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13 Passi alla porta del diavolo

C’è una filastrocca che tutti i bambini di Redford sanno a memoria: i Passi del Diavolo, una conta che predice quale sarà la tua morte se sfidi il destino e arrivi alla tredicesima strofa. Un gioco, una prova di coraggio, ma non per Bryan. Lui l’Uomo Nero l’ha visto davvero: l’ha visto portar via suo fratello Adam, cinque anni prima. Da allora cerca disperatamente di convincersi di aver immaginato tutto, ma un giorno un suo compagno di scuola gli confida di aver incontrato anche lui “quell’ombra” e Bryan comincia a indagare insieme ai suoi amici nel passato della comunità. Scoprirà che Adam non è l’unico ragazzino scomparso: qualcosa o qualcuno fa sparire i bambini di Redford. L’Uomo Nero è tornato.

101 cose da fare nella Venezia Giulia almeno una volta nella vita

Stretta tra le Alpi e il mare, la Venezia Giulia è la terra di confine per antonomasia, ambita e contesa. Eppure basta pensare al suo capoluogo, Trieste, da sempre fucina di storia e di letteratura, patria natia e d’adozione di scrittori e poeti, per rendersi conto di come questa zona abbia saputo conservare una forte identità. Attraverso i 101 itinerari proposti in questo libro, sfileranno davanti ai vostri occhi tutti i volti di un piccolo mondo estremamente ricco e vario: vi sentirete viaggiatori cosmopoliti, cittadini internazionali, forse persino un po’ irredentisti. Potrete fingervi intenditori di caffè ammirando il mare da piazza dell’Unità a Trieste, o chiedere alla vostra dolce metà di sposarvi con il rito delle nozze carsiche. Male che vada, potrete attaccarvi al tram (di Opicina) o vagare per la città sospinti dalla bora e dal ricordo di Italo Svevo e di James Joyce. Tra i canyon mozzafiato e le grotte giganti del suggestivo paesaggio carsico, avrete anche modo di sentirvi avventurieri: esploratori di una terra unica che vi sorprenderà. Come vi sorprenderà scoprire che in Venezia Giulia è davvero facile sentirsi a casa.

100 storie del giro

La leggenda ed il mito di Coppi e Bartali, Binda e Merckx, sino a Pantani, sino a Contador, all’insegna delle imprese più belle. Ma non soltanto i trionfi: anche le folli avventure di strada dei pionieri, nel cuor della notte all’inizio del novecento, la leggenda di Bottecchia nata da un rifiuto, il sabotaggio al tedesco Buse in rosa, il giallo di Guerra, il mistero della Cuneo-Pinerolo di Coppi. E il tradimento dello Stelvio. Il Bondone ed il Gavia, le lacrime di Mas-signan e le pazzie di Venturelli, le avventure di Taccone ed il genio di Zavoli, il cuore malato di Merckx, i litigi fra Moser e Saronni, quelli fra Visentini e Roche, la grandezza di Hinault e la saggezza di Indurain, la favola amara di un grande Pantani.

X-Files. Spiriti del male

Una sonnolenta e morente cittadina del New Jersey, circondata da cupi boschi e sede di una base militare. Due omicidi inspiegabili, commessi a una settimana di distanza uno dall’altro e apparentemente senza alcun legame tra di loro, tranne il metodo usato dall’assassino: a entrambe le vittime é stata tagliata la gola con un’arma incredibilmente affilata. Nessun testimone affidabile. Un’anziana signora, forse un pó matta, che peró ha una bizzarra teoria su chi siano i responsabili. Un ospedale militare che funge come base di un misterioso progetto dell’Aeronautica degli Stati Uniti, sotto la direzione dell’ambiguo Maggiore Joseph Tonero, del tormentato Dr. Tymons e della fredda e colcolatrice Dottoressa Elkhart. Ecco gli elementi, assolutamente enigmatici, del caso che dovranno affrontare Fox Mulder e Dana Scully, gli Agenti dell’FBI responsabili della Sezione X-Files, che si occupa dei casi piú bizzarri e inquietanti.

WEB e manipolazione delle MASSE: Come Social e Motori di ricerca alterano la percezione cognitiva

Una delle più grandi promesse di internet relativamente alle possibilità di espressione e alla capacità di poter raggiungere potenzialmente grandi masse di persone, oggi lo si può dire, è stata tradita. Vedremo a breve i motivi che ci portano a questa affermazione, che per il momento appare definitiva, ma ancora prima occorre restringere il campo di azione. Per promessa tradita ci riferiamo a entrambi i soggetti che con la comunicazione hanno a che fare: chi emette e chi riceve. Il tradimento è duplice, perché intanto non è affatto vero che chiunque emetta, cioè pubblichi, un qualsiasi contenuto, che sia di informazione o di intrattenimento oppure un mero messaggio, sia in grado di accedere alle grandi platee tanto quanto lo sono altri, e poi perché, altro lato della medaglia, a chi è teoricamente pronto a ricevere i messaggi, questi semplicemente non arrivano. O meglio: non arrivano tutti i messaggi tra i quali sceglierne solo alcuni e fare la propria selezione. Per dirla con uno slogan: alcuni contenuti sono più contenuti di altri.
Per il semplice motivo che c’è qualcuno – e vedremo chi – che questi contenuti filtra. E che è in posizione dominante per farlo, cioè per arrogarsi il diritto di decidere quali siano i messaggi degni, o utili, di attenzione e diffusione e quali invece vadano ignorati, se non proprio rimossi, dal web. Per ognuno di noi.
Un ruolo, quest’ultimo, che una volta spettava invece agli editori, dai quali si doveva passare per pubblicare qualcosa, perché i macchinari e le strutture necessarie a pubblicare, su qualsiasi formato, erano molto costose, dunque esclusivo appannaggio di chi aveva ingenti disponibilità economiche per averli e utilizzarli.
Il tema è pertanto quello della disintermediazione, e in particolare della disintermediazione del web, che avrebbe consentito a chiunque, questa la promessa, di poter disporre di tecnologie simili per poter poter produrre da sé, e diffondere, qualunque cosa avesse deciso di pubblicare.
Grande rivoluzione, dunque: più nessun collo di bottiglia, più nessuna lobby da cui passare, più nessuno da dover convincere per accedere alle possibilità di diffondere le proprie capacità espressive. Rivoluzione tradita, ribadiamo, a maleficio dei due soggetti appena citati (emittente e ricevente), che ha delle notevoli implicazioni. E a beneficio, questo il punto, di nuovi soggetti che, praticamente in regime di monopolio, non hanno fatto altro che sostituirsi agli editori e ai grandi gruppi di una volta, prendendo per sé tutte le potenzialità del caso. E usandole per disinnescare, di fatto, le possibilità notevoli della rivoluzione tradita di cui abbiamo detto.
Se ne facciano una ragione primariamente gli esaltati del web, che questo aspetto continuano a ignorare o a giustificare, perché il punto non è tecnico, anche se da questo dipende, ma tutto sociologico. Persino antropologico.
Lo diciamo perché qualche tempo addietro avevamo abbozzato qualche brevissima riflessione, in un video pubblicato da Claudio Messora sul suo sito, e ci erano state sollevate obiezioni di carattere tecnico francamente molto ingenue (e le vedremo) con una arroganza fintamente ironica. Mentre il tema è di importanza fondamentale e non consente, almeno a nostro avviso, nessuna ironia. Sempre che ne si capisca la portata. Sempre, cioè, che si capisca che il punto, lo ribadiamo, non è affatto tecnico, ma ha delle implicazioni sociali di notevole spessore, ai fini del macro tema generale della informazione. E del suo controllo.
Google e Facebook, e gli altri motori di ricerca, sono in grado di manipolare le masse che li utilizzano? O meglio: i risultati che appaiono in pagina dopo aver digitato una richiesta sul motore di ricerca più utilizzato, e nel caso di Facebook gli articoli che compaiono quando vi accediamo, come sono scelti? Con quali criteri? E soprattutto: sono uguali per tutti oppure si differenziano da caso a caso?
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### Sinossi
Una delle più grandi promesse di internet relativamente alle possibilità di espressione e alla capacità di poter raggiungere potenzialmente grandi masse di persone, oggi lo si può dire, è stata tradita. Vedremo a breve i motivi che ci portano a questa affermazione, che per il momento appare definitiva, ma ancora prima occorre restringere il campo di azione. Per promessa tradita ci riferiamo a entrambi i soggetti che con la comunicazione hanno a che fare: chi emette e chi riceve. Il tradimento è duplice, perché intanto non è affatto vero che chiunque emetta, cioè pubblichi, un qualsiasi contenuto, che sia di informazione o di intrattenimento oppure un mero messaggio, sia in grado di accedere alle grandi platee tanto quanto lo sono altri, e poi perché, altro lato della medaglia, a chi è teoricamente pronto a ricevere i messaggi, questi semplicemente non arrivano. O meglio: non arrivano tutti i messaggi tra i quali sceglierne solo alcuni e fare la propria selezione. Per dirla con uno slogan: alcuni contenuti sono più contenuti di altri.
Per il semplice motivo che c’è qualcuno – e vedremo chi – che questi contenuti filtra. E che è in posizione dominante per farlo, cioè per arrogarsi il diritto di decidere quali siano i messaggi degni, o utili, di attenzione e diffusione e quali invece vadano ignorati, se non proprio rimossi, dal web. Per ognuno di noi.
Un ruolo, quest’ultimo, che una volta spettava invece agli editori, dai quali si doveva passare per pubblicare qualcosa, perché i macchinari e le strutture necessarie a pubblicare, su qualsiasi formato, erano molto costose, dunque esclusivo appannaggio di chi aveva ingenti disponibilità economiche per averli e utilizzarli.
Il tema è pertanto quello della disintermediazione, e in particolare della disintermediazione del web, che avrebbe consentito a chiunque, questa la promessa, di poter disporre di tecnologie simili per poter poter produrre da sé, e diffondere, qualunque cosa avesse deciso di pubblicare.
Grande rivoluzione, dunque: più nessun collo di bottiglia, più nessuna lobby da cui passare, più nessuno da dover convincere per accedere alle possibilità di diffondere le proprie capacità espressive. Rivoluzione tradita, ribadiamo, a maleficio dei due soggetti appena citati (emittente e ricevente), che ha delle notevoli implicazioni. E a beneficio, questo il punto, di nuovi soggetti che, praticamente in regime di monopolio, non hanno fatto altro che sostituirsi agli editori e ai grandi gruppi di una volta, prendendo per sé tutte le potenzialità del caso. E usandole per disinnescare, di fatto, le possibilità notevoli della rivoluzione tradita di cui abbiamo detto.
Se ne facciano una ragione primariamente gli esaltati del web, che questo aspetto continuano a ignorare o a giustificare, perché il punto non è tecnico, anche se da questo dipende, ma tutto sociologico. Persino antropologico.
Lo diciamo perché qualche tempo addietro avevamo abbozzato qualche brevissima riflessione, in un video pubblicato da Claudio Messora sul suo sito, e ci erano state sollevate obiezioni di carattere tecnico francamente molto ingenue (e le vedremo) con una arroganza fintamente ironica. Mentre il tema è di importanza fondamentale e non consente, almeno a nostro avviso, nessuna ironia. Sempre che ne si capisca la portata. Sempre, cioè, che si capisca che il punto, lo ribadiamo, non è affatto tecnico, ma ha delle implicazioni sociali di notevole spessore, ai fini del macro tema generale della informazione. E del suo controllo.
Google e Facebook, e gli altri motori di ricerca, sono in grado di manipolare le masse che li utilizzano? O meglio: i risultati che appaiono in pagina dopo aver digitato una richiesta sul motore di ricerca più utilizzato, e nel caso di Facebook gli articoli che compaiono quando vi accediamo, come sono scelti? Con quali criteri? E soprattutto: sono uguali per tutti oppure si differenziano da caso a caso?

Viaggio in Italia

Oltre che alle altre opere, il nome di Guido Piovene sarà per sempre legato al ”Viaggio in Italia”. Un reportage nell’Italia del secondo dopoguerra. Un viaggio da Bolzano alla Sicilia, dalle Alpi alle saline, passando attraverso i molteplici paesaggi che costellano la nostra penisola. Nei tre anni della sua durata Piovene ci ha guidato alla scoperta, regione dopo regione, di città, borghi, piazze, caratteri: dai più noti a quelli dimenticati. Un’impresa straordinaria dalla quale scaturì un libro importante nella storia del paese: preciso, acuto, fedele, circostanziato. L’Italia raccontata è quella della ricostruzione e del boom economico, e che a uno sguardo contemporaneo potrebbe apparire lontanissima e superata. Così non è. Piovene è riuscito, quasi fosse un antropologo, a far emergere il carattere nazionale, quello immutabile, che resiste alle mode e ai rovesci della storia. **

Tutto Troppo Presto

Preadolescenti e adolescenti subiscono molteplici pressioni che li spingono a volere tutto e subito, a fare tutto troppo presto. Sedotti dai media e sollecitati dal mercato, si mettono a combattere contro il proprio corpo (sognandolo diverso), contro gli amici (per sembrare più grandi e migliori), contro se stessi (entrando in una spirale di comportamenti promiscui e rischiosi). Sexting, pornografia e adescamento online, sessualizzazione precoce sono temi quasi sconosciuti ai genitori di oggi e purtroppo molto presenti nelle vite dei ragazzi, che spesso finiscono per farsi un’idea sbagliata della sessualità e, soprattutto, cadono in trappole pericolose per la propria salute fisica e psicologica, con conseguenze anche a lungo termine. La tecnologia rende accessibili in un click contenuti ed esperienze che spesso i giovanissimi non sono in grado di capire e gestire, ma che grazie a questo volume potranno essere affrontati e prevenuti in famiglia, senza reticenze e tabù, in un’atmosfera di dialogo aperto e costruttivo in cui gli adulti, più o meno smarriti nell’era della sessualità “fluida”, sappiano riconquistare un ruolo educativo. Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva e padre di quattro figli, fornisce a genitori e insegnanti gli strumenti utili per captare i messaggi e affrontare comportamenti a rischio in una guida all’educazione sessuale 2.0 che prende le mosse da una serie di casi reali per offrire spunti di riflessione, consigli pratici e risposte sui temi caldi.

Tutto brivido

A Berlino, tutto lascia intendere che Geoffrey Fontaine sia morto. A Washington, sua moglie Sarah non riesce a crederci. Decide per questo di andare in Europa a cercarlo, ma intrighi e pericoli la sorprendono a ogni angolo. Qui Geoffrey aveva un’altra casa e un’altra donna e Sarah non sa più cosa pensare. Le sembra di essere finita dritta in un covo di spie e assassini senza scrupoli. A causa di un raggiro viene addirittura accusata di omicidio. A tirarla fuori dai guai ci pensa però Nick O’Hara, ex impiegato del Dipartimento di Stato. Il suo primo scopo è proteggerla ed evitare che venga uccisa, il secondo è farla innamorare. **
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A Berlino, tutto lascia intendere che Geoffrey Fontaine sia morto. A Washington, sua moglie Sarah non riesce a crederci. Decide per questo di andare in Europa a cercarlo, ma intrighi e pericoli la sorprendono a ogni angolo. Qui Geoffrey aveva un’altra casa e un’altra donna e Sarah non sa più cosa pensare. Le sembra di essere finita dritta in un covo di spie e assassini senza scrupoli. A causa di un raggiro viene addirittura accusata di omicidio. A tirarla fuori dai guai ci pensa però Nick O’Hara, ex impiegato del Dipartimento di Stato. Il suo primo scopo è proteggerla ed evitare che venga uccisa, il secondo è farla innamorare.

Triste, solitario y final

È raro che una parodia superi l’originale ma *Triste, solitario y final* (1973), del grande scrittore argentino Osvaldo Soriano, è anche un’elegia, per il romanzo giallo e per il cinema. Soriano, infatti, resuscita Philip Marlowe, l’investigatore privato di Raymond Chandler diventato oggetto di culto tra i fans del sottogenere, e lo mette sulle piste di Stan Laurel e Oliver Hardy, John Wayne e Charlie Chaplin. Un eroe dell’«hard-boiled-school» si ritrova faccia a faccia con il vecchio cinema: un commosso, irriverente ricordo di due miti nordamericani diventati universali.

Il treno degli dèi

È tempo di rivolte e rivoluzioni, conflitti e intrighi. New Crobuzon sta cadendo a pezzi. Da un lato la guerra contro l’arcana, oscura città-stato di Tesh, dall’altro i ribelli che si aggirano per le strade portando la metropoli sull’orlo della rovina. Nel mezzo dei disordini, una misteriosa figura mascherata incita a una nuova forma di ribellione, mentre tradimenti e violenze si manifestano in luoghi inconsueti. Per sfuggire al caos un piccolo gruppo di rinnegati è fuggito dalla città e ha attraversato terre straniere, alla ricerca di una speranza perduta, di una leggenda immortale. Cosí, nelle tragiche ore in cui sangue e orrore dilagano a New Crobuzon, si diffonde una voce: sta giungendo il momento del Concilio di Ferro.