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Kalifornia

Non basta una metropoli impazzita per fare un buon romanzo di fantascienza, non occorrono eventi catastrofici a ogni pagina, e nemmeno i sofisticati “gerghi” dell’informatica. A volte basta cambiare una sola cifra, una lettera appena, e l’universo capovolto dell’anti-utopia rompe tutti gli argini. Oggi per entrare nel futuro basta andare in Kalifornia con Mark Laidlaw, autore-rivelazione della nuova SF Usa, e seguirlo nello scenario di quello che è forse il più originale romanzo americano del 1994.

Non basta una metropoli impazzita per fare un buon romanzo di fantascienza, non occorrono eventi catastrofici a ogni pagina, e nemmeno i sofisticati “gerghi” dell’informatica. A volte basta cambiare una sola cifra, una lettera appena, e l’universo capovolto dell’anti-utopia rompe tutti gli argini. Oggi per entrare nel futuro basta andare in Kalifornia con Mark Laidlaw, autore-rivelazione della nuova SF Usa, e seguirlo nello scenario di quello che è forse il più originale romanzo americano del 1994.

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Italiani due volte

Sono italiani due volte i trecentomila che in un lungo esodo durato oltre vent’anni dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono l’Istria, Fiume e Zara. Erano nati italiani e scelsero di rimanere tali quando il trattato di pace del 10 febbraio 1947 assegnò quelle regioni alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito.
A rievocare una storia a lungo trascurata del nostro Novecento è un’inchiesta originale e serrata dove al racconto dei fatti Dino Messina accompagna le testimonianze inedite dei parenti delle vittime della violenza titina e di chi bambino lasciò la casa natale senza la speranza di potervi tornare.
Un dramma nazionale in tre grandi atti: il primo, con l’irredentismo, la vittoria nella Grande guerra, il passaggio alla patria di regioni e città sotto il dominio asburgico; seguiti dalla presa del potere fascista con le politiche anti-slave e la guerra accanto ai nazisti.
La seconda fase inizia con le ondate di violenza dei partigiani di Tito nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945. Trieste, Pola e i centri dell’Istria occidentale, Fiume e Zara, da province irredente divennero terre di conquista jugoslava.
Al biennio di terrore e alla stagione delle foibe, seguirono altri anni di pressioni e paura. Sino al terzo atto, dal 10 febbraio 1947, che segnò la più grande ondata dell’esodo. E successivamente un’altra massiccia partenza dalla zona assegnata alla Jugoslavia dopo il Memorandum di Londra del 1954, che stabilì il ritorno di Trieste all’Italia.
A migliaia di fuggitivi, dopo il terrore e lo sradicamento, toccò l’umiliazione dei campi profughi. Una pagina tragica della nostra storia, a lungo strumentalizzata da destra e sinistra, che trova in questo libro una ricostruzione puntuale e una narrazione corale di grande impatto. **
### Sinossi
Sono italiani due volte i trecentomila che in un lungo esodo durato oltre vent’anni dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono l’Istria, Fiume e Zara. Erano nati italiani e scelsero di rimanere tali quando il trattato di pace del 10 febbraio 1947 assegnò quelle regioni alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito.
A rievocare una storia a lungo trascurata del nostro Novecento è un’inchiesta originale e serrata dove al racconto dei fatti Dino Messina accompagna le testimonianze inedite dei parenti delle vittime della violenza titina e di chi bambino lasciò la casa natale senza la speranza di potervi tornare.
Un dramma nazionale in tre grandi atti: il primo, con l’irredentismo, la vittoria nella Grande guerra, il passaggio alla patria di regioni e città sotto il dominio asburgico; seguiti dalla presa del potere fascista con le politiche anti-slave e la guerra accanto ai nazisti.
La seconda fase inizia con le ondate di violenza dei partigiani di Tito nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945. Trieste, Pola e i centri dell’Istria occidentale, Fiume e Zara, da province irredente divennero terre di conquista jugoslava.
Al biennio di terrore e alla stagione delle foibe, seguirono altri anni di pressioni e paura. Sino al terzo atto, dal 10 febbraio 1947, che segnò la più grande ondata dell’esodo. E successivamente un’altra massiccia partenza dalla zona assegnata alla Jugoslavia dopo il Memorandum di Londra del 1954, che stabilì il ritorno di Trieste all’Italia.
A migliaia di fuggitivi, dopo il terrore e lo sradicamento, toccò l’umiliazione dei campi profughi. Una pagina tragica della nostra storia, a lungo strumentalizzata da destra e sinistra, che trova in questo libro una ricostruzione puntuale e una narrazione corale di grande impatto.

Sono italiani due volte i trecentomila che in un lungo esodo durato oltre vent’anni dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono l’Istria, Fiume e Zara. Erano nati italiani e scelsero di rimanere tali quando il trattato di pace del 10 febbraio 1947 assegnò quelle regioni alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito.
A rievocare una storia a lungo trascurata del nostro Novecento è un’inchiesta originale e serrata dove al racconto dei fatti Dino Messina accompagna le testimonianze inedite dei parenti delle vittime della violenza titina e di chi bambino lasciò la casa natale senza la speranza di potervi tornare.
Un dramma nazionale in tre grandi atti: il primo, con l’irredentismo, la vittoria nella Grande guerra, il passaggio alla patria di regioni e città sotto il dominio asburgico; seguiti dalla presa del potere fascista con le politiche anti-slave e la guerra accanto ai nazisti.
La seconda fase inizia con le ondate di violenza dei partigiani di Tito nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945. Trieste, Pola e i centri dell’Istria occidentale, Fiume e Zara, da province irredente divennero terre di conquista jugoslava.
Al biennio di terrore e alla stagione delle foibe, seguirono altri anni di pressioni e paura. Sino al terzo atto, dal 10 febbraio 1947, che segnò la più grande ondata dell’esodo. E successivamente un’altra massiccia partenza dalla zona assegnata alla Jugoslavia dopo il Memorandum di Londra del 1954, che stabilì il ritorno di Trieste all’Italia.
A migliaia di fuggitivi, dopo il terrore e lo sradicamento, toccò l’umiliazione dei campi profughi. Una pagina tragica della nostra storia, a lungo strumentalizzata da destra e sinistra, che trova in questo libro una ricostruzione puntuale e una narrazione corale di grande impatto. **
### Sinossi
Sono italiani due volte i trecentomila che in un lungo esodo durato oltre vent’anni dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono l’Istria, Fiume e Zara. Erano nati italiani e scelsero di rimanere tali quando il trattato di pace del 10 febbraio 1947 assegnò quelle regioni alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito.
A rievocare una storia a lungo trascurata del nostro Novecento è un’inchiesta originale e serrata dove al racconto dei fatti Dino Messina accompagna le testimonianze inedite dei parenti delle vittime della violenza titina e di chi bambino lasciò la casa natale senza la speranza di potervi tornare.
Un dramma nazionale in tre grandi atti: il primo, con l’irredentismo, la vittoria nella Grande guerra, il passaggio alla patria di regioni e città sotto il dominio asburgico; seguiti dalla presa del potere fascista con le politiche anti-slave e la guerra accanto ai nazisti.
La seconda fase inizia con le ondate di violenza dei partigiani di Tito nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945. Trieste, Pola e i centri dell’Istria occidentale, Fiume e Zara, da province irredente divennero terre di conquista jugoslava.
Al biennio di terrore e alla stagione delle foibe, seguirono altri anni di pressioni e paura. Sino al terzo atto, dal 10 febbraio 1947, che segnò la più grande ondata dell’esodo. E successivamente un’altra massiccia partenza dalla zona assegnata alla Jugoslavia dopo il Memorandum di Londra del 1954, che stabilì il ritorno di Trieste all’Italia.
A migliaia di fuggitivi, dopo il terrore e lo sradicamento, toccò l’umiliazione dei campi profughi. Una pagina tragica della nostra storia, a lungo strumentalizzata da destra e sinistra, che trova in questo libro una ricostruzione puntuale e una narrazione corale di grande impatto.

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Isole cosmiche

Viviamo in un’era in cui la fantasia di ieri è la realtà scientifica di oggi, e la narrativa d’immaginazione si rivela spesso più adernte alla realtà di quanto non si sospetti. Questo vale in particolar modo per “Isole Cosmiche”, un nuovo romanzo dell’indimenticabile autore delle “Sabbie di Marte”. Le Isole Cosmiche non sono che le future stazioni spaziali – o satelliti artificiali – che l’uomo si accinge a lanciare nello spazio, lungo orbite diverse, in quell’immenso vuoto di 384.000 km. che divide la Terra dalla Luna. Questi satelliti artificiali serviranno, tra l’altro, di base agli astronauti che si accingeranno a esplorare la Luna e i pianeti più vicini. Molti sono gli scienziati e i tecnici che si sono provati a studiare come si potranno costruire i satelliti artificiali, ma nessuno forse vi è riuscito così compiutamente e , insieme, così fantasiosamente, come Arthur C. Clarke. Con “Isole Cosmiche” la fantascienza si arricchisce di un nuovo, affascinante gioiello.
Copertina di Curt Caesar

Viviamo in un’era in cui la fantasia di ieri è la realtà scientifica di oggi, e la narrativa d’immaginazione si rivela spesso più adernte alla realtà di quanto non si sospetti. Questo vale in particolar modo per “Isole Cosmiche”, un nuovo romanzo dell’indimenticabile autore delle “Sabbie di Marte”. Le Isole Cosmiche non sono che le future stazioni spaziali – o satelliti artificiali – che l’uomo si accinge a lanciare nello spazio, lungo orbite diverse, in quell’immenso vuoto di 384.000 km. che divide la Terra dalla Luna. Questi satelliti artificiali serviranno, tra l’altro, di base agli astronauti che si accingeranno a esplorare la Luna e i pianeti più vicini. Molti sono gli scienziati e i tecnici che si sono provati a studiare come si potranno costruire i satelliti artificiali, ma nessuno forse vi è riuscito così compiutamente e , insieme, così fantasiosamente, come Arthur C. Clarke. Con “Isole Cosmiche” la fantascienza si arricchisce di un nuovo, affascinante gioiello.
Copertina di Curt Caesar

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Intellettuale a Auschwitz

Il libro di Améry è un lucidissimo, tenace catasto di molte sconfitte. L’etica in nome della quale il nazismo era stato combattuto viene negata dalla violenza e dal terrore imperanti in altre, varie parti del mondo; l’antisemitismo risorge in altri modi e in altre forme.
Con inesorabile precisione e passione di verità, Améry registra le disfatte dello spirito di Auschwitz, a cominciare dalla peculiare inferiorità nella quale, nel Lager, vengono a trovarsi gli intellettuali, che l’inadeguatezza alla dimensione meramente fisica cui è stata ridotta la vita rende paria fra i paria, e che l’umanesimo scettico e autocritico, privo di certezze assolute, rende più indifesi rispetto a chi, come i credenti religiosi e i militanti marxisti ortodossi, possiede una fede incrollabile e una spiegazione inoppugnabile, che aiutano a sopportare torture, privazioni, umiliazioni e morte. Un’altra, ancor più insidiosa fragilità dell’intellettuale consiste nella riflessione, che gli impedisce di illudersi e, costringendolo a scrutare sino in fondo l’annientamento della morale del Lager, lo induce a interrogarsi sulla debolezza della morale stessa dinanzi alla realtà e a dubitare dei valori che non hanno saputo dominare il bruto corso degli eventi.
Autore di due altri grandi libri – sull’invecchiare e sul suicidio – Jean Améry, proprio attraverso la disillusa assolutezza con cui sa misurare le nostre implacabili «perdite di terreno», si rivela alla fine un maestro di dignità e di libertà, un campione del buon combattimento.

Il libro di Améry è un lucidissimo, tenace catasto di molte sconfitte. L’etica in nome della quale il nazismo era stato combattuto viene negata dalla violenza e dal terrore imperanti in altre, varie parti del mondo; l’antisemitismo risorge in altri modi e in altre forme.
Con inesorabile precisione e passione di verità, Améry registra le disfatte dello spirito di Auschwitz, a cominciare dalla peculiare inferiorità nella quale, nel Lager, vengono a trovarsi gli intellettuali, che l’inadeguatezza alla dimensione meramente fisica cui è stata ridotta la vita rende paria fra i paria, e che l’umanesimo scettico e autocritico, privo di certezze assolute, rende più indifesi rispetto a chi, come i credenti religiosi e i militanti marxisti ortodossi, possiede una fede incrollabile e una spiegazione inoppugnabile, che aiutano a sopportare torture, privazioni, umiliazioni e morte. Un’altra, ancor più insidiosa fragilità dell’intellettuale consiste nella riflessione, che gli impedisce di illudersi e, costringendolo a scrutare sino in fondo l’annientamento della morale del Lager, lo induce a interrogarsi sulla debolezza della morale stessa dinanzi alla realtà e a dubitare dei valori che non hanno saputo dominare il bruto corso degli eventi.
Autore di due altri grandi libri – sull’invecchiare e sul suicidio – Jean Améry, proprio attraverso la disillusa assolutezza con cui sa misurare le nostre implacabili «perdite di terreno», si rivela alla fine un maestro di dignità e di libertà, un campione del buon combattimento.

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Infinit

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Incontro con Rama

11 settembre, data fatidica: in quel giorno (ma nel 2077) un grosso meteorite si abbatte sulla Pianura padana, devastandola. Per evitare che disastri del genere possano ripetersi, viene approvato d’urgenza il progetto Guardia Spaziale, con il compito di catalogare e studiare l’orbita degli asteroidi nel sistema solare. Poi, nel 2130, i radar della Guardia Spaziale individuano un oggetto che sulle prime viene scambiato per un grosso asteroide, ma che è in realtà un oggetto volante sconosciuto. Il comandante Norton riceve l’ordine di esaminare da vicino, con la sua astronave Endeavour, il silenzioso colosso, e se possibile sbarcarvi. È la storia di questa memorabile visita che Arthur C. Clarke ci racconta col suo inimitabile piglio avventuroso e scientifico, ironico e drammatico, magistralmente realistico e carico di affascinanti aperture sull’Universo.
Copertina di Franco Brambilla

11 settembre, data fatidica: in quel giorno (ma nel 2077) un grosso meteorite si abbatte sulla Pianura padana, devastandola. Per evitare che disastri del genere possano ripetersi, viene approvato d’urgenza il progetto Guardia Spaziale, con il compito di catalogare e studiare l’orbita degli asteroidi nel sistema solare. Poi, nel 2130, i radar della Guardia Spaziale individuano un oggetto che sulle prime viene scambiato per un grosso asteroide, ma che è in realtà un oggetto volante sconosciuto. Il comandante Norton riceve l’ordine di esaminare da vicino, con la sua astronave Endeavour, il silenzioso colosso, e se possibile sbarcarvi. È la storia di questa memorabile visita che Arthur C. Clarke ci racconta col suo inimitabile piglio avventuroso e scientifico, ironico e drammatico, magistralmente realistico e carico di affascinanti aperture sull’Universo.
Copertina di Franco Brambilla

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Implosione Stellare

Orgoglioso dei suoi progressi scientifici e della perfezione tecnica raggiunta, l’uomo di un lontanissimo futuro si sente pronto ad affrontare la più ambiziosa impresa di tutti i tempi: l’esplorazione e la conquista dei mondi che compongono la nebulosa di Andromeda. Così una gigantesca astronave, tecnicamente perfetta, decolla un giorno dall’attrezzatissimo astroporto di New York, trasportando i cinquecento uomini che formano il suo equipaggio, selezionato con cura fra i migliori scienziati e i tecnici più qualificati di tutta la Terra. Tutto e stato previsto, calcolato, controllato. Tutto tranne la possibilità che il Comandante dell’astro-nave, messo di fronte a un’impresa superiore alle sue reali capacita, si riveli un pazzo, megalomane. Tutto tranne il fatto che i cinquecento uomini capitino in una zona dell’universo dove ogni legge fisica è sovvertita, dove i loro perfettissimi strumenti si rivelano inutili, dove ogni scienza terrestre viene annullata dall’inconcepibile ignoto. E i cinquecento uomini, i cinquecento migliori cervelli della progreditissima Terra, si trovano nelle condizioni di un bambino costretto a risolvere un’equazione di Einstein. Per molti di loro non ci sarà ritorno. Altri riusciranno, con un insperato aiuto, a rimettere piede sulla Terra. Ma non sarà la Terra che essi conoscono.

Orgoglioso dei suoi progressi scientifici e della perfezione tecnica raggiunta, l’uomo di un lontanissimo futuro si sente pronto ad affrontare la più ambiziosa impresa di tutti i tempi: l’esplorazione e la conquista dei mondi che compongono la nebulosa di Andromeda. Così una gigantesca astronave, tecnicamente perfetta, decolla un giorno dall’attrezzatissimo astroporto di New York, trasportando i cinquecento uomini che formano il suo equipaggio, selezionato con cura fra i migliori scienziati e i tecnici più qualificati di tutta la Terra. Tutto e stato previsto, calcolato, controllato. Tutto tranne la possibilità che il Comandante dell’astro-nave, messo di fronte a un’impresa superiore alle sue reali capacita, si riveli un pazzo, megalomane. Tutto tranne il fatto che i cinquecento uomini capitino in una zona dell’universo dove ogni legge fisica è sovvertita, dove i loro perfettissimi strumenti si rivelano inutili, dove ogni scienza terrestre viene annullata dall’inconcepibile ignoto. E i cinquecento uomini, i cinquecento migliori cervelli della progreditissima Terra, si trovano nelle condizioni di un bambino costretto a risolvere un’equazione di Einstein. Per molti di loro non ci sarà ritorno. Altri riusciranno, con un insperato aiuto, a rimettere piede sulla Terra. Ma non sarà la Terra che essi conoscono.

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Imago mortis

Milano, 2013. Augusto Ghites è un medium con un incredibile potere: entra in contatto con gli spiriti dei defunti solo sniffando o fumando le loro ceneri, come se si trattasse di una droga qualsiasi. Questa terribile dote, a metà fra la maledizione e la tossicodipendenza, fa di lui un uomo solitario, malinconico, ostaggio del proprio vizio segreto, e circondato solo da gente morta. Quando un’anziana ex prostituta gli chiede di aiutarla a scoprire l’assassino che nel 1953 uccise diverse sue colleghe, inizia per Ghites la discesa in un girone infernale di cimiteri, ex case chiuse, battone ottuagenarie, circhi malfamati, periferie invase da scorie chimiche e balordi di ogni risma, sullo sfondo di una Milano pre-Expo schizofrenica, spietata, preda degli istinti più bassi e del motto segreto che regola la vita dei suoi cittadini: homo sine pecunia est imago mortis, l’uomo senza denaro è l’immagine della morte.
“La potenza narrativa messa in campo dall’autore è devastante” – Nella mente di Redrum.
“Ricorda i trip di un Burroughs in pieno delirio creativo” – Taccuini da Altri Mondi.
“Come mi fa spaventare e inquietare Marolla, non ci riesce nessuno” – Il Viagra della Mente.
“Questa novel è un acquisto obbligatorio” – Plutonia Experiment.
“Ho letto una cosa strafiga, un tipo che sniffa la cenere dei morti si muove in una Milano più nera e cupa della polvere che inala. Uno spettacolo.” – Letteratura Horror. **
### Sinossi
Milano, 2013. Augusto Ghites è un medium con un incredibile potere: entra in contatto con gli spiriti dei defunti solo sniffando o fumando le loro ceneri, come se si trattasse di una droga qualsiasi. Questa terribile dote, a metà fra la maledizione e la tossicodipendenza, fa di lui un uomo solitario, malinconico, ostaggio del proprio vizio segreto, e circondato solo da gente morta. Quando un’anziana ex prostituta gli chiede di aiutarla a scoprire l’assassino che nel 1953 uccise diverse sue colleghe, inizia per Ghites la discesa in un girone infernale di cimiteri, ex case chiuse, battone ottuagenarie, circhi malfamati, periferie invase da scorie chimiche e balordi di ogni risma, sullo sfondo di una Milano pre-Expo schizofrenica, spietata, preda degli istinti più bassi e del motto segreto che regola la vita dei suoi cittadini: homo sine pecunia est imago mortis, l’uomo senza denaro è l’immagine della morte.
“La potenza narrativa messa in campo dall’autore è devastante” – Nella mente di Redrum.
“Ricorda i trip di un Burroughs in pieno delirio creativo” – Taccuini da Altri Mondi.
“Come mi fa spaventare e inquietare Marolla, non ci riesce nessuno” – Il Viagra della Mente.
“Questa novel è un acquisto obbligatorio” – Plutonia Experiment.
“Ho letto una cosa strafiga, un tipo che sniffa la cenere dei morti si muove in una Milano più nera e cupa della polvere che inala. Uno spettacolo.” – Letteratura Horror.

Milano, 2013. Augusto Ghites è un medium con un incredibile potere: entra in contatto con gli spiriti dei defunti solo sniffando o fumando le loro ceneri, come se si trattasse di una droga qualsiasi. Questa terribile dote, a metà fra la maledizione e la tossicodipendenza, fa di lui un uomo solitario, malinconico, ostaggio del proprio vizio segreto, e circondato solo da gente morta. Quando un’anziana ex prostituta gli chiede di aiutarla a scoprire l’assassino che nel 1953 uccise diverse sue colleghe, inizia per Ghites la discesa in un girone infernale di cimiteri, ex case chiuse, battone ottuagenarie, circhi malfamati, periferie invase da scorie chimiche e balordi di ogni risma, sullo sfondo di una Milano pre-Expo schizofrenica, spietata, preda degli istinti più bassi e del motto segreto che regola la vita dei suoi cittadini: homo sine pecunia est imago mortis, l’uomo senza denaro è l’immagine della morte.
“La potenza narrativa messa in campo dall’autore è devastante” – Nella mente di Redrum.
“Ricorda i trip di un Burroughs in pieno delirio creativo” – Taccuini da Altri Mondi.
“Come mi fa spaventare e inquietare Marolla, non ci riesce nessuno” – Il Viagra della Mente.
“Questa novel è un acquisto obbligatorio” – Plutonia Experiment.
“Ho letto una cosa strafiga, un tipo che sniffa la cenere dei morti si muove in una Milano più nera e cupa della polvere che inala. Uno spettacolo.” – Letteratura Horror. **
### Sinossi
Milano, 2013. Augusto Ghites è un medium con un incredibile potere: entra in contatto con gli spiriti dei defunti solo sniffando o fumando le loro ceneri, come se si trattasse di una droga qualsiasi. Questa terribile dote, a metà fra la maledizione e la tossicodipendenza, fa di lui un uomo solitario, malinconico, ostaggio del proprio vizio segreto, e circondato solo da gente morta. Quando un’anziana ex prostituta gli chiede di aiutarla a scoprire l’assassino che nel 1953 uccise diverse sue colleghe, inizia per Ghites la discesa in un girone infernale di cimiteri, ex case chiuse, battone ottuagenarie, circhi malfamati, periferie invase da scorie chimiche e balordi di ogni risma, sullo sfondo di una Milano pre-Expo schizofrenica, spietata, preda degli istinti più bassi e del motto segreto che regola la vita dei suoi cittadini: homo sine pecunia est imago mortis, l’uomo senza denaro è l’immagine della morte.
“La potenza narrativa messa in campo dall’autore è devastante” – Nella mente di Redrum.
“Ricorda i trip di un Burroughs in pieno delirio creativo” – Taccuini da Altri Mondi.
“Come mi fa spaventare e inquietare Marolla, non ci riesce nessuno” – Il Viagra della Mente.
“Questa novel è un acquisto obbligatorio” – Plutonia Experiment.
“Ho letto una cosa strafiga, un tipo che sniffa la cenere dei morti si muove in una Milano più nera e cupa della polvere che inala. Uno spettacolo.” – Letteratura Horror.

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Il volto nell’ombra

Il losco Laker è arrivato a Londra dal Sudafrica per prendersi la sua rivincita. Dare una lezione a quello sfruttatore del vecchio Malpas è l’unico pensiero che, insieme ai fumi dell’alcol, gli circola nella mente. Grave imprudenza, perché l’uomo dal volto inquietante che siede al buio di fronte a lui non è tipo da lasciarsi cogliere di sorpresa, e non basta una pistola in pugno per spuntarla contro la pura malvagità. L’incauto Laker, che a breve galleggerà cadavere sulle acque del Tamigi, avrà davanti l’eternità per pentirsene. Il capitano di polizia Richard Shannon, invece, disporrà di meno tempo per risolvere il caso. Compito reso ancora più arduo da una vicenda che si intreccia con il furto della collana di una regina e la scomparsa di una ragazza, fra passaggi segreti e traffici di diamanti. E, su tutto, le sinistre apparizioni di una maschera mostruosa. **
### Sinossi
Il losco Laker è arrivato a Londra dal Sudafrica per prendersi la sua rivincita. Dare una lezione a quello sfruttatore del vecchio Malpas è l’unico pensiero che, insieme ai fumi dell’alcol, gli circola nella mente. Grave imprudenza, perché l’uomo dal volto inquietante che siede al buio di fronte a lui non è tipo da lasciarsi cogliere di sorpresa, e non basta una pistola in pugno per spuntarla contro la pura malvagità. L’incauto Laker, che a breve galleggerà cadavere sulle acque del Tamigi, avrà davanti l’eternità per pentirsene. Il capitano di polizia Richard Shannon, invece, disporrà di meno tempo per risolvere il caso. Compito reso ancora più arduo da una vicenda che si intreccia con il furto della collana di una regina e la scomparsa di una ragazza, fra passaggi segreti e traffici di diamanti. E, su tutto, le sinistre apparizioni di una maschera mostruosa.

Il losco Laker è arrivato a Londra dal Sudafrica per prendersi la sua rivincita. Dare una lezione a quello sfruttatore del vecchio Malpas è l’unico pensiero che, insieme ai fumi dell’alcol, gli circola nella mente. Grave imprudenza, perché l’uomo dal volto inquietante che siede al buio di fronte a lui non è tipo da lasciarsi cogliere di sorpresa, e non basta una pistola in pugno per spuntarla contro la pura malvagità. L’incauto Laker, che a breve galleggerà cadavere sulle acque del Tamigi, avrà davanti l’eternità per pentirsene. Il capitano di polizia Richard Shannon, invece, disporrà di meno tempo per risolvere il caso. Compito reso ancora più arduo da una vicenda che si intreccia con il furto della collana di una regina e la scomparsa di una ragazza, fra passaggi segreti e traffici di diamanti. E, su tutto, le sinistre apparizioni di una maschera mostruosa. **
### Sinossi
Il losco Laker è arrivato a Londra dal Sudafrica per prendersi la sua rivincita. Dare una lezione a quello sfruttatore del vecchio Malpas è l’unico pensiero che, insieme ai fumi dell’alcol, gli circola nella mente. Grave imprudenza, perché l’uomo dal volto inquietante che siede al buio di fronte a lui non è tipo da lasciarsi cogliere di sorpresa, e non basta una pistola in pugno per spuntarla contro la pura malvagità. L’incauto Laker, che a breve galleggerà cadavere sulle acque del Tamigi, avrà davanti l’eternità per pentirsene. Il capitano di polizia Richard Shannon, invece, disporrà di meno tempo per risolvere il caso. Compito reso ancora più arduo da una vicenda che si intreccia con il furto della collana di una regina e la scomparsa di una ragazza, fra passaggi segreti e traffici di diamanti. E, su tutto, le sinistre apparizioni di una maschera mostruosa.

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Il vodu in Africa. Metamorfosi di un culto

Il vodu è un culto religioso praticato da secoli in Africa occidentale e giunto nelle Americhe con gli schiavi (dove ha assunto caratteristiche proprie e il nome di voodoo). In questo volume, frutto di una ricerca sul campo durata diversi anni, si analizzano le forme di vodu ancora esistenti nella regione costiera di Togo e Bénin, sia nelle aree rurali che nelle principali città, dove i culti vodu rivestono un ruolo molto importante nella vita religiosa locale. Si tratta di un complesso sistema di credenze che si fonda su un’intensa pratica rituale: le danze, i movimenti e le decorazioni del corpo, i fenomeni di possessione, i colori, i suoni, gli odori, gli animali sacrificati e gli oggetti dei santuari sono gli attori essenziali delle cerimonie rituali, attraverso le quali gli adepti costruiscono un senso di appartenenza sociale e tracciano un dialogo con il mondo del non visibile. I vodu sono entità che incarnano al contempo il bene e il male, la speranza di prosperità e di successo e una costante minaccia di morte, sovente espressa attraverso il linguaggio della stregoneria. Gli interlocutori e protagonisti del libro sono i praticanti, i sacerdoti e le sacerdotesse vodu, ma anche l’insieme della cultura materiale che per la sua intensa capacità espressiva ha da sempre attratto e respinto i viaggiatori, i missionari, i mercanti e gli studiosi. **

Il vodu è un culto religioso praticato da secoli in Africa occidentale e giunto nelle Americhe con gli schiavi (dove ha assunto caratteristiche proprie e il nome di voodoo). In questo volume, frutto di una ricerca sul campo durata diversi anni, si analizzano le forme di vodu ancora esistenti nella regione costiera di Togo e Bénin, sia nelle aree rurali che nelle principali città, dove i culti vodu rivestono un ruolo molto importante nella vita religiosa locale. Si tratta di un complesso sistema di credenze che si fonda su un’intensa pratica rituale: le danze, i movimenti e le decorazioni del corpo, i fenomeni di possessione, i colori, i suoni, gli odori, gli animali sacrificati e gli oggetti dei santuari sono gli attori essenziali delle cerimonie rituali, attraverso le quali gli adepti costruiscono un senso di appartenenza sociale e tracciano un dialogo con il mondo del non visibile. I vodu sono entità che incarnano al contempo il bene e il male, la speranza di prosperità e di successo e una costante minaccia di morte, sovente espressa attraverso il linguaggio della stregoneria. Gli interlocutori e protagonisti del libro sono i praticanti, i sacerdoti e le sacerdotesse vodu, ma anche l’insieme della cultura materiale che per la sua intensa capacità espressiva ha da sempre attratto e respinto i viaggiatori, i missionari, i mercanti e gli studiosi. **

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