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La belva

Dalla Birmania al centro di Londra, da Bombay a Porto Said e da qui a Marsiglia: una drammatica vicenda, di cui sono protagonisti i personaggi dal tormentato passato che ruotano intorno a Cora, avvenente ballerina. Cosa ha a che fare Cora con la morte per avvelenamento di Elisabeth Clutter, e come ha potuto, quasi per un improvviso fenomeno di telepatia, percepire il momento esatto in cui la vittima ha esalato l’ultimo respiro? Un “giallo” particolarmente movimentato e ricco di intrighi.

La bellezza sia con te

”Nel cuore dell’uomo la speranza è come una fiammella: e uno dei più grandi peccati contro lo spirito avviene proprio quando viene cancellata o spenta. Ci vuole molto coraggio per cercare sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, per osare la ricerca del cane che salva l’uomo e non di quello che lo azzanna.” È questo l’augurio di Antonia Arslan: che la fiammella della speranza non si spenga mai. In tempi troppo spesso bui, la segreta bellezza dell’altro è la sola fonte di salvezza, l’unica luce che possa liberarci dalle tenebre dell’intolleranza. E così non esiste crescita interiore senza condivisione, non c’è cammino senza incontro, non c’è amore per il Paese senza memoria delle origini. Lo sa bene la testimone diretta dello scambio tra popoli: lei che attendeva nella sua casa di Padova i parenti sparsi e divisi dalla diaspora, davanti ai quali spalancava gli occhi incuriosita dai racconti dei cibi armeni e dei colori vivaci delle miniature. O sempre lei che scopriva che il nonno Yerwant aveva dato ai suoi figli quattro nomi armeni ciascuno, nonostante avesse compreso che l’antica patria era perduta per sempre e avesse deciso di dedicarsi a quella nuova con inesauribile energia. Dopo esili e diaspore, partenze e abbandoni che hanno segnato indelebilmente il destino di Oriente e Occidente, navigare verso la tregua è l’unica direzione accettabile; e proprio attraverso queste pagine che narrano di meravigliosi mondi lontani, ancora una volta la scrittrice della Masseria delle allodole ci conduce verso l’intimo equilibrio degli affetti e la scoperta dell’altro.

(source: Bol.com)

La Bella Resistenza

“La bella Resistenza” è un libro di storia sulla guerra di liberazione nazionale rivolto a un pubblico di lettori giovani, a ragazze e ragazzi che stanno costruendo, faticosamente in questo mondo senza storia, il proprio punto di vista sulle vicende del passato e sulle sfide del futuro. L’idea che struttura il libro è semplice: intrecciare diversi livelli di Storia, in un’alternanza serrata di racconto dei grandi scenari (che aiutano a inquadrare e comprendere le coordinate del contesto storico del trentennio 1914-1945) e narrazione di una storia familiare. Ne emerge una dialettica tra storia universale e storia personale di uomini e donne, perlopiù ragazzi, con un nome e un cognome, un volto, una biografia. Protagonista è la famiglia Damiani-Goldstein Bolocan, che è stata al tempo stesso borghese antifascista (i Damiani) e semita (da parte Goldstein Bolocan), e che ha dunque sofferto la duplice persecuzione del regime fascista. È una famiglia con tanti giovani, ragazzi e ragazze le cui vicende vengono narrate nella loro quotidianità che si fa sempre meno normale.

La battaglia soda

“Basandosi sulla vita di un suo conterraneo garibaldino, Giuseppe Bandi, e su un suo libretto, Luciano Bianciardi ci fornisce una personalissima interpretazione degli anni decisivi del Risorgimento italiano, quando la raggiunta unità nazionale vide cadere, nello stesso tempo, le speranze degli uomini migliori che ne erano stati protagonisti. L’annessione piemontese del sud, l’epurazione della parte “azionista” dei garibaldini, il brusco e inflessibile “rappel à l’ordre”, la tragedia di Custoza, dove a essere sconfitti non furono soltanto i generali piemontesi, ma anche noi stessi. Introduzione di Emilio Tadini.”

La battaglia per la salute

Viviamo in un paese fortunato: l’Italia è da anni ai vertici delle classifiche degli indicatori sanitari mondiali, con la maggiore aspettativa di vita dopo il Giappone e tassi bassissimi di mortalità materna e infantile. Non solo: se andiamo in ospedale per un accertamento o un ricovero non ci vengono chiesti né carta di credito né certificato assicurativo. Tutto questo grazie al Servizio sanitario nazionale, un sistema universalistico che non discrimina in funzione di sesso, razza, religione, livello economico-sociale. Da tempo però la nostra sanità pubblica sta attraversando una gravissima crisi. Se non si interviene presto e bene con un radicale cambio di rotta sarà una vera e propria débâcle civile e sociale.

(source: Bol.com)

La battaglia di Ravenspur. La guerra delle Rose

1. Un futuro incerto e nebuloso attende Edoardo IV: la casata di York è ormai sconfitta, il re è esiliato nelle Fiandre e la sua famiglia è costretta a riparare presso i Lancaster. Ma rabbia e orgoglio non danno tregua a Edoardo, e lo spingono a lottare per ciò che considera ancora suo. È così che, accompagnato dal fratello Richard, salpa verso Ravenspur, il luogo dove si compirà l’ultimo pezzo del suo destino. Il suo esercito, sfiancato e decimato da un naufragio, arriva così sulle coste inglesi: anche se tutto sembra contro di loro, i due fratelli York sono finalmente a casa. E la decisione da prendere è una sola: attaccare. Ma nessuno sa che, non molto lontano da lì, in Galles, soffiano venti nuovi. Il giovane Henry Tudor è diventato un uomo: e sarà destinato a entrare nel tumultuoso corso della storia mettendo fine alla Guerra delle due Rose, in un’epica battaglia che consegnerà l’Inghilterra nelle mani della dinastia Tudor per i secoli a venire.
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La battaglia di Passo Keleb

Il quarto volume della saga di Fabrizio Valenza. Geshwa Olers viene mandato in qualità di Comandante di Centa presso la grande e antica Fortezza di Passo Keleb, al confine con il Regno del Nord. Sebbene l’anno militare sembri iniziare sotto la più pacata normalità, sparizioni di oggetti e armi fanno pensare che alla Fortezza vi sia un intruso o qualche malintenzionato tra i soldati. Ma è quando spuntano quelle creature, da grotte prima sconosciute e apparse sotto la Fortezza, che iniziano i problemi. Il quarto volume di Storia di Geshwa Olers si annuncia come una storia epica, colma di accenti differenti. Segui le nuove vicende di Geshwa Olers, che lo porteranno a essere conosciuto come il Guerriero di Passo Keleb.

La Battaglia Di Canne

Lo scontro campale per eccellenza, l’apoteosi della scaltrezza e della duttilità di manovra, l’epopea della più grande e gloriosa sconfitta nella storia di Roma.
All’alba del 2 agosto 216 a.C., nella piana di Canne, si fronteggiano due schieramenti: l’esercito romano, guidato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, e l’armata del cartaginese Annibale, che ha valicato le Alpi con i suoi elefanti e disceso la penisola, travolgendo le difese dei popoli fedeli a Roma.
Nonostante un esercito numericamente inferiore ed eterogeneo per lingue, costumi e credenze, i generali cartaginesi avrebbero presto sbaragliato le celebri legioni romane. La sottile mezzaluna dei soldati cartaginesi distruggerà, infatti, la compatta formazione oplitica romana, in una manovra a tenaglia che sarà di ispirazione per molti altri grandi generali, primo su tutti Napoleone Bonaparte. A scontrarsi a Canne non sono però soltanto due eserciti, ma due civiltà: due diversi modi di fare la guerra, di strutturare il potere e la società, due modi di intendere la virtù.
Ripercorrendo le fasi della battaglia, dalla preparazione alla disfatta, Massimo Bocchiola e Marco Sartori allargano lo sguardo sui retroscena di entrambi gli eserciti, sul dramma dei condottieri e dei soldati semplici destinati a trucidarsi a vicenda in un lungo scontro all’arma bianca.
Quell’esempio magistrale di tattica bellica, quel caso da manuale nella storia della strategia richiese infatti uno spaventoso tributo di sangue che sembra rivaleggiare in termini di vittime con Hiroshima e Nagasaki, tragedie figlie di altri tempi e di altre, terribili tecnologie. Il paragone potrebbe sembrare fuori luogo, ma tutta la vicenda di Canne riecheggia in avvenimenti recenti se non recentissimi, tra populismi, complotti e scontri di civiltà, come evidenzia bene Siegmund Ginzberg nell’acuto saggio che chiude il volume.
Ma l’eterna attualità di Canne è anche nel suo essere la storia di tutte le battaglie campali: geometriche coreografie belliche e sanguinosa miseria della carne, il genio del singolo e il sacrificio di molti, la bellezza e la morte, tutto concorre al fascino eterno e sinistro di uno scontro senza tempo, e senza pari.
Con un saggio di Siegmund Ginzberg.
«Non stupitevi se troverete cose che suonano di attualità, come déjà vu di avvenimenti recenti, in queste vicende di ventidue secoli fa.» – Siegmund Ginzberg
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### Sinossi
Lo scontro campale per eccellenza, l’apoteosi della scaltrezza e della duttilità di manovra, l’epopea della più grande e gloriosa sconfitta nella storia di Roma.
All’alba del 2 agosto 216 a.C., nella piana di Canne, si fronteggiano due schieramenti: l’esercito romano, guidato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, e l’armata del cartaginese Annibale, che ha valicato le Alpi con i suoi elefanti e disceso la penisola, travolgendo le difese dei popoli fedeli a Roma.
Nonostante un esercito numericamente inferiore ed eterogeneo per lingue, costumi e credenze, i generali cartaginesi avrebbero presto sbaragliato le celebri legioni romane. La sottile mezzaluna dei soldati cartaginesi distruggerà, infatti, la compatta formazione oplitica romana, in una manovra a tenaglia che sarà di ispirazione per molti altri grandi generali, primo su tutti Napoleone Bonaparte. A scontrarsi a Canne non sono però soltanto due eserciti, ma due civiltà: due diversi modi di fare la guerra, di strutturare il potere e la società, due modi di intendere la virtù.
Ripercorrendo le fasi della battaglia, dalla preparazione alla disfatta, Massimo Bocchiola e Marco Sartori allargano lo sguardo sui retroscena di entrambi gli eserciti, sul dramma dei condottieri e dei soldati semplici destinati a trucidarsi a vicenda in un lungo scontro all’arma bianca.
Quell’esempio magistrale di tattica bellica, quel caso da manuale nella storia della strategia richiese infatti uno spaventoso tributo di sangue che sembra rivaleggiare in termini di vittime con Hiroshima e Nagasaki, tragedie figlie di altri tempi e di altre, terribili tecnologie. Il paragone potrebbe sembrare fuori luogo, ma tutta la vicenda di Canne riecheggia in avvenimenti recenti se non recentissimi, tra populismi, complotti e scontri di civiltà, come evidenzia bene Siegmund Ginzberg nell’acuto saggio che chiude il volume.
Ma l’eterna attualità di Canne è anche nel suo essere la storia di tutte le battaglie campali: geometriche coreografie belliche e sanguinosa miseria della carne, il genio del singolo e il sacrificio di molti, la bellezza e la morte, tutto concorre al fascino eterno e sinistro di uno scontro senza tempo, e senza pari.
Con un saggio di Siegmund Ginzberg.
«Non stupitevi se troverete cose che suonano di attualità, come déjà vu di avvenimenti recenti, in queste vicende di ventidue secoli fa.» – Siegmund Ginzberg

La battaglia dei due regni. Revolution saga

1789. I tumulti della Rivoluzione francese scuotono l’intera Europa: la guerra incalza su più fronti ed è chiaro che si sta aprendo una nuova fase destinata a cambiare la Storia. In terra di Francia, il giovane Napoleone Bonaparte si unisce alle truppe rivoluzionarie dimostrando da subito le sue straordinarie qualità. Vive in un mondo nel quale la carriera militare è la scelta più naturale per le ambizioni di un uomo. Intanto in Inghilterra, Arthur Wellesley, il futuro duca di Wellington, cresce coltivando aspirazioni artistiche: sarà un improvviso cambiamento a spingerlo verso un glorioso destino nell’esercito e sui campi di battaglia. Mentre Wellington è impegnato in Irlanda e nelle Fiandre, Napoleone partecipa alla guerra della neonata Repubblica francese contro Prussia, Inghilterra e Austria, affiancate da mezza Europa. Wellesley e Napoleone non sanno che le loro strade stanno per incrociarsi segnando segnando le sorti delle rispettive nazioni. Emergono i ritratti di due uomini che si gettano a capofitto in tutti gli aspetti della vita con ardore, allo stesso modo in cui affrontano le battaglie.

La battaglia contro l’Alzheimer

A Tubinga, il 3 novembre 1906, il medico poco più che quarantenne Alois Alzheimer presentò di fronte alla comunità degli psichiatri tedeschi il caso di Auguste Deter, una paziente che aveva sofferto di demenza ma il cui quadro clinico ‘non si poteva inserire in nessuna delle malattie conosciute’. Osservando al microscopio il tessuto cerebrale della donna, Alzheimer aveva notato che negli spazi fra le cellule nervose si annidava una sostanza scura e ignota, mentre i residui delle cellule già morte traboccavano di una materia diversa, più filamentosa. Si trattava di una rivelazione senza precedenti: i disturbi mentali avevano un’origine biologica.

A più di un secolo da quella scoperta, però, molti aspetti che regolano il funzionamento cerebrale continuano a essere un enigma, e i ricercatori non hanno mai smesso di studiare quelle macchie nere che possono nascondersi nel cervello. La comparsa di placche e grovigli, infatti, si accompagna al naturale processo di invecchiamento: com’è possibile, quindi, che un fenomeno fisiologico possa innescare lo sviluppo di una qualche forma di demenza e, più nello specifico, del morbo di Alzheimer?

Joseph Jebelli, che dedica la sua carriera di giovane scienziato allo studio delle malattie neurodegenerative, prova a rispondere a questa domanda mettendo in ordine il passato, il presente e il futuro della ricerca sull’Alzheimer. Le numerose interviste da lui condotte gettano luce sulle ipotesi, i fallimenti, gli esperimenti e i traguardi raggiunti da biologi, genetisti, psichiatri, biochimici e neurologi di tutto il mondo in una chiara e decisamente fruibile ricostruzione della lunga lotta contro una patologia aggressiva e sempre più diffusa. Quasi tutti possono dire, infatti, di conoscere qualcuno che ne è stato colpito e questo l’autore lo sa bene: da bambino ha dovuto assistere alla lenta discesa di suo nonno verso l’abisso della demenza, in cui si sono persi anche i ricordi e i vissuti degli autentici protagonisti del libro, i pazienti. Sono le loro testimonianze, intime e personali, a raccontare da vicino e da un punto di vista umano una malattia sfuggente e senza ritorno, che trascina con sé anche i familiari e le persone care.

La battaglia contro l’Alzheimer è un viaggio emotivo e coinvolgente alla ricerca della memoria, dei suoi meccanismi e dei suoi significati, un viaggio animato dalla speranza che la dote più preziosa di cui disponiamo non rimanga così impenetrabile ancora a lungo.

(source: Bol.com)

La base atomica

Islanda, fine anni Quaranta. Da uno sperduto e arretrato villaggio del Nord, Ugla, una robusta ragazzotta ignara di tutto a parte il duro lavoro contadino, arriva a Reykjavik per la­vorare come governante a casa di Búi Árland, letterato, filosofo, uomo d’affari nonché membro del Parlamento. L’intera città è in fermento, per le strade gruppi di soldati americani si alternano ad agguer­rite manifestazioni perché l’Islanda non diventi una colonia statunitense, i politici dibattono, la gente protesta. Quello che Ugla scopre è che il suo paese, appena uscito dalla Seconda guerra mondiale riuscendo finalmente a ottenere l’indipendenza, è ora oggetto delle mire imperialiste degli Stati Uniti che, in piena guerra fredda, premono per insediarvi una loro base militare. E che il primo ministro sta già concludendo l’accordo per “vendere” un pezzo d’Islan­da e concedere la controversa base atomica. Perché compromettere l’autono­mia appena ottenuta e prendere parte ai rischi di un nuovo conflitto? Nella crescente isteria generale, Ugla, campagnola tutt’altro che ingenua, scopre l’altra faccia della moder­na e sofisticata città: un mondo frivolo e superficiale di intrighi economici e politici, di individui pretenziosi e arroganti. Fortunatamente Ugla è a Reykjavik anche per un altro motivo: imparare a suonare l’organo. E a casa del suo insegnante di musica, libero pensatore ed eccentrico anticonformista, la ragazza conosce il lato più vivace e progressista di Reykjavik, il mondo delle correnti d’avanguardia, il “Poeta atomico” e tutta una cerchia di infiammati quanto bizzarri artisti e intellettuali.
Ispirato a fatti reali e scritto a caldo nel 1946-47, quando il governo concesse agli Stati Uniti la controversa base militare (che contava tanti soldati quanti il totale della popolazione islandese), la prima tiratura del romanzo andò interamente esaurita nel giorno in cui uscì. La tematica scottante e il modo politicamente scorretto di trattarla alzò un polverone di polemiche e impedì per molti anni che il libro venisse tradotto in altre lingue. Ma *La stazione atomica* rimane a oggi un romanzo di denuncia sociale e politica di sorprendente attualità, di ironia pungente e simbologia sottile. Laxness si conferma maestro di una surreale “commedia nera” che ci restituisce un potente ritratto della sua terra, sospesa tra progresso e radici, e allo stesso tempo delle contraddizioni, dei vizi e delle isterie della società contemporanea.

La Bara Rossa

1939: il mondo è sull’orlo del baratro e l’Unione Sovietica è impreparata ad affrontare la futura offensiva del Terzo Reich. L’asso nella manica di Stalin è il nuovo carro armato T-34, soprannominato dai collaudatori ”la bara rossa”. Ma il progetto di quest’arma rivoluzionaria è ancora incompleto. Quando il suo creatore, il colonnello Nagorski, muore in un misterioso incidente, Stalin si rivolge all’investigatore più fidato, Pekkala, detto L’occhio di smeraldo. Mentre i tecnici russi lottano contro il tempo per completare il T-34, L’occhio di smeraldo deve scoprire i piani degli assassini di Nagorski, prima che si scateni il conflitto con la Germania.

(source: Bol.com)

La banda dei cinque – 6. Ritorno sull’isola

Prima che Julian finisse di parlare, la luce nella caverna si spense! Poi una voce risuonò nel buio.«Non muovetevi! Fate un solo movimento e sparo.» George sussultò. Cosa stava succedendo?Trattenne Timmy per il collare, per paura che si lanciasse contro l’uomo e che quello gli sparasse.Poi la voce parlò di nuovo.«Allora, adesso ci riveli il tuo segreto?»

La banda dei brocchi

Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori. I ragazzi sono destinati a Cambridge e Oxford, a carriere importanti, mentre i loro genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza, di ignoranza culturale. Siamo negli anni settanta, anni completamente marroni, come scrive Coe, dove s’incastrano sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell’IRA, nuove richieste culturali. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi. A fianco di questo ristretto gruppo di amici, si muovono altre figure, non meno interessanti e ben delineate, che aiutano a definire l’atmosfera e il sapore di quegli anni. Perché è anche l’epoca a rendersi protagonista: sono anni di grandi speranze egualitarie, di nuova musica, di grandi esperimenti sociali, di altrettanto grandi delusioni. Anni volutamente dimenticati, ma ancora strettamente legati ai nostri. Divertente, pungente e teneramente romantico, La banda dei brocchi fa per gli anni settanta ciò che La famiglia Winshaw ha già fatto per gli anni ottanta.
(source: Bol.com)

La banda degli invisibili

A ottantacinque anni si dovrebbe avere di meglio da fare che brigare per un amore irraggiungibile, impegnarsi in azioni di disturbo alle auto blu in corsia preferenziale e studiare un piano per rapire… Silvio Berlusconi. Ma Angelo è un ex partigiano che tendeva agguati ai convogli della Wehrmacht, che sopravvive con la pensione minima, che non riesce più a far valere i propri diritti nemmeno con un impiegato del comune e che lotta quotidianamente contro una società che fa di tutto per farlo sentire inutile. E così, proprio quando sarebbe lecito disinteressarsi del mondo e pensare solo a trascorrere serenamente gli ultimi anni di vita, Angelo decide di reagire e di ottenere dall’uomo più potente del Paese ciò che secondo lui gli spetta di diritto. Insieme ad alcuni amici del centro anziani metterà a punto un piano incruento e geniale, che però sembra non tenere conto di una questione fondamentale: come possono sperare dei vecchi malconci di riuscire a rapire uno degli uomini più scortati al mondo?

La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme

Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L’autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il “New Yorker”, sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.
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