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La cacciatrice. La setta dei vampiri

Jez Redfern non conosceva la pietà. Nella notte i suoi denti scintillavano per il sangue delle sue vittime, attaccava senza pensare, senza odio, senza esitazioni. Ma quando scopre che sua madre era un’umana, e che il Concilio del Mondo delle Tenebre ha sterminato tutta la sua famiglia, rinnega la sua natura, smette di bere sangue umano, e diventa la peggiore nemica della sua stessa razza. Si unisce al Circolo dell’Alba, la setta che accoglie le creature esiliate, le streghe perdute e i vampiri rinnegati, e dà la caccia ai suoi compagni di un tempo. Ma il passato torna a bussare alla sua porta. Morgead, un vampiro che lei conosce da sempre, sostiene di avere in suo potere una persona molto speciale, una figura leggendaria capace di alterare gli equilibri che da secoli regolano la convivenza tra il Popolo delle Tenebre e gli umani. Morgead è una creatura temibile. È intelligente e ambizioso, assetato di sangue, e odia gli umani con tutto il cuore. Se sapesse che Jez è nata da un’unione impura, non esiterebbe a ucciderla. Eliminare quelli come lei è una delle regole più sacre del Mondo delle Tenebre. Ma c’è una legge che viene prima di tutte le altre, e nessuno può sottrarvisi: quella che prescrive che due anime gemelle sono destinate a stare insieme, qualunque cosa accada. E quando Morgead scopre che la compagna che il fato ha scelto per lui è proprio Jez… **

La Bella E La Bestia

Come punizione per la cattiveria dimostrata, un giovane e bel principe viene trasformato in una bestia di orribile aspetto. Riuscirà la dolce Belle a sciogliere il nodo nel cuore della terribile Bestia? Una storia illustrata per sognare in compagnia di Belle, una delle principesse Disney più amate.

La “Repubblica Dei Matti”

“Una bellissima ricerca storiografica” Internazionale Nel 1961 Franco Basaglia assume la direzione del manicomio di Gorizia; nel 1978 la legge 180 decreta la chiusura definitiva dei manicomi in Italia. La battaglia per la riforma radicale dell’assistenza psichiatrica fu innescata dal rifiuto di pochi medici e amministratori locali di avallare gli orrori di una realtà spesso paragonata ai lager nazisti. Dal lavoro concreto per l’umanizzazione di un istituto meramente repressivo nasce una riflessione culturale e politica di vasta portata sui meccanismi dell’esclusione sociale e sull’idea stessa della malattia mentale. Conclusa l’esperienza pionieristica di Gorizia, gli psichiatri radicali incontreranno a Trieste, Parma, Perugia, Reggio Emilia, Arezzo e in tante altre città italiane una nuova generazione di amministratori capaci di rischiare per le proprie convinzioni. La società pare ormai disposta a riaccogliere gli esclusi; l’abolizione del manicomio diventa davvero possibile. John Foot ricostruisce questa complessa vicenda con appassionato rigore storico, documentando non solo i successi e i fallimenti ma anche le feroci controversie (esterne e interne) che inevitabilmente l’accompagnarono. E che ancora non si sono spente.

L’uomo disintegrato

In un’America del prossimo futuro dove una percentuale consistente di cittadini è dotata di facoltà telepatiche, e dove l’ESP è ufficialmente regolata da leggi, categorie, codici morali a albi professionali, un potentissimo miliardario viene assassinato durante una festa. Un delitto “impossibile”, in una società che è in grado di leggere il pensiero dei criminali. Un delitto perfetto, che tuttavia i poliziotti esper riusciranno a smontare, penetrando una dopo l’altra le barriere invisibili opposte dal colpevole. E disintegrando, pezzo per pezzo, il suo universo mentale. In una nuova traduzione integrale – la prima mai apparsa in Italia – il famoso romanzo di Beter, vincitore del primo Hugo Award nel 1953.
Copertina di Franco Brambilla

L’ingegneria Degli Animali

Unico detentore del linguaggio e del pensiero astratto, l’uomo crede di poter estendere questa unicità anche al suo assetto biomeccanico e alle sue facoltà sensoriali. In realtà, come dimostrano Mark Denny e Alan McFadzean in modo non di rado sconcertante, una così tenace prospettiva antropocentrica ha fondamenta fragili e illusorie. Il nostro scheletro non è adatto alla locomozione quanto quello di molti quadrupedi. E ognuno dei nostri sensi, per quanto efficiente, mostra nel confronto con altre specie carenze sia strutturali che funzionali: l’occhio ha un’acutezza quattro volte inferiore a quella di un falco pellegrino; e lo stesso vale per olfatto, udito e gusto, dove veniamo surclassati, nell’ordine, da talpe, gufi e panda minori. Persino le nostre più elaborate protesi tecnologiche, come quelle concepite per il volo, sembrano solo pallide imitazioni di congegni ingegneristici e cognitivi preesistenti: basti pensare all’ossatura robusta e leggera degli pteranodonti, capolavori di aerodinamica di ottanta milioni di anni fa; al «veleggiamento dinamico» degli albatri, che permette di coprire lunghissime distanze con un minimo dispendio di energia; o all’orientamento nei colombi, «piattaforme volanti di rilevazione a distanza» dotate di strumentazione per la navigazione celeste, ricevitori acustici a banda larga, sensori di campo magnetico. Percorrendo questa impressionante varietà di soluzioni adattative, Denny e McFadzean risalgono all’incidenza delle leggi fisiche e matematiche e dei vincoli chimici sul processo evolutivo – dalla gravitazione alla luce, dalle leggi allometriche ai processi di auto-organizzazione della materia. E soprattutto chiariscono come ogni specie porti con sé una rappresentazione del mondo esterno irriducibile alle altre, formando una fantasmagoria di letture tra loro fittamente intrecciate.

L’agenzia Dell’invisibile

Siamo sicuri che questo bizzarro romanzo, scritto con maestria, scevro di inutili descrizioni di un mondo avvenire che pure balza vivo dai brevi efficaci cenni sapientemente distribuiti nel corso della narrazione, interesserà tutti i nostri lettori, e specialmente coloro che incominciano a capire come il nostro universo non sia fatto soltanto delle cose percepibili coi nostri limitati cinque sensi. Spencer Kerrick, l’originale ideatore dell’Agenzia dell’invisibile, che si propone di risolvere per i suoi clienti problemi a prima vista insolubili, ha scoperto per caso un lingotto di una materia sconosciuta sulla Terra. Sulla singolare sbarra metallica è inciso un intero trattato di scienze esoteriche. Ma il possesso del lingotto che apre agli uomini, ancora inadatti a tale genere di conoscenze, pericolose vie sull’infinito, è causa di un’incursione di esseri d’altri mondi, che vogliono riprenderselo. La storia di quella incursione, abilmente intrecciata all’attività di Spencer e dei suoi cinque amici, forma la materia del romanzo di Vandel, il quale ha attinto alle sorprendenti scoperte della scienza nel campo della biopsichica. Un campo in cui gli occidentali stanno facendo i primi passi, con risultati che lasciano timorosi, perplessi e sbalorditi.

L’Uomo Dei Giochi a Premio

Da due anni, tutte le mattine, Ragle Gumm raccoglie il giornale davanti alla porta di casa; e da due anni, tutte le sere, spedisce la soluzione di un difficile concorso a premi quotidiano. Non sbaglia mai. Vince sempre. E’ così che si guadagna da vivere. “Non è un lavoro da uomo” dice suo cognato Vic, impiegato in un supermarket. E c’è anche un nipote, Sammy, il tipico ragazzino americano. Ci sono il signor e la signora Black, della villetta accanto, non meno tipici, non meno normali. Tutto, intorno a Ragle Gumm, è così: comune, tranquillo, piuttosto monotono. L’unica cosa un po’ diversa, forse un po’ strana, è questa sua infallibilità matematica. Gli costa dieci ore di calcoli al giorno, ma è l’unica cosa che sa fare e gli rende cento dollari alla settimana…

L’uomo col rasoio

Un orco si aggira per le strade di Barcellona: è l’Uomo col rasoio, serial killer di prostitute. La polizia brancola nel buio, la pubblica opinione rabbrividisce, gli psicologi da talk show discutono sulla differenza tra psicotico e psicopatico, mentre il sangue scorre a fiumi. Eppure, come in un’immagine riflessa da uno specchio andato in mille frantumi, non è detto che esista un solo Uomo col rasoio. Se tutti appaiono sospettabili – il poliziotto, il sacerdote, il tranquillo borghese, il teppistello di periferia – allora nessuno è al riparo da identificazioni potenzialmente pericolose. E quando la voglia di calarsi nelle gesta del mostro non incontra più freni, il confine tra normalità e follia può diventare il profilo di una lama affilata.

L’uomo che riuscì a fottere un’intera nazione

L’Italia non è mai stata innocente. Tantomeno l’Italia di oggi. Da oltre vent’anni un tycoon socialdemocratico delle telecomunicazioni governa il paese, lo tiene in pugno con segreti che solo lui conosce. Circondato da una corte innaffiata di modelle e immerso nell’orgia del potere, tiene in pugno il suo regno senza rinunciare alla vocazione per l’avanspettacolo. Investe cifre enormi in ricerche sull’immortalità, perché ha un sogno: la vita eterna. Dall’altra parte dell’oceano decidono che è abbastanza. Barack Obama convoca Desmond Creek, agente Cia con le fattezze di John Malkovich a un passo dalla pensione, per sistemare la faccenda. Infiltrato nell’entourage del presidente italiano, l’agente si addentra nel carnevale dei poteri e ne viene sorprendentemente inghiottito. Tra strisce di coca disegnate con American Express e giganteschi idoli priapici in cartapesta, Creek scivola nel delirio grottesco di una nazione insana, senza mai abbandonare il fianco del presidente dalla cui naturale ipnosi viene irretito. La mano dell’agente rimane armata, ma il braccio sostiene quel piccolo uomo che è stato capace di sedurre un’intera nazione. E seducendola, di fotterla. Burattinaio manovrato dai pupi, l’agente dovrà mettere a tacere fantasmi del suo passato per compiere la missione e uccidere il premier del Bel Paese. Il quale a morire non ci pensa proprio: continua ad allestire un refrigeratore ipertecnologico che gli consentirà la sopravvivenza eterna. **

L’uomo bianco e l’uomo di colore. Letture sull’origine e la varietà delle razze umane

Mai ripubblicato dopo le due edizioni ottocentesche, L’uomo bianco e l’uomo di colore di Cesare Lombroso mostra le origini del pensiero antropologico dello scienziato italiano: le letture giovanili, aggiornate e internazionali; l’interesse per la geografia e la storia delle popolazioni; la genesi della teoria atavistica e una prima riflessione sul mondo criminale; e soprattutto quel tipo di ragionamento fondato sulla descrizione fisiognomica e sulla classificazione che caratterizza negli anni successivi l’analisi delle varie forme di minorità. Con i suoi numerosi ed evidenti pregiudizi questo testo contribuisce ad una conoscenza critica rinnovata delle origini dell’identità italiana. **