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Il cuore conosce la strada

**Un romanzo che vi stravolgerà la vita… in meglio**
Quando Patricia si trasferisce in Messico da Barcellona con il marito, un banchiere spagnolo, non immagina che nel giro di un anno si ritroverà tradita e abbandonata da lui. E nemmeno immagina che dopo un periodo di «lutto», solitudine e rabbia, proprio questo avvenimento diventerà l’inizio di una rinascita emotiva e spirituale che la porterà alla felicità. Guidata dalla saggezza della vecchia cuoca Rosita e poi da nuovi amici che conoscerà a mano a mano che acquista più fiducia e consapevolezza in se stessa, Patricia parte per un viaggio nell’entroterra messicano, da cui tornerà profondamente rinnovata e pronta per un nuovo amore.
*Il cuore conosce la strada* è un libro romantico con un messaggio fortemente positivo che invita tutti a esprimere sempre il proprio dolore, ma senza piangersi addosso e a conservare il proprio passato, guardando però sempre avanti nella vita. Perché la vita ti sorprende sempre.

**Un romanzo che vi stravolgerà la vita… in meglio**
Quando Patricia si trasferisce in Messico da Barcellona con il marito, un banchiere spagnolo, non immagina che nel giro di un anno si ritroverà tradita e abbandonata da lui. E nemmeno immagina che dopo un periodo di «lutto», solitudine e rabbia, proprio questo avvenimento diventerà l’inizio di una rinascita emotiva e spirituale che la porterà alla felicità. Guidata dalla saggezza della vecchia cuoca Rosita e poi da nuovi amici che conoscerà a mano a mano che acquista più fiducia e consapevolezza in se stessa, Patricia parte per un viaggio nell’entroterra messicano, da cui tornerà profondamente rinnovata e pronta per un nuovo amore.
*Il cuore conosce la strada* è un libro romantico con un messaggio fortemente positivo che invita tutti a esprimere sempre il proprio dolore, ma senza piangersi addosso e a conservare il proprio passato, guardando però sempre avanti nella vita. Perché la vita ti sorprende sempre.

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Il conte proibito: un romanzo rosa storico

**Un amore impossibile…**
Di ritorno dalla guerra, Oliver York scopre che suo padre è morto, le sue finanze sono disastrate, e di essere diventato il nuovo conte di Carlisle. Se non sposa un’ereditiera – e in fretta! – lui e i suoi fittavoli si ritroveranno a dover piantare le tende lungo il Tamigi. Non dovrebbe scambiare baci con una debuttante spiantata… non importa quanto affascinante ella sia!

La signorina Grace Halton prevede di restare in Inghilterra il minimo necessario a ottenere la sua dote. Ma contrarre un matrimonio di convenienza non è facile come lei sperava. In America, la sua inferma madre ha bisogno di medicine che solo la dote di Grace può acquistare. Il che significa che il bel conte che non riesce a togliersi dalla testa è proprio il genere d’uomo a cui Grace non può dare il cuore.

**La famosa serie “Duchi di Guerra” vede come protagonisti nobili canaglie e valorosi eroi di guerra che, di ritorno dalla battaglia, si ritrovano catapultati nello splendore e nella follia dell’Inghilterra nell’Età della Reggenza.**
1. Il visconte irresistibile
2. Il conte proibito
3. Il capitano irraggiungibile

**
### Sinossi
**Un amore impossibile…**
Di ritorno dalla guerra, Oliver York scopre che suo padre è morto, le sue finanze sono disastrate, e di essere diventato il nuovo conte di Carlisle. Se non sposa un’ereditiera – e in fretta! – lui e i suoi fittavoli si ritroveranno a dover piantare le tende lungo il Tamigi. Non dovrebbe scambiare baci con una debuttante spiantata… non importa quanto affascinante ella sia!

La signorina Grace Halton prevede di restare in Inghilterra il minimo necessario a ottenere la sua dote. Ma contrarre un matrimonio di convenienza non è facile come lei sperava. In America, la sua inferma madre ha bisogno di medicine che solo la dote di Grace può acquistare. Il che significa che il bel conte che non riesce a togliersi dalla testa è proprio il genere d’uomo a cui Grace non può dare il cuore.

**La famosa serie “Duchi di Guerra” vede come protagonisti nobili canaglie e valorosi eroi di guerra che, di ritorno dalla battaglia, si ritrovano catapultati nello splendore e nella follia dell’Inghilterra nell’Età della Reggenza.**
1. Il visconte irresistibile
2. Il conte proibito
3. Il capitano irraggiungibile

**Un amore impossibile…**
Di ritorno dalla guerra, Oliver York scopre che suo padre è morto, le sue finanze sono disastrate, e di essere diventato il nuovo conte di Carlisle. Se non sposa un’ereditiera – e in fretta! – lui e i suoi fittavoli si ritroveranno a dover piantare le tende lungo il Tamigi. Non dovrebbe scambiare baci con una debuttante spiantata… non importa quanto affascinante ella sia!

La signorina Grace Halton prevede di restare in Inghilterra il minimo necessario a ottenere la sua dote. Ma contrarre un matrimonio di convenienza non è facile come lei sperava. In America, la sua inferma madre ha bisogno di medicine che solo la dote di Grace può acquistare. Il che significa che il bel conte che non riesce a togliersi dalla testa è proprio il genere d’uomo a cui Grace non può dare il cuore.

**La famosa serie “Duchi di Guerra” vede come protagonisti nobili canaglie e valorosi eroi di guerra che, di ritorno dalla battaglia, si ritrovano catapultati nello splendore e nella follia dell’Inghilterra nell’Età della Reggenza.**
1. Il visconte irresistibile
2. Il conte proibito
3. Il capitano irraggiungibile

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### Sinossi
**Un amore impossibile…**
Di ritorno dalla guerra, Oliver York scopre che suo padre è morto, le sue finanze sono disastrate, e di essere diventato il nuovo conte di Carlisle. Se non sposa un’ereditiera – e in fretta! – lui e i suoi fittavoli si ritroveranno a dover piantare le tende lungo il Tamigi. Non dovrebbe scambiare baci con una debuttante spiantata… non importa quanto affascinante ella sia!

La signorina Grace Halton prevede di restare in Inghilterra il minimo necessario a ottenere la sua dote. Ma contrarre un matrimonio di convenienza non è facile come lei sperava. In America, la sua inferma madre ha bisogno di medicine che solo la dote di Grace può acquistare. Il che significa che il bel conte che non riesce a togliersi dalla testa è proprio il genere d’uomo a cui Grace non può dare il cuore.

**La famosa serie “Duchi di Guerra” vede come protagonisti nobili canaglie e valorosi eroi di guerra che, di ritorno dalla battaglia, si ritrovano catapultati nello splendore e nella follia dell’Inghilterra nell’Età della Reggenza.**
1. Il visconte irresistibile
2. Il conte proibito
3. Il capitano irraggiungibile

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Il club dei desideri impossibili

Un aeroporto internazionale dove passa un fiume di persone con un bagaglio non solo di valigie, ma anche delle esperienze più diverse. Facce senza identità in uno spazio che è un limbo. In questa terra di nessuno ha trascorso la sua vita lavorativa lo spazzino Salvador Fuensanta. È un cantastorie dei nostri giorni, uno che, mentre sei in attesa di imbarcarti per l’India, ti racconta di un tale, amico suo, che era andato sulle rive del Gange in cerca di pace. Ma prima di sapere come va a finire, arriva il tuo volo. Ti resta la curiosità, ma ti ha distratto dalla noia. Ed è questa la funzione del suo narrare. Il vecchio Salvador è come uno scrigno pieno di storie sedimentate, costantemente rielaborate, non importa se vere. Storie rese ancora più incredibili, o forse possibili, dall’arte di narrare. E allora anche i desideri impossibili in un aeroporto si possono realizzare. Basta trovare un venditore che ti proponga di iscriverti a un club molto esclusivo, grazie al quale puoi essere chiunque tu voglia… Perché non crederci? In fondo è una possibilità. E la realtà non è forse una possibilità fra le tante? Purtroppo, però, anche i menestrelli invecchiano, e Salvador deve andare in pensione e prendere, letteralmente, per la prima volta il volo. Ma qui… comincia un’altra storia. Un romanzo che è un inno alla potenza del narrare, capace di trasformare i passeggeri in ascoltatori attenti e curiosi e i lettori in altrettanti passeggeri. **

Un aeroporto internazionale dove passa un fiume di persone con un bagaglio non solo di valigie, ma anche delle esperienze più diverse. Facce senza identità in uno spazio che è un limbo. In questa terra di nessuno ha trascorso la sua vita lavorativa lo spazzino Salvador Fuensanta. È un cantastorie dei nostri giorni, uno che, mentre sei in attesa di imbarcarti per l’India, ti racconta di un tale, amico suo, che era andato sulle rive del Gange in cerca di pace. Ma prima di sapere come va a finire, arriva il tuo volo. Ti resta la curiosità, ma ti ha distratto dalla noia. Ed è questa la funzione del suo narrare. Il vecchio Salvador è come uno scrigno pieno di storie sedimentate, costantemente rielaborate, non importa se vere. Storie rese ancora più incredibili, o forse possibili, dall’arte di narrare. E allora anche i desideri impossibili in un aeroporto si possono realizzare. Basta trovare un venditore che ti proponga di iscriverti a un club molto esclusivo, grazie al quale puoi essere chiunque tu voglia… Perché non crederci? In fondo è una possibilità. E la realtà non è forse una possibilità fra le tante? Purtroppo, però, anche i menestrelli invecchiano, e Salvador deve andare in pensione e prendere, letteralmente, per la prima volta il volo. Ma qui… comincia un’altra storia. Un romanzo che è un inno alla potenza del narrare, capace di trasformare i passeggeri in ascoltatori attenti e curiosi e i lettori in altrettanti passeggeri. **

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Il Cielo Per Ultimo

Si chiama Emilio Cacini ma tutti lo conoscono come Soldo di Cacio perché è basso e goffo.
La sua vita è sempre stata una storia semplice, di quelle senza aneddoti. Cacio è un uomo mite, insegna educazione artistica alle scuole medie e vive a Livorno, nel rione di Ardenza Mare.
Da sempre coltiva la passione per le immagini, tanto che spesso associa le situazioni che vive ai dipinti dei suoi pittori preferiti.
Vorrebbe tanto rivelare il suo segreto, che riguarda la relazione clandestina con Ilaria, una donna con un passato da brigatista, ma nessuno glielo chiede.
Cacio ha un figlio, Pitore, un bambino che parla una lingua tutta sua, fatta di parole incomprensibili, inventate: folmedina, parassonio, golbetico…
Cacio sembra non farne un dramma e anzi si impegna a trovare forme di comunicazione alternative alle parole, nel tentativo di stringere un legame sempre più forte con suo figlio.
Seppure disorientato, Cacio ha un mondo dentro di sé e va per la sua strada, ed è una strada gentile e allo stesso tempo forte nel passare attraverso la solitudine e nel creare armonia dalla disarmonia da cui si sente circondato. Nel tentativo di trovare una autenticità che vada al di là delle parole, Cacio sembra dire che il mondo può essere in tanti modi differenti, basta sapere inventarlo. **Michele Cecchini ha un immaginario tutto suo. È un realismo magico, fatto di delicatezza, tenerezza e stupore per le cose.**
**Scrive usando una lente speciale per guardare e raccontare il mondo, che vola leggero come in una bolla di sapone.**

Si chiama Emilio Cacini ma tutti lo conoscono come Soldo di Cacio perché è basso e goffo.
La sua vita è sempre stata una storia semplice, di quelle senza aneddoti. Cacio è un uomo mite, insegna educazione artistica alle scuole medie e vive a Livorno, nel rione di Ardenza Mare.
Da sempre coltiva la passione per le immagini, tanto che spesso associa le situazioni che vive ai dipinti dei suoi pittori preferiti.
Vorrebbe tanto rivelare il suo segreto, che riguarda la relazione clandestina con Ilaria, una donna con un passato da brigatista, ma nessuno glielo chiede.
Cacio ha un figlio, Pitore, un bambino che parla una lingua tutta sua, fatta di parole incomprensibili, inventate: folmedina, parassonio, golbetico…
Cacio sembra non farne un dramma e anzi si impegna a trovare forme di comunicazione alternative alle parole, nel tentativo di stringere un legame sempre più forte con suo figlio.
Seppure disorientato, Cacio ha un mondo dentro di sé e va per la sua strada, ed è una strada gentile e allo stesso tempo forte nel passare attraverso la solitudine e nel creare armonia dalla disarmonia da cui si sente circondato. Nel tentativo di trovare una autenticità che vada al di là delle parole, Cacio sembra dire che il mondo può essere in tanti modi differenti, basta sapere inventarlo. **Michele Cecchini ha un immaginario tutto suo. È un realismo magico, fatto di delicatezza, tenerezza e stupore per le cose.**
**Scrive usando una lente speciale per guardare e raccontare il mondo, che vola leggero come in una bolla di sapone.**

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Il Cervello Aumentato, L’Uomo Diminuito

Da Platone in poi, la tradizione occidentale ha da sempre visto nel cervello la sede del pensiero, un organo con un ruolo del tutto peculiare nella comprensione dei fenomeni umani, che non poteva essere studiato né, tanto meno, modificato. I progressi delle neuroscienze contemporanee hanno introdotto una rottura storica epocale con questa tradizione: il fatto che oggi possiamo studiare il cervello e conoscerne il funzionamento mette in discussione le basi stesse di quello che culturalmente si considera il soggetto umano. Se l’amore, la libertà, la memoria sono effetti più o meno illusori di processi fisiologici cerebrali, è la stessa unità dell’uomo che sembra disperdersi, sparpagliarsi in un movimento centrifugo. Di più, l’ibridazione fra mente e computer, che già oggi è una realtà, assicura all’uomo nuovo, dal cervello aumentato, impianti e neuroprotesi con incredibili potenzialità: vedere al buio, udire a distanza, scaricare competenze, recuperare o modificare i ricordi perduti… tutto questo in un momento in cui le promesse storicistiche e teleologiche di un mondo venturo e perfetto sono venute meno una dopo l’altra.Lungi da qualunque posizione conservatrice o tecnofoba, Miguel Benasayag tenta di comprendere le ricadute antropologiche di questa rivoluzione, soprattutto nelle sue derive più riduzioniste, alla ricerca di un’alternativa umanistica alla colonizzazione tecnocratica della vita e della cultura.

Da Platone in poi, la tradizione occidentale ha da sempre visto nel cervello la sede del pensiero, un organo con un ruolo del tutto peculiare nella comprensione dei fenomeni umani, che non poteva essere studiato né, tanto meno, modificato. I progressi delle neuroscienze contemporanee hanno introdotto una rottura storica epocale con questa tradizione: il fatto che oggi possiamo studiare il cervello e conoscerne il funzionamento mette in discussione le basi stesse di quello che culturalmente si considera il soggetto umano. Se l’amore, la libertà, la memoria sono effetti più o meno illusori di processi fisiologici cerebrali, è la stessa unità dell’uomo che sembra disperdersi, sparpagliarsi in un movimento centrifugo. Di più, l’ibridazione fra mente e computer, che già oggi è una realtà, assicura all’uomo nuovo, dal cervello aumentato, impianti e neuroprotesi con incredibili potenzialità: vedere al buio, udire a distanza, scaricare competenze, recuperare o modificare i ricordi perduti… tutto questo in un momento in cui le promesse storicistiche e teleologiche di un mondo venturo e perfetto sono venute meno una dopo l’altra.Lungi da qualunque posizione conservatrice o tecnofoba, Miguel Benasayag tenta di comprendere le ricadute antropologiche di questa rivoluzione, soprattutto nelle sue derive più riduzioniste, alla ricerca di un’alternativa umanistica alla colonizzazione tecnocratica della vita e della cultura.

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Il cerchio muto

Clorinda è una bellissima teenager oppressa da un padre patologicamente possessivo: Saverio Mastri, scultore di fama e uomo tormentato, che l’ha costretta a crescere dentro una gabbia dorata lontano da tutto e da tutti, sottoponendola ad assurdi rituali di rievocazione per celebrare il ricordo della madre, morta mentre la dava alla luce dopo un incidente stradale. Nel fatidico sabato sera in cui cade il suo diciottesimo compleanno, la giovane decide di ribellarsi e scappa da casa per recarsi alla Gehenna, la discoteca dei suoi sogni. Sul posto incontra Vasco Terrano, un delinquente figlio di un boss mafioso, che la convince ad andare via con lui in auto, assieme ai suoi sgherri. Portata in un luogo appartato, viene drogata e violentata e buttata in mezzo alla strada, dove è investita da un’auto che sta sopraggiungendo. Al volante c’è Franco Negronero, uno studente di medicina, figlio di un commissario morto in servizio che si paga gli studi universitari partecipando a corse clandestine. In seguito al trauma riportato nell’incidente, Franco entra in coma e viene ricoverato al Lazarus, un ospedale specializzato nel recupero delle giovani vittime degli incidenti stradali, ma dopo una settimana si risveglia in un modo inspiegabile che ha del miracoloso. Oppresso dai sensi di colpa per la morte che pensa di aver provocato, insidiato da una misteriosa presenza, comincia a raccogliere in modo ossessivo tutti i dati medici che riguardano le stragi del sabato sera, le statistiche delle morti, i referti medici… E si rende conto con terrore che alcuni di quegli incidenti sono legati uno all’altro come gli anelli di una catena. Aiutato da una collega di suo padre: Chiara Monti, comandante dell’NSPIA, una squadra speciale della Polizia preposta a combattere una misteriosa organizzazione denominata Triplice, la cosiddetta mafia delle discoteche, per prevenire la mattanza di giovani sulle strade, Franco giunge sulle tracce di un assassino che sta incredibilmente ricreando lo stesso tipo d’incidente in cui ha trovato la morte Clorinda…
Con suggestioni narrative che si rifanno a Victor Hugo e a Stephen King, e scenari angoscianti alla James Ballard, Il cerchio muto si può considerare una moderna novella gotica, un romanzo poliziesco anomalo, un thriller soprannaturale che parla di fantasmi che non passano e di disperazioni senza fine, della responsabilità di essere genitori e del coraggio di essere figli. L’apocalisse è alle porte e il battesimo di sangue è cominciato e forse non si potrà più fermare: la morte assurda d’innumerevoli giovani vite, agnelli sacrificali e mostri, vittime e carnefici, nel nome di un’icona del male proteiforme, affondata nella nostra interiorità collettiva, che tutto dirige, e che forse non è solo futile metafora.

Clorinda è una bellissima teenager oppressa da un padre patologicamente possessivo: Saverio Mastri, scultore di fama e uomo tormentato, che l’ha costretta a crescere dentro una gabbia dorata lontano da tutto e da tutti, sottoponendola ad assurdi rituali di rievocazione per celebrare il ricordo della madre, morta mentre la dava alla luce dopo un incidente stradale. Nel fatidico sabato sera in cui cade il suo diciottesimo compleanno, la giovane decide di ribellarsi e scappa da casa per recarsi alla Gehenna, la discoteca dei suoi sogni. Sul posto incontra Vasco Terrano, un delinquente figlio di un boss mafioso, che la convince ad andare via con lui in auto, assieme ai suoi sgherri. Portata in un luogo appartato, viene drogata e violentata e buttata in mezzo alla strada, dove è investita da un’auto che sta sopraggiungendo. Al volante c’è Franco Negronero, uno studente di medicina, figlio di un commissario morto in servizio che si paga gli studi universitari partecipando a corse clandestine. In seguito al trauma riportato nell’incidente, Franco entra in coma e viene ricoverato al Lazarus, un ospedale specializzato nel recupero delle giovani vittime degli incidenti stradali, ma dopo una settimana si risveglia in un modo inspiegabile che ha del miracoloso. Oppresso dai sensi di colpa per la morte che pensa di aver provocato, insidiato da una misteriosa presenza, comincia a raccogliere in modo ossessivo tutti i dati medici che riguardano le stragi del sabato sera, le statistiche delle morti, i referti medici… E si rende conto con terrore che alcuni di quegli incidenti sono legati uno all’altro come gli anelli di una catena. Aiutato da una collega di suo padre: Chiara Monti, comandante dell’NSPIA, una squadra speciale della Polizia preposta a combattere una misteriosa organizzazione denominata Triplice, la cosiddetta mafia delle discoteche, per prevenire la mattanza di giovani sulle strade, Franco giunge sulle tracce di un assassino che sta incredibilmente ricreando lo stesso tipo d’incidente in cui ha trovato la morte Clorinda…
Con suggestioni narrative che si rifanno a Victor Hugo e a Stephen King, e scenari angoscianti alla James Ballard, Il cerchio muto si può considerare una moderna novella gotica, un romanzo poliziesco anomalo, un thriller soprannaturale che parla di fantasmi che non passano e di disperazioni senza fine, della responsabilità di essere genitori e del coraggio di essere figli. L’apocalisse è alle porte e il battesimo di sangue è cominciato e forse non si potrà più fermare: la morte assurda d’innumerevoli giovani vite, agnelli sacrificali e mostri, vittime e carnefici, nel nome di un’icona del male proteiforme, affondata nella nostra interiorità collettiva, che tutto dirige, e che forse non è solo futile metafora.

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Il Cavaliere Eterno

La profezia era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno le aveva mai dato ascolto. Almeno fino a quel momento…Il suo nome è Ares, e il destino dell’umanità si regge sulle sue potenti spalle. Se cede alle forze del male, anche il mondo cadrà nelle tenebre. Come membro dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, è molto più forte di qualsiasi mortale, ma persino lui non può combattere contro il suo fato per sempre. Non quando il suo stesso fratello trama contro di lui… Eppure, c’è un’ultima speranza. Dotata di un talento che gli altri esseri umani non possono e non potrebbero capire, Cara Thornhart è la chiave per la salvezza di Ares e del suo destino. Ma il coinvolgimento di Cara si rivelerà insidioso, andando ben oltre il folle e pericoloso desiderio che li rapisce appena si incontrano. Perché sconfiggere le tenebre eterne potrebbe avere un costo sconcertante: la sua stessa vita e ciò che li attira inesorabilmente uno verso l’altra.

La profezia era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno le aveva mai dato ascolto. Almeno fino a quel momento…Il suo nome è Ares, e il destino dell’umanità si regge sulle sue potenti spalle. Se cede alle forze del male, anche il mondo cadrà nelle tenebre. Come membro dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, è molto più forte di qualsiasi mortale, ma persino lui non può combattere contro il suo fato per sempre. Non quando il suo stesso fratello trama contro di lui… Eppure, c’è un’ultima speranza. Dotata di un talento che gli altri esseri umani non possono e non potrebbero capire, Cara Thornhart è la chiave per la salvezza di Ares e del suo destino. Ma il coinvolgimento di Cara si rivelerà insidioso, andando ben oltre il folle e pericoloso desiderio che li rapisce appena si incontrano. Perché sconfiggere le tenebre eterne potrebbe avere un costo sconcertante: la sua stessa vita e ciò che li attira inesorabilmente uno verso l’altra.

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Il cavaliere errante

Inghilterra, 1243 – Risvegliandosi dopo una colossale sbornia, Sir Henry D’Alton scopre nella sua camera due damigelle: la bionda e bellissima Giselle e la meno avvenente Mathilde, figlie del defunto Barone di Ecclesford. Le fanciulle sono lì per chiedergli aiuto, o meglio per comprare i suoi servigi di cavaliere errante affinché le difenda da un avido cugino che vuole impadronirsi del castello e delle floride terre che lo circondano. Ammaliato dalla bellezza di Giselle, eppure irresistibilmente attratto anche dalla tenacia e dall’intelligenza di Mathilde, Sir Henry accetta la proposta. Mentre il castello si prepara a far fronte all’assalto del nemico, a poco a poco Mathilde si scopre innamorata del prode cavaliere, e si ritrova così a doversi fidare dei propri sconcertanti sentimenti e di un uomo di-sposto a combattere fino alla morte pur di provarle il proprio amore.

Inghilterra, 1243 – Risvegliandosi dopo una colossale sbornia, Sir Henry D’Alton scopre nella sua camera due damigelle: la bionda e bellissima Giselle e la meno avvenente Mathilde, figlie del defunto Barone di Ecclesford. Le fanciulle sono lì per chiedergli aiuto, o meglio per comprare i suoi servigi di cavaliere errante affinché le difenda da un avido cugino che vuole impadronirsi del castello e delle floride terre che lo circondano. Ammaliato dalla bellezza di Giselle, eppure irresistibilmente attratto anche dalla tenacia e dall’intelligenza di Mathilde, Sir Henry accetta la proposta. Mentre il castello si prepara a far fronte all’assalto del nemico, a poco a poco Mathilde si scopre innamorata del prode cavaliere, e si ritrova così a doversi fidare dei propri sconcertanti sentimenti e di un uomo di-sposto a combattere fino alla morte pur di provarle il proprio amore.

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Il Catalogo Dei Libri Naufragati

« *Leggete questo libro, vi lascerà senza fiato. Portatelo con voi in spiaggia, in campagna, ovunque. E grazie a Edward Wilson-Lee per averlo scritto, e con un tale senso di grazia vitale.* »
**Simon Schama, autore di Gli occhi Rembrandt e La storia degli ebrei**
« *Il catalogo dei libri naufragati è un’opera d’immaginazione che rispetta però l’origine delle fonti, dove la magnificenza del racconto si fonde opportunamente all’erudizione. La «biblioteca che avrebbe raccolto tutto» divenne un labirinto borgesiano di «meraviglie sconcertanti». Wilson-Lee la descrive con passione e costella il suo racconto di elenchi, incantatori e quasi magici, degni di un Rabelais.* »
**«Literary Review» – Felipe Fernández-Armesto**
Ci sono storie che a sentirle raccontare, o a leggerle, non sembrano vere; il potere della loro fascinazione ci attrae, però, fino ad ammaliarci e a lasciarci senza fiato. La storia di Fernando Colombo, figlio naturale di Cristoforo Colombo, è una di queste: capace di irradiare meraviglia e stupore, e – al contempo – di ridisegnare la nostra conoscenza del mondo.
Fernando Colombo, cadetto illegittimo dello scopritore delle Indie occidentali, Ammiraglio e conquistatore dei regni oltre il grande Mare Oceano per conto della Corona di Spagna.
Hernando Colón, figlio bastardo, eppure profondamente amato, primo biografo di Cristoforo, viaggiatore avventuroso egli stesso, che con le Historie della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo ci ha lasciato il resoconto delle alterne fortune dei quattro viaggi del padre nelle Americhe.
Fernando, lettore onnivoro e vorace, preso da bruciante passione per una nuova e dirompente invenzione, la stampa a caratteri mobili, che in pochi anni rivoluzionò il mondo, al pari delle scoperte geografiche paterne.
Fernando, smanioso classificatore di ogni libro che sia mai stato stampato, raccoglitore di ogni foglio mai prodotto da un torchio, corrispondente di Albrecht Dürer, Erasmo da Rotterdam, Aldo Manuzio; viaggiatore umanista ossessionato dal principio di catalogazione, perennemente in corsa – di città in città (Siviglia, Granada, Toledo, Londra, Milano, Venezia, Strasburgo, Colonia, Magonza e così via) –, alla ricerca spasmodica e costante delle migliori e ultime novità: i libri più belli – magnifica perversione – curati al meglio, stampati coi caratteri più chiari e puliti, sulla carta più durevole, e nella confezione più raffinata.
Fernando, compilatore di liste vertiginose, inventore della prima biblioteca universale, catalogo dei cataloghi, che contenesse tutto il sapere umano, concepita come una macchina viva, un organismo vivente, che respira, si ammala, perde i pezzi, guarisce e sopravvive.
Fernando Colombo e la sua biblioteca, monumento del Rinascimento europeo; Fernando e i suoi libri che sono andati perduti, trafugati, bruciati, che sono persino naufragati, eppure hanno resistito e sono sopravvissuti fino a noi, fino ad oggi.
*Il catalogo dei libri naufragati* è un libro fuori dall’ordinario; contiene mondi, sogni, smanie, è un’appassionata dichiarazione d’amore per il sapere, un racconto di sconcertante immaginazione che fonde lo splendore di un’erudizione profonda alla sensibilità e alla vivacità dell’ingegno umano.

« *Leggete questo libro, vi lascerà senza fiato. Portatelo con voi in spiaggia, in campagna, ovunque. E grazie a Edward Wilson-Lee per averlo scritto, e con un tale senso di grazia vitale.* »
**Simon Schama, autore di Gli occhi Rembrandt e La storia degli ebrei**
« *Il catalogo dei libri naufragati è un’opera d’immaginazione che rispetta però l’origine delle fonti, dove la magnificenza del racconto si fonde opportunamente all’erudizione. La «biblioteca che avrebbe raccolto tutto» divenne un labirinto borgesiano di «meraviglie sconcertanti». Wilson-Lee la descrive con passione e costella il suo racconto di elenchi, incantatori e quasi magici, degni di un Rabelais.* »
**«Literary Review» – Felipe Fernández-Armesto**
Ci sono storie che a sentirle raccontare, o a leggerle, non sembrano vere; il potere della loro fascinazione ci attrae, però, fino ad ammaliarci e a lasciarci senza fiato. La storia di Fernando Colombo, figlio naturale di Cristoforo Colombo, è una di queste: capace di irradiare meraviglia e stupore, e – al contempo – di ridisegnare la nostra conoscenza del mondo.
Fernando Colombo, cadetto illegittimo dello scopritore delle Indie occidentali, Ammiraglio e conquistatore dei regni oltre il grande Mare Oceano per conto della Corona di Spagna.
Hernando Colón, figlio bastardo, eppure profondamente amato, primo biografo di Cristoforo, viaggiatore avventuroso egli stesso, che con le Historie della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo ci ha lasciato il resoconto delle alterne fortune dei quattro viaggi del padre nelle Americhe.
Fernando, lettore onnivoro e vorace, preso da bruciante passione per una nuova e dirompente invenzione, la stampa a caratteri mobili, che in pochi anni rivoluzionò il mondo, al pari delle scoperte geografiche paterne.
Fernando, smanioso classificatore di ogni libro che sia mai stato stampato, raccoglitore di ogni foglio mai prodotto da un torchio, corrispondente di Albrecht Dürer, Erasmo da Rotterdam, Aldo Manuzio; viaggiatore umanista ossessionato dal principio di catalogazione, perennemente in corsa – di città in città (Siviglia, Granada, Toledo, Londra, Milano, Venezia, Strasburgo, Colonia, Magonza e così via) –, alla ricerca spasmodica e costante delle migliori e ultime novità: i libri più belli – magnifica perversione – curati al meglio, stampati coi caratteri più chiari e puliti, sulla carta più durevole, e nella confezione più raffinata.
Fernando, compilatore di liste vertiginose, inventore della prima biblioteca universale, catalogo dei cataloghi, che contenesse tutto il sapere umano, concepita come una macchina viva, un organismo vivente, che respira, si ammala, perde i pezzi, guarisce e sopravvive.
Fernando Colombo e la sua biblioteca, monumento del Rinascimento europeo; Fernando e i suoi libri che sono andati perduti, trafugati, bruciati, che sono persino naufragati, eppure hanno resistito e sono sopravvissuti fino a noi, fino ad oggi.
*Il catalogo dei libri naufragati* è un libro fuori dall’ordinario; contiene mondi, sogni, smanie, è un’appassionata dichiarazione d’amore per il sapere, un racconto di sconcertante immaginazione che fonde lo splendore di un’erudizione profonda alla sensibilità e alla vivacità dell’ingegno umano.

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Il Cane Che Parla

«Deve essere difficile per il vero colpevole sfuggire alle vostre investigazioni. Può non aver lasciato alcuna traccia materiale, ma voi cercate invece quelle morali e finite per trovarlo». Di Scerbanenco colpisce, soprattutto nei cinque gialli della serie con Arthur Jelling, il miscuglio di realismo e fantastico, di logica investigativa e psicologia. Un insieme che, ben amalgamato, dà ai suoi polizieschi una vaga atmosfera da cruda fiaba. L’effetto fiabesco è marcato dalla singolarità del timidissimo investigatore, dotato di una profondità psicologica da veggente; dall’ambientazione in una Boston più mitica che reale; dal voluto esotismo dei personaggi, ciascuno ogni volta stilizzato nella sua tipicità sociale; e, inoltre, da una serie di intrusioni che sembrano immanenti e terreni incantesimi. Qui il ruolo dell’incantesimo è retto dalle capacità di due cani prodigiosi che si riveleranno decisivi nella meccanica dell’intreccio. In questa inchiesta, scritta nel 1942, Arthur Jelling, archivista capo della polizia di Boston prestato per le sue capacità alle investigazioni sul campo e sempre desideroso di ritornare al più presto alla tranquillità familiare, deve affrontare un assassinio sul treno. Situazione classica, questa, della letteratura poliziesca deduttiva, con i possibili sospetti tutti raccolti in un unico ambiente. La complicazione però nel caso del *Cane che parla* è costituita da due misteri: non è chiaro se la vittima sia stata uccisa con un colpo partito dall’esterno o, con un misterioso artificio, dall’interno; e nessuno dei passeggeri sembra aver potuto provocare l’arresto del treno necessario all’assassino per colpire. I sospetti e i testimoni, provengono tutti dal mondo dell’editoria: poeti, giornalisti, scrittori, editori, critici letterari, uniti da stili di vita comuni e divisi da invidie e competizioni. Jelling risolve tutti i misteri ma non riesce ad evitare un triste prezzo da pagare alla verità.

«Deve essere difficile per il vero colpevole sfuggire alle vostre investigazioni. Può non aver lasciato alcuna traccia materiale, ma voi cercate invece quelle morali e finite per trovarlo». Di Scerbanenco colpisce, soprattutto nei cinque gialli della serie con Arthur Jelling, il miscuglio di realismo e fantastico, di logica investigativa e psicologia. Un insieme che, ben amalgamato, dà ai suoi polizieschi una vaga atmosfera da cruda fiaba. L’effetto fiabesco è marcato dalla singolarità del timidissimo investigatore, dotato di una profondità psicologica da veggente; dall’ambientazione in una Boston più mitica che reale; dal voluto esotismo dei personaggi, ciascuno ogni volta stilizzato nella sua tipicità sociale; e, inoltre, da una serie di intrusioni che sembrano immanenti e terreni incantesimi. Qui il ruolo dell’incantesimo è retto dalle capacità di due cani prodigiosi che si riveleranno decisivi nella meccanica dell’intreccio. In questa inchiesta, scritta nel 1942, Arthur Jelling, archivista capo della polizia di Boston prestato per le sue capacità alle investigazioni sul campo e sempre desideroso di ritornare al più presto alla tranquillità familiare, deve affrontare un assassinio sul treno. Situazione classica, questa, della letteratura poliziesca deduttiva, con i possibili sospetti tutti raccolti in un unico ambiente. La complicazione però nel caso del *Cane che parla* è costituita da due misteri: non è chiaro se la vittima sia stata uccisa con un colpo partito dall’esterno o, con un misterioso artificio, dall’interno; e nessuno dei passeggeri sembra aver potuto provocare l’arresto del treno necessario all’assassino per colpire. I sospetti e i testimoni, provengono tutti dal mondo dell’editoria: poeti, giornalisti, scrittori, editori, critici letterari, uniti da stili di vita comuni e divisi da invidie e competizioni. Jelling risolve tutti i misteri ma non riesce ad evitare un triste prezzo da pagare alla verità.

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Il Brigatista

Spiaggia di Castelporziano, luglio ’79. Durante il Festival dei poeti due militanti delle Br vengono arrestati in una sparatoria. Uno dei due, Jacopo Varega riesce a scappare dall’ospedale in cui è stato ricoverato, e a Roma si apre la più grande caccia all’uomo dai tempi del rapimento Moro. Pochi giorni dopo la giornalista televisiva Ornella Gianca riceve una telefonata: dal suo nascondiglio in un appartamento disabitato della periferia romana, Varega ha deciso di rivelare il nome di chi lo ha tradito e di raccontare, davanti a una telecamera, il decennio dell’odio, iniziato il 12 dicembre del 1969 con la strage di piazza Fontana a Milano. Con il ritmo serrato di un thriller, tra snodi storici e intrecci sentimentali, entriamo nella mente del brigatista per indagare le ragioni che spinsero un gruppo di giovani a imbracciare le armi e uccidere. Questa è la storia della caccia ai brigatisti da parte degli uomini del generale Dalla Chiesa, ed è la storia dell’Italia. L’Italia eversiva delle stragi e della strategia della tensione; l’Italia della cacciata di Lama dall’università, dei poliziotteschi, dell’epidemia di colera a Napoli e della diffusione dell’eroina. L’Italia di Aldo Moro, del commissario Calabresi, di Indro Montanelli e Gian Maria Volonté. Un paese in cui la verità è sempre stata una contraddizione, un intrigo internazionale, ma anche una questione privata.

Spiaggia di Castelporziano, luglio ’79. Durante il Festival dei poeti due militanti delle Br vengono arrestati in una sparatoria. Uno dei due, Jacopo Varega riesce a scappare dall’ospedale in cui è stato ricoverato, e a Roma si apre la più grande caccia all’uomo dai tempi del rapimento Moro. Pochi giorni dopo la giornalista televisiva Ornella Gianca riceve una telefonata: dal suo nascondiglio in un appartamento disabitato della periferia romana, Varega ha deciso di rivelare il nome di chi lo ha tradito e di raccontare, davanti a una telecamera, il decennio dell’odio, iniziato il 12 dicembre del 1969 con la strage di piazza Fontana a Milano. Con il ritmo serrato di un thriller, tra snodi storici e intrecci sentimentali, entriamo nella mente del brigatista per indagare le ragioni che spinsero un gruppo di giovani a imbracciare le armi e uccidere. Questa è la storia della caccia ai brigatisti da parte degli uomini del generale Dalla Chiesa, ed è la storia dell’Italia. L’Italia eversiva delle stragi e della strategia della tensione; l’Italia della cacciata di Lama dall’università, dei poliziotteschi, dell’epidemia di colera a Napoli e della diffusione dell’eroina. L’Italia di Aldo Moro, del commissario Calabresi, di Indro Montanelli e Gian Maria Volonté. Un paese in cui la verità è sempre stata una contraddizione, un intrigo internazionale, ma anche una questione privata.

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Il bacio del vampiro

Il cupo figlio della notte William Cuyler Thorne ha pianto per cinque secoli la morte della sua adorata moglie e del figlio, diventando nel frattempo il più potente vampiro di Savannah, affascinando ricche e bellissime donne, e infondendo la paura in tutti coloro che osano incrociare il suo cammino. Ma adesso è in cerca di vendetta, perché ha saputo che sua moglie e suo figlio non sono morti, ma piuttosto nonmorti. Si sono uniti a un malvagio clan di succhiasangue europei, responsabile anche della cattura di Renee, la giovane figlia di una sua cara amica, una principessa vudù.
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Il cupo figlio della notte William Cuyler Thorne ha pianto per cinque secoli la morte della sua adorata moglie e del figlio, diventando nel frattempo il più potente vampiro di Savannah, affascinando ricche e bellissime donne, e infondendo la paura in tutti coloro che osano incrociare il suo cammino. Ma adesso è in cerca di vendetta, perché ha saputo che sua moglie e suo figlio non sono morti, ma piuttosto nonmorti. Si sono uniti a un malvagio clan di succhiasangue europei, responsabile anche della cattura di Renee, la giovane figlia di una sua cara amica, una principessa vudù.
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I vendicatori angelici

Questo romanzo, l'unico della Blixen, deve la sua origine alla guerra. La Danimarca era stata invasa dai nazisti e viveva in un'atmosfera di soffocante oppressione. Non vi era, per la scrittrice, nessun pericolo, ma questo rendeva ancora più umiliante il suo stato. Così la Blixen si sentì spinta a scrivere I vendicatori angelici: una metafisica del pericolo sotto forma di romanzo. Con suprema eleganza, si mise in maschera (assumendo lo pseudonimo Pierre Andrézel) per scrivere un romanzo di maschere. Come certi grandi compositori hanno depositato i loro ultimi segreti in studi per sciogliere la mano, volle nascondere l'essenza del Male in una tessitura ariosa e leggera di feuilleton pieno di colpi di scena. E, ben sapendo quanto lenti a capire questi camuffamenti siano in genere i lettori, volle porre in margine al libro, come avvertimento, alcune parole che nel romanzo stesso sono pronunciate da una delle sue incantevoli eroine: «Voi persone serie non dovete essere troppo severe verso gli esseri umani su come scelgono di divertirsi quando sono rinchiusi in una prigione e nemmeno è loro concesso di dire che sono prigionieri. Se non avrò presto un po' di divertimento, morirò».Oggi, a distanza di quarant'anni dall'apparizione del libro (1944), possiamo renderci conto che questo inquietante divertimento è una delle opere più azzardate della Blixen e, nella sua ingannevole facilità, una delle più cifrate. La «prigione» a cui accennano quelle parole, ben più che la Danimarca occupata, è il mondo stesso. E quel divertimento la cui assenza provoca la morte è innanzitutto la letteratura nella accezione temeraria che sola era cara alla Blixen. Sarebbe ingiusto per l'autrice e per i lettori anticipare qui la trama di un libro che riesce a tenere avvinti nella notte come pochi altri, scritti da autori nobili. Ma basterà accennare qual è uno dei suoi più rari meriti: aver creato un'immagine convincente, chimicamente pura e romanzescamente vividissima, del Bene e del Male.

Questo romanzo, l'unico della Blixen, deve la sua origine alla guerra. La Danimarca era stata invasa dai nazisti e viveva in un'atmosfera di soffocante oppressione. Non vi era, per la scrittrice, nessun pericolo, ma questo rendeva ancora più umiliante il suo stato. Così la Blixen si sentì spinta a scrivere I vendicatori angelici: una metafisica del pericolo sotto forma di romanzo. Con suprema eleganza, si mise in maschera (assumendo lo pseudonimo Pierre Andrézel) per scrivere un romanzo di maschere. Come certi grandi compositori hanno depositato i loro ultimi segreti in studi per sciogliere la mano, volle nascondere l'essenza del Male in una tessitura ariosa e leggera di feuilleton pieno di colpi di scena. E, ben sapendo quanto lenti a capire questi camuffamenti siano in genere i lettori, volle porre in margine al libro, come avvertimento, alcune parole che nel romanzo stesso sono pronunciate da una delle sue incantevoli eroine: «Voi persone serie non dovete essere troppo severe verso gli esseri umani su come scelgono di divertirsi quando sono rinchiusi in una prigione e nemmeno è loro concesso di dire che sono prigionieri. Se non avrò presto un po' di divertimento, morirò».Oggi, a distanza di quarant'anni dall'apparizione del libro (1944), possiamo renderci conto che questo inquietante divertimento è una delle opere più azzardate della Blixen e, nella sua ingannevole facilità, una delle più cifrate. La «prigione» a cui accennano quelle parole, ben più che la Danimarca occupata, è il mondo stesso. E quel divertimento la cui assenza provoca la morte è innanzitutto la letteratura nella accezione temeraria che sola era cara alla Blixen. Sarebbe ingiusto per l'autrice e per i lettori anticipare qui la trama di un libro che riesce a tenere avvinti nella notte come pochi altri, scritti da autori nobili. Ma basterà accennare qual è uno dei suoi più rari meriti: aver creato un'immagine convincente, chimicamente pura e romanzescamente vividissima, del Bene e del Male.

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I testamenti

**In questo brillante sequel del *Racconto dell’Ancella* , Margaret Atwood risponde alle domande che hanno perseguitato i lettori per decenni.**
*Il racconto dell’Ancella* si chiude con la porta del furgone che sbatte sul futuro di Offred. Milioni di lettori si sono chiesti che ne sarà di lei… Libertà, prigione, morte? L’attesa è finita. Il nuovo romanzo, *I testamenti* , riprende la storia quindici anni dopo, con gli esplosivi testamenti di tre narratrici di Gilead.
«Questo libro nasce da tutte quelle domande che mi avete fatto su Gilead e i suoi meccanismi interni. Be’, non solo da questo. L’altra fonte d’ispirazione è il mondo in cui viviamo oggi».
**Margaret Atwood**   **

**In questo brillante sequel del *Racconto dell’Ancella* , Margaret Atwood risponde alle domande che hanno perseguitato i lettori per decenni.**
*Il racconto dell’Ancella* si chiude con la porta del furgone che sbatte sul futuro di Offred. Milioni di lettori si sono chiesti che ne sarà di lei… Libertà, prigione, morte? L’attesa è finita. Il nuovo romanzo, *I testamenti* , riprende la storia quindici anni dopo, con gli esplosivi testamenti di tre narratrici di Gilead.
«Questo libro nasce da tutte quelle domande che mi avete fatto su Gilead e i suoi meccanismi interni. Be’, non solo da questo. L’altra fonte d’ispirazione è il mondo in cui viviamo oggi».
**Margaret Atwood**   **

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I Tempi Sono Cambiati

I tempi sono cambiati: l’economista francese Daniel Cohen analizza gli stravolgimenti economici e sociali degli ultimi cinquant’anni che hanno portato all’affermazione della società digitale, gravida di promesse e pericoli.Questa storia inizia cinquant’anni fa, quando il maggio francese ha promesso di sovvertire la società borghese in nome di un mondo nuovo, non più schiavo del lavoro e della catena di montaggio. Ed è continuata con il riflusso neoconservatore degli anni Ottanta, che oltre a lasciarci in eredità uno spietato individualismo ha trascinato tutti nella vana illusione che il capitalismo si sarebbe autoregolamentato e avrebbe creato un avvenire radioso. Oggi, tra pericolosi populismi e le macerie ancora fumanti della civiltà industriale, le società avanzate sembrano aver trovato una nuova speranza e un nome per autodefinirsi: la società dell’informazione, la dimensione dell’homo digitalis. L’economista Daniel Cohen ci regala un libro provocatorio e visionario, uno sguardo lucido capace di decifrare i tempi confusi che stiamo vivendo e di gettare una luce sulla strada da percorrere nei prossimi decenni.«Times, they’re a-changin’, cantava Bob Dylan nel 1964. I tempi stanno cambiando… E in effetti è vero, sono cambiati, ma non nella direzione prevista.»Daniel Cohen

I tempi sono cambiati: l’economista francese Daniel Cohen analizza gli stravolgimenti economici e sociali degli ultimi cinquant’anni che hanno portato all’affermazione della società digitale, gravida di promesse e pericoli.Questa storia inizia cinquant’anni fa, quando il maggio francese ha promesso di sovvertire la società borghese in nome di un mondo nuovo, non più schiavo del lavoro e della catena di montaggio. Ed è continuata con il riflusso neoconservatore degli anni Ottanta, che oltre a lasciarci in eredità uno spietato individualismo ha trascinato tutti nella vana illusione che il capitalismo si sarebbe autoregolamentato e avrebbe creato un avvenire radioso. Oggi, tra pericolosi populismi e le macerie ancora fumanti della civiltà industriale, le società avanzate sembrano aver trovato una nuova speranza e un nome per autodefinirsi: la società dell’informazione, la dimensione dell’homo digitalis. L’economista Daniel Cohen ci regala un libro provocatorio e visionario, uno sguardo lucido capace di decifrare i tempi confusi che stiamo vivendo e di gettare una luce sulla strada da percorrere nei prossimi decenni.«Times, they’re a-changin’, cantava Bob Dylan nel 1964. I tempi stanno cambiando… E in effetti è vero, sono cambiati, ma non nella direzione prevista.»Daniel Cohen

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