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La guerra tedesca

La Seconda guerra mondiale fu una guerra come nessun’altra.
Nel corso della sua esistenza, il Terzo Reich investì e consumò tutte le sue riserve morali e fisiche, portando alla sconfitta totale del 1945. A distanza di così tanti anni – nonostante gli scaffali di libri dedicati alle origini, all’andamento e alle atrocità della guerra – ancora non sappiamo per che cosa i tedeschi pensassero di stare combattendo, quali furono le esperienze che attraversarono e come fecero a sopportare la guerra fino all’ultimo giorno.
Quando scoppiò, nel settembre del 1939, la guerra in Germania non godeva del minimo favore popolare. Senza però la partecipazione e l’impegno offerti attivamente dal popolo tedesco, non avrebbe potuto andare avanti per quasi sei anni. Che cos’era, dunque, la guerra che i tedeschi pensavano di stare combattendo? In che modo il volgere degli eventi del conflitto – le vittorie del Blitzkrieg, le prime sconfitte sul fronte orientale, il bombardamento subito dalle città tedesche – mutò opinioni e aspettative? E quando fu che i tedeschi si resero conto di stare combattendo una guerra genocida?
Attingendo a una messe di testimonianze di prima mano, La guerra tedesca è, da decenni a questa parte, il primo tentativo di capire come il popolo tedesco vivesse la Seconda guerra mondiale. Adottando il punto di vista di coloro che la attraversarono – soldati, insegnanti di scuola e casalinghe; nazisti, cristiani ed ebrei – il racconto storico magistrale che ne emerge getta una luce nuova e inquietante sulle convinzioni, le speranze e le paure di un popolo che intraprese, proseguì e combatté sino alla fine una guerra brutale di conquista e genocidio.

La Guerra Invernale Nel Tibet

«Sono un mercenario, e sono fiero di esserlo». A parlare è il colonnello FD 256323: questo il numero che gli hanno assegnato quando si è arruolato al servizio dell’«amministrazione», venti o trent’anni prima – non ricorda bene, e del resto chi lo conta più il tempo? Allora la terza guerra mondiale con le sue devastazioni nucleari aveva decimato l’umanità e reso inabitabile gran parte del pianeta, e i combattimenti si erano concentrati nel Tibet, «ad altitudini fantastiche, su ghiacciai, morene, dirupi, nei crepacci e sotto pareti a strapiombo», oltre che nello sterminato dedalo di gallerie scavate all’interno di poderosi massicci, dove feroci fazioni avversarie a sorpresa si incontrano e si massacrano. L’unica cosa che conta, come il colonnello sa bene, è non mettere mai in dubbio l’esistenza del nemico, altrimenti come si spiegherebbero il dolore e la sofferenza? Ma ora che è rimasto solo nell’oscurità silenziosa di una caverna, privo di gambe e con delle protesi al posto delle mani – a sinistra un mitra innestato sul braccio, a destra un assortimento di attrezzi polivalenti –, ha tutto il tempo per riflettere. E per incidere con il punteruolo, sulle pareti rocciose nelle viscere della montagna, l’incubo senza fine che ha vissuto – e il suo senso segreto.

La giustizia dei vincitori: da Norimberga a Baghdad

C’è una ‘giustizia su misura’ per le grandi potenze occidentali, che godono di un’assoluta impunità per le guerre di aggressione di questi anni, giustificate come guerre umanitarie o come guerre preventive contro il terrorismo. E c’è una ‘giustizia dei vincitori’ che si applica agli sconfitti e ai popoli oppressi, con la connivenza delle istituzioni internazionali, l’omertà di larga parte dei giuristi accademici e la complicità dei mass media. In realtà solo la guerra persa è un crimine internazionale.

La generazione tradita: gli adulti contro i giovani

Una generazione tradita da una società divisa, rissosa, individualista. Una generazione tradita da una politica faziosa, immorale e strafottente. Una generazione tradita dal suo Paese. Quel bel Paese in cui cultura e competenza sono requisiti trascurabili per accedere al mondo del lavoro e dove le aspirazioni di una generazione giovane vengono sacrificate a un sistema vecchio e malato. Pier Luigi Celli, che è stato direttore della Rai e oggi dirige l’Università Luiss Guido Carli, conduce con uno sguardo critico e impietoso un’indagine che scandaglia i sistemi educativi e gli intrighi della politica, i debiti della vecchia generazione e la lotta degli adulti contro i giovani. Dal suo punto di vista di manager di lungo corso, Celli recupera e sviluppa i temi che aveva lanciato in una provocatoria e assai discussa lettera a “la Repubblica”, Figlio mio lascia questo Paese, fermamente determinato a trovare una risposta positiva possibile. C’è nell’aria un sentimento che ondeggia pericolosamente tra ineluttabilità, rassegnazione e voglia di riscatto. Solo un esame intransigente può restituire le condizioni per sperare e ricominciare. E, in questo, trova un suo senso preciso l’impegno di leggere pagine che sono, prima di tutto, un invito a guardare ai giovani con lungimiranza e generosità. Per prendere parte alla sfida. Per riconsegnare ai giovani la loro scommessa. Per rendere alla generazione tradita ciò che le spetta.

La Geisha E Il Suonatore Di Banjo

**Una favola incredibilmente romantica, piena di esotismo, poesia e mistero.**
Kyoto, 1900. In una delle più eleganti case da tè della città, vive Omiya, una giovane geisha che sogna di evadere dai confini ristretti del suo mondo. Un mondo dove fin da bambina le è stato insegnato come muoversi, parlare, vestirsi, in cui non c’è spazio per i propri desideri e nemmeno per l’amore, visto che è la sua padrona a scegliere per lei amanti e protettori. Ma un giorno un vecchio liutaio dona alla ragazza un misterioso shamisen, che ha il potere di commuovere chiunque lo ascolti. Così la fama di Omiya arriva fino all’imperatore, che le chiede di unirsi alla delegazione giapponese in partenza per l’Esposizione Universale di Parigi. Il gruppo di geishe risveglia la curiosità degli europei, che fanno la fila per vederle, ma è impossibile sfuggire alla rigida sorveglianza del capitano Yoshikawa, che le accompagna ovunque ed è segretamente innamorato della bella musicista. Finché l’inaspettato crollo di un’installazione non crea il panico tra la folla, e Omiya si ritrova fra le braccia di Tommy, un affascinante suonatore di banjo venuto dall’America…
Due mondi lontanissimi, l’antico Oriente e il moderno Occidente, si incontrano a Parigi attraverso i destini di Omiya e Tommy. E forse, per qualche istante magico, la musica e l’amore riusciranno ad annullare la distanza che li separa.

La figlia del matematico

Inghilterra, XIX secolo. Archimedea Timms, detta Maddy, è una giovane riservata che dedica le sue giornate alle opere pie e ad aiutare il padre, insigne studioso di matematica. Christian Langland, duca di Jervaulx, è un dongiovanni e scavezzacollo, geniale scienziato amico del vecchio Timms. Può nascere l’amore tra due persone così diverse? Nessuno potrebbe immaginarlo. Eppure quando viene a sapere che Christian è morto in duello, Maddy è colta da un dolore lancinante, inaspettato. Si trasferisce in campagna presso un cugino che dirige un manicomio per occuparsi dei pazienti e trova tra i ricoverati proprio il duca di Jervaulx, fatto rinchiudere dalla famiglia. Ora tocca a Maddy, l’unica che sembra credere nella sua sanità, aiutarlo a dimostrare di non essere un pazzo. E scoprire con un brivido un modo nuovo, più pieno, di essere donna. **

La Famiglia Karnowski

Bastano a volte poche pagine per accorgersi di avere fra le mani un grande romanzo, e per cogliere quel timbro puro che ne fa un classico. È ciò che accade con “La famiglia Karnowski” di Israel J. Singer, maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d’ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro, fra i memorabili del secolo scorso, ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nel grandioso affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America –, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all’alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell’oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna «essere ebrei in casa e uomini in strada». Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski – percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniante e nemica, la contraddizione che innerva l’intera storia familiare. Con una sapiente orchestrazione che è insieme un crescendo e un inabissarsi, Singer non solo ci regala pagine d’inconsueta bellezza ma getta anche uno sguardo chiaroveggente sulla situazione degli ebrei nel­l’Europa dei suoi anni, rivelando quelle virtù profetiche che, quasi loro malgrado, solo i veri scrittori possiedono.

La donna indiana non è una dea

L’India è un Paese dalle mille contraddizioni, capace di passare dal sublime al grottesco. Perciò è impossibile condensare in un unico motivo le ragioni per cui la nazione sia in grado di superare nuove frontiere nello spazio e nella tecnologia, ma sia poi tanto indietro sul tema dell’emancipazione femminile. La mentalità tradizionale, la mancanza di istruzione, le enormi disparità economiche sono tutti fattori che contribuiscono a mantenere le donne in uno stato di arretratezza. Che può fare allora la brava donna indiana? Come le è sempre stato insegnato, può ricorrere ai testi sacri, densi di modelli ai quali ispirarsi. Sita, modesta e casta di fronte al mondo, Radha, pronta a compiacere a letto il suo amante Krishna, Kunti, grande diplomatica quando si tratta di avere a che fare con parenti difficili… Nemmeno nei testi sacri esiste però un parallelo perfetto per la superwoman che la donna indiana contemporanea dovrebbe essere… **
### Sinossi
L’India è un Paese dalle mille contraddizioni, capace di passare dal sublime al grottesco. Perciò è impossibile condensare in un unico motivo le ragioni per cui la nazione sia in grado di superare nuove frontiere nello spazio e nella tecnologia, ma sia poi tanto indietro sul tema dell’emancipazione femminile. La mentalità tradizionale, la mancanza di istruzione, le enormi disparità economiche sono tutti fattori che contribuiscono a mantenere le donne in uno stato di arretratezza. Che può fare allora la brava donna indiana? Come le è sempre stato insegnato, può ricorrere ai testi sacri, densi di modelli ai quali ispirarsi. Sita, modesta e casta di fronte al mondo, Radha, pronta a compiacere a letto il suo amante Krishna, Kunti, grande diplomatica quando si tratta di avere a che fare con parenti difficili… Nemmeno nei testi sacri esiste però un parallelo perfetto per la superwoman che la donna indiana contemporanea dovrebbe essere…

La Dissoluta

Alla fine del XVIII secolo, in un’epoca di violenze e passioni, una donna irrompe sulla scena sociale europea: il suo nome è Elizabeth Chudleigh. Appartenente alla piccola nobiltà inglese, senza dote e senza protezioni, era destinata a essere una delle tante vittime delle convenzioni del tempo. Ma Elisabeth è vitale, spiritosa, temeraria: ama la vita e il potere. Gli uomini soggiogati da lei dicevano: «Il temperamento… Ella ha temperamento». Elizabeth Chudleigh viene data in sposa a un uomo che odia. Ma lei sa ciò che vuole e sa come ottenerlo. Decide la sua vita. Tiene nascosto il matrimonio, ammalia tutta l’aristocrazia di tutte le corti europee, diventa la protetta del re d’Inghilterra, amica dell’imperatrice Caterina II di Russia, sposa di Evelyn Pierrepont, duca di Kingston, il grande amore della sua vita. Ora è bigama. Quando il suo segreto viene alla luce, è chiamata in giudizio a Westminster. Si celebra così il processo più clamoroso dell’epoca. La duchessa di Kingston rischia l’impiccagione. La Dissoluta è la storia vera di Elizabeth Chudleigh, che Alexandra Lapierre trasfigura nel racconto dell’esplosione di movenze, pulsioni e slanci della sensibilità moderna. **
### Sinossi
Alla fine del XVIII secolo, in un’epoca di violenze e passioni, una donna irrompe sulla scena sociale europea: il suo nome è Elizabeth Chudleigh. Appartenente alla piccola nobiltà inglese, senza dote e senza protezioni, era destinata a essere una delle tante vittime delle convenzioni del tempo. Ma Elisabeth è vitale, spiritosa, temeraria: ama la vita e il potere. Gli uomini soggiogati da lei dicevano: «Il temperamento… Ella ha temperamento». Elizabeth Chudleigh viene data in sposa a un uomo che odia. Ma lei sa ciò che vuole e sa come ottenerlo. Decide la sua vita. Tiene nascosto il matrimonio, ammalia tutta l’aristocrazia di tutte le corti europee, diventa la protetta del re d’Inghilterra, amica dell’imperatrice Caterina II di Russia, sposa di Evelyn Pierrepont, duca di Kingston, il grande amore della sua vita. Ora è bigama. Quando il suo segreto viene alla luce, è chiamata in giudizio a Westminster. Si celebra così il processo più clamoroso dell’epoca. La duchessa di Kingston rischia l’impiccagione. La Dissoluta è la storia vera di Elizabeth Chudleigh, che Alexandra Lapierre trasfigura nel racconto dell’esplosione di movenze, pulsioni e slanci della sensibilità moderna.

La croce buddista

Come i raggi di una croce uncinata, antico simbolo del sole, quattro sono i protagonisti della storia, in un complesso intarsio di segreti e menzogne. In questo classico della letteratura erotica, **Jun’ ichirō Tanizaki** scava nella psicologia ossessiva dell’ **amore crudele** , analizzando con sottile precisione un gioco perverso destinato alla catastrofe.

La Corona De York

Solía ser mi única esperanza. Easton Bay: **un hombre tan despiadado como hermoso y tan tierno como cruel**. Cada toque suyo envía escalofríos por mi espina dorsal.
**Lo deseo.**
Él me salvó una vez, pero ¿lo hará de nuevo? Es un misterio. Un enigma. Suspenso.
**Hay oscuridad dentro de él**. Me asusta hasta lo más profundo.
**Sin embargo, me acerco a él con cada respiración.** Soy su adicta y él es mi droga.
¿Qué pasa cuando nada es suficiente?
ELOGIOS PARA CHARLOTTE BYRD
—¡Decadente, delicioso y peligrosamente adictivo!— – Amazon Review ★★★★★
—El factor excitación está tan maravillosamente elaborado que ningún lector puede resistir su atracción. ¡ES UNA COMPRA IMPRESCINDIBLE! — Bobbi Koe, Amazon Review ★★★★★
—¡Cautivante!— – Crystal Jones, Amazon Review ★★★★★
—Emocionante, intenso, sensual— – Rock, Amazon Reviewer ★★★★★
—Química sexy, secreta y pulsante…— – Sra. K, Amazon Reviewer ★★★★★
—Charlotte Byrd es una escritora brillante. He leído un montón y me he reído y he llorado. Ella escribe libros equilibrados con personajes brillantes. ¡Bien hecho! —-Amazon Review ★★★★★
—Rápido, oscuro, adictivo y convincente— – Amazon Reviewer ★★★★★
—Caliente, tórrido y una gran historia—. – Christine Reese ★★★★★
—Oh mi… Charlotte me ha hecho su fanática de por vida—. – JJ, Amazon Reviewer ★★★★★
—La tensión y la química están en cinco niveles de alarma—. – Sharon, crítico de Amazon ★★★★★
—El viaje de Ellie y el Señor Aiden Black es caliente, sexy e intrigante. – Robin Langelier ★★★★★
—Guau. Simplemente guau. Charlotte Byrd me deja sin palabras y estupefacta… Definitivamente me mantuvo al borde de mi asiento. Una vez que lo recoja, no lo dejará—. – Revisión de Amazon ★★★★★
—¡Atractivo, tórrido y cautivador!— – Charmaine, Amazon Reviewer ★★★★★
—Intriga, lujuria y grandes personajes… ¡¿qué más podrías pedir?!— – Dragonfly Lady ★★★★★
—Un libro increíble. Lectura sensual, extremadamente entretenida, cautivadora e interesante. No pude dejarlo—. – Kim F, Amazon Reviewer ★★★★★
—Simplemente la mejor historia de todas. Es todo lo que me gusta leer y más. Una gran historia que leeré una y otra vez. Es para no dejarla escapar!! —- Wendy Ballard ★★★★★
—Tenía la cantidad perfecta de giros y sorpresas. Me sentí instantáneamente conectada con la heroína y, por supuesto, con el Señor Black. Mmm. Es sexy, es atrevido, es ardiente. Es todo—. – Khardine Gray, autora bestseller de romance ★★★★★

La Convinzione Di Non Essere Abbastanza

“Si era sentita come mai nessuno dovrebbe sentirsi. Inutile, orribile, insignificante, diversa, inferiore, e aveva promesso a se stessa che nessuno l’avrebbe più fatta sentire in quel modo”
Emily ha ventitré anni e vive una vita apparentemente perfetta: un lavoro come bibliotecaria, una famiglia amorevole alle spalle e la giusta dose d’indipendenza. Agli occhi degli altri si presenta come una ragazza decisa, forte e sicura, tutto quello che vorrebbe essere ma che in realtà non è. Emily, infatti, nasconde un odio verso se stessa radicato nel profondo, nato ai tempi in cui i suoi coetanei si prendevano gioco di lei e del suo aspetto. Un inaspettato tuffo nel passato e l’incontro con Samuel, un giovane scrittore esordiente, la costringeranno a fare i conti con se stessa una volta per tutte. **
### Sinossi
“Si era sentita come mai nessuno dovrebbe sentirsi. Inutile, orribile, insignificante, diversa, inferiore, e aveva promesso a se stessa che nessuno l’avrebbe più fatta sentire in quel modo”
Emily ha ventitré anni e vive una vita apparentemente perfetta: un lavoro come bibliotecaria, una famiglia amorevole alle spalle e la giusta dose d’indipendenza. Agli occhi degli altri si presenta come una ragazza decisa, forte e sicura, tutto quello che vorrebbe essere ma che in realtà non è. Emily, infatti, nasconde un odio verso se stessa radicato nel profondo, nato ai tempi in cui i suoi coetanei si prendevano gioco di lei e del suo aspetto. Un inaspettato tuffo nel passato e l’incontro con Samuel, un giovane scrittore esordiente, la costringeranno a fare i conti con se stessa una volta per tutte.

La civiltà del vento

Un tema caro a Ballard, che ricorre in quasi tutta la sua ormai vasta produzione, torna in questa antologia, e soprattutto nel romanzo breve che le dà il titolo. E’ il tema della rovina della nostra civiltà, non tanto descritta spettacolarmente quanto subita da pochi personaggi che si sono in qualche modo adattati alla desolazione, all’abbandono, alla decadenza. Nessuno come Ballard ha saputo creare l’atmosfera di una metropoli spopolata, dove ancora qualche albergo funziona, qualche semaforo scatta, e dove per esempio un giovane, allevato in una delle nuove Città Giardino, ritorna per una affascinante ricognizione. Nella Città Giardino non c’è smog, non ci sono motori, il vento e il sole forniscono tutta l’energia; ma quel mite e ordinato mondo pastorale è ben presto dimenticato da Halloway. In lui, e nei pochi altri superstiti che vivono tra i bui grattacieli e le rugginose carcasse di automobili, nasce un sogno grandioso, delirante: ridare la luce, il traffico, il rumore, la violenza, la vita, a quel drago addormentato che è la metropoli.

Indice

La civiltà del vento
*( The Ultimate City)*
Il pastore aereo
*( Low-Flying Aircraft)*
L’astronauta morto
*( The Dead Astronaut)*
Il bombardiere del sogno
*( My Dream Of Flying To Wake Island)*
Vita e morte di Dio
*( The Life And Death of God)*
Il più grande show mai visto
*( The Greatest TV Show on Earth)*
Gli invasori
*( A Place And A Time To Die)*
Bambini prodigio
*( The Comsat Angels)*

Urania n.717 del 27-02-1977
*Low-Flying Aircraft And Other Stories* , 1976

La città degli abissi

La scienza moderna ha oggi spesso superato i confini, che sembravano invalicabili della fantasia, e gli attuali scrittori avveniristici hanno il compito,reso estremamente più difficile in confronto ai primi pionieri di questa letteratura, la cui immaginazione, che allora sembrava paradossale e oggi è stata largamente superata dalla realtà, non conosceva limite e freno. Tuttavia il libro che presentiamo dimostra come la fantasia umana rimanga sempre superiore alla cruda logica dei fatti, pur trattando un argomento che, strano a dirsi, è meno noto che non gli altri di carattere astrale. La vicenda si svolge infatti negli abissi dell’oceano, mondo ancora sconosciuto all’ùomo perché le poche migliaia di metri che separano la crosta terrestre dal mondo marino sono tecnicamente più invalicabili delle centinaia di chilometri in altitudine che portano agli spazi interplanetari. E’ un libro ricco di fantasia e di poesia dove mille emozioni ed esperienze nuove attendono il lettore.
Copertina di Curt Caesar

La chimica dell’odio

È la vigilia di Natale, ma per l’ispettrice capo Ana Arén non c’è tregua, deve affrontare una difficile sfida: l’omicidio di una delle donne più famose di Spagna. Il corpo di Mónica Spinoza, duchessa di Mediona, viene trovato disposto al centro di una macabra composizione: intorno ha due cerchi, il primo di gioielli e l’altro di rifiuti, come se l’assassino avesse compiuto un rituale. La duchessa, protagonista del jet set internazionale e celebrità da rivista patinata, ha tre matrimoni alle spalle. Il primo con un calciatore, poi con un uomo d’affari milionario e, infine, con un nobile da cui ha ereditato un favoloso patrimonio. La polizia cerca una pista anche tra alcuni suoi amici “illustri” con scarsi risultati: il presidente del Barcellona, il viceministro degli Interni, un famoso presentatore televisivo, il capo del protocollo della Casa Reale. Ci sono molti potenziali assassini, dai suoi figliastri alla sua lunga lista di amanti. Chi di loro odia di più la duchessa? Poco dopo Natale, in un ospedale di Madrid, precipita un montacarichi dal sesto piano e muoiono quattro persone. L’ispettore si trova ad affrontare due indagini impegnative: l’assassinio della duchessa e l’incidente dell’ascensore. Due casi in apparenza indipendenti ma che trovano un collegamento inaspettato e che ricadono entrambi sotto la responsabilità della squadra in cui Ana non conosce nessuno e dove nessuno si fida di lei; l’investigatrice dovrà condurre l’indagine quasi da sola, ostacolata dal suo capo, schiacciata dalla pressione mediatica sul caso della duchessa che occupa le prime pagine. Carme Chaparro, alternando i punti di vista e la narrazione in prima, seconda e terza persona, costruisce una storia formidabile; un’indagine che avanza grazie agli ultimi gadget digitali. Un thriller ‘moderno’, che trasuda passione.