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L’Italia delle sconfitte: Da Custoza alla ritirata di Russia

La vittoria ha mille padri ma la sconfitta è orfana. Di certo non in Italia, dove è figlia legittima di uomini che hanno fatto la storia col sangue di altri uomini. Loro malgrado.
«La guerra è una cosa troppo seria per farla fare ai militari». Per non farla fare solo ai militari i politici dell’Italia unita ci hanno messo di loro, riuscendo a realizzare un perverso mix che ha portato a una lunga teoria di eclatanti sconfitte. A Custoza si perde una battaglia già vinta perché La Marmora e Cialdini conducono una guerra privata. A Lissa l’inesperto ammiraglio Persano e i suoi vice neppure si parlano, e i sogni di gloria vanno a picco assieme alle navi e ai marinai. A Caporetto Badoglio, pur sapendo che gli austro-tedeschi stanno per attaccare, se ne va a dormire. L’attacco alla Grecia soddisfa solo le manie di grandezza di Ciano e Mussolini e si incanala subito verso un clamoroso disastro che fa sogghignare mezza Europa. Una tragedia che è la prova generale della campagna di Russia…
Ma le sconfitte non hanno pesato solo sul piano militare. Spesso sono state l’occasione per scatenare psicodrammi assurdi o ancora più ridicole cacce a capri espiatori di comodo, rivelando tutta la fragilità della nostra identità nazionale, come accaduto con il disastro di Adua e la caduta di Crispi. In altri casi hanno prodotto una presa di coscienza e uno scatto di orgoglio che ha mutato, in meglio, la storia successiva.
Cinque battaglie, cinque sconfitte che hanno contribuito a ‘formare’ l’Italia.

L’inverno di Giona

Io non temo il buio, anzi. Nel buio più profondo anche la paura procede a tentoni e io, invece, ho imparato a vederci.
“Non ti ho mai conosciuto davvero, padre. Uomo sparito, fantasma di un fantasma. Hai carne di vento, pelle di nebbia. Non ti riconosco eppure sei me centomila volte al giorno.” Siamo su una montagna ostile, fa molto freddo. Giona non ha ricordi. Ha poco più di quattordici anni e vive in un villaggio aspro e desolato insieme al nonno Alvise. Il vecchio, spietato e rigoroso, è l’uomo domina il paese e impone al ragazzo compiti apparentemente assurdi e punizioni mortificanti. In possesso unicamente di un logoro maglione rosso, Giona esegue con angosciata meticolosità gli ordini del vecchio, sempre gli stessi gesti, fino a quando, un giorno, non riesce a scappare.
La fuga si rivelerà per lui un’inesorabile caduta agli inferi, inframmezzata da ricordi della sua famiglia, che sembrano appartenere a una vita precedente, e da apparizioni stravolte.
In un clima di allucinata sospensione temporale, il paese è in procinto di crollare su se stesso e la terra sembra sprofondare pian piano sotto i piedi del ragazzo. La verità è quella che appare?
Solo un decisivo cambio di passo consentirà al lettore di raggiungere la svolta finale e comprendere davvero che cos’è l’inverno di Giona.
Filippo Tapparelli, qui al suo esordio letterario, ha scritto un giallo onirico lontano da virtuosismi stilistici e intriso di atmosfere di perturbante ambiguità, descritte con una potenza evocativa straordinaria.

L’invenzione del vento

Giovanni è un ragazzo di buona famiglia, ossessionato dalle tavole da surf come certi adolescenti dal sesso; disegna tavole con palme e arcobaleni, onde alte come palazzi. Pietro è il figlio del benzinaio di corso Francia, a Roma. I due sono amici e frequentano il liceo Farnese, costruito per far fronte all’espansione della borghesia lavoratrice: una scuola che non c’era per una classe sociale che non c’era. Così, alla fine degli anni Settanta, nella capitale del settimo stato più industrializzato al mondo, in piena esplosione del debito pubblico, due ragazzi vivono il sogno del loro “mercoledì da leoni”, ma con il windsurf, la tavola con la vela che a entrambi permetterà prima di scivolare sull’acqua e poi, pian piano, come per attitudine, sulla vita. Giovanni rientrerà nel percorso da bravo borghese che gli toccava, e Pietro rincorrerà le onde fino all’oceano, ciascuno dei due pensando all’altro come all’amico che è riuscito a realizzarsi. Perché Pietro ha sì seguito il suo sogno da windsurfer ma ha finito per imbarcarsi in affari poco chiari che gli impediscono di rientrare in Italia, e Giovanni ha abbandonato il sogno di essere un campione senza che il sogno abbia abbandonato lui.
Lorenzo Pavolini torna al romanzo con la piccola storia di due giovani appassionati di windsurf e la grande Storia del ventennio che chiude il Novecento. Dalle onde del lago di Bracciano a quelle dell’oceano, questa è l’avventura di due ragazzi con i capelli al vento che hanno contribuito all’epica del windsurf in Italia, e hanno costruito le tavole con le quali gareggiare, perché i grandi sogni non sono mai solo metafore.

L’invenzione del globo: Spazio, potere, comunicazione nell’epoca dell’aria

Il libro ripensa la globalizzazione da una prospettiva originale, basata sull’idea che il nostro tempo sia partecipe di una rivoluzione spaziale paragonabile solo a quella che, all’epoca della conquista degli oceani, ha fatto sorgere l’età moderna. Sviluppando la riflessione di Carl Schmitt circa il potere degli elementi (terra, mare, fuoco, aria), Vegetti indica nell’avvento della spazialità aerea l’esordio di una seconda fase globale, che attraverso l’aviazione, le onde elettromagnetiche, i sistemi della telecomunicazione satellitare, i viaggi spaziali e la tecnologia informatica ha plasmato un nuovo spazio e una nuova coscienza spaziale. L’autore studia in chiave genealogica gli effetti riconducibili a questa profonda transizione storica: effetti di ordine politico e sociale, ma anche antropologici, dato che la metamorfosi dello spazio esige un riorientamento complessivo del rapporto tra il soggetto e il mondo cui appartiene. In questa prospettiva il volume interroga la crisi della statualità, ovvero del nomos della terra quale la modernità l’ha conosciuto, e la nascita di un nuovo ordine globale ancora in cerca di se stesso.

L’Inventore Di Se Stesso

È appena nato un bambino: padre e madre sono in ospedale, trasognati e felici, quando ricevono la visita del nonno che chiede loro di dare al piccolo il proprio nome, Gregorio. Lo stesso nome dell’avo che è stato consigliere alla corte dello zar Pietro il Grande: una vita come una leggenda, un’ascendenza importante. La disputa sul nome del neonato cela e rivela il confronto e lo scontro tra padre e figlio, tra predestinazione e scelte individuali, un conflitto a lungo covato che non può riconciliarsi né grazie al nuovo arrivo in famiglia né in nome di un dialogo che forse non c’è mai stato. E Gregorio, nel compiere la sua scelta estrema di legarsi alla domestica-badante Alexandra, forse tenta in extremis di riconnettersi a un’origine fantasticata in cui ha finito per credere. Enrico Palandri racconta la borghesia imprenditoriale veneta, il fascino di un Est vero o inventato, il bisogno che tutti abbiamo di riconoscere o reinventare le nostre radici, non fosse che per rinnegarle o trapiantarle in terra nuova.

L’Insostenibile Leggerezza Degli Scone

« *Uno scrittore delizioso, assolutamente da leggere.* »
**The Guardian**
« *Confortante come una cioccolata… La terapia giusta per le fredde serate invernali.* »
**The Times**
In una tranquilla chiesa vicino al castello di Edimburgo, Matthew ed Elspeth stanno per unirsi in matrimonio, quando un pensiero inaspettato attraversa la mente dello sposo già in cammino verso l’altare: «È una decisione saggia?» Intanto, al 44 di Scotland Street, nella sua stanza color fragola il piccolo Bertie sogna di iscriversi agli scout, ma deve vedersela con la tenace opposizione della madre; per Irene sono ben altre le cose importanti: le lezioni di italiano, di yoga, di sassofono e, ovviamente, le sedute di psicoterapia. Forse suo padre, questa volta, riuscirà a intercedere per lui? Nell’appartamento al piano di sopra, Domenica invece non si è ancora rassegnata alla sottrazione indebita della sua preziosa tazza blu di Spode da parte di Antonia, vicina e amica, ed escogita il modo per riprendersela con la complicità di Angus. Poco lontano, in un appartamento elegante di Howe Street, ritroviamo Bruce, la cui buona stella sembra inizi a declinare, ma non tutti i mali vengono per nuocere: dalle ceneri dell’egocentrico Bruce nascerà un uomo diverso, più attento agli altri.
Eccoci ancora in compagnia dei personaggi del condominio in **Scotland Stree****t** creati da **Alexander McCall Smith** , con i loro legami, i loro problemi quotidiani, le loro riflessioni sulla vita, sullo sfondo di una città molto amata e affascinante. E per la quale, alla fine del libro, proviamo già una fitta di nostalgia.

L’Inquadratura E La Composizione in Fotografia – Seconda Edizione

Un’inquadratura sbagliata e una composizione non equilibrata rischiano di penalizzare in modo irrimediabile anche un buon soggetto ripreso con ottima luce.
È soprattutto un libro da leggere e non solo un manuale da consultare.
SECONDA EDIZIONE
Nuova veste grafica per una lettura più agevole
Tutti i capitoli sono stati rivisti e ampliati
Tre nuovi capitoli: IL DISTURBO – L’ELOGIO DEL QUADRATO – COME IN UN FILM
35 nuove foto esemplificative
20 voci in più nel dizionario dei termini tecnici
Indice analitico
238 pagine

L’inganno di Selb

Leonore è bella e indipendente, studia francese e inglese nella scuola per traduttori e interpreti di Heidelberg ed è figlia di un alto dirigente di un ministero a Bonn. Da mesi non si hanno più sue notizie.
Selb, chiamato dalla famiglia per ritrovare la ragazza, cerca di ricostruire la sua vita: l’università, gli amici, l’appartamento dove abitava, un insolito ricovero in un ospedale psichiatrico, una complessa speculazione immobiliare, il coinvolgimento nei movimenti politici degli anni Settanta, un deposito di gas asfissianti della seconda guerra mondiale… Bernhard Schlink, magistrato e autore del best seller internazionale A voce alta, ha creato un personaggio di grande suggestione, un detective che colpisce per le sue doti investigative ma soprattutto per la sua umanità. Ne L’inganno di Selb, un’indagine dai risvolti imprevedibili lo porta a interrogarsi sulla storia recente della Germania e sul proprio stesso passato.

L’informazione: Una storia. Una teoria. Un diluvio

“Un libro esemplare: il miglior giornalismo scientifico anglosassone” Giuseppe Berta Ancora negli anni quaranta Claude Shannon diceva intelligence per parlare di informazione – un termine che avrebbe cominciato davvero a diffondersi solo qualche anno più tardi, insieme a una parolina, bit, destinata a diventare una delle più importanti dell’ultimo mezzo secolo, quando l’informazione diventerà una grandezza quantificabile e misurabile. James Gleick ne descrive la pervasiva traiettoria, raccogliendo i fili sparsi di una storia che parte da lontano, dall’invenzione della scrittura e dell’alfabeto, passando per la lessicografia e i dizionari, i codici crittografici e le moderne tecnologie della comunicazione. E lungo la strada si incontrano figure chiave, talora insospettate: i compilatori di antichi dizionari; l’inventore del primo calcolatore, Charles Babbage; la sua musa, Ada Byron, figlia dell’illustre poeta; e una serie di altre personalità fondamentali come Samuel Morse, il matematico Alan Turing, il creatore della teoria dell’informazione Claude Shannon o il fondatore della cibernetica Norbert Wiener. Gleick conclude con la vera e propria epoca dell’informazione, il mondo contemporaneo, dove tutti sono, volenti o nolenti, esperti di bit e byte. L’informazione, fondendo con grande sapienza narrativa divulgazione scientifica, racconto biografico, storia delle idee, delle scoperte e della tecnica, ci dice come siamo arrivati fin qui e quel che ci attende in futuro.

L’incubo dei ghiacci

Primo del Ciclo dell’Inverno del Mondo, questo volume fa parte di una Saga con la quale Scott Rohan delinea un affresco globale della terra al suo crepuscolo che non ha raffronti nella Narrativa di Fantasy sia antica che moderna.
Il concetto che il ghiaccio di per se stesso sia l’ultimo e più pericoloso nemico per la razza umana, è qualcosa di veramente rimarcabile e che costringe il lettore a non staccare gli occhi dalle pagine, finche non è giunto alla fine del libro.
Questa storia, ha creato una vera e propria mitologia tutta sua particolare che si inserisce in un contesto di Fantasy di un livello quale raramente è dato di riscontrare.
La minuziosa certosina nella descrizione di razze, popoli, luoghi, usi e costumi, fa da corollario ad un insieme di avventure estremamente coinvolgenti che rivelano un grande scrittore le cui storie sembrano dipanarsi da sole come per magia.
Questo è indubbiamente uno dei Cicli di Fantasy più importanti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi, ed ora diventerà anche da noi uno dei testi di riferimento.

L’Incontinenza Del Vuoto

« *L’icona punk della filosofia europea.* »
**New Statesman – Josh Cohen**
« *Pochi pensatori illustrano le contraddizioni del capitalismo contemporaneo meglio di Slavoj Žižek… Uno degli intellettuali più noti al mondo.* »
**New York Review of Books – John Gray**
« *Žižek è come Socrate sotto steroidi… un’intelligenza che toglie il fiato.* »
**Terry Eagleton**
Se è vero che oggi gli interventi teorici più interessanti sorgono dagli spazi fra le discipline, la voce che per antonomasia si situa alla confluenza, negli interstizi fra i diversi campi del sapere è quella di **Slavoj Žižek**. In questo suo nuovo lavoro, ***L’incontinenza del vuoto*** (titolo ispirato a Beckett), Žižek esplora gli elementi di raccordo (i «pennacchi», come li chiama prendendo in prestito un termine architettonico) tra le tre dimensioni della **filosofia** , della **psicoanalisi** e della **critica dell’economia politica** , attraverso il canale del sesso, dei rapporti amorosi, della seduzione, del desiderio, del genere. La riflessione di Žižek divora tutto ciò che si mette sulla sua strada. Nutrendosi di alto e di basso, di film trash e di Rossellini, Altman e Tarkovskij, di Šostakovic e di Demis Roussos,di fantascienza e di Mozart, Beethoven e Wagner, di Internet delle Cose e di serie tv, Žižek ci parla, come mai prima ha fatto, della nostra sessualità, dell’impossibilità che si trova al cuore del reale, dell’elemento di «eccesso» ontologico creato dall’antagonismo della differenza sessuale. In questo libro, che è anche un *redde rationem* contro i suoi critici, la capacità del filosofo sloveno di illuminare temi eterni a partire da dibattiti contingenti e contemporanei rifulge al massimo del suo splendore.

L’evaso

La fugace visione di una donna per i strada; ed ecco che la tranquilla, metodica vita di Gian Paolo Guillaume, detto G.P.G., professore di tedesco al ginnasio di La Rochelle, è come investita da un uragano. Nemesi implacabile, riaffiora tutto un passato turbinoso; l’antica macchia torna davanti agli occhi, dilaga ripugnante, scuote il colpevole dal torpore nel quale aveva cercato rifugio… G.P.G. non avrebbe che da proseguire per il proprio cammino: la testimone degli eventi lontani non lo ha veduto, non lo riconosce. Aspetta, G.P.G., e sarai salvo! Aspetta, ché nulla nel mondo che ti sta intorno è mutato. Soltanto un po’ di pazienza! No, la Nemesi è “dentro di lui”, e Simenon, con la sua arte sottile, ci conduce passo passo, alle spalle di G.P.G., verso la conclusione fatale.