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La Piccola Principessa

La storia narra di Sara, giovane studentessa, che viene iscritta in un collegio femminile. Data la sua situazione privilegiata, conseguenza dovuta al padre ricco, viene trattata con il dovuto rispetto e stima. Nonostante la sua fortuna, Sara, è una ragazza buona e generosa con il prossimo e amata da tutti. Diventa amica della piccola Lottie, entrambe orfane della madre, e di Rebecca, una giovane sguattera dell’istituto. Purtroppo la sua situazione precipita una volta che il padre muore, lasciandola senza denaro né beni. La direttrice pensa quindi di cacciare Sara da collegio, ma si convince che un gesto simile potrebbe danneggiare il buon nome dello stesso, decide di approfittare della situazione e di sfruttarla come domestica. La sua indole pacifica non la fa ribellare, bensì riesce a resistere alla situazione data la sua fervida immaginazione che le fa creare mentalmente le più deliziose vicende e storie fantastiche. La grande generosità di Sara sarà premiata, dopo le infelici vicissitudini: il socio del padre riuscirà a trovarla e ad adottarla. Da questo romanzo è stato tratto anche un musical di successo a Broadway, e ancora oggi ne vengono create nuove versioni.

La perfetta istitutrice

Alexandra Mountbatten, anche se appassionata di astronomia, è una ragazza concreta e, per realizzare i propri sogni, accetta il posto da istitutrice che Chase Reynaud, erede di un duca alla luce del sole e libertino incallito tra le lenzuola, tutore suo malgrado di due orfane, le ha offerto. Fin da subito, la situazione appare chiara alla giovane: quelle ragazzine selvatiche hanno semplicemente bisogno di una casa in cui regni l’amore. Tutte le donne di Londra, però, hanno provato a conquistare il cuore tormentato di Chase, ma esiste per lui una sola regola in materia di affetti: nessun attaccamento. O almeno così crede, finché quell’estrosa istitutrice…

La parola amore nella terra di Clare

Stephen Griffin è una giovane insegnante di storia che non ha ancora conosciuto l’amore. A trentadue anni si divide tra una vita monotona nella contea di Clare e le visite al vecchio padre, a Dublino. Finché un concerto di musica classica non sconvolge la sua vita. Lì ha luogo il prodigioso incontro tra lui e la violinista Gabriella Castoldi. Pochi sguardi, l’immediato riconoscersi, ed è l’inizio di un’imprevedibile avventura.

La nozione di autorità

«È curioso, ma il problema e la nozione di Autorità sono stati molto poco studiati» afferma Kojève in apertura di questo libro – scritto nel 1942, ma pubblicato postumo soltanto nel 2004 –, e aggiunge: «Ci si è occupati soprattutto delle questioni relative alla trasmissione dell’autorità e alla sua genesi, ma raramente l’essenza di questo fenomeno ha attirato l’attenzione. Eppure, in tutta evidenza, è impossibile trattare del potere politico e della struttura stessa dello Stato senza sapere che cosa è l’Autorità in quanto tale. Uno studio della nozione di Autorità, sebbene provvisorio, è quindi indispensabile, e deve precedere qualsiasi studio del problema dello Stato». In queste pagine, muovendo da un’analisi fenomenologica, Kojève riconosce quattro tipi «semplici, puri o elementari» di Autorità, che si rispecchiano in quattro filosofie: l’autorità del Padre (la scolastica), del Signore (Hegel), del Capo (Aristotele) e del Giudice (Platone). E trasferendo poi l’indagine alla sfera metafisica e ontologica, assegna a ognuno di questi tipi di autorità una connotazione temporale: il Padre si situa nel passato e rappresenta l’autorità della tradizione; il Signore è il presente, l’autorità del vincitore nella lotta contro il nemico; il Capo, capace di prevedere gli eventi a venire e di condurre il popolo, incarna il futuro; il Giudice, equo e giusto in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo, manifesta l’autorità dell’eternità. Non a caso alla genesi di questo modello interpretativo ha fatto da sfondo un’epoca lacerata – la catastrofe della seconda guerra mondiale, il crollo di tutte le autorità tradizionali.

La Morte Di Ivan Il’ič

“Tutto quello di cui hai vissuto è una menzogna, un inganno che ti ha nascosto la vita e la morte” Pubblicato nel 1886, questo racconto descrive la vita di Ivan Il’ič, un borghese di buona famiglia, discreta intelligenza e qualità mondane, costantemente preoccupato del parere dei superiori che potrebbero agevolarne la scalata sociale. Anche il matrimonio sembra confacersi alla pratica di vita da lui perseguita nella vita professionale: ha sposato la moglie più per convenienza sociale e d’affetti che per reale innamoramento. Tutto procede per il meglio, fin quando il protagonista non subisce un banale incidente domestico. Cadendo da uno sgabello Ivan Il’ič accusa un forte colpo al fianco, un dolore che con il passare del tempo si farà costante, costringendolo a peregrinare da un medico all’altro per cercare di venirne a capo. Nella situazione di disagio indotto dalla malattia cambiano così le sue priorità. Nell’avere pietà di se stesso, comincia a essere sempre più insofferente verso il rumoroso disinteresse della gente sana. Nessuno lo comprende né gli presta ascolto, tranne un giovane servo che si prende cura di lui con straordinaria serenità. La malattia induce Ivan Il’ič a rivedere la scala di valori che aveva ispirato la sua vita, guidandolo alla comprensione della verità: tutto quanto è stato falso, nella vita familiare come nel lavoro. Ma ormai la menzogna si ritira e arriva la luce…

La moglie peggiore del mondo

Calzini sporchi, piatti da lavare, panni da stirare e un guardaroba che assomiglia più a quello di una teenager che a quello di una trentaquattrenne con un marito e un figlio. Sadie non è proprio un esempio di perfezione, anzi il contrario. E poi ha un dono davvero speciale: «essere nel posto sbagliato al momento sbagliato». Così quando si presenta in ritardo a un pranzo di lavoro del marito, indossando una maglietta con scritto a caratteri cubitali *Leccami* , la situazione precipita.
Fino a quel momento suo marito Tom l’ha sempre amata per quello che è. Sì, forse un po’ disordinata, costantemente in ritardo e scombinata nel conciliare il suo lavoro di floral designer con le necessità familiari. Ma è anche creativa, fantasiosa ed esuberante.
Eppure da qualche tempo suo marito non sopporta più le sue stravaganze. Il lavoro di Tom è diventato sempre più importante e lui vorrebbe al suo fianco una moglie più matura e meno pasticciona. Sadie non sa proprio che cosa fare. All’improvviso tutte le altre donne le sembrano più belle, più brave, più adeguate di lei. Che sia davvero la moglie peggiore del mondo?
Sarà Enid, un’anziana signora, sua cliente, a ridarle fiducia con i suoi preziosi consigli. Bastano pochi accorgimenti: un paio di ricette dolci e gustose, un finto amante e un look decisamente provocante per mettere un pizzico di pepe nella relazione. Ma dopo mille tentativi di diventare una moglie perfetta, Sadie scoprirà che l’unica ricetta per far funzionare il suo matrimonio è mescolare l’amore con una buona dose di pazienza, condendo il tutto con tante risate e ironia.

La malattia mortale

In quest’opera l’autore intreccia i fili della sua riflessione psicologica, teologica e filosofica dando vita al suo capolavoro. Lazzaro, amico di Gesù, è malato. Le sue sorelle mandano a chiamare Gesù che le consola: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio”. Lazzaro però morì, dunque la sua malattia era mortale. Se quella malattia non è per la morte, c’è nella nostra epoca una malattia che invece sia per essa? C’è, risponde Kierkegaard, ed è la disperazione. È la malattia dello spirito, la malattia che fa desiderare la morte pur mantenendo sempre in vita. Per questo la disperazione è per la morte, è a servizio della morte senza essere mortale, fa vivere la morte senza concederla. Kierkegaard descrive una parabola che va dalla disperazione che non sa di essere tale, a quella che comprende se stessa e sfida il mondo e Dio.

La Leggenda Di Bobby Z

Quando Tim Kearney – impenitente ladruncolo, ex soldato in missione nel Golfo radiato dai Marines, eterno perdente – fa fuori un Hell’s Angel, è la fine per lui. È recidivo, perciò per la legge californiana la condanna è la prigione a vita. Una vita che sarà breve, brevissima visto che le carceri della California sono zeppe di Hell’s Angels pronti a farlo secco. Per fortuna la DEA, l’agenzia per la lotta alla droga, gli fa un’offerta che cade proprio a fagiolo: assumere l’identità di un famoso trafficante passato a miglior vita all’insaputa di tutti, allo scopo di essere scambiato con un agente prigioniero di un criminale messicano. Il trafficante è – era – il mitico, inafferrabile, fantomatico Bobby Z, vera leggenda nel suo campo. Tim gli assomiglia vagamente, e con un minimo di addestramento può facilmente passare per lui. Una passeggiata, sostengono gli sbirri. FORSE una passeggiata, sostiene Tim. E accetta solo perché non ha scelta. Catapultato in una villa esclusiva che sembra sorta dal nulla in mezzo al deserto, calatosi alla perfezione nella leggenda di Bobby Z, Tim assapora per un fuggevole attimo l’altra faccia della California, quell’angolo di paradiso che non ha mai conosciuto e ha sempre sognato: piscina megagalattica, palme svettanti, languidi corpi di donne al sole. Conosce – anche carnalmente – la sensuale Elizabeth, ex ragazza di Bobby Z, e un simpatico bambino: Kit, figlio di Bobby Z. Ma il bel sogno dura poco e Tim si ritrova a essere il bersaglio di tutti. Braccato da una banda rivale, inseguito da un numero imprecisato di trafficanti, spacciatori, indiani, messicani, piedipiatti inizia una fuga rocambolesca che lo porta attraverso tutta la California trascinandosi dietro il ragazzino, cui Tim si è ormai affezionato come se fosse figlio suo. Tra loro si è instaurata un’intesa magica. Per esorcizzare la paura del piccolo Z, mentre intorno fischiano le pallottole, Tim fa leva sull’inesauribile fantasia dell’infanzia trasformando la loro avventura in un gioco emozionante: al punto che la frenetica corsa per sfuggire alla morte – in agguato a ogni passo – diventa un innocente, esilarante videogame accanto ai prediletti eroi dei cartoni. Ma nella dura realtà il cerchio si stringe. C’è chi vuole a tutti i costi il leggendario Bobby Z, c’è chi vuole a tutti i costi il molto meno leggendario Tim K. Il quale si rende conto che per salvare Kim, tenersi la bella Elizabeth e uscire incolume da quella “passeggiata” deve trasformarsi in una vera leggenda. Smettendo poi di essere l’uno e l’altro e salpando per altri lidi. Da un giovane e brillante autore, un thriller ad alta velocità denso di emozioni, ma anche una storia tenera, toccante, punteggiata di dialoghi serratissimi e intrisi di irresistibile humour, che riserva al lettore sorprese fino alla fine. Una storia che ha subito fatto gola a Hollywood: i diritti cinematografici de La leggenda dì Bobby Z sono stati infatti acquistati per un milione dì dollari dalla Warner Bros.

La leggenda del mostro di Limehouse

Alla fine dell'Ottocento una serie di raccapriccianti omicidi sconvolge l'East End londinese, in particolare il quartiere povero e malfamato di Limehouse, dove abitano ladri ed emarginati. Le vittime sono due prostitute, un erudito ebreo e un'intera famiglia di commercianti. Si mormora che l'assassino sia un Golem, un essere fantastico e mostruoso che si nutre di sangue umano. Intanto, in un altro punto della città, una giovane donna viene accusata di aver avvelenato il marito…

La gladiatrice

Unica sopravvissuta a un naufragio sulle coste dell’Asia Minore, la spartana Lysandra finisce nelle mani di Lucio Balbo, il proprietario di un ludus nei pressi di Alicarnasso, nel cuore dell’impero romano d’Oriente, dove vengono addestrate giovani gladiatrici. La fiera Lysandra, discendente da un antico ordine di sacerdotesse guerriere, non accetta il suo nuovo status di schiava. Costretta a combattere nell’arena per riottenere la libertà, grazie alla sua straordinaria abilità nell’arte gladiatoria, conquista l’adorazione delle folle, esibendosi con il nome di battaglia di Achilla, e si guadagna il rispetto del lanista, il proprietario della scuola. Dotata di un carisma da leader, grazie all’eccezionale destrezza con le armi, la gladiatrice sconfigge una dopo l’altra le avversarie più temibili, fino alla sua nemica giurata, Sorina, a capo del clan barbarico del ludus. Nell’ultimo spettacolare combattimento, organizzato in onore dell’emissario imperiale in visita alla città, Lysandra affronterà la sua prova più difficile: una sfida all’ultimo sangue.
Le avvincenti descrizioni dei combattimenti e l’appassionante ricostruzione della vita all’interno del campo, tra la durezza dell’addestramento, le umiliazioni subite dalle schiave, lo spirito di squadra che unisce tra loro le lottatrici, non senza qualche incursione dell’amore saffico, fanno di questo romanzo un affascinante affresco storico che rivela aspetti inediti dell’antica Roma al tempo di Domiziano.

La Fuga in Egitto

In “La fuga in Egitto” di Grazia Deledda, dopo quarant’anni di onorato servizio come maestro elementare Giuseppe De Nicola riceve dal figlio adottivo Antonio, ragazzo dall’indole avventurosa e selvaggia, scappato di casa diversi anni prima, e di sua moglie Marga che si sono stabiliti da tempo in un paesino ad di là dell’Adriatico. La narrazione si apre con l’invito suo, a trasferirsi presso di lui, per iniziare una nuova vita insieme.
Arrivato nel continente, Giuseppe scopra una situazione torbida, alla rivelazione della colpa che lega Antonio, figlio di Giuseppe, e la serva di casa, Ornella. I due, infatti, hanno una relazione clandestina e presto la donna darà alla luce un figlio, frutto di questo rapporto.
Giuseppe, il cui animo è macchiato anch’esso da una colpa tremenda, che nasconde da una vita, affronta la situazione cercando di agire con accortezza e delicatezza, muovendosi con accorta gravità tra i personaggi implicati nella vicenda e proteggendo con tutto il suo affetto la bambina di casa.
Colpa, delitto, peccato, espiazione: tutto crolla rovinosamente e l’uomo giace sotto il peso della penitenza da sopportare e patire con quel sentimento religioso che pervade ogni aspetto dell’umana esistenza e che sono i grandi temi della narrativa Deleddiana.
Maria Grazia Cosima Deledda è nata a Nuoro, penultima di sei figli, in una famiglia benestante, il 27 settembre 1871. E’ stata la seconda donna a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1926. Morirà a Roma, all’età di 64 anni, il 15 agosto 1936.

La Freccia Nel Fianco

La freccia nel fianco è un romanzo di Luciano Zuccoli, pseudonimo del romanziere italo svizzero Luciano Von Ingenheim (1868 – 1929), pubblicato nel 1913.
Il romanzo uscì dapprima a puntate su *La Lettura* , rivista mensile del Corriere della sera, illustrato da *Vittorio Corcos*. Fu pubblicato lo stesso anno in volume dall’editore *Treves* e ristampato costantemente ogni anno, per lo meno fino al 1929, anno della morte dell’autore. Dimenticato, fu riscoperto negli anni settanta, «nell’ambito del più generale recupero, da parte di alcuni studiosi, del romanzo d’appendice».
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Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

La felicità in America: Storie, ballate, leggende degli Stati Uniti a uso di giovani, vecchi, ostili ed entusiasti

“La ricerca della felicità venne aggiunta da Thomas Jefferson ai diritti inalienabili (vita, libertà) nella Dichiarazione di indipendenza americana del 1776. Ma quella felicità, oggetto del desiderio, non veniva definita: aveva a che fare con Dio o lo sostituiva? Era nella natura? Era individuale o collettiva? Valeva anche per i neri? Che fare quando la si fosse trovata? Ogni mezzo era valido, nella caccia al tesoro?”
In cento storie, ballate e leggende, un testimone curioso e appassionato racconta la sua America, dove tutti sono condannati a cercare la felicità – e qualcuno la trova.