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L’assassino ipocondriaco

Il signor Y., assassino di professione, deve portare a termine il suo ultimo incarico, ma per riuscirci avrà bisogno di superare un grande ostacolo: gli resta un solo giorno di vita. In realtà, sono anni che il signor Y. è convinto di essere in punto di morte, assediato da un numero talmente impressionante di malattie da far pensare a un miracolo clinico. Adesso, su incarico di un misterioso personaggio che preferisce mantenere l’anonimato, deve uccidere il fantomatico e inafferrabile signor Blaisten. Tutti i suoi tentativi vengono però ostacolati dalla sua incomprensibile sfortuna, oltre che, naturalmente, da ognuna delle sue innumerevoli patologie. Appassionato di filosofia e di letteratura, le azioni del signor Y. sono influenzate dal raffronto tra la sua persona e le vite dei “grandi malati”, immaginari o reali, della storia del pensiero. L’ossessione di Kant, le vertigini di Swift, l’alcolismo e le malattie ereditarie di Edgar Allan Poe e la cagionevolissima salute di Proust; manie e sintomi che il nostro assassino non trascura di provare a sua volta in tutta la loro presunta realtà.

L’assassino dai 1000 volti

Succedono cose strane a Clerville: un vecchio detenuto viene fatto evadere, un castello che ospita un museo viene incendiato. È forse Diabolik che sta tessendo la tela per portare a termine un colpo colossale?

L’assassinio del Commendatore

Nella casa in mezzo al bosco che fu l’abitazione e l’atelier di Amada Tomohiko, il grande artista autore del misterioso quadro L’assassinio del Commendatore, vive ormai da qualche mese il giovane pittore protagonista di questa storia. La dimora è sperduta, ma non del tutto isolata: nel primo volume, Idee che affiorano, avevamo conosciuto Menshiki, un vicino ricchissimo e sfuggente mosso da motivazioni solo a lui note. O la piccola Akikawa Marie, studentessa del corso di disegno tenuto dal protagonista, che per una volta sembra abbassare le difese e stringere un legame profondo col suo professore. Per non parlare del Commendatore stesso…
Con Metafore che si trasformano si conclude l’Assassinio del Commendatore. Come un mago al culmine del suo potere incantatorio, Murakami Haruki dà vita a un intero universo (a piú di uno, a dire il vero…) popolato di personaggi, storie e enigmi che hanno la potenza indimenticabile dei sogni piú vividi. Ma non è solo il gusto per il racconto a muoverlo: una volta giunto al termine di questo viaggio visionario, il lettore si scopre trasformato come i personaggi di cui ha letto le avventure, esposto, quasi senza averne avuto consapevolezza, al cuore pulsante della grande letteratura.
L’assassinio del Commendatore, a quel punto, inizia a svelare i suoi mille volti: una riflessione, molto realistica (e attuale), sulle ferite della storia, sulla colpa e la responsabilità. Una terapia per sopravvivere ai traumi. Una guida pratica per orientarsi nel mondo delle metafore. Ma anche un racconto fantastico sui mostri che ci divorano dall’interno, sulle paure che ci sbranano nella notte dell’anima; e su come, quei mostri, possiamo vincerli: prendendoci cura di chi arriverà dopo di noi.

(source: Bol.com)

L’ascesa della gravità

La gravità per rubare le parole di Winston Churchill, è ”un indovinello, ammantato di mistero, all’interno di un enigma”. La decifrazione di quell’enigma schiude la risposta alle più grandi domande della scienza: cos’è lo spazio e cos’è il tempo? Cos’è l’Universo e da dove viene? La gravità è la forza più debole nel quotidiano, ma è la più forte nell’Universo. È stata la prima forza a essere individuata e descritta, ma l’ultima a essere capita. È la forza che tiene i nostri piedi a terra e non esiste niente di paragonabile. Marcus Chown, fisico cosmologo, maestro indiscusso della divulgazione scientifica, ci accompagna in un indimenticabile viaggio dalla scoperta della forza di gravità nel 1666 alla rivelazione delle onde gravitazionali nel 2015. E visto che ci troviamo sull’orlo di una rivoluzione epocale nelle nostre concezioni, ci aggiorna sulla più grande sfida che la fisica abbia mai affrontato: l’unificazione della teoria del grande, la teoria della gravità di Einstein, con la teoria del piccolo, la teoria quantistica.

(source: Bol.com)

L’ascesa dell’orda. World of Warcraft: 3

Anche se il giovane Signore Supremo della Guerra Thrall ha posto fine alla maledizione demoniaca che per generazioni aveva tormentato la sua gente, gli orchi devono ancora pagare lo scotto dei peccati del loro passato di sangue. Dopo essersi radunati nella feroce Orda, per innumerevoli volte hanno mosso guerra contro il loro eterno nemico… l’Alleanza. Ma la rabbia e la sete di sangue che spinsero gli orchi a distruggere tutto ciò in cui si imbattevano costarono loro un prezzo molto caro. Consigliata la supervisione di un adulto.
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L’ascesa dell’orda

Anche se il giovane Signore Supremo della Guerra Thrall ha posto fine alla maledizione demoniaca che per generazioni aveva tormentato la sua gente, gli orchi devono ancora pagare lo scotto dei peccati del loro passato di sangue. Dopo essersi radunati nella feroce Orda, per innumerevoli volte hanno mosso guerra contro il loro eterno nemico… l’Alleanza. Ma la rabbia e la sete di sangue che spinsero gli orchi a distruggere tutto ciò in cui si imbattevano costarono loro un prezzo molto caro. Consigliata la supervisione di un adulto.
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L’ascesa dei re (Captive Prince Vol. 3)

Damianos di Akielos è tornato.
Ora che la sua identità è stata svelata, Damen deve affrontare il suo padrone, Laurent, come Damianos di Akielos, l’uomo che il principe di Vere ha giurato di uccidere.
Sull’orlo di una battaglia epocale, il futuro dei loro due regni è in bilico. A sud, l’esercito di Castor si sta radunando, mentre a nord le forze del reggente si mobilitano per la guerra. L’unica speranza di Damen è allearsi con Laurent per sconfiggere insieme i loro usurpatori. Ma anche se la fragile fiducia che condividono resisterà alla rivelazione della vera identità di Damen, sarà sufficiente per sventare l’ultimo e più spietato piano del reggente?
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### Sinossi
Damianos di Akielos è tornato.
Ora che la sua identità è stata svelata, Damen deve affrontare il suo padrone, Laurent, come Damianos di Akielos, l’uomo che il principe di Vere ha giurato di uccidere.
Sull’orlo di una battaglia epocale, il futuro dei loro due regni è in bilico. A sud, l’esercito di Castor si sta radunando, mentre a nord le forze del reggente si mobilitano per la guerra. L’unica speranza di Damen è allearsi con Laurent per sconfiggere insieme i loro usurpatori. Ma anche se la fragile fiducia che condividono resisterà alla rivelazione della vera identità di Damen, sarà sufficiente per sventare l’ultimo e più spietato piano del reggente?

L’arte di trattare le donne

Fin dai tempi antichi, come insegna il caso di Socrate e Santippe, il rapporto tra il filosofo e le donne è stato conflittuale. Talché, se ripercorriamo la lunga storia di questo conflitto, ne ricaviamo l’impressione che la filosofia sia una faccenda prettamente maschile. La necessità di estirpare siffatto pregiudizio si impone con le grandi figure dell’Illuminismo e del Romanticismo, quando prende avvio quella che sarà l’emancipazione della donna. Scottato dall’esperienza patita in casa con la madre, Schopenhauer avverte con lungimirante intuito l’incombente pericolo, e oppone resitstenza. Leva quindi la sua voce impertinente per mettere in guardia il sesso maschile dalle suadenti insidie e dai pericoli che riserva il rapporto con le donne.
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L’arte di perdere

Alí ha perso tutto. Eppure non ha mai creduto che la Storia potesse riservargli qualcosa di brutto. Non a lui che è sopravvissuto alla battaglia di Montecassino combattendo per la Francia. Non a lui, a cui il cielo ha – letteralmente – donato un torchio e Dio un primogenito bello e sano come Hamid. Ma quando nel 1962 l’Algeria ottiene l’indipendenza, Alí non è piú l’uomo onorato e rispettato del suo piccolo villaggio. Ha dovuto collaborare con gli oppressori francesi: ora nuovi oppressori lo perseguitano in nome di un’altra bandiera. Alí deve lasciare per sempre – ma questo ancora non lo sa – gli uliveti della sua amata montagna in Cabilia. Hamid è ancora piccolo quando perde tutto per la prima volta. O meglio, scambia tutto quello che ha: l’innocenza per lo spettacolo delle torture della guerra civile, la casetta sul crinale per una tenda in un desolante campo d’accoglienza, i suoi fieri genitori per due ombre svuotate da un’anonima banlieue francese. Di quello sradicamento Hamid finisce per farne una religione, condannando il paese della sua infanzia all’oblio e se stesso alla condizione permanente di straniero.
Naïma ha perso l’Algeria prima ancora di poterla avere. Perché il padre Hamid non ha mai voluto raccontarle niente, sua nonna non parla la sua lingua, la metà dei suoi zii è nata in Francia, suo nonno Alí è morto da tempo e in fondo va bene cosí. Naïma è francese e pensa di non avere nulla in comune con quel paese sulla riva opposta del Mediterraneo. Fino a quando geria e decide di conoscere meglio la travagliata storia della sua famiglia. Anche se tutti la considerano ‘un’algerina’ – soprattutto negli anni del terrorismo e della xenofobia che infetta l’Europa – Naïma capisce presto che un paese non è un tratto somatico e non si può ereditare.

‘Delicato e luminoso, L’arte di perdere è un romanzo riuscitissimo’.
‘Le Point’

‘Uno dei romanzi piú intensi dell’anno’.
‘La Nouvelle République’

‘L’arte di perdere racconta l’epopea di chi è stato tragicamente bistrattato dalla storia. Qui l’umanità e la poesia non si esauriscono mai’.
‘Les Échos’

‘Impossibile non innamorarsi del romanzo di Alice Zeniter’.
‘Grazia’

(source: Bol.com)

L’arte della mindfulness. Come liberarsi dalle abitudini mentali e sviluppare talento e creatività

“Danny Penman dimostra che restare imprigionati nelle vecchie abitudini – e colpevolizzarci ogni volta che accade – riduce la creatività. Solo se distinguiamo chiaramente queste abitudini mentali e riconosciamo i molti modi in cui potrebbero farci cadere in trappola, riusciamo a tirarcene fuori e a liberarci dal loro potere. Come dice Danny nel libro: ‘Capire la tua mente – e il modo in cui involontariamente si aggroviglia – è una delle capacità centrali della mindfulness. II fulcro della mindfulness è accettare che non siamo creature perfette né onniscienti. La mente spesso è un luogo rumoroso e irrazionale. Ma negli spazi di tranquillità possono nascondersi momenti di penetrante intuizione’. Questo libro spiega come trovare quegli spazi.” (Mark Williams, coautore di Metodo Mindfulnes)
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L’arte dell’amore (eLit)

Ramsden brothers 1

Le certezze su cui Julia ha costruito tutto il suo mondo vanno improvvisamente in frantumi quando scopre di essere stata venduta a un vecchio mercante per risolvere i problemi finanziari della famiglia. Testarda e volitiva, la giovane tuttavia non si dà per vinta e decide di rendere nullo il contratto giocando sulla clausola secondo la quale deve arrivare vergine al matrimonio. A quel punto le basta trovare qualcuno disposto a rovinare la sua reputazione, e un libertino senza scrupoli come Paine Ramsden appare il candidato ideale. Ma Paine, che ha viaggiato in Oriente e conosce le più raffinate tecniche di seduzione, oltre a essere un maestro nell’arte dell’amore, si rivela un uomo sensibile, disposto a rimettersi in discussione anche affrontando i demoni del passato.

(source: Bol.com)

L’arte del riordino

Con grande senso pratico e un pizzico d’ironia, Maria Letizia Polverini spiega e mostra come fare ordine in casa può trasformare la nostra vita e farci ritrovare serenità e armonia. Adattando i principi del feng shui allo stile di vita occidentale, il manuale offre un metodo semplice ma infallibile per mettere a posto in casa e riorganizzare gli spazi, con esempi e consigli mirati per ogni ambiente, dal guardaroba alla cucina, dalle camere al bagno per arrivare alla cantina, al garage, e persino all’ufficio. Un libro per passare subito all’azione e scoprire che liberarsi da zavorre e accumuli è il primo passo per alleggerire la mente e riappropriarsi di se stessi e dei proprio spazi vitali.

(source: Bol.com)

L’arresto di Diabolik

Diabolik incontra Eva. Per i due è amore a prima vista, ma Diabolik viene arrestato dall’ispettore Ginko, processato e condannato a salire sulla ghigliottina. Ormai mancano poche ore all’esecuzione…

L’Armata a Cavallo

I cosacchi di Babel¿ sono eroi romantici descritti con crudo realismo: in simbiosi con i loro cavalli possiedono una grazia innata anche nel compiere le peggiori atrocità, sono mito in carne e ossa, esuberanti in tutto e sfrenati sessualmente.
Di loro Babel¿ fa un’epica, ma è bravissimo a non farne una retorica. Forse proprio per questo approccio non ideologico e non propagandistico, il regime stalinista fece cadere in disgrazia lo scrittore, che morì in un gulag. Ma i suoi racconti restano tra le cose più belle della letteratura russa del Novecento.

‘Sono nato nel 1894 a Odessa, figlio di un commerciante ebreo. La mia scuola si chiamava Istituto commerciale ”Imperatore Nicola I”. Era frequentata da figli di mercanti stranieri e di sensali ebrei, da nobili polacchi, da ”vecchi credenti” e da tanti appassionati di biliardo ormai uomini fatti. Questa scuola resta per me indimenticabile anche perché l’insegnante di francese era monsieur Vadon. Era un bretone e aveva del talento letterario, come tutti i francesi. Mi insegnò la sua lingua, con lui imparai a memoria i classici francesi.
Poi, finito l’istituto, capitai a Kiev e nel 1915 a Pietroburgo. A Pietroburgo me la passai terribilmente male, non avevo il permesso di residenza, cercavo di evitare la polizia e alloggiavo in un interrato in via Puskin presso un poveraccio di cameriere sempre ubriaco. Fu allora che cominciai a disseminare nelle redazioni i miei lavori, ma dappertutto mi cacciavano via, i redattori mi esortavano a cercarmi un posto di commesso in qualche bottega, ma io non gli davo retta e alla fine del 1916 finii da Gorkij. Devo tutto a quell’incontro. Pubblicò i miei primi racconti in un fascicolo di ”Letopis¿”, mi insegnò cose di straordinaria importanza, e poi, quando divenne chiaro che i miei due o tre passabili saggi giovanili non erano che un casuale successo e che in letteratura non me la cavavo e che scrivevo terribilmente male, mi mandò a fare apprendistato tra la gente.
Ed io per sette anni – dal 1917 al 1924 – feci il mio apprendistato tra la gente. Durante quel periodo fui soldato sul fronte rumeno, poi prestai servizio alla Oeka, al Commissariato del popolo per l’istruzione, nelle spedizioni di approvvigionamento del 1918, nell’Armata del Nord contro Judenic, nella prima Armata di cavalleria, nel Comitato regionale di Odessa, feci il proto nella Settima tipografia sovietica di Odessa, il cronista a Pietroburgo e a Tiflis e via dicendo. E soltanto nel 1923 imparai a esprimere i miei pensieri in modo chiaro e non troppo prolisso. Allora ripresi a scrivere’. Fin qui parole di Babel¿ dalla sua autobiografia. Va aggiunto che i primi racconti dell’Armata a cavallo uscirono nel 1924 in ‘Lef’, la rivista diretta da Majakovskij. Il ciclo completo fu pubblicato in volume nel 1926. Sklovskij apprezzò il libro paragonando Babel¿ a Flaubert e a Gogol¿. Negli anni Trenta il controllo politico sugli scrittori si fece sempre più pesante. Nel 1937 Babel¿ venne recluso in un gulag dove morì nel 1941. Le sue opere tornarono a essere pubblicate in Russia nel 1957.

(source: Bol.com)

L’Aria del lago

Quattro storie, estrose e impudenti, ambientate in paesi rivieraschi del Lago di Como, con situazioni boccaccesche o grottesche di veterinari e bidelli, di macellai e droghieri, incentrate su colpi di scena organizzati e gestiti da donne maliziose e astute. Intrighi ereditari, morti misteriose,piccoli segreti politici o d’alcova offrono ad Andrea Vitali gli spunti ilari ed elegiaci per costruire un affresco della vita nella provincia lombarda tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta. Quattro storie d’amore e disamore con risvolti thrilling che ribadiscono la fertilità di una linea italiana di narrativa ariosa che annovera, prima delle opere di Vitali, quelle di Tombari e Chiara.