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Arte E Poststoria

Demetrio Paparoni e Arthur Danto hanno condiviso un marcato interesse per l’arte astratta degli anni Novanta. La loro amicizia li ha portati anche a intrattenere un ricco epistolario e a registrare conversazioni che sono all’origine dei testi qui pubblicati. Questi dialoghi, che nelle intenzioni degli autori avrebbero dovuto costituire il punto di partenza per un libro, si sono interrotti un anno prima che Danto venisse a mancare, all’età di 89 anni. La loro pubblicazione ora, a distanza di anni dalla scomparsa di «uno dei critici d’arte più letti dell’era postmoderna» (New York Times), si deve innanzi tutto al fatto che le questioni che vi sono dibattute abbracciano temi ancora oggetto di interrogazione nel panorama artistico-filosofico odierno. Spaziando dalla pop art americana al minimalismo, dall’astrazione all’appropriazionismo, gli argomenti trattati toccano, infatti, il nucleo centrale del pensiero di Danto: quei concetti di poststoria e di fine dell’estetica che hanno orientato, e continuano a orientare, la discussione sul senso e sul destino dell’arte contemporanea. Attraverso anche il prezioso contributo di Mimmo Paladino e di Mario Perniola, queste conversazioni, così ricche della spontaneità propria del dialogo, aiutano in tal modo a comprendere meglio gli sviluppi dell’arte attuale. Il saggio introduttivo di Paparoni è una chiara esposizione e una lucida analisi del pensiero di Danto, intriso di considerazioni che mettono in luce la visione dell’arte che contraddistingue il pensiero del critico italiano.

Arrivano i nostri

Lo sbarco in Sicilia del 10 luglio 1943 apre il secondo fronte in Europa e dà una svolta decisiva alla seconda guerra mondiale. Soltanto pochi mesi prima, Roosevelt e Marshall erano convinti che in quell’estate sarebbe avvenuta l’invasione della Francia. Ma Churchill nel vertice di Casablanca aveva spinto per la conquista della Sicilia in modo da propiziare la caduta del fascismo in Italia. Quello sbarco – il primo nella Storia che vide impegnati ottantamila uomini – è la conclusione del più imponente e sconosciuto intrigo politico-spionistico della guerra. Una vicenda che incomincia nell’estate del 1932, dentro gli accaldati saloni dell’hotel Drake a Chicago, e i cui effetti durano in Italia ancora oggi. Poi, durante il conflitto, con largo anticipo sulle difficoltà militari dell’Asse, molti personaggi di rilievo tramano per il salto di campo: dal Terzo Reich agli Alleati. Al conseguimento di tale risultato contribuiscono istituzioni fra loro lontanissime come la massoneria e gli ambienti vaticani. Il comportamento di alcuni ammiragli italiani fa sì che informazioni cruciali giungano ai servizi segreti nemici, e così verranno mandati a morire decine di migliaia di ragazzi della generazione sfortunata. Con la raccomandazione dei cugini di New York, gli sconosciuti mafiosi siciliani si prestano a essere i maggiordomi dei nuovi padroni nella speranza di raccattare le briciole. I paisà della «sezione Italia» dell’oss scorrazzano per l’isola. A Catania un professore universitario, che è fascista e antifascista, comunista e indipendentista, arruola i suoi studenti per spiare a favore della Gran Bretagna. Pantelleria, definita un bastione imprendibile, si arrende senza sparare un colpo. Augusta, la piazzaforte più importante del Mediterraneo, viene abbandonata sei ore prima dell’invasione. Ciò nonostante, quasi cinquemila soldati italiani muoiono per contrastare uno sbarco orchestrato da quanti nel dopoguerra ne trarranno ogni sorta di beneficio.

Arcadia

America, Stato di New York, fine anni sessanta. Un gruppo di giovani decide di fondare una comune basata sull’amicizia, la condivisione, l’amore e l’indipendenza dal denaro. La chiameranno Arcadia. Ed è qui che nasce Briciola, il primo dei molti figli che andranno a popolare un mondo bucolico e ricco solo di ideali, ben presto corrotti dalle difficoltà della convivenza. La fine della comune costringerà Briciola e il suo grande amore Helle, nati e cresciuti in un mondo popolato da sognatori, a misurarsi con il mondo reale, quello della New York degli anni Ottanta.

Apologia della storia

Da quasi cinquant’anni l’ *Apologia della storia* viene letta e riletta: scienza degli uomini nel tempo, comprensione del presente mediante il passato, e del passato mediante il presente – questo libro non è una filosofia della storia, ma il *memento* di un artigiano, che narra come e perché lavora lo storico, sino nell’umile e delicato dettaglio delle sue tecniche.
Questa «edizione critica», in cui Étienne Bloch raccoglie (accanto alla redazione definitiva) gli schemi, i fogli di appunti e la prima redazione dell’opera, consente di rileggere l’ *Apologia* nella sua forma integrale, di gustare l’opera nel momento in cui sta prendendo forma.
Ma se, rileggendo Marc Bloch nell’originale, ci accorgessimo finalmente che questo libro di metodo è anche il prodotto di un rigoroso stile di pensiero e di scrittura? Il pensiero di Bloch è una fluente meditazione sulla realtà umana, sul tempo, sulla storia come conoscenza. Le pagine sul metodo critico, soprattutto, costituiscono un contributo importante a una logica del possibile che trova nella storia – scienza dell’uomo, della vita e della terra – il suo banco di prova e che fa di quest’opera un classico di storia della scienza, una testimonianza fra le piú significative della rivoluzione scientifica del xx secolo.

Antonio Gramsci dal liberalismo al «comunismo critico»

Nonostante il profondo legame simpatetico con le classi subalterne, sul piano culturale Gramsci inizia come liberale: fa riferimento a Croce e Gentile e, sulla loro scia, condanna il giacobinismo. La presa di posizione a favore del liberalismo è la difesa della modernità e del soggetto capace di autodeterminazione. Ma proprio questa conquista viene liquidata dalla I guerra mondiale e dall’irregimentazione di massa che essa comporta. Nel salutare la rivoluzione d’Ottobre, scoppiata sull’onda della lotta contro l’immane carneficina, Gramsci sviluppa la critica del liberalismo e matura il passaggio ad un «comunismo critico» che vuole essere erede delle conquiste della modernità.

Antares: la prigione (Urania)

L’arma più potente della Coalizione Transkei è la bomba Q, e dopo anni di fallimenti la Democrazia ha trovato il modo per difendersi. Il problema è che gli inventori della micidiale arma sono stati uccisi. E l’unico sopravvissuto, Edgar Nmumba, è stato rapito dalla Coalizione. Solo Nmumba può replicare il lavoro abbastanza velocemente da impedire la distruzione di un’altra dozzina di pianeti abitati. Nathan Pretorius e i Senza Speranza dovranno usare tutte le loro abilità e astuzie per tirarlo fuori vivo e tutto intero dalla prigione più segreta e meglio protetta della Coalizione, da qualche parte nel Settore di Antares…

Angeli spezzati. Altered Carbon

Cambiare corpo non è un problema, nel XXVI secolo. Che il cambio sia soddisfacente, però, è tutta un’altra storia. Lo sa bene Takeshi Kovacs che, cinquant’anni dopo le indagini a Bay City, si è ritrovato in una «custodia» nuova su Sanzione IV, dov’è in corso una guerra civile tra il governo e il rivoluzionario Joshua Kemp. Tenente per il Cuneo di Carrera, un temibile gruppo di mercenari al soldo del governo, Takeshi dovrebbe tornare a combattere, però, mentre si sta riprendendo da alcune ferite, viene avvicinato da Jan Schneider, un ambiguo ex pilota di shuttle, con un’offerta veramente difficile da rifiutare. Schneider e l’archeologa Tanya Wardani gli propongono infatti di guidare un team di mercenari, col compito di ritrovare e recuperare una nave marziana della civiltà più antica ed evoluta dell’universo. E Takeshi accetta, alla ricerca di un premio dal valore illimitato, ma dai pericoli infiniti…

Ama ciò che è imperfetto

Molti di noi rispondono agli ostacoli della vita chiudendosi in se stessi e ignorando i problemi, finendo però per diventare vittime di ansia e depressione. Altri reagiscono buttandosi nel lavoro, in ufficio, a scuola o a casa, sperando che questo possa rendere più felici le persone che amano. E se invece bastasse essere se stessi? È come quando in aereo ci suggeriscono di indossare la maschera per l’ossigeno prima di pensare ad aiutare il nostro vicino: il messaggio è che dobbiamo innanzitutto essere in pace con noi stessi e solo dopo possiamo cercare di essere in pace con il mondo intorno a noi. In questo magnifico seguito a Quando rallenti, vedi il mondo, il monaco buddhista zen Haemin Sunim rivolge la saggezza dei suoi insegnamenti alla cura di sé, sostenendo che solo accettando noi stessi – con tutte le imperfezioni che ci rendono ciò che siamo – possiamo avere relazioni piene e compassionevoli col nostro partner, la nostra famiglia, i nostri amici. Arricchito da più di trentacinque illustrazioni a colori, Ama ciò che è imperfetto appaga gli occhi e il cuore, e ci aiuta a imparare ad amare noi stessi, la nostra vita e tutte le persone e le cose che la riempiono.

Alunni E Insegnanti

La scuola è un luogo abitato, vissuto, dotato di significato per tutti coloro che quotidianamente vi si trovano a parlare, discutere, interagire, in particolare gli alunni e i loro insegnanti. Con il tempo, essi costruiscono una cultura comune, fatta di azioni, di relazioni, di valori, che ha profondi effetti sul gruppo classe e sugli individui al centro delle dinamiche educative. Sulla base di un intenso lavoro di ricerca condotto nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie, questo volume approfondisce criticamente alcuni temi cruciali della vita scolastica, che coinvolgono tutti i protagonisti (insegnanti, alunni e genitori): il discorso in classe, le culture dei pari, le transizioni scolastiche, la relazione fra alunni e insegnanti, la delicata questione della responsabilità educativa.

Alle periferie dell’impero

**UN ESORDIO POTENTE, UNO *STREET NOVEL* CHE LASCERÀ IL SEGNO
Una storia di formazione tratteggiata con lucidità e ironia graffiante da una penna giovane e potente, capace di dare voce alla voglia di riscatto della Generazione Z.**
I genitori di Joseph sono africani, ma lui, diciannovenne nato a Corsico, periferia sud-ovest di Milano, in Africa non c’è mai stato. È cresciuto lì, tra le case popolari di Piazza Europa – dove i pomeriggi trascorrono tutti uguali tra spacciatori, camionette dell’esercito e vasche al centro commerciale – e nella vita ha poche certezze: il rap e i suoi due migliori amici, Argenti e Zorba. Joseph però è diverso dai suoi amici sfaccendati: a lui piace la biologia ed è iscritto all’ultimo anno del liceo scientifico, dove stanno per iniziare gli esami di maturità, l’ultimo scoglio da superare prima della libertà di cercare un futuro altrove. Ma proprio alla vigilia degli esami le cose si complicano: Giuseppe, un quindicenne cui Joseph dà ripetizioni, gli chiede di aiutarlo a scappare di casa, per sfuggire a una situazione familiare a dir poco pericolosa.

Alla Ricerca Del Predatore Alfa

Un tempo simboli di forza e di grandezza, temuti e venerati come divinità, glorificati nell’arte, nella poesia e nelle saghe, leoni e tigri, orsi e coccodrilli – i *predatori alfa* oggetto di questa singolare esplorazione condotta dai Carpazi all’India, all’Australia e all’Estremo Oriente della Siberia – sono ormai specie «terminali». Nell’arco di poche generazioni, sotto la spinta di miliardi di persone, usciranno definitivamente di scena. In fondo, perché rammaricarsene? Sin dalle origini della vita, l’estinzione fa parte delle regole del gioco. Il fatto è che, a differenza di altre specie con le quali non siamo mai stati a contatto, il mangiatore di uomini abita ancora le «giungle della mente» – il nostro inconscio. Ed è ancora in grado, con la sua semplice presenza, di regalarci un brivido – eredità delle remote epoche in cui i cacciatori-raccoglitori erano potenziali prede –, di far riaffiorare in noi la consapevolezza di essere solo un anello della catena alimentare.La storia del nostro rapporto col mangiatore di uomini parla tanto della forza di un archetipo quanto di un’accanita volontà di rimozione. Che si concretizza in programma: la legge o il selvatico, la città o il bosco, l’ordine o il caos. Da Assurbanipal a Nicolae Ceauşescu – indimenticato sterminatore di orsi –, dall’arco assiro al fucile di precisione, la caccia al predatore ha significato l’affermazione di un potere.Ma è l’aut aut la vera menzogna. La vista del Grande Invalido dietro l’inferriata di uno zoo ci inquieta perché avvertiamo che insieme con la sua libertà se n’è andato un pezzo della nostra: un mondo che non ospitasse questi esseri sarebbe un mondo diminuito. Quammen guarda il suo soggetto a distanza ravvicinata e al tempo stesso con raffinato distacco, e la sua analisi – che attraversa scienza, letteratura e mito – è sobria, tagliente. Ma soprattutto Quammen ha una qualità rara: sa trasformare reportage, ricostruzione ambientale, osservazione naturalistica in memorabile *racconto*.