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Summer: Quando ami chi vorresti odiare

Cosa succede quando ti ritrovi di fronte quella persona che è stata il tuo primo amore? Quella persona che per prima ti ha fatto davvero battere forte il cuore e provare bellissime sensazioni? La medesima persona che più ti ha fatta soffrire e che più tu odi in assoluto?
Tessa sta per scoprire che non sempre i vecchi sentimenti si assopiscono completamente, anche se da principio ti sembrano camuffati in odio. E quando si ritroverà il suo ex grande amore Devon, come nuovo capo nella rivista dove lavora da anni come grafica, capirà che forse non è tutto odio quello che luccica. Anche se ne è parecchio convinta.
Dall’altra parte Devon riscoprirà una parte di se stesso che da tempo aveva assopito e credeva persino di aver dimenticato.
Summer è il primo capitolo di una divertente trilogia, la quale narra le (dis)avventure dei nostri due protagonisti, con giusto un pizzico di malintesi, litigi, pessime figure, passione, fidanzate pericolose e nuove amicizie molto speciali.

Summer

Durante un picnic sulle rive del lago Lemano, Summer Wassner, diciannove anni, scompare misteriosamente. L’ultima immagine che tutti ricordano è quella di una ragazza bionda che corre tra le felci, i pantaloni corti e le lunghe gambe nude, prima di sparire nel vento, tra gli alberi, nell’acqua. La sua sorte resta un enigma indecifrabile: è annegata, forse si è suicidata, oppure ha incontrato qualcuno? Venticinque anni dopo, suo fratello minore Benjamin è ossessionato dai ricordi. Summer gli appare in sogno come uno spettro seducente, risvegliando i segreti della loro famiglia, tenuti nascosti troppo a lungo. Summer è il thriller psicologico che ha conquistato la Francia, un romanzo sensuale sui fantasmi del passatoe sul potere irresistibile della verità. “Tra Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides e Le ragazze di Emma Cline, un romanzo potente sull’adolescenza e la forza travolgente dei segreti.” Lire “Scintillante e implacabile.” Elle “Il vero protagonista di questo romanzo è il lettore, ammaliato dai dolci inganni dell’autrice.” Livres Hebdo

Il suicidio e l’anima

Se il suicidio è certamente il più violato fra i tabù – oggi più che mai, come testimoniano le cronache –, rimane nondimeno, nella percezione comune, lo scandalo supremo, il gesto inaccettabile. La giurisprudenza lo ha giudicato per molto tempo un reato; la religione lo considera peccato, aborrendolo più di ogni altra forma di uccisione e condannandolo come atto di ribellione e apostasia; la società lo rifiuta, tendendo a sottacerlo o a giustificarlo con la follia, quasi che il suicidio fosse l’aberrazione antisociale per eccellenza. E non si può dire che siano mancate riflessioni e analisi – da John Donne a Hume, da Voltaire a Schopenhauer, da Durkheim alla messe di studi psicologici e psichiatrici –, ma il problema, nella sua essenza, è rimasto intatto.
Nel 1964 James Hillman capovolge ogni prospettiva con questo libro. Un libro che, dichiara, «mette in discussione la prevenzione del suicidio; va a indagare l’esperienza della morte; accosta il problema del suicidio non dal punto di vista della vita, della società e della “salute mentale”, bensì in relazione alla morte e all’anima. Considera il suicidio non soltanto come una via di uscita dalla vita, ma anche come una via di ingresso nella morte. Questo punto di vista totalmente altro scaturisce dall’indagine del suicidio per come è esperito attraverso la visione che l’anima ha della morte. Perché nell’esperienza della morte, afferma Hillman, l’anima trova una rigenerazione, e dunque l’impulso suicida non va necessariamente concepito come una mossa contro la vita: potrebbe esprimere il bisogno imperioso di incontrare la realtà assoluta, la richiesta impellente di un’esistenza più piena.

Suicide Club

**Vivremo per sempre. Ma a quale prezzo?**
« *Heng intreccia con maestria una trama sconvolgente, un’ambientazione credibile e personaggi memorabili.* »
**Kirkus Review**
« *Un romanzo affascinante e provocatorio, leggetelo!* »
**Jeff VanderMeer**
« *Un romanzo entusiasmante e immaginifico, che ci pone una domanda universale: cosa significa davvero essere vivi?* »
**Library Journal**
« *Suicide Club evoca Fight Club, il classico moderno di Chuck Palahniuk. Ma forse la controparte più ovvia è Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro… Con tagliente ironia, Rachel Heng mostra come la tensione al miglioramento e la tentazione di cedere ai nostri desideri più oscuri siano due facce della stessa medaglia.* »
**The Atlantic**
« *Una storia originalissima che fa riflettere su cosa dia valore alla vita.* »
**The Independent**
Lea ha cento anni e ne dimostra meno di quaranta, grazie agli straordinari progressi della medicina, che permettono ad alcune persone – selezionate alla nascita – di triplicare la durata della vita. Tutto quello che devono fare è attenersi scrupolosamente alle regole del benessere. Lea non mangia cibi grassi, non beve alcolici, non ascolta musica deprimente, non si allena né troppo intensamente né troppo poco. È la candidata ideale per accedere a una nuova fase sperimentale di cure, destinata a prolungare l’esistenza all’infinito. Un giorno, però, tornando dal lavoro, Lea vede suo padre dall’altra parte della strada, un padre con cui non ha rapporti da ottantotto anni. Per raggiungerlo, si lancia in mezzo al traffico e per poco non viene investita. Quel semplice gesto è la sua rovina: come può essere degna dell’immortalità una persona che agisce in modo tanto sconsiderato? In un attimo, il suo nome viene depennato dalla lista dei prescelti e lei è costretta a frequentare un gruppo di sostegno. Ed è qui che entra in contatto con alcuni membri del Suicide Club, un gruppo di ribelli che si batte per poter scegliere come e quando morire. E suo padre è uno dei membri. Dapprima sconcertata, a poco a poco Lea si rende conto che questi uomini e queste donne – che mangiano quello che vogliono, vanno a concerti clandestini, praticano sport estremi – hanno accumulato più esperienze in un anno di quante non ne abbia provate lei in una vita intera. D’un tratto, la prospettiva di vivere un’eternità di rinunce non è più così allettante. Ma ben presto si renderà conto che tutto ha un prezzo, e quello per la libertà potrebbe essere troppo alto…
**
### Sinossi
**Vivremo per sempre. Ma a quale prezzo?**
« *Heng intreccia con maestria una trama sconvolgente, un’ambientazione credibile e personaggi memorabili.* »
**Kirkus Review**
« *Un romanzo affascinante e provocatorio, leggetelo!* »
**Jeff VanderMeer**
« *Un romanzo entusiasmante e immaginifico, che ci pone una domanda universale: cosa significa davvero essere vivi?* »
**Library Journal**
« *Suicide Club evoca Fight Club, il classico moderno di Chuck Palahniuk. Ma forse la controparte più ovvia è Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro… Con tagliente ironia, Rachel Heng mostra come la tensione al miglioramento e la tentazione di cedere ai nostri desideri più oscuri siano due facce della stessa medaglia.* »
**The Atlantic**
« *Una storia originalissima che fa riflettere su cosa dia valore alla vita.* »
**The Independent**
Lea ha cento anni e ne dimostra meno di quaranta, grazie agli straordinari progressi della medicina, che permettono ad alcune persone – selezionate alla nascita – di triplicare la durata della vita. Tutto quello che devono fare è attenersi scrupolosamente alle regole del benessere. Lea non mangia cibi grassi, non beve alcolici, non ascolta musica deprimente, non si allena né troppo intensamente né troppo poco. È la candidata ideale per accedere a una nuova fase sperimentale di cure, destinata a prolungare l’esistenza all’infinito. Un giorno, però, tornando dal lavoro, Lea vede suo padre dall’altra parte della strada, un padre con cui non ha rapporti da ottantotto anni. Per raggiungerlo, si lancia in mezzo al traffico e per poco non viene investita. Quel semplice gesto è la sua rovina: come può essere degna dell’immortalità una persona che agisce in modo tanto sconsiderato? In un attimo, il suo nome viene depennato dalla lista dei prescelti e lei è costretta a frequentare un gruppo di sostegno. Ed è qui che entra in contatto con alcuni membri del Suicide Club, un gruppo di ribelli che si batte per poter scegliere come e quando morire. E suo padre è uno dei membri. Dapprima sconcertata, a poco a poco Lea si rende conto che questi uomini e queste donne – che mangiano quello che vogliono, vanno a concerti clandestini, praticano sport estremi – hanno accumulato più esperienze in un anno di quante non ne abbia provate lei in una vita intera. D’un tratto, la prospettiva di vivere un’eternità di rinunce non è più così allettante. Ma ben presto si renderà conto che tutto ha un prezzo, e quello per la libertà potrebbe essere troppo alto…

Studiare È Un Gioco Da Ragazzi

Un libro rivoluzionario, per un approccio allo studio gratificante e innovativo. Una guida pratica per affrontare interrogazioni e verifiche senza ansia da prestazione e non temere più la bocciatura: lo studio diventerà un’attività piacevole, l’apprendimento sarà efficace e duraturo e i ragazzi avranno più tempo per gli amici e lo sport. Sfruttando la capacità della mente di creare immagini e associazioni, grazie a molte illustrazioni che rendono più immediata la spiegazione, l’autore insegna a memorizzare e ad apprendere in modo facile, veloce e divertente date storiche, formule matematiche, regole grammaticali… Il manuale è suddiviso in cinque parti: Perchè tuo figlio ha difficoltà a scuola Il metodo di studio Le tecniche di memoria Il metodo messo in pratica Verso l’eccellenza! Dalla teoria alla pratica: per tutte le discipline sono forniti esempi di testi scolastici ed esercizi per mettere in atto le tecniche di apprendimento, esercitarsi con le Mappe Mentali®, migliorare la propria metodologia di studio e acquisire le strategie per un’esposizione chiara e una comunicazione più efficace dei concetti studiati. L’autore è il primo italiano a essersi aggiudicato il titolo di International Master of Memory ai campionati mondiali di memoria 2013.

La straniera

“La storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo, e una biografia è la somma di tutte le ere geologiche che hai attraversato”. Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall’infanzia al futuro, il nuovo libro dell’autrice di Cleopatra va in prigione è un’avventura che unisce vecchie e nuove migrazioni. Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della Straniera vive un’infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque. La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore. Per intenzione o per destino, perlustra la memoria e ne asseconda gli smottamenti e le oscurità. Non solo memoir, non solo romanzo, in questo libro dalla definizione mobile come un paesaggio e con un linguaggio così ampio da contenere la geografia e il tempo, Claudia Durastanti indaga il sentirsi sempre stranieri e ubiqui. La straniera è il racconto di un’educazione sentimentale contemporanea, disorientata da un passato magnetico e incontenibile, dalla cognizione della diversità fisica e di distinzioni sociali irriducibili, e dimostra che la storia di una famiglia, delle sue voci e delle sue traiettorie, è prima di tutto una storia del corpo e delle parole, in cui, a un certo punto, misurare la distanza da casa diventa impossibile.
“Sulla scrittura di Claudia Durastanti non si possono spendere che elogi, è di una eleganza e funzionalità ammirevoli.” Piersandro Pallavicini, Tuttolibri – La Stampa
“Claudia Durastanti è fatta per raccontare. La giovane scrittrice mi ha subito costretto a entrare nel suo mondo dandomi una spinta generosa e brutale alle spalle.”
Alfonso Berardinelli, Il Foglio
“Claudia Durastanti per me è e continua a essere una sorpresa.”
Angelo Guglielmi **
### Sinossi
“La storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo, e una biografia è la somma di tutte le ere geologiche che hai attraversato”. Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall’infanzia al futuro, il nuovo libro dell’autrice di Cleopatra va in prigione è un’avventura che unisce vecchie e nuove migrazioni. Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della Straniera vive un’infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque. La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore. Per intenzione o per destino, perlustra la memoria e ne asseconda gli smottamenti e le oscurità. Non solo memoir, non solo romanzo, in questo libro dalla definizione mobile come un paesaggio e con un linguaggio così ampio da contenere la geografia e il tempo, Claudia Durastanti indaga il sentirsi sempre stranieri e ubiqui. La straniera è il racconto di un’educazione sentimentale contemporanea, disorientata da un passato magnetico e incontenibile, dalla cognizione della diversità fisica e di distinzioni sociali irriducibili, e dimostra che la storia di una famiglia, delle sue voci e delle sue traiettorie, è prima di tutto una storia del corpo e delle parole, in cui, a un certo punto, misurare la distanza da casa diventa impossibile.
“Sulla scrittura di Claudia Durastanti non si possono spendere che elogi, è di una eleganza e funzionalità ammirevoli.” Piersandro Pallavicini, Tuttolibri – La Stampa
“Claudia Durastanti è fatta per raccontare. La giovane scrittrice mi ha subito costretto a entrare nel suo mondo dandomi una spinta generosa e brutale alle spalle.”
Alfonso Berardinelli, Il Foglio
“Claudia Durastanti per me è e continua a essere una sorpresa.”
Angelo Guglielmi

Le stragi nascoste: L’armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, 1943-2001

Alla fine degli anni Quaranta 695 fascicoli processuali sui crimini di guerra nazi-fascisti “scomparvero” dagli archivi della Procura generale militare; contenevano notizie su eccidi, omicidi, saccheggi compiuti in Italia durante l’occupazione tedesca. Recuperati solo nel 1994, hanno rivelato una verità troppo a lungo taciuta: la rappresaglia contro i civili non era per i tedeschi e i repubblichini solo un modo per reagire agli attacchi partigiani, ma una vera e propria tattica terroristica preventiva.

Storie di libri perduti

Questo libro racconta la storia di libri che c’erano e non ci sono più. I libri perduti non sono libri dimenticati oppure libri pensati dall’autore e mai nati. Sono quelli che l’autore ha scritto, che qualcuno ha visto, magari ha anche letto, e che poi sono stati distrutti o dei quali non si è saputo più niente. Libri scomparsi, ma che sono di certo esistiti. Ogni libro perduto ha la sua storia che non assomiglia alle altre, se non per qualche particolare che stabilisce strane relazioni. Si parte così dalla casa di Firenze di Romano Bilenchi per poi passare all’Inghilterra di Byron e di Sylvia Plath, alla Francia di Hemingway, attraverso la Russia di Gogol’ e la frontiera spagnola che Walter Benjamin cerca di superare, dalla Polonia occupata dai nazisti di Bruno Schulz fino al remoto paesino del Canada dove si rifugia Malcolm Lowry. Un lungo viaggio che vale senz’altro la pena di fare, perché magari un giorno, da qualche parte, uno di questi libri che sembra perduto per sempre potrebbe miracolosamente riemergere. **

Storia di Ellie

Ellie è un cucciolo molto speciale. Fin da subito viene scelta per diventare un cane da salvataggio. Trova un bambino perso in un bosco e salva un ferito per il crollo di un edificio. Questa è la sua missione. Ma la gente può aver bisogno di aiuto anche per altri motivi, la vedova Jakob, Maja, la ragazza sola… Per fare quello per cui è stata addestrata, Ellie deve trovare un modo anche per salvare le persone che ama. Un’appendice in fondo al libro stimola la riflessione sul miglior amico dell’uomo.

Storia dell’utopia. Il sogno dell’Occidente da Platone ad Aldous Huxley

La storia ci insegna che da sempre lo stato di infelicità della coscienza, il “male di vivere” hanno generato nell’uomo aspirazioni utopistiche, il desiderio di un “non luogo”, di qualcosa di nuovo, di migliore, in cui credere. Per Servier, in contrapposizione con altri filosofi, l’utopia non è per niente trascendente, ma è immersa nel presente; come un sogno appunto, ha le sue radici nella storia vera. Da Platone, attraverso Tommaso Moro, Campanella, Bacone, Proudhon, fino a Huxley e a Orwell, è un succedersi di sogni, di aspirazioni alla perfezione, di ricerche del “nuovo” che ha accompagnato e determinato il progredire della nostra storia.

Storia del dove: Alla ricerca dei confini del mondo

Da quando l’uomo ha iniziato a misurare lo spazio intorno a sé non ha mai finito di stupirsi. Una domanda apparentemente banale come «dove siamo?» non ha mai avuto una risposta semplice né definitiva. Nella storia, ogni volta che abbiamo provato a fare il punto è successo qualcosa che ha rimesso tutto inesorabilmente in discussione.Lo spazio si allarga, il «dove» diventa sempre più grande, e non solo per effetto del Big Bang e dell’espansione dell’Universo: è proprio la nostra percezione dello spazio che si è fatta col tempo più grande e complessa, rendendo noi uomini sempre più piccoli, immersi in un «dove» che oggi è diventato immenso.In poche pagine, dense e scorrevoli, Maccacaro e Tartari ci conducono per mano, dal vaghissimo spazio appena percepito di una vallata, come doveva essere quello di Homo erectus, ai miti cosmogonici più arcaici, ai primissimi sistemi rappresentativi del mondo. Scopriamo che i grandi imperi dell’Età del Bronzo avevano già mappe concettuali raffinate e che le stelle del cielo già indicavano il cammino. Spazio celeste e spazio terrestre si sono intersecati, e nell’antichità classica lo spazio ha visto il suo primo, deciso aumento di dimensioni. Nel Medioevo si perfezionano gli strumenti di calcolo per la navigazione, fino a quando la scoperta di un intero continente rivoluziona radicalmente il nostro «dove» e le esplorazioni successive riempiono rapidamente di nomi le terre incognite delle vecchie pergamene. Con l’età moderna le lenti di vetro ingigantiscono il cielo, si scoprono nuovi pianeti e in breve tempo certe stelle diventano galassie intere, certe teorie deformano letteralmente il mondo e il «dove» si fa elastico, connesso al tempo, immenso e mutevole.

Storia contemporanea. L’Ottocento

Dalle grandi rivoluzioni di fine Settecento alla Prima Guerra mondiale: è la periodizzazione di questo volume pensato esplicitamente per la didattica universitaria. Una periodizzazione che vede l’Ottocento come un “secolo lungo” – dalla rivoluzione americana ai primi anni del secolo – e che è non solo largamente invalsa a livello storiografico, ma anche consacrata dai programmi scolastici e fatta propria dai nuovi ordinamenti universitari e dalla logica modulare che li contraddistingue.

Spicy

Il fuoco è l’elemento essenziale in cucina: cova, si alimenta dell’aria che lo circonda, crepita e consuma. Tra Michael Colonna e Aleksandra Pavlov, giovani promesse della cucina, ci sono le stesse fiamme avvolgenti, lo stesso calore intenso e la stessa potenzialità distruttiva. Con le loro vite il destino gioca una partita a scacchi: parte aggressivo, ma finisce per sacrificare lungo il cammino pezzi importanti pur di arrivare alla meta. Così i due ragazzi passeranno dal bancone della cucina ai set televisivi, dall’anonimato alla celebrità, dall’odiarsi a pelle a non controllare quella passione scalpitante che sembra essere il segreto del loro successo. Riusciranno a uscirne senza distruggersi a vicenda? **
### Sinossi
Il fuoco è l’elemento essenziale in cucina: cova, si alimenta dell’aria che lo circonda, crepita e consuma. Tra Michael Colonna e Aleksandra Pavlov, giovani promesse della cucina, ci sono le stesse fiamme avvolgenti, lo stesso calore intenso e la stessa potenzialità distruttiva. Con le loro vite il destino gioca una partita a scacchi: parte aggressivo, ma finisce per sacrificare lungo il cammino pezzi importanti pur di arrivare alla meta. Così i due ragazzi passeranno dal bancone della cucina ai set televisivi, dall’anonimato alla celebrità, dall’odiarsi a pelle a non controllare quella passione scalpitante che sembra essere il segreto del loro successo. Riusciranno a uscirne senza distruggersi a vicenda?

Lo spazio tra le stelle

Tutto ciò che Jamie Allenby ha sempre desiderato è avere spazio intorno a sé, in cui sentirsi finalmente libera. Per questo ha abbandonato la Terra, sovrappopolata e claustrofobica, rifacendosi una vita in un mondo di frontiera, ai bordi della civiltà. Quando però un virus dilagante colpisce l’umanità, annientandola e lasciandone solo un vago ricordo, Jamie si ritrova definitivamente sola, finché un messaggio giunto dalla Terra accende in lei una flebile speranza… Chi è il suo autore? Forse l’amato Daniel? Jamie non può saperlo, ma il desiderio di scoprirlo la spinge a trovare ad ogni costo un modo per tornare indietro. Nel ripercorrere a ritroso i fili che legano la propria esistenza, Jamie incontrerà altri uomini alla ricerca della Terra, impegnati come lei in un’avventura irta di pericoli e minacce. I sopravvissuti, reietti intenzionati a proseguire lungo il cammino che ha condotto l’umanità alla perdizione, minacciano infatti di vanificare il loro prezioso inizio… Il viaggio di Jamie verso casa la aiuterà a chiudere la distanza tra chi è diventata e chi è destinata a essere. Ma si può davvero fuggire da un passato turbolento e abbracciare un futuro ricco di speranza? La storia di una donna che deve affrontare il vuoto dell’universo e del suo cuore.

Souvenirs

«Che più triste dei ricordi» scrive Savinio in procinto di pubblicare questi Souvenirs. Ma è pessimismo del poi, di chi guarda con amarezza a quanto è scomparso, travolto dalla bufera bellica. A rileggerli oggi, infatti, quel che colpisce in questi reportage parigini è semmai l’insolente ironia, lo humour acuminato con cui Savinio osserva Parigi – «dama dal passato brillantissimo» che, incapace di rassegnarsi, continua a credere che al di là della sua cinta daziaria gli uomini, «vestiti di rozze pelli», combattono ancora le fiere «con zagaglie di silice» – e i suoi vecchi e nuovi dèi. Fatta eccezione per Apollinaire, «il poeta più profondamente classico che onori di sé il primo quarto del nostro secolo», e per Georges Simenon, un «Dostojewski minore», l’indomabile impertinenza di Savinio non risparmia nulla e nessuno: Max Jacob e Colette, Jean Cocteau e René Clair, l’Opéra e i Salons d’Automne. E tantomeno i surrealisti, il cui carattere dominante è «la puerilità, la quale, di là dalle frontiere dell’infanzia, si chiama scemenza» – non già l’intelligenza satanica. Ma colpiscono soprattutto, e incantano, il talento digressivo, l’erudizione nonchalante, e una scrittura insieme classica e aspramente inventiva, che disegna uomini e paesaggi con visionaria precisione: come nella splendida descrizione della baia del Mont-Saint-Michel, dove il mare «invade le praterie di tozze erbe salate, onde i montoni dagli occhi perlacei e feroci fuggono spaventati, con uno stretto galoppo arcuato». Con una nota di Eugenia Maria Rossi. **

Sospettosi

Perché non ci credono? Perché sembra che sempre più persone, anche colte, istruite, ragionevoli, si affidino ai preparati della sedicente medicina alternativa, a rimedi finto-antichi e a nuove pratiche new age? Perché preferiscono il Dr. Google ai medici in carne e ossa e non riconoscono più la loro autorevolezza? A volte si arriva a prese di posizione radicali e a conflitti, come è successo recentemente per i vaccini o per i casi di cronaca che hanno coinvolto l’omeopatia. Più comunemente si diffondono credenze pseudoscientifiche, mode e tendenze, spesso spinte dalla pubblicità. Silvia Bencivelli si chiede quali siano le ragioni profonde di questi fenomeni, intervistando persone che hanno fatto scelte contrarie a quelle indicate dalla scienza, e scienziati che ne riflettono con lei. Alla fine viene il dubbio che il problema non sia da cercarsi nei social network o nello spirito dei tempi. Ma nella nostra comune e fragile umanità. I sospettosi, insomma, siamo noi.