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La segretaria ideale

Voleva battere un record? Dodici tentativi per trovare una segretaria sveglia e affidabile. E tutti regolarmente, penosamente falliti in brevissimo tempo. Abituato a vincere sempre, Reed Harding non riesce a darsene una spiegazione plausibile. La nuova candidata, Angie Bonapace, un intrigante connubio di sensualità e angelica dolcezza, stupisce tutti con i suoi abiti di colore rosso vivo e il dono di far emergere la parte migliore di ciascuno. L’unico che sembra resisterle è Reed, ma Angie ha una missione

Voleva battere un record? Dodici tentativi per trovare una segretaria sveglia e affidabile. E tutti regolarmente, penosamente falliti in brevissimo tempo. Abituato a vincere sempre, Reed Harding non riesce a darsene una spiegazione plausibile. La nuova candidata, Angie Bonapace, un intrigante connubio di sensualità e angelica dolcezza, stupisce tutti con i suoi abiti di colore rosso vivo e il dono di far emergere la parte migliore di ciascuno. L’unico che sembra resisterle è Reed, ma Angie ha una missione

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La Scienza Del Respiro

**RESPIRARE, RILASSARSI, RITROVARSI:**
**LA RICETTA DELL’UOMO DELFINO**
**La respirazione è l’atto più importante dell’esistenza. E il più sottovalutato. Il maestro del respiro Mike Maric in questo libro semplice e fondamentale, ricco di esercizi, esperienze, consigli e vere e proprie ricette, ci spiega quanto sia essenziale respirare bene per la nostra salute psicofisica e per migliorare la qualità della vita in ogni suo aspetto.**
**Respirare è il gesto che ripetiamo ogni giorno per migliaia e migliaia di volte.** La respirazione è il primo fabbisogno fisiologico necessario alla sopravvivenza umana, ma anche il più sottovalutato.
Per questo, **imparare a respirare bene significa migliorare la nostra salute** , fare un passo fondamentale nel raggiungimento del benessere psicofisico, nella gestione della fatica, dello stress, delle emozioni. Non è un caso, infatti, che quando proviamo uno spavento, una grande gioia, una paura, una preoccupazione, ci «manca il fiato».
Grazie alla sua formazione scientifica di medico e alla sua esperienza di sportivo e allenatore, specializzato in una disciplina che ha al suo centro proprio la corretta respirazione, **Mike Maric è la guida ideale per intraprendere un viaggio alla scoperta del respiro**. **Un viaggio per tutti e per tutte le età, ricco di esercizi da fare, esperienze da provare, consigli pratici e vere e proprie ricette della respirazione** che miglioreranno la qualità della nostra vita in ogni suo aspetto, compresi l’alimentazione e la vita sessuale.
**Se sei padrone del tuo respiro, sei padrone del tuo corpo, sei padrone della tua mente, sei padrone della tua vita.**

**RESPIRARE, RILASSARSI, RITROVARSI:**
**LA RICETTA DELL’UOMO DELFINO**
**La respirazione è l’atto più importante dell’esistenza. E il più sottovalutato. Il maestro del respiro Mike Maric in questo libro semplice e fondamentale, ricco di esercizi, esperienze, consigli e vere e proprie ricette, ci spiega quanto sia essenziale respirare bene per la nostra salute psicofisica e per migliorare la qualità della vita in ogni suo aspetto.**
**Respirare è il gesto che ripetiamo ogni giorno per migliaia e migliaia di volte.** La respirazione è il primo fabbisogno fisiologico necessario alla sopravvivenza umana, ma anche il più sottovalutato.
Per questo, **imparare a respirare bene significa migliorare la nostra salute** , fare un passo fondamentale nel raggiungimento del benessere psicofisico, nella gestione della fatica, dello stress, delle emozioni. Non è un caso, infatti, che quando proviamo uno spavento, una grande gioia, una paura, una preoccupazione, ci «manca il fiato».
Grazie alla sua formazione scientifica di medico e alla sua esperienza di sportivo e allenatore, specializzato in una disciplina che ha al suo centro proprio la corretta respirazione, **Mike Maric è la guida ideale per intraprendere un viaggio alla scoperta del respiro**. **Un viaggio per tutti e per tutte le età, ricco di esercizi da fare, esperienze da provare, consigli pratici e vere e proprie ricette della respirazione** che miglioreranno la qualità della nostra vita in ogni suo aspetto, compresi l’alimentazione e la vita sessuale.
**Se sei padrone del tuo respiro, sei padrone del tuo corpo, sei padrone della tua mente, sei padrone della tua vita.**

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La saggezza del dubbio, messaggio per l’età dell’angoscia.

Un libro scritto nello spirito di Lao-tzu, il maestro dello sforzo alla rovescia, il quale dichiarò che per conoscere la verità bisogna sbarazzarsi della conoscenza e che nulla è più potente e creativo del vuoto, da cui l’uomo rifugge. La somma felicità, la suprema intuizione e certezza spirituale — dice Watts — vanno trovate solo nella consapevolezza che l’im-permanenza e l’insicurezza sono ineluttabili e inseparabili dalla vita

Un libro scritto nello spirito di Lao-tzu, il maestro dello sforzo alla rovescia, il quale dichiarò che per conoscere la verità bisogna sbarazzarsi della conoscenza e che nulla è più potente e creativo del vuoto, da cui l’uomo rifugge. La somma felicità, la suprema intuizione e certezza spirituale — dice Watts — vanno trovate solo nella consapevolezza che l’im-permanenza e l’insicurezza sono ineluttabili e inseparabili dalla vita

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La Rivoluzione

Per Pisacane, prima ancora dell’istruzione e formazione del popolo predicate dalla dottrina mazziniana, occorreva risolvere la questione sociale, che in Italia allora era la questione contadina, con la riforma agraria. La rivoluzione nazionale doveva scaturire dalla rivoluzione sociale e per liberare la nazione occorreva che prima insorgessero le plebi contadine. Pisacane teorizzava che a ciascuno fosse garantito il frutto del suo lavoro e che ogni altra proprieta fosse abolita, dichiarandosi sostenitore della proprieta collettiva delle fabbriche e dei terreni agricoli. Fu il teorizzatore della “propaganda del fatto,” l’azione avanguardista, l’esempio che genera l’insurrezione, che consente il propagarsi della necessaria rivoluzione sociale, dell’impegno fisico ed attivo nell’impresa rivoluzionaria. Per Pisacane, solo dopo aver liberato il popolo dalle sue necessita materiali si sarebbe potuto istruirlo ed educarlo per condurlo alla rivoluzione.

Per Pisacane, prima ancora dell’istruzione e formazione del popolo predicate dalla dottrina mazziniana, occorreva risolvere la questione sociale, che in Italia allora era la questione contadina, con la riforma agraria. La rivoluzione nazionale doveva scaturire dalla rivoluzione sociale e per liberare la nazione occorreva che prima insorgessero le plebi contadine. Pisacane teorizzava che a ciascuno fosse garantito il frutto del suo lavoro e che ogni altra proprieta fosse abolita, dichiarandosi sostenitore della proprieta collettiva delle fabbriche e dei terreni agricoli. Fu il teorizzatore della “propaganda del fatto,” l’azione avanguardista, l’esempio che genera l’insurrezione, che consente il propagarsi della necessaria rivoluzione sociale, dell’impegno fisico ed attivo nell’impresa rivoluzionaria. Per Pisacane, solo dopo aver liberato il popolo dalle sue necessita materiali si sarebbe potuto istruirlo ed educarlo per condurlo alla rivoluzione.

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La rinascita delle città-stato. In che direzione dovrebbe andare l’Europa?

«Le elezioni presidenziali del 2016 hanno rivelato che la democrazia così come è praticata negli Stati Uniti è uno strumento in grado tanto di dividere i cittadini quanto di unirli. Due anni di campagna elettorale avvelenata hanno portato allo scoperto ampi strappi nel tessuto della nazione senza che si sia stilata un’agenda condivisa sul modo in cui ricucirli. Il difetto non sta solo nei risultati, ma anche nel modello: la democrazia da sola non basta più…
Attualmente gli Stati Uniti sono molto più un esempio di degenerazione politica che di buona governance. Molti intellettuali celebrano il teatro della politica come se fosse l’incarnazione di quella democrazia civica tanto esaltata da Tocqueville, ma in realtà la democrazia non è un fine in sé: i veri obiettivi sono una governance efficace e il miglioramento del benessere della nazione. Oggi, quello che Platone aveva già previsto nella sua articolazione della scala dei regimi politici si sta avverando: la democrazia è solo la penultima fase della loro degenerazione. Dopo di essa, la tirannia…
Il famoso detto di Churchill che la democrazia è “la peggior forma di governo eccezion fatta per tutte quelle altre” dev’essere più che mai ripensato. Una tecnocrazia diretta è il modello migliore per la governance del XXI secolo, laddove combina un esecutivo a presidenza collettiva e un Parlamento multipartitico di tipo svizzero con un’amministrazione pubblica come quella di Singapore».
Parag Khanna
Hanno detto di Connectography:
«Il libro di Parag Khanna è ideale per comprendere il grande piano cinese, e tante altre cose».
Federico Rampini, «la Repubblica»
«Il politologo indiano è sulla cresta dell’onda già da quasi 10 anni con le sue analisi geopolitiche: previsioni per alcuni convincenti, per altri controverse, e che fanno sempre discutere».
Massimo Gaggi, «la Lettura – Corriere della Sera»
«Va detto. Connectography è uno dei testi più intelligenti degli ultimi anni. Politicamente scorretto, visionario e insieme pragmatico, il messaggio che lancia è secco e semplice».
Marco Ventura, «Il Messaggero»
«Parag Khanna è un autore formidabile».
Lorenzo Castellani, «Il Foglio»

«Le elezioni presidenziali del 2016 hanno rivelato che la democrazia così come è praticata negli Stati Uniti è uno strumento in grado tanto di dividere i cittadini quanto di unirli. Due anni di campagna elettorale avvelenata hanno portato allo scoperto ampi strappi nel tessuto della nazione senza che si sia stilata un’agenda condivisa sul modo in cui ricucirli. Il difetto non sta solo nei risultati, ma anche nel modello: la democrazia da sola non basta più…
Attualmente gli Stati Uniti sono molto più un esempio di degenerazione politica che di buona governance. Molti intellettuali celebrano il teatro della politica come se fosse l’incarnazione di quella democrazia civica tanto esaltata da Tocqueville, ma in realtà la democrazia non è un fine in sé: i veri obiettivi sono una governance efficace e il miglioramento del benessere della nazione. Oggi, quello che Platone aveva già previsto nella sua articolazione della scala dei regimi politici si sta avverando: la democrazia è solo la penultima fase della loro degenerazione. Dopo di essa, la tirannia…
Il famoso detto di Churchill che la democrazia è “la peggior forma di governo eccezion fatta per tutte quelle altre” dev’essere più che mai ripensato. Una tecnocrazia diretta è il modello migliore per la governance del XXI secolo, laddove combina un esecutivo a presidenza collettiva e un Parlamento multipartitico di tipo svizzero con un’amministrazione pubblica come quella di Singapore».
Parag Khanna
Hanno detto di Connectography:
«Il libro di Parag Khanna è ideale per comprendere il grande piano cinese, e tante altre cose».
Federico Rampini, «la Repubblica»
«Il politologo indiano è sulla cresta dell’onda già da quasi 10 anni con le sue analisi geopolitiche: previsioni per alcuni convincenti, per altri controverse, e che fanno sempre discutere».
Massimo Gaggi, «la Lettura – Corriere della Sera»
«Va detto. Connectography è uno dei testi più intelligenti degli ultimi anni. Politicamente scorretto, visionario e insieme pragmatico, il messaggio che lancia è secco e semplice».
Marco Ventura, «Il Messaggero»
«Parag Khanna è un autore formidabile».
Lorenzo Castellani, «Il Foglio»

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La ragazza delle meraviglie

Napoli, quartiere Forcella. In una fredda notte d’inverno, una neonata viene abbandonata nella Ruota degli Esposti dell’ospedale dell’Annunziata. Al collo ha una catenina di rame con due misteriosi oggetti, una chiave arrugginita e una moneta antichissima. Adottata da una famiglia di estrazione popolare, Francesca Annunziata, che si fa chiamare Fanny, trascorre nelle campagne del Moiariello che sovrastano la città un’infanzia libera e selvaggia, fatta di avventure solitarie alla scoperta di vecchi ruderi e di notti popolate da sogni inquietanti, forse premonitori, che le valgono l’appellativo di *janara* , strega. Alla vigilia dei suoi quattordici anni, la ragazza scopre per puro caso la verità sul suo passato. Furiosa per quello che considera un vero e proprio tradimento da parte delle persone più importanti della sua vita, Fanny scappa di casa e trova rifugio in una grotta vicino al mare. Per la prima volta è del tutto sola, e ha con sé soltanto gli oggetti con cui è stata trovata. Nonostante l’impresa le paia impossibile, decide di andare alla ricerca dei suoi veri genitori proprio a partire da quegli enigmatici amuleti. E in questa avventura verrà aiutata e ostacolata da una fantasmagorica galleria di personaggi partoriti dagli anfratti più arcani della città.
In una Napoli oscura e segreta di primordiale e inquietante bellezza, dove si venerano antichi dèi, i morti si confondono con i vivi e le leggende sembrano prendere vita, Lavinia Petti intreccia una storia di amore e morte che porterà Fanny alla scoperta delle proprie origini e forse delle origini di un’intera città.

Napoli, quartiere Forcella. In una fredda notte d’inverno, una neonata viene abbandonata nella Ruota degli Esposti dell’ospedale dell’Annunziata. Al collo ha una catenina di rame con due misteriosi oggetti, una chiave arrugginita e una moneta antichissima. Adottata da una famiglia di estrazione popolare, Francesca Annunziata, che si fa chiamare Fanny, trascorre nelle campagne del Moiariello che sovrastano la città un’infanzia libera e selvaggia, fatta di avventure solitarie alla scoperta di vecchi ruderi e di notti popolate da sogni inquietanti, forse premonitori, che le valgono l’appellativo di *janara* , strega. Alla vigilia dei suoi quattordici anni, la ragazza scopre per puro caso la verità sul suo passato. Furiosa per quello che considera un vero e proprio tradimento da parte delle persone più importanti della sua vita, Fanny scappa di casa e trova rifugio in una grotta vicino al mare. Per la prima volta è del tutto sola, e ha con sé soltanto gli oggetti con cui è stata trovata. Nonostante l’impresa le paia impossibile, decide di andare alla ricerca dei suoi veri genitori proprio a partire da quegli enigmatici amuleti. E in questa avventura verrà aiutata e ostacolata da una fantasmagorica galleria di personaggi partoriti dagli anfratti più arcani della città.
In una Napoli oscura e segreta di primordiale e inquietante bellezza, dove si venerano antichi dèi, i morti si confondono con i vivi e le leggende sembrano prendere vita, Lavinia Petti intreccia una storia di amore e morte che porterà Fanny alla scoperta delle proprie origini e forse delle origini di un’intera città.

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La ragazza della palude

I quattro Masiera vivono in un piccolo paesino del Veneto, con poca terra e tanta fame. Una condizione che li spinge a emigrare al Sud, dove c’è bisogno di braccia per la bonifica delle paludi pontine. Una volta giunti a Littoria scopriranno una realtà più ostile del previsto. Persino l’amicizia con i locali non è vista favorevolmente, da chi comanda. La famiglia Masiera rischia dunque di dover lasciare il podere assegnato perché attorno ai coloni vi è uno strano traffico di beni dell’Opera Nazionale Combattenti. Intanto, tra le Città di fondazione e i pantani del Circeo, oltre ai sovrani, a Mussolini e ai balilla in parata, arrivano i tecnici e le maestranze dell’Istituto Luce per girare un colossale film celebrativo. Età di lettura: da 13 anni. **

I quattro Masiera vivono in un piccolo paesino del Veneto, con poca terra e tanta fame. Una condizione che li spinge a emigrare al Sud, dove c’è bisogno di braccia per la bonifica delle paludi pontine. Una volta giunti a Littoria scopriranno una realtà più ostile del previsto. Persino l’amicizia con i locali non è vista favorevolmente, da chi comanda. La famiglia Masiera rischia dunque di dover lasciare il podere assegnato perché attorno ai coloni vi è uno strano traffico di beni dell’Opera Nazionale Combattenti. Intanto, tra le Città di fondazione e i pantani del Circeo, oltre ai sovrani, a Mussolini e ai balilla in parata, arrivano i tecnici e le maestranze dell’Istituto Luce per girare un colossale film celebrativo. Età di lettura: da 13 anni. **

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La prima legge. La trilogia

LOGEN NOVEDITA È UN GUERRIERO IN FUGA dal Nord di cui è stato il campione idolatrato tanto dai nemici che lo vorrebbero morto come dagli amici che farebbero meglio a crederlo tale. Perché dentro di lui si annida il Sanguinario, un’ombra per cui orrore, fuoco e morte sono un banchetto al quale invitare tutto e tutti. Glokta l’Inquisitore trascina il proprio corpo torturato nei palazzi del potere, investigando su una cospirazione in grado di ribaltare l’ordine costituito. Il giovane Jezal dan Luthar, che forse si accontenterebbe della propria bellezza, sfacciataggine e abilità nella scherma, scoprirà che qualcuno nutre grandi e pericolosi progetti per lui. Il Maggiore West deve lottare contro la propria sorella, l’idiozia delle gerarchie militari, e la costante feroce emicrania. Nelle vene della misteriosa e intrattabile Ferro Maljinn scorre sangue di demone, e una sete di vendetta che minaccia di travolgere un Impero. I loro cammini sono destinati a incrociarsi nella guerra che chiude le sue fauci sull’Unione da Nord a Sud, mentre alle ombre del passato e ai sortilegi si sommano le nuove, devastanti forze dell’oro e della tecnologia. Con questo grandioso affresco, ricco di pathos e umorismo nero, che comprende rovine ciclopiche e bettole, schermaglie politiche e duelli brutali in un cerchio di scudi, mercenari e prostitute, regine e banchieri, Joe Abercrombie ha portato il fantasy verso nuovi confini, capaci di fondere J.R.R. Tolkien e i noir americani, il realismo di G.R.R. Martin e l’ironia citazionista di Tarantino. Un pilastro della narrativa fantastica contemporanea, dopo il quale niente è stato più come prima.

LOGEN NOVEDITA È UN GUERRIERO IN FUGA dal Nord di cui è stato il campione idolatrato tanto dai nemici che lo vorrebbero morto come dagli amici che farebbero meglio a crederlo tale. Perché dentro di lui si annida il Sanguinario, un’ombra per cui orrore, fuoco e morte sono un banchetto al quale invitare tutto e tutti. Glokta l’Inquisitore trascina il proprio corpo torturato nei palazzi del potere, investigando su una cospirazione in grado di ribaltare l’ordine costituito. Il giovane Jezal dan Luthar, che forse si accontenterebbe della propria bellezza, sfacciataggine e abilità nella scherma, scoprirà che qualcuno nutre grandi e pericolosi progetti per lui. Il Maggiore West deve lottare contro la propria sorella, l’idiozia delle gerarchie militari, e la costante feroce emicrania. Nelle vene della misteriosa e intrattabile Ferro Maljinn scorre sangue di demone, e una sete di vendetta che minaccia di travolgere un Impero. I loro cammini sono destinati a incrociarsi nella guerra che chiude le sue fauci sull’Unione da Nord a Sud, mentre alle ombre del passato e ai sortilegi si sommano le nuove, devastanti forze dell’oro e della tecnologia. Con questo grandioso affresco, ricco di pathos e umorismo nero, che comprende rovine ciclopiche e bettole, schermaglie politiche e duelli brutali in un cerchio di scudi, mercenari e prostitute, regine e banchieri, Joe Abercrombie ha portato il fantasy verso nuovi confini, capaci di fondere J.R.R. Tolkien e i noir americani, il realismo di G.R.R. Martin e l’ironia citazionista di Tarantino. Un pilastro della narrativa fantastica contemporanea, dopo il quale niente è stato più come prima.

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La Porta Della Gioia

«Chi mi conosce sa ch’io sono scontrosa come un’ortica e che le mie temerità non sono fatte che di parole scritte». In una lettera del ’25, di ritorno da Parigi, Amalia Guglielminetti descriveva così il suo carattere. E probabilmente mentiva almeno in parte, poiché sapeva bene che la sua vita si presentava ai contemporanei come uno scandalo capace di scompaginare il quieto vivere della società benpensante cui apparteneva. In effetti, bastava poco a scandalizzare il perbenismo borghese della Torino di quegli anni, ma Amalia vi si impegnò con un gusto trasgressivo insolito specie per una donna del suo tempo.
Tratto da un articolo apparso sul Corriere della Sera del 9 maggio del 2004 ad opera di Paolo Di Stefano.
“La porta della gioia”, è una raccolta di brevi novelle pubblicate per la prima volta nel 1920, rappresentano una piccola testimonianza della vocazione provocatoria e del gusto libertario della scrittrice torinese.
L’autrice
Amalia Guglielminetti (Torino, 4 aprile 1881 – Torino, 4 dicembre 1941) è stata una scrittrice e poetessa italiana. **
### Sinossi
«Chi mi conosce sa ch’io sono scontrosa come un’ortica e che le mie temerità non sono fatte che di parole scritte». In una lettera del ’25, di ritorno da Parigi, Amalia Guglielminetti descriveva così il suo carattere. E probabilmente mentiva almeno in parte, poiché sapeva bene che la sua vita si presentava ai contemporanei come uno scandalo capace di scompaginare il quieto vivere della società benpensante cui apparteneva. In effetti, bastava poco a scandalizzare il perbenismo borghese della Torino di quegli anni, ma Amalia vi si impegnò con un gusto trasgressivo insolito specie per una donna del suo tempo.
Tratto da un articolo apparso sul Corriere della Sera del 9 maggio del 2004 ad opera di Paolo Di Stefano.
“La porta della gioia”, è una raccolta di brevi novelle pubblicate per la prima volta nel 1920, rappresentano una piccola testimonianza della vocazione provocatoria e del gusto libertario della scrittrice torinese.
L’autrice
Amalia Guglielminetti (Torino, 4 aprile 1881 – Torino, 4 dicembre 1941) è stata una scrittrice e poetessa italiana.

«Chi mi conosce sa ch’io sono scontrosa come un’ortica e che le mie temerità non sono fatte che di parole scritte». In una lettera del ’25, di ritorno da Parigi, Amalia Guglielminetti descriveva così il suo carattere. E probabilmente mentiva almeno in parte, poiché sapeva bene che la sua vita si presentava ai contemporanei come uno scandalo capace di scompaginare il quieto vivere della società benpensante cui apparteneva. In effetti, bastava poco a scandalizzare il perbenismo borghese della Torino di quegli anni, ma Amalia vi si impegnò con un gusto trasgressivo insolito specie per una donna del suo tempo.
Tratto da un articolo apparso sul Corriere della Sera del 9 maggio del 2004 ad opera di Paolo Di Stefano.
“La porta della gioia”, è una raccolta di brevi novelle pubblicate per la prima volta nel 1920, rappresentano una piccola testimonianza della vocazione provocatoria e del gusto libertario della scrittrice torinese.
L’autrice
Amalia Guglielminetti (Torino, 4 aprile 1881 – Torino, 4 dicembre 1941) è stata una scrittrice e poetessa italiana. **
### Sinossi
«Chi mi conosce sa ch’io sono scontrosa come un’ortica e che le mie temerità non sono fatte che di parole scritte». In una lettera del ’25, di ritorno da Parigi, Amalia Guglielminetti descriveva così il suo carattere. E probabilmente mentiva almeno in parte, poiché sapeva bene che la sua vita si presentava ai contemporanei come uno scandalo capace di scompaginare il quieto vivere della società benpensante cui apparteneva. In effetti, bastava poco a scandalizzare il perbenismo borghese della Torino di quegli anni, ma Amalia vi si impegnò con un gusto trasgressivo insolito specie per una donna del suo tempo.
Tratto da un articolo apparso sul Corriere della Sera del 9 maggio del 2004 ad opera di Paolo Di Stefano.
“La porta della gioia”, è una raccolta di brevi novelle pubblicate per la prima volta nel 1920, rappresentano una piccola testimonianza della vocazione provocatoria e del gusto libertario della scrittrice torinese.
L’autrice
Amalia Guglielminetti (Torino, 4 aprile 1881 – Torino, 4 dicembre 1941) è stata una scrittrice e poetessa italiana.

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La Poesia Del Vivente

Leopardi ci è familiare, molto più di altri classici del canone letterario. Tuttavia – come a volte accade con gli affetti profondi – non sapremmo dire tutte le ragioni di questa consonanza. Le letture adolescenti, mediate dalla scuola, lasciano in quelle adulte dei sedimenti che alimentano suggestioni, ma creano anche velature: è il caso del pessimismo, il cui manto «doloristico» mette in ombra ambivalenze irriducibili a formule compendiose. Forse perché nessuna categoria critica, per quanto temperata dall’acume di generazioni di esegeti, sfugge a un certo sentore di convenzione se si espone alla parola leopardiana. Antonio Prete l’ha interpellata lungo un’intera esistenza di studioso e di poeta, ed è la sua ininterrotta prossimità ad aiutare la nostra ad articolarsi, a trovare espressione. Sfiorando i testi con rara grazia, Prete ci conduce là dove poesia e pensiero diventano una sola cognizione del mondo, siano i *Canti* , le *Operette morali* , lo sconfinato *Zibaldone* , gli interni d’anima dell’ *Epistolario*. In prosa o in versi, un’identica lingua del sentire, del desiderare e del patire dà voce alla finitudine umana, rinuncia a ogni protezione trascendente e sfida la «spiritualizzazione delle cose» che scorpora la vita da se stessa. Continuano ad aggirarsi tra noi, ancora più temibili di allora, i fantasmi della modernità, che Leopardi teneva a bada con un pensiero poetante capace di prestare ascolto alla «singolarità senziente, rammemorante e fantasticante». Un antropologo del concreto, cantore del vivente, terrestre e cosmologico insieme, ci viene qui incontro, preso per mano da un grande interprete.

Leopardi ci è familiare, molto più di altri classici del canone letterario. Tuttavia – come a volte accade con gli affetti profondi – non sapremmo dire tutte le ragioni di questa consonanza. Le letture adolescenti, mediate dalla scuola, lasciano in quelle adulte dei sedimenti che alimentano suggestioni, ma creano anche velature: è il caso del pessimismo, il cui manto «doloristico» mette in ombra ambivalenze irriducibili a formule compendiose. Forse perché nessuna categoria critica, per quanto temperata dall’acume di generazioni di esegeti, sfugge a un certo sentore di convenzione se si espone alla parola leopardiana. Antonio Prete l’ha interpellata lungo un’intera esistenza di studioso e di poeta, ed è la sua ininterrotta prossimità ad aiutare la nostra ad articolarsi, a trovare espressione. Sfiorando i testi con rara grazia, Prete ci conduce là dove poesia e pensiero diventano una sola cognizione del mondo, siano i *Canti* , le *Operette morali* , lo sconfinato *Zibaldone* , gli interni d’anima dell’ *Epistolario*. In prosa o in versi, un’identica lingua del sentire, del desiderare e del patire dà voce alla finitudine umana, rinuncia a ogni protezione trascendente e sfida la «spiritualizzazione delle cose» che scorpora la vita da se stessa. Continuano ad aggirarsi tra noi, ancora più temibili di allora, i fantasmi della modernità, che Leopardi teneva a bada con un pensiero poetante capace di prestare ascolto alla «singolarità senziente, rammemorante e fantasticante». Un antropologo del concreto, cantore del vivente, terrestre e cosmologico insieme, ci viene qui incontro, preso per mano da un grande interprete.

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La Pedagogia

L’autore di questo breve trattato, che i tedeschi definirono una sorta di libretto d’oro è nientemeno, lo dobbiamo proprio presentare cosi, il famoso Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724 – Königsberg, 12 febbraio 1804) che è stato un filosofo tedesco, sicuramente il più importante esponente dell’illuminismo tedesco, e anticipatore – nella fase finale della sua speculazione – degli elementi fondanti della filosofia idealistica. In questo che è un vero e proprio trattato, o se volete un’unica full immersion di sei ore di lezione, del grande filosofo illuminista, la Pedagogia o scienza dell’educazione, viene suddivisa in fisica e in pratica.
L’educazione fisica è quella che l’uomo ha in comune con gli animali, e riguarda le cura della vita corporea. L’educazione pratica o morale (si chiama pratico tutto quello che si riferisce alla libertà) è quella che risguarda la cultura dell’uomo, perché costui possa vivere come ente libero. Quest’ultima è l’educazione della persona, l’educazione d’un ente libero, che può bastare a sé stesso e tenere il suo vero posto in società, ma che altresì è capace d’avere per sé un valore intrinseco. Pensate che questa che è l’anima dell’educazione contemporanea veniva codificata alla fine del ‘700.
E tale giudizio è confermato dalla suddivisione della struttura dell’educazione che consiste: 1° nella cultura: scolastica o meccanica, che riguarda l’abilità; essa, pertanto è didattica (e sta nell’opera del maestro); 2° nella cultura prammatica, che si riferisce alla prudenza (e sta nell’opera del governatore); 3° nella cultura morale, e si riferisce alla moralità. Questo afferma Kant, per dare il senso alla sua Pedagogia che possiamo riassumere in un pensiero: “L’uomo ha bisogno della cultura scolastica o della istruzione, per mettersi in grado di conseguire tutti i suoi fini. Essa gli dà un valore come individuo umano. La cultura della prudenza lo prepara a diventare cittadino vero, dacché gli conferisce un valore pubblico. In questo modo egli impara a trar partito pei suoi fini della società civile e a conformare sé stesso a quelli sociali. Finalmente, la cultura morale gli dà un valore che risguarda tutta la specie umana”.

L’autore di questo breve trattato, che i tedeschi definirono una sorta di libretto d’oro è nientemeno, lo dobbiamo proprio presentare cosi, il famoso Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724 – Königsberg, 12 febbraio 1804) che è stato un filosofo tedesco, sicuramente il più importante esponente dell’illuminismo tedesco, e anticipatore – nella fase finale della sua speculazione – degli elementi fondanti della filosofia idealistica. In questo che è un vero e proprio trattato, o se volete un’unica full immersion di sei ore di lezione, del grande filosofo illuminista, la Pedagogia o scienza dell’educazione, viene suddivisa in fisica e in pratica.
L’educazione fisica è quella che l’uomo ha in comune con gli animali, e riguarda le cura della vita corporea. L’educazione pratica o morale (si chiama pratico tutto quello che si riferisce alla libertà) è quella che risguarda la cultura dell’uomo, perché costui possa vivere come ente libero. Quest’ultima è l’educazione della persona, l’educazione d’un ente libero, che può bastare a sé stesso e tenere il suo vero posto in società, ma che altresì è capace d’avere per sé un valore intrinseco. Pensate che questa che è l’anima dell’educazione contemporanea veniva codificata alla fine del ‘700.
E tale giudizio è confermato dalla suddivisione della struttura dell’educazione che consiste: 1° nella cultura: scolastica o meccanica, che riguarda l’abilità; essa, pertanto è didattica (e sta nell’opera del maestro); 2° nella cultura prammatica, che si riferisce alla prudenza (e sta nell’opera del governatore); 3° nella cultura morale, e si riferisce alla moralità. Questo afferma Kant, per dare il senso alla sua Pedagogia che possiamo riassumere in un pensiero: “L’uomo ha bisogno della cultura scolastica o della istruzione, per mettersi in grado di conseguire tutti i suoi fini. Essa gli dà un valore come individuo umano. La cultura della prudenza lo prepara a diventare cittadino vero, dacché gli conferisce un valore pubblico. In questo modo egli impara a trar partito pei suoi fini della società civile e a conformare sé stesso a quelli sociali. Finalmente, la cultura morale gli dà un valore che risguarda tutta la specie umana”.

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La Nuova Stagione

**Silvia Ballestra scrive un romanzo attualissimo e antico, come i luoghi dove è nata, cui dedica pagine di graffiante umorismo ma al tempo stesso piene della nostalgia e dello stupore di chi sente iniziare una nuova stagione.**
Si narra che la Sibilla, adirata contro le fate che si attardavano a ballare il salterello con i pastori, avrebbe scagliato loro le pietre che divennero poi il paese di Arquata del Tronto: pietre destinate a rotolare di nuovo, drammaticamente, durante il terremoto. Le sorelle Nadia e Olga si sentono a casa proprio qui, in questa terra che si muove, e che scendendo dai monti Sibillini verso il mare si fa campagna. Il loro papà ha trascorso la vita coltivando i campi, perciò ancora oggi la famiglia viene trattata con rispetto. Ma adesso tutto è cambiato. L’amore e il lavoro hanno portato Olga e Nadia lontano, i figli sono cittadini del mondo. La gente vuole fragole e susine anche a gennaio. È una nuova stagione. Ed è tempo di separarsi dalla terra.
Inizia per le sorelle un viaggio a ritroso, nella memoria, e uno reale, attraverso gli incredibili colloqui con i possibili acquirenti del terreno, ex mezzadri arricchiti o emissari di multinazionali della frutta; tutti maschi, tutti ambigui, tutti apparentemente incapaci di capire quanto male facciano le radici quando bisogna tagliarle. È davvero tutto immutabile nell’avvicendarsi delle generazioni, dei raccolti? Possiamo ancora sperare di lasciare questo pianeta un po’ migliore di come lo abbiamo ricevuto? **
### Sinossi
**Silvia Ballestra scrive un romanzo attualissimo e antico, come i luoghi dove è nata, cui dedica pagine di graffiante umorismo ma al tempo stesso piene della nostalgia e dello stupore di chi sente iniziare una nuova stagione.**
Si narra che la Sibilla, adirata contro le fate che si attardavano a ballare il salterello con i pastori, avrebbe scagliato loro le pietre che divennero poi il paese di Arquata del Tronto: pietre destinate a rotolare di nuovo, drammaticamente, durante il terremoto. Le sorelle Nadia e Olga si sentono a casa proprio qui, in questa terra che si muove, e che scendendo dai monti Sibillini verso il mare si fa campagna. Il loro papà ha trascorso la vita coltivando i campi, perciò ancora oggi la famiglia viene trattata con rispetto. Ma adesso tutto è cambiato. L’amore e il lavoro hanno portato Olga e Nadia lontano, i figli sono cittadini del mondo. La gente vuole fragole e susine anche a gennaio. È una nuova stagione. Ed è tempo di separarsi dalla terra.
Inizia per le sorelle un viaggio a ritroso, nella memoria, e uno reale, attraverso gli incredibili colloqui con i possibili acquirenti del terreno, ex mezzadri arricchiti o emissari di multinazionali della frutta; tutti maschi, tutti ambigui, tutti apparentemente incapaci di capire quanto male facciano le radici quando bisogna tagliarle. È davvero tutto immutabile nell’avvicendarsi delle generazioni, dei raccolti? Possiamo ancora sperare di lasciare questo pianeta un po’ migliore di come lo abbiamo ricevuto?

**Silvia Ballestra scrive un romanzo attualissimo e antico, come i luoghi dove è nata, cui dedica pagine di graffiante umorismo ma al tempo stesso piene della nostalgia e dello stupore di chi sente iniziare una nuova stagione.**
Si narra che la Sibilla, adirata contro le fate che si attardavano a ballare il salterello con i pastori, avrebbe scagliato loro le pietre che divennero poi il paese di Arquata del Tronto: pietre destinate a rotolare di nuovo, drammaticamente, durante il terremoto. Le sorelle Nadia e Olga si sentono a casa proprio qui, in questa terra che si muove, e che scendendo dai monti Sibillini verso il mare si fa campagna. Il loro papà ha trascorso la vita coltivando i campi, perciò ancora oggi la famiglia viene trattata con rispetto. Ma adesso tutto è cambiato. L’amore e il lavoro hanno portato Olga e Nadia lontano, i figli sono cittadini del mondo. La gente vuole fragole e susine anche a gennaio. È una nuova stagione. Ed è tempo di separarsi dalla terra.
Inizia per le sorelle un viaggio a ritroso, nella memoria, e uno reale, attraverso gli incredibili colloqui con i possibili acquirenti del terreno, ex mezzadri arricchiti o emissari di multinazionali della frutta; tutti maschi, tutti ambigui, tutti apparentemente incapaci di capire quanto male facciano le radici quando bisogna tagliarle. È davvero tutto immutabile nell’avvicendarsi delle generazioni, dei raccolti? Possiamo ancora sperare di lasciare questo pianeta un po’ migliore di come lo abbiamo ricevuto? **
### Sinossi
**Silvia Ballestra scrive un romanzo attualissimo e antico, come i luoghi dove è nata, cui dedica pagine di graffiante umorismo ma al tempo stesso piene della nostalgia e dello stupore di chi sente iniziare una nuova stagione.**
Si narra che la Sibilla, adirata contro le fate che si attardavano a ballare il salterello con i pastori, avrebbe scagliato loro le pietre che divennero poi il paese di Arquata del Tronto: pietre destinate a rotolare di nuovo, drammaticamente, durante il terremoto. Le sorelle Nadia e Olga si sentono a casa proprio qui, in questa terra che si muove, e che scendendo dai monti Sibillini verso il mare si fa campagna. Il loro papà ha trascorso la vita coltivando i campi, perciò ancora oggi la famiglia viene trattata con rispetto. Ma adesso tutto è cambiato. L’amore e il lavoro hanno portato Olga e Nadia lontano, i figli sono cittadini del mondo. La gente vuole fragole e susine anche a gennaio. È una nuova stagione. Ed è tempo di separarsi dalla terra.
Inizia per le sorelle un viaggio a ritroso, nella memoria, e uno reale, attraverso gli incredibili colloqui con i possibili acquirenti del terreno, ex mezzadri arricchiti o emissari di multinazionali della frutta; tutti maschi, tutti ambigui, tutti apparentemente incapaci di capire quanto male facciano le radici quando bisogna tagliarle. È davvero tutto immutabile nell’avvicendarsi delle generazioni, dei raccolti? Possiamo ancora sperare di lasciare questo pianeta un po’ migliore di come lo abbiamo ricevuto?

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La nostra identità

**Seguito di Un insolito triangolo**
Bear, Otter e Kid sono sopravvissuti all’estate appena trascorsa con i cuori e le anime intatte. Si sono trasferiti nella Mostruosità Verde e Bear è finalmente capace di ammettere il suo amore per l’uomo che l’ha salvato da se stesso.
Ma non è la fine della loro storia. Come potrebbe esserlo?
I ragazzi scoprono che la vita non si ferma solo perché hanno avuto il loro lieto fine. C’è ancora la battaglia legale per la custodia di Kid. Il ritorno dei genitori di Otter. La prima serata in un locale gay. Kid va in terapia e la signora Paquinn decide che Bigfoot esiste davvero. Anna e Creed fanno… beh, qualsiasi cosa facciano Anna e Creed. Ci sono nuove gelosie, il ritorno di vecchi nemici, pessime poesie e gabbiani misantropi. E in tutto questo, Bear lotta per comprendere come sua madre abbia abbandonato lui e Kid, solo per ritrovarsi a scavare ancora più a fondo nel loro passato condiviso. Quello che trova cambierà le loro vite per sempre e lo aiuterà a capire cosa serve per diventare ciò che sono destinati a diventare.
La famiglia non sempre è definita dai legami di sangue. È definita dalle persone che ci rendono completi, che contribuiscono a costruire la nostra identità.

**Seguito di Un insolito triangolo**
Bear, Otter e Kid sono sopravvissuti all’estate appena trascorsa con i cuori e le anime intatte. Si sono trasferiti nella Mostruosità Verde e Bear è finalmente capace di ammettere il suo amore per l’uomo che l’ha salvato da se stesso.
Ma non è la fine della loro storia. Come potrebbe esserlo?
I ragazzi scoprono che la vita non si ferma solo perché hanno avuto il loro lieto fine. C’è ancora la battaglia legale per la custodia di Kid. Il ritorno dei genitori di Otter. La prima serata in un locale gay. Kid va in terapia e la signora Paquinn decide che Bigfoot esiste davvero. Anna e Creed fanno… beh, qualsiasi cosa facciano Anna e Creed. Ci sono nuove gelosie, il ritorno di vecchi nemici, pessime poesie e gabbiani misantropi. E in tutto questo, Bear lotta per comprendere come sua madre abbia abbandonato lui e Kid, solo per ritrovarsi a scavare ancora più a fondo nel loro passato condiviso. Quello che trova cambierà le loro vite per sempre e lo aiuterà a capire cosa serve per diventare ciò che sono destinati a diventare.
La famiglia non sempre è definita dai legami di sangue. È definita dalle persone che ci rendono completi, che contribuiscono a costruire la nostra identità.

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La nostalgia della memoria

La psicoterapia come relazione. Questo il tema di fondo del volume. Un testo che nasce dalla vasta esperienza clinica dall’autore e che ci permette di cogliere le riflessioni, gli interrogativi, i dubbi, i desideri che si celano dietro il rapporto terapeutico. È il mondo segreto di entrambi i compartecipi del processo analitico, paziente e terapeuta, che viene messo a fuoco nei suoi significati più intimi. La sofferenza e la spinta verso la conoscenza sono lo scenario in cui prende vita la domanda di analisi, ma queste sono anche lo sfondo su quale nasce la decisione di abbracciare la professione analitica. E da questa compartecipazione, che affonda le sue radici nelle ferite determinate dal rapporto primario, si struttura un nuovo rapporto dove è possibile rivivere, all’insegna dell’alleanza, della comprensione empatica, dell’accoglimento, una dimensione in cui il vero fattore curativo si situa entro il rapporto stesso. Questa visione diviene il filtro con il quale di osserva ciò che avviene nella stanza d’analisi; e il libro ci parla così della ricerca del senso e dell’interpretazione dei sogni, della struttura del setting, delle regole e del contratto analitico, del rapporto con l’inconscio e i suoi prodotti, delle resistenze e dei processi transferali e controtransferali. Ma l’autore ci parla, in uno stile piano e ricco di vivaci note, anche degli istinti e dei valori morali collettivi, dei conflitti e delle ambiguità, del potere della solitudine, della diversità e della individualità, della malattia e della guarigione.

La psicoterapia come relazione. Questo il tema di fondo del volume. Un testo che nasce dalla vasta esperienza clinica dall’autore e che ci permette di cogliere le riflessioni, gli interrogativi, i dubbi, i desideri che si celano dietro il rapporto terapeutico. È il mondo segreto di entrambi i compartecipi del processo analitico, paziente e terapeuta, che viene messo a fuoco nei suoi significati più intimi. La sofferenza e la spinta verso la conoscenza sono lo scenario in cui prende vita la domanda di analisi, ma queste sono anche lo sfondo su quale nasce la decisione di abbracciare la professione analitica. E da questa compartecipazione, che affonda le sue radici nelle ferite determinate dal rapporto primario, si struttura un nuovo rapporto dove è possibile rivivere, all’insegna dell’alleanza, della comprensione empatica, dell’accoglimento, una dimensione in cui il vero fattore curativo si situa entro il rapporto stesso. Questa visione diviene il filtro con il quale di osserva ciò che avviene nella stanza d’analisi; e il libro ci parla così della ricerca del senso e dell’interpretazione dei sogni, della struttura del setting, delle regole e del contratto analitico, del rapporto con l’inconscio e i suoi prodotti, delle resistenze e dei processi transferali e controtransferali. Ma l’autore ci parla, in uno stile piano e ricco di vivaci note, anche degli istinti e dei valori morali collettivi, dei conflitti e delle ambiguità, del potere della solitudine, della diversità e della individualità, della malattia e della guarigione.

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