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Per te

Il cadavere di una donna, il suo corpo seviziato postmortem e un unico indizio: appallottolato nella sua bocca, c’è un documento con scarabocchiate sopra le parole “Per te”. L’incarico di trovare l’assassino viene dato a Kassidy Bishop, brillante profiler dell’FBI. Nonostante sia profondamente segnata dalla misteriosa morte della sorella gemella, avvenuta quindici anni prima, e da un evento a causa del quale ha rischiato la vita, Kass è la stella nascente dell’Unità di Analisi Comportamentale del Bureau.
I giorni si trasformano in settimane e sempre più cadaveri vengono rinvenuti in diverse zone degli Stati Uniti, tutti contrassegnati con la medesima firma: “Per te”. Kassidy si ritrova con più domande che risposte visto che le vittime sembrano non avere nulla in comune, e il meticoloso killer è tanto incoerente quanto brutale.
Mentre Kass indaga, cercando di entrare nella mente dell’assassino, una scioccante verità inizia a prendere forma.
Narrato dai punti di vista alternati di Kassidy e del killer, il romanzo è un thriller avvincente ed emozionante che vi lascerà col fiato sospeso fino all’ultimo capitolo.

Per sole donne

“Era stata una scopata noiosissima. Adelaide si era addormentata a metà, mentre Andrea gliela leccava.” È il fulminante inizio di *Per sole donne* , il primo romanzo di Veronica dopo due esilaranti bestseller autobiografici.
Adelaide fa l’antiquaria, ha un marito più giovane di lei con cui è in crisi, una madre complice e saggia nonostante un principio di arteriosclerosi, e quattro amiche vere, che come lei stanno attraversando la crisi dei cinquant’anni.
Crisi? In realtà si direbbe che non si siano mai divertite tanto. Nei loro incontri (quasi sempre in un ristorante cinese) si scambiano le più inconfessabili confidenze sessuali, e al lettore è concesso di origliare e apprendere così, nei più imbarazzanti dettagli, le avventure e le sventure erotiche di Adelaide, Benedetta, Tonia, Rosaria e Martina.
Cinque donne diversissime tra loro ma accomunate da due cose: una visione ormai disincantata della vita e, al tempo stesso, una gran voglia di viverla a pieno. Anche a dispetto dell’età che avanza, come sperimenta dolorosamente Adelaide durante un amplesso con l’atletico amante Lorenzo detto “Trivella”.
Si ride molto, alle loro spalle e a quelle dei loro partner, talmente goffi da suscitare tenerezza.
Ma tra un sorriso e una risata capita anche di riflettere sull’eterna conflittualità dei rapporti tra i sessi e sull’inossidabile valore dell’amicizia.
Un’avvertenza: astenersi puritani e persone sensibili. Tenere lontano dalla portata dei bambini.

Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida

Crisi delle ideologie, crisi dei partiti, individualismo sfrenato… Questo è l’ambiente – ben noto – in cui ci muoviamo: una società liquida, dove non sempre è facile trovare una stella polare (anche se è facile trovare tante stelle e stellette). Di questa società troviamo qui i volti più familiari: le maschere della politica, le ossessioni mediatiche di visibilità che tutti (o quasi) sembriamo condividere, la vita simbiotica coi nostri telefonini, la mala educazione. E naturalmente molto altro, che Umberto Eco ha raccontato regolarmente nelle sue Bustine di Minerva. È una società, la società liquida, in cui il non senso sembra talora prendere il sopravvento sulla razionalità, con irripetibili effetti comici certo, ma con conseguenze non propriamente rassicuranti. Confusione, sconnessione, profluvi di parole, spesso troppo tangenti ai luoghi comuni. “Pape Satàn, pape Satàn aleppe”, diceva Dante nell’Inferno (VII, 1), tra meraviglia, dolore, ira, minaccia, e forse ironia.

Panta Rai

“Dario mi strappa ogni volta una punta di invidia: perché le sue battute sono talmente semplici da darti l’impressione che esistano già in natura.”Marco Travaglio”Di due cose sono veramente appassionata: la satira e il giardinaggio. Quindi che dire? Che se queste battute fossero piante, sarebbero dei sempreverdi e se Vergassola fosse un albero, sarebbe senz’altro un Bonsai!”Serena DandiniLa notizia scorre, dalla televisione arriva in questo libro e diventa subito battuta. Perché, spesso, aggiungendo solo una parola, cambiando l’angolazione, il punto di vista con cui si guardano i fatti di cronaca e politica, una notizia può anche far sorridere, oltre che riflettere. E così, con Panta Rai, Dario Vergassola rilegge e racconta il Paese reale e un Paese irreale, la nostra storia, il mondo. Tutto scorre, effettivamente – Berlusconi e la Minetti, Montezemolo e Marchionne, Bertolaso e Bossi, gli scandali economici e gli inciuci di palazzo, le orge di potere e le orge dopo il potere. Un libro per ridere, ma anche per ricordare un recente passato che altrimenti rischia di essere dimenticato troppo in fretta.Hanno collaborato a questo libro Marco Melloni, Dario Tiano, Tamborrino&Dimunno;.

Origini Profonde Delle Società Umane

Prefazione all’edizione italiana di Telmo Pievani Per millenni filosofi, teologi e scienziati non sono riusciti a trovare risposte verificabili alle domande che definiscono il significato stesso dell’esistenza umana: che cosa siamo e che cosa ci ha resi quello che siamo? Nel suo esame della storia evolutiva, Wilson si spinge qui più indietro di quanto abbia mai fatto, consegnandoci un testo che mette in luce le origini profonde delle società animali e di quella umana. L’unico modo per comprendere il comportamento umano è cercare di conoscere le storie evolutive, lunghe e complesse, delle specie non umane. Tra queste almeno diciassette specie (roditori e gamberi tra gli altri) hanno sviluppato società avanzate e basate su livelli di altruismo e cooperazione simili a quelli che osserviamo tra gli esseri umani. Sulla scia di Darwin, che suggerì di studiare le origini dell’umanità tenendo conto del comportamento delle scimmie antropomorfe, Wilson sintetizza le più aggiornate ricerche svolte nel campo delle scienze dell’evoluzione, realizzando un’opera concisa ma rivoluzionaria sulla genesi della società umana.

Ora tocca all’imperfetto

Nell’ampio e prestigioso percorso di Viviani, varie fasi si sono susseguite, anche con evidenti diversità formali ma con una sotterranea, fortissima coerenza, che significava soprattutto desiderio di bellezza, di eticità, di esattezza. L’imperfezione di cui si parla nel nuovo libro è una condizione «tra», sempre in bilico tra due opposti. Tra la giovinezza e il tempo della fine, tra l’amore e la rinuncia, tra il ruggito dell’animale feroce e il trofeo appeso sopra il camino, tra la luce e il buio, tra il noto e l’ignoto, tra il futuro e il passato. Anche la ricerca di una salvezza dall’incombere del tempo e dal non senso che da lí si sprigiona passa per poli opposti: protezione chiesta da un lato agli avi e ai reperti archeologici, dall’altro alla continuità dei discendenti e alla vitalità dei bambini. Simbolo di questa età fragile, che è una condizione esistenziale ancor più che una congiuntura anagrafica (semmai gli anni permettono di percepirla meglio), è un cancelletto spinto dal vento. In queste tremule oscillazioni sta la più vera natura di ciò che è umano, ben lontano da qualsiasi idea di perfezione. Certo, fare i conti col tempo, quando il tempo si riduce, è più doloroso: soprattutto non c’è più spazio per illusioni di nessun tipo. Nemmeno per quelle estetiche. Il libro di Viviani ha il passo poetico di un percorso nella verità.

Opera Struggente Di Un Formidabile Genio

‘When you read his extraordinary memoir you don’t laugh, then cry, then laugh again; you somehow experience these emotions all at once.’
“Well, this was when Bill was sighing a lot. He had decided that after our parents died he just didn’t want any more fighting between what was left of us. He was twenty-four, Beth was twenty-three, I was twenty-one, Toph was eight, and all of us were so tried already, from that winter. So when something would come up, any little thing, some bill to pay or decision to make, he would just sigh, his eyes tired, his mouth in a sorry kind of smile.
But Beth and I…Jesus, we were fighting with everyone, anyone, each other, with strangers at bars, anywhere — we were angry people wanting to exact revenge. We came to California and we wanted everything, would take what was ours, anything within reach. And I decided that little Toph and I, he with his backward hat and long hair, living together in our little house in Berkeley, would be world-destroyers. We inherited each other and, we felt, a responsibility to reinvent everything, to scoff and re-create and drive fast while singing loudly and pounding the windows. It was a hopeless sort of exhilaration, a kind of arrogance born of fatalism, I guess, of the feeling that if you could lose a couple of parents in a month, then basically anything could happen, at any time — all bullets bear your name, all cars are there to crush you, any balcony could give way; more disaster seemed only logical.
And then, as in Dorothy’s dream, all these people I grew up with were there, too, some of them orphans also, most but not all of us believing that what we had been given was extraordinary, that it was time to tear or break down, ruin, remake, take and devour. This was San Francisco, you know, and everyone had some dumb idea — I mean, wicca? — and no one there would tell you yours was doomed. Thus the public nudity, and this ridiculous magazine, and the Real World tryout, all this need, most of it disguised by sneering, but all driven by a hyper-awareness of this window, I guess, a few years when your muscles are taut, coiled up and vibrating. But what to do with the energy? I mean, when we drive, Toph and I, and we drive past people, standing on top of all these hills, part of me wants to stop the car and turn up the radio and have us all dance in formation, and part of me wants to run them all over.”

Onore E Riscatto (DriEditore Historical Romance)

Nella sua lucida follia, provò un brivido di eccitazione pensando a Eleanor.
L’amava più di se stesso, ora lo sapeva. Un sentimento più potente della furia degli elementi.
**Colonie occidentali britanniche, 1818.**
Per amore di un pirata, Lady Eleanor Blackmore ha voltato le spalle alla famiglia. Non che avesse poi molto da perdere, dato che il padre era ricercato per il tentato omicidio del fratello. Piuttosto che accettare un possibile matrimonio combinato dal nonno, il Duca di Ashton, per riscattare l’onore della famiglia, ha preferito affrontare lo scandalo vivendo accanto a René Boscher, il pirata francese che si vanta d’averla addirittura comprata. Quel pezzo di carta esiste davvero e porta la firma del padre di Eleanor. Ma René sa benissimo che non si può comprare una Lady, figuriamoci il suo cuore. E per amore di Eleanor il sanguinario pirata è disposto a fare qualsiasi follia. Perfino a riscattare il proprio di onore. E il riscatto passa attraverso il segreto dei gioielli perduti della regina Maria Antonietta.
**Anche questa volta Fabiana ci stupisce con una bella avventura ricca di navi, pirati, combattimenti e forti emozioni. Una trama movimentata e intrigante, che ci incolla al libro e ci costringe ad arrivare alla fine. Tutto ciò fa da sfondo alla bella e tormentata storia d’amore dei due protagonisti. Un regency non convenzionale da leggere assolutamente!
***** ROMANZO AUTOCONCLUSIVO *******

Onda

La mattina del 26 dicembre 2004, Sonali è a Yala, un parco nazionale lungo la costa sudorientale dello Sri Lanka, con tutta la sua famiglia: Steve, il marito, i due figli e i vecchi genitori. Sono arrivati da Londra da quattro giorni, entusiasti all’idea di trascorrere le vacanze in un luogo dove abbondano le aquile pescatrici. Vikram, il figlio di otto anni, le adora a tal punto che se ne sta seduto ore e ore sulla sponda della laguna che confina con l’albergo, nella speranza di vederle. Sulla soglia della camera, Sonali chiacchiera con Orlantha, una giovane amica che ha fondato a Colombo un’orchestra di bambini, quando quest’ultima sussurra: «Oh, mio Dio, il mare sta entrando». Sull’oceano avanza la cresta bianca di un’onda. Un fenomeno insolito, poiché dalla stanza il mare è di solito soltanto un luccichio azzurro al di sopra dell’ampia distesa di sabbia che scende ripida verso l’acqua. «Nulla di allarmante», pensa Sonali e chiama Steve a contemplare lo spettacolo, mentre Vikram, seduto accanto all’uscita sul retro, legge la prima pagina di un libro, Lo Hobbit. Tutto, però, precipita in un attimo. La spuma raggiunge la battigia, scala un pendio e si tramuta in onde che sciabordano sul crinale dove termina la spiaggia e non tornano indietro, anzi si fanno piú vicine. Marroni o grigie, superano veloci le alte conifere e, minacciose, si dirigono verso la loro camera. Sonali e Steve capiscono che è ora di fuggire. Le mani strette in quelle dei bambini corrono verso il vialetto di fronte all’albergo, incuranti dei sassi e delle spine che graffiano la pelle. A metà del viale una jeep, uno di quei veicoli da safari, li prende a bordo. L’autista guida veloce, mentre Vikram scoppia a piangere e Steve lo abbraccia stringendolo a sé. Sono quasi in fondo al vialetto, a un passo dal sentiero sterrato che costeggia la laguna, quando l’acqua sciaborda improvvisa sulle loro ginocchia e la jeep, le ruote prive ormai di presa sul terreno, prende a ondeggiare. L’ultima immagine, che resterà per sempre impressa nella mente di Sonali, è lo sguardo terrorizzato di Steve – gli occhi sgranati, la bocca spalancata – mentre fissa qualcosa di terribile alle sue spalle. Questa è la storia di una donna che ha perduto tutto nello tsunami del 2004, uno dei piú grandi disastri naturali dell’epoca moderna. Finalista al National Book Critics Award, inserito dal New York Times tra i migliori libri del 2013, è la cronaca piú commovente che ci sia dato leggere di quella tragedia e, con il suo stile scarno e potente che rifiuta ogni sentimentalismo, l’indimenticabile racconto del ritorno alla vita di una sopravvissuta. Finalista al National Book Critics Circle Award 2013. Finalista al Barnes & Noble Discover Great New Writers Award. «Un libro splendido, bellissimo». Joan Didion vincitrice del National Book Award «Indimenticabile… Il libro piú straordinario sul dolore che abbia mai letto». Cheryl Strayed The New York Times Book Review «Una certa grandezza si riverbera nell’agile e semplice prosa di Deraniyagala». The New York Times «Onda è sorprendente sotto molti punti di vista, ma forse piú di tutti lo è per la sua scrupolosa onestà e mancanza di patetismi… Non ha un lieto fine, perché il tempo non guarisce tutte le ferite, ma documenta un’esperienza che è inimmaginabile e, ad un tempo, terribilmente umana». Tom Beer National Book Critics Circle

Ombre Che Camminano

Frederic ha undici anni e tanti problemi. La sua famiglia ha appena deciso di trasferirsi da Los Angeles a Torino, i suoi genitori sono in crisi e sembrano non avere tempo per lui e nella nuova scuola la sua principale occupazione è cercare di sfuggire alle ‘attenzioni’ di un gruppo di bulli che lo hanno preso di mira. Anche la cupa villa in cui abita, con le sue torrette e i lunghi corridoi bui, non aiuta a migliorare la situazione. Unica nota positiva: due amici che si è fatto nella nuova scuola, Liz, dalla parlantina veloce e dagli affascinanti occhi viola e il piccolo Ben, che non parla, ma sa esserci al momento giusto. Tutto precipita la sera del suo compleanno. Invece della serata in famiglia che si sarebbe aspettato, i suoi hanno deciso di fare una grande festa con tanti invitati, e Frederic, tristissimo, scende in cantina per evitare il party. Qui lo aspetta un incontro incredibile: un misterioso ragazzo senza nome, se possibile ancora più spaesato e confuso di lui, con il quale Frederic sente un’immediata e sincera affinità. Ma chi è questo nuovo amico? E perché i suoi genitori non lo vedono? Insieme i due dovranno affrontare un’avventura fantasmagorica in una Torino magica e misteriosa e portare a termine una missione impossibile… E Frederic imparerà che l’amicizia e l’amore possono davvero tutto e che se accanto a te hai le persone giuste, nel tuo cuore non c’è spazio per la tristezza e la paura. Età di lettura: da 11 anni.

Oltre il Novecento: la politica, le ideologie e le insidie del lavoro

Secolo della democrazia e dei totalitarismi, della violenza dispiegata in misura mai prima conosciuta e della decolonizzazione su scala globale, della società opulenta e della fame nel mondo: il Novecento appare, da qualunque prospettiva lo si guardi, come il “secolo dell’ambivalenza”. Il libro suggerisce un percorso attraverso queste contraddizioni, in una sorta di corpo a corpo con le patologie più estreme dell’epoca.

Ognuno Riconosce I Suoi

Milano, anni Novanta. Ogni giorno Caterina raggiunge l’ospedale dove è ricoverato il cugino Michele, si siede e aspetta. L’infermiera giovane con gli occhiali spessi, a cui ogni tanto domanda se lui riesca a sentirla, le risponde che non ci sono certezze in casi del genere; c’è chi prova con la musica, qualcuno legge a voce alta, altri parlano e fingono di non accorgersi delle risposte che non arrivano mai. Caterina ha comperato un quaderno, fogli spessi e bianchi su cui ricostruire la storia sua e di Michele, e della loro famiglia. Un modo per riordinare quelle «tessere della memoria» che compongono il passato, e per tracciare una strada che ricondurrà Michele a casa, quando si sveglierà stordito e confuso, come un cane bastardo strappato troppo presto alla tana. I primi ad affacciarsi sulla pagina sono naturalmente Sandro e Teresa, i genitori. Al tempo della nascita di Caterina, Sandro lavorava per una grande multinazionale americana: giacca e cravatta dal lunedì al giovedì, il venerdì un anticipo di weekend in camicia. Teresa allora era la più giovane insegnante di matematica dell’istituto tecnico. Disegnava sulla lavagna con i gessetti colorati e nella voce aveva la poesia di certi giorni d’estate. Michele aveva quattro mesi quando sua madre, Anna, la sorella di Sandro, lo lasciò tra le sue braccia. Piccola, agile, uno scricciolino col naso affilato, labbra carnose e una passione per violino e viola, in quei giorni di venti anni prima Anna non poteva prendersi cura del suo bambino. Inseguiva la sua guerra. Una guerra di cui i giornali del tempo non parlavano apertamente, ma che era visibile nei bastoni con i drappi rossi, nelle bombe incendiarie durante i cortei, nei pestaggi, nelle spranghe, nei coltelli, nelle piazze esplose e piene di sangue, nei treni saltati. Qualcuno diceva è come in Cile, e allora poteva capitare che una ragazza come Anna pensasse che fosse giunta l’ora di suonare tutt’altra musica, la musica del tempo, il triste spartito degli anni di piombo. Come uno scrigno dei ricordi, il quaderno di Caterina si affolla di vicende, destini e storie trascorse finché, come da ogni scrigno che si rispetti, non affiora da un doppio fondo una rivelazione inaspettata, un segreto che muterà radicalmente non soltanto il rapporto tra Caterina e Michele, ma la sua stessa esistenza. Seconda opera di Elena Rausa dopo Marta nella corrente, Ognuno riconosce i suoi è uno struggente romanzo per accomiatarsi teneramente e dolorosamente, come indica la frase di Cristina Campo messa qui ad esergo, dalle pagine recenti della nostra storia «prima che siano estinte».