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Con un occhio aperto

Géricault e Courbet, Manet e Cézanne, Vuillard e Magritte, Oldenburg e Freud. Diciassette grandi pittori, perlopiù fra Romanticismo e Modernismo, e un unico dilemma: lasciare che la potenza dei loro quadri parli direttamente agli occhi, al cuore e alla mente, come vorrebbe Flaubert? O piuttosto mettere lo sguardo in parole e affidare a quelle la forza dell’immagine? Il grande scrittore Julian Barnes anela alla prima via, ma fortunatamente cede alla tentazione della seconda, e lo fa in un percorso di raffinata originalità in cui si sbilancia, si diverte, ci incanta.
Sono le parole di un grande scrittore e non di un professionista del mondo delle arti figurative o di un accademico, quelle che Julian Barnes mette in conversazione con le immagini di alcune grandi opere del canone occidentale tra il 1850 e il 1920, dal maturo Romanticismo fino al Modernismo e oltre. Il punto di partenza è il dipinto noto come *La zattera della Medusa* di Géricault, di cui Barnes segue le fonti storiche nel naufragio della fregata francese Meduse nel luglio del 1816, per spostarsi poi sulla storia dei bozzetti preparatori e dell’autoreclusione del pittore per otto mesi durante il lavoro sulla grande tela, fino a offrire risposta su che cosa trasformi la catastrofe in arte, dopo aver trasformato l’evento in immagine. I saggi trattano dipinti di Manet, Bonnard, Vuillard, Degas, Cézanne, ma anche di Vallotton, Braque, Picasso e Magritte, fino agli inquieti ritratti di Lucian Freud, con la loro spietata ricerca dell’anima della carne, e al gigantismo giocoso di certa Pop Art destinata, nel giudizio di Barnes, a invecchiare male e approdare a una senilità precoce e un tantino ridicola. Si tratta di testi eruditi e brillanti che garantiscono tuttavia un piacere ulteriore a chi vi si accosta, quello di suggerire in controluce alle figure descritte potenziali personaggi o scene di romanzi di Barnes. Accade con l’analisi di certi interni borghesi di Vuillard, con l’attenzione tutta narrativa riservata alla posizione dei piedi nel dipinto di Manet *L’esecuzione dell’imperatore Massimiliano* ; accade nel racconto delle vite a confronto di Braque e Picasso. Barnes si sbilancia, si diverte, ci incanta. E, dopo aver sommessamente contraddetto per quasi trecento pagine le indicazioni del maestro Flaubert, secondo il quale i grandi dipinti non vogliono parole a illustrarli, Barnes liquida se stesso commentando così le opere dell’amico Howard Hodgkin: «Questi quadri parlano ai miei occhi, al mio cuore, alla mia mente. Perciò, basta con le parole».

Géricault e Courbet, Manet e Cézanne, Vuillard e Magritte, Oldenburg e Freud. Diciassette grandi pittori, perlopiù fra Romanticismo e Modernismo, e un unico dilemma: lasciare che la potenza dei loro quadri parli direttamente agli occhi, al cuore e alla mente, come vorrebbe Flaubert? O piuttosto mettere lo sguardo in parole e affidare a quelle la forza dell’immagine? Il grande scrittore Julian Barnes anela alla prima via, ma fortunatamente cede alla tentazione della seconda, e lo fa in un percorso di raffinata originalità in cui si sbilancia, si diverte, ci incanta.
Sono le parole di un grande scrittore e non di un professionista del mondo delle arti figurative o di un accademico, quelle che Julian Barnes mette in conversazione con le immagini di alcune grandi opere del canone occidentale tra il 1850 e il 1920, dal maturo Romanticismo fino al Modernismo e oltre. Il punto di partenza è il dipinto noto come *La zattera della Medusa* di Géricault, di cui Barnes segue le fonti storiche nel naufragio della fregata francese Meduse nel luglio del 1816, per spostarsi poi sulla storia dei bozzetti preparatori e dell’autoreclusione del pittore per otto mesi durante il lavoro sulla grande tela, fino a offrire risposta su che cosa trasformi la catastrofe in arte, dopo aver trasformato l’evento in immagine. I saggi trattano dipinti di Manet, Bonnard, Vuillard, Degas, Cézanne, ma anche di Vallotton, Braque, Picasso e Magritte, fino agli inquieti ritratti di Lucian Freud, con la loro spietata ricerca dell’anima della carne, e al gigantismo giocoso di certa Pop Art destinata, nel giudizio di Barnes, a invecchiare male e approdare a una senilità precoce e un tantino ridicola. Si tratta di testi eruditi e brillanti che garantiscono tuttavia un piacere ulteriore a chi vi si accosta, quello di suggerire in controluce alle figure descritte potenziali personaggi o scene di romanzi di Barnes. Accade con l’analisi di certi interni borghesi di Vuillard, con l’attenzione tutta narrativa riservata alla posizione dei piedi nel dipinto di Manet *L’esecuzione dell’imperatore Massimiliano* ; accade nel racconto delle vite a confronto di Braque e Picasso. Barnes si sbilancia, si diverte, ci incanta. E, dopo aver sommessamente contraddetto per quasi trecento pagine le indicazioni del maestro Flaubert, secondo il quale i grandi dipinti non vogliono parole a illustrarli, Barnes liquida se stesso commentando così le opere dell’amico Howard Hodgkin: «Questi quadri parlano ai miei occhi, al mio cuore, alla mia mente. Perciò, basta con le parole».

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Con Beryl, perdutamente

Marta Gaya, una bella ragazza bionda di 18 anni, vive sul lago di Varese con il fratello Giorgio. Sta studiando per prendere il brevetto di pilota. Nell’hangar di Venegono conosce Beryl Absul, giovane e aitante ufficiale. Fra i due è amore a prima vista, ma c’è un problema: Beryl viene dal Congo ed è nero. Per Marta il colore della pelle non conta. Il fratello invece nutre una vera e propria avversione per le persone di colore, inoltre ha già pianificato il futuro della sorella accanto all’amico Momo Schiavoni, rampollo di un’ottima famiglia veneziana. I due innamorati iniziano a vedersi di nascosto, ma tutto congiura contro di loro. Beryl viene richiamato precipitosamente in patria, scossa da tumulti politici. Poco dopo la partenza del suo grande amore, Marta viene a sapere che il suo aereo è precipitato e il mondo le crolla addosso. Ma il destino ha in serbo altre sorprese: non sempre tutto è come sembra… **

Marta Gaya, una bella ragazza bionda di 18 anni, vive sul lago di Varese con il fratello Giorgio. Sta studiando per prendere il brevetto di pilota. Nell’hangar di Venegono conosce Beryl Absul, giovane e aitante ufficiale. Fra i due è amore a prima vista, ma c’è un problema: Beryl viene dal Congo ed è nero. Per Marta il colore della pelle non conta. Il fratello invece nutre una vera e propria avversione per le persone di colore, inoltre ha già pianificato il futuro della sorella accanto all’amico Momo Schiavoni, rampollo di un’ottima famiglia veneziana. I due innamorati iniziano a vedersi di nascosto, ma tutto congiura contro di loro. Beryl viene richiamato precipitosamente in patria, scossa da tumulti politici. Poco dopo la partenza del suo grande amore, Marta viene a sapere che il suo aereo è precipitato e il mondo le crolla addosso. Ma il destino ha in serbo altre sorprese: non sempre tutto è come sembra… **

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Complice il dubbio

Quando un suo amico si suicida davanti a lei, Anna sente la propria vita precipitare: fuggendo dalla casa dell’uomo, però, sente che qualcuno la tallona, una giovane donna in preda a un malore che chiede aiuto. Anna è un medico, e non si sottrae al soccorso, ma presto scopre che la ragazza conosceva il suicida. Entrambe le donne, così, si trovano di fronte a una situazione in cui silenzi e parole, dubbi e sospetti cercano un fragile equilibrio, finché un giorno la verità, loro malgrado, affiora in modo drammatico e forse risolutivo… **
### Sinossi
Quando un suo amico si suicida davanti a lei, Anna sente la propria vita precipitare: fuggendo dalla casa dell’uomo, però, sente che qualcuno la tallona, una giovane donna in preda a un malore che chiede aiuto. Anna è un medico, e non si sottrae al soccorso, ma presto scopre che la ragazza conosceva il suicida. Entrambe le donne, così, si trovano di fronte a una situazione in cui silenzi e parole, dubbi e sospetti cercano un fragile equilibrio, finché un giorno la verità, loro malgrado, affiora in modo drammatico e forse risolutivo…

Quando un suo amico si suicida davanti a lei, Anna sente la propria vita precipitare: fuggendo dalla casa dell’uomo, però, sente che qualcuno la tallona, una giovane donna in preda a un malore che chiede aiuto. Anna è un medico, e non si sottrae al soccorso, ma presto scopre che la ragazza conosceva il suicida. Entrambe le donne, così, si trovano di fronte a una situazione in cui silenzi e parole, dubbi e sospetti cercano un fragile equilibrio, finché un giorno la verità, loro malgrado, affiora in modo drammatico e forse risolutivo… **
### Sinossi
Quando un suo amico si suicida davanti a lei, Anna sente la propria vita precipitare: fuggendo dalla casa dell’uomo, però, sente che qualcuno la tallona, una giovane donna in preda a un malore che chiede aiuto. Anna è un medico, e non si sottrae al soccorso, ma presto scopre che la ragazza conosceva il suicida. Entrambe le donne, così, si trovano di fronte a una situazione in cui silenzi e parole, dubbi e sospetti cercano un fragile equilibrio, finché un giorno la verità, loro malgrado, affiora in modo drammatico e forse risolutivo…

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Come questa pietra. Il libro di tutte le guerre

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Per una migliore fruizione di questo eBook ne consigliamo la lettura da tablet
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“Le mani pensano in direzione diversa dalla mente; sono più audaci e impertinenti; come gli animali lasciati liberi che non si allontanano subito e restano lì a vedere cosa fa l’uomo. E così ho dipinto, sulla stessa carta che toccate, un visionario viaggio.” **
### Sinossi
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“Le mani pensano in direzione diversa dalla mente; sono più audaci e impertinenti; come gli animali lasciati liberi che non si allontanano subito e restano lì a vedere cosa fa l’uomo. E così ho dipinto, sulla stessa carta che toccate, un visionario viaggio.”

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Come Pioggia Sul Cuore

Quando Claire torna in Corea per qualche mese, non si aspetta niente di particolare. Vuole stare un po’ con la nonna e rivivere quel paese tanto lontano dalla sua America, concentrarsi un po’ sui suoi disegni e stare tranquilla. La comparsa di Dae-Hyun, però, le sconvolge i piani. Dae-Hyun è un ragazzo dagli occhi tristi, provato dalle responsabilità e dai rimorsi che gravano sulle sue spalle. Di sogni quel ragazzo ne ha tanti, e lotta ogni giorno con fatica per ottenerli, ma sul suo volto compare raramente un sorriso. Claire sarà per lui una boccata d’aria, un ritorno alla spensieratezza infantile. Lui sembra conoscerla da sempre, mentre lei sente che un filo la lega a quell’anima gentile. Bello come un fiore che sboccia per il caldo improvviso, il loro amore irrompe e sconvolge in positivo le reciproche esistenze. La vita, però, sa essere crudele e quello che ti dona, a volte, ti toglie senza preavviso. Ci sono, tuttavia, legami che la distanza fisica non può spezzare. Ci sono amori che vivono per sempre, qualsiasi cosa accada, lasciando il segno sulla pelle e nell’anima. **
### Sinossi
Quando Claire torna in Corea per qualche mese, non si aspetta niente di particolare. Vuole stare un po’ con la nonna e rivivere quel paese tanto lontano dalla sua America, concentrarsi un po’ sui suoi disegni e stare tranquilla. La comparsa di Dae-Hyun, però, le sconvolge i piani. Dae-Hyun è un ragazzo dagli occhi tristi, provato dalle responsabilità e dai rimorsi che gravano sulle sue spalle. Di sogni quel ragazzo ne ha tanti, e lotta ogni giorno con fatica per ottenerli, ma sul suo volto compare raramente un sorriso. Claire sarà per lui una boccata d’aria, un ritorno alla spensieratezza infantile. Lui sembra conoscerla da sempre, mentre lei sente che un filo la lega a quell’anima gentile. Bello come un fiore che sboccia per il caldo improvviso, il loro amore irrompe e sconvolge in positivo le reciproche esistenze. La vita, però, sa essere crudele e quello che ti dona, a volte, ti toglie senza preavviso. Ci sono, tuttavia, legami che la distanza fisica non può spezzare. Ci sono amori che vivono per sempre, qualsiasi cosa accada, lasciando il segno sulla pelle e nell’anima.

Quando Claire torna in Corea per qualche mese, non si aspetta niente di particolare. Vuole stare un po’ con la nonna e rivivere quel paese tanto lontano dalla sua America, concentrarsi un po’ sui suoi disegni e stare tranquilla. La comparsa di Dae-Hyun, però, le sconvolge i piani. Dae-Hyun è un ragazzo dagli occhi tristi, provato dalle responsabilità e dai rimorsi che gravano sulle sue spalle. Di sogni quel ragazzo ne ha tanti, e lotta ogni giorno con fatica per ottenerli, ma sul suo volto compare raramente un sorriso. Claire sarà per lui una boccata d’aria, un ritorno alla spensieratezza infantile. Lui sembra conoscerla da sempre, mentre lei sente che un filo la lega a quell’anima gentile. Bello come un fiore che sboccia per il caldo improvviso, il loro amore irrompe e sconvolge in positivo le reciproche esistenze. La vita, però, sa essere crudele e quello che ti dona, a volte, ti toglie senza preavviso. Ci sono, tuttavia, legami che la distanza fisica non può spezzare. Ci sono amori che vivono per sempre, qualsiasi cosa accada, lasciando il segno sulla pelle e nell’anima. **
### Sinossi
Quando Claire torna in Corea per qualche mese, non si aspetta niente di particolare. Vuole stare un po’ con la nonna e rivivere quel paese tanto lontano dalla sua America, concentrarsi un po’ sui suoi disegni e stare tranquilla. La comparsa di Dae-Hyun, però, le sconvolge i piani. Dae-Hyun è un ragazzo dagli occhi tristi, provato dalle responsabilità e dai rimorsi che gravano sulle sue spalle. Di sogni quel ragazzo ne ha tanti, e lotta ogni giorno con fatica per ottenerli, ma sul suo volto compare raramente un sorriso. Claire sarà per lui una boccata d’aria, un ritorno alla spensieratezza infantile. Lui sembra conoscerla da sempre, mentre lei sente che un filo la lega a quell’anima gentile. Bello come un fiore che sboccia per il caldo improvviso, il loro amore irrompe e sconvolge in positivo le reciproche esistenze. La vita, però, sa essere crudele e quello che ti dona, a volte, ti toglie senza preavviso. Ci sono, tuttavia, legami che la distanza fisica non può spezzare. Ci sono amori che vivono per sempre, qualsiasi cosa accada, lasciando il segno sulla pelle e nell’anima.

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Come essere stoici: Riscoprire la spiritualità degli antichi per vivere una vita moderna

**I dodici principi dello stoico**
*Evitare reazioni affrettate*
*Ricordarsi della transitorietà delle cose*
*Scegliere obiettivi in nostro potere*
*Essere virtuosi*
*Prendersi un momento e respirare profondamente*
*Mettere i problemi in prospettiva*
*Parlare poco e bene*
*Scegliere in modo accorto le proprie compagnie*
*Rispondere agli insulti con l’umorismo*
*Non parlare troppo di sé*
*Parlare senza giudicare*
*Riflettere sulla giornata appena trascorsa* Ogni qualvolta ci chiediamo cosa mangiare, in che modo amare, o semplicemente come fare a essere felici, ci stiamo in realtà domandando come condurre nel migliore dei modi la nostra vita. Ma dove possiamo trovare, nel mondo di oggi, risposte valide? Il filosofo Massimo Pigliucci propone di non cercarle in lontane tradizioni spirituali orientali, ma di trarre ispirazione dall’antica e più prossima filosofia che guidava Seneca e il grande imperatore Marco Aurelio: lo stoicismo. Risalendo alle sue fonti potremo finalmente rispondere agli interrogativi che assillano quotidianamente noi donne e uomini moderni, da come far fronte alla rabbia o all’ansia al modo in cui risollevarsi dopo una dolorosa esperienza personale. Con questo libro impareremo ad agire sulla base di ciò che è realmente sotto il nostro controllo, e a separare da tutto il resto ciò per cui vale davvero la pena preoccuparsi, così da avere sempre, come auspica una saggia preghiera stoica, «la serenità di accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio di intervenire su quelle che possiamo cambiare, e la saggezza di distinguere le une dalle altre». **
### Sinossi
**I dodici principi dello stoico**
*Evitare reazioni affrettate*
*Ricordarsi della transitorietà delle cose*
*Scegliere obiettivi in nostro potere*
*Essere virtuosi*
*Prendersi un momento e respirare profondamente*
*Mettere i problemi in prospettiva*
*Parlare poco e bene*
*Scegliere in modo accorto le proprie compagnie*
*Rispondere agli insulti con l’umorismo*
*Non parlare troppo di sé*
*Parlare senza giudicare*
*Riflettere sulla giornata appena trascorsa* Ogni qualvolta ci chiediamo cosa mangiare, in che modo amare, o semplicemente come fare a essere felici, ci stiamo in realtà domandando come condurre nel migliore dei modi la nostra vita. Ma dove possiamo trovare, nel mondo di oggi, risposte valide? Il filosofo Massimo Pigliucci propone di non cercarle in lontane tradizioni spirituali orientali, ma di trarre ispirazione dall’antica e più prossima filosofia che guidava Seneca e il grande imperatore Marco Aurelio: lo stoicismo. Risalendo alle sue fonti potremo finalmente rispondere agli interrogativi che assillano quotidianamente noi donne e uomini moderni, da come far fronte alla rabbia o all’ansia al modo in cui risollevarsi dopo una dolorosa esperienza personale. Con questo libro impareremo ad agire sulla base di ciò che è realmente sotto il nostro controllo, e a separare da tutto il resto ciò per cui vale davvero la pena preoccuparsi, così da avere sempre, come auspica una saggia preghiera stoica, «la serenità di accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio di intervenire su quelle che possiamo cambiare, e la saggezza di distinguere le une dalle altre».

**I dodici principi dello stoico**
*Evitare reazioni affrettate*
*Ricordarsi della transitorietà delle cose*
*Scegliere obiettivi in nostro potere*
*Essere virtuosi*
*Prendersi un momento e respirare profondamente*
*Mettere i problemi in prospettiva*
*Parlare poco e bene*
*Scegliere in modo accorto le proprie compagnie*
*Rispondere agli insulti con l’umorismo*
*Non parlare troppo di sé*
*Parlare senza giudicare*
*Riflettere sulla giornata appena trascorsa* Ogni qualvolta ci chiediamo cosa mangiare, in che modo amare, o semplicemente come fare a essere felici, ci stiamo in realtà domandando come condurre nel migliore dei modi la nostra vita. Ma dove possiamo trovare, nel mondo di oggi, risposte valide? Il filosofo Massimo Pigliucci propone di non cercarle in lontane tradizioni spirituali orientali, ma di trarre ispirazione dall’antica e più prossima filosofia che guidava Seneca e il grande imperatore Marco Aurelio: lo stoicismo. Risalendo alle sue fonti potremo finalmente rispondere agli interrogativi che assillano quotidianamente noi donne e uomini moderni, da come far fronte alla rabbia o all’ansia al modo in cui risollevarsi dopo una dolorosa esperienza personale. Con questo libro impareremo ad agire sulla base di ciò che è realmente sotto il nostro controllo, e a separare da tutto il resto ciò per cui vale davvero la pena preoccuparsi, così da avere sempre, come auspica una saggia preghiera stoica, «la serenità di accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio di intervenire su quelle che possiamo cambiare, e la saggezza di distinguere le une dalle altre». **
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**I dodici principi dello stoico**
*Evitare reazioni affrettate*
*Ricordarsi della transitorietà delle cose*
*Scegliere obiettivi in nostro potere*
*Essere virtuosi*
*Prendersi un momento e respirare profondamente*
*Mettere i problemi in prospettiva*
*Parlare poco e bene*
*Scegliere in modo accorto le proprie compagnie*
*Rispondere agli insulti con l’umorismo*
*Non parlare troppo di sé*
*Parlare senza giudicare*
*Riflettere sulla giornata appena trascorsa* Ogni qualvolta ci chiediamo cosa mangiare, in che modo amare, o semplicemente come fare a essere felici, ci stiamo in realtà domandando come condurre nel migliore dei modi la nostra vita. Ma dove possiamo trovare, nel mondo di oggi, risposte valide? Il filosofo Massimo Pigliucci propone di non cercarle in lontane tradizioni spirituali orientali, ma di trarre ispirazione dall’antica e più prossima filosofia che guidava Seneca e il grande imperatore Marco Aurelio: lo stoicismo. Risalendo alle sue fonti potremo finalmente rispondere agli interrogativi che assillano quotidianamente noi donne e uomini moderni, da come far fronte alla rabbia o all’ansia al modo in cui risollevarsi dopo una dolorosa esperienza personale. Con questo libro impareremo ad agire sulla base di ciò che è realmente sotto il nostro controllo, e a separare da tutto il resto ciò per cui vale davvero la pena preoccuparsi, così da avere sempre, come auspica una saggia preghiera stoica, «la serenità di accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio di intervenire su quelle che possiamo cambiare, e la saggezza di distinguere le une dalle altre».

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Come Dante Può Salvarti La Vita

Enrico Castelli Gattinara tutti i giorni deve trovare il modo per convincere i suoi ragazzi che conoscere serve. E quando loro sbuffano alla richiesta di imparare qualche verso di Dante a memoria, comincia a raccontare la storia di un uomo che grazie a quelle terzine è sopravvissuto al campo di concentramento…
Nell’era dell’effetto Dunning-Kruger, quella distorsione per cui chi meno sa più crede di sapere, è bello scoprire che invece ci sono stati casi – e tanti – in cui sapere, ricordare, rievocare ha fatto letteralmente la differenza tra vivere o morire, tra fortuna e miseria, tra resistenza e disperazione. E non il conoscere pratiche estreme di sopravvivenza, ma il fatto di riportare alla mente il brano di un grande classico imparato a memoria ai tempi della scuola, di sapere come posare le dita su uno strumento musicale, di riuscire a immaginare un dipinto o poter scattare una fotografia, di comprendere, se non interpretare, un’opera teatrale. In una parola il fatto di avere l’opportunità di accedere alla cultura.

Enrico Castelli Gattinara tutti i giorni deve trovare il modo per convincere i suoi ragazzi che conoscere serve. E quando loro sbuffano alla richiesta di imparare qualche verso di Dante a memoria, comincia a raccontare la storia di un uomo che grazie a quelle terzine è sopravvissuto al campo di concentramento…
Nell’era dell’effetto Dunning-Kruger, quella distorsione per cui chi meno sa più crede di sapere, è bello scoprire che invece ci sono stati casi – e tanti – in cui sapere, ricordare, rievocare ha fatto letteralmente la differenza tra vivere o morire, tra fortuna e miseria, tra resistenza e disperazione. E non il conoscere pratiche estreme di sopravvivenza, ma il fatto di riportare alla mente il brano di un grande classico imparato a memoria ai tempi della scuola, di sapere come posare le dita su uno strumento musicale, di riuscire a immaginare un dipinto o poter scattare una fotografia, di comprendere, se non interpretare, un’opera teatrale. In una parola il fatto di avere l’opportunità di accedere alla cultura.

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Colpire Per Primi

«Non voglio parlarvi della mafia come protagonista, ma come obbiettivo di una lotta per l’onestà. Voglio spiegarvi perché Borsellino, Chinnici, Falcone, La Torre, Mattarella e molti altri sono stati uccisi, spiegare come sono cambiati gli strumenti per combattere questa guerra e dirvi dei risultati che abbiamo conseguito come di quello che ancora dobbiamo e possiamo fare.» Ci sono molte storie della criminalità organizzata, ma poco è stato scritto sull’antimafia, su cos’è davvero e cosa ha fatto negli ultimi cinquant’anni. Lo fa Luciano Violante in questo libro che ricostruisce eventi, protagonisti e significato di una battaglia in corso che lo ha visto impegnato a lungo in prima persona. Una ricostruzione puntuale e appassionata, indirizzata anzitutto alle nuove generazioni, che racconta le storie di giornalisti, amministratori, poliziotti, giudici, sacerdoti, anche dei meno noti; ma anche la battaglia per la confisca dei beni sequestrati, l’introduzione di misure carcerarie, lo scioglimento dei consigli comunali, le commissioni antimafia e le grandi inchieste fino al processo Andreotti e alla presunta trattativa tra Stato e mafia. Una storia civile che non possiamo dimenticare e un appello autorevole per il futuro che aiuta a comprendere che la mafia non è un mostro invincibile ma un’organizzazione di uomini e donne che si può combattere cercando anzitutto di «colpire per primi» con l’educazione alla legalità, a partire dalla scuola e dai più giovani.

«Non voglio parlarvi della mafia come protagonista, ma come obbiettivo di una lotta per l’onestà. Voglio spiegarvi perché Borsellino, Chinnici, Falcone, La Torre, Mattarella e molti altri sono stati uccisi, spiegare come sono cambiati gli strumenti per combattere questa guerra e dirvi dei risultati che abbiamo conseguito come di quello che ancora dobbiamo e possiamo fare.» Ci sono molte storie della criminalità organizzata, ma poco è stato scritto sull’antimafia, su cos’è davvero e cosa ha fatto negli ultimi cinquant’anni. Lo fa Luciano Violante in questo libro che ricostruisce eventi, protagonisti e significato di una battaglia in corso che lo ha visto impegnato a lungo in prima persona. Una ricostruzione puntuale e appassionata, indirizzata anzitutto alle nuove generazioni, che racconta le storie di giornalisti, amministratori, poliziotti, giudici, sacerdoti, anche dei meno noti; ma anche la battaglia per la confisca dei beni sequestrati, l’introduzione di misure carcerarie, lo scioglimento dei consigli comunali, le commissioni antimafia e le grandi inchieste fino al processo Andreotti e alla presunta trattativa tra Stato e mafia. Una storia civile che non possiamo dimenticare e un appello autorevole per il futuro che aiuta a comprendere che la mafia non è un mostro invincibile ma un’organizzazione di uomini e donne che si può combattere cercando anzitutto di «colpire per primi» con l’educazione alla legalità, a partire dalla scuola e dai più giovani.

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Col caxxo che te la mollo

Nella vita da puerpera di Emma Rose Blossom tutto sembra andare a rotoli: non riconosce più il suo corpo, anzi, proprio non lo accetta, motivo per cui rifiuta continuamente le pressanti richieste del fidanzato, che invece gradirebbe avere una vita sessuale degna di tale nome. La situazione precipita quando lui si assenta da casa per un periodo, lasciandole sospettare di essersi improvvisamente schiantata di sedere – e col botto – nel bel mezzo del cammin delle cornute. Conoscendo Emma, la situazione non può che peggiorare, infatti ciò che combinerà non farà che aggravare la situazione. Come farà stavolta ad uscirne viva? Ma soprattutto, riuscirà a tenersi il fidanzato super sexy che rischia di prendere il volo oltreoceano? L’attesissimo sequel di Col caxxo che faccio la mamma, una divertentissima commedia romantica a puntate che sta conquistando migliaia di lettrici.

Nella vita da puerpera di Emma Rose Blossom tutto sembra andare a rotoli: non riconosce più il suo corpo, anzi, proprio non lo accetta, motivo per cui rifiuta continuamente le pressanti richieste del fidanzato, che invece gradirebbe avere una vita sessuale degna di tale nome. La situazione precipita quando lui si assenta da casa per un periodo, lasciandole sospettare di essersi improvvisamente schiantata di sedere – e col botto – nel bel mezzo del cammin delle cornute. Conoscendo Emma, la situazione non può che peggiorare, infatti ciò che combinerà non farà che aggravare la situazione. Come farà stavolta ad uscirne viva? Ma soprattutto, riuscirà a tenersi il fidanzato super sexy che rischia di prendere il volo oltreoceano? L’attesissimo sequel di Col caxxo che faccio la mamma, una divertentissima commedia romantica a puntate che sta conquistando migliaia di lettrici.

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Clorofilia

Mosca, XXII secolo. Savelij Herz, giornalista e poi direttore della rivista di successo Il più, è impegnato a scrivere su quei pochi russi che continuano a lavorare mentre la maggior parte dei compatrioti non produce nulla, limitandosi a consumare. I soldi, infatti, non sono più un problema, da quando l’intera Siberia è stata concessa in affitto ai cinesi, mentre i russi – trasferitisi in massa nella capitale divenuta “ipercittà” – vivono di rendita, al grido rassicurante di “Io non devo niente a nessuno”. Una dolce vita in cui ogni forma di violenza è praticamente scomparsa grazie al progetto televisivo sperimentale di spionaggio reciproco “Vicini”, dalle cui sezioni speciali sono pianificati a tavolino scandali e litigi famigliari.
Nel frattempo Mosca è stata invasa da un’erba infestante dalle dimensioni abnormi, impossibile da tagliare o sradicare: ogni gigantesco stelo ricresce all’istante. Come se non bastasse, quest’erba contiene un potente psicostimolante in grado di procurare gioia pura senza apparenti conseguenze. I ricchi consumano questa potente droga in forma concentrata, mentre i poveri la divorano allo stato grezzo.
Lo status sociale di ognuno dipende dal piano in cui abita: sopra all’ottantesimo livello dei nuovissimi grattacieli vivono le élite, mentre sotto al ventesimo si trovano gli slum abitati dai degenerati “pallidi”. Fare uso di erba è tecnicamente illegale, ma non è perseguito, almeno fino alle prime avvisaglie di un’inquietante scoperta sulle modificazioni genetiche e psicologiche portate a lungo termine dall’utilizzo in forma sublimata dell’erba.
Quando una serie di eventi imprevisti porterà a uno stravolgimento allarmante del nuovo status quo, la lotta per la sopravvivenza fornirà l’occasione per ritrovare nel profondo dell’anima le qualità del proprio spirito.

Mosca, XXII secolo. Savelij Herz, giornalista e poi direttore della rivista di successo Il più, è impegnato a scrivere su quei pochi russi che continuano a lavorare mentre la maggior parte dei compatrioti non produce nulla, limitandosi a consumare. I soldi, infatti, non sono più un problema, da quando l’intera Siberia è stata concessa in affitto ai cinesi, mentre i russi – trasferitisi in massa nella capitale divenuta “ipercittà” – vivono di rendita, al grido rassicurante di “Io non devo niente a nessuno”. Una dolce vita in cui ogni forma di violenza è praticamente scomparsa grazie al progetto televisivo sperimentale di spionaggio reciproco “Vicini”, dalle cui sezioni speciali sono pianificati a tavolino scandali e litigi famigliari.
Nel frattempo Mosca è stata invasa da un’erba infestante dalle dimensioni abnormi, impossibile da tagliare o sradicare: ogni gigantesco stelo ricresce all’istante. Come se non bastasse, quest’erba contiene un potente psicostimolante in grado di procurare gioia pura senza apparenti conseguenze. I ricchi consumano questa potente droga in forma concentrata, mentre i poveri la divorano allo stato grezzo.
Lo status sociale di ognuno dipende dal piano in cui abita: sopra all’ottantesimo livello dei nuovissimi grattacieli vivono le élite, mentre sotto al ventesimo si trovano gli slum abitati dai degenerati “pallidi”. Fare uso di erba è tecnicamente illegale, ma non è perseguito, almeno fino alle prime avvisaglie di un’inquietante scoperta sulle modificazioni genetiche e psicologiche portate a lungo termine dall’utilizzo in forma sublimata dell’erba.
Quando una serie di eventi imprevisti porterà a uno stravolgimento allarmante del nuovo status quo, la lotta per la sopravvivenza fornirà l’occasione per ritrovare nel profondo dell’anima le qualità del proprio spirito.

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Città Aperta

Nato da madre tedesca e padre nigeriano, formato alla Nigerian Military School di Zaria e trapiantato adolescente negli Stati Uniti, lontano da affetti e radici, il narratore Julius, all’ultimo anno di specializzazione in psichiatria, non appartiene a nessun luogo. Quando comincia a vagare per le strade di New York, nell’autunno del 2006, lo fa con il distacco dell’outsider, la profondità dell’intellettuale e l’agio del flâneur. La migrazione degli uccelli è l’occasione per riflettere sul «miracolo dell’immigrazione in natura», ai cartelli che annunciano la chiusura della catena Tower Records fanno da contraltare le meditazioni sulla musica amata, Mahler in testa, e un acquazzone sulla Cinquantatreesima è causa di una precipitosa ritirata nell’American Folk Art Museum e della conseguente fascinazione per la pittura di John Brewster lì esposta. Di casualità in intenzione, Julius si muove nelle geografie newyorchesi incontrando persone di ogni classe e cultura, vedendo scorci scolpiti o in mutamento, lasciando che ogni impressione si depositi sul fondo della coscienza e da lì, come cerchio in uno stagno, si propaghi ad altri cerchi, ad altre impressioni. Molte di esse rilucono attraverso il prisma del colore della pelle: ascoltando un concerto alla Carnegie Hall, il narratore nota stancamente quanto siano rari gli spettatori neri nella sala, e un taxista sulla Sixth si mostra indignato al mancato saluto di un «fratello» come lui. L’outsider Julius rifiuta recisamente quelle istanze di appartenenza («non ero dell’umore per sopportare gente che pretendeva qualcosa da me»), e tuttavia la cartografia del sopruso che, con spirito quasi archeologico, va scavando nelle pieghe della città – quando visita l’antico «luogo di sepoltura per negri» di Brooklyn, o raccoglie il racconto del mite lustrascarpe haitiano o quello rassegnato del giovane liberiano recluso nel centro di detenzione per clandestini del Queens – incide necessariamente la questione identitaria.
Mentre accoglie universi, Julius rimane impenetrabile. La sua storia personale resta semioscura perfino quando affronta un viaggio a Bruxelles per riscoprirla, e così i cerchi sullo stagno si ricompongono su segreti scuri come quell’acqua.
***
«Bellissimo, acuto e originale».
**James Wood, «The New Yorker»**
***
«Il primo passo di Teju Cole verso la posterità».
**«Los Angeles Times»**

Nato da madre tedesca e padre nigeriano, formato alla Nigerian Military School di Zaria e trapiantato adolescente negli Stati Uniti, lontano da affetti e radici, il narratore Julius, all’ultimo anno di specializzazione in psichiatria, non appartiene a nessun luogo. Quando comincia a vagare per le strade di New York, nell’autunno del 2006, lo fa con il distacco dell’outsider, la profondità dell’intellettuale e l’agio del flâneur. La migrazione degli uccelli è l’occasione per riflettere sul «miracolo dell’immigrazione in natura», ai cartelli che annunciano la chiusura della catena Tower Records fanno da contraltare le meditazioni sulla musica amata, Mahler in testa, e un acquazzone sulla Cinquantatreesima è causa di una precipitosa ritirata nell’American Folk Art Museum e della conseguente fascinazione per la pittura di John Brewster lì esposta. Di casualità in intenzione, Julius si muove nelle geografie newyorchesi incontrando persone di ogni classe e cultura, vedendo scorci scolpiti o in mutamento, lasciando che ogni impressione si depositi sul fondo della coscienza e da lì, come cerchio in uno stagno, si propaghi ad altri cerchi, ad altre impressioni. Molte di esse rilucono attraverso il prisma del colore della pelle: ascoltando un concerto alla Carnegie Hall, il narratore nota stancamente quanto siano rari gli spettatori neri nella sala, e un taxista sulla Sixth si mostra indignato al mancato saluto di un «fratello» come lui. L’outsider Julius rifiuta recisamente quelle istanze di appartenenza («non ero dell’umore per sopportare gente che pretendeva qualcosa da me»), e tuttavia la cartografia del sopruso che, con spirito quasi archeologico, va scavando nelle pieghe della città – quando visita l’antico «luogo di sepoltura per negri» di Brooklyn, o raccoglie il racconto del mite lustrascarpe haitiano o quello rassegnato del giovane liberiano recluso nel centro di detenzione per clandestini del Queens – incide necessariamente la questione identitaria.
Mentre accoglie universi, Julius rimane impenetrabile. La sua storia personale resta semioscura perfino quando affronta un viaggio a Bruxelles per riscoprirla, e così i cerchi sullo stagno si ricompongono su segreti scuri come quell’acqua.
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«Bellissimo, acuto e originale».
**James Wood, «The New Yorker»**
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«Il primo passo di Teju Cole verso la posterità».
**«Los Angeles Times»**

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Cinema e Storia 2012: Anni Ottanta quando tutto cominciò

Gli anni Ottanta sono stati un decennio dotato di uno spirito molto forte, improntato all’individualismo, al declino delle mobilitazioni collettive, alla ricerca della soddisfazione personale. Essi segnano il definitivo trionfo di un ethos, fatto di immaginario e di valori frutto di un singolare intreccio fra strutture materiali e dimensione simbolica. La televisione e il cinema diffondono i propri codici e i propri linguaggi a tutti i livelli, dalla vita quotidiana al mondo politico. Ecco allora che, per studiare quel decennio con quello spirito, e soprattutto per dare vita ad un’opera di re-visione che non ceda ad un facile revisionismo, appare particolarmente feconda l’interazione di competenze finalizzate a riesplorare e reinterpretare una serie di narrazioni oggi particolarmente illuminanti per comprendere il nostro presente… **
### Sinossi
Gli anni Ottanta sono stati un decennio dotato di uno spirito molto forte, improntato all’individualismo, al declino delle mobilitazioni collettive, alla ricerca della soddisfazione personale. Essi segnano il definitivo trionfo di un ethos, fatto di immaginario e di valori frutto di un singolare intreccio fra strutture materiali e dimensione simbolica. La televisione e il cinema diffondono i propri codici e i propri linguaggi a tutti i livelli, dalla vita quotidiana al mondo politico. Ecco allora che, per studiare quel decennio con quello spirito, e soprattutto per dare vita ad un’opera di re-visione che non ceda ad un facile revisionismo, appare particolarmente feconda l’interazione di competenze finalizzate a riesplorare e reinterpretare una serie di narrazioni oggi particolarmente illuminanti per comprendere il nostro presente…

Gli anni Ottanta sono stati un decennio dotato di uno spirito molto forte, improntato all’individualismo, al declino delle mobilitazioni collettive, alla ricerca della soddisfazione personale. Essi segnano il definitivo trionfo di un ethos, fatto di immaginario e di valori frutto di un singolare intreccio fra strutture materiali e dimensione simbolica. La televisione e il cinema diffondono i propri codici e i propri linguaggi a tutti i livelli, dalla vita quotidiana al mondo politico. Ecco allora che, per studiare quel decennio con quello spirito, e soprattutto per dare vita ad un’opera di re-visione che non ceda ad un facile revisionismo, appare particolarmente feconda l’interazione di competenze finalizzate a riesplorare e reinterpretare una serie di narrazioni oggi particolarmente illuminanti per comprendere il nostro presente… **
### Sinossi
Gli anni Ottanta sono stati un decennio dotato di uno spirito molto forte, improntato all’individualismo, al declino delle mobilitazioni collettive, alla ricerca della soddisfazione personale. Essi segnano il definitivo trionfo di un ethos, fatto di immaginario e di valori frutto di un singolare intreccio fra strutture materiali e dimensione simbolica. La televisione e il cinema diffondono i propri codici e i propri linguaggi a tutti i livelli, dalla vita quotidiana al mondo politico. Ecco allora che, per studiare quel decennio con quello spirito, e soprattutto per dare vita ad un’opera di re-visione che non ceda ad un facile revisionismo, appare particolarmente feconda l’interazione di competenze finalizzate a riesplorare e reinterpretare una serie di narrazioni oggi particolarmente illuminanti per comprendere il nostro presente…

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Churchill. Il vizio della democrazia

È più semplice di quello che sembra. In assenza di maestri viventi, chi potrebbe finalmente spiegarci che è una follia credere che la politica sia di per sé un male, e che ha invece un ruolo fondamentale nelle democrazie di oggi? E chi potrebbe spiegarci che l’Europa è il piano lungimirante scaturito da due sanguinose guerre mondiali e dunque tocca diventare fieri di essere europei? Chi? Winston Churchill! Morto da più di cinquant’anni, ma vivo come non mai nel racconto di un autore che mentre lo scopre se ne innamora e gli chiede aiuto. Churchill è un po’ il nonno di tutti noi europei, un nonno che tracanna whisky, urla, sbraita, si lamenta senza mai arrendersi, si dà sempre al cento per cento, fuma sigari senza sosta, tossisce, detta ad alta voce bevendo champagne, si ammala, comanda ma ascolta, è risoluto ma ammira chi è in grado di cambiare idea, spesso lavora sdraiato nel letto per giorni o mentre fa uno dei suoi due quotidiani bagni caldi. Fu primo ministro, passò il proprio sessantanovesimo compleanno all’ambasciata di Teheran assieme a Stalin; nel 1930 in un discorso parlò di Stati Uniti d’Europa, vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953 e aveva un’àncora come quella di Braccio di Ferro tatuata sull’avambraccio. Insomma, uno da stare ad ascoltare, uno di cui essere fieri, uno che ti fa sentire forte e felice di essere europeo. Perché se è vero che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate finora, è bene che diventi un vizio, nella speranza che sia difficilissimo poi smettere. **

È più semplice di quello che sembra. In assenza di maestri viventi, chi potrebbe finalmente spiegarci che è una follia credere che la politica sia di per sé un male, e che ha invece un ruolo fondamentale nelle democrazie di oggi? E chi potrebbe spiegarci che l’Europa è il piano lungimirante scaturito da due sanguinose guerre mondiali e dunque tocca diventare fieri di essere europei? Chi? Winston Churchill! Morto da più di cinquant’anni, ma vivo come non mai nel racconto di un autore che mentre lo scopre se ne innamora e gli chiede aiuto. Churchill è un po’ il nonno di tutti noi europei, un nonno che tracanna whisky, urla, sbraita, si lamenta senza mai arrendersi, si dà sempre al cento per cento, fuma sigari senza sosta, tossisce, detta ad alta voce bevendo champagne, si ammala, comanda ma ascolta, è risoluto ma ammira chi è in grado di cambiare idea, spesso lavora sdraiato nel letto per giorni o mentre fa uno dei suoi due quotidiani bagni caldi. Fu primo ministro, passò il proprio sessantanovesimo compleanno all’ambasciata di Teheran assieme a Stalin; nel 1930 in un discorso parlò di Stati Uniti d’Europa, vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953 e aveva un’àncora come quella di Braccio di Ferro tatuata sull’avambraccio. Insomma, uno da stare ad ascoltare, uno di cui essere fieri, uno che ti fa sentire forte e felice di essere europeo. Perché se è vero che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate finora, è bene che diventi un vizio, nella speranza che sia difficilissimo poi smettere. **

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Chiedi e ti sarà tolto

Milo Burke lavora come fundraiser per un’università mediocre popolata di figli di papà con velleità intellettuali: dovrebbe strappare donazioni alle ricche famiglie degli studenti o a generosi filantropi, ma le public relations non sono il suo forte. Milo – aspirante artista mai uscito dall’anonimato – è un intemperante, un contestatore, un frustrato, forse un genio incompreso, di certo un casinista: all’ennesimo passo falso viene licenziato in tronco. Il suo ménage familiare vacilla – ha una moglie insoddisfatta e un figlio in età da asilo, se solo gli asili fossero alla portata delle loro tasche -ma di colpo l’università gli offre una seconda chance: si è fatto avanti un potenziale donatore che vuole sia proprio lui a seguire la sua pratica. Il misterioso benefattore, però, ha dei secondi fini, e l’occasione di riscatto si trasforma per Milo in una tragicomica sequenza di guai.

Milo Burke lavora come fundraiser per un’università mediocre popolata di figli di papà con velleità intellettuali: dovrebbe strappare donazioni alle ricche famiglie degli studenti o a generosi filantropi, ma le public relations non sono il suo forte. Milo – aspirante artista mai uscito dall’anonimato – è un intemperante, un contestatore, un frustrato, forse un genio incompreso, di certo un casinista: all’ennesimo passo falso viene licenziato in tronco. Il suo ménage familiare vacilla – ha una moglie insoddisfatta e un figlio in età da asilo, se solo gli asili fossero alla portata delle loro tasche -ma di colpo l’università gli offre una seconda chance: si è fatto avanti un potenziale donatore che vuole sia proprio lui a seguire la sua pratica. Il misterioso benefattore, però, ha dei secondi fini, e l’occasione di riscatto si trasforma per Milo in una tragicomica sequenza di guai.

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