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Mondo Temporale

Sei splendidi racconti dell’autore di Mondi alla Rovescia, vincitore del premio per il miglior romanzo inglese 1974. Sei perfette riuscite narrative che fondono come meglio non si potrebbe componenti scientifiche, fantasia, e felicità di scrittura. La prova di come la formula di fantascienza possa, nel piacere di narrare, non abdicare davanti ai problemi della realtà umana.

Mito E Realtà Della Grande Guerra

Mito e realtà della Grande Guerra s’intrecciano, strettamente legati e non sempre perfettamente distinguibili, nei saggi raccolti nel presente volume. Il primo conflitto mondiale è colto nel momento del suo svolgersi e nei suoi effetti duraturi, nel ricordo a distanza di decenni, in un contesto nazionale e internazionale, nel confronto con altri paesi e altri conflitti. La Grande Guerra è presentata quale momento fondamentale di rinnovamento identitario della società e della letteratura che la esprime, tra mito della guerra a difesa della giovane patria, o come «igiene del mondo», e tragica realtà, che rende i soldati fratelli nella durezza della vita sui campi di battaglia e richiede la creazione di un nuovo essenziale linguaggio che la esprima. **
### Sinossi
Mito e realtà della Grande Guerra s’intrecciano, strettamente legati e non sempre perfettamente distinguibili, nei saggi raccolti nel presente volume. Il primo conflitto mondiale è colto nel momento del suo svolgersi e nei suoi effetti duraturi, nel ricordo a distanza di decenni, in un contesto nazionale e internazionale, nel confronto con altri paesi e altri conflitti. La Grande Guerra è presentata quale momento fondamentale di rinnovamento identitario della società e della letteratura che la esprime, tra mito della guerra a difesa della giovane patria, o come «igiene del mondo», e tragica realtà, che rende i soldati fratelli nella durezza della vita sui campi di battaglia e richiede la creazione di un nuovo essenziale linguaggio che la esprima.

Miti Maya E Inca

Non solo sacrifici umani: la visione religiosa dei Maya era incentrata sul Sole come base del mistero della vita e insieme simbolo dell’illuminazione della coscienza. L’altrettanto affascinante mitologia del popolo Inca, che pure adorava il Sole, aveva una concezione della Terra come grande organismo vivente, al quale partecipano tutti i fenomeni naturali. I miti di questi popoli precolombiani restituiscono grandezza e modernità a due civiltà troppo a lungo ignorate.

Miti Dei Celti

I Celti, come tutti i popoli transalpini, sono stati a lungo sottovalutati e classificati come “barbari”. L’assenza di documenti scritti ce ne ha poi fatto ignorare la ricca e originale cultura. Per fortuna in Irlanda e nel Galles sono rimaste tracce significative della civiltà celtica, che si fa arrivare fino ad Artù, considerato l’ultimo erede. Oggi li pensiamo addirittura come i veri creatori dell’Europa: scopriamo insieme questa cultura attraverso la sua mitologia.

Missione ad alto rischio. Star Wars. Republic Commando

Missione Ad Alto Rischio è il primo tie-in tratto dal videogioco Republic Commando e firmato dall’acclamata autrice britannica Karen Traviss.Mentre infuriano le Guerre dei Cloni, la vittoria o la sconfitta sono nelle mani delle squadre d’élite che affrontano le missioni più difficili della galassia: soldati duri come la roccia che si recano là dove nessuno andrebbe mai per fare quello che nessuno mai vorrebbe fare… Incaricati di sabotare il centro di ricerca di un’arma chimica su un pianeta dei Separatisti, quattro soldati cloni agiscono proprio sotto il naso dei loro nemici. I commando sono in netta inferiorità numerica, infiltrati nelle linee nemiche senza il minimo appoggio, a collaborare con degli estranei piuttosto che con i loro fidati compagni di battaglia. La situazione peggiore quando Darman, l’esperto di demolizioni della squadra, resta separato dai suoi compagni durante la caduta del pianeta. Persino l’apparente incontro fortunato con un Padawan di nome Etain riserverà delle sorprese quando quello ammetterà la propria inesperienza.Per il clone commando e il giovane Jedi inizia così un lungo e pericoloso viaggio in un territorio ostile che brulica di schiavisti Trandoshan, Separatisti e indigeni sospettosi. Ogni passo falso potrebbe portare a una nuova scoperta… o alla morte. Sarebbe una missione suicida per chiunque, eccetto che per i Commando della Repubblica. **

Mille E Non Più Mille

«La vicenda di *Mille e non più mille* si svolge a Pavia dalla prima estate alla fine dell’anno 999 dopo Cristo. Proprio intorno al Mille, il mondo cambia sotto le spinte di nuove esigenze sociali, subito comprese e abilmente sfruttate dalla Chiesa. Per una sorta di fenomeno ciclico, diremmo anzi per una legge storica tuttora da precisare sotto l’aspetto scientifico, quando una comunità si corrompe e declina, gli individui che ne fanno parte sono presuntuosamente indotti a estendere il fenomeno molto al di là dei propri confini: da qui la ricorrente convinzione che non un mondo particolare ma l’intero orbe terracqueo debba sparire». *(G.B.)*

Middlesex

A raccontarci una ben strana vicenda, con una voce avvolgente che si impone fin dalle prime righe, è Calliope Stephanides, una rara specie di ermafrodito che ha vissuto i primi anni della sua vita come bambina, prima di scoprire la sua doppia natura. Responsabile della sua “eccentricità biologica” è un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni della sua famiglia e che ora si manifesta nel suo corpo.
Inizia così l’Odissea di Callie, un’odissea che ci proietta nei sogni e nei segreti della famiglia Stephanides, tra furbi imprenditori e ciarlatani, sagge donne di casa e improbabili leader religiosi, in un alternarsi di nascite, matrimoni, scandali e segreti che dalla Turchia negli anni in cui crolla l’Impero Ottomano si trasferisce nell’America del Proibizionismo e della guerra, dei conflitti razziali e della controcultura, del Vietnam e del Watergate. L’odissea di un’adolescenza in cui si mescolano e si oppongono il senso di un destino, di un’eredità familiare, e la volontà di essere artefice di se stessi, per dare voce ai propri desideri, alla propria sessualità e ai propri sentimenti. **
### Sinossi
A raccontarci una ben strana vicenda, con una voce avvolgente che si impone fin dalle prime righe, è Calliope Stephanides, una rara specie di ermafrodito che ha vissuto i primi anni della sua vita come bambina, prima di scoprire la sua doppia natura. Responsabile della sua “eccentricità biologica” è un gene misterioso che attraversa come una colpa tre generazioni della sua famiglia e che ora si manifesta nel suo corpo.
Inizia così l’Odissea di Callie, un’odissea che ci proietta nei sogni e nei segreti della famiglia Stephanides, tra furbi imprenditori e ciarlatani, sagge donne di casa e improbabili leader religiosi, in un alternarsi di nascite, matrimoni, scandali e segreti che dalla Turchia negli anni in cui crolla l’Impero Ottomano si trasferisce nell’America del Proibizionismo e della guerra, dei conflitti razziali e della controcultura, del Vietnam e del Watergate. L’odissea di un’adolescenza in cui si mescolano e si oppongono il senso di un destino, di un’eredità familiare, e la volontà di essere artefice di se stessi, per dare voce ai propri desideri, alla propria sessualità e ai propri sentimenti.

Michael Kholhaas

Michael Kohlhaas, uomo rispettoso e onesto mercante di cavalli brandeburghese, è quasi una rappresentazione del bene divino: questa è la storia della sua trasformazione in un demonio.Un giorno, mentre si reca a una fiera di cavalli, a un certo punto trova la strada sbarrata; sprovvisto del lasciapassare richiestogli, si vede costretto a cedere una parte della sua merce a un nobile per poter attraversare i suoi possedimenti. Si rende presto conto di essere stato raggirato e, al suo ritorno, ritrova i cavalli spossati e denutriti. In seguito a questo grave sopruso, scioccato dalla miseria umana, Kohlhaas si anima di una fortissima sete di giustizia e pretende perciò di ristabilire l’ordine in un mondo caratterizzato dalla prepotenza e dalla depravazione. Rinunciando alla sua ineccepibile virtù e al suo rigore morale, il mercante mette in piedi un esercito di sbandati e scatena una ribellione violenta, che si alimenta del sostegno popolare e che, tuttavia, dopo aver sovvertito e messo in crisi l’intero ordinamento dello Stato, gli sarà fatale.Ispirato da un fatto di cronaca del sedicesimo secolo, von Kleist costruisce un racconto sorprendentemente moderno per tema e stile, che ha influenzato e suscitato l’ammirazione di scrittori come Thomas Mann, Franz Kafka e Hermann Hesse. Franz Kafka dedicò una delle uniche due apparizioni pubbliche della sua vita alla lettura di alcuni passaggi da Michael Kohlhaas.«Il racconto più forte della letteratura tedesca».Thomas Mann«Non riesco a pensare a quest’opera senza essere travolto dalla commozione e dall’entusiasmo».Franz Kafka«Non siamo nulla, in confronto a Kleist».Rainer Maria Rilke

Mia Madre, Mohammad E Io

Nei giorni in cui Donald Trump sale al potere, Benoît Cohen, un cineasta francese che vive negli Stati Uniti, scopre che sua madre si sta preparando a ospitare Mohammad, giovane migrante afgano, nell’appartamento del centro di Parigi dove vive da sola. Anche se Benoît si indigna per il presidente razzista che minaccia di chiudere i confini, tuttavia non può fare a meno di preoccuparsi per sua madre che, senza dirlo a nessuno, ha aperto la porta di casa a uno sconosciuto. Ritorna quindi a Parigi e incontra Mohammad. Il ragazzo, sradicato e costretto a trasferirsi varie volte, è cresciuto molto più velocemente di qualsiasi coetaneo occidentale: Benoît lo capisce ascoltando il racconto della sua breve ma intensa vita. Tra il regista, esule volontario, e Mohammad, che non ha potuto scegliere il proprio destino, nasce una bella amicizia, sotto lo sguardo di Marie-France, l’affascinante madre che completa questo improbabile trio. Un romanzo delicato e coinvolgente in cui l’autore descrive con umorismo e profondità il delicato momento dell’incontro con l’altro, un racconto che esplora il vero significato della parola “dare”.

Mi ricordo

Adela e Sonja: due figure di donna e due destini che non si potrebbero immaginare più diversi. La prima, negli anni trenta, conduce un’agiata esistenza accanto ai genitori nella loro villa in riva al fiume, intrecciando con un insigne poeta un ingenuo e appassionato carteggio sull’arte, la musica, la bellezza; la seconda, ai giorni nostri, lavora nella stessa casa come badante al servizio di un vecchio signore dispotico. Ma non è stato un caso a condurla lì, perché, come scopriremo a poco a poco, un vincolo profondo lega queste due vicende che scorrono parallele nelle pagine del libro. Mentre si prende cura del padrone accompagnandone la regressione verso l’infanzia, Sonja compie un lungo, tormentoso “scavo archeologico” alla ricerca del proprio passato familiare; intanto, le lettere di Adela al poeta ci svelano il lento precipitare della sua vita dalla normalità all’incubo: le persecuzioni razziali, la deportazione in un campo di sterminio, la “salvezza” pagata con i servigi prestati in un’altra casa, dalle imposte perennemente chiuse, che gli aguzzini definiscono con atroce ironia “la casa della gioia”, l’impossibile ritorno, dopo quella degradazione estrema, alla normalità di una vita borghese. Se esiste una speranza di riscatto, è affidata alla memoria e alla compassione di chi viene dopo; o forse a quella misteriosa frase di Dostoevskij, “La bellezza salverà il mondo”, di cui Sonja intuirà solo alla fine un significato possibile. **
### Recensione
**In cerca della bellezza che spegnerà il lager**
*Lorenzo Mondo* , Tuttolibri – La Stampa
**Paola Capriolo** ha scritto con *Mi ricordo* uno dei suoi romanzi più avvincenti, la prova più alta della sua maturità. Colpisce a prima vista l’originalità della struttura, che tuttavia non ha nulla di esibizionistica bravura, aderisce al cuore stesso del racconto. E’ la storia di due donne, che si svolge a capitoli alterni. Vivono in anni diversi e sono distanziate anche dai tempi verbali, dalla prima e dalla terza persona che le racconta. Adela vive nella villa di una agiata famiglia borghese in riva al fiume, in quella che per vari indizi si può identificare come l’Austria degli anni Trenta. Appassionata di musica e letteratura, intrattiene un ingenuo, innamorato carteggio con un rinomato poeta. E le sue lettere compongono, senza soluzione di continuità, la parte del romanzo che la riguarda. Adela intravede in quei versi, improntati ad una aristocratica separatezza, la quintessenza della bellezza.
Le missive invaghite dell’adolescente lasciano trapelare però l’inquietudine per ciò che accade nella sua città. Designata come Ninfa dal suo Maestro, è in realtà un’«ebreuccia» che assiste via via, con sgomento e raccapriccio, alle persecuzioni razziali da cui sarà travolta anche la sua famiglia. E il poeta che, davanti all’Annessione del paese al Terzo Reich e alla successiva entrata in guerra della Germania, non nasconde l’ammirazione per la conquista di una «Patria più vasta», finisce per diradare le sue lettere e chiudersi nel silenzio. Paola Capriolo registra con grande finezza la caduta progressiva e inesorabile di Adela verso l’abisso. Quello del lager, dove troverà una ignominiosa salvezza nel bordello definito dagli aguzzini come «la casa della gioia».
L’altra protagonista del romanzo bipartito è Sonja, una donna di mezza età. Rispondendo a una inserzione, è finita inopinatamente nella casa azzurra in cui è vissuta bambina, per fare da badante a un vecchio signore. E’ un uomo accigliato e malevolo che soltanto la malattia e la smemorata regressione all’infanzia riescono ad addolcire. Sonja non tarderà a scoprire nella villa oggetti e fantasmi familiari, fino a un fascio di lettere conservate in uno stipo. Sono le minute che documentano la storia di Adela, l’infatuazione per il Grande Poeta e il dramma di colei che è stata sua madre. Il colpo di scena, che intreccia i destini delle due donne, non esaurisce il senso più profondo del romanzo. L’inferno dei campi di sterminio ci viene restituito con rinnovato e agghiacciante stupore. Ma si tratta, come rammenterà la diretta testimone, di «cose risapute». Il tema più forte e pervasivo è dettato dall’asserzione che Dostoevskij, nell’Idiota, mette in bocca al principe Myskin: «La bellezza salverà il mondo». Ma quale bellezza? Certo non quella che Adela credeva di trovare nei versi smaltati del suo Maestro, la purezza esornativa che occulta e mentisce, che distoglie lo sguardo dalle peggiori infamie. «Nei rari momenti in cui ancora posso concedermi di pensare – argomenta Adela – penso a una bellezza diversa: qualcosa che, se il mondo è un frutto, non sarebbe la buccia, ma il nocciolo sepolto; qualcosa che ha volte mormora, ma a volte anche grida, e siede, accanto al trono di Dio, fra gli angeli travagliati della misericordia».
Il tema, rintracciato nella lettura delle carte materne, coinvolge anche Sonja. Lei non ha confidenza con la letteratura, non può appellarsi alla responsabilità di artisti e scrittori, quelli veri che hanno dato qualche conforto a sua madre. Ma è pronta a raccoglierne la più dimessa, quotidiana lezione. Di una bellezza che, in tutte le sue accezioni, non può prescindere da connotazioni di ordine morale. E Sonja sembra individuarla nella dedizione al vecchio che assiste. Di lui intuisce, attraverso brandelli di memoria, la vita travagliata e, nella sua pietas, finisce quasi per sovrapporre a quell’estraneo la perduta immagine paterna.
### Sinossi
Adela e Sonja: due figure di donna e due destini che non si potrebbero immaginare più diversi. La prima, negli anni trenta, conduce un’agiata esistenza accanto ai genitori nella loro villa in riva al fiume, intrecciando con un insigne poeta un ingenuo e appassionato carteggio sull’arte, la musica, la bellezza; la seconda, ai giorni nostri, lavora nella stessa casa come badante al servizio di un vecchio signore dispotico. Ma non è stato un caso a condurla lì, perché, come scopriremo a poco a poco, un vincolo profondo lega queste due vicende che scorrono parallele nelle pagine del libro. Mentre si prende cura del padrone accompagnandone la regressione verso l’infanzia, Sonja compie un lungo, tormentoso “scavo archeologico” alla ricerca del proprio passato familiare; intanto, le lettere di Adela al poeta ci svelano il lento precipitare della sua vita dalla normalità all’incubo: le persecuzioni razziali, la deportazione in un campo di sterminio, la “salvezza” pagata con i servigi prestati in un’altra casa, dalle imposte perennemente chiuse, che gli aguzzini definiscono con atroce ironia “la casa della gioia”, l’impossibile ritorno, dopo quella degradazione estrema, alla normalità di una vita borghese. Se esiste una speranza di riscatto, è affidata alla memoria e alla compassione di chi viene dopo; o forse a quella misteriosa frase di Dostoevskij, “La bellezza salverà il mondo”, di cui Sonja intuirà solo alla fine un significato possibile.

Mi Appartieni (I Romanzi Introvabili)

Pur di vedere accasata la terzogenita Alexandra, bellissima e impetuosa, il barone Constantin Rubliov ha combinato con l’inganno il suo matrimonio con il figlio del vecchio amico Simeon Petroff, morto da anni. Il barone è ben cosciente che per la figlia il matrimonio rappresenta una forma di costrizione inadatta al suo temperamento ribelle e volitivo, ma pensa che un uomo capace di tenerle testa potrebbe indurla a cambiare idea, facendo breccia nel suo cuore. Non immagina, però, che a tener testa ad Alexandra giunga dalla Cardinia il giovane e riluttante conte Vasili, intenzionato a comportarsi da perfetto mascalzone pur di rompere l’antica promessa. E così…