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L’Alchimista Delle Stelle – Vvolume 2: Il Nemico

Grazie ai rapporti giunti da Lalonde, la Confederazione si è finalmente resa conto della minaccia, ma incontra difficoltà a fermare la rivolta dei posseduti. Il “virus di energia” sembra inarrestabile ed è giunto a impadronirsi di pianeti ad alta tecnologia. Particolarmente minacciosa è l’Organizzazione che cerca di giungere a una convivenza con gli uomini normali e che si è procurata una vasta flotta stellare, ma altri posseduti proseguono nel loro originale progetto di isolarsi dall’universo. E già i primi pianeti cominciano a sparire…

INDICE
PETER F. HAMILTON – l’Autore
GIUSEPPE LIPPI

Grazie ai rapporti giunti da Lalonde, la Confederazione si è finalmente resa conto della minaccia, ma incontra difficoltà a fermare la rivolta dei posseduti. Il “virus di energia” sembra inarrestabile ed è giunto a impadronirsi di pianeti ad alta tecnologia. Particolarmente minacciosa è l’Organizzazione che cerca di giungere a una convivenza con gli uomini normali e che si è procurata una vasta flotta stellare, ma altri posseduti proseguono nel loro originale progetto di isolarsi dall’universo. E già i primi pianeti cominciano a sparire…

INDICE
PETER F. HAMILTON – l’Autore
GIUSEPPE LIPPI

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L’Alchimista Delle Stelle – Volume 3: Il Collasso

La guerra dei posseduti, la strenua lotta che oppone da un capo all’altro della galassia le razze della Confederazione contro un nemico atroce e invincibile, è arrivata al culmine. L’Aldilà è reale, i combattenti sono angosciati dalla prospettiva di entrare a far parte essi stessi delle forze nemiche: perchè questo avvenga è sufficiente morire. Per la razza umana si profila l’ora della resa dei conti: altri popoli si sono già suicidati, consapevoli che alla Crisi della Realtà non è possibile resistere!

La guerra dei posseduti, la strenua lotta che oppone da un capo all’altro della galassia le razze della Confederazione contro un nemico atroce e invincibile, è arrivata al culmine. L’Aldilà è reale, i combattenti sono angosciati dalla prospettiva di entrare a far parte essi stessi delle forze nemiche: perchè questo avvenga è sufficiente morire. Per la razza umana si profila l’ora della resa dei conti: altri popoli si sono già suicidati, consapevoli che alla Crisi della Realtà non è possibile resistere!

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L’albero della vita

Lasciamo che a presentare questo intelligente ed interessante romanzo che potrebbe chiamarsi di scienza poetica più che di fantascienza, sia il protagonista: “Sono il dottor Henry Gallatin. L’Operazione Nettuno cominciò ad interessarmi fino dal 1961, quale simbolo di quello che la scienza potrebbe fare in un mondo felice e pacifico. Da allora ho dedicato la mia vita a questa impresa, grazie alla quale le acque del Pacifico vengono convogliate e purificate onde possano irrigare e rendere fertili le immense zone deserte dell’ovest. Madeline Angus, esperta di microbiologia, era la mia assistente, e fu lei la prima a notare gli effetti dell’Acqua Vivente. Quest’acqua aveva il potere di far crescere le piante con un vigore fuori del normale, ma ignoravamo quali potessero esserne gli effetti sull’uomo… Un giorno però cominciammo a ricevere rapporti da Imperial Valley, ed erano rapporti allarmanti, che parlavano di pazzia e di morte. Allora dovemmo subire un’inchiesta governativa, imposta da un uomo che voleva distruggere tutto il nostro lavoro per saziare la sua ambizione di potere e di fama. Ignoravamo come si potesse controllare l’Acqua Vivente, né sapevamo donde veniva e come agiva. Sapevamo solo che dovevamo trovar la risposta a queste domande… e presto, perché il timore e il sospetto che avevano permeato di sé l’uomo nel recente passato non erano ancora morti… non ancora”.
Copertina di Curt Caesar

Lasciamo che a presentare questo intelligente ed interessante romanzo che potrebbe chiamarsi di scienza poetica più che di fantascienza, sia il protagonista: “Sono il dottor Henry Gallatin. L’Operazione Nettuno cominciò ad interessarmi fino dal 1961, quale simbolo di quello che la scienza potrebbe fare in un mondo felice e pacifico. Da allora ho dedicato la mia vita a questa impresa, grazie alla quale le acque del Pacifico vengono convogliate e purificate onde possano irrigare e rendere fertili le immense zone deserte dell’ovest. Madeline Angus, esperta di microbiologia, era la mia assistente, e fu lei la prima a notare gli effetti dell’Acqua Vivente. Quest’acqua aveva il potere di far crescere le piante con un vigore fuori del normale, ma ignoravamo quali potessero esserne gli effetti sull’uomo… Un giorno però cominciammo a ricevere rapporti da Imperial Valley, ed erano rapporti allarmanti, che parlavano di pazzia e di morte. Allora dovemmo subire un’inchiesta governativa, imposta da un uomo che voleva distruggere tutto il nostro lavoro per saziare la sua ambizione di potere e di fama. Ignoravamo come si potesse controllare l’Acqua Vivente, né sapevamo donde veniva e come agiva. Sapevamo solo che dovevamo trovar la risposta a queste domande… e presto, perché il timore e il sospetto che avevano permeato di sé l’uomo nel recente passato non erano ancora morti… non ancora”.
Copertina di Curt Caesar

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L’affare Saint-Fiacre

«La contessa di Saint-Fiacre teneva ancora la faccia tra le mani. Era rigida, immobile, come la maggior parte delle altre vecchie. «“Ite missa est… La messa è finita…”. «Solo allora Maigret capì quanto era stato angosciato. Quasi non se n’era reso conto. Senza volerlo sospirò di sollievo […]. «Ancora tre persone… Due… Qualcuno spostò una sedia… Rimaneva solo la contessa, e Maigret ebbe un fremito d’impazienza… «Il sacrestano, che aveva concluso il suo compito, gettò uno sguardo alla signora di Saint-Fiacre, e un’espressione dubbiosa gli si dipinse sul volto. In quel medesimo istante il commissario avanzò. «Giunti accanto a lei, rimasero entrambi stupiti di quell’immobilità e cercarono di vedere il volto che le mani giunte continuavano a nascondere. «Turbato, Maigret le sfiorò una spalla. Il corpo vacillò, come se fino a quel momento fosse stato sorretto da un filo, poi rotolò a terra e rimase inerte. «La contessa di Saint-Fiacre era morta».

L'affare Saint-Fiacre (titolo originale francese L'affaire Saint-Fiacre, pubblicato in traduzione italiana anche coi titoli Maigret e il caso Saint-Fiacre e Il caso Saint-Fiacre) è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.
È il tredicesimo romanzo dedicato al personaggio del celebre commissario.

«La contessa di Saint-Fiacre teneva ancora la faccia tra le mani. Era rigida, immobile, come la maggior parte delle altre vecchie. «“Ite missa est… La messa è finita…”. «Solo allora Maigret capì quanto era stato angosciato. Quasi non se n’era reso conto. Senza volerlo sospirò di sollievo […]. «Ancora tre persone… Due… Qualcuno spostò una sedia… Rimaneva solo la contessa, e Maigret ebbe un fremito d’impazienza… «Il sacrestano, che aveva concluso il suo compito, gettò uno sguardo alla signora di Saint-Fiacre, e un’espressione dubbiosa gli si dipinse sul volto. In quel medesimo istante il commissario avanzò. «Giunti accanto a lei, rimasero entrambi stupiti di quell’immobilità e cercarono di vedere il volto che le mani giunte continuavano a nascondere. «Turbato, Maigret le sfiorò una spalla. Il corpo vacillò, come se fino a quel momento fosse stato sorretto da un filo, poi rotolò a terra e rimase inerte. «La contessa di Saint-Fiacre era morta».

L'affare Saint-Fiacre (titolo originale francese L'affaire Saint-Fiacre, pubblicato in traduzione italiana anche coi titoli Maigret e il caso Saint-Fiacre e Il caso Saint-Fiacre) è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.
È il tredicesimo romanzo dedicato al personaggio del celebre commissario.

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Kiteworld – Il mondo degli aquiloni

Le sentinelle – un corpo di esploratori che sorveglia le Badlands dai pericoli di una razza di mostri – si muovono su perfezionatissimi alianti che sono in realtà aerei ecologici. I mostri sarebbero mutanti o “semplici allucinazioni”, non creature venute dall’inferno come vuole la leggenda. La razza umana, sopravvissuta a un olocausto spaventoso, si è organizzata ancora una volta in rigide caste e culti. Da chi può venire la speranza, in queste Terre malvagie? Da chi ha la vista lunga e, volando sugli “aquiloni”, riesce a vedere oltre i ristretti confini di un mondo martirizzato. Nel capolavoro di Keith Roberts, torna il pericoloso futuro di un pianeta deciso a difendersi per ricominciare a vivere. **
### Sinossi
Le sentinelle – un corpo di esploratori che sorveglia le Badlands dai pericoli di una razza di mostri – si muovono su perfezionatissimi alianti che sono in realtà aerei ecologici. I mostri sarebbero mutanti o “semplici allucinazioni”, non creature venute dall’inferno come vuole la leggenda. La razza umana, sopravvissuta a un olocausto spaventoso, si è organizzata ancora una volta in rigide caste e culti. Da chi può venire la speranza, in queste Terre malvagie? Da chi ha la vista lunga e, volando sugli “aquiloni”, riesce a vedere oltre i ristretti confini di un mondo martirizzato. Nel capolavoro di Keith Roberts, torna il pericoloso futuro di un pianeta deciso a difendersi per ricominciare a vivere.

Le sentinelle – un corpo di esploratori che sorveglia le Badlands dai pericoli di una razza di mostri – si muovono su perfezionatissimi alianti che sono in realtà aerei ecologici. I mostri sarebbero mutanti o “semplici allucinazioni”, non creature venute dall’inferno come vuole la leggenda. La razza umana, sopravvissuta a un olocausto spaventoso, si è organizzata ancora una volta in rigide caste e culti. Da chi può venire la speranza, in queste Terre malvagie? Da chi ha la vista lunga e, volando sugli “aquiloni”, riesce a vedere oltre i ristretti confini di un mondo martirizzato. Nel capolavoro di Keith Roberts, torna il pericoloso futuro di un pianeta deciso a difendersi per ricominciare a vivere. **
### Sinossi
Le sentinelle – un corpo di esploratori che sorveglia le Badlands dai pericoli di una razza di mostri – si muovono su perfezionatissimi alianti che sono in realtà aerei ecologici. I mostri sarebbero mutanti o “semplici allucinazioni”, non creature venute dall’inferno come vuole la leggenda. La razza umana, sopravvissuta a un olocausto spaventoso, si è organizzata ancora una volta in rigide caste e culti. Da chi può venire la speranza, in queste Terre malvagie? Da chi ha la vista lunga e, volando sugli “aquiloni”, riesce a vedere oltre i ristretti confini di un mondo martirizzato. Nel capolavoro di Keith Roberts, torna il pericoloso futuro di un pianeta deciso a difendersi per ricominciare a vivere.

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Kalifornia

Non basta una metropoli impazzita per fare un buon romanzo di fantascienza, non occorrono eventi catastrofici a ogni pagina, e nemmeno i sofisticati “gerghi” dell’informatica. A volte basta cambiare una sola cifra, una lettera appena, e l’universo capovolto dell’anti-utopia rompe tutti gli argini. Oggi per entrare nel futuro basta andare in Kalifornia con Mark Laidlaw, autore-rivelazione della nuova SF Usa, e seguirlo nello scenario di quello che è forse il più originale romanzo americano del 1994.

Non basta una metropoli impazzita per fare un buon romanzo di fantascienza, non occorrono eventi catastrofici a ogni pagina, e nemmeno i sofisticati “gerghi” dell’informatica. A volte basta cambiare una sola cifra, una lettera appena, e l’universo capovolto dell’anti-utopia rompe tutti gli argini. Oggi per entrare nel futuro basta andare in Kalifornia con Mark Laidlaw, autore-rivelazione della nuova SF Usa, e seguirlo nello scenario di quello che è forse il più originale romanzo americano del 1994.

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Italiani due volte

Sono italiani due volte i trecentomila che in un lungo esodo durato oltre vent’anni dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono l’Istria, Fiume e Zara. Erano nati italiani e scelsero di rimanere tali quando il trattato di pace del 10 febbraio 1947 assegnò quelle regioni alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito.
A rievocare una storia a lungo trascurata del nostro Novecento è un’inchiesta originale e serrata dove al racconto dei fatti Dino Messina accompagna le testimonianze inedite dei parenti delle vittime della violenza titina e di chi bambino lasciò la casa natale senza la speranza di potervi tornare.
Un dramma nazionale in tre grandi atti: il primo, con l’irredentismo, la vittoria nella Grande guerra, il passaggio alla patria di regioni e città sotto il dominio asburgico; seguiti dalla presa del potere fascista con le politiche anti-slave e la guerra accanto ai nazisti.
La seconda fase inizia con le ondate di violenza dei partigiani di Tito nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945. Trieste, Pola e i centri dell’Istria occidentale, Fiume e Zara, da province irredente divennero terre di conquista jugoslava.
Al biennio di terrore e alla stagione delle foibe, seguirono altri anni di pressioni e paura. Sino al terzo atto, dal 10 febbraio 1947, che segnò la più grande ondata dell’esodo. E successivamente un’altra massiccia partenza dalla zona assegnata alla Jugoslavia dopo il Memorandum di Londra del 1954, che stabilì il ritorno di Trieste all’Italia.
A migliaia di fuggitivi, dopo il terrore e lo sradicamento, toccò l’umiliazione dei campi profughi. Una pagina tragica della nostra storia, a lungo strumentalizzata da destra e sinistra, che trova in questo libro una ricostruzione puntuale e una narrazione corale di grande impatto. **
### Sinossi
Sono italiani due volte i trecentomila che in un lungo esodo durato oltre vent’anni dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono l’Istria, Fiume e Zara. Erano nati italiani e scelsero di rimanere tali quando il trattato di pace del 10 febbraio 1947 assegnò quelle regioni alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito.
A rievocare una storia a lungo trascurata del nostro Novecento è un’inchiesta originale e serrata dove al racconto dei fatti Dino Messina accompagna le testimonianze inedite dei parenti delle vittime della violenza titina e di chi bambino lasciò la casa natale senza la speranza di potervi tornare.
Un dramma nazionale in tre grandi atti: il primo, con l’irredentismo, la vittoria nella Grande guerra, il passaggio alla patria di regioni e città sotto il dominio asburgico; seguiti dalla presa del potere fascista con le politiche anti-slave e la guerra accanto ai nazisti.
La seconda fase inizia con le ondate di violenza dei partigiani di Tito nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945. Trieste, Pola e i centri dell’Istria occidentale, Fiume e Zara, da province irredente divennero terre di conquista jugoslava.
Al biennio di terrore e alla stagione delle foibe, seguirono altri anni di pressioni e paura. Sino al terzo atto, dal 10 febbraio 1947, che segnò la più grande ondata dell’esodo. E successivamente un’altra massiccia partenza dalla zona assegnata alla Jugoslavia dopo il Memorandum di Londra del 1954, che stabilì il ritorno di Trieste all’Italia.
A migliaia di fuggitivi, dopo il terrore e lo sradicamento, toccò l’umiliazione dei campi profughi. Una pagina tragica della nostra storia, a lungo strumentalizzata da destra e sinistra, che trova in questo libro una ricostruzione puntuale e una narrazione corale di grande impatto.

Sono italiani due volte i trecentomila che in un lungo esodo durato oltre vent’anni dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono l’Istria, Fiume e Zara. Erano nati italiani e scelsero di rimanere tali quando il trattato di pace del 10 febbraio 1947 assegnò quelle regioni alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito.
A rievocare una storia a lungo trascurata del nostro Novecento è un’inchiesta originale e serrata dove al racconto dei fatti Dino Messina accompagna le testimonianze inedite dei parenti delle vittime della violenza titina e di chi bambino lasciò la casa natale senza la speranza di potervi tornare.
Un dramma nazionale in tre grandi atti: il primo, con l’irredentismo, la vittoria nella Grande guerra, il passaggio alla patria di regioni e città sotto il dominio asburgico; seguiti dalla presa del potere fascista con le politiche anti-slave e la guerra accanto ai nazisti.
La seconda fase inizia con le ondate di violenza dei partigiani di Tito nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945. Trieste, Pola e i centri dell’Istria occidentale, Fiume e Zara, da province irredente divennero terre di conquista jugoslava.
Al biennio di terrore e alla stagione delle foibe, seguirono altri anni di pressioni e paura. Sino al terzo atto, dal 10 febbraio 1947, che segnò la più grande ondata dell’esodo. E successivamente un’altra massiccia partenza dalla zona assegnata alla Jugoslavia dopo il Memorandum di Londra del 1954, che stabilì il ritorno di Trieste all’Italia.
A migliaia di fuggitivi, dopo il terrore e lo sradicamento, toccò l’umiliazione dei campi profughi. Una pagina tragica della nostra storia, a lungo strumentalizzata da destra e sinistra, che trova in questo libro una ricostruzione puntuale e una narrazione corale di grande impatto. **
### Sinossi
Sono italiani due volte i trecentomila che in un lungo esodo durato oltre vent’anni dopo la Seconda guerra mondiale lasciarono l’Istria, Fiume e Zara. Erano nati italiani e scelsero di rimanere tali quando il trattato di pace del 10 febbraio 1947 assegnò quelle regioni alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito.
A rievocare una storia a lungo trascurata del nostro Novecento è un’inchiesta originale e serrata dove al racconto dei fatti Dino Messina accompagna le testimonianze inedite dei parenti delle vittime della violenza titina e di chi bambino lasciò la casa natale senza la speranza di potervi tornare.
Un dramma nazionale in tre grandi atti: il primo, con l’irredentismo, la vittoria nella Grande guerra, il passaggio alla patria di regioni e città sotto il dominio asburgico; seguiti dalla presa del potere fascista con le politiche anti-slave e la guerra accanto ai nazisti.
La seconda fase inizia con le ondate di violenza dei partigiani di Tito nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945. Trieste, Pola e i centri dell’Istria occidentale, Fiume e Zara, da province irredente divennero terre di conquista jugoslava.
Al biennio di terrore e alla stagione delle foibe, seguirono altri anni di pressioni e paura. Sino al terzo atto, dal 10 febbraio 1947, che segnò la più grande ondata dell’esodo. E successivamente un’altra massiccia partenza dalla zona assegnata alla Jugoslavia dopo il Memorandum di Londra del 1954, che stabilì il ritorno di Trieste all’Italia.
A migliaia di fuggitivi, dopo il terrore e lo sradicamento, toccò l’umiliazione dei campi profughi. Una pagina tragica della nostra storia, a lungo strumentalizzata da destra e sinistra, che trova in questo libro una ricostruzione puntuale e una narrazione corale di grande impatto.

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Isole cosmiche

Viviamo in un’era in cui la fantasia di ieri è la realtà scientifica di oggi, e la narrativa d’immaginazione si rivela spesso più adernte alla realtà di quanto non si sospetti. Questo vale in particolar modo per “Isole Cosmiche”, un nuovo romanzo dell’indimenticabile autore delle “Sabbie di Marte”. Le Isole Cosmiche non sono che le future stazioni spaziali – o satelliti artificiali – che l’uomo si accinge a lanciare nello spazio, lungo orbite diverse, in quell’immenso vuoto di 384.000 km. che divide la Terra dalla Luna. Questi satelliti artificiali serviranno, tra l’altro, di base agli astronauti che si accingeranno a esplorare la Luna e i pianeti più vicini. Molti sono gli scienziati e i tecnici che si sono provati a studiare come si potranno costruire i satelliti artificiali, ma nessuno forse vi è riuscito così compiutamente e , insieme, così fantasiosamente, come Arthur C. Clarke. Con “Isole Cosmiche” la fantascienza si arricchisce di un nuovo, affascinante gioiello.
Copertina di Curt Caesar

Viviamo in un’era in cui la fantasia di ieri è la realtà scientifica di oggi, e la narrativa d’immaginazione si rivela spesso più adernte alla realtà di quanto non si sospetti. Questo vale in particolar modo per “Isole Cosmiche”, un nuovo romanzo dell’indimenticabile autore delle “Sabbie di Marte”. Le Isole Cosmiche non sono che le future stazioni spaziali – o satelliti artificiali – che l’uomo si accinge a lanciare nello spazio, lungo orbite diverse, in quell’immenso vuoto di 384.000 km. che divide la Terra dalla Luna. Questi satelliti artificiali serviranno, tra l’altro, di base agli astronauti che si accingeranno a esplorare la Luna e i pianeti più vicini. Molti sono gli scienziati e i tecnici che si sono provati a studiare come si potranno costruire i satelliti artificiali, ma nessuno forse vi è riuscito così compiutamente e , insieme, così fantasiosamente, come Arthur C. Clarke. Con “Isole Cosmiche” la fantascienza si arricchisce di un nuovo, affascinante gioiello.
Copertina di Curt Caesar

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Intellettuale a Auschwitz

Il libro di Améry è un lucidissimo, tenace catasto di molte sconfitte. L’etica in nome della quale il nazismo era stato combattuto viene negata dalla violenza e dal terrore imperanti in altre, varie parti del mondo; l’antisemitismo risorge in altri modi e in altre forme.
Con inesorabile precisione e passione di verità, Améry registra le disfatte dello spirito di Auschwitz, a cominciare dalla peculiare inferiorità nella quale, nel Lager, vengono a trovarsi gli intellettuali, che l’inadeguatezza alla dimensione meramente fisica cui è stata ridotta la vita rende paria fra i paria, e che l’umanesimo scettico e autocritico, privo di certezze assolute, rende più indifesi rispetto a chi, come i credenti religiosi e i militanti marxisti ortodossi, possiede una fede incrollabile e una spiegazione inoppugnabile, che aiutano a sopportare torture, privazioni, umiliazioni e morte. Un’altra, ancor più insidiosa fragilità dell’intellettuale consiste nella riflessione, che gli impedisce di illudersi e, costringendolo a scrutare sino in fondo l’annientamento della morale del Lager, lo induce a interrogarsi sulla debolezza della morale stessa dinanzi alla realtà e a dubitare dei valori che non hanno saputo dominare il bruto corso degli eventi.
Autore di due altri grandi libri – sull’invecchiare e sul suicidio – Jean Améry, proprio attraverso la disillusa assolutezza con cui sa misurare le nostre implacabili «perdite di terreno», si rivela alla fine un maestro di dignità e di libertà, un campione del buon combattimento.

Il libro di Améry è un lucidissimo, tenace catasto di molte sconfitte. L’etica in nome della quale il nazismo era stato combattuto viene negata dalla violenza e dal terrore imperanti in altre, varie parti del mondo; l’antisemitismo risorge in altri modi e in altre forme.
Con inesorabile precisione e passione di verità, Améry registra le disfatte dello spirito di Auschwitz, a cominciare dalla peculiare inferiorità nella quale, nel Lager, vengono a trovarsi gli intellettuali, che l’inadeguatezza alla dimensione meramente fisica cui è stata ridotta la vita rende paria fra i paria, e che l’umanesimo scettico e autocritico, privo di certezze assolute, rende più indifesi rispetto a chi, come i credenti religiosi e i militanti marxisti ortodossi, possiede una fede incrollabile e una spiegazione inoppugnabile, che aiutano a sopportare torture, privazioni, umiliazioni e morte. Un’altra, ancor più insidiosa fragilità dell’intellettuale consiste nella riflessione, che gli impedisce di illudersi e, costringendolo a scrutare sino in fondo l’annientamento della morale del Lager, lo induce a interrogarsi sulla debolezza della morale stessa dinanzi alla realtà e a dubitare dei valori che non hanno saputo dominare il bruto corso degli eventi.
Autore di due altri grandi libri – sull’invecchiare e sul suicidio – Jean Améry, proprio attraverso la disillusa assolutezza con cui sa misurare le nostre implacabili «perdite di terreno», si rivela alla fine un maestro di dignità e di libertà, un campione del buon combattimento.

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Infinit

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