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Follia D’Amore

**Una casa in cui si nascondono molti segreti…**
**1965.** Alexandra Crewe cede alle pressioni della famiglia e sposa l’uomo che il padre ha scelto per lei. Ma il matrimonio si rivela subito infelice. L’amore coglie Alexandra impreparata, travolgendola con un’energia potentissima che la rende incapace di opporsi e la spinge a fuggire a Fort Stirling, uno splendido castello nel sud dell’Inghilterra. Nonostante la promessa di una nuova felicità Alexandra è inquieta. Sa che la gioia di quei momenti avrà un prezzo. E così, quando la tragedia si abbatte su di lei, dovrà trovare un modo per fare ammenda. 
**Giorni nostri.** Delilah Young è la seconda moglie di John Stirling e la nuova inquilina di Fort Stirling. La residenza in cui si è appena trasferita ha un’aura tetra e lei spera di riempirla di gioia con la sua presenza. Ma il cuore spezzato di John sembra incurabile e, nonostante tutti i suoi sforzi, Delilah teme di non essere in grado di alleviare il dolore che nasconde. Perché suo marito nutre tanto risentimento per la torre sulla collina? E qual è la verità dietro la scomparsa di sua madre?
«Un’emozionante storia d’amore, la scelta perfetta per chi cerca una lettura piacevole per evadere dalla realtà.»
«Questo libro è pieno di segreti e misteri, l’autrice riesce a mantenere viva la curiosità fino alle ultime pagine.»
«Lulu Taylor sa appassionare il lettore con trame davvero avvincenti. Le sue atmosfere sono suggestive.»
**Lulu Taylor**
È autrice di numerosi romanzi di successo ambientati nell’alta società inglese. Le sue protagoniste sono donne con una forte determinazione, pronte a combattere per i loro ideali. Dopo aver frequentato Oxford ha girato per il mondo. Attualmente vive a Londra con il marito.

Foibe Rosse

Norma Cossetto venne gettata ancora viva nella foiba di Villa Surani (in località Antignana) nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1943. A quell’epoca, aveva ventitré anni ed era iscritta al quarto anno del corso di laurea in lettere e filosofia, presso l’Università degli studi di Padova. I suoi assassini, partigiani di Tito, che dopo il crollo del regime fascista tentano di prendere il potere in Istria per annetterla alla Jugoslavia, non hanno alcuna pietà della sua giovinezza e innocenza e, prima di ucciderla, la violentano brutalmente. L’assassinio di Norma Cossetto e di tutti quegli uomini e quelle donne che furono infoibati o che morirono in altro modo (a causa delle torture subite, nei campi di deportazione, annegati in mare ecc.) per mano delle truppe titoiste mostra, tra l’altro, verso quale orizzonte ci si dirige “quando si ritiene che la verità della vita è lotta, e che non tutti gli esseri umani sono provvisti della medesima dignità”. E quanto è accaduto in Istria nel corso della Seconda guerra mondiale ci dice assai bene che nessuna comunità umana può considerarsi definitivamente al riparo da simili eccessi di violenza e terrore. Foibe rosse non è solo la narrazione del dramma di una giovane ragazza e della sua famiglia, è anche un grande affresco storico sulla tragedia delle foibe, sugli orrori del nazismo e del fascismo in terra d’occupazione, e del comunismo jugoslavo, vista dalla parte delle vittime.

Fiore di sangue

*I lupi ululano, Aurelia. E potrebbe arrivare il momento in cui non sarà più possibile trattenerli. Chi erano i lupi? Il Tribunale? I cittadini che pensavano che fossi una strega? Quelli che mi odiavano solo perché non volevano l’unificazione dei due regni? Ero circondata da nemici, vivi e morti. E io non volevo morire… Avevo ancora troppo da fare.*
Quella di Aurelia di Renalt non è per niente una vita da principessa delle favole. Dotata di poteri straordinari, è costretta a nasconderli perché nel suo regno la legge vieta il ricorso alla magia e il Tribunale, un’istituzione speciale assetata di sangue, punisce spietatamente chiunque venga accusato di stregoneria o sorpreso a praticarla. Il suo destino, inoltre, è di sposarsi con un ragazzo che non ha mai incontrato di persona, principe ereditario del Regno di Achlev, per assicurare una pace duratura tra quest’ultimo e il suo regno.
Quando però il suo segreto viene svelato, Aurelia è costretta a scappare dal palazzo. Sola e alla deriva, giunge in un nuovo regno, dove insperatamente ha la possibilità di ricominciare da zero. Fingendosi una comune suddita, infatti, per la prima volta da quando è nata può affrontare la sua vita in totale libertà. Qui finalmente scopre la felicità che un’esistenza lontana dagli intrighi politici e dai compromessi può regalare. Qui può mettere a frutto l’oscura magia che le scorre nelle vene e che la lega a una misteriosa e potentissima pianta chiamata sanguefoglia.
Ma i fantasmi del passato non la lasciano in pace a lungo. Infatti, nel momento in cui verrà a conoscenza di un piano nefasto del Tribunale che minaccia l’esistenza stessa del suo regno, dovrà scegliere tra la sua nuova vita e quella che pensava di essersi lasciata alle spalle. Con la certezza che se non riuscirà ad agire prima che il Tribunale faccia la sua ultima mossa potrebbe perdere ben più della corona.
*Fiore di sangue* è un romanzo dalle tinte deliziosamente cupe, un fantasy nel quale si intrecciano sensualmente magia, amore e intrighi.

Filosofia Della Moda

Scrivere un saggio filosofico sulla moda è impresa che pochi, nella storia del pensiero occidentale, hanno ritenuto valesse la pena di intraprendere. D’altronde, una «filosofia della moda» può suonare di primo acchito quasi come una contraddizione in termini: perché mai la disciplina profonda per eccellenza dovrebbe occuparsi di un fenomeno così vacuo e superficiale?
Eppure, se ci si riflette, non si può negare che dal Rinascimento a oggi la moda ha esercitato sulla civiltà occidentale una grandissima influenza, conquistando alla sua causa un numero crescente di ambiti della vita moderna, fino a diventare per noi quasi una «seconda natura». Tutti, quotidianamente, facciamo esperienza della moda: quando compriamo qualcosa, quando scegliamo come vestirci, quando sfogliamo una rivista o entriamo in una galleria d’arte. E allora, come scrive Lars Fr. H. Svendsen, un’analisi filosofica del *significato* della moda – della sua insaziabile ricerca del «nuovo», dei meccanismi della sua diffusione, della sua relazione con il corpo e il linguaggio, del suo status di merce e di arte e, non da ultimo, del suo ruolo come ideale di vita – ci può aiutare a conoscere meglio noi stessi, le nostre radici e la società che ci circonda. È un’analisi che il filosofo norvegese conduce in modo rigoroso e al tempo stesso brillante, muovendosi agile tra Armani e Kant, Baudelaire e Prada, Simmel e Warhol. È un’indagine filosofica, quella di Svendsen, che si alimenta della storia, della sociologia e della letteratura, per farci scoprire, nell’abbagliante superficialità della moda, alcune delle verità più profonde, e spesso «scomode», del mondo in cui viviamo.

Faubourg

Quando scendono dal treno nella stazione del sobborgo di una città di provincia, si conoscono da un paio di mesi appena. Quel quarantenne un po’ sciupato ma ancora di bell’aspetto e con qualche pretesa di eleganza – un cappello a larghe tese, un bastone da passeggio con l’impugnatura d’oro –, che si fa chiamare De Ritter, Léa lo ha incontrato nella casa chiusa di Clermont-Ferrand dove lavorava; se lo ha seguito è solo perché lui le ha fatto baluginare la possibilità di una combine che frutterà loro parecchio denaro. Adesso che sono lì, però, di denaro non se ne vede, e lei riprende a rimorchiare gli uomini nei caffè – gli stessi caffè dove lui tiene banco con il racconto delle sue mirabolanti avventure in giro per il mondo. Quello che non dice è che in quei luoghi esotici, Tahiti, Giava, Rio de Janeiro, Bombay, ha vissuto di lavoretti umilianti, di piccole truffe; e a Panama ha anche trascorso un paio d’anni in carcere. Non ci mette molto, Léa, a capire di trovarsi di fronte un dilettante, un piccolo imbroglione da quattro soldi che si è sempre cullato nella convinzione, o nell’illusione, di non essere «un pecorone» come tutti gli altri, e di poter fare grandi cose. Comincia a disprezzarlo, e non glielo nasconde. E poi, perché piazzarsi proprio lì, in quel buco dove lui è nato, e dal quale mancava da più di vent’anni? Che cosa cerca, esattamente, De Ritter? Perché passa tre volte al giorno davanti a casa di sua madre senza mai decidersi a entrare? Forse perché è sempre stata certa che un giorno, fatalmente, quel figlio avrebbe fatto qualcosa non di grande, ma di irreparabile?

Fatti di parole

Nel nostro modo di usare le parole, da quelle più nobili a quelle più triviali, è racchiusa una teoria dello spazio e del tempo, della materia e della causalità. Nel linguaggio, sia colto sia quotidiano, sono radicati un modello (anzi, due) di sessualità, i concetti di divinità, potere e giustizia, le nozioni di intimità, benessere e pericolo, una filosofia del libero arbitrio.
E poiché, al di là di minime variazioni, la logica d’insieme è la stessa per ogni lingua, un esame approfondito dei mezzi e delle modalità di comunicazione verbale – dai discorsi volti a informare o a convincere, a minacciare o a sedurre, alle imprecazioni, ai nomi che scegliamo per i figli – può rivelarsi prezioso per capire chi siamo e le vere ragioni dei nostri comportamenti.
È l’obiettivo che si pone Steven Pinker in Fatti di parole, in cui confluiscono i due fecondi itinerari di ricerca da lui percorsi negli ultimi anni: lo studio della facoltà di linguaggio e l’indagine sui processi cognitivi e sulla natura umana. In questa prospettiva l’autore si propone di analizzare il significato di parole e frasi in contesti sociali, ovvero nelle varie occasioni in cui cerchiamo di esprimere verbalmente i nostri pensieri e sentimenti. La conclusione a cui giunge è che ogni essere umano si forma un’immagine del mondo fisico e del mondo sociale che non corrisponde al flusso di sensazioni provocato dall’incontro della mente con l’ambiente esterno, ma è costruita a partire da un repertorio limitato e identificabile di pensieri primari, o meglio di «concetti naturali» (per esempio, spazio, forza, dominanza, parentela e contaminazione), che, grazie alla loro plasticità e valenza metaforica, sono in grado di ricomporre i dati d’esperienza in una molteplicità di oggetti ed eventi traducibili in vocaboli e proposizioni.
La prevalenza di alcuni di questi «manufatti mentali» (nomi, parole, stringhe linguistiche) in quella rete di influenze reciproche che è la comunità dei parlanti, dove ogni individuo è insieme produttore e consumatore di significati, definisce ciò che chiamiamo «cultura» di una società, di cui la lingua è parte integrante.
Trattando con grande chiarezza e rigore scientifico idee complesse e originali, come di consueto Pinker non rinuncia al suo stile ricco di elegante ironia, facendo spesso ricorso a giochi di parole e a esempi tratti dall’attualità, dalla letteratura di consumo e da film, fumetti e videogiochi, quasi che solo un approccio di divertita leggerezza possa strappare al linguaggio i segreti dell’ancora misterioso funzionamento della mente e, quindi, della natura umana.

Evil

Il destino di Victor è intrecciato a quello di Eli sin dai tempi dell’università, quando la loro comune sete di conoscenza, unita a una sfrenata ambizione, si rivelò fatale. Gettandosi a capofitto in una ricerca sull’adrenalina e le esperienze ai confini della morte, fecero una straordinaria scoperta: a determinate condizioni, è possibile sviluppare poteri soprannaturali. Ma le cose precipitarono… Sono passati dieci anni da allora e Victor è evaso di prigione, determinato a trovare il suo vecchio amico. Eli ha dedicato la sua vita a cercare di rimediare al loro errore, dando la caccia a chiunque abbia sviluppato dei poteri soprannaturali. Il sodalizio di un tempo si è tramutato in rivalità e i due arcinemici sono pronti a fronteggiarsi una volta per tutte, mentre all’orizzonte si prospetta uno scontro di forze terribili. Una battaglia che cambierà per sempre il destino del mondo.
**Un’autrice numero 1 nelle classifiche del New York Times
Mezzo milione di copie vendute
Tradotta in 15 Paesi**
«V.E. Schwab sa gestire sapientemente una trama ricca di colpi di scena e questo la rende la naturale erede al trono del fantasy contemporaneo.»
**The Independent**
«I personaggi vivono di vita propria, senza mai appiattirsi su uno stereotipo. Questo libro è una di quelle rarissime storie di supereroi che riesce a essere avvincente come i classici di un tempo. Tradimento, rimorso e istinto di sopravvivenza sono le colonne portanti di questo romanzo, che appassionerà i lettori.»
**Publishers Weekly**
**V.E. Schwab**
È un’autrice di romanzi per ragazzi e YA. Molto amata da critica e pubblico, sta attualmente collaborando con la Sony Pictures alla stesura della sceneggiatura per il film tratto dal suo romanzo *Magic*. La Newton Compton ha pubblicato *Magic* e *Legend*. «Entertainment Weekly» l’ha inserita tra le trenta autrici più influenti di fantasy e sci-fi.

Everest. Alba di sangue

Per come Dan Simmons ha concepito questo romanzo, verrebbe da pensare più a un genio del male che a uno scrittore. Con quale delizia ha costruito una macchina a orologeria che, nei momenti dovuti, inizia a fare scattare i suoi micidiali meccanismi. Tre alpinisti, nel 1925, raggiungono l’Himalaya per portare a termine la scalata dell’Everest. Ma non tutto è come sembra. Ognuno di loro ha un diverso progetto che è convinto, crede, di poter perseguire. Uno vuole davvero arrivare in cima, un altro ha promesso a una vecchia signora di trovare il corpo del povero nipote morto nel ghiacciaio, un altro ancora sembra avere una misteriosa intesa con una donna bellissima, comparsa improvvisamente al campo base. Nessuno di loro, però, ha fatto i conti con l’Eterna Signora dei Ghiacci, la Montagna del la Morte. Il freddo inizia a svolgere i l suo inesorabile lavoro: il moschettone gelato non si riesce ad aprire, la piccozza si incastra, il ghiaccio diventato nero per il sangue degli scalatori che non ce l’hanno fatta amplifica sguaiatamente il terrore e imprigiona qua e là una mano, un pezzo di corpo, una borraccia. Gli sherpa insistono nel non voler proseguire, raccontano la leggenda di bestie orrende avvistate in quei canaloni… Un giallo appassionante, ma anche un grande romanzo su come la natura possa essere affascinante, complessa e crudele. Dan Simmons si conferma, ancora una volta, l’inventore di una storia e di un’avventura indimenticabili, che affondano le proprie radici nell’inconscio dei personaggi e, come attraverso uno specchio deformante, fanno riaffiorare le nostre paure più vere.

Entro a volte nel tuo sonno

A ogni vita appartengono scorci sulla bellezza assoluta che ciascuno di noi porta dentro di sé, quasi senza accorgersene. Finestre che possono spalancarsi sull’intensità dolente dei sentimenti, sulla leggerezza dei gesti piccoli e delle emozioni più universali, “confessioni del sentire”, come le chiamava Pessoa, che nelle pagine di Sergio Claudio Perroni conoscono la forma potente e delicata di una poesia che scivola nella compattezza di una prosa breve, per tornare sempre all’origine di un ritmo dettato dal vivere, ancor prima che dallo scrivere. Entro a volte nel tuo sonno ci fa esplorare, come in un ideale atlante dell’anima, tutte le variazioni dell’esistenza – tra paure e passioni, volontà e istinti, mancanze e rinascite – per ricomporre i frammenti dei nostri discorsi interiori quotidiani, e donarci le parole esatte per saperli riconoscere e, finalmente, dire. “ Reinventa quello che tutti abbiamo provato, lo riformula da capo, punto per punto, lemma per lemma – l’amore, la colpa, la tristezza, l’estasi, il vuoto, la tenerezza, la solitudine, la curiosità, l’ispirazione, il rimorso, la malinconia -, come se si trattasse, sì, di salvarlo, questo mondo, di imbarcarlo su un’arca e di salvare dal diluvio questo mondo interiore di tutti noi.”
Dalla postfazione di Sandro Veronesi

Enrico Fermi. L’Ultimo Uomo Che Sapeva Tutto

Poche figure nella storia della scienza moderna hanno il carisma di Enrico Fermi. E poche sono state altrettanto determinanti per gli sviluppi successivi della loro disciplina. Tuttavia, molti aspetti della sua biografia sono ancora poco indagati. Il libro di David N. Schwartz colma questo vuoto, anche grazie a fonti inedite ed esclusive, ricostruendo una vita che fu investita in pieno – e in una posizione di primo piano – dalle drammatiche turbolenze della storia del Novecento. La sua biografia si snoda attraverso due guerre mondiali in una parabola che va da Roma agli Stati Uniti passando per Stoccolma: il conferimento del Nobel nel 1938 fornisce a Fermi l’occasione per sfuggire alle leggi razziali, che avrebbero colpito la moglie Laura, ebrea. Tre anni dopo, un team dell’università di Chicago ottiene per la prima volta nella storia una reazione a catena: alla guida dell’esperimento c’è lui, che legherà per sempre il suo nome al famigerato «Progetto Manhattan». Una genialità precocissima, una carriera accademica folgorante, una lista di scoperte che hanno rivoluzionato la fisica moderna corrispondono a una figura privata, di marito e di padre, assai più controversa. Una biografia, la sua, fatta di luci e di ombre, che vanno dall’ambiguo rapporto con il fascismo all’altrettanto discussa adesione al progetto della bomba atomica. Senza cedere alle opposte tentazioni dell’apologia e dell’ipercritica, Schwartz delinea un personaggio enigmatico dai sensazionali meriti scientifici, che più di ogni altro riflette le complessità del suo tempo.

Eia eia alalà: La nascita del fascismo

Nell’Italia del Duemila può presentarsi l’avventura autoritaria di un nuovo Benito Mussolini? Anche oggi siamo un Paese strozzato da una crisi pesante, con una casta di partiti imbelli e un possibile conflitto tra ceti diversi. Sono queste assonanze con gli anni Venti del Novecento che hanno spinto Giampaolo Pansa a scrivere Eia eia alalà, un antico grido di vittoria riesumato dallo squadrismo fascista. Il racconto inizia con la lotta di classe esplosa tra il 1919 e il 1922, guidata dai socialisti e sconfitta dall’inevitabile reazione della borghesia; prosegue con la marcia su Roma e il violento affermarsi della dittatura fascista;arriva fino alla Seconda guerra mondiale e al dramma dello sterminio ebraico nell’indifferenza collettiva.Tra narrazione e ricostruzione storica, il risultato? il ritratto duro, tagliente e senza sconti di un’Italia che assomiglia non poco a quella di oggi: distratta, egoista e forse pronta ad accettare nuove tragedie.

Eguaglianza

La storia è, in questo libro, la chiave per proporre una nuova, inaspettata, idea d’eguaglianza, capace di dare un senso al nostro tempo. Un viaggio attraverso i secoli – dalla Grecia classica alla Roma imperiale, alla prima modernità dell’Occidente, alla grande stagione del capitale e del lavoro, sino ai problemi del presente – alla ricerca di una strada alternativa, abbozzata, dimenticata e mai davvero percorsa, per pensare l’eguaglianza. La fine della grande industria e del lavoro operaio nella parte economicamente piú avanzata del mondo ha distrutto le basi culturali, sociali ed economiche dei paradigmi moderni di eguaglianza, e ha lasciato un vuoto che disorienta e mette a rischio. Come venirne fuori? Serve un cambiamento radicale nel modo di concepire noi stessi e il nostro posto nel mondo, lontano dai miti del «sociale» e del «collettivo», ma che offra una forma alla rivoluzione che stiamo vivendo.