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L’orgoglio di Chanur

Nessuno a Meetpoint Station aveva mai visto un alieno come quello: totalmente privo di peli sul corpo, coi denti piccoli e senza punte e con le dita prive di artigli, vestito soltanto di un misero straccio intorno alla vita. Tully, questo era il nome dell’alieno, era l’unico superstite di un’astronave di una razza intelligente fino ad allora sconosciuta e che si autodenominava “umana”. Prigioniero dei barbari e infidi kif, che avevano sadicamente trucidato tutti i suoi compagni, Tully aveva colto l’unica occasione per fuggire che gli si era presentata e si era rifugiato a bordo dell’Orgoglio di Chanur, una nave appartenente alla razza leonina degli hani. Pyanfar, la coraggiosa comandante dell’astronave, si rese subito conto dell’importanza dell’alieno, che poteva significare tutto un nuovo genere di commercio con un’altra civiltà intelligente nella Galassia: difficilmente però poteva rendersi conto delle difficoltà cui sarebbe andata incontro. Perché i terribili kif e i loro alleati erano tutt’altro che disposti a lasciarsi sfuggire dalle mani le informazioni che avrebbe potuto dare il fuggitivo, informazioni che potevano essere la gloria o la rovina di tutte le razze che si radunavano al punto di contatto di Meetpoint Station.

Nessuno a Meetpoint Station aveva mai visto un alieno come quello: totalmente privo di peli sul corpo, coi denti piccoli e senza punte e con le dita prive di artigli, vestito soltanto di un misero straccio intorno alla vita. Tully, questo era il nome dell’alieno, era l’unico superstite di un’astronave di una razza intelligente fino ad allora sconosciuta e che si autodenominava “umana”. Prigioniero dei barbari e infidi kif, che avevano sadicamente trucidato tutti i suoi compagni, Tully aveva colto l’unica occasione per fuggire che gli si era presentata e si era rifugiato a bordo dell’Orgoglio di Chanur, una nave appartenente alla razza leonina degli hani. Pyanfar, la coraggiosa comandante dell’astronave, si rese subito conto dell’importanza dell’alieno, che poteva significare tutto un nuovo genere di commercio con un’altra civiltà intelligente nella Galassia: difficilmente però poteva rendersi conto delle difficoltà cui sarebbe andata incontro. Perché i terribili kif e i loro alleati erano tutt’altro che disposti a lasciarsi sfuggire dalle mani le informazioni che avrebbe potuto dare il fuggitivo, informazioni che potevano essere la gloria o la rovina di tutte le razze che si radunavano al punto di contatto di Meetpoint Station.

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L’Occidente Diviso

L’atto di accusa del più grande pensatore politico vivente contro gli errori dell’America, l’incapacità dell’Europa, il naufragio del diritto internazionale. Una interessante silloge di interventi del filosofo europeo contemporaneo più influente e carismatico, forse l’ultimo esponente di un pensiero forte. Corrado Ocone, “Il Mattino” Habermas mette a fuoco il conflitto all’interno del mondo occidentale all’indomani della guerra in Iraq e pone interrogativi drammatici sul futuro dell’umanità che non possiamo non fare nostri. Vittorio Bonanni, “Liberazione” **
### Sinossi
L’atto di accusa del più grande pensatore politico vivente contro gli errori dell’America, l’incapacità dell’Europa, il naufragio del diritto internazionale. Una interessante silloge di interventi del filosofo europeo contemporaneo più influente e carismatico, forse l’ultimo esponente di un pensiero forte. Corrado Ocone, “Il Mattino” Habermas mette a fuoco il conflitto all’interno del mondo occidentale all’indomani della guerra in Iraq e pone interrogativi drammatici sul futuro dell’umanità che non possiamo non fare nostri. Vittorio Bonanni, “Liberazione”

L’atto di accusa del più grande pensatore politico vivente contro gli errori dell’America, l’incapacità dell’Europa, il naufragio del diritto internazionale. Una interessante silloge di interventi del filosofo europeo contemporaneo più influente e carismatico, forse l’ultimo esponente di un pensiero forte. Corrado Ocone, “Il Mattino” Habermas mette a fuoco il conflitto all’interno del mondo occidentale all’indomani della guerra in Iraq e pone interrogativi drammatici sul futuro dell’umanità che non possiamo non fare nostri. Vittorio Bonanni, “Liberazione” **
### Sinossi
L’atto di accusa del più grande pensatore politico vivente contro gli errori dell’America, l’incapacità dell’Europa, il naufragio del diritto internazionale. Una interessante silloge di interventi del filosofo europeo contemporaneo più influente e carismatico, forse l’ultimo esponente di un pensiero forte. Corrado Ocone, “Il Mattino” Habermas mette a fuoco il conflitto all’interno del mondo occidentale all’indomani della guerra in Iraq e pone interrogativi drammatici sul futuro dell’umanità che non possiamo non fare nostri. Vittorio Bonanni, “Liberazione”

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L’occhio gigante

L’Occhio Gigante è il più grande telescopio del mondo, il famoso telescopio del monte Palomar. E, insieme coi personaggi del romanzo, che vi abitano: l’astronomo professor Dawson – il vecchio della Montagna – il suo assistente David Hughes, le loro famiglie, il lettore seguirà, dall’osservatorio posto sul monte che ormai ha quasi sapore di leggenda, le vicende dell’umanità. Siamo nel 1960, a sei anni dai giorni nostri. La guerra atomica sta per scoppiare. Paurosi fenomeni sconvolgono il mondo. La gente li crede prodotti da armi segrete che si servono di forze cosmiche e incomincia a evacuare le grandi città, a cercare un’illusoria salvezza nelle zone montuose. L’odio dilaga, l’egoismo impera, gli uomini, disperati, diventano belve che si sbranano a vicenda. Ma il Vecchio della Montagna annuncia che fra due anni, e precisamente il giorno di Natale del 1962 la Terra sarà distrutta dalla collisione con un nuovo pianeta che si è introdotto nel nostro sistema solare: il pianeta Y. Dopo qualche mese, infatti, il Pianeta Y diventa visibile a occhio nudo: è una maligna pupilla che sembra spiare la sua preda: l’umanità. Rimangono due anni di vita soltanto.. e la gente vive la sua agonia, sotto l’occhio maligno del nuovo pianeta, che chiama, come un tempo chiamava il grande telescopio, l’OCCHIO GIGANTE.. E’ una storia di fantasia, ma una storia che potrebbe essere quella del mondo a breve scadenza, che può essere la VOSTRA STORIA, lettori!
Copertina di Curt Caesar

L’Occhio Gigante è il più grande telescopio del mondo, il famoso telescopio del monte Palomar. E, insieme coi personaggi del romanzo, che vi abitano: l’astronomo professor Dawson – il vecchio della Montagna – il suo assistente David Hughes, le loro famiglie, il lettore seguirà, dall’osservatorio posto sul monte che ormai ha quasi sapore di leggenda, le vicende dell’umanità. Siamo nel 1960, a sei anni dai giorni nostri. La guerra atomica sta per scoppiare. Paurosi fenomeni sconvolgono il mondo. La gente li crede prodotti da armi segrete che si servono di forze cosmiche e incomincia a evacuare le grandi città, a cercare un’illusoria salvezza nelle zone montuose. L’odio dilaga, l’egoismo impera, gli uomini, disperati, diventano belve che si sbranano a vicenda. Ma il Vecchio della Montagna annuncia che fra due anni, e precisamente il giorno di Natale del 1962 la Terra sarà distrutta dalla collisione con un nuovo pianeta che si è introdotto nel nostro sistema solare: il pianeta Y. Dopo qualche mese, infatti, il Pianeta Y diventa visibile a occhio nudo: è una maligna pupilla che sembra spiare la sua preda: l’umanità. Rimangono due anni di vita soltanto.. e la gente vive la sua agonia, sotto l’occhio maligno del nuovo pianeta, che chiama, come un tempo chiamava il grande telescopio, l’OCCHIO GIGANTE.. E’ una storia di fantasia, ma una storia che potrebbe essere quella del mondo a breve scadenza, che può essere la VOSTRA STORIA, lettori!
Copertina di Curt Caesar

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L’Io e l’Es. Inibizione, sintomo e angoscia

A cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci
Traduzione di Irene Castiglia
Edizioni integrali
Con L’Io e l’Es Freud apre un nuovo capitolo dell’antropologia umana, sostituendo alla precedente teoria delle pulsioni, basata sull’opposizione tra legge sessuale della riproduzione delle specie e autoconservazione dell’individuo singolo, il dualismo tra Eros e Thanatos – ossia tra pulsioni volte a costruire e a proteggere i legami e pulsioni volte, invece, alla loro distruzione. Freud esplicita in questo lavoro che ciascuno di noi è mosso nel suo agire da una strutturale e complessa ambivalenza di movenze e desideri; non vi è quindi una distinzione netta tra il bene e il male, tra puro amore e generosità da un lato e aggressività e invidia dall’altro. Dopo la svolta dell’Io e l’Es, Freud si impegna in una trattazione dell’angoscia che diventa anche una rivisitazione dei fondamenti della teoria psicoanalitica e con Inibizione, sintomo e angoscia ci ha lasciato un tormentato e stratificato esempio del concreto modo di procedere della sua ricerca, che costantemente mette in discussione se stessa e si interroga sugli orizzonti ultimi della propria prospettiva.
«La distinzione dello psichico in ciò che è cosciente e ciò che è inconscio è il presupposto fondamentale della psicoanalisi e, da sola, dà la possibilità di capire i processi patologici, frequenti e allo stesso tempo importanti, della vita psichica e di ordinarli scientificamente.»
Sigmund Freud
padre della psicoanalisi, nacque a Freiberg, in Moravia, nel 1856. Autore di opere di capitale importanza (tra le quali citeremo soltanto L’interpretazione dei sogni, Tre saggi sulla sessualità, Totem e tabù, Psicopatologia della vita quotidiana, Al di là del principio del piacere), insegnò all’università di Vienna dal 1920 fino al 1938, quando fu costretto dai nazisti ad abbandonare l’Austria. Morì l’anno seguente a Londra, dove si era rifugiato insieme con la famiglia. Di Freud la Newton Compton ha pubblicato molti saggi in volumi singoli e la raccolta Opere 1886/1921. **
### Sinossi
A cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci
Traduzione di Irene Castiglia
Edizioni integrali
Con L’Io e l’Es Freud apre un nuovo capitolo dell’antropologia umana, sostituendo alla precedente teoria delle pulsioni, basata sull’opposizione tra legge sessuale della riproduzione delle specie e autoconservazione dell’individuo singolo, il dualismo tra Eros e Thanatos – ossia tra pulsioni volte a costruire e a proteggere i legami e pulsioni volte, invece, alla loro distruzione. Freud esplicita in questo lavoro che ciascuno di noi è mosso nel suo agire da una strutturale e complessa ambivalenza di movenze e desideri; non vi è quindi una distinzione netta tra il bene e il male, tra puro amore e generosità da un lato e aggressività e invidia dall’altro. Dopo la svolta dell’Io e l’Es, Freud si impegna in una trattazione dell’angoscia che diventa anche una rivisitazione dei fondamenti della teoria psicoanalitica e con Inibizione, sintomo e angoscia ci ha lasciato un tormentato e stratificato esempio del concreto modo di procedere della sua ricerca, che costantemente mette in discussione se stessa e si interroga sugli orizzonti ultimi della propria prospettiva.
«La distinzione dello psichico in ciò che è cosciente e ciò che è inconscio è il presupposto fondamentale della psicoanalisi e, da sola, dà la possibilità di capire i processi patologici, frequenti e allo stesso tempo importanti, della vita psichica e di ordinarli scientificamente.»
Sigmund Freud
padre della psicoanalisi, nacque a Freiberg, in Moravia, nel 1856. Autore di opere di capitale importanza (tra le quali citeremo soltanto L’interpretazione dei sogni, Tre saggi sulla sessualità, Totem e tabù, Psicopatologia della vita quotidiana, Al di là del principio del piacere), insegnò all’università di Vienna dal 1920 fino al 1938, quando fu costretto dai nazisti ad abbandonare l’Austria. Morì l’anno seguente a Londra, dove si era rifugiato insieme con la famiglia. Di Freud la Newton Compton ha pubblicato molti saggi in volumi singoli e la raccolta Opere 1886/1921.

A cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci
Traduzione di Irene Castiglia
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Con L’Io e l’Es Freud apre un nuovo capitolo dell’antropologia umana, sostituendo alla precedente teoria delle pulsioni, basata sull’opposizione tra legge sessuale della riproduzione delle specie e autoconservazione dell’individuo singolo, il dualismo tra Eros e Thanatos – ossia tra pulsioni volte a costruire e a proteggere i legami e pulsioni volte, invece, alla loro distruzione. Freud esplicita in questo lavoro che ciascuno di noi è mosso nel suo agire da una strutturale e complessa ambivalenza di movenze e desideri; non vi è quindi una distinzione netta tra il bene e il male, tra puro amore e generosità da un lato e aggressività e invidia dall’altro. Dopo la svolta dell’Io e l’Es, Freud si impegna in una trattazione dell’angoscia che diventa anche una rivisitazione dei fondamenti della teoria psicoanalitica e con Inibizione, sintomo e angoscia ci ha lasciato un tormentato e stratificato esempio del concreto modo di procedere della sua ricerca, che costantemente mette in discussione se stessa e si interroga sugli orizzonti ultimi della propria prospettiva.
«La distinzione dello psichico in ciò che è cosciente e ciò che è inconscio è il presupposto fondamentale della psicoanalisi e, da sola, dà la possibilità di capire i processi patologici, frequenti e allo stesso tempo importanti, della vita psichica e di ordinarli scientificamente.»
Sigmund Freud
padre della psicoanalisi, nacque a Freiberg, in Moravia, nel 1856. Autore di opere di capitale importanza (tra le quali citeremo soltanto L’interpretazione dei sogni, Tre saggi sulla sessualità, Totem e tabù, Psicopatologia della vita quotidiana, Al di là del principio del piacere), insegnò all’università di Vienna dal 1920 fino al 1938, quando fu costretto dai nazisti ad abbandonare l’Austria. Morì l’anno seguente a Londra, dove si era rifugiato insieme con la famiglia. Di Freud la Newton Compton ha pubblicato molti saggi in volumi singoli e la raccolta Opere 1886/1921. **
### Sinossi
A cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci
Traduzione di Irene Castiglia
Edizioni integrali
Con L’Io e l’Es Freud apre un nuovo capitolo dell’antropologia umana, sostituendo alla precedente teoria delle pulsioni, basata sull’opposizione tra legge sessuale della riproduzione delle specie e autoconservazione dell’individuo singolo, il dualismo tra Eros e Thanatos – ossia tra pulsioni volte a costruire e a proteggere i legami e pulsioni volte, invece, alla loro distruzione. Freud esplicita in questo lavoro che ciascuno di noi è mosso nel suo agire da una strutturale e complessa ambivalenza di movenze e desideri; non vi è quindi una distinzione netta tra il bene e il male, tra puro amore e generosità da un lato e aggressività e invidia dall’altro. Dopo la svolta dell’Io e l’Es, Freud si impegna in una trattazione dell’angoscia che diventa anche una rivisitazione dei fondamenti della teoria psicoanalitica e con Inibizione, sintomo e angoscia ci ha lasciato un tormentato e stratificato esempio del concreto modo di procedere della sua ricerca, che costantemente mette in discussione se stessa e si interroga sugli orizzonti ultimi della propria prospettiva.
«La distinzione dello psichico in ciò che è cosciente e ciò che è inconscio è il presupposto fondamentale della psicoanalisi e, da sola, dà la possibilità di capire i processi patologici, frequenti e allo stesso tempo importanti, della vita psichica e di ordinarli scientificamente.»
Sigmund Freud
padre della psicoanalisi, nacque a Freiberg, in Moravia, nel 1856. Autore di opere di capitale importanza (tra le quali citeremo soltanto L’interpretazione dei sogni, Tre saggi sulla sessualità, Totem e tabù, Psicopatologia della vita quotidiana, Al di là del principio del piacere), insegnò all’università di Vienna dal 1920 fino al 1938, quando fu costretto dai nazisti ad abbandonare l’Austria. Morì l’anno seguente a Londra, dove si era rifugiato insieme con la famiglia. Di Freud la Newton Compton ha pubblicato molti saggi in volumi singoli e la raccolta Opere 1886/1921.

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L’INCUBO DEI SYN

Dopo la guerra atomica un nuovo flagello minaccia l’umanità: quello degli uomini sintetici detti comunemente Syn. La loro identificazione è affidata alla polizia, ma per scoprirli con una certa sicurezza ci vogliono attrezzati laboratori scientifici. All’interno e all’esterno, i Syn si presentano in tutto e per tutto come esseri umani. Soltanto le loro onde cerebrali risultano diverse. Perciò, se siete un syn guardatevi dai delatori, dai tranelli della polizia, dalla furia della folla. E se non lo siete, guardatevene lo stesso! Perché è facilissimo, per strada, in ufficio, nei locali pubblici, e perfino in casa propria, essere preso per un Syn.
Copertina di Karel Thole

Dopo la guerra atomica un nuovo flagello minaccia l’umanità: quello degli uomini sintetici detti comunemente Syn. La loro identificazione è affidata alla polizia, ma per scoprirli con una certa sicurezza ci vogliono attrezzati laboratori scientifici. All’interno e all’esterno, i Syn si presentano in tutto e per tutto come esseri umani. Soltanto le loro onde cerebrali risultano diverse. Perciò, se siete un syn guardatevi dai delatori, dai tranelli della polizia, dalla furia della folla. E se non lo siete, guardatevene lo stesso! Perché è facilissimo, per strada, in ufficio, nei locali pubblici, e perfino in casa propria, essere preso per un Syn.
Copertina di Karel Thole

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L’Incantatore Rinato

RITORNA HAROLD SHEA, il professore che, con la scusa di ampliare i limiti della logica simbolica, si dedica a un’arte pericolosa com’è il viaggiare nelle dimensioni impossibili. Cosa sono le dimensioni impossibili? Universi che non esistono o non dovrebbero esistere. Regni mitici, immaginari, letterari. Chi lo conosce bene, sa che Harold Shea ne ha già visitati parecchi e ci ha rischiato la pelle. Ora, dopo essere stato nell’universo dell’Orlando furioso, in quello delle saghe nordiche e di Faerie Queene, Harold ritorna per vivere nuove avventure in altrettanti episodi che L. Sprague de Camp ha creato con la sollecita collaborazione di Christopher Stasheff (e le ricerche minuziose di John Maddox Roberts, Holly Lisle e Tom Wham).

RITORNA HAROLD SHEA, il professore che, con la scusa di ampliare i limiti della logica simbolica, si dedica a un’arte pericolosa com’è il viaggiare nelle dimensioni impossibili. Cosa sono le dimensioni impossibili? Universi che non esistono o non dovrebbero esistere. Regni mitici, immaginari, letterari. Chi lo conosce bene, sa che Harold Shea ne ha già visitati parecchi e ci ha rischiato la pelle. Ora, dopo essere stato nell’universo dell’Orlando furioso, in quello delle saghe nordiche e di Faerie Queene, Harold ritorna per vivere nuove avventure in altrettanti episodi che L. Sprague de Camp ha creato con la sollecita collaborazione di Christopher Stasheff (e le ricerche minuziose di John Maddox Roberts, Holly Lisle e Tom Wham).

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L’impossibile ritorno

La città stava bruciando, quella sera di pioggia in cui Paul Sanders vi ritornò dopo essere stato alla Centrale Atomica per controllare una inspiegabile dispersione di energia, e le strade erano percorse da strani sconosciuti urlanti che sembravano usciti da una fiaba crudele dei tempi andati. Difficile in quelle condizioni, per Paul Sanders e per chiunque altro al suo posto, convincersi di non essere improvvisamente impazzito, o di non essere in preda a un incubo. Ma il morto abbandonato in una pozzanghera era reale, reali le grida rauche degli uomini alti e luccicanti di metallo, reali le fiamme che divoravano la città, e la stretta brutale delle mani straniere che si impadronirono di Sanders e lo spinsero, insieme con altri scampati, verso l’allucinante cubo avvolto da un’aureola di luce. Un’astronave! Un’astronave quale soltanto una scienza e una tecnica enormemente progredite potevano aver concepito. E quella macchina, che il grande progresso terrestre non era ancora riuscito a realizzare, apparteneva ai barbari in cotta medioevale! Impossibile, assurdo, eppure vero. Ma da dove veniva?

La città stava bruciando, quella sera di pioggia in cui Paul Sanders vi ritornò dopo essere stato alla Centrale Atomica per controllare una inspiegabile dispersione di energia, e le strade erano percorse da strani sconosciuti urlanti che sembravano usciti da una fiaba crudele dei tempi andati. Difficile in quelle condizioni, per Paul Sanders e per chiunque altro al suo posto, convincersi di non essere improvvisamente impazzito, o di non essere in preda a un incubo. Ma il morto abbandonato in una pozzanghera era reale, reali le grida rauche degli uomini alti e luccicanti di metallo, reali le fiamme che divoravano la città, e la stretta brutale delle mani straniere che si impadronirono di Sanders e lo spinsero, insieme con altri scampati, verso l’allucinante cubo avvolto da un’aureola di luce. Un’astronave! Un’astronave quale soltanto una scienza e una tecnica enormemente progredite potevano aver concepito. E quella macchina, che il grande progresso terrestre non era ancora riuscito a realizzare, apparteneva ai barbari in cotta medioevale! Impossibile, assurdo, eppure vero. Ma da dove veniva?

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L’impero dei dinosauri

Fra le molte sette che popolano la galassia ce n’è una che alleva dinosauri a scopi religiosi: a ognuno la sua divinità, certo, ma quando suo padre viene dato in pasto a un rettile solo per sistemare una faccenda di etichetta, il giovane Kerryl Ryson si sente ribollire il sangue nelle vene. E progetta una vendetta terribile, che potrà andare in porto solo fra mille difficoltà. Con l’aiuto di una bellissima nobildonna, di una macchina del tempo e di una razza di extraterrestri che sfruttano il periodo Mesozoico per i loro videogiochi, Kerryl parte per la sua crociata all’insegna del furore. L’impero galattico trema sotto l’incalzare dei dinosauri e la storia prende una nuova piega, mentre ovunque si diffonde la leggenda di Kerryl Che Può Tornare dai Morti…
Copertina di Oscar Chichoni

Fra le molte sette che popolano la galassia ce n’è una che alleva dinosauri a scopi religiosi: a ognuno la sua divinità, certo, ma quando suo padre viene dato in pasto a un rettile solo per sistemare una faccenda di etichetta, il giovane Kerryl Ryson si sente ribollire il sangue nelle vene. E progetta una vendetta terribile, che potrà andare in porto solo fra mille difficoltà. Con l’aiuto di una bellissima nobildonna, di una macchina del tempo e di una razza di extraterrestri che sfruttano il periodo Mesozoico per i loro videogiochi, Kerryl parte per la sua crociata all’insegna del furore. L’impero galattico trema sotto l’incalzare dei dinosauri e la storia prende una nuova piega, mentre ovunque si diffonde la leggenda di Kerryl Che Può Tornare dai Morti…
Copertina di Oscar Chichoni

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L’Immortale Spirito Della Natura

Jacob von Uexküll, biologo e filosofo tra i più influenti del primo Novecento, riflette in questo libro sul ruolo della percezione soggettiva nella costruzione della realtà. La forma è quella classica del dialogo: una discussione vivace e serrata tra sostenitori della scienza, dell’arte e della filosofia religiosa, attraverso la quale l’autore rappresenta in maniera obiettiva le differenti posizioni, dal monoteismo al politeismo, dalla fisica moderna alla teoria dell’evoluzione. Dopo avere permesso al lettore di confrontarsi con punti di vista radicalmente alternativi, von Uexküll, espone le ragioni della sua teoria dei mondi-ambiente soggettivi, secondo la quale è possibile rintracciare in ogni forma vivente il ruolo fondamentale svolto dalla dimensione individuale dell’esperienza. Sullo sfondo di questa pluralità di realtà particolari, emerge però la presenza costante dello spirito nella natura, identificato nell’immagine del mondo come un insieme di soggettività che partecipano al piano immortale di una melodia prestabilita.

Jacob von Uexküll, biologo e filosofo tra i più influenti del primo Novecento, riflette in questo libro sul ruolo della percezione soggettiva nella costruzione della realtà. La forma è quella classica del dialogo: una discussione vivace e serrata tra sostenitori della scienza, dell’arte e della filosofia religiosa, attraverso la quale l’autore rappresenta in maniera obiettiva le differenti posizioni, dal monoteismo al politeismo, dalla fisica moderna alla teoria dell’evoluzione. Dopo avere permesso al lettore di confrontarsi con punti di vista radicalmente alternativi, von Uexküll, espone le ragioni della sua teoria dei mondi-ambiente soggettivi, secondo la quale è possibile rintracciare in ogni forma vivente il ruolo fondamentale svolto dalla dimensione individuale dell’esperienza. Sullo sfondo di questa pluralità di realtà particolari, emerge però la presenza costante dello spirito nella natura, identificato nell’immagine del mondo come un insieme di soggettività che partecipano al piano immortale di una melodia prestabilita.

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