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Il declino della violenza

Il XX secolo, con lo spaventoso numero di vittime provocate da due guerre mondiali e vari genocidi, è stato definito “il secolo più violento della storia”, e l’alba del nuovo millennio sembra prefigurare scenari non meno inquietanti, diffondendo ovunque una crescente sensazione di insicurezza e paura. Eppure, anche se può sembrare incredibile, in passato la vita sul nostro pianeta è stata di gran lunga più violenta e spietata, e quella che stiamo vivendo è probabilmente “l’era più pacifica della storia della nostra specie”. A sostenere questa tesi in apparenza paradossale e destinata a far discutere è Steven Pinker, il quale dimostra, statistiche alla mano, che il calo della violenza può essere addirittura quantificato. E le cifre che fornisce sono impressionanti.
Le guerre tribali hanno causato, in rapporto alla popolazione mondiale del tempo, quasi il decuplo dei morti delle guerre e dei genocidi del Novecento. Il tasso di omicidi nell’Europa medievale era oltre trenta volte quello attuale. Schiavitù, torture, pene atroci ed esecuzioni capitali per futili motivi sono state per millenni ordinaria amministrazione, salvo poi essere bandite, nel volgere di un paio di secoli, dagli ordinamenti giuridici e dalla coscienza collettiva di tutte le nazioni democratiche. Oggi, invece, i conflitti fra paesi sviluppati sono scomparsi, e anche il tributo di sangue di quelli nel Terzo mondo è infinitamente minore rispetto a soli pochi decenni fa. Inoltre, delitti, crimini d’odio, linciaggi, pogrom, stupri, abusi sui minori, crudeltà verso gli animali sono tutti significativamente diminuiti dopo l’emanazione delle prime carte dei diritti dell’età moderna.
Ma che cosa ha determinato questo declino della violenza, se nel frattempo la mente e il cuore dell’uomo sono rimasti più o meno gli stessi? Secondo Pinker, tale processo di portata epocale è dovuto al trionfo dei “migliori angeli” della nostra natura (empatia, autocontrollo, moralità e ragione) sui nostri “demoni interiori” (predazione, dominanza, vendetta, sadismo e ideologia), un trionfo reso possibile dalle istanze civilizzatrici su cui l’Occidente ha fondato la propria identità: monopolio statale dell’impiego legittimo della forza, alfabetizzazione, cosmopolitismo, libertà di commercio, “femminizzazione” della società, e un uso sempre più ampio della razionalità nell’agire economico e nel dibattito pubblico.
Così, prendere atto della graduale riduzione di tutte le forme di violenza nel corso della storia non solo rende ai nostri occhi il passato meno innocente e il presente meno sinistro, ma ci costringe a ripensare radicalmente le nostre più profonde convinzioni sul progresso, la modernità e la natura umana.

Il Colosso di Marussi

Mentre la guerra si avvicina, Henry Miller si gode l’occasione di fare un viaggio in Grecia, la prima vera vacanza da vent’anni e forse l’ultima almeno per un lungo tempo. Si imbarca da Marsiglia alla volta del Pireo per raggiungere l’amico Lawrence Durrell che si trova a Corfù. Inizia così un’avventura alla scoperta di un mondo stupefacente, mitico, unico, dove gli si rivelano bellezza e miseria di un paese che è ancora un sacro recinto, con ritmi, tempi, riti tutti suoi. Di tappa in tappa, lo scrittore incontra gente diversa e di differenti nazionalità, fa conoscenza con un’umanità cangiante, e si confronta con tanti greci anche illustri. Ma soprattutto lo conquista la compagnia di Ghiorghios Katsìmbalis, un uomo dal fisico taurino, ma agile come un leopardo e timido come una colomba, rude e insieme delicato, che lo affascina fin dal loro primo incontro ad Atene. Sarà proprio Katsìmbalis, il colosso proveniente da Marussi, con i suoi discorsi dal fascino misterioso ad aiutare Miller a capire la natura e il carattere del greco, antico e moderno.

Il cavallante della «Providence»

«“Che diavolo ci faceva quella donna in un posto simile?”. «In una stalla, con gli orecchini di perle, il braccialetto firmato, le scarpe di camoscio bianco! «Doveva essere arrivata ancora viva, visto che il delitto era stato commesso dopo le dieci di sera. «Ma in che modo? E perché? E nessuno aveva sentito nulla! Lei non aveva gridato, e i cavallanti non si erano neppure svegliati… «Se non fosse stato per quella frusta che non si trovava, probabilmente sarebbero passati anche quindici giorni o un mese prima che qualcuno scoprisse il cadavere, per caso, nel rivoltare la paglia! «E altri cavallanti sarebbero venuti a russare accanto a quel corpo di donna!».

IL CAVALIERE DEL GIGLIO

1216\. Firenze è dilaniata dalla guerra civile: guelfi contro ghibellini, papato contro impero. Feroci battaglie si consumano di casa in casa. Le torri pullulano di argani e catapulte, pronti a scagliare massi sui tetti. Pur di sopraffarsi, le fazioni lanciano pece infuocata sulle dimore degli oppositori. La città brucia e il sangue scorre copioso nelle strade. Tra i combattenti spicca un valoroso condottiero, un brillante capo politico, un uomo d’onore: è il giovane Farinata degli Uberti, erede di una delle più potenti casate del Giglio. E’ proprio Farinata a guidare le truppe fiorentine contro Siena, l’acerrimo nemico di sempre, e a condurle al trionfo da una situazione che pareva disperata. E’ lui a far garrire i gonfaloni del Giglio sul colle di fronte a Siena e infine a risparmiare l’odiata città, per evitare all’Italia centrale un altro inutile spargimento di sangue. O forse quel gesto magnanimo è dipeso dal fatto che l’impavido guerriero, lo stratega di ghiaccio, durante la battaglia più feroce, ha conosciuto l’unica donna in grado di tenergli testa, la bella Adeleta, senese, che invece di fuggire dal nemico e rinchiudersi tra le mura come altre donne della città, ha reciso la sua chioma dorata, ha impugnato le armi e ha combattuto strenuamente fino alla fine, fino alla resa. Due anime fiere e combattive, seppur separate dalla guerra, non potevano che incontrarsi e amarsi per sempre. Ma il più grande amore di Farinata resta Firenze. Egli sarà l’unico, dopo il massacro di Montaperti, a schierarsi in sua difesa, per impedire che venga rasa al suolo dai senesi, cancellata dal mondo per evitare altre lotte. La vita intensa di un uomo dai valori forti, figura eroica della Commedia dantesca. **
### Sinossi
1216\. Firenze è dilaniata dalla guerra civile: guelfi contro ghibellini, papato contro impero. Feroci battaglie si consumano di casa in casa. Le torri pullulano di argani e catapulte, pronti a scagliare massi sui tetti. Pur di sopraffarsi, le fazioni lanciano pece infuocata sulle dimore degli oppositori. La città brucia e il sangue scorre copioso nelle strade. Tra i combattenti spicca un valoroso condottiero, un brillante capo politico, un uomo d’onore: è il giovane Farinata degli Uberti, erede di una delle più potenti casate del Giglio. E’ proprio Farinata a guidare le truppe fiorentine contro Siena, l’acerrimo nemico di sempre, e a condurle al trionfo da una situazione che pareva disperata. E’ lui a far garrire i gonfaloni del Giglio sul colle di fronte a Siena e infine a risparmiare l’odiata città, per evitare all’Italia centrale un altro inutile spargimento di sangue. O forse quel gesto magnanimo è dipeso dal fatto che l’impavido guerriero, lo stratega di ghiaccio, durante la battaglia più feroce, ha conosciuto l’unica donna in grado di tenergli testa, la bella Adeleta, senese, che invece di fuggire dal nemico e rinchiudersi tra le mura come altre donne della città, ha reciso la sua chioma dorata, ha impugnato le armi e ha combattuto strenuamente fino alla fine, fino alla resa. Due anime fiere e combattive, seppur separate dalla guerra, non potevano che incontrarsi e amarsi per sempre. Ma il più grande amore di Farinata resta Firenze. Egli sarà l’unico, dopo il massacro di Montaperti, a schierarsi in sua difesa, per impedire che venga rasa al suolo dai senesi, cancellata dal mondo per evitare altre lotte. La vita intensa di un uomo dai valori forti, figura eroica della Commedia dantesca.

Il caso Tony Veitch: Le indagini di Laidlaw

La foto era in bianco e nero. Tony Veitch era in soprabito, in piedi davanti a una casa. “Cosa vedi, Harkness?” chiese Laidlaw. “Un omicida?” abbozzò il poliziotto. “Un mistero. Per adesso, ci basta questo.”

Il capo dei capi: vita e carriera criminale di Totò Riina

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L’ultima volta che videro piangere Totò Riina fu al funerale del padre e del fratellino, uccisi da un residuato bellico. Era l’estate del ’43 e Totò, un picciotto analfabeta e sporco, primo figlio maschio, diventava a soli 13 anni il capofamiglia. Mezzo secolo dopo, al suo arresto, era l’uomo più potente di Cosa Nostra, ormai diventata Cosa Sua. In un’ascesa sanguinaria e spietata, aveva portato i contadini di Corleone ai vertici del governo mafioso, riscrivendo completamente le regole del gioco tra famiglia e famiglia, tra mafia e Stato. La sua caduta, dopo una latitanza ventennale, protetta forse solo da un’Entità superiore, poteva far credere che l’avventura fosse conclusa. Per raccontarla, Bolzoni e D’Avanzo sono andati – e più volte ritornati – nella sua terra, a parlare con la sua gente, con chi lo ha conosciuto, combattuto, tradito, giudicato. E, ancora oggi, continua a temerlo. Perché tutto è rimasto come prima. Al posto di Totò ci sono i figli Giovanni e Salvo. Le generazioni si danno il cambio ma i cognomi restano sempre quelli: Riina, Provenzano, Bagarella, Bontate e Inzerillo, Di Maggio e Gambino. Corleonesi e Palermitani sono di nuovo sul piede di guerra. E sembra che solo un miracolo li potrà fermare.

Il calcolo del cosmo: La matematica svela l’Universo

Uno sguardo al cosmo con gli occhi di un matematico. Il grande affresco dell’astronomia reso semplice.
La matematica è stata la vera forza motrice della cosmologia e dell’astronomia fin dall’inizio. È attraverso la matematica che gli uomini hanno letto il grande libro del cielo ed è sempre grazie alla matematica che hanno potuto sviluppare le loro teorie, confrontarle coi dati osservati e avanzare così nella conoscenza del mondo.
È stato il lavoro di Keplero sulle orbite dei pianeti a condurre Newton alla formulazione della sua teoria della gravità. Tutto si poggiava innanzitutto su calcoli matematici. Due secoli più tardi piccole fastidiose irregolarità dell’orbita di Mercurio hanno portato Einstein dritto alla teoria della relatività generale. Sulla base di questi e di molti altri esempi, Ian Stewart spiega in maniera chiarissima le basi della gravità, dello spazio-tempo, della relatività e della meccanica quantistica, mostrando come – grazie alla matematica – tutte queste cose stiano tra loro in una relazione quasi miracolosa ed estremamente elegante.
Dalla formazione della Terra alla Luna, dai pianeti del Sistema Solare alla struttura della Via Lattea, dai milioni di galassie all’architettura stessa dello spazio-tempo, dalle ultime ipotesi sui buchi neri e l’ancora poco conosciuta teoria della *gravastar* , fino alla possibilità del Multiverso, coi suoi infiniti mondi, magari abitati da forme aliene di vita, alla recentissima dimostrazione dell’esistenza delle onde gravitazionali, insignita del Nobel, e ipotizzate da Einstein cento anni fa.
Nel *Calcolo del cosmo* troveremo proprio tutto quello che serve sapere per comprendere meglio la meraviglia del cielo stellato sopra di noi. **
### Sinossi
Uno sguardo al cosmo con gli occhi di un matematico. Il grande affresco dell’astronomia reso semplice.
La matematica è stata la vera forza motrice della cosmologia e dell’astronomia fin dall’inizio. È attraverso la matematica che gli uomini hanno letto il grande libro del cielo ed è sempre grazie alla matematica che hanno potuto sviluppare le loro teorie, confrontarle coi dati osservati e avanzare così nella conoscenza del mondo.
È stato il lavoro di Keplero sulle orbite dei pianeti a condurre Newton alla formulazione della sua teoria della gravità. Tutto si poggiava innanzitutto su calcoli matematici. Due secoli più tardi piccole fastidiose irregolarità dell’orbita di Mercurio hanno portato Einstein dritto alla teoria della relatività generale. Sulla base di questi e di molti altri esempi, Ian Stewart spiega in maniera chiarissima le basi della gravità, dello spazio-tempo, della relatività e della meccanica quantistica, mostrando come – grazie alla matematica – tutte queste cose stiano tra loro in una relazione quasi miracolosa ed estremamente elegante.
Dalla formazione della Terra alla Luna, dai pianeti del Sistema Solare alla struttura della Via Lattea, dai milioni di galassie all’architettura stessa dello spazio-tempo, dalle ultime ipotesi sui buchi neri e l’ancora poco conosciuta teoria della *gravastar* , fino alla possibilità del Multiverso, coi suoi infiniti mondi, magari abitati da forme aliene di vita, alla recentissima dimostrazione dell’esistenza delle onde gravitazionali, insignita del Nobel, e ipotizzate da Einstein cento anni fa.
Nel *Calcolo del cosmo* troveremo proprio tutto quello che serve sapere per comprendere meglio la meraviglia del cielo stellato sopra di noi.

Identità Perdute

La globalizzazione ha messo in crisi l’identità – oltre che la stabilità economica – di milioni di persone. È un problema che va affrontato seriamente ma la cui soluzione non può essere il nazionalismo. Un tempo, quando si parlava di globalizzazione, ci si riferiva a un fenomeno unicamente economico. Non è più così. Oggi la globalizzazione – che ha causato la graduale cancellazione di interi settori industriali e, di conseguenza, la dispersione di comunità e modi di vivere a essi legati – significa anche perdita di identità. Il profondo disagio che ne deriva è sentito ovunque: è percepito dagli operai americani che hanno perso il lavoro nelle acciaierie della Rust Belt; dai tedeschi, che parlano nostalgicamente di Heimat, cioè di ‘patria’; dagli agricoltori francesi, messi in crisi dalle multinazionali. A partire da questo disagio diffuso, molti partiti politici sovranisti hanno rivendicato la propria identità nazionale. Ma cosa succederebbe se si bloccasse il processo di globalizzazione?

I Tarocchi

Wirth esamina e spiega tutti gli aspetti occulti ed esoterici dei Tarocchi, risalendo alle origini della loro complessa simbologia e presentandone il lato alchemico, quello astrologico, quello magico-religioso e quello esoterico moderno.Certamente, i Tarocchi possono venire usati anche come strumento divinatorio, e l’autore infatti illustra anche questo loro aspetto, chiarendo i molteplici significati di ciascun Arcano e il modo in cui farne uso, tuttavia questa non è che una faccia, forse la più popolare, di un poliedro. L’opera di Oswald Wirth dedicata ai Tarocchi è la più famosa mai pubblicata su questo argomento; ed è anche la più importante, la più seria e la più completa. Questo spiega come essa abbia mantenuto inalterata nel tempo la sua validità, nonostante che numerosi autori abbiano cercato di emularla.La si può, in realtà, definire un’opera ispirata. È noto infatti come Oswald Wirth, vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, fosse un iniziato. Affiliato alle principali società segrete, Wirth ebbe il merito di saper recepire e sintetizzare il pensiero e i principi delle più importanti correnti iniziatiche, servendosene per l’interpretazione dei segreti della Grande Opera, e dedicandosi allo studio dell’Alchimia, della Cabala e dei Tarocchi.Conscio del valore universale del simbolo, Oswald Wirth riteneva di poter ricondurre l’insegnamento delle varie scuole esoteriche ad una matrice comune, mediante l’impiego di una simbologia generalizzata, derivata direttamente dai concetti archetipici del pensiero magico. Egli, pertanto, esamina i Tarocchi come un libro muto, potenzialmente in grado di rispondere a tutte le domande. Non per nulla gli occultisti affermano che – a saper cercare – nei Tarocchi si possono trovare i segreti dell’universo, il ritmo nascosco che guida la danza della vita.Approfondendo lo studio dei Tarocchi si troveranno significati sempre nuovi e sempre, comunque, adeguati al livello iniziatico ed evolutivo di colui il quale vi si dedica.

I Sonnambuli

1. Re, imperatori, ministri, ambasciatori, generali: chi aveva le leve del potere era come un sonnambulo, apparentemente vigile ma non in grado di vedere, tormentato dagli incubi ma cieco di fronte alla realtà dell’orrore che stava per portare nel mondo.

La Grande Guerra continua a essere studiata come un modello di catastrofe evitabile… se solo se ne smontano con lucidità tutti i meccanismi. È quello che fa Clark nel suo magistrale, avvincente affresco. Federico Rampini, “la Repubblica” I sonnambuli descritti da Clark sono i governi che scivolarono nella guerra presentendo il cataclisma, simulando allarmi, ma senza far nulla per scongiurarla. Da allora sono passati quasi cent’anni, e molte cose sono cambiate. L’Europa ha istituzioni comuni, l’imperialismo territoriale è svanito. Non si combatte più per spostare confini ma l’Unione non è in pace, e la crisi che traversa la sta squarciando come già nel 1913-14. Gli Stati odierni, oggi come allora, sono incapaci di trarre conseguenze da quello che apparentemente presagiscono. Barbara Spinelli, “la Repubblica”

I signori del crimine

Lo spettro della criminalità organizzata si aggira per l’Europa: da diversi anni sono comparse nuove mafie che hanno tratto vantaggio dal crollo del comunismo e dalla crisi in cui versano alcuni paesi dell’Est, come quelli nati dalle spoglie dell’Unione Sovietica o della Iugoslavia. Perché queste organizzazioni sono così pericolose? Non soltanto per la minaccia costante sotto cui tengono le società democratiche del nostro continente, ma anche per la dimensione planetaria dei loro traffici. Le nuove mafie sono perfettamente integrate nella globalizzazione dei mercati finanziari, nel flusso immediato delle informazioni che Internet rende possibile: da questo scenario ricavano profitti e forza, arrivando a condizionare, se non a ricattare, lo stesso potere politico. A causa del trionfo dell’ideologia neoliberista, le società occidentali mostrano di fronte a questo fenomeno una grave ‘deficienza immunitaria’. Sono prive ormai di quei valori che permetterebbero di resistere all’aggressione e all’ingerenza dei cartelli.
Ma questa economia perversa (con la simbiosi tra capitale criminale e legale, con il traffico di armi, con la complicità degli istituti bancari) è anche all’origine delle tante guerre che hanno insanguinato i nostri anni; come del fiorire di quei ‘delinquenti di stato’ che, nei Balcani e in altre parti del mondo, stanno perpetrando impunemente i peggiori crimini contro l’umanità.
L’analisi di Ziegler prende forma in un racconto incalzante, che ci rivela realtà insospettate e tremende. L’esame di dati e informazioni provenienti da archivi prima inaccessibili è reso vivace dalle testimonianze che lo accompagnano: magistrati e ufficiali di polizia di tutta Europa, impegnati ogni giorno in un lotta contro un nemico sfuggente, spesso nascosto sotto la maschera della legalità.

I segreti della tavola di Montalbano. Le ricette di Andrea Camilleri

Un’indagine sull’universo gastronomico di Andrea Camilleri, espresso attraverso il suo illustre personaggio: il commissario Montalbano, goloso e continuamente affetto da un “pititto” smisurato. Ne viene fuori un’antologia gustosa come una tavolata ben imbandita, con rievocazioni di alimenti e pietanze tratte dai suoi ricordi dell’infanzia in Sicilia. Il cibo diventa protagonista trasversale di tutte le storie, e acquista una valenza affettiva molto forte, sinonimo di materializzazione dell’amore materno. Da qui si deduce l’importanza che questa passione ha per il commissario, così prepotente da prevaricare anche la passione amorosa. Per lui, il cibo è l’oggetto del desiderio, più importante degli altri piaceri e deve essere conquistato a tutti i costi; ma i segreti delle gustose pietanze sono custoditi da altri, la “cammarera” Adelina, Calogero, Enzo. Le ricette sono svelate in queste gustose pagine da assaporare in silenzio e solitudine, con animo lieto e mente sgombra, una per volta, come quando Montalbano si siede a degustare i suoi piatti preferiti. **

I padroni dell’umanità. Saggi politici

In questa raccolta – che antologizza oltre quarant’anni di lotte e di pensiero – è il rigore dell’analisi a trascinare sul banco degli imputati i “padroni dell’umanità” e le idee che per decenni, anzi secoli, hanno giustificato lo sfruttamento capitalistico e le guerre, dal Vietnam al Nicaragua, dal Centro America alla Serbia e all’Iraq. Principali accusati restano gli Stati Uniti: un’economia ufficialmente liberista ma in realtà sovvenzionata dallo Stato, una visione “messianica” del proprio ruolo nel mondo, una società dominata dalle multinazionali, la manipolazione dell’opinione pubblica per costruire un “consenso senza consenso” e piegare le masse “stupide” alla volontà di pochi “illuminati”, la deroga al principio di universalità che vorrebbe regole uguali per tutti nel diritto internazionale, l’indifferenza e anzi l’occultamento della catastrofe ambientale: sono questi per Chomsky gli elementi fondanti di un potere non solo statunitense ma globale, che agisce per assoggettare i popoli e fare gli interessi di pochi, con il consenso e il belletto intellettuale fornito dalle tecno-intellighenzie di turno. Questo universale richiamo morale è il fiume carsico di tutte le opere di Chomsky, una delle voci più autorevoli dei nostri tempi, in grado come pochissimi altri di pronunciare verità indocili e di indicare la strada di un vero cambiamento. Introduzione di Marcus Raskin. **

I leoni di Sicilia: La saga dei Florio

C’è stata una famiglia che ha sfidato il mondo. Una famiglia che ha conquistato tutto. Una famiglia che è diventata leggenda. Questa è la sua storia.
Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo in tutta Europa… In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.
Intrecciando il percorso dell’ascesa commerciale e sociale dei Florio con le loro tumultuose vicende private, sullo sfondo degli anni più inquieti della Storia italiana – dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia – Stefania Auci dipana una saga familiare d’incredibile forza, così viva e pulsante da sembrare contemporanea.

I grandi romanzi

***La donna in bianco – Senza nome – Armadale – La Pietra di Luna – La donna del sogno – L’albergo stregato*** **Edizioni integrali** T.S. Eliot elogiò *La Pietra di Luna* , definendolo: «Il primo, il più lungo, il migliore dei romanzi d’investigazione inglesi… un genere inventato da Collins, e non da Poe». Gli ingredienti dei capolavori di Wilkie Collins, traslati in parte dal gotico, segnarono infatti l’inizio del poliziesco: paesaggi spettrali, dimore infestate dagli spiriti, delitti senza colpevole, intrighi ignominiosi, indagini complicate, uomini avidi e spietati o eroi senza macchia e senza paura, donne caste e incorrotte o lascive tentatrici e avvelenatrici. È mirabile anche la struttura, nelle opere di Collins, laddove si alternano voci diverse (ciascuna con la sua specificità) e la forma della narrazione è variata grazie al ricorso a brani di diario, stralci di verbali giudiziari, missive e corrispondenze. La sua è una narrativa che incalza a ogni capitolo, rilancia la posta in gioco con continue sorprese e accresce senza posa la suspense, non conosce mai pause o momenti di stanca. È questo il segreto dei suoi romanzi, che all’epoca venivano chiamati “sensation novels”. Pubblicati a puntate su rivista, riuscivano, di settimana in settimana, nel difficile compito di avvincere i lettori sin dalle prime righe e tenerne desti l’attenzione e lo stupore fino all’ultima. **Wilkie Collins** (1824-1889), figlio di un pittore paesaggista, studiò Legge senza mai praticare la professione, attingendo alle conoscenze del crimine così maturate per le sue opere. La fortuna arrivò dopo l’incontro con Dickens, che pubblicò gli scritti di Collins sulle sue riviste, inaugurando un rapporto di lavoro e di amicizia che durò dieci anni. Fu un autore molto prolifico, scrisse venticinque romanzi, più di cinquanta racconti e numerose opere teatrali.

I capolavori

Il malinteso • Il ballo • David Golder • Come le mosche d’autunno • Il vino della solitudine • Jezabel • La preda • Il calore del sangue • Il signore delle anime • Due • I cani e i lupi • I fuochi dell’autunno • I doni della vita • Suite francese
Introduzione e presentazioni di Maria Nadotti
Edizioni integrali
Sono raccolti in questo volume i racconti e i romanzi più rappresentativi dell’opera letteraria di Irène Némirovsky, dal primo testo pubblicato su una rivista, Il malinteso, all’ultimo, Suite francese, che l’autrice non poté completare. Irène scomparve fisicamente nel campo di sterminio, ma ancora prima era stata condannata all’invisibilità dalla paura che, opprimente come le mura di un lager, si materializzava intorno a lei, donna ebrea nella Francia invasa dai nazisti. Della codardia, dell’ipocrisia, della stupidità e della grettezza ottusa si vendicò nei suoi scritti, vivisezionando con una penna acuta e affilata i vizi e le virtù dei suoi compatrioti d’elezione. Senza risparmiare nessuno: contadini dipinti in paesaggi bucolici che si rivelano rozzi, violenti ed egoisti; ricchi ebrei incatenati alla loro esistenza dorata, arida e vuota, dove contano solo i beni accumulati; madri poco materne, che Irène odia con furia e di cui smaschera la fatuità, l’aridità affettiva, il bisogno di sottomettersi per avere protezione; figlie che rinunciano alla loro vita perché ormai troppo invischiate in meccanismi di rivalità e sopraffazione. In questa foresta lussureggiante di personaggi scomodi e resi alla loro nudità, di rapporti sofferti e analizzati con precisione scientifica, ci perdiamo volentieri, risucchiati da una scrittura affascinante e magnetica, come se leggessimo un unico, lunghissimo romanzo, in cui la parola fine arriva troppo presto.
Irène Némirovsky
nata a Kiev nel 1903 da una famiglia di ricchi banchieri di origini ebraiche, visse a Parigi dove, appena diciottenne, cominciò a scrivere. Nel 1929 riuscì a farsi pubblicare il romanzo David Golder, ottenendo uno straordinario successo di critica e di pubblico. Irène continuò a scrivere, ma presto fu costretta a usare un altro nome, perché gli editori, nella Francia occupata dai tedeschi, avevano paura di pubblicare i libri di un’ebrea. Nel luglio del 1942 fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove un mese dopo, a trentanove anni, morì, lasciando incompiuto il suo ultimo capolavoro, Suite francese. La Newton Compton ha pubblicato i romanzi di Irène Némirowsky nel volume unico I capolavori e in volumi singoli. **
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Il malinteso • Il ballo • David Golder • Come le mosche d’autunno • Il vino della solitudine • Jezabel • La preda • Il calore del sangue • Il signore delle anime • Due • I cani e i lupi • I fuochi dell’autunno • I doni della vita • Suite francese
Introduzione e presentazioni di Maria Nadotti
Edizioni integrali
Sono raccolti in questo volume i racconti e i romanzi più rappresentativi dell’opera letteraria di Irène Némirovsky, dal primo testo pubblicato su una rivista, Il malinteso, all’ultimo, Suite francese, che l’autrice non poté completare. Irène scomparve fisicamente nel campo di sterminio, ma ancora prima era stata condannata all’invisibilità dalla paura che, opprimente come le mura di un lager, si materializzava intorno a lei, donna ebrea nella Francia invasa dai nazisti. Della codardia, dell’ipocrisia, della stupidità e della grettezza ottusa si vendicò nei suoi scritti, vivisezionando con una penna acuta e affilata i vizi e le virtù dei suoi compatrioti d’elezione. Senza risparmiare nessuno: contadini dipinti in paesaggi bucolici che si rivelano rozzi, violenti ed egoisti; ricchi ebrei incatenati alla loro esistenza dorata, arida e vuota, dove contano solo i beni accumulati; madri poco materne, che Irène odia con furia e di cui smaschera la fatuità, l’aridità affettiva, il bisogno di sottomettersi per avere protezione; figlie che rinunciano alla loro vita perché ormai troppo invischiate in meccanismi di rivalità e sopraffazione. In questa foresta lussureggiante di personaggi scomodi e resi alla loro nudità, di rapporti sofferti e analizzati con precisione scientifica, ci perdiamo volentieri, risucchiati da una scrittura affascinante e magnetica, come se leggessimo un unico, lunghissimo romanzo, in cui la parola fine arriva troppo presto.
Irène Némirovsky
nata a Kiev nel 1903 da una famiglia di ricchi banchieri di origini ebraiche, visse a Parigi dove, appena diciottenne, cominciò a scrivere. Nel 1929 riuscì a farsi pubblicare il romanzo David Golder, ottenendo uno straordinario successo di critica e di pubblico. Irène continuò a scrivere, ma presto fu costretta a usare un altro nome, perché gli editori, nella Francia occupata dai tedeschi, avevano paura di pubblicare i libri di un’ebrea. Nel luglio del 1942 fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove un mese dopo, a trentanove anni, morì, lasciando incompiuto il suo ultimo capolavoro, Suite francese. La Newton Compton ha pubblicato i romanzi di Irène Némirowsky nel volume unico I capolavori e in volumi singoli.