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Il latte della madre

Lettonia, ottobre 1944: dopo un’occupazione durata più di tre anni le truppe
hitleriane si ritirano e l’Armata Rossa entra a Riga. Questo romanzo a due
voci inizia da qui. A dipanare la storia una madre e una figlia nei
cinquant’anni che seguono la Seconda guerra mondiale, il loro rapporto intenso
e tormentato, segnato dalla depressione materna e dal tentativo di arrestarne
la tendenza autodistruttiva. A loro si aggiunge una terza figura femminile, la
nonna, che vive nel racconto delle altre due, una narrazione che si snoda tra
Riga, Leningrado e la campagna lettone parlandoci di memoria collettiva ed
emancipazione femminile. Simbolo dell’epoca e dell’oppressione che grava sul
destino di ognuno è il latte che, negato dalla madre alla propria figlia nei
suoi primi giorni di vita, non è più linfa vitale ma un liquido amaro,
disgustoso. Solo col tempo il latte riuscirà ad avere un sapore più dolce…

Kursk

DA QUESTO LIBRO IL FILM CON COLIN FIRTHIl 12 agosto 2000, nel corso di un’esercitazione, il sommergibile nucleare Kursk, vanto della Marina russa e ritenuto inaffondabile, si inabissò nelle acque dell’Artico a causa di due esplosioni dovute a un siluro difettoso, che devastarono il gigantesco doppio scafo d’acciaio. Dei centodiciotto membri dell’equipaggio, ventitré sopravvissero dietro la barriera protettiva dei reattori, nella parte posteriore del Kursk, sotto il comando del tenente di vascello Dmitrij Kolesnikov, giovane ufficiale di ventisette anni. Questa è la loro storia, scritta da chi era presente in quei giorni frenetici. In questo libro appassionante, vero, che non fa sconti a nessuno, Robert Moore ha denunciato per la prima volta le responsabilità di questa disgrazia: la sua penna incalzante e drammatica ci consegna un pezzo di Storia rimasto sommerso, e ci svela le numerose falle di un sistema militare imperfetto e gli errori del governo russo, per il quale la messa in salvo dei sommergibilisti non fu mai un’assoluta priorità. Dal ritardo con cui venne rilevato il disastro al fallimento delle missioni di soccorso, no alla fatale decisione di non accettare in tempo gli aiuti internazionali, la tragedia del Kursk apre uno squarcio inquietante sui meccanismi di gestione del potere della nuova Russia, portando alla luce i numerosi insabbiamenti voluti dal Cremlino: per il giovane Vladimir Putin infatti, eletto da pochi mesi alla presidenza, l’affondamento di questo poderoso sottomarino è stato la prima grave crisi da affrontare, ma anche l’occasione ideale per provarsi nel ridurre al silenzio e all’obbedienza le voci dissidenti e la stampa indipendente del Paese. Nella vicenda del Kursk e delle sue vittime si intrecciano dunque i drammi personali delle famiglie che hanno combattuto per ottenere verità e giustizia, ma anche le storture di un sistema politico e burocratico indifferente, e di uno Stato dai netti istinti autoritari. Una tragedia nascosta che riemerge in questa inchiesta unica nel suo genere, così accurata e travolgente da essere diventata anche un film interpretato da Colin Firth, Léa Seydoux e Matthias Schoenaerts.

JJ contro il vento

“Dicono che le grandi pianure siano le regioni più ventose d’america. I venti ringhiamo e mordono come cani rabbiosi, senza mai incontrare ostacoli. Dicono che se stai troppo a lungo nella prateria in balia del vento puoi anche impazzire. Dicono che nelle grandi pianure tutto quello che è superficiale inaridisce e alla fine viene spazzato via.

Java 11

Java è il linguaggio di programmazione che più ha rivoluzionato il mondo
dell’informatica ed è presente in ogni settore tecnologico. Questo manuale
insegna e approfondisce l’utilizzo con riferimento alla versione 11, la prima
versione LTS (Long Term Support) il cui supporto è garantito almeno fino a
settembre 2021. I capitoli iniziali introducono i mattoni del linguaggio:
variabili, costanti, letterali, tipi di dato, ma anche array, operatori,
strutture di controllo e metodi. Quindi si passa ad argomenti più specifici
affrontando la programmazione a oggetti, generica, funzionale e concorrente.
Viene approfondito l’utilizzo di package, annotazioni, collezioni, fino ad
arrivare ai meccanismi di Input/Output e alla programmazione di rete. Ogni
capitolo è corredato di esempi e listati il cui codice sorgente è disponibile
online pronto per essere eseguito in qualsiasi ambiente di sviluppo, Windows,
macOS e GNU/Linux.

Un Italiano in America

È vero che gli americani impazziscono per il ghiaccio, pretendono le mance facoltative, praticano la religione dello sconto e il culto delle poltrone reclinabili? Beppe Severgnini ci porta in viaggio negli Usa tra domande (perché non abbassano l’aria condizionata?) e risposte (perché gli piace così), descrivendo le molte sorprese della vita quotidiana, perché l’America vera si scopre solo attraverso i dettagli: le scaramucce con un idraulico di nome Marx; la terribile potenza dei telefoni e dei bambini, veri padroni del paese; le fallimentari escursioni nello shopping elettronico e le battaglie per (non) ottenere una carta di credito. Ironico, intelligente e divertente, Un italiano in America “è frutto di una lunga inesperienza”, perché, ammettiamolo, crediamo di sapere tutto ma in realtà siamo impreparati. Allora pronti a cominciare?

Italia S.p.A.

Nato come reazione ai tentativi del governo Berlusconi di svendere il patrimonio culturale pubblico, di ridurre il livello della tutela e di privatizzare i musei, questo libro di battaglia ha proposto una riflessione sul ruolo del patrimonio culturale e paesaggistico nella Costituzione, nell’identità e nella storia nazionale, e ha trovato vasta eco nell’opinione pubblica. Esaminando le caratteristiche specificamente italiane della tutela, la sua storia e la sua dimensione politica, Salvatore Settis mette in rilievo il legame forte che lega il patrimonio al territorio, alla storia e alla lingua del Paese, ai traguardi della società civile. Esperienze e fallimenti della pubblica amministrazione (di destra e di sinistra) vengono messi a confronto con quanto accade in Europa e in America, ma anche con le potenzialità del “sistema Italia” nel’interazione (finora evitata ma possibile) fra amministrazione della tutela e strutture pubbliche della ricerca e formazione (università).

IRA – Fighting Wrath – A Deadly Sins Novel

Qualcuno sostiene che aggrapparsi alla collera sia come bere del veleno e poi aspettarsi che sia l’altra persona a morire. Io lo faccio comunque e lascio che pian piano mi consumi divorando tutto ciò che sono; al contempo però combatto, per nascondere al mondo tutto ciò che di brutto c’è di me. Continuo così finché non la incontro. Lei è come un balsamo rinfrescante per ciò che mi affligge; lei addolcisce la collera che ruggisce dentro di me e, senza saperlo, lei sta guarendo ciò che è rotto. Sono deciso a tenerla con me, a farla mia, ma… Ma cosa accadrà quando vedrà il mostro sotto la superficie? Mi resterà accanto? E cosa farò, io, con i sussurri che tormentano la mia mente e che mi dicono che anche lei sta nascondendo qualcosa? L’amore può essere costruito sulle bugie o le braci dei nostri segreti accenderanno le fiamme che finiranno col consumarci entrambi? Per via del linguaggio esplicito e dei contenuti sessuali l’età raccomandata è di almeno 18 anni

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

«Ci chiamano mercanti della morte, immigrazione clandestina, la chiamano. Io sono la sola cosa legale di questo Paese. Prendo ciò che è mio, pago a tutti la loro parte. E anche il mare, anche il mare si tiene una parte della mia mercanzia. Mi chiamo Khaled, il mio nome significa immortale. Mi chiamo Khaled e sono un trafficante».
Khaled è libico, ha poco piú di trent’anni, ha partecipato alla rivoluzione per deporre Gheddafi, ma la rivoluzione lo ha tradito. Cosí lui, che voleva fare l’ingegnere e costruire uno Stato nuovo, è diventato invece un anello della catena che gestisce il traffico di persone. Organizza le traversate del Mediterraneo, smista donne, uomini e bambini dai confini del Sud fino ai centri di detenzione: le carceri legali e quelle illegali, in cui i trafficanti rinchiudono i migranti in attesa delle partenze, e li torturano, stuprano, ricattano le loro famiglie. Khaled assiste, a volte partecipa. Lo fa per soldi, eppure non si sente un criminale. Perché abita un Paese dove sembra non esserci alternativa al malaffare. Francesca Mannocchi, giornalista e documentarista che da molti anni si occupa di migrazioni e zone di conflitto, ci restituisce la sua voce. Le sue parole raccontano un mondo in cui la demarcazione tra il bene e il male si assottiglia. **
### Sinossi
«Ci chiamano mercanti della morte, immigrazione clandestina, la chiamano. Io sono la sola cosa legale di questo Paese. Prendo ciò che è mio, pago a tutti la loro parte. E anche il mare, anche il mare si tiene una parte della mia mercanzia. Mi chiamo Khaled, il mio nome significa immortale. Mi chiamo Khaled e sono un trafficante».
Khaled è libico, ha poco piú di trent’anni, ha partecipato alla rivoluzione per deporre Gheddafi, ma la rivoluzione lo ha tradito. Cosí lui, che voleva fare l’ingegnere e costruire uno Stato nuovo, è diventato invece un anello della catena che gestisce il traffico di persone. Organizza le traversate del Mediterraneo, smista donne, uomini e bambini dai confini del Sud fino ai centri di detenzione: le carceri legali e quelle illegali, in cui i trafficanti rinchiudono i migranti in attesa delle partenze, e li torturano, stuprano, ricattano le loro famiglie. Khaled assiste, a volte partecipa. Lo fa per soldi, eppure non si sente un criminale. Perché abita un Paese dove sembra non esserci alternativa al malaffare. Francesca Mannocchi, giornalista e documentarista che da molti anni si occupa di migrazioni e zone di conflitto, ci restituisce la sua voce. Le sue parole raccontano un mondo in cui la demarcazione tra il bene e il male si assottiglia.

Introduzione alla filosofia di Leibniz

Questo libro intende fornire un’introduzione generale alla filosofia di Gottfried Wilhelm leibniz (1646-1716), dando particolare risalto alle questioni concernenti la metafisica, la teoria della conoscenza, l’ontologia e l’etica. In particolare, in esso si cerca di chiarire la genesi e il significato della concezione delle celebri «monadi». Leibniz è noto infatti come «il filosofo delle monadi», ma cosa siano queste entità è per lo piu avvolto nel mistero; a molti, per riprendere una felice espressione di Bertrand Russell, la monadologia sembra «un racconto di fate». In realtà, Leibniz arriva a porre l’esistenza delle monadi nel tentativo di rispondere a problemi reali, sollevati dalla scienza del suo tempo, connessi, tra l’altro, alla nozione fisica di forza e al labirinto del continuo.
L’interesse per Leibniz si è ampliato a dismisura, a partire dagli inizi del Novecento. La recente pubblicazione di un’ingente quantità di opere (molte delle quali manoscritte, e quindi ignote, finora, alla maggior parte degli stessi storici della filosofia), unitamente all’intenso lavoro di ricerca sviluppatosi negli ultimi dieci anni intorno a questo filosofo, ne ha modificato radicalmente l’immagine tradizionale, tramandata dai manuali. Mugnai cerca di «aggiornare» questa immagine proponendo un quadro essenziale del pensiero leibniziano, accessibile anche a chi non abbia nozioni specifiche di storia della filosofia (il primo capitolo è interamente dedicato alla biografia di leibniz). Se si considera la straordinaria influenza che Leibniz ha avuto sullo sviluppo della scienza e della filosofia del nostro tempo, conoscerne il pensiero significa disporre di un modo per accedere a questioni centrali della ricerca contemporanea. **
### Sinossi
Questo libro intende fornire un’introduzione generale alla filosofia di Gottfried Wilhelm leibniz (1646-1716), dando particolare risalto alle questioni concernenti la metafisica, la teoria della conoscenza, l’ontologia e l’etica. In particolare, in esso si cerca di chiarire la genesi e il significato della concezione delle celebri «monadi». Leibniz è noto infatti come «il filosofo delle monadi», ma cosa siano queste entità è per lo piu avvolto nel mistero; a molti, per riprendere una felice espressione di Bertrand Russell, la monadologia sembra «un racconto di fate». In realtà, Leibniz arriva a porre l’esistenza delle monadi nel tentativo di rispondere a problemi reali, sollevati dalla scienza del suo tempo, connessi, tra l’altro, alla nozione fisica di forza e al labirinto del continuo.
L’interesse per Leibniz si è ampliato a dismisura, a partire dagli inizi del Novecento. La recente pubblicazione di un’ingente quantità di opere (molte delle quali manoscritte, e quindi ignote, finora, alla maggior parte degli stessi storici della filosofia), unitamente all’intenso lavoro di ricerca sviluppatosi negli ultimi dieci anni intorno a questo filosofo, ne ha modificato radicalmente l’immagine tradizionale, tramandata dai manuali. Mugnai cerca di «aggiornare» questa immagine proponendo un quadro essenziale del pensiero leibniziano, accessibile anche a chi non abbia nozioni specifiche di storia della filosofia (il primo capitolo è interamente dedicato alla biografia di leibniz). Se si considera la straordinaria influenza che Leibniz ha avuto sullo sviluppo della scienza e della filosofia del nostro tempo, conoscerne il pensiero significa disporre di un modo per accedere a questioni centrali della ricerca contemporanea.

L’interprete

Francoforte, 1963. Durante il processo che vede Fritz Bauer indagare sulle responsabilità di alcuni membri del personale del campo di concentramento di Auschwitz, Eva Bruhns viene assunta come interprete dal polacco degli interrogatori dei testimoni. I suoi genitori, proprietari del ristorante Deutsches Haus, (Casa Tedesca), si mostrano decisamente contrari alla carriera scelta dalla figlia, così come lo stesso fidanzato di Eva, Jürgen, ancorato alla convinzione che una donna non debba lavorare se il futuro marito si può permettere di mantenerla. Ma la giovane, vinta dalla curiosità e dalla passione, accetta comunque il lavoro. Eva è figlia di un omertoso dopoguerra, di un boom economico in cui si è disperatamente tentato di seppellire il passato. Ascoltando le scioccanti testimonianze dei processi, però, il suo pensiero corre continuamente ai genitori e ai motivi per cui nella sua famiglia non si parla mai della guerra e di ciò che accadde. Perché sono tutti così restii ad affrontare l’argomento? Lentamente Eva si rende conto che non solo i colpevoli sono stati colpevoli, ma anche coloro che hanno collaborato, in silenzio, rendendo possibile l’inferno dei campi di concentramento. E che tra quelli che non hanno mai alzato la voce per protestare, rendendosi complici, potrebbero esserci persone a lei molto vicine. In questo sconvolgente romanzo Annette Hess sviluppa una trama e dei personaggi di grande spessore, in grado di dare vita a un autentico ritratto non solo della Germania post-bellica ma anche dei complessi rapporti interfamiliari, mostrando quanto sia sottile la linea che separa l’accettazione dalla negazione e dando vita a un complesso affresco storico che riguarda il passato dell’umanità intera.

L’Insegnante

Chi è Elsa Weiss? Una donna dal passato indecifrabile, di cui lei stessa
lascia trapelare pochissimo. L’infanzia in Ungheria, il legame con il fratello
Jan che la fa ridere e infila dolcetti sotto il suo materasso, poi la fuga a
Parigi come un momento felice di cui è vietato parlare, il matrimonio con
Eric. Ma non sono altro che accenni fugaci di una memoria caparbiamente
protetta e piena di buchi neri. Elsa Weiss è soprattutto l’insegnante. La
professoressa d’inglese autoritaria come un generale, animata da un fervore
quasi religioso per il suo lavoro, impenetrabile e rigorosa in tutto quello
che fa: pagare le bollette, nuotare in piscina, insegnare. Poi un giorno,
senza avvisaglie e con lo stesso lucido rigore delle sue lezioni, Elsa Weiss
si toglie la vita lanciandosi nel vuoto dal palazzo dove abita a Tel Aviv. Un
gesto che rimane inspiegabile e nasconde segreti angoscianti.
Anni dopo, Michal Ben-Naftali decide di indagare la vita della sua insegnante,
cercando di capire perché una donna così riservata e schiva a un certo punto
si sia suicidata senza lasciare spiegazioni. Un’indagine a ritroso che fa luce
su una delle storie più controverse della Shoah: il treno di Rudolf Kastner
che avrebbe dovuto portare in salvo in Svizzera quasi duemila ebrei ungheresi,
in cambio di denaro e preziosi. Su quel treno erano saliti Elsa e il marito,
ma un cambiamento di percorso fa dirottare i trentacinque vagoni verso Bergen-
Belsen, e solo mesi dopo i prigionieri riusciranno a essere liberati e a
raggiungere la Svizzera.
La salvezza e l’arrivo in Israele per Elsa si intrecciano con la tragica
vicenda di Kastner, accusato di collaborazionismo e di essere moralmente
partecipe delle colpe dei nazisti oltre ad aver favorito, in quella fuga
disperata, i suoi concittadini. La storia di Elsa diventa così, tragicamente,
lo specchio di quella di Kastner in una vertigine dove il senso di colpa dei
sopravvissuti si mescola con il desiderio di vendetta, il Male con l’urgenza
di fare giustizia. E la morte di Elsa e di Kastner sembra diventare il simbolo
di un’ultima silenziosa richiesta: non che le loro vite vengano ricordate,
quello no, ma piuttosto che siano lette altrimenti.

Inquietanti azioni a distanza

«L’universo» scrive George Musser introducendo la sua sorprendente incursione nelle acquisizioni della fisica contemporanea «è un luogo selvaggio e capriccioso, pieno di insidie e di arbìtri»; eppure, su quello sfondo, «le leggi del mondo brillano per la loro rassicurante regolarità». Una regolarità che passa per vincoli come quello della «località», cui Einstein associava due aspetti chiave – la «separabilità» tra due oggetti e il loro interagire solo per contatto – e che rappresenta «l’essenza stessa dello spazio». Ma negli ultimi decenni la fisica sta dimostrando come, a un livello più fondamentale, il discorso muti, con le coppie di particelle sottoposte a quella che Einstein stesso definiva «un’inquietante azione a distanza», e che ora possiamo ricondurre al principio di «non-località». In certi esperimenti tali coppie si comportano come «monete magiche» in grado di far uscire sempre testa o croce in sinergia, a prescindere dallo spazio che le separa: possono cioè «allontanarsi fino alle estremità opposte dell’universo, e comportarsi lo stesso all’unisono». Ed è solo l’inizio: diverse tipologie di non-località sembrano agire molto al di sopra del livello subatomico (nei «paradossi» dei buchi neri o nella struttura «su larga scala» dell’universo), tanto da risultare decisive in una riformulazione della teoria unificata delle forze. Ma le conseguenze più profonde investono la natura stessa dello spazio, che secondo le nuove conoscenze potrebbe non essere «la base ultima della realtà fisica». **
### Sinossi
«L’universo» scrive George Musser introducendo la sua sorprendente incursione nelle acquisizioni della fisica contemporanea «è un luogo selvaggio e capriccioso, pieno di insidie e di arbìtri»; eppure, su quello sfondo, «le leggi del mondo brillano per la loro rassicurante regolarità». Una regolarità che passa per vincoli come quello della «località», cui Einstein associava due aspetti chiave – la «separabilità» tra due oggetti e il loro interagire solo per contatto – e che rappresenta «l’essenza stessa dello spazio». Ma negli ultimi decenni la fisica sta dimostrando come, a un livello più fondamentale, il discorso muti, con le coppie di particelle sottoposte a quella che Einstein stesso definiva «un’inquietante azione a distanza», e che ora possiamo ricondurre al principio di «non-località». In certi esperimenti tali coppie si comportano come «monete magiche» in grado di far uscire sempre testa o croce in sinergia, a prescindere dallo spazio che le separa: possono cioè «allontanarsi fino alle estremità opposte dell’universo, e comportarsi lo stesso all’unisono». Ed è solo l’inizio: diverse tipologie di non-località sembrano agire molto al di sopra del livello subatomico (nei «paradossi» dei buchi neri o nella struttura «su larga scala» dell’universo), tanto da risultare decisive in una riformulazione della teoria unificata delle forze. Ma le conseguenze più profonde investono la natura stessa dello spazio, che secondo le nuove conoscenze potrebbe non essere «la base ultima della realtà fisica».