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Le regole del gioco

**Bestseller del New York Times e di USA Today Dall’autrice di *Io ti appartengo* *The Indebted Series* ** L’amore cerca di trionfare, ma l’oscurità continua a regnare sovrana…
Sono innamorato di lei, ma potrebbe non essere sufficiente per impedirle di essere l’ultima vittima dell’Eredità del Debito. Ora so chi sono. so cosa devo fare. Staremo insieme. Spero solo che sia sulla terra e non in cielo.
Si tratta di questo. L’amore o la vita. I debiti o la morte. Chi vincerà? **Pepper Winters** È un’autrice bestseller del «New York Times» e di «USA Today». Ama leggere e viaggiare e i suoi libri sono ormai tradotti in numerose lingue. La Newton Compton ha pubblicato *Io ti appartengo* , *Io ti pretendo* e *Nessuna scelta*.

Le persone ferite sanno ancora volare: Un nuovo metodo per curare le nostre emozioni

Commenti pungenti, ringraziamenti mancati, scarsa considerazione, aspri litigi possono colpirci profondamente quanto un licenziamento inaspettato, una separazione, nei casi estremi, un lutto o un evento tragico. L’intensità del dolore non corrisponde sempre alla gravità reale di ciò che ci colpisce, ma da come reagiamo. E, spesso, anche se esternamente continuiamo a “funzionare”, dentro di noi soffriamo. Se ignoriamo le piccole e grandi sofferenze che la vita ci pone di fronte, esse permangono, di frequente a livello inconscio, continuando ad attivare le dinamiche che alimentano altra sofferenza. Rolf Sellin, esperto di ipersensibilità e autore di bestseller, in questo nuovo libro entra con originalità e pragmatismo nelle pieghe delle ferite emotive, insegna come farci coraggio, come scoprire esattamente la parte di noi che è stata colpita e comprendere come guarirla. Il metodo proposto da Sellin, con nuove e utilissime tecniche di autoaiuto, curerà la nostra sofferenza insegnandoci a sfruttarla come strumento di crescita personale. Le risposte a mille domande: Far finta di niente e dimenticare? Mostrare il dolore? Parlare è sempre utile? Cosa è rimasto intatto? Come guardare in faccia il dolore? Perdonare?

Le parole per dirlo

**Marie Cardinal è ormai il simbolo di una certa scrittura, di un modo intimo, caldo e vero di affrontare il problema femminile dalla parte del linguaggio.**
Incubi, angosce, paura della morte e della vita. È un male che paralizza, inibisce, confonde, fa perdere coscienza di sé, annulla il senso delle proprie azioni. La famiglia, i ruoli, la condizione di donna, la società, la morale. E a monte un’infanzia tradita, presupposti sbagliati, pregiudizi, ossessioni arcaiche… È la storia tutta al femminile di un’analisi, di un graduale ricupero di sé, di una nuova nascita nella consapevolezza. Una storia che, tradotta nella pagina, ha sconvolto, commosso, convinto.

Le pagine strappate

Sul romanzo “Le pagine strappate”, sulla vicenda di un padre e delle sue tre figlie, Silvia, Caterina e Federica, sullo strappo che immerge Federica in un cupo dolente mutismo, aveva espresso nel 1991 una valutazione insuperata Natalia Ginzburg: “A Roma, in una casa dei quartieri alti, una ragazza s’ammala d’una crisi depressiva. Il bel volto dalle labbra sigillate, il corpo ancora quasi adolescente abbandonato inerte nella penombra, appaiono ai famigliari come un rimprovero, muto, severo, che non sanno spiegarsi. Affiorano allora in superficie, tra i famigliari, conflitti sopiti, gelosie infantili, rimorsi, sentimenti repressi. Da questo interno a più voci, si alza e prende forma il racconto, che essenzialmente è la storia di un rapporto tra padre e figlia: un rapporto ansioso, doloroso, fatto di ruvide carezze, di confessioni subito interrotte, di reciproca pietà.Un diario con pagine strappate, un cerchietto d’argento alla caviglia, una fotografia sfocata, sono i pochi indizi di cui l’uomo dispone per ricostruire una vicenda che vede sepolta nel buio. E dai quei pochi indizi si delinea ai suoi occhi un mondo a lui sconosciuto: un mondo di emarginati, di esuli, di senza patria, un mondo randagio e brulicante, dove l’innocenza, la violenza e la corruzione si confondono e subiscono lo stesso cupo destino”

Le nuvole di Picasso: Una bambina nella storia del manicomio liberato

“Il gruppo di medici voleva ridare dignità al malato attraverso la graduale conquista della libertà”
I bambini, solo conoscendo il senso delle cose, riescono a spiegarsele. E per capire chiedono, instancabili, sempre. Quando si regge lo stillicidio dei loro perché e ci si sforza di dargli le risposte che meritano, si arriva sempre al cuore delle questioni. La voglia di raccontare la storia già molto conosciuta, ma non ancora da tanti digerita, di Franco Basaglia, del manicomio liberato e del suo superamento, nasce proprio dalle domande dei più piccoli e dal tentativo di provare a ripercorrere fatti già noti con gli occhi e il cuore di una di loro, per darne una lettura inedita, unica e spudorata, quella cioè di chi non ha ancora sovrastrutture imposte da regole sociali. In questo lavoro hanno preso forma le parole per cercare di rispondere a quei tanti perché e per raccontare scampoli di vita della bambina che è stata dentro a quella rivoluzione. Bambina che nel frattempo è cresciuta e che spontaneamente ha fatto di quella esperienza la base per costruire la sua professione. 
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### Sinossi
“Il gruppo di medici voleva ridare dignità al malato attraverso la graduale conquista della libertà”
I bambini, solo conoscendo il senso delle cose, riescono a spiegarsele. E per capire chiedono, instancabili, sempre. Quando si regge lo stillicidio dei loro perché e ci si sforza di dargli le risposte che meritano, si arriva sempre al cuore delle questioni. La voglia di raccontare la storia già molto conosciuta, ma non ancora da tanti digerita, di Franco Basaglia, del manicomio liberato e del suo superamento, nasce proprio dalle domande dei più piccoli e dal tentativo di provare a ripercorrere fatti già noti con gli occhi e il cuore di una di loro, per darne una lettura inedita, unica e spudorata, quella cioè di chi non ha ancora sovrastrutture imposte da regole sociali. In questo lavoro hanno preso forma le parole per cercare di rispondere a quei tanti perché e per raccontare scampoli di vita della bambina che è stata dentro a quella rivoluzione. Bambina che nel frattempo è cresciuta e che spontaneamente ha fatto di quella esperienza la base per costruire la sua professione.

Le feste non vengono mai da sole

Questa storia inizia con una fine. E’ l’ultimo dell’anno, infatti, quando a casa di Antonio Esposito, per tutti Antò, protagonista e voce narrante, accade l’imprevisto. Da quel momento la narrazione prosegue a ritroso e fra passato e presente, fra personaggi bizzarri e inquietanti, ci mostra lo stravagante mondo di Antò, la sua esilarante ironia, l’originale modo di vedere la vita. Perchè è di questo che si parla: di vita.

Le cure domestiche

Quando le acque gelide del lago di Fingerbone si chiudono su un’altra anima, in città a occuparsi di Ruth e Lucille, le due bambine rimaste orfane, torna la giovane zia Sylvie. Sylvie indossa abitini leggeri sotto il cappotto informe, ama la luce e gli spazi aperti e viaggia per l’America sui treni merci. Sa che il miglior antidoto alla perdita è non avere e crede che la casa sia piú un luogo dell’anima che di regole e mattoni. « *Le cure domestiche* è tuttora un capolavoro, un’indimenticabile dichiarazione di intenti immaginativi e letterari».
**«The Guardian»** «Non è un romanzo da leggere in fretta, perché ogni sua frase è una delizia».
**Doris Lessing** Ruth e Lucille non hanno mai visto Fingerbone, la cittadina del Midwest che ha dato i natali alla loro mamma Helen, né le acque fonde e cupe del lago intorno a cui sorge. Ma quel lago, che in passato è stato teatro di un tragico e spettacolare disastro ferroviario, divenendo luogo di eterno riposo per molti abitanti della zona, pretende un grande tributo dalle loro giovani vite. Lo esige il giorno in cui Helen decide di riconsegnare le bambine alle loro origini e, dopo aver affrontato il lungo viaggio da Seattle, le deposita sul portico della casa avita con un pacco di biscotti da sgranocchiare per ingannare l’attesa; quindi, senza una parola di commiato né una riga di spiegazioni, risale in macchina e va a gettarsi nel lago. La cura delle due orfane e dei loro cuori attoniti passa da quel momento nelle mani di parenti sconosciuti, mani ora tenere ed efficienti, ora timide e inette, fino alle lunghe mani ossute della sorella minore di Helen, Sylvie, mani nude e perennemente screpolate, mani che sanno carezzare ma non trattenere. Sylvie porta scarpette leggere in pieno inverno e una banconota da venti dollari spillata sotto il bavero del cappotto. Ama la luce e la natura, fa lunghe passeggiate senza orari, prepara pasti frugali e non particolarmente nutrienti. Dei cani ha la paura tipica dei vagabondi. Ruth e Lucille, cosí esperte di perdite e abbandoni, sanno di non poter fare affidamento sul suo restare: «Sylvie assomigliava a nostra madre, e inoltre si toglieva di rado il cappotto e ogni storia che raccontava aveva a che fare con un treno o con una stazione degli autobus». La stessa casa di famiglia, il nucleo originario cui Sylvie ha accettato di tornare per amore delle nipoti, con la sua gestione va rapidamente in rovina: una moltitudine di gatti e sporcizia, infiniti giornali e lattine vuote, un accumulo erroneamente scambiato per l’essenza di ogni cura domestica. Di fronte al modello aereo e sradicato della zia, le due sorelle, fino a quel momento una sola anima scagliata nel mondo, devono interrogarsi sul senso dell’appartenenza e del ritorno, venire a patti con la solitudine, e scegliere la loro idea – reale, metaforica e universale – di casa. Questi temi, dunque, variamente e luminosamente esplorati nella piú recente trilogia – *Gilead* , *Casa* e *Lila* \- sono già al centro del romanzo che alla sua pubblicazione negli Stati Uniti, nel 1980, ha immediatamente consacrato Marilynne Robinson alla grande letteratura del mondo e, grazie alla sua sola dirompenza, ha saputo conservarle quella posizione per i quasi venticinque anni che l’hanno separato dalla successiva prova narrativa.

Le culture del cibo: Salute e nutrizione, tradizioni, emozioni

L’alimentazione, oltre a soddisfare un bisogno primario e a svolgere un ruolo chiave nella prevenzione delle malattie, ha importanti implicazioni culturali, sociali e psicologiche. Nutrirsi un atto appreso e di natura cognitiva, ed sempre influenzato dalle idee, dalla religione e dalla tradizione famigliare di un individuo. L’atto del mangiare assume un significato culturale ed un elemento cruciale nella creazione di un senso di appartenenza; attorno al cibo si costruisce un linguaggio che chiama in causa anche ricordi, percezioni e stati d’animo connessi all’affettivit e all’esperienza conviviale. Questo libro esamina sia il legame tra alimentazione e salute nei vari Paesi del mondo, con un preciso riferimento alle malattie dell’era moderna, sia le valenze pi psicosociali ed emotive del mangiare. Particolare interesse rivolto anche all’analisi nutrizionale di alcune ricette tipiche di altri Paesi, che le persone emigrate continuano a preparare per mantenere un legame con il luogo di provenienza e le tradizioni originarie. Per questo motivo, ogni ricetta accompagnata dal racconto dell’esperienza vissuta dal soggetto. **

Le case dell’uomo: Abitare il mondo

Soffermarsi su che cosa rappresenti oggi la casa in varie parti del mondo, su come stia cambiando, o sull’importanza di “fare casa”, ci obbliga a riflettere su noi stessi, sulle nostre radici e sul rapporto coi nostri vicini, soprattutto con quelli costretti a risiedere ai “margini”. Intersecando le diverse e complementari prospettive dell’antropologia, dell’architettura, della psicologia e della filosofia, “Le case dell’uomo. Abitare il mondo” indaga molti aspetti dell’abitare umano. Ne emerge uno scenario eterogeneo, che spazia dai “nonluoghi” delle città occidentali individuati da Marc Augé, al “cosmopolitismo indigeno” dei nativi dell’Oceania descritto da Adriano Favole; dall’opposizione radicale tra la socialità e l’intimità della casa raccontata da Francesco Remotti, alle tecnologie on-line che, come mostra Daniel Miller, collegano in modo immediato l’interno delle abitazioni con il mondo esterno. Completano il quadro le “case emozionali” di Alessandro Mendini, le “case della psicoanalisi” di Giuseppe Civitarese e Sara Boffito, le tane e i rifugi animali illustrati da Felice Cimatti e gli “slum” africani, le case-baracche descritte da Renato Kizito Sesana. Attraverso otto agili ma dense variazioni sul tema dell’abitare, questi saggi ci aiutano a definire i contorni entro cui si muove un concetto complesso come quello della casa, che da un lato implica l’innata ricerca individuale della protezione e dell’intimità, ma dall’altro fa riscoprire il bisogno umano di condividere. **

Le ali della colomba

Questo bellissimo romanzo, forse il più enigmatico e appassionato tra le ultime opere di Henry James, narra la vicenda di una ricchissima ereditiera americana che, in un ritratto femminile del Bronzino, riconosce il proprio volto. Quel pallido viso è però una profezia di morte. Milly, così innamorata della vita, vede sfumare tutte le promesse dell’amore, della mondanità, del lusso. Sospesa sull’abisso mortale, viene irretita in un gioco amoroso da una coppia di amanti, belli e raffinati, che vorrebbero appropriarsi della sua ricchezza. Nel finale, però, la sconfitta di Milly si trasforma nella sua vittoria: colui che voleva tradirla si accorge di essere realmente innamorato di lei e le giura fedeltà anche dopo la morte.

Lady Opaline

Inghilterra, ‘800. Opaline è una lady molto particolare: aristocratica, bella come il sole, con due splendidi occhi color fiordaliso, potrebbe ambire a sposare un duca. Ma a lei non importa nulla dei salotti mondani o di sfoggiare vestiti e sorrisi a Londra durante la Stagione; il suo desiderio più grande è vivere in campagna, tra il cielo e l’erba, a contatto con la natura, gli animali, e il ricordo della sua idilliaca infanzia. Un’infanzia finita con la morte del padre, la cui assenza ha lasciato un vuoto incolmabile nel suo cuore. Opaline è cresciuta così: insofferente alle regole, più brava ad arrampicarsi sugli alberi che a servire il tè, danzare il minuetto o lanciare sguardi languidi da dietro un ventaglio. A diciotto anni appena compiuti, Opaline è schietta, genuina, generosa e solare. Innamorata di un amico d’infanzia, il dolcissimo Edward, non osa rivelargli i propri sentimenti e si limita ad ammirarlo da lontano. Intanto, di notte, si reca nei boschi per distruggere le trappole dei bracconieri, cura gattini e colombi feriti, legge romanzi d’avventura e cavalca senza sella, provocando nella madre ben più di un sussulto d’angoscia al pensiero che la sua unica figlia femmina sia una tale scapestrata.
Quando Alexander Knight giunge nel Leicestershire dalla lontana America, Opaline si ripropone di detestarlo. Lui è l’antitesi di Edward: tanto quest’ultimo incarna l’idea fiabesca del principe azzurro, quanto Alexander è il perfetto prototipo del mascalzone. Sfacciatamente ricco e arrogante, Mr. Knight si contrappone ai damerini inglesi, è maleducato e materiale, passionale e cinico, e cela un drammatico segreto che risale al suo passato.
L’incontro fra i due si traduce ben presto in uno scontro di volontà saturo di scintille. Lui è attratto da questa insolita giovane donna che pare del tutto inconsapevole della propria bellezza, e lei è inquietata da un uomo così deciso e scandaloso che sembra nascondere l’inferno in fondo agli occhi.
Ma l’amore arriva dove la ragione si arrende.
Durante una sfolgorante primavera, tra balli, concerti, pic-nic all’aperto, incontri al chiaro di luna e viaggi rocamboleschi, Alexander e Opaline si avvicineranno più di quanto avessero mai immaginato, scoprendo cose impensabili l’uno dell’altra: che anche l’uomo dai modi più spietati nasconde un’anima, e basta una tenera scintilla a scatenare un incendio; che una donna innamorata è capace di uno straordinario coraggio; che la patria non è un luogo terreno ma il posto dove abita il cuore, e che un perdono sincero può dare più soddisfazione di un’atavica vendetta.
Un romance storico dolce e sensuale, con due protagonisti caparbi e un microcosmo di personaggi secondari, sullo sfondo della verdeggiante campagna inglese, della Scozia, e del tempestoso Oceano Atlantico.
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### Sinossi
Inghilterra, ‘800. Opaline è una lady molto particolare: aristocratica, bella come il sole, con due splendidi occhi color fiordaliso, potrebbe ambire a sposare un duca. Ma a lei non importa nulla dei salotti mondani o di sfoggiare vestiti e sorrisi a Londra durante la Stagione; il suo desiderio più grande è vivere in campagna, tra il cielo e l’erba, a contatto con la natura, gli animali, e il ricordo della sua idilliaca infanzia. Un’infanzia finita con la morte del padre, la cui assenza ha lasciato un vuoto incolmabile nel suo cuore. Opaline è cresciuta così: insofferente alle regole, più brava ad arrampicarsi sugli alberi che a servire il tè, danzare il minuetto o lanciare sguardi languidi da dietro un ventaglio. A diciotto anni appena compiuti, Opaline è schietta, genuina, generosa e solare. Innamorata di un amico d’infanzia, il dolcissimo Edward, non osa rivelargli i propri sentimenti e si limita ad ammirarlo da lontano. Intanto, di notte, si reca nei boschi per distruggere le trappole dei bracconieri, cura gattini e colombi feriti, legge romanzi d’avventura e cavalca senza sella, provocando nella madre ben più di un sussulto d’angoscia al pensiero che la sua unica figlia femmina sia una tale scapestrata.
Quando Alexander Knight giunge nel Leicestershire dalla lontana America, Opaline si ripropone di detestarlo. Lui è l’antitesi di Edward: tanto quest’ultimo incarna l’idea fiabesca del principe azzurro, quanto Alexander è il perfetto prototipo del mascalzone. Sfacciatamente ricco e arrogante, Mr. Knight si contrappone ai damerini inglesi, è maleducato e materiale, passionale e cinico, e cela un drammatico segreto che risale al suo passato.
L’incontro fra i due si traduce ben presto in uno scontro di volontà saturo di scintille. Lui è attratto da questa insolita giovane donna che pare del tutto inconsapevole della propria bellezza, e lei è inquietata da un uomo così deciso e scandaloso che sembra nascondere l’inferno in fondo agli occhi.
Ma l’amore arriva dove la ragione si arrende.
Durante una sfolgorante primavera, tra balli, concerti, pic-nic all’aperto, incontri al chiaro di luna e viaggi rocamboleschi, Alexander e Opaline si avvicineranno più di quanto avessero mai immaginato, scoprendo cose impensabili l’uno dell’altra: che anche l’uomo dai modi più spietati nasconde un’anima, e basta una tenera scintilla a scatenare un incendio; che una donna innamorata è capace di uno straordinario coraggio; che la patria non è un luogo terreno ma il posto dove abita il cuore, e che un perdono sincero può dare più soddisfazione di un’atavica vendetta.
Un romance storico dolce e sensuale, con due protagonisti caparbi e un microcosmo di personaggi secondari, sullo sfondo della verdeggiante campagna inglese, della Scozia, e del tempestoso Oceano Atlantico.

La voce del mare

**Due donne legate da un filo indissolubile.**
**Una vita divisa in due.**
**Una sola voce.**
Per Thalia Fountas, italo-greca, l’unica cosa che conta è la musica lirica. Per questo entra in crisi quando all’improvviso le sembra di non riuscire più a cantare. Come se non bastasse iniziano a tormentarla strani sogni: una casa sul mare, grandi ulivi, spiagge incantevoli e una ragazza misteriosa che le assomiglia. Thalia riconosce la casa: si trova a Zante e apparteneva a sua nonna di cui lei non sa quasi nulla. Complici un diario, un mare cristallino e uno scontroso vicino di casa dagli occhi verdissimi, in Grecia Thalia forse ritroverà la voce e la strada per esaudire tutti i suoi desideri. **
### Sinossi
**Due donne legate da un filo indissolubile.**
**Una vita divisa in due.**
**Una sola voce.**
Per Thalia Fountas, italo-greca, l’unica cosa che conta è la musica lirica. Per questo entra in crisi quando all’improvviso le sembra di non riuscire più a cantare. Come se non bastasse iniziano a tormentarla strani sogni: una casa sul mare, grandi ulivi, spiagge incantevoli e una ragazza misteriosa che le assomiglia. Thalia riconosce la casa: si trova a Zante e apparteneva a sua nonna di cui lei non sa quasi nulla. Complici un diario, un mare cristallino e uno scontroso vicino di casa dagli occhi verdissimi, in Grecia Thalia forse ritroverà la voce e la strada per esaudire tutti i suoi desideri.

La Vendetta Sbagliata

Rachel Galloway scopre che l ́unico uomo che è stato in grado di rivoluzionare le sue emozioni, altri non è che il carnefice che ha inviato la sua unica sorella in galera. Anni dopo quell ́incontro, Michael Whitmore torna ad incrociare il suo cammino nel modo più inatteso. Questa volta, il legame che Rachel creerá con l ́avvocato avrà molto a che fare con la vendetta e poco con il cuore. Lei intende giocare le sue carte al massimo, senza preoccuparsi del rischio, per vincere la partita.Il divorzio ha lasciato una profonda ferita in Michael Whitmore. Ora vive disposto a continuare la sua vita senza complicazioni e mantiene come priorità la sua professione di avvocato. Ad una festa incontra una donna che lo lascia abbagliato. Gli sembra di averla conosciuta prima, ma non è forse quella la sensazione quando si parla di tanti amanti nella storia? In una danza tra la verità e la menzogna, Michael scopre una cosa che lo farà riflettere su quanto può essere stimolante pianificare la strategia per ottenere una rivincita.

La tua giustizia non è la mia

Un confronto serrato, una conversazione aperta e sincera, non priva di accenti polemici, sui temi più scottanti della giustizia in Italia. Grazie alla loro lunga esperienza nelle aule dei tribunali, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, due tra i più noti magistrati del pool di Mani Pulite, forniscono in queste pagine non soltanto una diagnosi scrupolosa dei tanti mali che affliggono la giustizia del nostro paese, ma avanzano suggerimenti e proposte di riforma, senza nascondere conflittualità e divergenze d’opinione, talvolta radicali.
Lontani da ogni astrattismo, calati nella realtà della vita quotidiana, i loro interrogativi ci aiutano a capire perché le questioni più delicate e controverse che investono il mondo del diritto – le stesse che hanno ispirato pensatori come Aristotele e Kant, Sant’Agostino e Foucault – ci riguardano così da vicino. È la giustizia, infatti, che traccia i confini della nostra libertà. È la giustizia che indica il grado di civiltà di uno Stato e la cultura diffusa che permea le sue istituzioni. Ma quand’è che una legge può dirsi davvero «giusta»? Basta minacciare una pena per dissuadere il ladro o il truffatore dal commettere un reato? Il carcere è l’unica soluzione? È dunque più efficace educare o punire? Quanto è diffusa la corruzione in Italia, e come mai, nonostante la stagione di Mani Pulite e le tante inchieste che hanno svelato l’intreccio perverso tra politica e affari, non accenna a diminuire? La macchina burocratica e amministrativa è essa stessa un ostacolo alla giustizia?
A queste, e a tante altre domande, Colombo e Davigo danno risposte sorprendenti, dimostrando che la giustizia è un concetto non solo problematico ma anche in continua evoluzione.

La terra sull’abisso

Di ritorno da una solitaria escursione fra le alture della California, Isherwood Williams si ritrova testimone di un evento incredibile: un misterioso virus ha decimato la popolazione nordamericana, e Williams è ora praticamente solo in una realtà d’incubo, forse l’ultimo sopravvissuto ad una catastrofe senza precedenti. La fine è giunta in modo rapido e crudele, e il virus letale si è propagato con una rapidità che pochi avevano anticipato, riuscendo ad annientare un’intera civiltà e lasciando dietro di sé simboli ormai insignificanti e strutture prive di vita: un paesaggio di desolazione popolato solo da animali selvaggi e dai pochissimi superstiti, scampati chissà come all’ecatombe. Il ciclo della storia sembra compiuto ed ora bisogna ricominciare da zero. Ed è questo il compito che attende Williams, dopo che attorno a lui si è formata la Tribù, una sparuta comunità di nomadi cacciatori in armonia con il nuovo ambiente, i quali vagano nei territori dell’Ovest quasi come reincarnazioni degli originari e primitivi abitanti di quelle terre. Ish, come Williams viene chiamato dalla Tribù, ha ricevuto in eredità un continente e su di esso dovrà edificare il futuro e andare di nuovo in cerca della Terra Promessa. Un’epica impresa costruita attraverso grandi eventi, lotte disperate e piccole conquiste quotidiane, si rivela come la vicenda più intensa e toccante mai raccontata dalla fantascienza del dopo-catastrofe. Per la forza evocativa, il realismo dei personaggi e la profondità del ritratto d’ambiente, questo romanzo di George R. Stewart è divenuto un classico leggendario, una delle opere più vibranti che la fantascienza abbia regalato alla grande letteratura.

La Teoria Della Classe Agiata

A cent’anni dalla sua uscita, *La teoria della classe agiata* di Veblen conserva una notevole importanza. Il libro si presenta come un trattato economico classico, dove le questioni tradizionali (consumo, produzione, distribuzione del reddito) sono subordinate al tema della crescita industriale della nazione: via via che l’industria si specializza e aumenta la ricchezza complessiva, aumentano coloro che possono vivere senza lavorare. E costoro, mantenendo gente che a sua volta non lavora, immobilizzano risorse che potrebbero essere impiegate nel processo industriale. Applicando un modello di ricostruzione storica «a ritroso», l’autore mette in luce il carattere retrogrado delle società moderne, indicando diversi esempi di sopravvivenza barbarica presenti nella grande aristocrazia americana.