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La donna da uccidere

A Lone, città allucinata e allucinante, sottoposta a regime tirannico, rigorosamente divisa in quartieri di lusso e ghetti miserabili, vive Lilit. Cinquantenne, paleontologa e direttrice del Museo di Storia Naturale, delusa dal marito e dall’amante, decide di far ricorso alla chirurgia estetica e alle più sofisticate manipolazioni genetiche per trasformarsi in una donna bellissima e fatale. E notte dopo notte, in preda a desideri carnali inappagabili, va in cerca di uomini per saziarsi, prima del loro corpo, poi in un crescendo orgiastico, del loro sangue. Sino a quando l’apparizione di un angelico mendicante le offrirà l’occasione di trasformare le sue pulsioni di morte in desiderio di vita.

La donna che morì due volte

Un pomeriggio di luglio il piccolo Edvin, dieci anni, suona alla porta del commissario Bäckström, suo vicino di casa, nonché suo idolo. Durante un’escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull’isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l’investigatore più furbo e cialtrone dell’intero corpo di polizia svedese si tratta di un importante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi: non resta che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce su quello che ha tutta l’aria di essere un caso di omicidio. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, il funerale celebrato, le ceneri disperse. A questo punto, la domanda diventa di ordine quasi filosofico: si può morire due volte? Dopo un’indagine in cui ricostruire la storia raccontata dalle tracce si rivela particolarmente complicato, Evert Bäckström
imostrerà di avere ancora il solito fiuto. E per una volta, in modo del tutto inaspettato, anche un cuore.

La dignità ai tempi di Internet. Per un’economia digtale equa

La rivoluzione digitale distrugge più posti di lavoro di quanti ne crei. Ci rallegriamo di scoprire che sul Web tutto è «gratis» e «open», o sta per diventarlo, ma nel frattempo l’economia dell’informazione concentra sempre più potere e ricchezza nelle mani di pochi. Mentre celebriamo le virtù democratiche di Internet, consegniamo il futuro ai colossi che controllano i server centrali e traggono immensi profitti dai dati che ricavano osservando le nostre vite. Sono i Server Sirena che, ammaliandoci con il richiamo del «free», ci imprigionano in una stagnazione economica perenne, con ricorrenti crisi finanziarie e disuguaglianze sempre più gravi. Com’è possibile che le straordinarie innovazioni degli ultimi decenni abbiano generato un sistema così oligarchico e disumanizzante? Unendo lo sguardo del tecnologo a un’acuta sensibilità sociale, Jaron Lanier illustra come e perché le tecnologie di rete cambiano le dinamiche del potere economico. E con esempi di folgorante potenza evocativa ci avverte: quando prenderanno piede stampanti 3D, infermieri robotici e veicoli autoguidati, la disoccupazione dilagherà anche nell’industria, nella sanità e nei trasporti! Eppure, una via d’uscita realistica esiste. Se è vero che sono le informazioni a creare valore e arricchire i Server Sirena, bisogna concepire un sistema in cui gli individui siano retribuiti per le informazioni che producono e condividono ogni giorno. Non è utopia, è una via d’uscita fondata sul recupero di una caratteristica già presente nelle prime reti: la bidirezionalità dei collegamenti. Spetta a noi decidere per una rivoluzione digitale che crei prosperità equamente diffusa, riconoscendo dignità alle persone.

La Destra Siamo Noi

Giorgio Almirante e Junio Valerio Borghese, Mario Scelba e Matteo Salvini, Amintore Fanfani e Giorgio Ambrosoli, ma anche Giovanni Guareschi e Indro Montanelli. Sono tante, spesso tra loro contraddittorie, le figure che hanno fatto la destra italiana negli ultimi decenni: allora perché negare che essa abbia lo stesso diritto di esistere che la sinistra riserva soltanto a se stessa? Il realismo sfacciato di Pansa ribalta in questo libro il luogo comune che considera la destra una piccola parrocchia di pochi fanatici e di bombaroli neri, facendo vivere vicende e personaggi di una parte politica spesso negata ma che ha giocato un ruolo cruciale nella storia recente del Paese. Perché, che lo si voglia o no, “la destra è necessaria alla sinistra, quanto la sinistra alla destra. In una democraziaparlamentare non soltanto possono convivere, ma devono farlo. Perché entrambe sono indispensabili a garantire la libertà di una nazione”.

La cura della ragione. Esercizi per allenare il pensiero

Soggetta a errori e fallacie, incapace di raggiungere conclusioni corrette, debole nell’argomentare, facile preda di tentazioni e false promesse: è davvero così fragile la ragione umana nell’orientare la nostra condotta? Il libro delinea l’immagine di una mente meno malata di quanto le diagnosi correnti sostengano, mostrando che anche quando vacilla lo fa per cause funzionali, assai diverse da quelle solitamente ipotizzate. Ma della ragione bisogna avere cura e allenarla di continuo: gli esercizi qui proposti mettono alla prova le capacità di ragionamento del lettore, offrendo l’occasione di affinarle.

La cricca

n Italia quando si nomina il conflitto d’interessi si pensa subito a Silvio Berlusconi, al suo strapotere televisivo e alle leggi ad personam, ma il Cavaliere è solo l’ultimo erede di un sistema consolidato che comprende tutti: politici, professionisti, manager, sportivi, giornalisti. I casi si sprecano: magistrati che si arricchiscono con gli arbitrati, rettori universitari che amministrano gli atenei come beni di famiglia, imprenditori finanziati da banche di cui sono azionisti, società di brokeraggio presiedute dai loro clienti, medici che diventano strumento per aumentare i profitti delle case farmaceutiche, deputati e senatori che piegano con destrezza le leggi ai loro disegni.
Sergio Rizzo conduce un’inchiesta attenta e senza precedenti nella giungla di enti, ministeri, aziende statali e parastatali e ordini professionali alla scoperta di una classe dirigente abituata a usare l’interesse pubblico per portare avanti i propri affari. Un libro-denuncia sulla situazione di un Paese che è diventato il paradiso dell’impunità.

La Costituzione e la Bellezza

Se l’Italia è una Repubblica fondata sulla bellezza, come è stato proposto in Parlamento, non c’è dubbio che l’abitudine al bello – e a un patrimonio artistico e culturale che non ha eguali nel mondo – sia il vero elemento unificante degli italiani, e come tale si rifletta nel testo della Costituzione promulgata nel 1948. Michele Ainis e Vittorio Sgarbi compongono in questo libro un inedito commento letterario e illustrato alla nostra Costituzione in sedici capitoli, uno per ciascuno dei dodici princìpi fondamentali e dei quattro titoli in cui s’articola la prima parte della Carta. Un intreccio sorprendente tra arte, diritto e letteratura, che si legge come un’appassionata storia della bellezza d’Italia.
Vincitore del Premio Nazionale di Cultura Benedetto Croce 2017 sezione saggistica.

La Coppa Degli Immortali

«Ho sempre pensato che il calcio non fosse un fatto solo difensivo o solo offensivo. Il calcio era saper fare tutto.» Nel calcio di Arrigo Sacchi conta lo spettacolo, non il risultato a ogni costo. Anche se ciò comporta rischiare qualcosa di più. Con questa filosofia e modo di intendere il football, il «profeta di Fusignano» è entrato nella storia del calcio e l’ha cambiata, introducendo princìpi e concetti mai visti prima, diventati scuola preziosa per la maggior parte dei suoi successori. Così, l’allenatore più eretico di sempre, è riuscito a creare una squadra formidabile, passata alla storia come «Gli Immortali» e che è considerata universalmente la più forte di tutti i tempi. A trent’anni esatti dalla conquista della leggendaria Coppa dei Campioni del 1989, Sacchi racconta l’impresa che ha segnato il calcio moderno: dalla nebbia di Belgrado al 4 a 0 della finale di Barcellona, dai gol «fantasma» contro Stella Rossa e Werder Brema, al 5 a 0 zero al mitico Real Madrid a San Siro, vera epopea del «sacchismo». Episodi e testimonianze inediti, aneddoti gustosissimi: tutto narrato grazie alla penna di Luigi Garlando, prima firma della «Gazzetta dello Sport» e autore di libri bestseller.

La consolazione della filosofia

Tra i grandi classici del pensiero, la Consolazione della filosofia di Boezio è uno dei libri più influenti: conosciuto e amato da lettori illustri di ogni epoca, da Dante a Casanova, da Machiavelli a Chaucer. Soprattutto, è una delle opere in cui filosofia e vita si intrecciano nel modo più compiuto.
Scritto in carcere dal filosofo e funzionario romano Boezio nei mesi subito precedenti la sua condanna a morte (525-526 d.C.), questo bellissimo e toccante «canto di prigionia», come lo definisce Carlo Ossola, alterna versi e prosa riflessiva in una meditazione sempre attuale – sul fine della vita e sul destino, sui rovesci della fortuna e sui punti di forza dell’uomo – che può essere di grande consolazione per ogni animo tormentato da interrogativi sulla propria sorte.
Protagonista del libro è la filosofia stessa, che appare a Boezio sotto l’aspetto di una donna. Affascinante e solenne, porta vesti lacerate a causa delle liti tra opposte correnti di pensiero. Vesti sulle quali si intravedono, tuttavia, ancora i ricami raffiguranti le due lettere (theta e pi greco) che sono simbolo delle due branche fondamentali del sapere utile all’uomo: filosofia teoretica e filosofia pratica. «Ora è giunto il momento di curare, non di piangere» spiega la “musa” della filosofia a un affranto Boezio nei capitoli iniziali del libro. E la preziosa cura – filosofica e spirituale – che viene dagli insegnamenti degli antichi maestri, Platone e Aristotele in primis, è tutta racchiusa in queste pagine che sanno trasformare la poesia più elevata in uno «scrigno del ragionare della mente».

La Città Senza Cioccolato

Come si può vivere in una città in cui i dolci sono proibiti? Questo è il mistero che aleggia sulla vita di Nelle Faulkner, abile investigatrice privata dodicenne costretta a rispettare la legge del rampante sindaco Thornton, amico delle carote e nemico delle carie. Ma ci sono segreti ben più oscuri di cui Nelle deve occuparsi: un pomeriggio nel suo sgangherato ufficio arriva Eddie De Menthe, dodici anni e mezzo e fama da trafficante di dolci, per chiederle di indagare su un furto. Dopo poco però anche Eddie scompare nel nulla, proprio mentre i suoi rivali, Frittella Ratchet e Wafer McKenzie, si contendono il controllo del contrabbando di dolci. Intanto un nemico ben più pericoloso e potente incombe sulla città, pronto a addentare Nelle e i suoi amici come la più squisita tavoletta di cioccolato. Quanta astuzia servirà per non farsi inghiottire in un solo boccone?

La Città Delle Donne

Le città europee sono più di un luogo fisico, più della somma dei loro edifici, sono l’esito di una “intenzione estetica” che nasce dalla quotidianità dei cittadini. Con uno sguardo inedito, Marco Romano ripercorre le origini storiche di questa lunga ricerca della bellezza, individuando così il contributo fondamentale, sebbene poco raccontato, che le donne hanno dato a questo sviluppo. È stato infatti l’intuito e il desiderio femminile a suggerire ieri come oggi molte soluzioni che hanno dato forma alle nostre città, dalle capitali ai villaggi In un viaggio nel tempo, nell’arte e nel costume, scopriamo così che la forma delle facciate serve da sfondo per le recite d’amore, o che i portici davanti alle botteghe nascono per rendere più confortevoli gli acquisti delle donne, che apprezzavano strade più larghe dove passeggiare, a piedi o in carrozza, per fare mostra delle vesti più nuove. Marco Romano ripercorre l’ultimo millennio della storia urbanistica europea per giungere alle sterminate periferie del nostro secolo, quando una cultura progettuale prettamente maschile disegna le città come macchine rigidamente funzionali, con spazi informi e quartieri improntati all’efficienza. Questo libro è un atto d’amore allo sguardo sensibile con cui abbiamo per secoli immaginato spazi migliori in cui vivere, un impegno che oggi sembra irrimediabilmente perduto e che invece dovremmo al più presto ritrovare.

La città assente

Facendo ricerche per un articolo, Junior si imbatte in un mistero che turba l’intera città: un museo e la strana macchina che vi è custodita. Si tratta di un generatore di storie, progettato dal grande Macedonio Fernández, nelle quali si delinea una cartografia alternativa di Buenos Aires. Ambientato in un futuro che assomiglia al passato recente della storia argentina, il romanzo gioca con i generi letterari unendo poliziesco, fantascienza e storia d’amore. Con grande maestria e uno stile impeccabile, Piglia costruisce una complessa narrazione che rende «La città assente» una delle migliori sfide della letteratura contemporanea.