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Il libro nero della Prima Repubblica (Tascabili) (Italian Edition)

Prendendo spunto dalle sentenze di Perugia e Palermo, rispettivamente contraria e favorevole ad Andreotti, Rita di Giovacchino stende il quadro più completo ed aggiornato di trent’anni di misteri italiani. Nel novembre 2002 Giulio Andreotti – sette volte presidente del Consiglio – è stato condannato a 24 anni per omicidio dalla Corte d’Assise d’Appello del tribunale di Perugia. Nel maggio 2003, il tribunale di Palermo ha assolto il Senatore per insufficienza di prove per i reati di associazione mafiosa ascrittigli dopo il 1982 – ma, cosa poco sottolineata dai media, ha dichiarato prescritto il reato di associazione a delinquere commesso prima del 1980. Entrambi i processi hanno affrontato alcuni intrecci cruciali, e ancora poco o per nulla chiariti, della storia della Prima Repubblica (il rapimento e il Memoriale di Moro, i rapporti fra mafia e politica, le stragi del ’92-’93); ma ad Andreotti, e in generale alla classe dirigente della Prima Repubblica, fanno capo tracce semicancellate dall’oblio dei media e da infinite operazioni di depistaggio e insabbiamento che conducono, di volta in volta, a Gladio/”Stay behind”, P2, servizi segreti deviati, criminalità organizzata, terrorismo rosso e nero, CIA, KGB, Mossad. Con un’ambizione di chiarezza e completezza forse senza precedenti in una materia così oscura e delicata, Rita di Giovacchino tenta in questo libro un affresco complessivo dell’intreccio di poteri occulti che, dall’interno e dall’esterno, per decenni hanno condizionato in maniera “parallela” e con esiti spesso tragici la vita civile e politica italiana. L’assurda condizione di sovranità limitata imposta da poteri segreti all’Italia – condizione che in certi casi ha reso gli stessi protagonisti politici della Prima Repubblica semplici pedine in giochi più grandi di loro – si trasformano, nel libro di Di Giovacchino, ricco di interpretazioni inedite, in una narrazione avvincente come una spy story ma documentata come un grande reportage. Completa il libro una lunga intervista all’ex presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino, che propone una sua nuova, chiarificatrice interpretazione della “trattativa” fra Stato e BR durante il sequestro Moro.

Prendendo spunto dalle sentenze di Perugia e Palermo, rispettivamente contraria e favorevole ad Andreotti, Rita di Giovacchino stende il quadro più completo ed aggiornato di trent’anni di misteri italiani. Nel novembre 2002 Giulio Andreotti – sette volte presidente del Consiglio – è stato condannato a 24 anni per omicidio dalla Corte d’Assise d’Appello del tribunale di Perugia. Nel maggio 2003, il tribunale di Palermo ha assolto il Senatore per insufficienza di prove per i reati di associazione mafiosa ascrittigli dopo il 1982 – ma, cosa poco sottolineata dai media, ha dichiarato prescritto il reato di associazione a delinquere commesso prima del 1980. Entrambi i processi hanno affrontato alcuni intrecci cruciali, e ancora poco o per nulla chiariti, della storia della Prima Repubblica (il rapimento e il Memoriale di Moro, i rapporti fra mafia e politica, le stragi del ’92-’93); ma ad Andreotti, e in generale alla classe dirigente della Prima Repubblica, fanno capo tracce semicancellate dall’oblio dei media e da infinite operazioni di depistaggio e insabbiamento che conducono, di volta in volta, a Gladio/”Stay behind”, P2, servizi segreti deviati, criminalità organizzata, terrorismo rosso e nero, CIA, KGB, Mossad. Con un’ambizione di chiarezza e completezza forse senza precedenti in una materia così oscura e delicata, Rita di Giovacchino tenta in questo libro un affresco complessivo dell’intreccio di poteri occulti che, dall’interno e dall’esterno, per decenni hanno condizionato in maniera “parallela” e con esiti spesso tragici la vita civile e politica italiana. L’assurda condizione di sovranità limitata imposta da poteri segreti all’Italia – condizione che in certi casi ha reso gli stessi protagonisti politici della Prima Repubblica semplici pedine in giochi più grandi di loro – si trasformano, nel libro di Di Giovacchino, ricco di interpretazioni inedite, in una narrazione avvincente come una spy story ma documentata come un grande reportage. Completa il libro una lunga intervista all’ex presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino, che propone una sua nuova, chiarificatrice interpretazione della “trattativa” fra Stato e BR durante il sequestro Moro.

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Il Libro Di Mio Figlio

Neera, pseudonimo di Anna Zuccari Radius (Milano, 7 maggio 1846 – Milano, 13 luglio 1918), è stata una scrittrice italiana.
Nacque in una famiglia borghese da Fermo e da Maddalena Manusardi, che morì quando Anna aveva solo dieci anni. Conclusi gli studi elementari, rimase nella casa paterna fino alla morte del padre nel 1866, circostanza che le impose di trasferirsi a Caravaggio presso due zie nubili, vivendo in precarie condizioni economiche; nel 1871 sposò il banchiere Emilio Radius, con il quale ebbe due figli, Adolfo, che divenne ingegnere, e Maria, che sposò nel 1898 l’editore e giornalista Guido Martinelli.
Raggiunta la tranquillità economica e ristabilitasi a Milano, vi frequentò l’ambiente letterario, esordendo nel 1875 come scrittrice di novelle pubblicate in importanti riviste del tempo – il Pungolo, L’illustrazione italiana, il Marzocco – viaggiando ed entrando in contatto con Verga e Capuana, esponenti della corrente letteraria delVerismo, alla quale ella stessa aderì. Nel 1890 fu tra i fondatori della rivista Vita intima, che tuttavia cessò le pubblicazioni l’anno dopo. Negli ultimi anni Neera fu probabilmente colpita da un tumore che le impedì di scrivere – ma riuscì a dettare le sue memorie, Una giovinezza del secolo XIX, pubblicate postume nel 1919 – e la condusse alla morte nel 1918.
Scrittrice prolifica e di successo, il tema dominante della sua narrativa è l’analisi della condizione femminile – della quale ella accetta il ruolo socialmente subordinato[1] – limitandosi a rivendicare le ragioni del cuore e della sensibilità femminile a fronte della mediocrità della realtà quotidiana nella quale le protagoniste dei suoi romanzi finiscono per ripiegare.
Fonte Wikipedia

Neera, pseudonimo di Anna Zuccari Radius (Milano, 7 maggio 1846 – Milano, 13 luglio 1918), è stata una scrittrice italiana.
Nacque in una famiglia borghese da Fermo e da Maddalena Manusardi, che morì quando Anna aveva solo dieci anni. Conclusi gli studi elementari, rimase nella casa paterna fino alla morte del padre nel 1866, circostanza che le impose di trasferirsi a Caravaggio presso due zie nubili, vivendo in precarie condizioni economiche; nel 1871 sposò il banchiere Emilio Radius, con il quale ebbe due figli, Adolfo, che divenne ingegnere, e Maria, che sposò nel 1898 l’editore e giornalista Guido Martinelli.
Raggiunta la tranquillità economica e ristabilitasi a Milano, vi frequentò l’ambiente letterario, esordendo nel 1875 come scrittrice di novelle pubblicate in importanti riviste del tempo – il Pungolo, L’illustrazione italiana, il Marzocco – viaggiando ed entrando in contatto con Verga e Capuana, esponenti della corrente letteraria delVerismo, alla quale ella stessa aderì. Nel 1890 fu tra i fondatori della rivista Vita intima, che tuttavia cessò le pubblicazioni l’anno dopo. Negli ultimi anni Neera fu probabilmente colpita da un tumore che le impedì di scrivere – ma riuscì a dettare le sue memorie, Una giovinezza del secolo XIX, pubblicate postume nel 1919 – e la condusse alla morte nel 1918.
Scrittrice prolifica e di successo, il tema dominante della sua narrativa è l’analisi della condizione femminile – della quale ella accetta il ruolo socialmente subordinato[1] – limitandosi a rivendicare le ragioni del cuore e della sensibilità femminile a fronte della mediocrità della realtà quotidiana nella quale le protagoniste dei suoi romanzi finiscono per ripiegare.
Fonte Wikipedia

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Il libro della fotografia digitale. Tutti i segreti spiegati passo passo per ottenere foto da professionisti: 1

In questa seconda edizione l’autore ha aggiornato i consigli, i trucchi e le immagini. Inoltre è stato aggiunto un capitolo in cui vengono presentate le prime 10 nozioni fondamentali che deve assolutamente sapere chi si avvicina per la prima volta al mondo della fotografia. La migliore caratteristica di questo libro è l’efficacia con cui l’autore descrive gli argomenti. Il suo stile di insegnamento semplice e diretto rende l’apprendimento delle più sofisticate tecniche fotografiche un vero divertimento. **

In questa seconda edizione l’autore ha aggiornato i consigli, i trucchi e le immagini. Inoltre è stato aggiunto un capitolo in cui vengono presentate le prime 10 nozioni fondamentali che deve assolutamente sapere chi si avvicina per la prima volta al mondo della fotografia. La migliore caratteristica di questo libro è l’efficacia con cui l’autore descrive gli argomenti. Il suo stile di insegnamento semplice e diretto rende l’apprendimento delle più sofisticate tecniche fotografiche un vero divertimento. **

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IL GRANDE KIRN

Un giorno un contadino svedese, Jarl Olsen, trova sul sentiero che porta verso la sua casa una scatoletta contenente strani semi, neri e lucenti, con una macchiolina bianca. Li semina nella striscia di terra che costeggia il muretto di cinta del suo orto, e quando otto giorni dopo, in uno dei rari momenti che il lavoro dei campi gli lascia liberi, va a vedere cos’è successo dei semi, trova alcune alte piante che portano appesi ai rami una enorme quantità di baccelli rossi. Qualche giorno dopo, il bambino di Jarl corre trafelato dal padre per dirgli che ha visto tanti ometti rossi correre nell’orto. Il contadino scuote la testa e ammonisce il bimbo a non lasciar volare troppo la sua fantasia. Eppure il bambino ha ragione: dai semi neri sono nati davvero gli ometti scarlatti. Sono i Djarns, e provengono da altri pianeti. E i Djarns invasero intere regioni, e dove essi arrivavano gli uomini diventavano apatici, come immersi in letargo, ridotti ad assurdi schiavi pronti ad agire supinamente secondo tutti i comandi che arrivavano al loro cervello attraverso le onde magnetiche lanciate dal Grande Kirn.
Copertina di: Carlo Jacono

Un giorno un contadino svedese, Jarl Olsen, trova sul sentiero che porta verso la sua casa una scatoletta contenente strani semi, neri e lucenti, con una macchiolina bianca. Li semina nella striscia di terra che costeggia il muretto di cinta del suo orto, e quando otto giorni dopo, in uno dei rari momenti che il lavoro dei campi gli lascia liberi, va a vedere cos’è successo dei semi, trova alcune alte piante che portano appesi ai rami una enorme quantità di baccelli rossi. Qualche giorno dopo, il bambino di Jarl corre trafelato dal padre per dirgli che ha visto tanti ometti rossi correre nell’orto. Il contadino scuote la testa e ammonisce il bimbo a non lasciar volare troppo la sua fantasia. Eppure il bambino ha ragione: dai semi neri sono nati davvero gli ometti scarlatti. Sono i Djarns, e provengono da altri pianeti. E i Djarns invasero intere regioni, e dove essi arrivavano gli uomini diventavano apatici, come immersi in letargo, ridotti ad assurdi schiavi pronti ad agire supinamente secondo tutti i comandi che arrivavano al loro cervello attraverso le onde magnetiche lanciate dal Grande Kirn.
Copertina di: Carlo Jacono

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Il grande ascensore di cristallo

**«Dahl possiede il rarissimo dono di far scomparire tutto il mondo che sta intorno al lettore»**.
*Goffredo Fofi*
**«Maestro della short story, a lungo considerato solo uno scrittore per ragazzi… iperbolico, beffardo, divertente, la sua massima virtù è dinamica, è la velocità. Ci si accorge di come e quanto la sua consistenza sia un meccanismo perfetto, esplosivo al pari di una bomba»**.
*Franco Cordelli, Corriere della Sera*
**«Roald Dahl parteggia sempre per i bambini e ha creato tanti piccoli personaggi con speciali poteri che si vendicano delle prepotenze degli adulti o li puniscono per le loro cattive azioni»**.
*Donatella Ziliotto*
Il grande ascensore di cristallo è il seguito della Fabbrica di cioccolato, ma anche un incredibile romanzo di fantascienza a sé stante, scatenato e sarcastico.
Una presa in giro delle campagne pubblicitarie che sorgono intorno ai viaggi interplanetari, con Presidenti infantili devoti alla loro Tata e Alberghi Spaziali infestati da malefiche uova: i Cnidi Vermicolosi.
E per ogni circostanza il signor Wonka, proprietario della fabbrica, ha una trovata, una battuta, una stupefacente soluzione: un po’ prestigiatore, un po’ clown, un po’ filosofo. Così come doveva essere Roald Dahl.

**«Dahl possiede il rarissimo dono di far scomparire tutto il mondo che sta intorno al lettore»**.
*Goffredo Fofi*
**«Maestro della short story, a lungo considerato solo uno scrittore per ragazzi… iperbolico, beffardo, divertente, la sua massima virtù è dinamica, è la velocità. Ci si accorge di come e quanto la sua consistenza sia un meccanismo perfetto, esplosivo al pari di una bomba»**.
*Franco Cordelli, Corriere della Sera*
**«Roald Dahl parteggia sempre per i bambini e ha creato tanti piccoli personaggi con speciali poteri che si vendicano delle prepotenze degli adulti o li puniscono per le loro cattive azioni»**.
*Donatella Ziliotto*
Il grande ascensore di cristallo è il seguito della Fabbrica di cioccolato, ma anche un incredibile romanzo di fantascienza a sé stante, scatenato e sarcastico.
Una presa in giro delle campagne pubblicitarie che sorgono intorno ai viaggi interplanetari, con Presidenti infantili devoti alla loro Tata e Alberghi Spaziali infestati da malefiche uova: i Cnidi Vermicolosi.
E per ogni circostanza il signor Wonka, proprietario della fabbrica, ha una trovata, una battuta, una stupefacente soluzione: un po’ prestigiatore, un po’ clown, un po’ filosofo. Così come doveva essere Roald Dahl.

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Il giardiniere del signor Darwin

Thomas, il giardiniere di Charles Darwin, ha perso la moglie ed è rimasto solo a crescere due figli malati: secondo gli abitanti di Downe, un piccolo villaggio nel Kent, questo è il segno evidente della disapprovazione divina per le sue tendenze atee e per gli strani esperimenti che conduce sulle piante. La comunità accetta il grande botanico, illustre e benestante, ma non tollera il suo giardiniere, proiettando su di lui l’astio e le angosce provocate dallo sgretolarsi del loro quieto mondo chiuso di fronte alle dirompenti scoperte scientifiche in atto. In un affresco sapiente e documentato le vicende si dipanano incalzanti, tra pettegolezzi al vetriolo e vendette collettive, dando vita a un romanzo corale, ironico e lieve, vincitore in patria di due prestigiosi premi letterari.

Thomas, il giardiniere di Charles Darwin, ha perso la moglie ed è rimasto solo a crescere due figli malati: secondo gli abitanti di Downe, un piccolo villaggio nel Kent, questo è il segno evidente della disapprovazione divina per le sue tendenze atee e per gli strani esperimenti che conduce sulle piante. La comunità accetta il grande botanico, illustre e benestante, ma non tollera il suo giardiniere, proiettando su di lui l’astio e le angosce provocate dallo sgretolarsi del loro quieto mondo chiuso di fronte alle dirompenti scoperte scientifiche in atto. In un affresco sapiente e documentato le vicende si dipanano incalzanti, tra pettegolezzi al vetriolo e vendette collettive, dando vita a un romanzo corale, ironico e lieve, vincitore in patria di due prestigiosi premi letterari.

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IL GATTO E LA FILOSOFIA

Che cosa abbiamo da imparare vivendo accanto ai gatti, animali senza progetti che “vagano in cerca della preda e della vittoria”? Che cosa passa veramente in quella testolina pelosa? Da dove viene quella sensazione di qualità e bellezza che sperimentiamo nei momenti passati in compagnia del nostro gatto? La relazione tra noi e il nostro gatto può avere i caratteri e lo statuto della vera amicizia? Nei confronti del nostro gatto abbiamo degli obblighi positivi in termini di aiuto e assistenza? E quali sono gli obblighi universali verso gli animali? Il rapporto con il nostro gatto può aiutarci a ponderare meglio i problemi del fine vita e a risolvere il conflitto tra sacralità e qualità della vita? Il nostro gatto è meno razionale di noi o è solo che a lui interessa mettere in atto cose diverse da quelle che noi ci aspettiamo? I gatti sono capaci di creatività innovativa? Hanno credenze? Ciò di cui è fatto un gatto è qualcosa di più che un qualche elenco di proprietà intrinseche? Ciascun gatto possiede anche una “gattezza” unica e individuale? Se l’anima immortale sopravvive alla morte del corpo negli umani, vale lo stesso anche per i gatti? Prefazione di Giorgio Celli. **

Che cosa abbiamo da imparare vivendo accanto ai gatti, animali senza progetti che “vagano in cerca della preda e della vittoria”? Che cosa passa veramente in quella testolina pelosa? Da dove viene quella sensazione di qualità e bellezza che sperimentiamo nei momenti passati in compagnia del nostro gatto? La relazione tra noi e il nostro gatto può avere i caratteri e lo statuto della vera amicizia? Nei confronti del nostro gatto abbiamo degli obblighi positivi in termini di aiuto e assistenza? E quali sono gli obblighi universali verso gli animali? Il rapporto con il nostro gatto può aiutarci a ponderare meglio i problemi del fine vita e a risolvere il conflitto tra sacralità e qualità della vita? Il nostro gatto è meno razionale di noi o è solo che a lui interessa mettere in atto cose diverse da quelle che noi ci aspettiamo? I gatti sono capaci di creatività innovativa? Hanno credenze? Ciò di cui è fatto un gatto è qualcosa di più che un qualche elenco di proprietà intrinseche? Ciascun gatto possiede anche una “gattezza” unica e individuale? Se l’anima immortale sopravvive alla morte del corpo negli umani, vale lo stesso anche per i gatti? Prefazione di Giorgio Celli. **

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Il futuro del mondo

“Temo il dolore che si fa storia e vorrei contribuire a frenarlo, ma ora temo ancor più il dolore della mia fantasia, di quell’anticipazione che permea il romanzo di un dolore ancora maggiore e di un dolore che non è nel mondo ma nel mio mondo, dentro di me. Esco ora dalla mia Dachau, e cambio un pennino, massacrato.” Trasferire il passato nel futuro, trovare vita in ciò che sembrava morto. Non è per nostalgia che un vecchio scrittore riporta alla luce pagine che ha nascosto dentro bauli dimenticati. Rileggendo quei quaderni, capisce la ragione che lo ha spinto a sotterrarli tanto tempo prima: quei fogli erano troppo irruenti, carichi di eros, molto lontani dai temi che lo hanno impegnato nell’ultima parte della sua esistenza. Non vi trova alcuna traccia dei richiami alla fragilità che gli hanno dettato invece le sue opere più recenti. Questa scoperta gli permette di riscoprirsi, tanto che decide di riempire il suo futuro rimettendo ordine tra quelle carte passate. Un ordine che può essere solo apparente perché la vita, si sa, si consuma in un insieme caotico al quale è difficile assegnare una logica. E, anzi, è proprio questo disordine, fatto di “variazioni” generate dalle novità, dalla speranza, dalle attese e dalle delusioni, a dare un senso. Vittorino Andreoli, libero dal pudore di un tempo, ci consegna questa raccolta che si fa rappresentazione dell’esistenza di uno scrittore. Sono pagine dense di vita, dove emerge tutta la fatica del quotidiano e il dolore che contraddistingue la condizione umana a qualsiasi età.

“Temo il dolore che si fa storia e vorrei contribuire a frenarlo, ma ora temo ancor più il dolore della mia fantasia, di quell’anticipazione che permea il romanzo di un dolore ancora maggiore e di un dolore che non è nel mondo ma nel mio mondo, dentro di me. Esco ora dalla mia Dachau, e cambio un pennino, massacrato.” Trasferire il passato nel futuro, trovare vita in ciò che sembrava morto. Non è per nostalgia che un vecchio scrittore riporta alla luce pagine che ha nascosto dentro bauli dimenticati. Rileggendo quei quaderni, capisce la ragione che lo ha spinto a sotterrarli tanto tempo prima: quei fogli erano troppo irruenti, carichi di eros, molto lontani dai temi che lo hanno impegnato nell’ultima parte della sua esistenza. Non vi trova alcuna traccia dei richiami alla fragilità che gli hanno dettato invece le sue opere più recenti. Questa scoperta gli permette di riscoprirsi, tanto che decide di riempire il suo futuro rimettendo ordine tra quelle carte passate. Un ordine che può essere solo apparente perché la vita, si sa, si consuma in un insieme caotico al quale è difficile assegnare una logica. E, anzi, è proprio questo disordine, fatto di “variazioni” generate dalle novità, dalla speranza, dalle attese e dalle delusioni, a dare un senso. Vittorino Andreoli, libero dal pudore di un tempo, ci consegna questa raccolta che si fa rappresentazione dell’esistenza di uno scrittore. Sono pagine dense di vita, dove emerge tutta la fatica del quotidiano e il dolore che contraddistingue la condizione umana a qualsiasi età.

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Il filo del rasoio

Camminare sul filo del rasoio è difficile e, in effetti, tutt’altro che facile si presenta l’impresa di Larry, un giovane americano traumatizzato dagli orrori della Grande Guerra che si decide a percorrere – molto in anticipo sui suoi coetanei di qualche decennio dopo – la via dell’India, e dell’Illuminazione. E lo fa senza rinunciare a una fitta schermaglia amorosa con l’incantevole Isabel, a un duello col feroce zio di lei, e al cimento più arduo di tutti: la mera sopravvivenza nella spietata comunità di espatriati che fra le due guerre abitava la Riviera francese.

Camminare sul filo del rasoio è difficile e, in effetti, tutt’altro che facile si presenta l’impresa di Larry, un giovane americano traumatizzato dagli orrori della Grande Guerra che si decide a percorrere – molto in anticipo sui suoi coetanei di qualche decennio dopo – la via dell’India, e dell’Illuminazione. E lo fa senza rinunciare a una fitta schermaglia amorosa con l’incantevole Isabel, a un duello col feroce zio di lei, e al cimento più arduo di tutti: la mera sopravvivenza nella spietata comunità di espatriati che fra le due guerre abitava la Riviera francese.

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Il fantasma senza testa

**— SONO IO QUEL FANTASMA — DISSE LUI PIANO.**
Poi rise rocamente. Sembrava più un colpo di tosse che una risata.
— Vi avevo promesso di farvi vedere un vero fantasma, no? Bene… eccomi!
Soffiò sulla candela, spegnendola. Sembrò svanire insieme alla luce, ma poi ricomparve.

**— SONO IO QUEL FANTASMA — DISSE LUI PIANO.**
Poi rise rocamente. Sembrava più un colpo di tosse che una risata.
— Vi avevo promesso di farvi vedere un vero fantasma, no? Bene… eccomi!
Soffiò sulla candela, spegnendola. Sembrò svanire insieme alla luce, ma poi ricomparve.

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Il falso testamento. Creazione, miracoli, patto d’allenza: l’altra verità dietro la Bibbia

Che cosa ci rivelano gli studi di genetica sul racconto della creazione? Come si possono facilmente spiegare alcuni episodi di miracoli e guarigioni narrati nella Bibbia? Quali scenari si aprono se si scopre, da una traduzione attenta e letterale, che la “gloria” di Dio era probabilmente una vera e propria arma fisica? Perché ci sono somiglianze così sorprendenti tra i comportamenti di Yahweh e quelli degli dei dell’era classica descritti nell'”Iliade” e nell'”Odissea”? Che cosa emerge da uno studio attento del presunto patto di alleanza tra Dio e gli uomini? E quale luce getta tutto questo sui Vangeli? Questo libro è il nuovo capitolo dell’opera di rilettura che Mauro Biglino sta compiendo da anni sulle Sacre Scritture. Un cammino iniziato con le traduzioni della Bibbia compiute dallo stesso Biglino per le Edizioni San Paolo e che sta suscitando l’interesse di un numero sempre crescente di persone in Italia e all’estero. “Queste pagine proseguono il racconto di ciò che ancora non era stato evidenziato o, peggio, di ciò che è stato da sempre volutamente dimenticato o variamente interpretato dagli esegeti-teologi allo scopo di celarne i potenziali effetti dirompenti. Sono il frutto di un approccio multidisciplinare che spazia dalla genetica alla filologia classica, avvalendosi dell’apporto di diversi studiosi, e utilizzano una chiave di lettura che rivela una nuova visione di quella che potrebbe essere stata la nostra storia. **

Che cosa ci rivelano gli studi di genetica sul racconto della creazione? Come si possono facilmente spiegare alcuni episodi di miracoli e guarigioni narrati nella Bibbia? Quali scenari si aprono se si scopre, da una traduzione attenta e letterale, che la “gloria” di Dio era probabilmente una vera e propria arma fisica? Perché ci sono somiglianze così sorprendenti tra i comportamenti di Yahweh e quelli degli dei dell’era classica descritti nell'”Iliade” e nell'”Odissea”? Che cosa emerge da uno studio attento del presunto patto di alleanza tra Dio e gli uomini? E quale luce getta tutto questo sui Vangeli? Questo libro è il nuovo capitolo dell’opera di rilettura che Mauro Biglino sta compiendo da anni sulle Sacre Scritture. Un cammino iniziato con le traduzioni della Bibbia compiute dallo stesso Biglino per le Edizioni San Paolo e che sta suscitando l’interesse di un numero sempre crescente di persone in Italia e all’estero. “Queste pagine proseguono il racconto di ciò che ancora non era stato evidenziato o, peggio, di ciò che è stato da sempre volutamente dimenticato o variamente interpretato dagli esegeti-teologi allo scopo di celarne i potenziali effetti dirompenti. Sono il frutto di un approccio multidisciplinare che spazia dalla genetica alla filologia classica, avvalendosi dell’apporto di diversi studiosi, e utilizzano una chiave di lettura che rivela una nuova visione di quella che potrebbe essere stata la nostra storia. **

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Il fabbricante di sogni

Iqbal ha solo quattro anni quando, a Lahore, in Pakistan, viene venduto al proprietario di una fabbrica di tappeti per risarcire un debito di dodici dollari contratto dal fratellastro per pagarsi il matrimonio. Diventa il più bravo tra i suoi compagni e quindi viene ceduto a un padrone ancora più severo, che lo costringe a lavorare incatenato a un telaio per sedici ore al giorno. Una notte il piccolo riesce a scappare. Si rivolge alla polizia che, corrotta dall’uomo, riporta Iqbal alla sua condizione di schiavo, alla fabbrica, dove viene severamente punito e picchiato per aver tentato la fuga. Passeranno altri anni prima che possa tentare di nuovo di fuggire, sei lunghi anni di schiavitù prima di rompere la catena e correre verso la grande città. Lungo il cammino, Iqbal incontra Ehsan Khan, coraggioso esponente del Fronte di Liberazione dei lavoratori-schiavi, che lo prende con sé. Può frequentare la scuola ora, scopre penne e matite colorate, e intanto prende parte sempre più spesso a raid per liberare altri bambini schiavi. Diventa un simbolo per il suo coraggio, tanto che viene invitato a raccontare la sua storia in grandi città, e persino in America. A dodici anni, mentre gioca in bicicletta davanti a casa, uno sconosciuto, un sicario dei maestri tessitori, gli tende un’imboscata e lo uccide. Nessuno cercherà di far luce sulla sua morte, e la ricostruzione dei fatti verrà trasformata dalle autorità in una ridicola menzogna.

Iqbal ha solo quattro anni quando, a Lahore, in Pakistan, viene venduto al proprietario di una fabbrica di tappeti per risarcire un debito di dodici dollari contratto dal fratellastro per pagarsi il matrimonio. Diventa il più bravo tra i suoi compagni e quindi viene ceduto a un padrone ancora più severo, che lo costringe a lavorare incatenato a un telaio per sedici ore al giorno. Una notte il piccolo riesce a scappare. Si rivolge alla polizia che, corrotta dall’uomo, riporta Iqbal alla sua condizione di schiavo, alla fabbrica, dove viene severamente punito e picchiato per aver tentato la fuga. Passeranno altri anni prima che possa tentare di nuovo di fuggire, sei lunghi anni di schiavitù prima di rompere la catena e correre verso la grande città. Lungo il cammino, Iqbal incontra Ehsan Khan, coraggioso esponente del Fronte di Liberazione dei lavoratori-schiavi, che lo prende con sé. Può frequentare la scuola ora, scopre penne e matite colorate, e intanto prende parte sempre più spesso a raid per liberare altri bambini schiavi. Diventa un simbolo per il suo coraggio, tanto che viene invitato a raccontare la sua storia in grandi città, e persino in America. A dodici anni, mentre gioca in bicicletta davanti a casa, uno sconosciuto, un sicario dei maestri tessitori, gli tende un’imboscata e lo uccide. Nessuno cercherà di far luce sulla sua morte, e la ricostruzione dei fatti verrà trasformata dalle autorità in una ridicola menzogna.

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Il dio Mercato la Chiesa e l’Anticristo

Nel 1900 viene pubblicato *Il racconto dell’Anticristo* di Vladimir Sergeevi Solov’ëv. Il pensatore russo lo colloca nel 2000 e individua in un’Europa unita, scristianizzata e nichilista la condizione per la venuta dell’Anticristo. Solov’ëv parla espressamente di abbattimento degli Stati e delle identità nazionali, a vantaggio di un’organizzazione internazionale chiamata “Stati Uniti d’Europa”.
Sono in molti a leggere in questo racconto un monito, una profezia confermata da alcuni fatti storici dopo il crollo del Muro di Berlino e del comunismo. Non solo per la trasformazione di quella che era la Comunità economica europea nella nuova Unione europea che svuota le sovranità degli Stati. Ma anche per l’irrompere nel mondo della globalizzazione che sottomette i popoli al dio Mercato, mentre s’impone una “colonizzazione ideologica” che recide le radici cristiane dell’Europa e avversa la fede in tutto il mondo. Fino a penetrare dentro la Chiesa cattolica sfigurandone l’identità e la missione.
Antonio Socci in queste pagine propone le molteplici voci di chi legge nella globalizzazione e nel “mercatismo” la causa della crisi economica e una minaccia per le identità nazionali e la libertà. Il tempo della fine, ci dice la Sacra Scrittura, è preceduto da una grande scristianizzazione e da un dominio planetario di tipo politico ed economico che s’impone *sicut deus* , mentre l’apostasia dilaga nella stessa Chiesa cattolica. Come ha scritto il filosofo Mario Tronti quello di Joseph Ratzinger è stato un estremo “tentativo eroico di arginare la forma post-moderna dell’Anticristo”. Ma lo stesso Benedetto XVI ci ricorda che “la storia non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. […] Sull’irrompere veemente di Satana […] si eleva il Signore. […] Egli la conduce sapientemente verso l’alba dei nuovi cieli e della nuova terra”. **
### Sinossi
Nel 1900 viene pubblicato *Il racconto dell’Anticristo* di Vladimir Sergeevi Solov’ëv. Il pensatore russo lo colloca nel 2000 e individua in un’Europa unita, scristianizzata e nichilista la condizione per la venuta dell’Anticristo. Solov’ëv parla espressamente di abbattimento degli Stati e delle identità nazionali, a vantaggio di un’organizzazione internazionale chiamata “Stati Uniti d’Europa”.
Sono in molti a leggere in questo racconto un monito, una profezia confermata da alcuni fatti storici dopo il crollo del Muro di Berlino e del comunismo. Non solo per la trasformazione di quella che era la Comunità economica europea nella nuova Unione europea che svuota le sovranità degli Stati. Ma anche per l’irrompere nel mondo della globalizzazione che sottomette i popoli al dio Mercato, mentre s’impone una “colonizzazione ideologica” che recide le radici cristiane dell’Europa e avversa la fede in tutto il mondo. Fino a penetrare dentro la Chiesa cattolica sfigurandone l’identità e la missione.
Antonio Socci in queste pagine propone le molteplici voci di chi legge nella globalizzazione e nel “mercatismo” la causa della crisi economica e una minaccia per le identità nazionali e la libertà. Il tempo della fine, ci dice la Sacra Scrittura, è preceduto da una grande scristianizzazione e da un dominio planetario di tipo politico ed economico che s’impone *sicut deus* , mentre l’apostasia dilaga nella stessa Chiesa cattolica. Come ha scritto il filosofo Mario Tronti quello di Joseph Ratzinger è stato un estremo “tentativo eroico di arginare la forma post-moderna dell’Anticristo”. Ma lo stesso Benedetto XVI ci ricorda che “la storia non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. […] Sull’irrompere veemente di Satana […] si eleva il Signore. […] Egli la conduce sapientemente verso l’alba dei nuovi cieli e della nuova terra”.

Nel 1900 viene pubblicato *Il racconto dell’Anticristo* di Vladimir Sergeevi Solov’ëv. Il pensatore russo lo colloca nel 2000 e individua in un’Europa unita, scristianizzata e nichilista la condizione per la venuta dell’Anticristo. Solov’ëv parla espressamente di abbattimento degli Stati e delle identità nazionali, a vantaggio di un’organizzazione internazionale chiamata “Stati Uniti d’Europa”.
Sono in molti a leggere in questo racconto un monito, una profezia confermata da alcuni fatti storici dopo il crollo del Muro di Berlino e del comunismo. Non solo per la trasformazione di quella che era la Comunità economica europea nella nuova Unione europea che svuota le sovranità degli Stati. Ma anche per l’irrompere nel mondo della globalizzazione che sottomette i popoli al dio Mercato, mentre s’impone una “colonizzazione ideologica” che recide le radici cristiane dell’Europa e avversa la fede in tutto il mondo. Fino a penetrare dentro la Chiesa cattolica sfigurandone l’identità e la missione.
Antonio Socci in queste pagine propone le molteplici voci di chi legge nella globalizzazione e nel “mercatismo” la causa della crisi economica e una minaccia per le identità nazionali e la libertà. Il tempo della fine, ci dice la Sacra Scrittura, è preceduto da una grande scristianizzazione e da un dominio planetario di tipo politico ed economico che s’impone *sicut deus* , mentre l’apostasia dilaga nella stessa Chiesa cattolica. Come ha scritto il filosofo Mario Tronti quello di Joseph Ratzinger è stato un estremo “tentativo eroico di arginare la forma post-moderna dell’Anticristo”. Ma lo stesso Benedetto XVI ci ricorda che “la storia non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. […] Sull’irrompere veemente di Satana […] si eleva il Signore. […] Egli la conduce sapientemente verso l’alba dei nuovi cieli e della nuova terra”. **
### Sinossi
Nel 1900 viene pubblicato *Il racconto dell’Anticristo* di Vladimir Sergeevi Solov’ëv. Il pensatore russo lo colloca nel 2000 e individua in un’Europa unita, scristianizzata e nichilista la condizione per la venuta dell’Anticristo. Solov’ëv parla espressamente di abbattimento degli Stati e delle identità nazionali, a vantaggio di un’organizzazione internazionale chiamata “Stati Uniti d’Europa”.
Sono in molti a leggere in questo racconto un monito, una profezia confermata da alcuni fatti storici dopo il crollo del Muro di Berlino e del comunismo. Non solo per la trasformazione di quella che era la Comunità economica europea nella nuova Unione europea che svuota le sovranità degli Stati. Ma anche per l’irrompere nel mondo della globalizzazione che sottomette i popoli al dio Mercato, mentre s’impone una “colonizzazione ideologica” che recide le radici cristiane dell’Europa e avversa la fede in tutto il mondo. Fino a penetrare dentro la Chiesa cattolica sfigurandone l’identità e la missione.
Antonio Socci in queste pagine propone le molteplici voci di chi legge nella globalizzazione e nel “mercatismo” la causa della crisi economica e una minaccia per le identità nazionali e la libertà. Il tempo della fine, ci dice la Sacra Scrittura, è preceduto da una grande scristianizzazione e da un dominio planetario di tipo politico ed economico che s’impone *sicut deus* , mentre l’apostasia dilaga nella stessa Chiesa cattolica. Come ha scritto il filosofo Mario Tronti quello di Joseph Ratzinger è stato un estremo “tentativo eroico di arginare la forma post-moderna dell’Anticristo”. Ma lo stesso Benedetto XVI ci ricorda che “la storia non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. […] Sull’irrompere veemente di Satana […] si eleva il Signore. […] Egli la conduce sapientemente verso l’alba dei nuovi cieli e della nuova terra”.

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Il Destino Di Una Famiglia

Wiesbaden, 1945. La guerra è agli sgoccioli, e quando Hilde Koch riemerge dal rifugio antiaereo dopo l’ultimo, devastante bombardamento che ha messo in ginocchio la sua città, stenta a credere alla sua fortuna: il Café Engel è ancora lì al suo posto, un po’ ammaccato ma è lì, come se un miracolo avesse voluto salvare dalla distruzione la caffetteria dei suoi genitori, quel posto a un passo dal Teatro dell’Opera da sempre pieno di vita, frequentato da cantanti, attori, musicisti, direttori d’orchestra. E allora contro ogni buon senso, perché ora, nella Germania sconfitta e occupata dagli americani, è persino difficile trovare la polvere di caffè, la giovane Hilde si mette in testa di riaprire il locale. Per trasformarlo, in mezzo a tutta quella desolazione, in un’isola di speranza. Perché tutti, lì, di speranza hanno bisogno, a cominciare da lei che è rimasta sola dopo la partenza del soldato francese da cui aspetta un figlio. È un microcosmo straordinario, il Café Engel, una casa ritrovata per chi ha perso quasi tutto – che sia un tetto, o una gamba, o il senso del futuro. Come ogni casa è attraversata da risate improvvise, e un attimo dopo adombrata dalle sofferenze che non si riesce più a nascondere. Ma è pur sempre un approdo, nel deserto lasciato dalle macerie di questa cittadina di provincia; e verso le sue finestre illuminate, come attirati da una calda promessa che possa lenire l’orrore visto e scampato, si incamminano in tanti.

Wiesbaden, 1945. La guerra è agli sgoccioli, e quando Hilde Koch riemerge dal rifugio antiaereo dopo l’ultimo, devastante bombardamento che ha messo in ginocchio la sua città, stenta a credere alla sua fortuna: il Café Engel è ancora lì al suo posto, un po’ ammaccato ma è lì, come se un miracolo avesse voluto salvare dalla distruzione la caffetteria dei suoi genitori, quel posto a un passo dal Teatro dell’Opera da sempre pieno di vita, frequentato da cantanti, attori, musicisti, direttori d’orchestra. E allora contro ogni buon senso, perché ora, nella Germania sconfitta e occupata dagli americani, è persino difficile trovare la polvere di caffè, la giovane Hilde si mette in testa di riaprire il locale. Per trasformarlo, in mezzo a tutta quella desolazione, in un’isola di speranza. Perché tutti, lì, di speranza hanno bisogno, a cominciare da lei che è rimasta sola dopo la partenza del soldato francese da cui aspetta un figlio. È un microcosmo straordinario, il Café Engel, una casa ritrovata per chi ha perso quasi tutto – che sia un tetto, o una gamba, o il senso del futuro. Come ogni casa è attraversata da risate improvvise, e un attimo dopo adombrata dalle sofferenze che non si riesce più a nascondere. Ma è pur sempre un approdo, nel deserto lasciato dalle macerie di questa cittadina di provincia; e verso le sue finestre illuminate, come attirati da una calda promessa che possa lenire l’orrore visto e scampato, si incamminano in tanti.

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Il cuore cucito

In un dimenticato villaggio dell’Andalusia, una stirpe di donne è segnata da un dono tanto potente quanto terribile, destinato ad assumere forme diverse di generazione in generazione. La giovane Frasquita è l’ultima erede: in una scatola magica seppellita sotto un ulivo ritrova aghi, fili e rocchetti. E questo sarà il suo talento, la capacità di cucire abiti e oggetti meravigliosi ottenendoli non solo da stoffe, ma anche da semplici stracci, foglie e pietre. Abiti che possono regalare un istante di splendente bellezza a chi li porta, e che, usciti dalle sue mani, si trasformano: i fiori del suo vestito da sposa sono così vivi e freschi da appassire sotto gli sguardi gelosi dei compaesani, un piccolo ventaglio prende il volo come una farfalla, il cuore di seta nascosto sotto il vestito della Madonna portata in processione sembra palpitare. Ma nel villaggio, alla meraviglia per le sue opere segue presto la diffidenza e il timore per il suo potere, e Frasquita è costretta a un matrimonio con l’unico uomo che sembra volerla, un taciturno fabbro che la condannerà a una vita di silenzio e solitudine. Quando però, in un combattimento di galli, Frasquita verrà giocata e persa, capirà che è il momento di affrontare la vita: con i suoi cinque figli partirà attraversando il Sud della Spagna devastato dalla guerra civile fino all’Africa, per sfuggire, una volta per tutte, al destino della sua famiglia di streghe, e regalare, forse, un’altra vita alle sue figlie. **

In un dimenticato villaggio dell’Andalusia, una stirpe di donne è segnata da un dono tanto potente quanto terribile, destinato ad assumere forme diverse di generazione in generazione. La giovane Frasquita è l’ultima erede: in una scatola magica seppellita sotto un ulivo ritrova aghi, fili e rocchetti. E questo sarà il suo talento, la capacità di cucire abiti e oggetti meravigliosi ottenendoli non solo da stoffe, ma anche da semplici stracci, foglie e pietre. Abiti che possono regalare un istante di splendente bellezza a chi li porta, e che, usciti dalle sue mani, si trasformano: i fiori del suo vestito da sposa sono così vivi e freschi da appassire sotto gli sguardi gelosi dei compaesani, un piccolo ventaglio prende il volo come una farfalla, il cuore di seta nascosto sotto il vestito della Madonna portata in processione sembra palpitare. Ma nel villaggio, alla meraviglia per le sue opere segue presto la diffidenza e il timore per il suo potere, e Frasquita è costretta a un matrimonio con l’unico uomo che sembra volerla, un taciturno fabbro che la condannerà a una vita di silenzio e solitudine. Quando però, in un combattimento di galli, Frasquita verrà giocata e persa, capirà che è il momento di affrontare la vita: con i suoi cinque figli partirà attraversando il Sud della Spagna devastato dalla guerra civile fino all’Africa, per sfuggire, una volta per tutte, al destino della sua famiglia di streghe, e regalare, forse, un’altra vita alle sue figlie. **

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Il Cucchiaio Verde

Ritrovare l’armonia tra uomo e natura attraverso il cibo, trasmettere all’organismo la vitalità dei frutti della terra, portare in tavola freschezza e salute sotto forma di piatti fantasiosi ed equilibrati: oltre 700 ricette di cucina vegetariana e naturista raccolte in volume e suddivise per tipologie, con un ricco corredo di suggerimenti, consigli, notizie pratiche.

Ritrovare l’armonia tra uomo e natura attraverso il cibo, trasmettere all’organismo la vitalità dei frutti della terra, portare in tavola freschezza e salute sotto forma di piatti fantasiosi ed equilibrati: oltre 700 ricette di cucina vegetariana e naturista raccolte in volume e suddivise per tipologie, con un ricco corredo di suggerimenti, consigli, notizie pratiche.

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