solo per un giorno di pioggia, con un ragazzo venuto dal continente. E Sidora Puntera, giovane vedova vittima dell’amore cieco di Bore Crapittu, ragioniere timido, impacciato, e nondimeno freddo e spietato calcolatore: un amore efferato, pronto a tutto, fermentato per anni come un nepente liquoroso che inebria e rende folli. E che andrà incontro a una raccapricciante vendetta.Coraggiose, ferine, straziate. Salvatore Niffoi questa volta ci racconta la vicenda di due donne forti, due «balentes» che mandano in pezzi la loro vita nel tentativo di ricomporre, o disperdere, il mosaico crudele della propria esistenza. E con il fascino della sua lingua materica, potente e suggestiva mette in scena un dramma di espiazione ed estinzione, una lotta feroce per trasformare il proprio dolore in speranza, la disperazione in oblio.

Nel cimitero di Chirilai del paese di Orolé, da tempi sconosciuti, c’è un tombino chiuso con una lapide senza nome. Nessuno ha mai avuto il coraggio di aprirlo. Lì sotto c’è interrato il demonio, come gridano i bambini quando ci passano davanti? O c’è davvero sepolto l’arcangelo Gabriele, come si tramandano di padre in figlio i becchini del paese? L’identità dell’ospite – o degli ospiti, come invece dicono altri ancora – tiene legate a doppio filo due donne, Isoppa e Sidora, in una storia che si dipana per più di mezzo secolo.Entrambe si troveranno a dover espiare la colpa di essere nate a Orolé, una terra maledetta di «molti funerali e pochi battesimi», di disamistadi e affetti scempiati, di sogni spezzati. Isoppa Licanza, figlia di banditi, ribelle e analfabeta, che scopre cos’è la passione vera, ma solo per un giorno di pioggia, con un ragazzo venuto dal continente. E Sidora Puntera, giovane vedova vittima dell’amore cieco di Bore Crapittu, ragioniere timido, impacciato, e nondimeno freddo e spietato calcolatore: un amore efferato, pronto a tutto, fermentato per anni come un nepente liquoroso che inebria e rende folli. E che andrà incontro a una raccapricciante vendetta.Coraggiose, ferine, straziate. Salvatore Niffoi questa volta ci racconta la vicenda di due donne forti, due «balentes» che mandano in pezzi la loro vita nel tentativo di ricomporre, o disperdere, il mosaico crudele della propria esistenza. E con il fascino della sua lingua materica, potente e suggestiva mette in scena un dramma di espiazione ed estinzione, una lotta feroce per trasformare il proprio dolore in speranza, la disperazione in oblio.

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