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Love Each Other

New York – Ispirato a una storia vera
Quante volte, guardando al futuro, ci chiediamo che piega stia prendendo la vita o se, a causa di scelte sbagliate, non sia, invece, pronta a metterci al tappeto? E se fosse il futuro stesso a volerci mettere alla prova?
La storia d’amore che andrò a raccontare vuole insegnarci proprio questo, imparare dai nostri errori perché niente è impossibile se non ci arrendiamo.
Violet ha alle spalle un passato fatto di violenze da parte dell’uomo che diceva di amarla. Stanca di subire, con il tempo trova la forza di fuggire pagando, però, uno scotto molto alto. Ma guarda avanti, alla vita, perché c’è sempre una seconda occasione di felicità e lei la trova in Josh, l’unico capace di regalarle serenità, amore e rispetto per se stessa.
“Se stasera lei fosse qui, sarei il più felice del mondo. La stringerei fra le braccia per rassicurarla e le direi di non temere ciò che ancora non conosce, ma di lasciarsi andare. Voglio essere il porto sicuro che tanto cerca, l’ancora di cui ha bisogno per sostenersi e restare a galla… È un incantesimo che conoscono in pochi.”
Ma basterà l’amore di Josh? Riuscirà a sconfiggere quei mostri che potrebbero tornare da un momento all’altro?
Lascio a voi la curiosità di scoprirlo!

Lolly Willowes o l’amoroso cacciatore

Lolly Willowes è una donna amabile e solitaria, «benestante e con tutta probabilità destinata a non sposarsi». Va a Londra dal fratello maggiore. Ma rimane sempre un essere a parte rispetto alla famiglia, dove a poco a poco diventa una «zia Lolly» che tutti pensano di conoscere come un soprammobile. Intanto la mente di Lolly vaga, si allontana, si estrania in modo irrevocabile dal perbenismo bonariamente coercitivo dei suoi parenti. Lolly, in verità, cova da sempre in sé qualcosa, che è una vocazione: la vocazione della strega. Nella sua vita, osservata dall’esterno, sembra che non accada mai nulla. E invece in lei si tesse «un complotto di tenebra». Così, un giorno, Lolly si scrolla di dosso ogni vincolo e va a vivere da sola, in campagna. Ancora non sa che lì è andata per offrirsi come preda al Principe delle Tenebre. Che sarà puntuale ad aspettarla. Con impavida naturalezza, con ironica euforia, Lolly scopre una notte di trovarsi in mezzo a un Sabba e riconosce negli altri accoliti molti fra i suoi paciosi compaesani. Ma più che al Sabba, che finisce sempre per somigliare un po’ a un ballo di beneficenza, Lolly è incline al colloquio con il Demonio, si presenti egli come un gatto irsuto o come un guardacaccia o come un paesaggio (e rare volte il paesaggio ha parlato come in questo romanzo). Allora si accende una superba esaltazione amorosa. Lolly, la «vergine negletta», ormai irraggiungibile dalla tediosità del mondo («No! Non mi avrete. Non tornerò indietro»), ha scoperto quanto vi è di esplosivo in lei («Ma le donne lo sanno di essere dinamite, e non vedono l’ora che si verifichi l’esplosione che renderà loro giustizia»). Di quella deflagrazione farà dono al suo «amoroso cacciatore», dallo sguardo «che non desidera e che non giudica», con il quale Lolly intreccia il suo dialogo, capriccioso e sottile, fra l’amante e l’amata: «Tu sei oltre, i miei pensieri sprizzano da te come nella teoria della forza centrifuga». Lolly Willowes apparve nel 1926. **

Lo stupore infantile: con un inedito sui giochi dei bambini

Questo quinto titolo dell’Opera omnia conduce il lettore in uno stupefacente itinerario nella foresta palpitante della mente zolliana, guidato da una lucina nel bosco, come accadeva nelle fiabe di un tempo.
Lo stupore infantile, che intitola il libro, è una vertigine che i cuccioli umani, lasciati a se stessi, assaporano naturalmente, trastullandosi in giochi il cui fondo simbolico Zolla scrutava in certe noterelle inedite riportate alla luce qui per la prima volta. Dal saggio di apertura su L’infanzia assassinata si dipana un corale di temi scottanti: sulle migrazioni dei popoli, sull’inganno e la truffa consustanziali all’esercizio del potere politico, su apocalissi e genesi, sul matriarcato, sul Parsifal e il Flauto magico letti come opere-specchio della storia dell’Occidente. Nella tela tessuta da Zolla come un tantra moderno, incappiamo nell’iki, la grazia giapponese secondo Kuki Shūzō, nel poemetto The Rose di William Butler Yeats, nell’idea dionisiaca di natura al centro dell’opera di Karl Kerényi, e sulla «conoscenza senza dualità», propria dell’infante-sapiente, il cerchio di un pensiero attratto alle vette si chiude.

Lo stradone

**Finalista al Premio Campiello 2019**
**Il nuovo romanzo di uno dei più originali scrittori italiani.**
« *Francesco Pecoraro riesce a tenere insieme sfere di esistenza che di solito gli scrittori non riescono a tenere insieme, o che non vedono proprio: i destini dei personaggi, la microfisica del quotidiano, la storia politica del presente, la lunga durata dell’evoluzione umana, l’immobilità della natura. La vita dei suoi protagonisti idiosincratici rimanda sempre a piani di realtà ulteriori. In ognuno di questi piani si combatte una lotta per dare forma e significato a un mondo che, di per sé, non ha né forma né significato.* »
**Guido Mazzoni**
« *Che cosa mi aspetto dal nuovo libro di Francesco? Che riesca a coniugare bene complessità e intensità emotiva come nel precedente, ma in una forma presumo diversa, essendo passato del tempo (il giusto tempo, per lavorare a un altro libro importante) da “La vita in tempo di pace”. Poiché però i bravi scrittori ti sorprendono sempre alle spalle, spero soprattutto che nel nuovo libro di Francesco ci sia ciò che io, da solo, non riuscirei mai a immaginare.* »
**Nicola Lagioia**
« *Straordinaria la capacità di F.P di restituire un tempo – il secondo 900 – e un luogo – Roma – con uno sguardo d’architetto che vede deteriorarsi ciò che ama.”* »
**Helena Janeczek**
Primi anni Venti di questo secolo nella **«Città di Dio»** , decadente metropoli che assomiglia molto a Roma. Un uomo di circa settant’anni osserva dal settimo piano della sua palazzina le vicende dello **«Stradone»** ; i tanti personaggi che lo percorrono incarnano tutte le forme del «Ristagno» della nostra società. Invecchiamento e conformismo, razzismo e sessismo, sopravvivenze popolari e «trentelli» rampanti, barbagli di verità, etnie in conflitto, il fantasma dell’integralismo islamico, la liquefazione di sinistre e destre e della classe media in un unico «Grande Ripieno»: nulla sfugge a questo narratore disordinato ma perspicace, che pare saper restituire meglio di chiunque – con ironia, cinismo, nostalgia, umorismo – il non senso del nostro presente. Racconta anche, l’uomo senza nome, la propria esistenza di «Novecentesco», aspirante storico dell’arte, funzionario di Ministero, uomo che ha creduto nel comunismo e poi si è fatto socialista e corrotto, con i suoi amori e, oggi, l’ossessione per la vecchiaia, la malattia, la pornografia; e ricostruisce infine – con documenti veri o quasi-veri – la storia di un quartiere i cui abitanti, operai e proletari, per secoli e fin oltre la metà del Ventesimo, hanno prodotto qui i mattoni di cui è fatta la Città: il quartiere più comunista e antifascista di tutti, forse visitato da Lenin – personaggio inatteso di queste pagine – nel 1908.
**Il risultato è un libro certamente unico nel panorama letterario non solo italiano, in cui la passione politica, antropologica e linguistica, le vicende di una vita, di un quartiere, di un intero secolo concorrono a un’esperienza di lettura memorabile: un’illuminante – tragica ed esilarante – avventura di conoscenza.**

Lo stato dell’arte: L’esperienza estetica nell’era della tecnica

Cosa sta accadendo alle arti e all’esperienza estetica nel nostro tempo compiutamente tecnicizzato e qual è lo stato della questione sotto il profilo della consapevolezza teorica: in un percorso coerente e guidato, le voci dei maggiori filosofi, saggisti, storici dell’arte che si sono interrogati sul destino dell’esperienza estetica nell’età della tecnica dispiegata.

Lo spirito dei tempi

È il 1999, siamo nella parte turca di Cipro, fra barriere di filo spinato, mine antiuomo, soldati blu delle Nazioni Unite. Il manager e produttore musicale Leggy Starlitz è giunto fin qui per invadere l’immenso mercato musulmano con le sue G7, il più finto, volgare e commerciale gruppo femminile ad aver mai indossato un wonderbra o un paio di scarpe con la suola alta quindici centimetri. Milioni di potenziali acquirenti, *teenagers* che vivono in un mondo di moschee e mullah, pronte a spendere i loro soldi negli infiniti gadget del merchandising delle G7.
Il brillante piano di Starlitz ha bisogno di alcuni potenti e pericolosi alleati: Mehmet Ozbey, un turco con molte identità e innumerevoli contatti; Pulat Khoklov, che ha combattuto sui Mig in Afghanistan e ora è il pilota personale di Milosevic; e ancora paparazzi, musicisti giapponesi, imbroglioni, trafficanti, agenti segreti e terroristi. Starlitz dovrà agire in fretta: le bombe cadono sulla Jugoslavia, l’anno duemila, Y2K, è dietro l’angolo, e l’unica regola da rispettare è che l’intera faccenda si interrompa prima che giunga l’avvento del nuovo millennio.

Lo Spazio Sfinito

“I cult book nascono così. E Pincio si è conquistato un posto in prima fila tra gli autori-culto di casa nostra “L’Indice”Per chi ama lo scrittore americano Chuck Palahniuk, o per chi venera il russo Viktor Pelevin, Tommaso Pincio sarà una rivelazione “Financial Times”Il discepolo italiano di Thomas Pynchon ” Il Sole 24 Ore”Uno dei libri più belli degli ultimi anni Marco Belpoliti “• AliasIn un mondo alternativo terribilmente bello e malinconico, Jack Kerouac si prepara a passare nove settimane nello spazio per conto della Coca-Cola Enterprise. Marilyn Monroe fa la commessa in una libreria. Il tirannico Arthur Miller si è comprato una casa sulla cascata dove vive con sua moglie, la triste e bellissima Norma Jeane. Qualche conto sembra in effetti non tornare. Norma e Marilyn non dovrebbero ad esempio essere la stessa meravigliosa ragazza, colei che illuminò i desideri di milioni di persone accendendo una luce nelle stanze più buie degli animi maschili? Ambientato durante gli anni Cinquanta – reinventati in modo da diventare tra i più veri e struggenti mai raccontati – Lo spazio sfinito è popolato dai personaggi del nostro immaginario collettivo (oltre a Kerouac, Marilyn e Miller c’è Neal Cassady, e il giovane Holden…), i quali però, attraverso le loro vicende di solitudine, desiderio, amicizie infrante, cuori spezzati e vite da ritrovare, si rivelano paurosamente simili a noi. Questo di Pincio è uno dei romanzi più intensi e commoventi degli ultimi anni, nelle pagine del quale tutto ciò che credevamo di conoscere mostra il suo lato più intimo e nascosto e ci parla più vicino di quanto non sia mai accaduto: date una maschera a uno scrittore, a un’attrice di Hollywood, al mondo intero, e finalmente vi dirà la verità.

Lo spazio bianco

Maria ha superato da poco i quarant’anni, vive a Napoli, lavora come insegnante in una scuola serale e un giorno, al sesto mese appena di gravidanza, partorisce una bambina che viene subito ricoverata in terapia intensiva neonatale. Dietro l’oblò dell’incubatrice Maria osserva le ore passare su quel piccolo corpo come una sequenza di possibilità. Niente è più come prima: si ritrova in un mondo strano di medicine, donne accoltellate, attese insensate sui divanetti della sala d’aspetto, la speranza di portare sua figlia fuori da lì. Nei giorni si susseguono le mense con gli studenti di medicina, il dialogo muto con i macchinari e soprattutto il suo lavoro: una scuola serale dove camionisti faticano su Dante e Leopardi per conquistarsi la terza media. La circonda e la tiene in vita un mondo pericolante: quello napoletano, dove la tragedia quotidiana si intreccia con la farsa, un mondo in cui il degrado locale è solo la lente d’ingrandimento di quello nazionale.

Lo scialle

Due racconti: in un campo di concentramento, una madre ebrea cerca di proteggere la figlia neonata; trent’anni dopo, in Florida, la stessa donna ormai anziana e sull’orlo della follia incontra un uomo. Una madre, una figlia, una nipote. Tre figure femminili travolte dalla Storia e dai suoi orrori. Un indumento magico, un feticcio: lo scialle che protegge e nasconde. In pagine sobrie ed essenziali, con pochi, nitidi tratti, Cynthia Ozick cerca di narrare l’inenarrabile: l’esperienza del lager, la sopravvivenza al lager. “Lo scialle” è stato pubblicato per la prima volta da Garzanti nel 1990.

Lezioni Sulla Storia Della Filosofia

Le lezioni di Hegel sulla storia della filosofia costituiscono il laboratorio concettuale e terminologico del suo sistema di pensiero e delineano lo svolgimento storico che ad esso ha condotto. Tuttavia Hegel non ha mai dato alle stampe i testi dei suoi corsi, di cui resta traccia solo grazie a manoscritti, quaderni, appunti e annotazioni, autografe o dovute agli uditori. La sola traduzione italiana delle lezioni sulla storia della filosofia fino a oggi disponibile riproduceva l’edizione del 1840-44, curata da Karl Ludwig Michelet dopo la morte di Hegel. In linea con la più recente ricerca, a quel testo si è qui preferita l’edizione del corso berlinese del 1825-1826 pubblicata in Germania tra il 1986 e il 1996, a cura di Pierre Garniron e Walter Jaeschke. Il volume è corredato di un apparato di note e di un’introduzione a firma del curatore Roberto Bordoli. In appendice è data la traduzione dei manoscritti hegeliani relativi alle introduzioni ai corsi del 1820 e del 1823.

Lettera Di Dimissioni

Scendendo a capofitto per i rami delle generazioni, Clelia riesce a trovare il suo posto sull’asse del tempo: ha una data d’inizio, il 1914, e persino una capostipite, la nonna Franca, giunta dalla Russia a Napoli, «la città più infernale del Mediterraneo», e a Napoli rimasta.
Innamorata della vita, ricca di passione e di ideali, Clelia cresce con i piedi piantati nella provincia e lo sguardo rivolto alla città. I suoi genitori – comunisti come si poteva essere comunisti in Italia nel 1968 – hanno scelto di vivere a Pompei, tra le falde del Vesuvio, il mare e le rovine archeologiche.
Quando Clelia incontra Gianni non ha dubbi su cosa fare: insieme trovano quarantadue metri quadri in cui sostenersi «l’un l’altra come due carte da gioco poggiate in piedi». Per mantenersi lavora come maschera in un teatro, e proprio in teatro farà presto carriera.
Appagata dal successo e dalla stima crescente di chi appena una manciata di anni prima lei stessa guardava con sospetto, Clelia sembra non accorgersi – di fronte ai bivi dettati dal lavoro e dagli affetti – di scegliere sistematicamente il «male minore». Quando però cominceranno «quelle notti insonni che capitano a chi è in continuo commercio con l’esistenza», sarà forse troppo tardi per rendersi conto che qualcosa si è incrinato: «e dicevo sì, quando sapevo che la risposta era no».
Il nuovo romanzo di Valeria Parrella ha l’energia e il coraggio delle storie necessarie. Unendo i temi civili dei suoi primi racconti alla lingua alta conquistata con Lo spazio bianco, l’autrice dà forma a una vicenda che ci riguarda tutti. La storia di Clelia procede di pari passo con quella dell’Italia, e ci restituisce il ritratto di un Paese che ha progressivamente rinunciato al pubblico per il privato, all’etica per il guadagno, ma che con ostinazione ciascuno di noi continua ad amare «come si amano solo le cose che vengono prima di noi e dopo di noi resteranno».
Senza dismettere la voce intima e sensuale che le è propria, Valeria Parrella narra la perdita di contatto tra ciò in cui si crede e il modo in cui si agisce, fino alla consapevolezza che «le cose non si compiono all’improvviso, ma all’improvviso le vedi nel loro intero».

Lettera a Nečaev

Opuscoli provvisori N. 63 Prima edizione: Lettera a Sergej Nečaev, in Michail Bakunin, Opere complete, vol. V, Rapporti con Sergej Nečaev, 1870-1872, tr. it., Catania 1977, pp. 122-158 Prima edizione in opuscolo: maggio 2015