Visualizzazione di 80029-80040 di 90860 risultati

La notte non esiste

Quattro mesi dopo la sparatoria che poteva costargli la vita, Denis Carbone sta cercando di rimettersi in sesto. Il lavoro gli sembra la sola terapia possibile per chiudere con il Macallan, gli amori impossibili e gli attriti con i vertici della questura partenopea. E così, quando il cadavere di una bambina nigeriana viene ritrovato ai piedi di una scarpata, poco prima di Natale, l’ispettore più tormentato di Posillipo si getta sulle tracce dell’assassino. Tra false piste e oscuri traffici nella comunità vudù di Castelvolturno, i sospetti ricadono presto su un sinistro individuo avvistato a bordo di un pick-up nero. Ma Denis ancora non sa che gli indizi rinvenuti nel suo covo rimanderanno a una storia lontana e inquietante, a un passato che credeva sepolto per sempre: e che invece è pronto a tornare, emergendo prepotente da fabbriche abbandonate, archivi polverosi e spiagge perdute… Un segno misterioso compare su un muro, mentre un’ondata di rapimenti e uccisioni sembra funestare le feste dei napoletani. Quante persone vi sono coinvolte? E in che modo Alice, la sorellina di Denis scomparsa venticinque anni prima, è collegata a questa faccenda? Spinto dalla rabbia e dalla sete di verità, l’ispettore Carbone non esiterà a addentrarsi nei meandri di una città disperata e corrotta, mettendo a repentaglio tutto ciò che ha pur di fermare la scia di sangue e ottenere vendetta. Dall’autore di Fragile è la notte, un nuovo, entusiasmante capitolo della serie poliziesca più nera di Napoli.

La nostra canzone (eLit)

*Devo sapere la verità.* Adam Carmichael non ha saputo resistere alla tentazione di cercare Maggie Fennel nel back stage del tour di concerti che sta tenendo dopo anni di lontananza dalle scene. All’epoca, il loro amore era ancora più dolce delle canzoni che interpretavano insieme; poi, dopo “quell’episodio”, lei era lentamente sparita nel nulla. Per quale motivo?

La Neve dell’ammiraglio

Maqroll il Gabbiere – protagonista di La Neve dell’Ammiraglio, una povera bottega sperduta sulla Cordigliera – porta un nome che lo descrive sempre «a guardare l’orizzonte e ad annunciare le tempeste, le coste in vista». Per ironia del destino, invece, già fin da questo primo volume della trilogia che ne racconta «imprese e tribolazioni», l’errare di Maqroll non è mai organizzato secondo una meta, un senso o uno scopo: è solo un’interminabile deriva. La selva, la barca, il fiume, le misteriose segherie che, come un’improbabile promessa di ricchezza, stanno alla fine di questo viaggio, sono presenze opache sulle quali viene evocato, fra il delirio e il ricordo, qualcosa che sembra oggi essersi perduto: l’avventura, le diverse sfumature degli affetti, il corpo della donna amata.

La morte dei caprioli belli

Le storie della famiglia Popper incrociano le vicende dell’Europa di prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Eppure, leggendo “La morte dei caprioli belli”, ridiamo e ci commuoviamo non sulle macerie della guerra, ma sulle cose di ogni giorno. Qui protagonista è la vita, travolgente in tutta la sua bellezza: un padre sognatore, innamorato della pesca e delle donne, che tra alti e bassi non smette di combinare guai, una madre solida e paziente ma che sa il fatto suo, pescatori, operai e soldati che rubano, regalano, scappano, temono… Con un calore e una semplicità disarmanti Ota Pavel ci porta sulle sponde del laghetto, sdraiati con lo sguardo che punta al cielo e il cuore colmo di stupore.

La moglie del giudice

*Dublino, 1954.*
Giovane e bellissima, Grace ha dovuto sposare contro il proprio volere il giudice Moran, un uomo ricco e influente, molto più anziano di lei, che a poco a poco le ha rubato la gioia di vivere. Finché non ha incontrato Vikram, un affascinante medico indiano, gentile e premuroso quanto il marito è freddo e insensibile, e se ne è innamorata perdutamente. Ma quando rimane incinta, per evitare uno scandalo che gli rovinerebbe la carriera e la reputazione, il giudice decide di ricorrere a una misura estrema e crudele, e il giorno dopo il parto fa rinchiudere la moglie in un istituto psichiatrico. A Vikram dicono che Grace è morta e lui, distrutto dal dolore, torna nel suo paese natale.
*Dublino, 1984.*
Trent’anni dopo, alla morte del giudice Moran, la figlia Emma torna a casa per occuparsi degli affari del padre con cui aveva troncato ogni rapporto molti anni prima, e tra i suoi effetti personali ritrova i diari della madre che non ha mai conosciuto.
Contemporaneamente, in India, Vikram sta organizzando un viaggio in Irlanda con l’amata nipote Rosa – che sa tutto di Grace e dell’amore perduto dello zio – per poter finalmente piangere sulla tomba della donna che ha amato con tutto se stesso.
Quella che emerge a poco a poco è una verità sconvolgente, con la quale Emma, Vikram e Grace dovranno fare i conti. Ed è una verità che cambierà per sempre le loro vite.

La mia storia con Mozart. Con CD Audio

La storia di un ragazzo che non riesce a trovare la propria anima e che infine si salva e impara ad amare la vita grazie alla musica di Mozart diventa un’occasione per ascoltare alcuni dei migliori brani del compositore austriaco (grazie al CD allegato al libro). Guidati dall’orecchio esperto di Schmitt scopriamo tra le note di Mozart risposte ai grandi quesiti dell’esistenza: Dio, l’amore, la morte, perché viviamo, cos’è il dolore… Scopriamo come l’infanzia diventi spirito dell’infanzia in età avanzata. Scopriamo come la profondità e la leggerezza non siano l’una il contrario dell’altra. Scopriamo come sofferenza e allegria non si escludano a vicenda. Scopriamo che l’arte è semplicità, che non c’è bisogno del rumore e delle tinte forti per affermare la bellezza né per incantare il pubblico. Questo racconto di Eric-Emmanuel Schmitt non è solo una guida all’ascolto di Mozart; sarebbe forse più esatto definirlo una guida all’ascolto di noi stessi tramite Mozart.

La mia parte di gioia

«Quanta storia, emozioni, morti, amori in queste poche frasi che ho tracciato… magari qualcuno scrivesse questa storia per me». Coltivando il vizio di parlare a se stessa più veloce del calendario, invadendo con le parole di oggi le pagine di domani, in un tentativo subito fallito d’imbrigliare la sua voce nella griglia prestampata dei giorni, Goliarda Sapienza trasforma la scrittura autobiografica in battaglia. E quel vizio, assecondato quasi per caso fin dal 1976, cresce e matura con lei sino agli ultimi anni. È un bisogno ormai consapevole, conosciuto – che ruba tempo ai romanzi in attesa di essere scritti, al silenzio dei rifugi marini, al lavoro sul palcoscenico e alle ore con gli amici, fonte di felicità piena -, a cui Goliarda concede d’infilarsi in ogni momento, senza censure con se stessa, mettendo a nudo il suo vero sentire. Così si trova costretta ad aggiungere fogli alle agende, troppo brevi per contenere la vitalità della sua voce. Questa seconda selezione delle ottomila pagine scritte a mano – dopo la prima, pubblicata sotto il titolo *Il vizio di parlare a me stessa* \- ci rivela una Goliarda concreta, che ama lavorare nel cinema e in teatro così come cucinare; propositiva, quando cerca la voce e la strada per nuove opere letterarie; riflessiva, mentre valuta la sua condizione fisica e persino estetica; saggia, che fa i conti con la vecchiaia e tira le fila della sua esistenza; viva e sempre alla ricerca dei momenti di grazia, di gioia, come quelli che solo l’amore sa dare. Sfogliando i suoi taccuini, possiamo scoprire ancora nuovi aspetti di una donna unica e multiforme, in un Novecento italiano troppo spesso ostile e inadeguato, e accompagnarla nell’ultimo tratto della sua vita verso una conclusione che non è una vera fine, ma anch’essa un’aggiunta, una nota che ha il sapore della salvezza quando le pagine sono finite.

La mia famiglia e altri orrori

La famiglia Wünschmann non è felice. La libreria di mamma Emma è sull’orlo del fallimento, papà Frank è stressato dal lavoro, la figlia Fee – in piena pubertà – non combina nulla, insegue amori sbagliati e va male a scuola, dove la testa di suo fratello Max viene regolarmente infilata nella tazza del gabinetto dalla compagna di cui lui, imberbe dodicenne, è segretamente innamorato. Un disastro. Finché un giorno una vecchia amica di Emma le offre l’opportunità di risollevare le sorti del negozio invitandola a una grande festa in maschera in onore di un’autrice famosa. Questo almeno è quello che capisce Emma. I Wünschmann si presentano quindi trepidanti e travestiti da mostri: Frank è Frankenstein, Fee una mummia, Max un lupo mannaro ed Emma una vampira. Peccato che al party siano tutti in abito da sera! Occasione persa e umore sotto le scarpe. Lo strano quartetto, sempre più depresso, si avvia verso casa. Ma l’incontro con una finta mendicante sta per cambiare per sempre il corso delle loro vite… David Safier torna a stupirci con una **storia surreale tutta giocata attorno al tema della felicità,** che spesso oggi non riconosciamo più se non in circostanze talmente estreme da costringerci a capire quali siano i valori veramente importanti della vita, e a guardare quello che abbiamo con occhi nuovi. La mia famiglia e altri orrori è una **straordinaria avventura nel fantastico, un romanzo ironico, divertente, pieno di sorprese,** battute memorabili e situazioni esilaranti. Impossibile resistergli!

La lista di Lisette

È il 1937 quando Lisette giunge a Roussillon, un villaggio della Provenza appollaiato in cima a una montagna. André, il marito, ha deciso di abbandonare la capitale e trasferirsi in quel borgo sperduto perché il nonno, Pascal, gli ha chiesto aiuto a causa della sua cagionevole salute. A Roussillon, però, i due non si imbattono affatto in un anziano malandato e in fin di vita, ma in un aitante ottantenne che un giorno mostra a Lisette e André la ragione vera del loro arrivo a Roussillon: sette dipinti appesi alle pareti, sette capolavori di Cézanne, Pissarro e altri grandi maestri. Un tesoro che il vecchio ha ricevuto dalle mani stesse degli artisti quando anni prima, «giovane, sprezzante e pieno di grandi idee», aveva pensato di improvvisarsi corniciaio a Parigi. Doni preziosi che racchiudono meravigliose storie d’arte e d’amore che Pascal vuole raccontare al nipote e alla sua giovane moglie parigina perché non vadano perdute. Diventeranno la «lista di Lisette», i dipinti che la parisienne proteggerà quando, scomparso Pascal e perse le tracce di André, il rombo dei cannoni nazisti cercherà di zittire ovunque la civiltà e, in ogni città e contrada d’Europa, le SS, su ordine di Goering e Goebbels, si daranno al saccheggio e al furto di migliaia di opere d’arte.

La grammatica di Dio: Storie di solitudine e allegria

Il “libro del mondo” secondo Stefano Benni. Un comico, infernale ribollire di storie. Un circo di virtù e di nequizie. Il frastuono degli uomini e dei luoghi comuni. Il silenzio stellare che interroga tutti, eroi silenziosi e ciarlatani della sopravvivenza o del sopruso. Un filosofo greco l’ha detto: “Tra tutti gli dèi che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria.”

La giostra del piacere

Un giorno tutti gli abitanti di Piazza Guy d’Arezzo a Bruxelles ricevono la stessa lettera: “Questo messaggio solo per dirti che ti amo. Firmato: tu sai chi”. Un messaggio d’amore, apparentemente innocente, che dà il via a una catena di conseguenze che finiranno per sconvolgere la vita degli abitanti della piazza. C’è Zachary Bidermann, potente commissario dell’Unione Europea, erotomane incallito. C’è Faustina, la sofisticata ufficio stampa di una grossa casa editrice che detesta il suo amante che le fa l’amore troppo bene e quindi la fa sentire schiava. C’è Josephine che convince il marito Baptiste a prendere in casa l’amante di lei. C’è il banchiere Francois-Maxime de Couvigny, felicemente sposato, che ogni mattina cerca fugaci incontri sessuali con giovani ragazzi. Ci sono la portinaia Marcelle innamorata del suo afgano (un aitante clandestino) e la signorina Beauvert che fa l’amore con il suo pappagallo Copernico. E molti, molti, moltissimi altri. Mentre l’indagine avanza, i corpi si allacciano, la temperatura dei desideri si fa rovente, la fantasia dell’eros si scatena, i cuori si spezzano e nascono gli amori. Schmitt racconta in un caleidoscopio di storie avvincenti la sessualità dei nostri tempi, in tutte le sue forme, con un’inaudita fisicità, senza moralismi, ma con un’attenzione sempre vigile all’etica dei rapporti umani e alla forza dell’amore. Schmitt ha creato una cattedrale dell’erotismo contemporaneo.

La fantascienza di Playboy – Parte prima [The Fiction of Playboy – Part One]

Nota: prima parte di “The Playboy Book of Science Fiction”, la seconda è in “[La fantascienza di Playboy (parte seconda)](https://www.goodreads.com/book/show/15904094.La_fantascienza_di_Playboy__parte_seconda_ “La fantascienza di Playboy \(parte seconda\)”)”
Sin dall’inizio, nel 1953, “Playboy” ha accolto la fantacsienza sulle sue pagine. Imaginazione, innovazione e audacia sono sempre state caratteristiche peculiari della rivista; non meraviglia che abbia attratto tanti autori del settore, di primissiomo piano. E ci sono rimasti fedeli. Ray Bradbury è stao il primo giovane autore contemporaneo scelto per essere ristampato, in quei primi anni in cui “Playboy” non poteva ancora permettersi di pubblicare narrativa originale; è stato anche uno dei primi ad aver venduto racconti inediti, ed è tuttora, a decenni di distanza, uno dei nostri preferiti..
Indice:
Ray BRADBURY – La città perduta di Marte (The Lost City of Mars, 1967
Ursula Kroeber LE GUIN – Nove vite (Nine Lives, 1969)
Norman SPINRAD – Veglia funebre (Death Watch, 1965)
Damon KNIGHT – Maschere (Masks, 1968)
Kurt VONNEGUT jr. – Benvenuta nella gabbia delle scimmie (Welcome to the Monkey House, 1968)
James Graham BALLARD – L’astronauta morto (The Dead Astronaut, 1968)
Frederik POHL – L’uomo schematico (The Schematic Man, 1969)
Robert SHECKLEY – Senti qualcosa quando faccio così? (Can You Feel Anything When I Do This?, 1969)
Arthur Charles CLARKE – Il transito della Terra (Transit of Earth, 1971)
Doris LESSING – Rapporto sulla città minacciata (Report on the Threatened City, 1989)
Larry NIVEN – Leviatano (Leviathan!, 1970)
Harlan ELLISON – Tutti gli uccelli tornano al nido (All the Birds Come Home to Roost, 1979)