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Jeremy Poldark

Comovaglia, 1790-1791. Il terzo volume della saga di Poldark si apre su uno dei momenti più cupi della vita di Ross e Demelza, distrutti dal lutto per la morte della figlia Julia. È in questa lugubre congiuntura che Ross viene messo sotto processo, con l’accusa di avere istigato il saccheggio di due navi naufragate, reato per il quale è prevista l’impiccagione. In un clima avvelenato da inimicizie e vecchi rancori, su cui grava la paura che lo spirito sovversivo della Rivoluzione francese possa dilagare anche nel resto d’Europa, il suo caso è delicato e controverso. E il nemico di sempre, George Warleggan, non esita a tramare perché si giunga a una condanna. Intanto, anche il matrimonio con Demelza attraversa un periodo molto critico: i rapporti si sono infatti raffreddati, minati da incertezze e incomprensioni, tanto più che all’orizzonte di Ross ricompare Elizabeth, mai dimenticata e ora più civettuola che mai. Quando la moglie gli rivela di essere di nuovo incinta, nell’animo di Ross si combattono sentimenti contrastanti: il bambino in arrivo offrirà alla coppia l’occasione per riavvicinarsi o li renderà ancora più distanti? E la nascita di Jeremy, che coincide con la decisione di riaprire una delle miniere di rame, quale fase inaugurerà nella vita di Ross?

Jane e l’arcano di Penfolds Hall: Un’indagine per la detective Jane Austen

Derbyshire, agosto 1806. Jane, in vacanza, sta assaporando il mite clima estivo e scoprendo le bellezze della regione, quando, durante una delle sue passeggiate, trova il cadavere di un giovane uomo dai boccoli biondi e dal viso bello come quello di un angelo. A sconvolgerla ulteriormente č il coroner che le rivela che non si tratta di un uomo, bensě di Tess Arnold, domestica personale di Mr. Charles Danforth di Pensfolds Hall, travestita con gli abiti del suo padrone. Dopo lunghi anni di fedele servizio, Tess era stata accusata di stregoneria e quindi cacciata dal maniero. Che cosa si nasconde dietro la sua morte? Č stata la vittima di un pazzo? O qualcuno lha uccisa per seppellire con lei segreti innominabili? Come sempre, il fiuto di Jane per lintrigo e la menzogna porterŕ la nostra eroina a lanciarsi in unindagine pericolosa, e nemmeno le peggiori minacce potranno dissuaderla dalla ricerca della veritŕ

Iron Angel

Order has collapsed in Deepgate. The chained city is now in ruins, and the Deadsands beyond are full of fleeing refugees. Meanwhile, the Spine militia is trying to halt the exodus of panicking citizens through brutal force. Rachel and the young angel Dill are dragged off to the Temple torture chambers . . . but strange things start to happen as a foul red mist rises from the abyss beneath the city. For the god Ulcis’s death has left the gates to Hell unguarded, and certain forces in the fathomless darkness beneath Deepgate have noticed an opportunity. Only the offspring of the dread goddess Ayen understand this new danger. Already, Cospinol, god of brine and fog, is coming to save his brother’s temple — and to hunt down Ulcis’s murderers. His foul, fog-wreathed skyship has already reached Sandport, bringing along its own version of hell. By now, Rachel just wants to keep her companion alive. Escaping their prison, and with enemies closing in on all sides, she is forced to undertake a perilous journey across the Deadsands towards the distant land of Pandemeria. But there the battlefield at Coreollis is fated to witness a clash of powers — a contest between men and gods and archons and slaves, all forced into desperate alliances.

Io, lei, Manhattan

« *Una vera meraviglia.* »
**The Times Literary Supplement**
« *Un racconto d’amore nella New York degli anni Ottanta… Adam Gopnik sa emozionare e rendere affascinanti le piccole cose quotidiane della vita domestica.* »
**The New York Post**
All’inizio degli anni Ottanta **Manhattan** non è ancora il fortino inaccessibile che è diventato oggi, ma due giovani appena sbarcati dal Canada attratti dalla sua effervescente vita culturale devono comunque accontentarsi di un minuscolo monolocale in un seminterrato. Da qui partono **Adam** e **Martha** nell’esplorazione di se stessi, del loro matrimonio iniziato proprio a New York e della loro nuova città, luogo ideale per mettere a frutto ambizione e talento. Quello di Adam, come lui stesso scoprirà non senza un certo stupore, sta nella capacità di mettere in fila le parole e di spaziare dalla cultura alta a quella bassa, abbandonando il puntiglioso «ma» del dibattito accademico per un tollerante «e» in grado di accogliere con sguardo curioso tutto ciò che la città ha da offrirgli. E delle sue doti dà prova anche in questi resoconti dei suoi comici esordi nel mondo lavorativo, da un impiego alla Frick Library a un altro al MoMA fino ad approdare alla rivista GQ, dove la totale mancanza di requisiti lo rende il candidato ideale. Ogni passaggio è occasione per gli incontri più disparati, dal fotografo Richard Avedon, che diventa mentore e amico fraterno, a un artista di strada deciso a rifare Van Gogh meglio di Vincent, dall’ineffabile star dell’arte consumistica Jeff Koons a un derattizzatore filosofo alle prese con la fauna sotterranea di SoHo. E il racconto cede volentieri il passo alla digressione: il parallelo tra i cicli della moda e l’eterno ritorno dell’uguale di nietzschiana memoria; la semiotica astuta dei centri commerciali e del finto nordico Häagen-Dazs; la capacità di oggetti iconici come il walkman e le Nike di mettere le ali ai piedi a un semplice camminatore: nessun argomento sfugge all’insonne e divertita ispirazione di un grande affabulatore.

Io, Jean Gabin

«Quanti vizi i Sapienza, penso, e rabbrividisco all’idea di crescere ed essere costretta ad affrontarli tutti».
Può una bambina – lasciata interi pomeriggi nel ventre sicuro di un cinematografo – arrivare a identificarsi totalmente con Jean Gabin?
Sì, se quella bambina è Goliarda Sapienza. L’attore simbolo di un certo modo di stare al mondo, l’icona anarchica del cinema francese, le calza a pennello. Goliarda bambina, non appena esce dal Cinema Mirone, è Jean Gabin, e scorrazza per i vicoli di Catania traboccanti di vita e di malaffare come Jean per quelli di Algeri. Incontra prostitute filosofe, pupari, la vita pullulante della Civita in tutte le sue forme, comprese quelle magmatiche dei «corpi lunghi di draghi neri scolpiti nella lava sotto i balconi».
E quando rientra a casa, trova un’altra forma di vita altrettanto disordinata e imprendibile: quella della sua famiglia senza fine. Un padre avvocato «amato dai poveri e odiato dai fascisti, ma da tutti rispettato e temuto»; una madre socialista impegnata durante il Ventennio a trasformare il suo appartamento catanese in un focolaio di resistenza e di controcultura; una tribù di fratelli acquisiti, ognuno intento a seguire i suoi sogni, contagiosamente.
Io, Jean Gabin racconta tutto questo raccontando un pugno di giorni. È un tassello di quella che Goliarda Sapienza chiamava «autobiografia della contraddizioni»: l’idea – bellissima ed eccentrica – era quella di tornare a distanza di anni su alcuni momenti della propria vita, per capire cosa combina il tempo con la memoria, e la memoria dentro di noi. Perché il passato non è mai cristallizzato, proprio come la coscienza di chi è troppo vivo per stare fermo.
In *Io, Jean Gabin* \- romanzo postumo e assolutamente inedito – c’è la stessa energia stilistica dell’ *Arte della gioia* , ci sono il piglio, lo slancio, la spavalderia di Modesta bambina: la «carusa tosta» che è divenuta un personaggio indimenticabile della letteratura del Novecento.

Io Sono Iqbal

Nel piccolo villaggio pakistano, frotte di bambini giocano a rincorrersi, ridono felici. Iqbal li vede dal finestrino del furgone che lo sta riportando a casa, al tramonto. Quei giochi erano anche i suoi, un tempo. Prima che ogni mattina all’alba venissero a prelevarlo per portarlo alla fabbrica di tappeti. Prima che fosse costretto a trascorrere le giornate attaccato a un telaio, in una stanza afosa, senza staccare gli occhi dal lavoro, altrimenti volano le botte. Prima.
Non se li ricorda nemmeno più i giochi da bambini, Iqbal. Eppure non ha ancora dieci anni. Sei anni prima è stato ceduto dalla famiglia per coprire un debito di dodici dollari, contratto dal fratello maggiore per sposarsi.
Un debito che non si estingue mai. Da allora è stato uno schiavo, sottomesso a padroni senza scrupoli, a sorveglianti crudeli, abbrutiti dalla miseria e dalla paura. Ha vissuto incatenato al telaio, inginocchiato per quindici ore al giorno, a tessere con le sue piccole mani quei bellissimi tappeti apprezzati in tutto il mondo. Insieme ad altri bambini come lui.
Ma Iqbal è diverso, in lui c’è una scintilla che niente riesce a spegnere, la sua mente è attenta e vigile, il suo senso di giustizia innato. Non tutti i bambini sono costretti a lavorare, pensa guardando il mondo dal finestrino di un furgone, quindi ci deve essere un modo.
Così, dopo un tentativo fallito e pagato a caro prezzo, Iqbal riesce finalmente a fuggire. Ha un solo obiettivo in testa, un sogno: far sapere al mondo cosa succede in Pakistan, liberare tutti i bambini dalla schiavitù. E ridare loro quell’infanzia che hanno provato a rubargli. **Una storia vera, intensa e commovente, impossibile da dimenticare.**

Into the Fire

After The Academy Closes, A Galdoni Struggles To Find His Way Saro is a Galdoni who finds himself displaced by the closing of the Academy. Eventually, he is taken in by a man, unaware that the man’s motives are directed by a dangerous enemy. As Saro’s world crashes around him, he finds the one thing that was never meant to exist, a female Galdoni. ˃˃˃ Amid Chaos And A Race Against Time, He Finds A Solace He Never ExpectedHe races against time to save her and in turn finds himself at the mercy of other Galdoni striving to carve their place in the world. Amid the burning chaos that has become his life, Saro finds a solace he never expected, eyes filled with understanding and a smile that steals his heart even though he’s only begun to trust. ˃˃˃ With the fate of the Galdoni on his shoulders, Saro has to decide what’s worth fighting for, and how much he is willing to put on the line.Scroll Up And Grab Your Copy Today!

Innocente Ossessione

***Sarò chiaro: so che pensi di poterti prendere mia sorella per poi trattarla come se non valesse niente.* **
*E voglio che tu sappia che non te lo lascerò fare. Non ti permetterò di farle del male.*
\—
«È una cosa ridicola.»
«Lo è» concordò Will, guardandola brevemente prima di tornare sulla strada, «È ridicolo che tu sia uscita con quell’imbecille.»
«Non è un imbecille» ribatté lei.
«Di’ quel che vuoi, ma Brandon ti ha portata a casa perché sperava di scoparti. E scommetto che tu invece non ci pensavi affatto.»
«Forse invece avevo proprio quello in mente.»
«Allora perché ti sei fatta portare via così?»
«Fammi un favore: chiudi la bocca e lasciami in pace.»
\—
**Arianna:**
Da che mi ricordi, Will è stato l’unico che abbia mai voluto.
Will Lyland, il giocatore di football alto e sexy.
Era l’uomo che sognavo di notte e che cercavo di non fissare di giorno, ma poi è diventato il mio fratellastro e questo mi ha distrutto ogni fantasia.
Ora siamo al college ed io sono pronta per una nuova vita. Nuovi amici. Nuovi vestiti. Feste. Ragazzi…
Non lo rivedrò mai più.
***Allora perché è l’unica persona a cui riesco a pensare?* **
**Will:**
Non le ho mai prestato attenzione, nemmeno dopo che è diventata la mia sorellastra.
Non sembriamo nemmeno provenire dallo stesso universo, ma quando suo padre mi ha chiesto di tenerla d’occhio in cambio del mio accesso a un’università prestigiosa, ho pensato che sarebbe stato un facile accordo.
Peccato che non lo sia. Lei è cambiata. Molto. E in modo veramente carino.
Chi avrebbe mai pensato che Arianna potesse diventare così sexy in così poco tempo?
Ora riceve le attenzioni dei maschi e alcuni di loro non hanno buone intenzioni…
**Tenerli lontani da lei è una cosa.**
***Mantenere il controllo di me stesso è tutt’altra…* **

In the Eye of Heaven

From a strong new voice in epic fantasy comes the tale of Durand, a good squire trying to become a good knight in a harsh and unforgiving world. Set to inherit the lordship of a small village in his father’s duchy because the knight of that village has been bereaved of his own son, Durand must leave when the son unexpectedly turns up alive. First he falls in with a band of knights working for a vicious son of a duke and ends up participating in the murder of the duke’s adulterous wife. Fleeing, he comes into the service of a disgraced second son of a duke, Lamoric, who is executing a long subterfuge to try to restore his honor in the eyes of his father, family, and king. By entering tournaments anonymously as “The Red Knight,” Durand will demonstrate his heroism and prowess and be drafted into the honors of the king. But conspiracies are afoot—dark plots that could break the oaths which bind the kingdom and the duchies together and keep the banished monsters at bay. It may fall to Durand to save the world of Man… Authentic and spellbinding, *In the Eye of Heaven* weaves together the gritty authenticity of a Glen Cook with the high-medieval flair epitomized by Gene Wolfe’s *The Knight* , to begin an epic multi-volume tale that will take the fantasy world by storm. At the Publisher’s request, this title is being sold without Digital Rights Management Software (DRM) applied.

Ilona arriva con la pioggia

Quando Maqroll inizia il racconto è ormai alla fine del viaggio. La nave che lo porta a Panama viene sequestrata dalle banche creditrici e lui, obbligato ad abbandonare i riti e le cerimonie del mare, diviene un relitto sulla terraferma, incapace di orientarsi fra le insidie di una cattiva libertà. Fino a quando, con le piogge del Tropico, arriva Ilona Grabowska, triestina di alto lignaggio, amica e amante sempre perduta e sempre ritrovata lungo le vie e i labirinti del mondo. E con lei – «maga della vita e dei giorni» – Maqroll avvia a Panama un singolare postribolo intorno al quale si incagliano – come sempre nella vita del Gabbiere – frammenti di storie, minimi deliri, sogni sempre sognati e l’inquietante Larissa, «una donna che non ti lascia via d’uscita».
Da questo romanzo, – seconda parte, dopo La neve dell’Ammiraglio, delle Avventure e tribolazioni di Maqroll il Gabbiere – l’omonimo film di Sergio Cabrera presentato al Festival del Cinema di Venezia.

Il vizio di parlare a me stessa

«Ricordare è tutto: l’etica fondamentale della vita». È con questa consapevolezza che l’esperimento giocoso di compilare taccuini diventa per Goliarda Sapienza un’abitudine, un esercizio letterario e mnemonico, e infine un vizio di cui non può fare a meno. Anno dopo anno si scopre attenta a riportare tutto quello che più la colpisce, perché poche volte si assiste a «qualcosa di possente e primario», ma con la stessa gioia prende la penna anche solo per ricordare un viso, immortalare un orizzonte viola, appuntare un pensiero trasportato dal vento forte, durante una camminata lungo il mare. Nelle ottomila pagine di quaderni, agende, fogli irregolari, densi o a volte appena scarabocchiati, si trova la vera voce di Goliarda. Quella riservata a se stessa, intima e diretta, che allo stesso tempo confida al lettore la sua storia, senza omettere nessun dettaglio: gli umori incostanti, gli inciampi e le sorprese nella quotidianità e nella scrittura, gli autori più amati e i viaggi che hanno modificato per sempre la percezione dello spazio. Tra le pieghe degli appunti spiccano poi le riflessioni politiche e l’analisi delle differenze generazionali, che rivelano il cambiamento di una società che inseguendo un’utopia si è ritrovata davanti a una violenta menzogna. Ma è sicuramente il tocco personale e profondo di Goliarda a illuminare e rendere preziosi i suoi taccuini. Il rapporto unico con la madre, i legami più importanti, gli amici che muoiono troppo presto, il dolore di non aver avuto figli e l’amore pieno per quegli «altri figli», i protagonisti dei suoi libri: prima fra tutti Modesta, che lascia le pagine dell’Arte della gioia per diventare persona in carne e ossa insieme ad Angelo, Citto, il fratello Carlo, Moravia e Zavattini. Ci sono alcune protagoniste della storia, come Virginia Woolf e Maria Giudice, che hanno «osato entrare fra i grandi senza tradire il loro essere donna». Con i suoi taccuini, Goliarda Sapienza ci mostra come si raggiunge quest’obiettivo. «Hai una casa qui, puoi sostare un poco. Hai trovato una cucina che almeno per un’altra ora ti terrà al caldo e ti darà il tempo di ripensare la vita. Che cos’è la vita, se non ti fermi un attimo a ripensarla?» *** «Ogni dieci anni Goliarda avrebbe riscritto lo stesso romanzo, modificandolo, reinventando se stessa e la propria vita. Ma da viva quasi nessuno ne capì la grandezza, L’arte della gioia venne pubblicato postumo, e Lettera aperta III rimase così, romanzo interrotto, desideroso di essere e tuttavia impossibilitato. A colmarne l’assenza questi taccuini che di Goliarda fanno eroina in lotta contro un Novecento italiano troppo spesso inadeguato» Tiziana Lo Porto, «la Repubblica»

Il vento non sa leggere

“Sul cartello è scritto “Non cogliere questi fiori”. Ma per il vento è inutile, perché il vento non sa leggere”, recita un’antica poesia giapponese. Solo una forza cieca potrebbe infatti annientare la passione tra una dolce ragazza giapponese e un ufficiale inglese. Si sono incontrati a Bombay, nel pieno della seconda guerra mondiale. Tutto congiurerebbe a tenerli lontani, ma i sentimenti non conoscono né frontiere né pregiudizi. Il destino però, può rivelarsi più spietato degli uomini…

Il trono senza re: Le storie dei re sassoni

Inizi del X secolo. Le forze dei regni di Wessex e Mercia si sono unite per sconfiggere i danesi, ma i regni della Gran Bretagna continuano a essere minacciati dall’instabilità e dalle pressioni dei vichinghi. Quando Æthelred, signore di Mercia, muore senza lasciare eredi, il trono vacante è l’ideale per scatenare rivalità sopite.Mentre l’aristocrazia della Mercia discute della successione e i territori dell’ovest cercano di accampare pretese, nuovi nemici si avvicinano dalle frontiere del Nord. I sassoni avrebbero un disperato bisogno di una guida forte, invece continuano a lottare per un trono abbandonato, rischiando di minare l’unità e la forza che hanno faticosamente costruito.Uhtred di Bebbanburg, il più grande guerriero della Mercia, appoggia Æthelflaed, la consorte di Æthelred, come legittima erede al trono, perché sa che anche lei crede nel sogno di un unico regno di Inghilterra. Ma i nobili accetteranno che sia una donna a prendere il potere, anche se è la vedova di Æthelred e la sorella del re di Wessex?

Il testimone perfetto

**«C’è tensione dalla prima all’ultima pagina.» Publishers Weekly Voleva riconciliarsi con la sua migliore amica.
Invece si ritroverà a vivere un incubo. Dall’autrice del bestseller *Era una moglie perfetta* ** Marissa Parlette non vedeva la sua migliore amica da anni. Dopo il tradimento di Lauren, infatti, i loro rapporti si sono bruscamente interrotti, fino al giorno in cui non si sono rincontrate per caso e hanno deciso di mettere una pietra sul passato. Marissa pensava che invitarla alla sua festa di fidanzamento potesse essere il gesto necessario a dimenticare. Ma mentre tutti si godono la serata, Marissa si accorge che qualcosa turba l’amica. E il peggio deve ancora venire: il giorno dopo il corpo di Lauren viene ritrovato in fondo a una scogliera. Che cosa le è successo? Possibile che sia caduta? E se qualcuno l’avesse spinta? Alla disperata ricerca di risposte che possano spiegare il drammatico accaduto, Marissa comincia a scavare a fondo tra gli eventi che si sono susseguiti la sera prima. Ma quello che emerge porta con sé sinistre implicazioni… Più Marissa investiga, più si convince che tutto quello che credeva di sapere sui suoi amici, sull’uomo che ama e persino su sé stessa, potrebbe non essere vero. **Autrice bestseller di USA Today e Publishers Weekly Guardati dagli amici con dei segreti…** «Inquietante e pieno di atmosfere affascinanti, questo libro vi terrà sulle spine fino allo straordinario finale. Lo consiglio!»
**Barbara Taylor Sissel** «A.J. Banner ha la capacità di mantenere la tensione dalla prima all’ultima pagina.»
**Publishers Weekly** «Un avvincente thriller psicologico con una suggestiva ambientazione.»
**The Seattle Times** «Il testimone perfetto è un romanzo davvero agghiacciante… I personaggi ottimamente caratterizzati tengono il lettore inchiodato…»
**New York Journal of Books** **A.J. Banner** Nata in India e cresciuta in America del Nord, ha sempre sognato di scrivere storie in cui nulla è ciò che sembra. È cresciuta leggendo Agatha Christie, Daphne du Maurier, e altri maestri del mistero. Ha sottratto furtivamente tutti i thriller dalla biblioteca dei genitori, anche i libri proibiti, e questo materiale, dopo anni, ha fornito spunti e ispirazioni per i suoi thriller psicologici, *Un vicino di casa quasi perfetto* , diventato un bestseller, e *Era una moglie perfetta*.

Il terzo poliziotto

«Avete mai visto una bara di bicicletta?». Lettore, questo è l’unico romanzo al mondo dove una domanda del genere può suonare perfino troppo ovvia. Come anche apparirà ovvio che un Sergente di polizia consideri gli umani compenetrati di bicicletta – un po’ come, secondo la teoria di un altro poliziotto, tutto l’universo è riducibile a una sostanza fondamentale, detta “omnium”. Ma come si può giungere a un tale stato di cose? Innanzitutto assistendo a un assassinio efferato. E poi accompagnando uno degli assassini in una stazione di polizia sperduta tra fradice torbiere. Qui la prosa ci avverte che siamo entrati in un luogo dove valgono, se valgono, nuove leggi della materia e dello spirito. Bianca, piatta, come dipinta su un cartellone, quella stazione di polizia sembra possedere una dimensione in meno del reale, «lasciando senza significato le rimanenti». Non solo: «tutta la mattina e tutto il mondo sembravano non avere altro scopo che quello di farle da cornice». Guardandola, l’assassino presagisce in quella casa «la più grande sorpresa che avessi incontrato, e ne ebbi paura». Giusta reazione. Ma non guasteremo al lettore quella sorpresa. Mentre gli proponiamo, come viatico, alcune righe dello scienziato e metafisico De Selby, l’uomo che portò alla massima prossimità la demenza e il genio, e che qui fa da contrappunto a ogni avventura: «Giacché l’esistenza umana è un’allucinazione che contiene in sé la secondaria allucinazione del giorno e della notte (quest’ultima un’insalubre condizione dell’atmosfera dovuta ad accumulazioni di aria nera), all’uomo di senno non si addice preoccuparsi dell’illusorio approssimarsi di quella suprema allucinazione che è conosciuta col nome di morte». Il terzo poliziotto fu pubblicato per la prima volta, postumo, nel 1967.

Il Tempo ritrovato

‘Il tempo ritrovato’ è il settimo e ultimo volume della ‘Recherche’. Scoppia la prima guerra mondiale e anche in mezzo ai bombardamenti l’ascesa degli arrivisti non ha limiti. Ritornato a Parigi, dopo un soggiorno in una casa di cura, Marcel ritrova gli amici del passato quasi irriconoscibili per l’opera devastatrice del tempo. Durante un ricevimento a casa dei Guermantes circostanze fortuite destano in lui un vivo ricordo del passato, che gli procura sensazioni d’improvvisa felicità. Guidato da questa memoria involontaria Marcel decide di scrivere per ritrovare se stesso e il tempo perduto. La letteratura, che egli aveva considerato sin dalla giovinezza meta della sua esistenza, diventa dunque quel luogo privilegiato nel quale dare senso alla propria vita salvandola dell’oblio: sarà la vittoria dell’arte sul tempo e sulla morte. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli “Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro.