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La Guerra Per Il Mezzogiorno

Il brigantaggio fu l’eroica resistenza meridionale al colonialismo sabaudo o la sfida allo Stato di bande criminali? La guerra per il Mezzogiorno concluse la crisi del Regno delle Due Sicilie, determinò il successo dell’unificazione italiana e marcò la complicata partecipazione del Mezzogiorno alla nazione risorgimentale. Iniziò nel settembre del 1860, dopo il successo della rivoluzione unitaria e garibaldina, e si protrasse per un decennio, mobilitando re e generali, politici e vescovi, soldati e briganti, intellettuali e artisti. Non fu uno scontro locale, perché coinvolse attori politici e militari di tutta la penisola e d’Europa, ma non fu neppure una guerra tradizionale: i briganti, le truppe regolari italiane, i volontari meridionali si sfidarono nelle valli e nelle montagne in una guerriglia sanguinosa, del tutto priva dei fasti risorgimentali. Si mescolarono la competizione politico-ideologica tra il movimento nazionale italiano e l’autonomismo borbonico; l’antico conflitto civile tra liberalismo costituzionale e assolutismo; la lotta intestina tra gruppi di potere, fazioni locali, interessi sociali che avevano frammentato le città e le campagne meridionali. Questo libro, per la novità di materiali e documenti usati e per la vastità delle ricerche compiute, offre una prospettiva sulla guerra di brigantaggio che innova interpretazioni fino a oggi date per acquisite.

La Grande Madre

**LA STORIA VERA DI UNA DONNA E DI UNA CITTÀ CHE NON HANNO MAI CONSIDERATO I MIGRANTI COME “EMERGENZA” E HANNO LOTTATO PER ACCOGLIERLI CON DIGNITÀ E AMORE. A PARTIREDAI PIÙ FRAGILI: I BAMBINI E I RAGAZZI.** Maggio 2014. L’Italia, soprattutto la Sicilia, accoglie decine di migliaia di migranti in fuga da guerre e miseria. Tra loro ci sono tantissimi ragazzi e ragazze, che hanno lasciato la famiglia o l’hanno persa durante il viaggio. Sono classificati come «minori stranieri non accompagnati», ma dietro il freddo linguaggio burocratico si nascondono le storie di chi ha lasciato tutto per costruirsi un futuro in Europa. Come Joy, che sognava una vita migliore e finisce vittima della tratta delle schiave; o Bandiougou, capace di parlare sei lingue; o Junior, un talento del calcio in attesa di un’occasione. In mancanza di genitori, però, nessuno può tutelare i loro diritti, assicurando le cure e l’accesso agli studi. A Palermo lo fa Agnese Ciulla, all’epoca Assessora alla Cittadinanza sociale del Comune, che accetta di diventare la loro tutrice legale. Prima ne segue dieci, poi cento, poi cinquecento, mille… perché a nessuno si può negare la speranza. La città la ribattezza la «grande madre», e imitando il suo esempio, in tanti si attivano, diventano tutori volontari, organizzano corsi di lingua, offrono ospitalità e aiutano i ragazzi a ricominciare. In questo libro, vibrante e intenso, Agnese Ciulla racconta la sua esperienza umana e civile a fianco dei giovani migranti, le difficoltà, le minacce e i successi e, sullo sfondo, la grande impresa di Palermo, che ha aperto il suo porto in nome di valori universali come l’accoglienza e la condivisione, per diventare la casa di tutta la comunità.

La governante del Dr. Jekill

Nella soffitta di una casa vittoriana, una giovane cameriera scrive a lume di candela il suo diario. E inconsueto ma non strano che sappia scrivere: Mary Reilly è sfuggita alla brutalità di un’infanzia miserabile e alle sevizie di un padre alcolizzato coltivando il piacere dell’onesto lavoro e approfittando dei rudimentali insegnamenti di una scuola per poveri. Quello che rende strano il suo caso è che sia stata assunta, senza saperlo, proprio dal filantropo che aveva fondato quella scuola, un certo dottor Jekyll. Mary si trova bene in questa casa tranquilla dove può esercitare al meglio il suo talento per la pulizia e l’ordine, e oltretutto il padrone l’ha presa a benvolere e parla volentieri con lei, confidando nella sua intelligenza e discrezione. Sembra quasi che il gentiluomo abbia per la piccola serva una specie di affetto che Mary non ha mai conosciuto: quello di un padre buono, anche se un po’ distante perché è sempre chiuso nel suo laboratorio dove svolge misteriosi esperimenti. Lei lo ricambia con una trepidante devozione, pronta a servirlo nel bene e nel male, anche a costo di andare per lui nelle sordide strade di Soho, che la riportano ai terrori infantili, a consegnare oscuri messaggi che riguardano il nuovo assistente del dottor Jekyll, il sinistro signor Hyde. Ripercorsa così, da un punto di vista molto insolito, la celebre vicenda creata da Stevenson acquista sfumature insospettate. Come in un vivacissimo romanzo storico, Valerie Martin ci conduce a esplorare i sotterranei di servizio ottocenteschi e le strade di una Londra terribile; come in un dramma raffinatamente intimista, ci presenta il ritratto di una giovane mente femminile ricca di luci e di ombre. Combattuta fra la rigidità del formalismo sociale che la protegge dai dolori della vita e un morbido fluire di sensazioni e di emozioni che include la paura, la gelosia, la tenerezza, Mary Reilly diventa in questo libro la protagonista di una vicenda speculare e contrapposta a quella del suo datore di lavoro. Se Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è la più classica parabola della duplice natura che è in ogni uomo, il delicato caso del dottor Jekyll e di Mary Reilly è la più moderna allegoria della scissione che ogni donna prova dentro di sé quando ama.

La generosità della sirena

I personaggi dei cinque racconti di questo volume, completato poco prima della morte dell’autore e pubblicato un quarto di secolo dopo il prorompente *Jesus’ Son* , vivono nelle spire di una privata possessione che li trascina tra le fiamme di un impossibile inferno terreno. Ognuno di loro – l’alcolista sulla via dell’ennesima guarigione, il pubblicitario ricco e solo, lo scrittore affermato alle prese con l’evanescenza – si aggrappa nonostante tutto a un barlume di testarda speranza; insieme ci offrono il testamento letterario di uno degli sguardi piú feroci e compassionevoli, uno dei piú compianti, del nostro tempo.
«È ovvio che mentre scrivo queste parole non sono morto. Ma forse lo sarò quando le leggerete». Cosí si conclude uno dei cinque racconti che compongono questa raccolta. E cosí è stato. Denis Johnson, uno degli scrittori piú amati e ammirati dei nostri tempi, celebrato da colleghi del calibro di Philip Roth e John Updike, Don DeLillo e Jonathan Franzen, David Foster Wallace e Zadie Smith, George Saunders e Louise Erdrich, è scomparso poco dopo aver completato questo suo ultimo libro, che a venticinque anni di distanza da *Jesus’ Son* porta avanti con immutato vigore e slancio poetico, e con una scrittura ancor piú compiuta e potente, un periglioso viaggio ai margini piú estremi dell’esistenza umana. Johnson ha la rara capacità di immergersi nella concretezza di esistenze squassate dalla violenza e dalle dipendenze, dall’angoscia e dallo squallore, senza giudicare né cedere a sensazionalismi. Carceri e comunità di recupero, camere d’ospedale affollate di moribondi e ranch decrepiti sperduti in mezzo al nulla, automobili lanciate alla cieca in attesa di qualcosa contro cui schiantarsi… Questi sono gli scenari delle storie narrate da Johnson, e i personaggi che li abitano sono esseri dolenti incapaci di sfuggire alla sofferenza e tuttavia alla ricerca di un’improbabile, ma non impossibile, salvezza. Con la ferocia rigorosa, il nerissimo umorismo e la complicata fede di una Flannery O’Connor, i tormentati anti-eroi di Denis Johnson non cessano di sperare contro ogni speranza, perseguendo le loro ossessioni – che si tratti dei deliri misticheggianti prodotti da un farmaco contro l’alcolismo, delle apparizioni di fantasmi evocati da un tumore al cervello o delle teorie complottiste sulla morte di Elvis Presley – con la disarmante onestà di chi non ha nient’altro da perdere che la propria anima.
«Lavorava a un livello diverso da tutti noi… un vero maestro».
**Zadie Smith**
«Il nostro scrittore di racconti piú poetico dal tempo di Hemingway».
**George Saunders**
«Chiunque legga Denis Johnson ha la sensazione di aver parlato direttamente con un aspetto lacero e derelitto, e tuttavia trascendente, del proprio cuore segreto».
**Louise Erdrich**

La geisha e il suonatore di banjo

Una favola incredibilmente romantica, piena di esotismo, poesia e mistero. Kyoto, 1900. In una delle più eleganti case da tè della città, vive Omiya, una giovane geisha che sogna di evadere dai confini ristretti del suo mondo. Un mondo dove fin da bambina le è stato insegnato come muoversi, parlare, vestirsi, in cui non c’è spazio per i propri desideri e nemmeno per l’amore, visto che è la sua padrona a scegliere per lei amanti e protettori. Ma un giorno un vecchio liutaio dona alla ragazza un misterioso shamisen, che ha il potere di commuovere chiunque lo ascolti. Così la fama di Omiya arriva fino all’imperatore, che le chiede di unirsi alla delegazione giapponese in partenza per l’Esposizione Universale di Parigi. Il gruppo di geishe risveglia la curiosità degli europei, che fanno la fila per vederle, ma è impossibile sfuggire alla rigida sorveglianza del capitano Yoshikawa, che le accompagna ovunque ed è segretamente innamorato della bella musicista. Finché l’inaspettato crollo di un’installazione non crea il panico tra la folla, e Omiya si ritrova fra le braccia di Tommy, un affascinante suonatore di banjo venuto dall’America… Due mondi lontanissimi, l’antico Oriente e il moderno Occidente, si incontrano a Parigi attraverso i destini di Omiya e Tommy. E forse, per qualche istante magico, la musica e l’amore riusciranno ad annullare la distanza che li separa.

La frontiera. Viaggio intorno alla Russia

Dalla Corea del Nord alla Norvegia, viaggiando per Cina, Mongolia, Kazakistan, Azerbaigian, Georgia, Ucraina, Bielorussia, Lituania, Polonia, Lettonia, Estonia, Finlandia, e ancora attraverso il Passaggio a nord-est, Erika Fatland racconta delle terre e dei mari che per 60.932 chilometri si estendono lungo il confine con la Russia.
Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo? Da sempre attratta dalla cultura e dall’anima russe, Erika Fatland ha dedicato anni a cercare di capire quella terra smisuratamente vasta. Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: è possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall’esterno? Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l’intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale. Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati – aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak –, l’autrice percorre l’interminabile linea di confine tra la Russia e i paesi vicini. Dall’Oriente all’Asia centrale, e poi attraverso il mar Caspio fino al Caucaso. E ancora, al di là del mar Nero, l’Ucraina divisa dalla guerra, e poi l’Est dell’Europa e i Paesi baltici, fino a Grense Jakobselv, nell’estremo Nord. Da qui, l’esplorazione riprende lungo il gelido Passaggio a nord-est: dalla Čukotka, dove l’Asia finisce, fino a Murmansk. Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini, componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture, società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all’unico elemento che li accomuna: l’essere confinanti della Russia. E le storie, ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica, fornendo milioni di risposte. Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.

La Frontiera

Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo? Da sempre attratta dalla cultura e dall’anima russe, Erika Fatland ha dedicato anni a cercare di capire quella terra smisuratamente vasta. Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: è possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall’esterno? Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l’intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale. Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati – aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak –, l’autrice percorre l’interminabile linea di confine tra la Russia e i paesi vicini. Dall’Oriente all’Asia centrale, e poi attraverso il mar Caspio fino al Caucaso. E ancora, al di là del mar Nero, l’Ucraina divisa dalla guerra, e poi l’Est dell’Europa e i Paesi baltici, fino a Grense Jakobselv, nell’estremo Nord. Da qui, l’esplorazione riprende lungo il gelido Passaggio a nord-est: dalla Cˇukotka, dove l’Asia finisce, fino a Murmansk. Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini, componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture, società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all’unico elemento che li accomuna: l’essere confinanti della Russia. E le storie, ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica, fornendo milioni di risposte. Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.

La fortuna dei Rougon

Del celebre ciclo dei Rougon-Macquart, questo è il prologo. Romanzo scritto da Zola nel 1871, è la storia delle due famiglie e del loro antagonismo, ambientato in una piccola cittadina della Provenza, Plassans, nell’arco di quasi un cinquantennio, il primo dell’Ottocento. Il seme della discordia nasce da una donna, Adelaide Fouquet, che è moglie isterica e maniaca di Rougon, un giardiniere, ma anche amante di Macquart, ubriacone che si arricchisce con attività illecite. Il primo gli darà un figlio, il secondo gliene darà due. E i figli legittimi, immediatamente, iniziano a odiarsi reciprocamente con quelli illegittimi. Grande capolavoro di una delle saghe più importanti nella storia della letteratura francese, considerate questo libro come l’inizio di un grande percorso: una volta letto, non potrete smettere fino a quando non avrete finito tutti gli altri. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli “Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro.

La Fisica Fuori Casa

Siamo perseguitati dalla fisica? Sì, non c’è scampo, rassegnatevi. Anche quando state ballando un tango avvinghiati in un abbraccio appassionato al vostro o alla vostra partner. Perché quando si balla gravità, attriti e momenti angolari sono sempre lì, ad assisterci e ad aiutarci nel realizzare le diverse figure.
La fisica non ci abbandona mai, neppure nel tempo libero.

La Diga Sull’oceano

Atlantropa, il super continente che sarebbe nato dall’unione di Europa e Africa, entrò come un turbine nella scena europea tra le due guerre e la lasciò senza fiato. Era un’impresa al limite delle possibilità umane ma tecnicamente realizzabile, disse l’autore di quel disegno pazzesco, l’architetto bavarese Herman Sörgel. Bastava disseccare il Mediterraneo innalzando tre dighe, una sullo Stretto di Gibilterra, una sui Dardanelli e una terza tra la Sicilia e la Tunisia; collocare su quelle dighe delle immense turbine che avrebbero assicurato energia elettrica a buona parte dell’Europa; ottenere nuova terra da bonificare per coltivarla ed edificare le nuove «città del sole». Una volta realizzato, il super continente sarebbe stato in grado di trattare alla pari con i due giganti che premevano all’orizzonte: il blocco americano da una parte e quello asiatico dall’altra. Esponente del Bauhaus, Sörgel non faticò a cooptare le più geniali menti costruttive dell’epoca, da Peter Behrens a Erich Mendelsohn a Emil Fahrenkamp, e a sedurre scienziati, governi, filosofi, scrittori e rappresentanti del grande capitale degli anni Venti e Trenta del Novecento. La diga sull’oceano ricostruisce la storia di questa grande avventura dell’immaginazione al servizio dell’umanità, ponendo sotto i riflettori della narrazione romanzesca il suo artefice e l’ambiente nel quale egli operò: la Repubblica di Weimar, il Bauhaus, il Nazismo – che avversò profondamente il progetto di Sörgel – la Liberazione con i giganti, i nani e i mostri che ne furono i protagonisti o le comparse.

La Derivata Aritmetica

Giorgio Balzarotti e Pier Paolo Lava – già autori di La sequenza dei numeri primi, Gli errori nelle dimostrazioni matematiche e 103 curiosità matematiche – si avventurano in questo volume alla scoperta di un nuovo approccio alla teoria dei numeri. Il concetto di derivata di un numero, concepito molto probabilmente per la prima volta da un matematico spagnolo pressochè sconosciuto, Josè Mingot Shelly, dopo essere stato ignorato per quasi un secolo, sta avendo una grande rinascita proprio in questi ultimi anni nei siti e nelle riviste del settore. L’idea di Mingot Shelly scaturisce da una similitudine con i più ostici concetti dell’analisi delle funzioni che il matematico spagnolo reinterpreta e applica ai numeri interi. Sotto forma di un gioco di aritmetica elementare, o meglio sulla base di una proprietà dei numeri interi, è sviluppato un ingegnoso metodo per affrontare i problemi ancora aperti della teoria dei numeri. Così, oggi, ci si accorge che il concetto di derivata di un numero è molto più che una semplice curiosità per i dilettanti della matematica. Balzarotti e Lava raccolgono e sviluppano in modo sintetico e originale molti dei risultati che si trovano nella letteratura matematica sull’argomento, in modo da rendere la brillante idea accessibile a tutti. Famose congetture sono riscritte utilizzando le derivate dei numeri e anche la formula che esprime l’ennesimo numero primo, chimera di tutti gli appassionati di teoria dei numeri, trova in questo contesto un naturale e accattivante enunciato.

La danzatrice di Atlantide

An experiment in the future gone awry…and Duncan Reid, American architect of the 20th century, came out of unconciousness to find himself hopelessly marooned in the far distant past.
Bound to him were three of the strangest humans he had ever encountered… a medieval Russian, and a fourth-century Hun, and a sacred priestess who worshiped him as a god. And all shared the same fate–pulled through a hole in time to a present which was ancient history. Together the quartet formed a strange alliance which none dared break. For not only were their own futures at stake… but the very future of the world they had found….

La danza del Gorilla

Disturbo Dissociativo dell’Identità. Il Gorilla ne soffre sin da bambino e ha imparato a nascondersi e sopravvivere, almeno fino a quando qualcuno non gli ha sparato in testa, dieci anni fa. Adesso ha cambiato vita e se ne sta ad Amsterdam, dove – grazie alle proprietà terapeutiche della marijuana – ha stipulato una tregua con il suo alter ego: il Socio, il doppio in agguato, che gli ruggisce dentro e che è sempre pronto a prendere il sopravvento. I due sono diversi, e non hanno mai avuto un rapporto facile. Se il primo è istintivo, ironico, poco avvezzo alla violenza, il secondo è freddo, spietato, letale.
Rientrato a Milano per la morte di un amico, il Gorilla finisce invischiato nel pasticcio di un incendio doloso. Tra le pieghe della città, dove si aggirano dropout e vecchi militanti dell’estrema sinistra, imprenditori alla canna del gas, forzuti vigilantes e pretoriani del decoro urbano, dovrà fare i conti col passato, misurare il peso delle sconfitte collettive, tenere a bada il Socio, vedersela con la metropoli di NoLo e piazza Gae Aulenti, del Bosco Verticale e del dopo Expo, la metropoli – smart e friendly – che cambia ogni giorno, vendendosi ogni volta un pezzo di anima.
Personaggio leggendario del noir italiano, il Gorilla è tornato in pista, in un viaggio al termine della notte che svela la schizofrenia di questo tempo marcio, ammantato di promesse scintillanti come i nuovi grattacieli, inchiodato alle ingiustizie di sempre.

La cucina

Se è vero che da puro nutrimento il cibo si è presto trasformato in complessa e raffinata operazione che convoca gusti e intelligenze per assurgere allo status d’imprescindibile «linguaggio», il luogo domestico a esso dedicato, in adesione al codice culturale percepito come egemone, viene a rivestire un ruolo di non comune interesse. Dalla scoperta del fuoco in epoca preistorica fino alle modernissime realizzazioni della tecnologia e della domotica, queste pagine ne seguono l’evoluzione privilegiando lo studio dell’architettura e del design su scala europea e nordamericana e verificandolo nella lunga durata, negli studi sociologici, antropologici e di genere, nei riflessi letterari e cinematografici, nello sviluppo sorprendente del gusto e dei suoi artefici attraverso i secoli. È un perfetto microcosmo, lo spazio che chiamiamo *cucina* , contesto sempre in bilico tra stabilità e cambiamenti la cui vicenda, qui raccontata con ricchezza di fonti e affabilità narrativa, si intreccia significativamente alla storia delle gerarchie sociali e familiari, ai ruoli definiti e alla loro eloquente messa in discussione.
«Prendendo in considerazione la cucina dell’abitazione quale luogo in cui si materializza l‘ *éloge du quotidien* – dal titolo del noto testo di Tzvetan Todorov -, il libro non indaga la cucina di tutti gli esseri umani né solo quella di pochi eletti, ma cerca di tracciare una storia del suo progetto in area occidentale, raccontandone i momenti apicali come le invarianti nel corso dei secoli. Organizzata cronologicamente e per paradigmi culturali, la struttura narrativa connette contributi provenienti dall’architettura, dal design e dalle arti visive a quelli derivati dalla storia sociale e del pensiero manageriale, dalla storia dell’alimentazione e dalla letteratura gastronomica, per delineare immagini e stereotipi culturali della “mentalità di un’epoca” ovvero i suoi costumi sociali, economici, alimentari. Apporti differenti corroborano la decodificazione fenomenologica di questo tòpos domestico dalle molte sfaccettature, in cui la “vita quotidiana” si srotola nel tempo, attraverso il rapporto apparentemente banale fra persone, spazi e oggetti. Infine ogni società, ogni epoca, ogni geografia ha la propria cucina da narrare, soprattutto nel privilegiato rapporto “ordinario” con la vita. Ciascuna rappresenta un’affascinante microstoria: giustapposta o cucita alle altre, simboleggia il più ampio racconto antropico, in cui siamo emotivamente quanto culturalmente coinvolti».

La creazione del presente

Come non essere travolti in questa nostra epoca dove nulla e nessuno riesce a cogliere il senso del vivere, dove sembra essere venuta a mancare la prospettiva stessa di una riscossa, di un’evoluzione? La paura, il senso di sconfitta e di ineluttabile fallimento offuscano l’orizzonte e ci impediscono di cogliere la
nostra essenza più profonda. Prendendo spunto dalle parabole e dagli aneddoti della tradizione sufi, Osho si rivolge a chiunque avverta dentro di sé delle potenzialità inespresse e desideri incidere nella realtà modificando la propria vita. Immergendoci nel pulsare dell’esistenza qui e ora, impareremo a cogliere la danza nei piccoli passi e nelle semplici gioie che scandiscono il quotidiano.

La Confraternita Dei Mancini

**VAN VEETEREN INCONTRA BARBAROTTI, E IL RISULTATO E’ STREPITOSO**
**1991**. Doveva essere una rimpatriata fra vecchi conoscenti, che da ragazzi, accomunati da una caratteristica al tempo considerata un grave difetto da correggere, avevano fondato la **Confraternita dei Mancini**. Durante la cena, però, un terribile incendio distrugge la pensione in cui si sono riuniti. E qualcosa non torna: i partecipanti erano cinque, ma i cadaveri sono quattro. Del quinto nessuna traccia: facile pensare che sia lui l’assassino e che sia riuscito a fuggire.
**2012**. Ventun anni dopo, il ritrovamento casuale di un corpo sepolto poco lontano dalla Pensione Molly rimette tutto in discussione. L’ex commissario **Van Veeteren** è così costretto a riprendere in mano quel caso a cui aveva già collaborato in passato, nonostante si stia godendo la meritata pensione come libraio… Le sue indagini andranno a incrociarsi con quelle del più giovane **ispettore Barbarotti** , che sta lavorando a un omicidio avvenuto in Svezia, e insieme i due dovranno ricomporre un puzzle molto complesso, un caso costellato di false piste e di misteri che si dipana attraverso gli anni.
Un **intenso** **thriller psicologico** in cui per la prima (e forse unica?) volta **Håkan Nesser** fa incontrare i suoi personaggi più amati, Van Veeteren e Barbarotti, una coppia di investigatori di razza alle prese con un intricato e avvincente cold case.