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Galateo contemporaneo

Dalle relazioni uomo-donna ai servizi igienici, dal vino alle lacrime, dall’uso di parole e parolacce ai nuovi tabù, Christopher Hitchens mescola mirabilmente alto e basso, sacro e profano per dare vita a un personale galateo per orientarsi nel mondo contemporaneo. Con il consueto e inconfondibile humour e le sue provocazioni intellettuali che rifuggono ogni banalità, può discutere di sesso orale come di prìncipi regnanti, di velo integrale o di comunicazione con quella stessa illuminante efficacia che sa smascherare l’ipocrisia ovunque si annidi. Perché se Hitch non ci fosse stato, nessuno avrebbe potuto inventarlo. **
### Sinossi
Dalle relazioni uomo-donna ai servizi igienici, dal vino alle lacrime, dall’uso di parole e parolacce ai nuovi tabù, Christopher Hitchens mescola mirabilmente alto e basso, sacro e profano per dare vita a un personale galateo per orientarsi nel mondo contemporaneo. Con il consueto e inconfondibile humour e le sue provocazioni intellettuali che rifuggono ogni banalità, può discutere di sesso orale come di prìncipi regnanti, di velo integrale o di comunicazione con quella stessa illuminante efficacia che sa smascherare l’ipocrisia ovunque si annidi. Perché se Hitch non ci fosse stato, nessuno avrebbe potuto inventarlo.

Gabriella garofano e cannella

«Questa storia d’amore iniziò nello stesso giorno limpido, con sole primaverile, in cui il fazendeiro Jesuino Mendonça uccise a rivoltellate donna Sinhzinha Guedes Mendonça sua legittima sposa…»: cosí il preludio alla storia di Gabriella dal profumo di garofano e dal colore di cannella, mulatta sinuosa che non cammina ma balla, che non parla ma canta, e che è arrivata con tanti altri emigranti dall’interno del sertão sul litorale, per non morire di fame. È arrivata a piedi, danzando sulla terra riarsa fino a Ilhéus per la gioia e la dannazione dell’arabo Nacib. Selvatica e spontanea, incapace di tutto fuorché d’amare e cucinare, la scalza Gabriella assiste senza molto capire agli intrighi della cittadina, ai mutamenti sociali, all’evoluzione della mentalità, alle beghe che scoppiano tra i fazendeiros per la supremazia nel mercato del cacao. **
### Sinossi
«Questa storia d’amore iniziò nello stesso giorno limpido, con sole primaverile, in cui il fazendeiro Jesuino Mendonça uccise a rivoltellate donna Sinhzinha Guedes Mendonça sua legittima sposa…»: cosí il preludio alla storia di Gabriella dal profumo di garofano e dal colore di cannella, mulatta sinuosa che non cammina ma balla, che non parla ma canta, e che è arrivata con tanti altri emigranti dall’interno del sertão sul litorale, per non morire di fame. È arrivata a piedi, danzando sulla terra riarsa fino a Ilhéus per la gioia e la dannazione dell’arabo Nacib. Selvatica e spontanea, incapace di tutto fuorché d’amare e cucinare, la scalza Gabriella assiste senza molto capire agli intrighi della cittadina, ai mutamenti sociali, all’evoluzione della mentalità, alle beghe che scoppiano tra i fazendeiros per la supremazia nel mercato del cacao.

Futuro interiore

Figlia dei baby boomers e madre dei nativi digitali, quella degli anni Settanta è una generazione ammarata nel mezzo di due fondamentali cambiamenti paradigmatici, uno sociale e uno tecnologico, una generazione che ancora fatica a trovare una dimensione storica. Esiliati dai simboli ideologici e giunti ai linguaggi tecnologici come adulti con una lingua straniera, i quarantenni di oggi hanno mancato il tempo di ogni rivoluzione; ora abitano il proprio presente con la sensazione di non potervi davvero risiedere, infragiliti da un’instabilità che li costringe a immaginare mondi inespressi, ma senza dimenticare due urgenze primarie: sopravvivere e restare visibili. Ma quale mondo avremmo costruito se avessimo avuto la percezione di poterlo fare? Quali cose, col senno di mezzo di chi nasce mediano, avremmo voluto migliori? Quale cambiamento avremmo generato se non avessimo avuto la sensazione di essere arrivati cosí dopo o cosí prima di tutti gli altri? Un libro scritto con la convinzione ostinata che non ci siano colpe del passato né pesi del presente che esimano dal prenderci la responsabilità di sognare il futuro. **

Furia

Dopo aver narrato gli amori impetuosi che hanno stravolto le vite di Gabe Hamilton e Jace Crestwell, Maya Banks chiude la trilogia “Passione senza tregua” con la storia di Ash McIntyre.
Come i suoi amici e soci di lavoro – spregiudicati, ricchissimi e pronti a tutto – Ash ha sempre avuto idee poco convenzionali per quanto riguarda il sesso. Anche lui è un dominatore, preferisce che le sue donne siano sottomesse e le ha sempre condivise con Jace. Ma ora che Jace è coinvolto in una relazione con una ragazza che non ha nessuna intenzione di spartire, Ash si sente tagliato fuori.
Nel giro di pochi mesi i suoi due migliori amici hanno costruito legami solidi, sono decisamente cambiati rispetto a un tempo. Ash quasi non li riconosce più, è spiazzato.
Piano piano però comincia a capire che, senza Jace, può avere interamente il controllo della situazione, le uniche regole che deve seguire sono le sue, e questo inizia a intrigarlo molto.
Ma l’inaspettato incontro con Josie sembra scardinare ulteriormente qualsiasi sua convinzione: lei lo turba, lo travolge, è tutto ciò che lui desidera.
Ash non avrebbe mai creduto che l’unica donna che ha sfacciatamente rifiutato le sue proposte sarebbe stata in grado di spingerlo fino al limite. Al limite estremo della passione…

Frida. Una biografia di Frida Kahlo

Alla fine degli anni Novanta, New York è tappezzata di manifesti che raffigurano i quadri di Frida Kahlo. Un suo autoritratto viene venduto da Sotheby’s per oltre un milione e mezzo di dollari. A Hollywood si girano film sulla sua vita e i giornali di tutto il mondo la chiamano “la grande Frida” o “la regina di New York”. Come se non bastasse, anche il mondo del glamour ne va pazzo: vengono stampate magliette, cartoline, poster con la sua immagine, abiti e gioielli che ne ricalcano lo stile. Ma chi era veramente Frida Kahlo e perché si parla ancora così tanto di lei? Nata nel 1910 a Coyoacan, in Messico, Frida sembra un personaggio uscito dalla penna di Gabriel García Márquez: piccola, fiera, sopravvissuta alla poliomielite a sei anni e a un brutto incidente stradale a diciotto che la lascerà invalida, con tremendi dolori alla schiena che la perseguiteranno fino alla morte. Nella vita privata e nella produzione artistica, Frida è combattuta tra due anime: il candore, da un lato, e la ferocia, dall’altro; la poeticità della natura contro la morte del corpo. La vita di Frida è un viaggio che affonda nella pittura tradizionale dell’800, nei retablos messicani, in Bosch e Bruegel, ma che subisce prepotentemente il fascino degli uomini più potenti del suo secolo: come il muralista Diego Rivera (marito fedifrago che le rimarrà accanto fino alla fine) o Trockij (di cui diverrà l’amante) o Pablo Picasso… **

Freya delle lande di ghiaccio

C’è una città che si muove scivolando silenziosa attraverso lande ghiacciate, luminose e inospitali. È Anchorage. Un tempo pacifica e gloriosa, ora è piegata dalla pestilenza e riesce a stento a sopravvivere. Qui regna Freya, una giovanissima e nobile margravia, e qui sono costretti a rifugiarsi Tom e Hester dopo l’attacco degli aviatori dello Stormo Verde alla loro aeronave. Tempi difficili per chi solca i cieli e i ghiacci. Ma Freya ha scelto una nuova, spregiudicata rotta verso l’America, il Continente Morto. Si narra che in quelle terre devastate dalla Guerra dei Sessanta Minuti stia crescendo un’oasi lussureggiante, ma si narra anche di spaventosi fantasmi che vagano fra gli Alti Ghiacci. Età di lettura: da 11 anni.

Freno, curva, gas

“Il miglior sorpasso è sicuramente quello che all’ultima curva ti fa vincere una gara. E infatti se devo ripensare ai tanti duelli serrati della mia carriera, tra i più significativi ci metto sicuramente quello con Valentino Rossi a Montmeló, nel 2009, con lui che finisce davanti a me all’ultima curva: fu davvero intenso e mi aiutò a capire molte cose. E poi quello che ho fatto con Márquez a Silverstone nel 2013: lì fui io a vincere all’ultima curva e fu molto importante.” C’è tutto quello che passa nella testa e nel cuore di un campione in questo libro firmato da Jorge Lorenzo. Il fenomenale pilota spagnolo, che ha vinto per cinque volte il titolo iridato del MotoGP, guida i suoi fan in un appassionante tracciato personale fatto di episodi inediti, pensieri su di sé e sul mondo delle corse, curiosità autobiografiche e piccoli segreti quotidiani. Si scopre che dopo la caduta rovinosa di Montmeló del 2008 Lorenzo perse temporaneamente la memoria e si domandò se non avesse senso lasciare tutto: “Quando mi sono ripreso e reso conto di tutto quello che era successo, mi sono chiesto se realmente valesse la pena di continuare con tutti questi sacrifici e questi rischi. E alla fine, nel mio caso, posso rispondere: sì, ne è valsa la pena”. E anche che quando sta per scattare, dietro quello sguardo fisso e scollegato dal mondo, la mente pensa solo “alla prima curva! È il momento di maggior tensione, di più nervosismo e di massima concentrazione. Dopo, tutto accade quasi da sé. Io cerco di mantenere alta la concentrazione ma anche di lasciarmi trascinare dall’istinto”. In questa autobiografia, nata dall’interazione con la sua community, Lorenzo indugia anche su altri temi di grande interesse: come si allena per contenere gli infortuni da caduta, che sensazioni avverte quando commette un errore di guida ad alta velocità, qual è secondo lui la differenza fra un pilota normale e un campione, fino al suo passaggio in Ducati. Quando vai veloce tutto si vede… velocemente. In realtà non vedi il mondo, ma solo la curva successiva. Guidare una moto è come ballare con una ragazza: servono capacità di ascolto e una grande sintonia. Nel box sorrido poco, è vero. Ma sto per viaggiare a 300 all’ora. Quindi preferisco concentrarmi.

Franco Basaglia il dottore dei matti

A più di trent’anni dalla morte, la figura di Franco Basaglia, il suo lavoro e la famosa legge che ha portato alla chiusura dei manicomi, continuano a suscitare grande consenso, ma anche molte critiche. Il libro, racconto di una vita, cerca di ricondurre la vicenda di Basaglia – tra l’antifascismo, il dopoguerra, l’università e la direzione degli ospedali psichiatrici di Gorizia e Trieste – all’interno dei mutamenti epocali che coinvolsero la società e la cultura italiane, in particolare nel tumultuoso ventennio 1960-1980 segnato dalle grandi lotte operaie e studentesche, ma anche dalle bombe stragiste e dal terrorismo, ventennio che si contraddistinse per una spinta riformista mai più ritrovata.

Fink e Fliederbusch. Commedia in tre atti

Arthur Schnitzler, figlio di un medico e medico egli stesso, fu definito da Freud il suo “doppio”, capace di sapere “per intuizione – ma in verità a causa di una raffinata percezione di sé – tutto ciò che io con faticoso lavoro ho scoperto negli altri uomini.” Racconti e novelle come «Morire» (1892), «Fuga nelle tenebre» (1912), «Il ritorno di Casanova» (1918), il monologo interiore «La signorina Else» (1924) e il romanzo «Therese» (1928) sono la perfetta mediazione letteraria tra questa capacità analitica e nuove tecniche di narrazione da essa derivanti. Ma il ruolo di “doppio” freudiano si addice in particolare all’autore per il teatro, che seppe mettere in scena le contraddizioni della morale borghese, i fantasmi e i tabù della società viennese dalla fine del secolo agli anni di guerra e della dissoluzione dell’Impero asburgico. «Fink und Fliederbusch» (1917), commedia in tre atti pubblicata qui per la prima volta in italiano a cura di Fabrizio Cambi, porta letteralmente in scena il “doppio”, amara metafora del relativismo che non risparmia neppure le intime certezze del singolo. Farsa e satira insieme, è una critica sferzante dei media di inizio secolo e in particolare della stampa viennese. Anche in versione a stampa (isbn 9788898630189). **
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Arthur Schnitzler, figlio di un medico e medico egli stesso, fu definito da Freud il suo “doppio”, capace di sapere “per intuizione – ma in verità a causa di una raffinata percezione di sé – tutto ciò che io con faticoso lavoro ho scoperto negli altri uomini.” Racconti e novelle come «Morire» (1892), «Fuga nelle tenebre» (1912), «Il ritorno di Casanova» (1918), il monologo interiore «La signorina Else» (1924) e il romanzo «Therese» (1928) sono la perfetta mediazione letteraria tra questa capacità analitica e nuove tecniche di narrazione da essa derivanti. Ma il ruolo di “doppio” freudiano si addice in particolare all’autore per il teatro, che seppe mettere in scena le contraddizioni della morale borghese, i fantasmi e i tabù della società viennese dalla fine del secolo agli anni di guerra e della dissoluzione dell’Impero asburgico. «Fink und Fliederbusch» (1917), commedia in tre atti pubblicata qui per la prima volta in italiano a cura di Fabrizio Cambi, porta letteralmente in scena il “doppio”, amara metafora del relativismo che non risparmia neppure le intime certezze del singolo. Farsa e satira insieme, è una critica sferzante dei media di inizio secolo e in particolare della stampa viennese. Anche in versione a stampa (isbn 9788898630189).

Finanza Senza Paracadute

La crisi e le banche: un atto d’accusa contro il più grande salvataggio «a buon rendere» della storia «Le autorità di vigilanza si sono cullate nell’illusione che le regole già scritte fossero sufficienti e che i problemi potessero essere risolti dall’autoregolamentazione. Questo atteggiamento, alimentato dalla pressione delle lobby finanziarie, è stato il principale responsabile delle regole che non sono mai state scritte, il grande buco nero di questa crisi. Il nesso fra banche e politica era troppo forte perché la crisi, per quanto grave, potesse spezzarlo». LAVOCE Nata come periodico online nell’ambito dell’informazione economica e politica nel luglio 2002, la testata web lavoce.info compie dieci anni. Molte cose sono cambiate da quando il sito vide la luce, ma la sua funzione è rimasta la stessa: proporre analisi indipendenti di fatti e notizie per offrire un servizio utile a tutti coloro che accettano di misurarsi, senza pregiudizi, su temi che riguardano la vita politica ed economica del paese. La redazione de lavoce.info è attualmente costituita da 27 membri «stabili» e da numerosi collaboratori. Fanno parte del comitato di redazione T. Boeri, A. Boitani, F. Daveri, G. Pisauro e M. Polo.

Finalmente a casa (I Romanzi Classic)

Peregrine Perriam, figlio di un conte, non vuole saperne di sposarsi. Quando eredita Perriam Manor da un lontano parente, scopre che se non vuole perdere il castello e attirare sulla propria famiglia una maledizione, deve assolutamente convincere una sconosciuta, Claris Mallow, a diventare sua moglie. Sopravvissuta al tormentato matrimonio dei genitori, Claris preferisce però vivere in povertà pur di non sottomettersi a un marito, così quando Perry le chiede la mano, lo caccia puntandogli contro una pistola. Le armi del novello conte sono invece solo di persuasione, ma così efficaci che ben presto Claris si accorgerà di essere indifesa…

Finali alternativi

“Uno scrittore prende la vita che immagina a un certo punto del suo percorso e la lascia a un altro. Nemmeno una storia che va dalla nascita alla morte è definitiva: quale accoppiamento, tra chi, ha causato l’ingresso in scena, quali conseguenze seguono l’uscita di scena… Queste cose sono una parte della storia che si è scelto di non raccontare. Per quanto la situazione possa essere sedimentata, determinante, persino ovvia, non potrebbe risolversi diversamente? In questo modo, non in quello. C’è scelta nell’imprevedibilità degli esseri umani: le forme della narrazione sono arbitrarie. Esistono finali alternativi. Li ho sperimentati, qui, per me.” Tratto da Beethoven era per un sedicesimo nero, pubblicato da Feltrinelli. Numero di caratteri: 72760.

Figlio di nessuno: Un’autobiografia senza frontiere

Queste sono le memorie di una “cimice”: così infatti l’Italia fascista definiva apertamente gli sloveni, “figli di nessuno” per un quarto di secolo. Sono i ricordi di un ragazzo derubato della sua cultura. Di un prigioniero che lotta per sopravvivere. Di un marito e padre aspro e intenso. Di un uomo libero. Dall’infanzia poverissima segnata dalle discriminazioni alla Resistenza, dalla guerra in Libia alla scoperta dell’amore, dall’impegno politico a quello letterario, Pahor traccia in questo libro il bilancio senza reticenze di una vita trascorsa ad attraversare confini fisici e spirituali, e solleva un velo sugli aspetti più privati del suo passato regalandoci un autoritratto inedito e umanissimo. Trovano posto in questa narrazione le passioni intellettuali e gli amori in carne e ossa: quello travolgente per Arlette, la ragazza francese conosciuta in sanatorio all’indomani della liberazione e che lo restituì alla vita, l’inquieta relazione con Danica, giovane antifascista trucidata insieme al marito dai collaborazionisti sloveni o dai comunisti in un mistero ancora non risolto. E poi il matrimonio con la bellissima Rada, permeato da una profonda condivisione ma segnato da assenze e allontanamenti sentimentali. Mentre sullo sfondo si delinea uno scorcio potente del secolo scorso che restituisce alla memoria la storia degli sloveni dei nostri confini orientali, in un intreccio di eventi storici e vissuto privato.
“Non ho paura della morte come tale, è più il dispiacere infinito di perdere la vita. Certo, anche il mistero imponderabile di ciò che c’è dopo mi provoca inquietudine. Ma più di tutto mi dispiace perdere le cose positive della vita: le donne che ho amato, e la natura” riflette Pahor in pagine memorabili sul senso e il pensiero della fine. E alle soglie dei cento anni ci regala il privilegio di accompagnare un grande uomo e un grande testimone nel suo più intimo viaggio nel passato e nel futuro. **
### Sinossi
Queste sono le memorie di una “cimice”: così infatti l’Italia fascista definiva apertamente gli sloveni, “figli di nessuno” per un quarto di secolo. Sono i ricordi di un ragazzo derubato della sua cultura. Di un prigioniero che lotta per sopravvivere. Di un marito e padre aspro e intenso. Di un uomo libero. Dall’infanzia poverissima segnata dalle discriminazioni alla Resistenza, dalla guerra in Libia alla scoperta dell’amore, dall’impegno politico a quello letterario, Pahor traccia in questo libro il bilancio senza reticenze di una vita trascorsa ad attraversare confini fisici e spirituali, e solleva un velo sugli aspetti più privati del suo passato regalandoci un autoritratto inedito e umanissimo. Trovano posto in questa narrazione le passioni intellettuali e gli amori in carne e ossa: quello travolgente per Arlette, la ragazza francese conosciuta in sanatorio all’indomani della liberazione e che lo restituì alla vita, l’inquieta relazione con Danica, giovane antifascista trucidata insieme al marito dai collaborazionisti sloveni o dai comunisti in un mistero ancora non risolto. E poi il matrimonio con la bellissima Rada, permeato da una profonda condivisione ma segnato da assenze e allontanamenti sentimentali. Mentre sullo sfondo si delinea uno scorcio potente del secolo scorso che restituisce alla memoria la storia degli sloveni dei nostri confini orientali, in un intreccio di eventi storici e vissuto privato.
“Non ho paura della morte come tale, è più il dispiacere infinito di perdere la vita. Certo, anche il mistero imponderabile di ciò che c’è dopo mi provoca inquietudine. Ma più di tutto mi dispiace perdere le cose positive della vita: le donne che ho amato, e la natura” riflette Pahor in pagine memorabili sul senso e il pensiero della fine. E alle soglie dei cento anni ci regala il privilegio di accompagnare un grande uomo e un grande testimone nel suo più intimo viaggio nel passato e nel futuro.

Fichte e l’anarchia del commercio. Genesi e sviluppo di «Stato commerciale chiuso»

Il presente studio monografico affronta il problema della genesi e dello sviluppo del concetto di “Stato chiuso dal punto di vista commerciale” nella riflessione di Johann Gottlieb Fichte. Prendendo in esame la non esigua bibliografia sul tema e le più recenti acquisizioni della Fichte-Forschung, il saggio cerca di mostrare come sia possibile rintracciare, nel percorso teorico fichtiano, una correlazione essenziale tra il fondamento della dottrina della scienza come “sistema della libertà” e la teoria dello Stato chiuso commercialmente così come viene sviluppata da Fichte a partire dal 1800. La “chiusura commerciale” appare a Fichte, nella specifica congiuntura storica in cui si trova a operare, la sola via per reagire all'”anarchia commerciale” e, dunque, per rendere praticabile la dottrina della scienza come inesausto sforzo di razionalizzazione dell’esistente. **

Fedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all’Islam

Nel 1995, Naipaul torna dopo circa vent’anni in quattro paesi sconvolti, in diversa misura, dal trionfo dell’Islam. In Indonesia, un’antica società pastorale ha lasciato il posto a una teocrazia governata dai grattacieli di Giakarta, dove i nuovi manager si genuflettono alla Mecca – ma senza perder d’occhio l’andamento, sullo schermo, dei corsi azionari. In Iran, l’ayatollah Khalkhalli, il Višinskij di Khomeini, è agli arresti domiciliari, mentre nella sua Qom ogni furore iconoclasta – che non sia la pratica interdetta del bridge, o l’acquisto clandestino di cd – appare spento. In Pakistan, l’oro saudita con cui il presidente Zia è andato al potere è servito essenzialmente a scatenare faide tribali che si credevano sepolte da secoli. Intanto, in Malesia, la gioventù islamica fa proseliti, vaticinando per la nazione un futuro da grande potenza del Sud-Est asiatico. Nel corso del viaggio, e degli incontri, il taccuino di Naipaul si riempie di storie e osservazioni secche, nitide, mai prevedibili, restituendoci una carta aggiornata e preoccupante di quel tifone ideologico – il fondamentalismo islamico – di cui l’Occidente sembra non voler conoscere le traiettorie, ma dal quale continua a temere di essere travolto. *Fedeli a oltranza* è stato pubblicato per la prima volta nel 1998.