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I disastri del cuore

Dall’autrice bestseller del New York Times Violet ha una missione: rimettere in sesto la sua vita. O almeno quello era il piano. Andare a letto con il suo nuovo capo super sexy però è decisamente un errore. E non ha intenzione di ripeterlo. Alex ha un bar e dopo un divorzio tremendo ha finalmente ripreso in mano le redini della sua libido. Non ha nessuna intenzione di lasciarsi scappare l’oggetto dei suoi desideri. Possono avere una relazione senza che influisca sul loro lavoro. Certo che possono. Perché sicuramente non le metterà le mani addosso nell’ufficio sul retro, e decisamente non si metteranno a folleggiare in magazzino… Violet non vuole ripetere il passato, ma non è l’unica ad avere una missione. Kylie ScottAutrice bestseller del «New York Times» e «USA Today», è da sempre appassionata di storie d’amore, rock’n’roll e film horror di serie B. Vive nel Queensland, in Australia, legge, scrive e non perde troppo tempo su internet. La Newton Compton ha pubblicato Tutto in una sola notte, È stato solo un gioco, Nessun pentimento e Doppio gioco.

I conti sbagliati di Malétras

Come i maggiori romanzi d’indagine psicologica, anche questo di Simenon è costruito principalmente su un personaggio. Malétras è ricchissimo, cinico, gaudente; ma appunto per questo afflitto da gravi complessi, per cui finisce con l’uccidere la povera ragazza di piacere (Lulú) che rappresenta il suo unico bene “corporale”. Movente, la gelosia; ma i moventi servono solo per le schede della giustizia. Come in tutte le situazioni delittuose, la malattia di Malétras è più profonda, il crimine è appena il sintomo di una condizione individuale assai ingarbugliata. Simenon allarga così l’indagine e scopre via via un mondo infetto (anche nel senso ormai classico dostoevskijano), in cui la rispettabilità è solo vernice o maschera. Ma non e tutto. La forza di Simenon consiste nel penetrare sempre più a fundo le ragioni dei suoi personaggi, fino a spingersi oltre le soglie del reale. Si veda qui la figura simbolo del marinaio Joseph: un relitto sociale dal sangue corrotto, un “tipo’ che ha superato il senso del bene e del male e può quindi guardare con spregio il povero Malétras dibattersi in un mare di tormenti. Un romanzo, infine, pieno di trabocchetti, e che da agio a Simenon di misurarsi in una delle prove più difficili ma più fruttuose della sua carriera.

I Casi Del Commissario Croce

Nell’ultimo libro scritto prima di morire, Ricardo Piglia si diverte a ripercorrere in maniera originale la storia politica, civile e letteraria dell’Argentina. Lo fa inventandosi un outsider, il commissario Croce, già protagonista di Bersaglio notturno, che in questi dodici racconti vediamo in epoche e situazioni differenti, all’inizio della sua carriera o nei panni di un pensionato che non riesce a fare a meno di indagare. Ma sempre con accanto il cane Cuzco e i compagni di bevute dell’emporio dei Madariaga.I casi sono basati a volte su leggende metropolitane (come l’episodio in cui Croce deve sventare la diffusione di un film porno interpretato da una giovanissima Evita Perón) a volte su fatti realmente accaduti, come le disavventure del marinaio jugoslavo Sandor Pesic che, non parlando una parola di spagnolo, non sa difendersi dall’ingiusta condanna per l’omicidio di una prostituta. Non c’è quasi mai un colpevole da smascherare o un delitto da punire: queste storie (in cui Piglia si diverte a far apparire alcuni dei suoi eroi letterari, da Borges a Conan Doyle all’Astrologo protagonista dei Sette pazzi di Arlt) sono divertenti intrecci fra il racconto poliziesco e l’apologo morale, tra la cronaca nera e le vicende passionali di provincia: godibili avventure che ci sfidano con lo humour e l’intelligenza del grande intrattenimento.

I cani di strada non ballano

**NERO RIZZOLI È LA NUOVA BUSSOLA DEL NOIR FIRMATA RIZZOLI.**
È per via dell’anice sversato nel fiume dalla distilleria che i cani del quartiere si riuniscono, di sera, all’Abbeveratoio di Margot. Oggi, tra un sorso e l’altro, serpeggia nell’aria la preoccupazione. Da parecchi giorni due di loro mancano all’appello: il ridgeback rhodesiano di nome Teo e il levriero russo Boris, detto Il Bello. Gli altri, i loro compagni, hanno intuito che la scomparsa nasconde qualcosa di sinistro e sono all’erta. E uno di loro, un meticcio con lo sguardo segnato dal sangue e dalla fatalità, un ex lottatore sopravvissuto a due anni di combattimenti feroci in un capannone di periferia, decide di cercarli. Il suo nome è Nero. Ha l’anima rappezzata e gli occhi da vecchio, cicatrici sul muso e nella memoria, ma da solo intraprende il viaggio, la sua nuova ricognizione nelle cattiverie della vita.
È indimenticabile questa storia nera che Pérez-Reverte inventa. Una compagnia di personaggi duri e beffardi, sui quali si staglia un meticcio coraggioso e solitario che si muove in un mondo diverso da quello degli umani, dentro il quale valgono soltanto le migliori regole della lealtà e dell’appartenenza. Un mondo che a volte ha clemenza per gli innocenti, e una giustizia per chi è colpevole.

Hotel a Zero Stelle

In un hotel del genere gli ospiti dovrebbero essere vagabondi dell’anima, coloro che ancora gironzolano alla ricerca di sé, senza troppa arte né parte.«C’è un primo piano, nel quale l’ospite è ancora spaesato e incerto su cosa fare. E un secondo piano dove lo smarrimento si popola di mostri. E un terzo piano in cui l’ospite cerca la forza di reagire e prende le misure di ciò che lo circonda. E un quarto piano in cui l’ospite raggiunge una forma di consapevolezza che gli consente l’accesso al tetto dal quale tornare a vedere un po’ di luce, quelle stelle che l’albergo non ha».Un viaggio tra vita e letteratura all’interno di un insolito albergo.

Hardcase: un caso difficile

Finito in carcere dopo aver gettato dal sesto piano il balordo che ha stuprato la sua segretaria, scontata la pena, Joe Kurtz decide di aprire di nuovo un’agenzia di investigazioni private, con un’unico cliente d’eccezzione: la mafia. Quando un boss gli offre del denaro per pagare un debito d’onore, Kurt gli chiede invece di poter indagare sulla misteriosa scomparsa del contabile della cosca. L’indagine lo scaraventerà in una vera lotta per il potere che si sta svolgendo nei bassifondi di Buffalo.

Hard freeze: un caso glaciale

Investigatore privato con freon nelle vene, sopravvissuto a dodici anni nel famigerato carcere di Attica, Joe Kurt continua la sua corsa sul filo del rasoio nelle strade maledette di Buffalo, New York. Dopo Hardcase – Un caso difficile, Kurt deve fare i conti con una feroce fatwa islamica, una guerra di mafia senza esclusione di colpi e un subdolo, demoniaco serial killer in grado di scatenargli dietro un’intera falange di bocche da fuoco. Questa volata al suo fianco c’è una donna tanto sensuale quanto letale, ma Joe Kurtz farà bene a guardarsi le spalle se vuole evitare di finire nel baratro congelato di un inverno peggiore dell’inferno.

Hard as nails : un caso d’acciaio

Joe Kurtz, ex PI dal passato peggio che turbolento, sopravvissuto a dieci anni nel famigerato carcere di Attica, non è nuovo al tiro incrociato. Ma quando a cadere sotto il piombo è Peg O’Toole, il suo giudice di sorveglianza, per Kurtz la questione diventa subito molto personale. mentre una sensuale detective vuole vederci chiaro a tutti i costi e le due sanguinarie cosche mafiose di Buffalo, New York, si azzannano per il controllo del mercato delle droghe pesanti, un efferato killer psicopatico si prepara colpire. Toccherà a Kurtz stesso trovare la strada per uscire da questo labirinto letale. L’unica strada che conosce: quella delle bocche da fuoco.

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti

Janina Duszejko, anziana insegnante di inglese in un paesino di provincia, e in inverno custode delle case di vacanza nella Conca di Ktodzko, ha solo due passioni: gli animali e l’astrologia. Passa il tempo a calcolare l’oroscopo di chi incontra, a tradurre le poesie di William Blake e a cercare di impedire le battute di caccia nella valle, sabotando le tagliole e rimuovendo le trappole. Quando nella zona cominciano a verificarsi morti misteriose, Janina sostiene che si tratti di omicidi, i cui esecutori sarebbero gli animali selvatici, decisi a vendicarsi sugli uomini per la loro violenza. La sua teoria si diffonde nella valle, insieme alla paura. Attraverso la forma del giallo, Olga Tokarczuk ci racconta in modo ironico e appassionato le contraddizioni della responsabilità umana sulla natura e sugli esseri viventi.

Guerra E Pace Di Tolstoj

Per avere idea del fascino, ancora prima che delle straordinarie virtù intellettuali, di Viktor Sklovskij, bisogna cercare alcune citazioni solo apparentemente marginali di Grazie per le magnifiche rose di Arbasino o rileggere una ventina di pagine di Sessanta posizioni, sempre di Arbasino. Si può così intuire la forza magnetica, sostenuta da una mitica grandezza, dell’anziano e garbatissimo professore, che a vederlo di lontano aveva forse qualche tratto in comune con il Pnin di Nabokov. Un suo passaggio a Roma alla fine degli anni Sessanta o all’inizio dei Settanta, in una Capitale che aveva creduto – incontrando il Sessantotto – di sperimentare la rivoluzione in proporzioni bonsai, si risolse nella solita richiesta di interviste, di autografi, di applausi, però delusi perché il genio, a differenza dei divi, non si può fotografare, né può far scena in ambienti affollati. Così l’incontro non rese giustizia allo strepitoso autore del testo che qui presentiamo, “capace di trasformarsi, senza darlo a vedere, in una sorta di coautore d’un romanzo pure in sé perfetto e in nessun modo perfettibile quale Guerra e pace”. In che modo riesca nell’impresa lasciamo ai lettori il piacere di scoprire. Introduzione di Lucio Villari.

Guardami

Islanda, inverno 2008. Un incendio uccide in modo atroce quattro disabili e il custode della residenza in cui vivevano. Le autorità individuano il colpevole in un ragazzo down che, condannato per aver appiccato il fuoco, viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. È ancora prigioniero della struttura quando, due anni dopo, un avvocato si interessa al suo caso e, sicura che il mistero dell’incendio nasconda altro, decide di fare chiarezza.Ma la luce di Islanda, abbagliante, sa essere ingannevole: cancella i contorni, la profondità, e anche le facciate bianche delle case borghesi, linde, ordinate, possono nascondere legno marcito.Le ricerche si impantanano, girano a vuoto, inquietanti apparizioni spettrali infestano le notti troppo lunghe e le piste più promettenti si rivelano specchietti per le allodole: la verità, questa volta, potrebbe essere troppo distante, celata nel mondo impenetrabile di un giovane autistico, nei suoi disegni che sono squarci, e nei silenzi di una donna costretta a letto dalla paralisi, in quei suoi occhi spaventati di animale in trappola.In questo romanzo, che è anche il tentativo riuscito di sottrarre l’Islanda alla spettacolarità dei suoi scorci naturali per indagarne la disgregazione umana e morale, le periferie lugubri e deserte, Yrsa Sigurdardóttir insegue una scrittura secca ma empatica, piana ma non per questoconfortevole, e tende con maestria i fili di un thriller che spiazza, mozza il fiato: per il freddo,per la paura.