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Il Sacro Romano Impero

La storia del Sacro Romano Impero è il cuore dell’esperienza europea. Nessuno prima di Peter H. Wilson ne ha saputo restituire in modo così organico la vicenda millenaria, decisiva ed esemplare nonostante Voltaire amasse sostenere che il «mosaico» imperiale non fu «né sacro, né romano, né un impero» e Hegel ne descrivesse la Costituzione come un edificio di pietre tonde che sarebbero rotolate via con una spinta.
A partire dall’antefatto – la celebre incoronazione di Carlo Magno – per giungere al definitivo scioglimento sancito da Napoleone nel 1806, Il Sacro Romano Impero non solo ripercorre le vicende di imperatori, papi, dinastie, arcivescovi, principati e contee, ma osserva anche l’evoluzione delle istituzioni, delle strutture feudali e delle identità locali, le articolazioni del potere militare, religioso e giudiziario, il complesso sistema di simboli e leggende che si costruivano attorno alla figura dell’imperatore, con dovizia di dettagli, dati, mappe e genealogie indispensabili per non perdersi in un universo tanto vasto.
Procedendo per grandi aree tematiche – l’ideale, l’appartenenza, la governance, la società – all’interno delle quali la narrazione storica, come una costellazione, sapientemente ricollega i punti focali, Wilson propone una visuale dell’impero in cui ai confini netti si oppone quasi sempre l’elemento della fluidità, all’identità dei singoli quello dell’integrazione; in cui la politica implica oneri e responsabilità e non un «controllo uniforme» dei territori. Una prospettiva capace di arricchire la comprensione di processi storici come la furiosa lotta per le investiture fra papato e impero, l’epopea italiana di Federico i il Barbarossa, la Riforma luterana, la Guerra dei trent’anni conclusa con la Pace di Vestfalia.
Il Sacro Romano Impero si presenta così come una macchina complessa e nel contempo elastica, contraddittoria e spesso incompresa che, ben lungi dall’identificarsi con la sua componente «germanica», ha rappresentato per le libere città medievali e per molte popolazioni italiane, svizzere, ceche, polacche e francesi un baluardo contro le rivendicazioni centralizzatrici degli stati nazionali. Come dimostra Wilson, il modello del Sacro Romano Impero risulta particolarmente stimolante per un’Europa chiamata ancora una volta a sfidare i concetti di plurinazionalità e policentrismo.

Il ritorno del lupo

Torak vive lontano da tutti. È un ragazzo che sa parlare con i lupi. Un ragazzo cui spetta il compito di sconfiggere i Divoratori di Anime, a costo della vita. Torak era sicuro che avrebbe ritrovato Lupo: ora che il pericolo è vicino ha bisogno di averlo al suo fianco. La paura invade la foresta, le tribù sono cadute preda di una terribile malattia. Nessuno ne conosce la causa ma Torak è l’unico che può trovare la cura. La ricerca lo porta sul mare, fino alle isole della Tribù della Foca. Là dovrà affrontare la terribile minaccia delle acque e una verità ancora più pericolosa. Età di lettura: da 11 anni.

Il Ritmatista

Joel ha da sempre una passione per la Ritmatica, la disciplina che consente di infondere vita in entità bidimensionali, semplici linee tracciate con il gesso, e plasmare creature indipendenti e autonome, i gesseri, in grado di interagire con ciò che li circonda. Ma Joel non è un Ritmatista e non può far altro che guardare con ammirazione e un pizzico d’invidia i giovani eletti che studiano alla sua stessa scuola. I Ritmatisti vengono prescelti da un Maestro dopo una misteriosa cerimonia di iniziazione e sono i soli in grado di contrastare i letali gesseri selvatici, spietate creature deviate che seminano il terrore. Figlio di un’addetta alle pulizie della scuola, Joel ha la possibilità di osservarli alle prese con l’arte che lui stesso vorrebbe praticare. Quando, all’improvviso, gli studenti iniziano a scomparire uno dopo l’altro, lasciando tracce di sangue, tocca proprio a lui, nei panni di assistente del professor Fitch, indagare su un mistero che sembra risalire alla sinistra Torre del Nebrask, al centro dell’arcipelago delle remote Isole Unite. Affiancato dalla sua eccentrica amica Melody, Joel arriverà a scoprire una verità che potrebbe cambiare per sempre il destino del mondo… Riuscirà a sfuggire ai pericoli che incontrerà lungo il percorso e a realizzare il sogno di diventare un Ritmatista?

Il ricco

Una città di provincia squallida e tediosa: Marsilly, nel Sud della Francia. Un uomo solitario, soffocato dalla routine, dall’inerzia dei gesti quotidiani, un uomo ricco che nella sua ricchezza trova la forza e il compenso alle proprie frustrazioni: Victor Lecoin. Tali l’ambiente e il protagonista di questo romanzo di Simenon. Deluso da un matrimonio contratto senza particolare affetto, Lecoin concepisce una tormentosa passione per Alice, ragazza semplice, quasi primitiva, che ha avuto un’unica, dolorosa e incompleta esperienza sessuale. La senile passione di Victor trova un ulteriore elemento drammatico nel desiderio di rivalsa che nei suoi confronti prova Thèo, commerciante del luogo, umiliato dalla ricchezza e dalla forza fisica di Lecoin. Thèo finisce per identificare il possesso della ragazza con il simbolo dellla sua rivincita su Victor. E infine il personaggio chiave, inconsapevole e tragico *deus-ex-machina* : Doudou, il Muto, la cui animalesca fedeltà a Lecoin non indietreggia neppure di fronte al delitto. Con la sobrietà dei mezzi letterari che gli è propria, Simenon ci dà ancora una volta un quadro indimenticabile di grande penetrazione psicologica della provincia francese.
Ma punto culminante del libro sono le pagine della conturbante descrizione dell’accendersi e del prorompere irrefrenabile della passione erotica. E infine, i momenti foschi, rabbrividenti del finale – nei quali una realtà tragica su cui gravano la morte e la miseria degli istinti umani fuga tutte le illusioni – sono la conclusione drammatica del romanzo.

Il ribelle

Bello e dannato, Nate Walker non ha mai evitato di seguire i suoi sogni, anche se questo ha significato intraprendere la strada più difficile e lasciare la ricchezza della sua famiglia e una donna di cui era innamorato, ma che in realtà puntava solo al suo denaro.

Diretto a New York, è convinto che niente possa impedirgli di aprire il suo ristorante a cinque stelle, finché un guasto all'auto lo costringe a fermarsi al White Caps Bed & Breakfast, o meglio nella cucina della sua proprietaria, Frankie Moorehouse, che gestisce la dimora di famiglia nonostante le notevoli difficoltà organizzative ed economiche. L'ultimo problema in ordine di tempo è stata la fuga del cuoco senza preavviso che l'ha lasciata in balia del caos più completo, almeno fino all'arrivo di Nate. Senza averlo cercato, lui si ritrova tra le mani un lavoro di cui non ha veramente bisogno. Resterà lì fino al Labor Day, questo è l'accordo che stipula con la coriacea Frankie. Ma col passare dei giorni il suo interesse si sposterà dalla cucina del bed and breakfast alla sua indipendente e risoluta proprietaria sebbene lui sappia già che con una come Frankie un'avventura con data di scadenza è da escludere.

Il Registratore Di Sogni

**Quello che conta, dei ricordi, non è tanto cosa sia successo davvero.
Conta quello che ti hanno lasciato.**
Nico ha diciotto anni e frequenta senza entusiasmo il liceo artistico. A dire il vero, c’è ben poco che lo entusiasmi, nella vita. Pigro e apatico, passa il tempo a invidiare i successi degli altri, pur non facendo nulla per migliorare se stesso. E se non fosse per Seba, un ragazzo talentuoso e popolare che con lui sembra non avere niente a che fare, ma che, nonostante questo, lo ha scelto come suo sodale, trascinerebbe le giornate in solitudine, senza uno straccio di progetto per il futuro.
Il giorno del funerale di suo nonno, Nico scopre con sorpresa che l’uomo, con cui aveva un legame superficiale, gli ha lasciato qualcosa in eredità: una vecchia scatola di cartone con un lettore VHS. Nico scorre velocemente la lunga lettera che lo accompagna, ma una frase gli salta agli occhi: «Registratore di sogni, per chi tende a dimenticare».
Il suo primo istinto è cercare di vendere on line quell’aggeggio di cui non sa cosa fare, ma glielo impedisce l’incontro con un’anziana donna, Viola, che conosceva bene suo nonno e che gli mostra come funziona il registratore: se utilizzato durante il sonno, ha la capacità di registrare su cassetta i sogni, consentendo poi di rivederli al risveglio. Nico pensa subito a come guadagnarci dei soldi, facendosi pagare per l’utilizzo della macchina. Potrebbe anche essere la sua occasione per uscire dall’anonimato, per ottenere un po’ di considerazione. Ma non ha tenuto conto di un aspetto importante: i sogni attingono al subconscio. Il registratore è in grado di far riaffiorare alla mente ricordi dimenticati che, se riportati alla coscienza, potrebbero cambiare la vita di una persona per sempre.
Ed è una sera che succede. Doveva essere solo una festa ma Nico, con Seba che gli soffia sul collo, si fa prendere la mano. E qualcuno si trova costretto a rivivere ciò che sperava di aver cancellato per sempre. Da quel momento, Nico comprende la pericolosità dello strumento che gli è capitato in sorte, ma il meccanismo che si è avviato non è così semplice da disinnescare. E le conseguenze sulla sua stessa vita rischiano di essere irreversibili.
**MARIAM TARKESHI** è nata ad Ancona nel 1994, da padre iraniano e madre italiana, e studia alla facoltà di Lingue e Letterature Occidentali di Urbino. Nel tempo libero parla di libri su Instagram, gioca a *The Sims* , si abbuffa di serie TV e disturba i vicini con le sue scarse doti canore e musicali. *Il registratore di sogni* è il suo primo romanzo.

Il ranch della Giumenta perduta

Sullo sfondo – come in un campo lunghissimo di John Ford o di Sergio Leone – le montagne dell’Arizona, che sembrano «racchiudere il mondo da tutti i lati»; in primo piano un uomo a cavallo, che percorre la pista che conduce alla statale per Tucson: il «Grande Passaggio, attraverso il quale, ai tempi in cui non esistevano né treni né automobili, erano transitati uomini e mandrie, e buoi, cavalli e carri a migliaia». Oggi, 7 ottobre 1947, l’uomo a cavallo, John Evans detto Curly John, il rispettato proprietario del ranch della Giumenta perduta, compie sessantotto anni, ma in sella si tiene ancora ritto come quando ne aveva venti. Come quando lui e il suo amico Andy Spencer erano arrivati dal Connecticut in cerca di fortuna. C’è un punto della pista dove, ogni volta che ci passa, a Curly John sembra quasi di «provare il dolore di quel giorno»: il giorno in cui, proprio lì, trentotto anni prima, ha ucciso Romero, il messicano che qualcuno aveva pagato per farlo fuori. Dopo, tutto è stato diverso: Andy, che Curly John sospetta di essere il mandante del tentato omicidio, è diventato per lui l’altro, «l’Innominabile». Ma il caso – una vendita all’asta in cui quasi a malincuore Curly John entra in possesso di un vecchio baule verde – cambierà le carte in tavola. L’amicizia virile, la vendetta, il perdono; e le miniere, il deserto, i saloon e le case da gioco: gli elementi del buon western ci sono tutti, e con questi Simenon ci offre una sua trascinante variazione sul tema.

Il Quaderno Dell’amore Perduto

**Dall’autrice di *Cambiare l’acqua ai fiori***
La vita di Justine è un libro le cui pagine sono l’una uguale all’altra. Segnata dalla morte dei genitori, ha scelto di vivere a Milly – un paesino di cinquecento anime nel cuore della Francia – e di rifugiarsi in un lavoro sicuro come assistente in una casa di riposo. Ed è proprio lì, alle Ortensie, che Justine conosce Hélène. Arrivata al capitolo conclusivo di un’esistenza affrontata con passione e coraggio, Hélène racconta a Justine la storia del suo grande amore, un amore spezzato dalla furia della guerra e nutrito dalla forza della speranza. Per Justine, salvare quei ricordi – quell’amore – dalle nebbie del tempo diventa quasi una missione. Così compra un quaderno azzurro in cui riporta ogni parola di Hélène e, mentre le pagine si riempiono del passato, Justine inizia a guardare al presente con occhi diversi. Forse il tempo di ascoltare i racconti degli altri è finito, ed è ora di sperimentare l’amore sulla propria pelle. Ma troverà il coraggio d’impugnare la penna per scrivere il proprio destino?
Una storia delicata e commovente, un’autrice capace di descrivere con efficacia e tenerezza ogni sfaccettatura dei sentimenti: sono questi gli elementi che hanno conquistato la critica e che rendono *Il quaderno dell’amore perduto* un romanzo destinato a restare a lungo nel cuore di tutti i lettori che credono nel potere dei ricordi e dell’amore.

Il Punto Di Vista Del Cavallo

Caravaggio è doppiamente contemporaneo. È contemporaneo perché c’è, perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere; ed è contemporaneo perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito tutti i significati e l’importanza della sua opera. Non sono stati il Settecento o l’Ottocento a capire Caravaggio, ma il nostro Novecento. Caravaggio viene riscoperto in un’epoca fortemente improntata ai valori della realtà, del popolo, della lotta di classe. Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un’attualizzazione, un’interpretazione di artisti che non sono più del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce, che li interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio.
Vittorio Sgarbi

Il profumo di Adamo

Il passato di Paul Matisse è tornato a bussare alla sua porta per trascinarlo in un avvincente intrigo internazionale. Ex agente della CIA, dieci anni prima aveva deciso di cambiare la propria vita, dando le dimissioni come agente segreto e intraprendendo gli studi in medicina. Ora ha realizzato il suo sogno: è medico e insieme ad alcuni vecchi compagni di corso gestisce una clinica per pazienti indigenti. Sempre a caccia di finanziamenti per mantenere l’ospedale, Paul incontra un misterioso benefattore che si rivela essere una vecchia conoscenza, Archie, egli stesso ex agente della CIA, ora pezzo grosso di una organizzazione privata di spionaggio.
La proposta è ghiotta. Quattro settimane per indagare sulla scomparsa delle cavie di un laboratorio biochimico in Polonia. In cambio, un grosso finanziamento per la clinica. Paul accetta, e hanno così inizio le quattro settimane di batticuore. Non sarà però solo, ma potrà contare sull’aiuto di Kerry, ex collega alla CIA e sua fiamma di un tempo. Poco a poco affiora un quadro complesso e inquietante: non si è trattato di una banale azione animalista tesa alla liberazione delle cavie; il vero obiettivo era il nuovo tipo di vibrione del colera che si stava coltivando nel laboratorio. Ma chi può essere interessato a un’arma potenzialmente letale per milioni di persone?
L’indagine di Paul e Kerry si intreccia con quella di Juliette, l’attivista che, dopo aver materialmente aperto le gabbie, si è scoperta pedina inconsapevole di un complotto planetario. Da Capo Verde all’Italia, dagli Stati Uniti alle metropoli brasiliane, Il profumo di Adamo è un thriller mozzafiato che indaga l’inquietante mondo dell’ecoterrorismo.

Il Principe Piccino

Il Piccolo Principe è una delle opere letterarie più tradotte al mondo: per la sua semplicità e per l’affetto dei suoi lettori è spesso utilizzato come mezzo di difesa delle lingue e dei dialetti, collezionando ad oggi ben 257 traduzioni in continuo aumento.
Editoriale Programma ha deciso di contribuire alla diffusione dell’opera decifrandola nei dialetti italiani, cominciando con il veneto, il triestino, il trentino e il friulano; la serie continua con la traduzione in dialetto livornese redatta dall’attore Paolo Ruffini, una versione senz’altro inedita e portatrice di una nota ironica che ben rappresenta l’humour del popolo toscano e dell’autore stesso, conosciuto soprattutto per le sue interpretazioni comiche.

Il potere del cane

Montana, 1924. Tra le pianure selvagge del vecchio West, a cui fa da sfondo una collina rocciosa che ha la forma di un cane in corsa, sorge il ranch piú grande dell’intera valle, il ranch dei fratelli Burbank. Phil e George Burbank, pur condividendo tutto da piú di quaranta anni, non potrebbero essere piú diversi. Alto e spigoloso, Phil ha la mente acuta, le mani svelte e la spietata sfrontatezza di chi può permettersi di essere sé stesso. George, al contrario, è massiccio e taciturno, del tutto privo di senso dell’umorismo. Insieme si occupano di mandare avanti la tenuta, consumano i pasti nella grande sala padronale e continuano a dormire nella stanza che avevano da ragazzi, negli stessi letti di ottone, che adesso cigolano nella grande casa di tronchi.
Chi conosce bene Phil ritiene uno spreco che un uomo tanto brillante, uno che avrebbe potuto fare il medico, l’insegnante o l’artista, si accontenti di mandare avanti un ranch. Nonostante i soldi e il prestigio della famiglia, Phil veste come un qualsiasi bracciante, in salopette e camicia di cotone azzurra, usa la stessa sella da vent’anni e vive nel mito di Bronco Henry, il migliore di tutti, colui che, anni addietro, gli ha insegnato l’arte di intrecciare corde di cuoio grezzo. George, riservato e insicuro, si accontenta di esistere all’ombra di Phil senza mai contraddirlo, senza mai mettere in dubbio la sua autorità.
Ogni autunno i due fratelli conducono un migliaio di manzi per venticinque miglia, fino ai recinti del piccolo insediamento di Beech, dove si fermano a pranzare al Mulino Rosso, una modesta locanda gestita dalla vedova di un medico morto suicida anni prima. Rose Gordon, si vocifera a Beech, ha avuto coraggio a mandare avanti l’attività dopo la tragica morte del marito. Ad aiutarla c’è il figlio adolescente Peter, un ragazzo delicato e sensibile che, con il suo atteggiamento effeminato, suscita un’immediata repulsione in Phil. George, invece, resta incantato da Rose, al punto da lasciare tutti stupefatti chiedendole di sposarlo e portandola a vivere al ranch, inconsapevole di aver appena creato i presupposti per un dramma che li coinvolgerà tutti. Perché Phil vive il matrimonio del fratello come un tradimento e, proprio come il «cane sulla collina» lanciato all’inseguimento della preda, non darà tregua a Rose, a Peter e anche al suo amato George, animato dall’odio nella sua forma piú pura: l’odio di chi invidia.
Pubblicato per la prima volta nel 1967, Il potere del cane è un’opera che depone i fronzoli della retorica e, con una prosa essenziale ma efficace, tratteggia con tinte livide una torbida vicenda familiare, capace di confermare la posizione centrale di Thomas Savage nella grande letteratura americana.
«Tornato oggi sulla bocca di critici e pubblico a seguito di un fenomenale passaparola, ecco il caso editoriale della stagione».
Guardian
«La storia drammatica di due fratelli nel Montana degli anni Venti… una storia migliore persino di Stoner».
Nicholas Shakespeare, Daily Telegraph