Visualizzazione di 64741-64752 di 90860 risultati

Conan l’avventuriero

Tra i mondi immaginari creati dalla fantasia degli scrittori, l’Era hyboriana di Robert E. Howard è uno dei più coerenti: un mondo provvisto di una sua geografia, di una sua storia e di una sua preistoria, che è nato da un’epoca di forze oscure e minacciose e che crollando ha dato origine alla nostra attuale civiltà. Dodicimila anni or sono – dice Howard – tra la distruzione di Atlantide e i primi documenti storici, quando il Mediterraneo era ancora una distesa di terraferma, il nostro pianeta conobbe l’Era hyboriana: un’epoca di regni dai nomi fantastici e tuttavia familiari, di splendore e di leggende, in cui le tracce di un passato ancora più lontano disputavano il passo all’uomo e alla sua civiltà . In quest’epoca esotica e turbolenta, il grande eroe fu Conan, che, disceso in gioventù dalla gelida Cimmeria, giunse a conquistare nella maturità la corona di una delle nazioni più potenti. Le storie scritte da R.E. Howard seguono a passo a passo la vita di Conan, da mercenario ad avventuriero, a stratega e a conquistatore: una carriera che lo porta a contatto con le principali nazioni civili della sua epoca e con i loro affascinanti usi e costumi. Questo libro descrive le vicende di Conan negli anni in cui pensa di sfruttare per i propri fini l’eterna ostilità tra le città delle pianure e i pastori degli altipiani.

Con Venature D’Oro

Un fotografo che soffre di disturbo post-traumatico da stress si innamora di un disegnatore di fumetti incontrato su una selvaggia spiaggia neozelandese. Riuscirà a trovare il vero amore dopo essere stato ferito così profondamente dalla vita?
L’esplosione di quella bomba aveva cambiato tutto. Alex Cox, quarantacinque anni, è un fotografo di fama internazionale finché un’esplosione mortale non comincia a farlo soffrire di disturbo post-traumatico da stress. Emotivamente ferito e disperatamente alla ricerca di un senso di sicurezza, cerca rifugio in Nuova Zelanda, nella remota e selvaggia Kahawai Bay.
Nelle peggiori circostanze possibili, Alex incontra Joe, un giovane e timido autore di fumetti. Joe lascia entrare Alex nel mondo giocoso e delicato delle sue storie e presto Alex si innamora di lui e vorrebbe di più, ma Joe sembra reticente. È solo timidezza? Oppure Joe non vuole avere un compagno più grande di lui e con molti problemi? O forse c’è qualcosa di segreto che li tiene separati?
Una storia romantica e positiva su creatività, avversità, vero amore e fumetti.

Come una notte a Bali

«Trascorri anni a immaginare il momento in cui la tua vita cambierà. Quel momento però non arriva. La vita va avanti come sempre, senza sorprese, senza novità, senza grandi emozioni. Ma poi, proprio quando ormai credi che nulla possa cambiare, ecco che succede qualcosa di totalmente inaspettato. È il destino? È colpa di Dio? O forse è l’Universo? O è semplicemente il caso? Dopo anni di calma piatta, ora il mare è in tempesta. Puoi tornare in fretta al porto sicuro che conosci alla perfezione. Oppure farti trasportare lontano dalle nuove correnti. Così facendo, potresti trovare qualcosa che non riuscivi nemmeno a immaginare nei tuoi sogni più sfrenati. Potresti scoprire di non aver mai capito niente su di te e di non aver mai amato davvero. Potresti riacquistare un sorriso che neanche sapevi di avere: quello vero, che nasce dal cuore. E un giorno potresti ritrovarti sulla cima di un promontorio a Bali. Di fronte all’immensità dell’oceano. Felice come non eri mai stato nella tua vita.»
Dopo averci ispirato dalle pagine del **suo blog “Mangia Vivi Viaggia”** raccontandoci di viaggi e di scelte di vita alternative, Gianluca Gotto ci regala un romanzo pieno di saggezza e di luce, dedicato a chiunque creda nel valore del cambiamento, nella forza dei sogni, nella possibilità di realizzare la propria felicità, qui e ora. E nel potere dell’amore: per se stessi, per gli altri, per il mondo intero.

Come Nelle Favole

*«Una prosa chiara, precisa, scintillante che si distingue sia come testimonianza che come letteratura.»* Booklist
Dopo aver perso la moglie in un incidente stradale, Steve Abbott, scrittore, poeta, attivista e bisessuale, si trasferisce a San Francisco insieme alla figlia di due anni, Alysia. Lì scoprono una città nel pieno di una rivoluzione, pullulante di omosessuali in lotta per i diritti e per la libertà, ben pochi dei quali impegnati ad allevare un bambino.
Steve si butta sulla vibrante scena culturale della città. Porta la figlia a feste turbolente, la spinge al microfono ai reading di poesia e la introduce al mondo di artisti, pensatori, scrittori.
Ma i due vivono come nomadi, da un appartamento all’altro, in un continuo avvicendamento di compagni di letto del padre e poche regole. Da bambina, Alysia vede il padre come un affettuoso compagno di giochi, che sa trasformare l’ordinario in magia, ma crescendo sente il bisogno di normalità. Impara che il mondo è ostile alla diversità.
Durante gli anni dell’adolescenza, Alysia vede gli amici di suo padre ammalarsi e morire di AIDS. Un giorno, mentre si trova a New York a studiare, riceve una chiamata che la costringerà a fare i conti con il suo passato.

Come mi batte forte il tuo cuore: Storia di mio padre

«Hanno ucciso papà. Ma queste cose succedono nei film, non può essere vero. I compagni dell’asilo non mi credono. Allora insisto: “Hanno ammazzato papà, gli hanno sparato, bum! bum!, con la pistola” e mimo con le dita la forma dell’arma. Una P38».
Walter Tobagi è stato ucciso a Milano il 28 maggio 1980. Gli hanno sparato sotto casa alcuni membri di una semisconosciuta formazione terroristica di sinistra, la «Brigata XXVIII marzo». Tobagi era un giornalista del «Corriere della Sera», era uno storico e il presidente del sindacato dei giornalisti lombardi.
Quando è morto aveva trentatre anni, il figlio Luca sette, Benedetta tre.
Si può dire che Benedetta non ha conosciuto il padre, di lui conserva solo alcuni fotogrammi di ricordo, qualche sguardo ritrovato e una grande incolmabile mancanza. Una volta cresciuta, ha deciso di andare alla scoperta di questo padre immensamente amato, e ne ha raccolto ogni traccia.
Per ricostruirne la figura pubblica e privata, Benedetta ha scavato fra le carte professionali come fra quelle intime. Ha riletto i suoi libri, gli articoli di giornale, le pagine di diario, gli appunti in cui il Tobagi storico riflette sulla situazione politica e le lettere sentimentali dove, giovane studente, cerca di affascinare una ragazza misteriosa.
Ha ascoltato i ricordi di chi lo ha conosciuto: i famigliari, gli amici, i politici, i colleghi del «Corriere», la gente che lo ha incontrato solo di passaggio e i molti personaggi, a volte ambigui o restii, che hanno incrociato la sua storia.
Ha letto e studiato gli atti processuali, con rabbia, amarezza e tanta voglia di capire un periodo complesso come gli anni Settanta; ancor più difficile da comprendere per chi in quegli anni nasceva. E lo ha analizzato con rigore, cercando il distacco dello storico.
Ne nasce un libro tenero e terribile, in cui si muovono figure e personaggi, buoni e cattivi, potenti e innocenti; in cui riecheggiano voci forti e silenzi senza fondo, gioie famigliari perdute e ferite mai rimarginate. E dove si intrecciano analisi storiche lucide e dettagliate e, per questo, spesso desolanti.
Il racconto possiede una forza narrativa che fa parlare i vuoti, una voce solida e vibrante che scandaglia i confini tra zone di luce e zone d’ombra, alla ricerca di una verità che sembra sempre sfuggire dalle mani. **
### Sinossi
«Hanno ucciso papà. Ma queste cose succedono nei film, non può essere vero. I compagni dell’asilo non mi credono. Allora insisto: “Hanno ammazzato papà, gli hanno sparato, bum! bum!, con la pistola” e mimo con le dita la forma dell’arma. Una P38».
Walter Tobagi è stato ucciso a Milano il 28 maggio 1980. Gli hanno sparato sotto casa alcuni membri di una semisconosciuta formazione terroristica di sinistra, la «Brigata XXVIII marzo». Tobagi era un giornalista del «Corriere della Sera», era uno storico e il presidente del sindacato dei giornalisti lombardi.
Quando è morto aveva trentatre anni, il figlio Luca sette, Benedetta tre.
Si può dire che Benedetta non ha conosciuto il padre, di lui conserva solo alcuni fotogrammi di ricordo, qualche sguardo ritrovato e una grande incolmabile mancanza. Una volta cresciuta, ha deciso di andare alla scoperta di questo padre immensamente amato, e ne ha raccolto ogni traccia.
Per ricostruirne la figura pubblica e privata, Benedetta ha scavato fra le carte professionali come fra quelle intime. Ha riletto i suoi libri, gli articoli di giornale, le pagine di diario, gli appunti in cui il Tobagi storico riflette sulla situazione politica e le lettere sentimentali dove, giovane studente, cerca di affascinare una ragazza misteriosa.
Ha ascoltato i ricordi di chi lo ha conosciuto: i famigliari, gli amici, i politici, i colleghi del «Corriere», la gente che lo ha incontrato solo di passaggio e i molti personaggi, a volte ambigui o restii, che hanno incrociato la sua storia.
Ha letto e studiato gli atti processuali, con rabbia, amarezza e tanta voglia di capire un periodo complesso come gli anni Settanta; ancor più difficile da comprendere per chi in quegli anni nasceva. E lo ha analizzato con rigore, cercando il distacco dello storico.
Ne nasce un libro tenero e terribile, in cui si muovono figure e personaggi, buoni e cattivi, potenti e innocenti; in cui riecheggiano voci forti e silenzi senza fondo, gioie famigliari perdute e ferite mai rimarginate. E dove si intrecciano analisi storiche lucide e dettagliate e, per questo, spesso desolanti.
Il racconto possiede una forza narrativa che fa parlare i vuoti, una voce solida e vibrante che scandaglia i confini tra zone di luce e zone d’ombra, alla ricerca di una verità che sembra sempre sfuggire dalle mani.

Come Imparare a Parlare in Pubblico

Ho imparato a parlare in pubblico negli anni novanta, a Milano. Ricordo ancora quel giorno: è scolpito nella mia mente e non potrò mai più dimenticarlo. Ero stato da poco “accettato” all’interno di un’importante associazione nazionale, ed era la prima volta che mi recavo a Milano, per partecipare a una riunione associativa. Quel giorno, non immaginavo neppure quello che mi sarebbe capitato.
Arrivai almeno dieci minuti prima degli altri e vidi entrare, uno a uno i “pezzi grossi” dell’Associazione. Mi sedetti nelle prime file, sobbalzando sulla sedia per l’emozione di essere presente e aspettai con impazienza l’inizio. Il Presidente di allora, con il quale entrai subito in reciproca simpatia, prese la parola e presentò tutte le varie iniziative associative, il bilancio e altre cose. Io ero lì, e gongolavo nell’ascoltarlo. Finalmente facevo parte di un’Associazione famosa.
A un certo punto, cominciò a nominare, uno a uno tutti i nuovi soci, sino ad arrivare anche al mio nome. Ero il più giovane in assoluto e volle premiarmi (secondo lui), invitandomi sul palco a dire due parole. Il mio volto cambiò espressione, dalla gioia che avevo poco prima dipinta, si tramutò in un vero e proprio terrore: “Oddio, adesso me la faccio sotto”, dissi tra me e me. Mi alzai lentamente, col capo chino mi avvicinai al tavolo della Dirigenza e strinsi in maniera agitata la mano al Presidente e, per l’emozione, non la strinsi a tutti gli altri Consiglieri che erano seduti accanto a lui (che figura, cominciavo bene!). Poi mi girai verso la platea e alzai gli occhi: c’erano più di cento persone in sala e le gambe si piegarono. Il Presidente m’invitò a prendere la parola, ma la mia voce non usciva. Ero letteralmente terrorizzato. La gola era secca, la voce impastata e le parole si strozzavano in bocca. Riuscii a stento a dire grazie e poc’altro, poi rosso come il peperone, corsi subito a sedermi al mio posto e mi feci piccolo piccolo. Per tutto il resto della riunione non dissi più una parola e alla fine, sgattaiolai via, senza salutare nessuno dalla vergogna.
Era stato il mio battesimo nel parlare in pubblico. Tornando a casa, promisi a me stesso di non fare, MAI più, una figura del genere e negli anni successivi partecipai a seminari e corsi sul public speaking a iosa. Lessi libri e ascoltai audio corsi (più di trenta). Sino a diventare il “Giancarlo Fornei” di oggi. Coloro che mi abbiano visto in azione su di un palco, mi considerano come una sorta di “animale da palcoscenico”, e in effetti, ogni volta che parlo in pubblico mi esalto, mi diverto tantissimo.
Come ho imparato io a parlare in pubblico, puoi farlo anche tu. Leggi con attenzione il mio ebook e poi chiamami, usa la sessione di coaching gratuita che trovi come Bonus, per lavorare sugli aspetti che devi migliorare.
Sommario:
\- Premessa;
\- Presentare al meglio se stessi;
\- Breve introduzione alla Programmazione Neuro-Linguistica;
\- Pensa in positivo e aspettati il meglio;
\- La preparazione dell’intervento;
\- Rompere il ghiaccio;
\- Come porsi di fronte alla platea;
\- I supporti visivi;
\- Come entrare in simbiosi con la platea;
\- L’importanza di saper ascoltare;
\- Come imparare a conoscere e controllare l’ansia;
\- Alcune regole per incantare l’uditorio;
\- Conclusioni;
\- Bibliografia;
\- Bonus Speciale;
\- Chi è Giancarlo Fornei.
ATTENZIONE: l’ebook contiene un BUONO per fare una sessione telefonica di coaching (30 MINUTI), GRATUITA, con Giancarlo Fornei (vedere istruzioni interne).
Giancarlo Fornei è un formatore motivazionale, uno scrittore e un mental coach. In rete è conosciuto come “Il Coach delle Donne” per la sua esperienza di lavoro con l’Universo Femminile. Dal 1999 ho sviluppato tutte le aree della Crescita Personale: comunicazione efficace e interpersonale, autostima, pensiero positivo, motivazione, definizione obiettivi, mental coaching, allenamento mentale per sportivi, coaching per donne, ecc.
**
### Sinossi
Ho imparato a parlare in pubblico negli anni novanta, a Milano. Ricordo ancora quel giorno: è scolpito nella mia mente e non potrò mai più dimenticarlo. Ero stato da poco “accettato” all’interno di un’importante associazione nazionale, ed era la prima volta che mi recavo a Milano, per partecipare a una riunione associativa. Quel giorno, non immaginavo neppure quello che mi sarebbe capitato.
Arrivai almeno dieci minuti prima degli altri e vidi entrare, uno a uno i “pezzi grossi” dell’Associazione. Mi sedetti nelle prime file, sobbalzando sulla sedia per l’emozione di essere presente e aspettai con impazienza l’inizio. Il Presidente di allora, con il quale entrai subito in reciproca simpatia, prese la parola e presentò tutte le varie iniziative associative, il bilancio e altre cose. Io ero lì, e gongolavo nell’ascoltarlo. Finalmente facevo parte di un’Associazione famosa.
A un certo punto, cominciò a nominare, uno a uno tutti i nuovi soci, sino ad arrivare anche al mio nome. Ero il più giovane in assoluto e volle premiarmi (secondo lui), invitandomi sul palco a dire due parole. Il mio volto cambiò espressione, dalla gioia che avevo poco prima dipinta, si tramutò in un vero e proprio terrore: “Oddio, adesso me la faccio sotto”, dissi tra me e me. Mi alzai lentamente, col capo chino mi avvicinai al tavolo della Dirigenza e strinsi in maniera agitata la mano al Presidente e, per l’emozione, non la strinsi a tutti gli altri Consiglieri che erano seduti accanto a lui (che figura, cominciavo bene!). Poi mi girai verso la platea e alzai gli occhi: c’erano più di cento persone in sala e le gambe si piegarono. Il Presidente m’invitò a prendere la parola, ma la mia voce non usciva. Ero letteralmente terrorizzato. La gola era secca, la voce impastata e le parole si strozzavano in bocca. Riuscii a stento a dire grazie e poc’altro, poi rosso come il peperone, corsi subito a sedermi al mio posto e mi feci piccolo piccolo. Per tutto il resto della riunione non dissi più una parola e alla fine, sgattaiolai via, senza salutare nessuno dalla vergogna.
Era stato il mio battesimo nel parlare in pubblico. Tornando a casa, promisi a me stesso di non fare, MAI più, una figura del genere e negli anni successivi partecipai a seminari e corsi sul public speaking a iosa. Lessi libri e ascoltai audio corsi (più di trenta). Sino a diventare il “Giancarlo Fornei” di oggi. Coloro che mi abbiano visto in azione su di un palco, mi considerano come una sorta di “animale da palcoscenico”, e in effetti, ogni volta che parlo in pubblico mi esalto, mi diverto tantissimo.
Come ho imparato io a parlare in pubblico, puoi farlo anche tu. Leggi con attenzione il mio ebook e poi chiamami, usa la sessione di coaching gratuita che trovi come Bonus, per lavorare sugli aspetti che devi migliorare.
Sommario:
\- Premessa;
\- Presentare al meglio se stessi;
\- Breve introduzione alla Programmazione Neuro-Linguistica;
\- Pensa in positivo e aspettati il meglio;
\- La preparazione dell’intervento;
\- Rompere il ghiaccio;
\- Come porsi di fronte alla platea;
\- I supporti visivi;
\- Come entrare in simbiosi con la platea;
\- L’importanza di saper ascoltare;
\- Come imparare a conoscere e controllare l’ansia;
\- Alcune regole per incantare l’uditorio;
\- Conclusioni;
\- Bibliografia;
\- Bonus Speciale;
\- Chi è Giancarlo Fornei.
ATTENZIONE: l’ebook contiene un BUONO per fare una sessione telefonica di coaching (30 MINUTI), GRATUITA, con Giancarlo Fornei (vedere istruzioni interne).
Giancarlo Fornei è un formatore motivazionale, uno scrittore e un mental coach. In rete è conosciuto come “Il Coach delle Donne” per la sua esperienza di lavoro con l’Universo Femminile. Dal 1999 ho sviluppato tutte le aree della Crescita Personale: comunicazione efficace e interpersonale, autostima, pensiero positivo, motivazione, definizione obiettivi, mental coaching, allenamento mentale per sportivi, coaching per donne, ecc.

Come Ammazzare La Moglie E Perche’

Gradevole, simpatico, pungente, preciso, consolante. Ecco alcuni degli aggettivi che si affacciano alla nostra mente a proposito di questo prontuario di cui si sentiva davvero la mancanza.
A uxoricidi di professione quali non siamo stati, fa sempre piacere constatare che esiste un epigono in pectore, qualcuno che — in luogo di agire — s'ingegna a teorizzare sul vetusto tema, ma lo fa in così garbata e allo stesso tempo incitante maniera che il suo insegnamento non potrà non essere posto in pratica da schiere di mariti oppressi che altro non aspettavano se non una fonte cui abbeverarsi, una bandiera da sventolare.
Come ammazzare la moglie, e perché diventerà per i mariti ciò che II Capitale di Marx è stato per la classe operaia.
Un ideale, un simbolo, un punto fermo in cui credere.

Combatti!

Da quando a sette anni è salita per la prima volta sul tatami, Sara Cardin non ha mai smesso di combattere. Dalle prime gare a livello locale, quando si impone all’attenzione degli allenatori per il suo talento, alle sfide più importanti, oggi Sara Cardin vanta 20 titoli italiani, 7 Assoluti, svariate medaglie d’oro ai Campionati Europei e alle Premier League, e soprattutto il podio più importante della sua vita, nel 2014: Campionessa del mondo di karate. Oltre alle battaglie sul campo, questo libro avvincente, che è più di una biografia, racconta la storia di una donna al tempo stesso fragile e determinata, con sogni da guerriera e fantasmi da affrontare: la battaglia contro l’anoressia e la bulimia provocate da una cultura sportiva fuorviante, il dissidio tra il desiderio di una vita normale e il bisogno di eccellere, un episodio di violenza vissuto da bambina e l’ultimo ostacolo: un infortunio al ginocchio che poteva costarle la carriera. In vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020, in cui il karate esordisce come disciplina olimpica, il racconto di vita della più grande karateka italiana di sempre. Nessuno nasce mai campione. Nessuno vince mai da solo.

Com’è Essere Figlio Di Franca Rame E Dario Fo

**«Mia madre era capace di stupire. Questo mi è sempre piaciuto di lei. E inizio da questa sua arte raccontando una storia che rende bene l’idea di come era.»** Parte da qui il libro di **Jacopo Fo** che raccoglie una lunga serie di ricordi e di episodi inediti per rispondere alla domanda che in assoluto gli è stata fatta più volte nel corso della vita: com’è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo? Ma anche: com’è crescere con due genitori così? Cosa ti hanno lasciato? Cosa hai imparato? Domande alle quali pensava di essere preparato, ma mentre parlava succedeva sempre che nuovi ricordi ed emozioni gli riaffiorassero alla mente. Così il principale testimone della grande coppia di artisti che ha incantato il pubblico e scosso per anni le nostre coscienze, ha deciso di portarci con sé nella sua fantastica e spesso scomoda famiglia, in quel suo mondo di attori e di guitti, di affabulatori, scenografi e disegnatori di favole che hanno ormai salde fondamenta nella storia del nostro paese.

Codice cinque

« Codice cinque! », la formula di massima emergenza per i casi più gravi, risuona al pronto soccorso dell'Ospedale di San Luca per un caso di arresto cardiaco: è un appello che vale anche per lo stesso ospedale, ridotto in miserevoli condizioni. Solo un valente chirurgo, reduce dalla guerra nel Vietnam, pur minorato per le ferite subite, saprà buttarsi anima e corpo nell'impresa di risollevare le sorti dell'Ospedale, lottando contro potenti avversari, che, speculando miserevolmente sulla salute pubblica, lo ostacolano in ogni modo per favorire una loro grande clinica: sarà una lotta non solo nel campo professionale e organizzativo, ma anche in quello sociale per la difesa delle classi più povere e contro ogni discriminazione razziale. Nell'impari conflitto il Dr. Jud Tyler è aiutato dal simpatico reverendo Chuck Rogers e da Katheryn, un'abile e affascinante infermiera, che saprà ridargli fiducia in se stesso, così sul piano professionale come su quello umano: gli esiti delle ferite di guerra infatti hanno determinato nel Dr. Tyler, oltre che una diminuzione nell'uso delle mani, anche una forma nervosa d'impotenza sessuale.
La narrazione di F. G. Slaughter ha ancora una volta sia il carattere dell'autenticità, che gli deriva dalle sue esperienze di chirurgo, sia la forza di avvincere, caratteristica della sua abilità di scrittore.

Ciak: Si Uccide

**Una nuova indagine per il commissario Berté**
Qualche giorno prima di Capodanno, in una villa di Lungariva, viene trovato il corpo di una donna con la testa mozzata da un colpo di katana. Appartiene a una regista e sceneggiatrice milanese, impegnata con due collaboratori nella stesura di un film singolare. Potrebbe essere questo il motivo della sua morte cruenta o si tratta di un furto finito male?
Gigi Berté, subito richiamato dalla sua breve vacanza a Milano, si trova a indagare in un ambiente per lui insolito, tra produttori e attori dalle esistenze piccanti, proprio quando pensava che la sua vita professionale sarebbe di nuovo cambiata.
Indagine complessa anche perché associata alla imprevista sparizione di Irene Graffiani, il PM con cui Berté aveva collaborato negli ultimi casi. Esiste un legame tra i due fatti?
In mezzo a intrighi, pettegolezzi e a un passato doloroso da ricostruire, il commissario *con la coda* , tormentato dai dubbi sulle sue capacità intuitive, cerca di arrivare al cuore del delitto. Ma non può immaginare ciò che questa volta il destino ha scritto per lui…

Ci salveremo: Appunti per una riscossa civica

Ci salveremo? O l’Italia rischia di precipitare in una nuova crisi finanziaria, nel baratro della recessione? Rispondendo a queste domande, Ferruccio de Bortoli ci parla dei costi della deriva populista che stiamo vivendo e mette in luce le colpe e le ambiguità delle élite, della classe dirigente, dei media. Eppure il Paese è migliore dell’immagine che proietta il suo governo: ha un grande capitale sociale, un volontariato diffuso, tantissime eccellenze. Questo libro è anche un viaggio nelle virtù, spesso nascoste, dell’Italia, perché una riscossa è possibile, ma dipende da ognuno di noi. Per riuscirci bisogna riscoprire un nuovo senso della legalità e avere un maggior rispetto dei beni comuni; ci vuole più educazione civica, da riportare nelle scuole, e più cultura scientifica; è necessario combattere per una vera parità di genere e per dare più spazio ai giovani in una società troppo vecchia e ripiegata su sé stessa. Il futuro va conquistato, non temuto, e non dobbiamo mai perdere la memoria degli anni in cui eravamo più poveri e senza democrazia. Solo così ci salveremo. Nonostante tutto.