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L’Educazione Come Vita

“Queste lezioni non si pongono come scopo la pura analisi teorica dell’attività pratico- pedagogica, da esse non devono nascere studiosi della pedagogia come da un ciclo di lezioni di storia nascono studiosi di storia, bensì pedagoghi”. Le parole di Georg Simmel pronunciate nella Schulpädagogik, tratte dalle lezioni tenute all’Università di Strasburgo nel semestre invernale 1915- 1916, sono indicative di un malessere dilagante riguardo a una pedagogia che verteva su metodi sistematici; invece la scuola è una realtà viva, non segue un metodo o un sistema ma forma persone, soggetti viventi. Essa è un’istituzione che mira all’esercizio del pensiero, alla creatività, alla libertà e alla responsabilità di ciascuno, maestro o allievo che sia. Simmel dimostra nella Schulpädagogik, in qualità di filosofo, una particolare attenzione ai dettagli, una sensibilità manifesta che gli ha permesso di “vedere ciò che gli altri non hanno saputo cogliere”, fornendo alla contemporaneità una trama sociale non indifferente per comprenderne l’intreccio dell’io reciproco. L’“eclettico” pensatore è riuscito a carpire l’essenza del moderno nella frammentarietà e nella complessità delle interazioni umane e ha prospettato un modello di scuola nella relazione maestro-allievo che il nostro tempo dovrebbe assurgere come “archetipo” e ineludibile problematicismo.

“Queste lezioni non si pongono come scopo la pura analisi teorica dell’attività pratico- pedagogica, da esse non devono nascere studiosi della pedagogia come da un ciclo di lezioni di storia nascono studiosi di storia, bensì pedagoghi”. Le parole di Georg Simmel pronunciate nella Schulpädagogik, tratte dalle lezioni tenute all’Università di Strasburgo nel semestre invernale 1915- 1916, sono indicative di un malessere dilagante riguardo a una pedagogia che verteva su metodi sistematici; invece la scuola è una realtà viva, non segue un metodo o un sistema ma forma persone, soggetti viventi. Essa è un’istituzione che mira all’esercizio del pensiero, alla creatività, alla libertà e alla responsabilità di ciascuno, maestro o allievo che sia. Simmel dimostra nella Schulpädagogik, in qualità di filosofo, una particolare attenzione ai dettagli, una sensibilità manifesta che gli ha permesso di “vedere ciò che gli altri non hanno saputo cogliere”, fornendo alla contemporaneità una trama sociale non indifferente per comprenderne l’intreccio dell’io reciproco. L’“eclettico” pensatore è riuscito a carpire l’essenza del moderno nella frammentarietà e nella complessità delle interazioni umane e ha prospettato un modello di scuola nella relazione maestro-allievo che il nostro tempo dovrebbe assurgere come “archetipo” e ineludibile problematicismo.

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L’attesa

Quanto a lungo può aspettare una madre? Fino a che limite può sostenere il peso di un’assenza, il senso di colpa per i gesti mancati, per le parole non dette, per quello che non ha saputo comprendere in tempo?
Anne de Quémeneur, vedova Le Floch, scruta l’orizzonte, quel mare che, per un piccolo borgo di pescatori in Bretagna, è l’estremo giudice della vita e della morte, un giudice ancora più minaccioso e spietato in tempi di guerra. Dopo la resa dei tedeschi, nel 1945, non si combatte più, i soldati nemici hanno abbandonato il paese, ma le ferite che hanno lasciato dietro di sé, nelle vite di uomini, donne e bambini, bruciano ancora.
Anne ha perso Yvon, suo marito, e ha lottato insieme al figlio Louis, prima per sopravvivere, poi per ricominciare. Con un nuovo matrimonio, più agiato e confortevole del precedente, consacrato dalla nascita di altri figli, Gabriel e Jeanne, adorati. Fino a che, in un giorno d’aprile, Louis scompare senza una parola. Imbarcato, chissà per dove, e per quanto tempo.
Anne non smette di guardare la fine del cielo, di sperare, di progettare una festa per il suo ritorno. Mentre ogni giorno si affanna per non far mancare niente al marito Étienne e ai bambini, il suo cuore è lontano, la sua solitudine assoluta, il pensiero costantemente rivolto al figlio perduto.
Con *L’attesa* , Gaëlle Josse ci consegna un romanzo toccante, che brilla per la rara umanità dei suoi personaggi. Ci conquista con un indimenticabile ritratto di donna, riservata, generosa, fiera, che incarna la forza antica e instancabile dell’amore materno, capace di fronteggiare tutti i venti e le maree.

Quanto a lungo può aspettare una madre? Fino a che limite può sostenere il peso di un’assenza, il senso di colpa per i gesti mancati, per le parole non dette, per quello che non ha saputo comprendere in tempo?
Anne de Quémeneur, vedova Le Floch, scruta l’orizzonte, quel mare che, per un piccolo borgo di pescatori in Bretagna, è l’estremo giudice della vita e della morte, un giudice ancora più minaccioso e spietato in tempi di guerra. Dopo la resa dei tedeschi, nel 1945, non si combatte più, i soldati nemici hanno abbandonato il paese, ma le ferite che hanno lasciato dietro di sé, nelle vite di uomini, donne e bambini, bruciano ancora.
Anne ha perso Yvon, suo marito, e ha lottato insieme al figlio Louis, prima per sopravvivere, poi per ricominciare. Con un nuovo matrimonio, più agiato e confortevole del precedente, consacrato dalla nascita di altri figli, Gabriel e Jeanne, adorati. Fino a che, in un giorno d’aprile, Louis scompare senza una parola. Imbarcato, chissà per dove, e per quanto tempo.
Anne non smette di guardare la fine del cielo, di sperare, di progettare una festa per il suo ritorno. Mentre ogni giorno si affanna per non far mancare niente al marito Étienne e ai bambini, il suo cuore è lontano, la sua solitudine assoluta, il pensiero costantemente rivolto al figlio perduto.
Con *L’attesa* , Gaëlle Josse ci consegna un romanzo toccante, che brilla per la rara umanità dei suoi personaggi. Ci conquista con un indimenticabile ritratto di donna, riservata, generosa, fiera, che incarna la forza antica e instancabile dell’amore materno, capace di fronteggiare tutti i venti e le maree.

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L’ascensione. Dawn of war. Warhammer 40.000: 2

È il quarantunesimo millennio. Da più di cento secoli l’Imperatore Immortale dell’umanità siede sul Trono d’Oro della Terra, dominatore di milioni di mondi, sovrano sanguinario e crudele di miliardi di creature. Ma ormai è solo una misera carcassa tenuta in vita da un’oscura tecnologia, signore di un pianeta che sta per scomparire, la cui sopravvivenza è affidata a un ultimo, esile filo di speranza: le truppe dei sovrumani Marines Spaziali. Solo loro possono garantire la sopravvivenza del genere umano contro le ostili razze aliene, i demoni e le Traditrici Legioni del Caos. Ma per quanto ancora? I Corvi Sanguinari sono impegnati a difendere dalle feroci scorribande aliene uno dei mondi affidati alla loro protezione. La colpa di questi continui assalti, apparentemente, è di un venerabile capo degli Eldar. Ma le apparenze, si sa, ingannano, e toccherà al capitano Angelos scavare fino in fondo nel mistero. Prima che l’intera galassia sia travolta dalla guerra totale… **

È il quarantunesimo millennio. Da più di cento secoli l’Imperatore Immortale dell’umanità siede sul Trono d’Oro della Terra, dominatore di milioni di mondi, sovrano sanguinario e crudele di miliardi di creature. Ma ormai è solo una misera carcassa tenuta in vita da un’oscura tecnologia, signore di un pianeta che sta per scomparire, la cui sopravvivenza è affidata a un ultimo, esile filo di speranza: le truppe dei sovrumani Marines Spaziali. Solo loro possono garantire la sopravvivenza del genere umano contro le ostili razze aliene, i demoni e le Traditrici Legioni del Caos. Ma per quanto ancora? I Corvi Sanguinari sono impegnati a difendere dalle feroci scorribande aliene uno dei mondi affidati alla loro protezione. La colpa di questi continui assalti, apparentemente, è di un venerabile capo degli Eldar. Ma le apparenze, si sa, ingannano, e toccherà al capitano Angelos scavare fino in fondo nel mistero. Prima che l’intera galassia sia travolta dalla guerra totale… **

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L’arte di vivere in difesa

Quando arriva al Westish College, sul lago Michigan, Henry Skrimshander è un ragazzo gracile e spaesato. Ma sul campo da baseball si trasforma e un istinto infallibile lo guida in gesti di una grazia assoluta. La sua è un’intensa storia di formazione sportiva e umana, che si intreccia ai destini di una variegata folla di personaggi: Mike Schwartz, il suo mentore e capitano dal cuore grande e dal futuro incerto, Owen Dunne, il compagno di stanza “gay e mulatto” di cui il rettore Guert Affenlight si scoprirà innamorato all’età di sessant’anni, preda di una marea di emozioni impazzite. E poi la figlia del rettore, l’irrequieta Pella, in fuga da un matrimonio fallito, che torna nella casa paterna in cerca di se stessa e di una seconda occasione. Un grande romanzo, una storia emblematica sull’amicizia, la giovinezza, le ambizioni mal riposte e la fragilità delle passioni e del talento. **
### Sinossi
Quando arriva al Westish College, sul lago Michigan, Henry Skrimshander è un ragazzo gracile e spaesato. Ma sul campo da baseball si trasforma e un istinto infallibile lo guida in gesti di una grazia assoluta. La sua è un’intensa storia di formazione sportiva e umana, che si intreccia ai destini di una variegata folla di personaggi: Mike Schwartz, il suo mentore e capitano dal cuore grande e dal futuro incerto, Owen Dunne, il compagno di stanza “gay e mulatto” di cui il rettore Guert Affenlight si scoprirà innamorato all’età di sessant’anni, preda di una marea di emozioni impazzite. E poi la figlia del rettore, l’irrequieta Pella, in fuga da un matrimonio fallito, che torna nella casa paterna in cerca di se stessa e di una seconda occasione. Un grande romanzo, una storia emblematica sull’amicizia, la giovinezza, le ambizioni mal riposte e la fragilità delle passioni e del talento.

Quando arriva al Westish College, sul lago Michigan, Henry Skrimshander è un ragazzo gracile e spaesato. Ma sul campo da baseball si trasforma e un istinto infallibile lo guida in gesti di una grazia assoluta. La sua è un’intensa storia di formazione sportiva e umana, che si intreccia ai destini di una variegata folla di personaggi: Mike Schwartz, il suo mentore e capitano dal cuore grande e dal futuro incerto, Owen Dunne, il compagno di stanza “gay e mulatto” di cui il rettore Guert Affenlight si scoprirà innamorato all’età di sessant’anni, preda di una marea di emozioni impazzite. E poi la figlia del rettore, l’irrequieta Pella, in fuga da un matrimonio fallito, che torna nella casa paterna in cerca di se stessa e di una seconda occasione. Un grande romanzo, una storia emblematica sull’amicizia, la giovinezza, le ambizioni mal riposte e la fragilità delle passioni e del talento. **
### Sinossi
Quando arriva al Westish College, sul lago Michigan, Henry Skrimshander è un ragazzo gracile e spaesato. Ma sul campo da baseball si trasforma e un istinto infallibile lo guida in gesti di una grazia assoluta. La sua è un’intensa storia di formazione sportiva e umana, che si intreccia ai destini di una variegata folla di personaggi: Mike Schwartz, il suo mentore e capitano dal cuore grande e dal futuro incerto, Owen Dunne, il compagno di stanza “gay e mulatto” di cui il rettore Guert Affenlight si scoprirà innamorato all’età di sessant’anni, preda di una marea di emozioni impazzite. E poi la figlia del rettore, l’irrequieta Pella, in fuga da un matrimonio fallito, che torna nella casa paterna in cerca di se stessa e di una seconda occasione. Un grande romanzo, una storia emblematica sull’amicizia, la giovinezza, le ambizioni mal riposte e la fragilità delle passioni e del talento.

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L’Arte di Far Debiti

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RAGIONE DELLʼOPERA
Io, Roboamo Puffista, barone senza stemma, cavaliere di tutte le industrie, gran croce dellʼordine dei Nullatenenti, dottore di scienza occulta, nato a Londra, battezzato a Parigi, educato a Costantinopoli, assente da tutte le città del globo e inquilino perpetuo della ignota dimora;
Trovandomi oggimai ridotto allʼestrema passo della vita, e sapendo per certi dati di dover tirare lʼultimo fiato innanzi alla scadenza delle mie ottocento ventiquattro cambiali girovaghe, firmate per la massima parte con nomi di fantasia; Non possedendo, pel momento, altri fondi per soddisfare a miei impegni cambiarii che quattro marche da giuoco e dodici bottoni del mio quondam cappotto da guarnazionale;
E volendo, dʼaltra, parte, chiudere gli occhi senza rimorsi, e lasciare, in mancanza di altri capitali, un nome onorato e benedetto, sicchè la maggioranza della umanità mi protegga, dopo morte, dalla malevolenza e dalla calunnia dei miei vili creditori, i quali, come risulta dalle recenti statistiche della popolazione del globo, non cessano di rappresentare una minoranza impercettibile:
Ho risoluto, come risolvo, di tramandare ai posteri un breve opuscolo che si intitola lʼArte di far Debiti, già ideato a Parigi nei miei primi ozii di Clichy, abbozzato a Milano durante la mia involontaria permanenza in un piccolo appartamento della via di SantʼAntonio, e ridotto a purgata lezione in questi ultimi giorni di domicilio coatto impostomi dalla malattia.
Questo opuscolo è la sintesi di tutta la mia vita, il riepilogo di tutte la mie grandi esperienze; è un immenso patrimonio che io trasmetto alla umanità tutta intera—Quandʼanche i miei creditori (gente di dura cervice!) non volessero, o fingessero di non riconoscere lʼimportanza del mio libro,—io mi tengo certo che la parte meno pregiudicata dal mio sistema economico gli farà buon viso.
Io muoio in unʼepoca di grande progresso—io scomparisco, dal mondo mentre è già prossima la maturità dei tempi, in cui lʼuniverso non rappresenterà che una immensa gabbia di… debitori.
La sentenza è paradossale—ma io tengo per fermo che fra una diecina dʼanni, la specie dei creditori avrà cessato di esistere, e al mondo non vi saranno che debitori.
Una chiaroveggenza divina irradia lo spirito dei morenti—io leggo nellʼavvenire… io prevedo la grande epoca del deluto universale.
Sulle piazze si erigono delle cataste…. Da quelle cataste….. sporgono dei volti umani… dei ceffi raggrinzati e defformi… dei nasi cogli occhiali… delle bocche immani da usurai che digrignano i denti…
Sapete cosa sono quelle cataste?—sono a milioni di migliaia le cambiali in protesto del genere umano—sono cartelle del debito pubblico, cartelle di prestiti municipali, azioni di strade di ferro e di canali—libri mastri di caffettieri e di sarti—note di brugnoni e di modiste…
Qualcuno ha messo il fuoco a quelle cataste.., Vedete le orribili fiamme! udite le strida feroci!…
Copritevi gli ocelli! turatevi gli orecchi!—è il credito che brucia—sono gli ultimi creditori che spariscono dalla faccia. del mondo…
Frattanto—in attesa che i tempi maturino—vediamo, o puffisti fratelli, di di scongiurare, per quanto è da noi, le calamità presenti.
Questo libricciuolo, che ben a ragione potrebbe intitolarsi il libro dʼoro, in quanto esso insegni a cavar il prezioso minerale da quella silice dura che è il credito moderno, incontrerà senza dubbio lʼuniversale favore e raccomanderà il mio nome alla perpetua riconoscenza dei posteri.
Dopo ciò lettori puffisti, non mi resta che ad invocare il genio del puff e pregarlo acciò vi tenga sempre nella sua santa custodia.
To be continue in this ebook………………………………………………………………………. **
### Sinossi
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RAGIONE DELLʼOPERA
Io, Roboamo Puffista, barone senza stemma, cavaliere di tutte le industrie, gran croce dellʼordine dei Nullatenenti, dottore di scienza occulta, nato a Londra, battezzato a Parigi, educato a Costantinopoli, assente da tutte le città del globo e inquilino perpetuo della ignota dimora;
Trovandomi oggimai ridotto allʼestrema passo della vita, e sapendo per certi dati di dover tirare lʼultimo fiato innanzi alla scadenza delle mie ottocento ventiquattro cambiali girovaghe, firmate per la massima parte con nomi di fantasia; Non possedendo, pel momento, altri fondi per soddisfare a miei impegni cambiarii che quattro marche da giuoco e dodici bottoni del mio quondam cappotto da guarnazionale;
E volendo, dʼaltra, parte, chiudere gli occhi senza rimorsi, e lasciare, in mancanza di altri capitali, un nome onorato e benedetto, sicchè la maggioranza della umanità mi protegga, dopo morte, dalla malevolenza e dalla calunnia dei miei vili creditori, i quali, come risulta dalle recenti statistiche della popolazione del globo, non cessano di rappresentare una minoranza impercettibile:
Ho risoluto, come risolvo, di tramandare ai posteri un breve opuscolo che si intitola lʼArte di far Debiti, già ideato a Parigi nei miei primi ozii di Clichy, abbozzato a Milano durante la mia involontaria permanenza in un piccolo appartamento della via di SantʼAntonio, e ridotto a purgata lezione in questi ultimi giorni di domicilio coatto impostomi dalla malattia.
Questo opuscolo è la sintesi di tutta la mia vita, il riepilogo di tutte la mie grandi esperienze; è un immenso patrimonio che io trasmetto alla umanità tutta intera—Quandʼanche i miei creditori (gente di dura cervice!) non volessero, o fingessero di non riconoscere lʼimportanza del mio libro,—io mi tengo certo che la parte meno pregiudicata dal mio sistema economico gli farà buon viso.
Io muoio in unʼepoca di grande progresso—io scomparisco, dal mondo mentre è già prossima la maturità dei tempi, in cui lʼuniverso non rappresenterà che una immensa gabbia di… debitori.
La sentenza è paradossale—ma io tengo per fermo che fra una diecina dʼanni, la specie dei creditori avrà cessato di esistere, e al mondo non vi saranno che debitori.
Una chiaroveggenza divina irradia lo spirito dei morenti—io leggo nellʼavvenire… io prevedo la grande epoca del deluto universale.
Sulle piazze si erigono delle cataste…. Da quelle cataste….. sporgono dei volti umani… dei ceffi raggrinzati e defformi… dei nasi cogli occhiali… delle bocche immani da usurai che digrignano i denti…
Sapete cosa sono quelle cataste?—sono a milioni di migliaia le cambiali in protesto del genere umano—sono cartelle del debito pubblico, cartelle di prestiti municipali, azioni di strade di ferro e di canali—libri mastri di caffettieri e di sarti—note di brugnoni e di modiste…
Qualcuno ha messo il fuoco a quelle cataste.., Vedete le orribili fiamme! udite le strida feroci!…
Copritevi gli ocelli! turatevi gli orecchi!—è il credito che brucia—sono gli ultimi creditori che spariscono dalla faccia. del mondo…
Frattanto—in attesa che i tempi maturino—vediamo, o puffisti fratelli, di di scongiurare, per quanto è da noi, le calamità presenti.
Questo libricciuolo, che ben a ragione potrebbe intitolarsi il libro dʼoro, in quanto esso insegni a cavar il prezioso minerale da quella silice dura che è il credito moderno, incontrerà senza dubbio lʼuniversale favore e raccomanderà il mio nome alla perpetua riconoscenza dei posteri.
Dopo ciò lettori puffisti, non mi resta che ad invocare il genio del puff e pregarlo acciò vi tenga sempre nella sua santa custodia.
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RAGIONE DELLʼOPERA
Io, Roboamo Puffista, barone senza stemma, cavaliere di tutte le industrie, gran croce dellʼordine dei Nullatenenti, dottore di scienza occulta, nato a Londra, battezzato a Parigi, educato a Costantinopoli, assente da tutte le città del globo e inquilino perpetuo della ignota dimora;
Trovandomi oggimai ridotto allʼestrema passo della vita, e sapendo per certi dati di dover tirare lʼultimo fiato innanzi alla scadenza delle mie ottocento ventiquattro cambiali girovaghe, firmate per la massima parte con nomi di fantasia; Non possedendo, pel momento, altri fondi per soddisfare a miei impegni cambiarii che quattro marche da giuoco e dodici bottoni del mio quondam cappotto da guarnazionale;
E volendo, dʼaltra, parte, chiudere gli occhi senza rimorsi, e lasciare, in mancanza di altri capitali, un nome onorato e benedetto, sicchè la maggioranza della umanità mi protegga, dopo morte, dalla malevolenza e dalla calunnia dei miei vili creditori, i quali, come risulta dalle recenti statistiche della popolazione del globo, non cessano di rappresentare una minoranza impercettibile:
Ho risoluto, come risolvo, di tramandare ai posteri un breve opuscolo che si intitola lʼArte di far Debiti, già ideato a Parigi nei miei primi ozii di Clichy, abbozzato a Milano durante la mia involontaria permanenza in un piccolo appartamento della via di SantʼAntonio, e ridotto a purgata lezione in questi ultimi giorni di domicilio coatto impostomi dalla malattia.
Questo opuscolo è la sintesi di tutta la mia vita, il riepilogo di tutte la mie grandi esperienze; è un immenso patrimonio che io trasmetto alla umanità tutta intera—Quandʼanche i miei creditori (gente di dura cervice!) non volessero, o fingessero di non riconoscere lʼimportanza del mio libro,—io mi tengo certo che la parte meno pregiudicata dal mio sistema economico gli farà buon viso.
Io muoio in unʼepoca di grande progresso—io scomparisco, dal mondo mentre è già prossima la maturità dei tempi, in cui lʼuniverso non rappresenterà che una immensa gabbia di… debitori.
La sentenza è paradossale—ma io tengo per fermo che fra una diecina dʼanni, la specie dei creditori avrà cessato di esistere, e al mondo non vi saranno che debitori.
Una chiaroveggenza divina irradia lo spirito dei morenti—io leggo nellʼavvenire… io prevedo la grande epoca del deluto universale.
Sulle piazze si erigono delle cataste…. Da quelle cataste….. sporgono dei volti umani… dei ceffi raggrinzati e defformi… dei nasi cogli occhiali… delle bocche immani da usurai che digrignano i denti…
Sapete cosa sono quelle cataste?—sono a milioni di migliaia le cambiali in protesto del genere umano—sono cartelle del debito pubblico, cartelle di prestiti municipali, azioni di strade di ferro e di canali—libri mastri di caffettieri e di sarti—note di brugnoni e di modiste…
Qualcuno ha messo il fuoco a quelle cataste.., Vedete le orribili fiamme! udite le strida feroci!…
Copritevi gli ocelli! turatevi gli orecchi!—è il credito che brucia—sono gli ultimi creditori che spariscono dalla faccia. del mondo…
Frattanto—in attesa che i tempi maturino—vediamo, o puffisti fratelli, di di scongiurare, per quanto è da noi, le calamità presenti.
Questo libricciuolo, che ben a ragione potrebbe intitolarsi il libro dʼoro, in quanto esso insegni a cavar il prezioso minerale da quella silice dura che è il credito moderno, incontrerà senza dubbio lʼuniversale favore e raccomanderà il mio nome alla perpetua riconoscenza dei posteri.
Dopo ciò lettori puffisti, non mi resta che ad invocare il genio del puff e pregarlo acciò vi tenga sempre nella sua santa custodia.
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RAGIONE DELLʼOPERA
Io, Roboamo Puffista, barone senza stemma, cavaliere di tutte le industrie, gran croce dellʼordine dei Nullatenenti, dottore di scienza occulta, nato a Londra, battezzato a Parigi, educato a Costantinopoli, assente da tutte le città del globo e inquilino perpetuo della ignota dimora;
Trovandomi oggimai ridotto allʼestrema passo della vita, e sapendo per certi dati di dover tirare lʼultimo fiato innanzi alla scadenza delle mie ottocento ventiquattro cambiali girovaghe, firmate per la massima parte con nomi di fantasia; Non possedendo, pel momento, altri fondi per soddisfare a miei impegni cambiarii che quattro marche da giuoco e dodici bottoni del mio quondam cappotto da guarnazionale;
E volendo, dʼaltra, parte, chiudere gli occhi senza rimorsi, e lasciare, in mancanza di altri capitali, un nome onorato e benedetto, sicchè la maggioranza della umanità mi protegga, dopo morte, dalla malevolenza e dalla calunnia dei miei vili creditori, i quali, come risulta dalle recenti statistiche della popolazione del globo, non cessano di rappresentare una minoranza impercettibile:
Ho risoluto, come risolvo, di tramandare ai posteri un breve opuscolo che si intitola lʼArte di far Debiti, già ideato a Parigi nei miei primi ozii di Clichy, abbozzato a Milano durante la mia involontaria permanenza in un piccolo appartamento della via di SantʼAntonio, e ridotto a purgata lezione in questi ultimi giorni di domicilio coatto impostomi dalla malattia.
Questo opuscolo è la sintesi di tutta la mia vita, il riepilogo di tutte la mie grandi esperienze; è un immenso patrimonio che io trasmetto alla umanità tutta intera—Quandʼanche i miei creditori (gente di dura cervice!) non volessero, o fingessero di non riconoscere lʼimportanza del mio libro,—io mi tengo certo che la parte meno pregiudicata dal mio sistema economico gli farà buon viso.
Io muoio in unʼepoca di grande progresso—io scomparisco, dal mondo mentre è già prossima la maturità dei tempi, in cui lʼuniverso non rappresenterà che una immensa gabbia di… debitori.
La sentenza è paradossale—ma io tengo per fermo che fra una diecina dʼanni, la specie dei creditori avrà cessato di esistere, e al mondo non vi saranno che debitori.
Una chiaroveggenza divina irradia lo spirito dei morenti—io leggo nellʼavvenire… io prevedo la grande epoca del deluto universale.
Sulle piazze si erigono delle cataste…. Da quelle cataste….. sporgono dei volti umani… dei ceffi raggrinzati e defformi… dei nasi cogli occhiali… delle bocche immani da usurai che digrignano i denti…
Sapete cosa sono quelle cataste?—sono a milioni di migliaia le cambiali in protesto del genere umano—sono cartelle del debito pubblico, cartelle di prestiti municipali, azioni di strade di ferro e di canali—libri mastri di caffettieri e di sarti—note di brugnoni e di modiste…
Qualcuno ha messo il fuoco a quelle cataste.., Vedete le orribili fiamme! udite le strida feroci!…
Copritevi gli ocelli! turatevi gli orecchi!—è il credito che brucia—sono gli ultimi creditori che spariscono dalla faccia. del mondo…
Frattanto—in attesa che i tempi maturino—vediamo, o puffisti fratelli, di di scongiurare, per quanto è da noi, le calamità presenti.
Questo libricciuolo, che ben a ragione potrebbe intitolarsi il libro dʼoro, in quanto esso insegni a cavar il prezioso minerale da quella silice dura che è il credito moderno, incontrerà senza dubbio lʼuniversale favore e raccomanderà il mio nome alla perpetua riconoscenza dei posteri.
Dopo ciò lettori puffisti, non mi resta che ad invocare il genio del puff e pregarlo acciò vi tenga sempre nella sua santa custodia.
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L’Anima Del Maiale

« *Anedonia: è il primo termine che andai a cercare per darmi una spiegazione di quella nube tossica che mi aveva catturato. A livello emotivo una massiccia campana di vetro si era piazzata tra me e il mondo esterno: mi sentivo un mostro, un robot, uno che avrebbe potuto mangiarti, in preda a un nodo in gola che avrebbe solo voluto vomitare, estirpare, strapparsi di dosso.* »
Per **Federico Vespa** , classe 1979, la vita sembra in discesa: il padre è un celebre giornalista, la madre un importante magistrato. Cresce nella Roma bene, Federico, ma ha una sensibilità particolare. Vive con disagio l’euforia spensierata degli anni ’80 e ’90: a ben guardare, non è tanto meglio del fervore e della violenza degli Anni di Piombo. Sente sulla pelle le derive del consumismo sfrenato, delle relazioni facili ed effimere, del precariato lavorativo e umano, dell’antipolitica che sfocia poi nel populismo. Da esponente dell’ultima generazione analogica partecipa con sgomento, più che curiosità, all’avvento di Internet e dei social.
Mentre l’Italia cambia, declina e implode, Federico scopre i tormenti e le incostanze dell’amore, muove qualche passo in politica, segue il calcio con trasporto, inizia con buon successo la carriera di giornalista radiofonico. Ma c’è un buco nero, un nodo in gola, un senso di vuoto. Il male oscuro della depressione. I farmaci. Le incomprensioni con la famiglia. La sensazione che niente conti davvero, che niente possa distoglierlo dal suo torpore affettivo. L’appuntamento fisso con il bourbon, perché il demone dell’alcol «costa meno dell’analista».
*L’anima del maiale* è un autoritratto senza reticenze e senza imbarazzi, sul cui sfondo possiamo leggere il paradossale disagio di una generazione intera, ingannata proprio da quei privilegi che avrebbero dovuto renderla felice. Non c’è una morale, nella storia personale di Federico Vespa. O forse c’è: a volte il disincanto e la chiusura in se stessi sono l’unico antidoto a una società vuota e isterica, che ha perso ogni punto di riferimento. **
### Sinossi
« *Anedonia: è il primo termine che andai a cercare per darmi una spiegazione di quella nube tossica che mi aveva catturato. A livello emotivo una massiccia campana di vetro si era piazzata tra me e il mondo esterno: mi sentivo un mostro, un robot, uno che avrebbe potuto mangiarti, in preda a un nodo in gola che avrebbe solo voluto vomitare, estirpare, strapparsi di dosso.* »
Per **Federico Vespa** , classe 1979, la vita sembra in discesa: il padre è un celebre giornalista, la madre un importante magistrato. Cresce nella Roma bene, Federico, ma ha una sensibilità particolare. Vive con disagio l’euforia spensierata degli anni ’80 e ’90: a ben guardare, non è tanto meglio del fervore e della violenza degli Anni di Piombo. Sente sulla pelle le derive del consumismo sfrenato, delle relazioni facili ed effimere, del precariato lavorativo e umano, dell’antipolitica che sfocia poi nel populismo. Da esponente dell’ultima generazione analogica partecipa con sgomento, più che curiosità, all’avvento di Internet e dei social.
Mentre l’Italia cambia, declina e implode, Federico scopre i tormenti e le incostanze dell’amore, muove qualche passo in politica, segue il calcio con trasporto, inizia con buon successo la carriera di giornalista radiofonico. Ma c’è un buco nero, un nodo in gola, un senso di vuoto. Il male oscuro della depressione. I farmaci. Le incomprensioni con la famiglia. La sensazione che niente conti davvero, che niente possa distoglierlo dal suo torpore affettivo. L’appuntamento fisso con il bourbon, perché il demone dell’alcol «costa meno dell’analista».
*L’anima del maiale* è un autoritratto senza reticenze e senza imbarazzi, sul cui sfondo possiamo leggere il paradossale disagio di una generazione intera, ingannata proprio da quei privilegi che avrebbero dovuto renderla felice. Non c’è una morale, nella storia personale di Federico Vespa. O forse c’è: a volte il disincanto e la chiusura in se stessi sono l’unico antidoto a una società vuota e isterica, che ha perso ogni punto di riferimento.
### Dalla seconda/terza di copertina
Nato a Roma nel 1979, è il primogenito del celebre giornalista e scrittore Bruno e di Augusta Iannini, magistrato. Laureatosi in Giurisprudenza nel 2005, dopo una breve esperienza nell’emittente romana Radio Spazio Aperto inizia a collaborare con RTL 102.5, occupandosi di sport e poi passando al lavoro di redazione giornalistica e conduzione radiofonica. Ha collaborato a lungo con il quotidiano Il

« *Anedonia: è il primo termine che andai a cercare per darmi una spiegazione di quella nube tossica che mi aveva catturato. A livello emotivo una massiccia campana di vetro si era piazzata tra me e il mondo esterno: mi sentivo un mostro, un robot, uno che avrebbe potuto mangiarti, in preda a un nodo in gola che avrebbe solo voluto vomitare, estirpare, strapparsi di dosso.* »
Per **Federico Vespa** , classe 1979, la vita sembra in discesa: il padre è un celebre giornalista, la madre un importante magistrato. Cresce nella Roma bene, Federico, ma ha una sensibilità particolare. Vive con disagio l’euforia spensierata degli anni ’80 e ’90: a ben guardare, non è tanto meglio del fervore e della violenza degli Anni di Piombo. Sente sulla pelle le derive del consumismo sfrenato, delle relazioni facili ed effimere, del precariato lavorativo e umano, dell’antipolitica che sfocia poi nel populismo. Da esponente dell’ultima generazione analogica partecipa con sgomento, più che curiosità, all’avvento di Internet e dei social.
Mentre l’Italia cambia, declina e implode, Federico scopre i tormenti e le incostanze dell’amore, muove qualche passo in politica, segue il calcio con trasporto, inizia con buon successo la carriera di giornalista radiofonico. Ma c’è un buco nero, un nodo in gola, un senso di vuoto. Il male oscuro della depressione. I farmaci. Le incomprensioni con la famiglia. La sensazione che niente conti davvero, che niente possa distoglierlo dal suo torpore affettivo. L’appuntamento fisso con il bourbon, perché il demone dell’alcol «costa meno dell’analista».
*L’anima del maiale* è un autoritratto senza reticenze e senza imbarazzi, sul cui sfondo possiamo leggere il paradossale disagio di una generazione intera, ingannata proprio da quei privilegi che avrebbero dovuto renderla felice. Non c’è una morale, nella storia personale di Federico Vespa. O forse c’è: a volte il disincanto e la chiusura in se stessi sono l’unico antidoto a una società vuota e isterica, che ha perso ogni punto di riferimento. **
### Sinossi
« *Anedonia: è il primo termine che andai a cercare per darmi una spiegazione di quella nube tossica che mi aveva catturato. A livello emotivo una massiccia campana di vetro si era piazzata tra me e il mondo esterno: mi sentivo un mostro, un robot, uno che avrebbe potuto mangiarti, in preda a un nodo in gola che avrebbe solo voluto vomitare, estirpare, strapparsi di dosso.* »
Per **Federico Vespa** , classe 1979, la vita sembra in discesa: il padre è un celebre giornalista, la madre un importante magistrato. Cresce nella Roma bene, Federico, ma ha una sensibilità particolare. Vive con disagio l’euforia spensierata degli anni ’80 e ’90: a ben guardare, non è tanto meglio del fervore e della violenza degli Anni di Piombo. Sente sulla pelle le derive del consumismo sfrenato, delle relazioni facili ed effimere, del precariato lavorativo e umano, dell’antipolitica che sfocia poi nel populismo. Da esponente dell’ultima generazione analogica partecipa con sgomento, più che curiosità, all’avvento di Internet e dei social.
Mentre l’Italia cambia, declina e implode, Federico scopre i tormenti e le incostanze dell’amore, muove qualche passo in politica, segue il calcio con trasporto, inizia con buon successo la carriera di giornalista radiofonico. Ma c’è un buco nero, un nodo in gola, un senso di vuoto. Il male oscuro della depressione. I farmaci. Le incomprensioni con la famiglia. La sensazione che niente conti davvero, che niente possa distoglierlo dal suo torpore affettivo. L’appuntamento fisso con il bourbon, perché il demone dell’alcol «costa meno dell’analista».
*L’anima del maiale* è un autoritratto senza reticenze e senza imbarazzi, sul cui sfondo possiamo leggere il paradossale disagio di una generazione intera, ingannata proprio da quei privilegi che avrebbero dovuto renderla felice. Non c’è una morale, nella storia personale di Federico Vespa. O forse c’è: a volte il disincanto e la chiusura in se stessi sono l’unico antidoto a una società vuota e isterica, che ha perso ogni punto di riferimento.
### Dalla seconda/terza di copertina
Nato a Roma nel 1979, è il primogenito del celebre giornalista e scrittore Bruno e di Augusta Iannini, magistrato. Laureatosi in Giurisprudenza nel 2005, dopo una breve esperienza nell’emittente romana Radio Spazio Aperto inizia a collaborare con RTL 102.5, occupandosi di sport e poi passando al lavoro di redazione giornalistica e conduzione radiofonica. Ha collaborato a lungo con il quotidiano Il

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L’amico immaginario

**Il nuovo romanzo-evento dopo il successo mondiale di *Noi siamo infinito*.**
« *Possiamo divorare la paura, oppure lasciare che sia lei a divorare noi.* »
Mill Grove è una tranquilla e isolata cittadina della Pennsylvania: solo una strada per arrivare, solo una per andarsene. A Kate Reese sembra il luogo ideale per fuggire da un compagno violento, far perdere le proprie tracce e ricominciare una nuova vita. Lo deve al suo bambino, Christopher, che ha solo sette anni ma sa già quanto il mondo dei grandi possa far male. In quella nuova casa, tutto sembra andare a meraviglia: Christopher incontra nuovi amici, Kate trova un nuovo lavoro. Ma poi, all’improvviso, Christopher scompare. Per sei lunghissimi giorni, nessuna traccia di lui. Finché, una notte, il bambino riemerge dal bosco di Mission Street, al limitare della piccola città. È illeso, ma profondamente cambiato. Nessuno sembra accorgersene; solo sua madre sospetta qualcosa, perché Christopher, che ha sempre faticato a scuola, di punto in bianco prende ottimi voti ed è un vorace lettore. Ma nemmeno lei può immaginare tutta la verità. Christopher ora sente una voce in testa, e vede cose che agli altri sono impercettibili. Conosce i segreti del passato, inghiottiti dal bosco di Mission Street; quelli del presente, celati dietro le facciate rispettabili della città. Conosce il futuro tragico che sta per abbattersi su tutti loro. Non può parlarne a nessuno, nemmeno a sua madre, o lo prenderebbero per pazzo. Ma può e deve compiere la missione che quella voce amica gli detta: costruire una casa nel bosco, prima che arrivi Natale. Altrimenti, per sua madre, i suoi amici e l’intera città, sarà la fine. Dopo avere conquistato e commosso un’intera generazione di lettori con Noi siamo infinito, Stephen Chbosky torna con un romanzo da brivido in cui il delicato passaggio dall’infanzia all’età adulta si compie attraverso una battaglia epica tra Bene e Male. Una storia in cui gli eroi sono coloro che non temono di abbandonarsi al potere dell’immaginazione.

**Il nuovo romanzo-evento dopo il successo mondiale di *Noi siamo infinito*.**
« *Possiamo divorare la paura, oppure lasciare che sia lei a divorare noi.* »
Mill Grove è una tranquilla e isolata cittadina della Pennsylvania: solo una strada per arrivare, solo una per andarsene. A Kate Reese sembra il luogo ideale per fuggire da un compagno violento, far perdere le proprie tracce e ricominciare una nuova vita. Lo deve al suo bambino, Christopher, che ha solo sette anni ma sa già quanto il mondo dei grandi possa far male. In quella nuova casa, tutto sembra andare a meraviglia: Christopher incontra nuovi amici, Kate trova un nuovo lavoro. Ma poi, all’improvviso, Christopher scompare. Per sei lunghissimi giorni, nessuna traccia di lui. Finché, una notte, il bambino riemerge dal bosco di Mission Street, al limitare della piccola città. È illeso, ma profondamente cambiato. Nessuno sembra accorgersene; solo sua madre sospetta qualcosa, perché Christopher, che ha sempre faticato a scuola, di punto in bianco prende ottimi voti ed è un vorace lettore. Ma nemmeno lei può immaginare tutta la verità. Christopher ora sente una voce in testa, e vede cose che agli altri sono impercettibili. Conosce i segreti del passato, inghiottiti dal bosco di Mission Street; quelli del presente, celati dietro le facciate rispettabili della città. Conosce il futuro tragico che sta per abbattersi su tutti loro. Non può parlarne a nessuno, nemmeno a sua madre, o lo prenderebbero per pazzo. Ma può e deve compiere la missione che quella voce amica gli detta: costruire una casa nel bosco, prima che arrivi Natale. Altrimenti, per sua madre, i suoi amici e l’intera città, sarà la fine. Dopo avere conquistato e commosso un’intera generazione di lettori con Noi siamo infinito, Stephen Chbosky torna con un romanzo da brivido in cui il delicato passaggio dall’infanzia all’età adulta si compie attraverso una battaglia epica tra Bene e Male. Una storia in cui gli eroi sono coloro che non temono di abbandonarsi al potere dell’immaginazione.

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L’Amante Dello Scozzese

**Gli incontenibili Highlander** 1
*Inghilterra, inizi ‘800*
Amelia-Rose Baxter non è disposta a cambiare solo per contrarre un buon matrimonio che le faccia guadagnare un titolo. Ha deciso che sposerà l’uomo che apprezzerà non solo il suo aspetto, ma anche il suo cervello. Per questo rifiuta il primogenito dei MacTaggert, a favore di Niall, un altro membro della famiglia, che dimostra di apprezzare il suo spirito libero. L’attrazione fra Amelia e Niall è da subito molto forte e presto i due diventano amanti. Una serie di ostacoli, però, si frappone tra loro e il desiderio che li spinge a una vita insieme. Il primo tra questi è che l’uomo ha il saldo proposito di passare gran parte del proprio tempo nelle Highlands… e dovrà convincere la giovane londinese a seguirlo!

**Gli incontenibili Highlander** 1
*Inghilterra, inizi ‘800*
Amelia-Rose Baxter non è disposta a cambiare solo per contrarre un buon matrimonio che le faccia guadagnare un titolo. Ha deciso che sposerà l’uomo che apprezzerà non solo il suo aspetto, ma anche il suo cervello. Per questo rifiuta il primogenito dei MacTaggert, a favore di Niall, un altro membro della famiglia, che dimostra di apprezzare il suo spirito libero. L’attrazione fra Amelia e Niall è da subito molto forte e presto i due diventano amanti. Una serie di ostacoli, però, si frappone tra loro e il desiderio che li spinge a una vita insieme. Il primo tra questi è che l’uomo ha il saldo proposito di passare gran parte del proprio tempo nelle Highlands… e dovrà convincere la giovane londinese a seguirlo!

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L’ALTRA FACCIA DELL’AMORE

A Berlino, nel 1936, due cugini – lei tedesca, lui americano e per di più ebreo per metà – si innamorano perdutamente, ma sulla loro storia si addensano le ombre del furore antisemita dei nazisti e della guerra ormai imminente. Tuttavia, la situazione non è difficile solo per i due giovani: anche a Londra, dove ha sede la casa madre della fiorente impresa di famiglia, gli eventi stanno precipitando, minacciando sentimenti, affetti, rapporti che parevano saldi. Una superba saga, ricca di pathos, azione e personaggi indimenticabili.

A Berlino, nel 1936, due cugini – lei tedesca, lui americano e per di più ebreo per metà – si innamorano perdutamente, ma sulla loro storia si addensano le ombre del furore antisemita dei nazisti e della guerra ormai imminente. Tuttavia, la situazione non è difficile solo per i due giovani: anche a Londra, dove ha sede la casa madre della fiorente impresa di famiglia, gli eventi stanno precipitando, minacciando sentimenti, affetti, rapporti che parevano saldi. Una superba saga, ricca di pathos, azione e personaggi indimenticabili.

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L’alchimista delle stelle. Volume 1: I morti contro i vivi

Nota: prima parte di “The Neutronium Alchemist 1: Consolidation “, la seconda è in “[L’alchimista delle stelle 2 – Il nemico](https://www.goodreads.com/book/show/15784667.L_alchimista_delle_stelle_2___Il_nemico “L’alchimista delle stelle 2 – Il nemico”)”
C’è davvero bisogno di un’arma di distruzione totale, nella galassia sconvolta dalla guerra? Molti pensano di no, ma l’ombra dell’Alchimista – la micidiale invenzione della dottoressa Alkad Mzu – si proietta minacciosa sulla Confederazione, stretta in una lotta senza precedenti. L’invasione del continuum da parte di una forza capace di resuscitare i morti e impossessarsi dei vivi minaccia centinaia di sistemi stellari: è un orrore antichissimo che i terrestri e le altre razze della galassia si troveranno ad affrontare in uno scontro epico, di proporzioni titaniche.
Copertina di Pierluigi Longo

Nota: prima parte di “The Neutronium Alchemist 1: Consolidation “, la seconda è in “[L’alchimista delle stelle 2 – Il nemico](https://www.goodreads.com/book/show/15784667.L_alchimista_delle_stelle_2___Il_nemico “L’alchimista delle stelle 2 – Il nemico”)”
C’è davvero bisogno di un’arma di distruzione totale, nella galassia sconvolta dalla guerra? Molti pensano di no, ma l’ombra dell’Alchimista – la micidiale invenzione della dottoressa Alkad Mzu – si proietta minacciosa sulla Confederazione, stretta in una lotta senza precedenti. L’invasione del continuum da parte di una forza capace di resuscitare i morti e impossessarsi dei vivi minaccia centinaia di sistemi stellari: è un orrore antichissimo che i terrestri e le altre razze della galassia si troveranno ad affrontare in uno scontro epico, di proporzioni titaniche.
Copertina di Pierluigi Longo

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L’Albero Della Morte

Germana si alzò in fretta, buttò il libro sul tavolo e si avvicinò alla finestra spalancata per vedere che cosa andava accadendo in piazza Fòro Trajano, di dove saliva uno schiamazzare di voci iraconde, sopraffacenti il rumore delle tramvie che a tutta corsa arrivavano da opposte parti e scomparivano con fragore, l’una per via Alessandrina, l’altra verso piazza Venezia. Un gruppo di persone gesticolava fra le rotaie dei binari, una vecchia signora obesa urlava, agitando nelle mani guantate di nero un grosso mazzo di fiori; una bicicletta giaceva al suolo spezzata e il giovane ciclista, tumido in volto, mostrava in giro la canestra vuota e indicava i panini rotolati fra la polvere, forse per ispiegare ch’egli pedalava, tenendo in ispalla una cesta ricolma, quando il cagnolino della signora gli si era cacciato fra le ruote della bicicletta, facendolo ruzzolare e rimanendo schiacciato… **
### Sinossi
Germana si alzò in fretta, buttò il libro sul tavolo e si avvicinò alla finestra spalancata per vedere che cosa andava accadendo in piazza Fòro Trajano, di dove saliva uno schiamazzare di voci iraconde, sopraffacenti il rumore delle tramvie che a tutta corsa arrivavano da opposte parti e scomparivano con fragore, l’una per via Alessandrina, l’altra verso piazza Venezia. Un gruppo di persone gesticolava fra le rotaie dei binari, una vecchia signora obesa urlava, agitando nelle mani guantate di nero un grosso mazzo di fiori; una bicicletta giaceva al suolo spezzata e il giovane ciclista, tumido in volto, mostrava in giro la canestra vuota e indicava i panini rotolati fra la polvere, forse per ispiegare ch’egli pedalava, tenendo in ispalla una cesta ricolma, quando il cagnolino della signora gli si era cacciato fra le ruote della bicicletta, facendolo ruzzolare e rimanendo schiacciato…

Germana si alzò in fretta, buttò il libro sul tavolo e si avvicinò alla finestra spalancata per vedere che cosa andava accadendo in piazza Fòro Trajano, di dove saliva uno schiamazzare di voci iraconde, sopraffacenti il rumore delle tramvie che a tutta corsa arrivavano da opposte parti e scomparivano con fragore, l’una per via Alessandrina, l’altra verso piazza Venezia. Un gruppo di persone gesticolava fra le rotaie dei binari, una vecchia signora obesa urlava, agitando nelle mani guantate di nero un grosso mazzo di fiori; una bicicletta giaceva al suolo spezzata e il giovane ciclista, tumido in volto, mostrava in giro la canestra vuota e indicava i panini rotolati fra la polvere, forse per ispiegare ch’egli pedalava, tenendo in ispalla una cesta ricolma, quando il cagnolino della signora gli si era cacciato fra le ruote della bicicletta, facendolo ruzzolare e rimanendo schiacciato… **
### Sinossi
Germana si alzò in fretta, buttò il libro sul tavolo e si avvicinò alla finestra spalancata per vedere che cosa andava accadendo in piazza Fòro Trajano, di dove saliva uno schiamazzare di voci iraconde, sopraffacenti il rumore delle tramvie che a tutta corsa arrivavano da opposte parti e scomparivano con fragore, l’una per via Alessandrina, l’altra verso piazza Venezia. Un gruppo di persone gesticolava fra le rotaie dei binari, una vecchia signora obesa urlava, agitando nelle mani guantate di nero un grosso mazzo di fiori; una bicicletta giaceva al suolo spezzata e il giovane ciclista, tumido in volto, mostrava in giro la canestra vuota e indicava i panini rotolati fra la polvere, forse per ispiegare ch’egli pedalava, tenendo in ispalla una cesta ricolma, quando il cagnolino della signora gli si era cacciato fra le ruote della bicicletta, facendolo ruzzolare e rimanendo schiacciato…

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L’alba di Darkover

Questa è la prima di una serie di antologie che Marion Zimmer Bradley ha curato per arricchire l’universo della Saga di Darkover. MZB ha scelto e rivisto ogni anno un gruppo di racconti che potevano completare le storie e i personaggi che stava delineando. Questo primo titolo raccoglie diciannove racconti dedicati alle origini di Darkover.

Questa è la prima di una serie di antologie che Marion Zimmer Bradley ha curato per arricchire l’universo della Saga di Darkover. MZB ha scelto e rivisto ogni anno un gruppo di racconti che potevano completare le storie e i personaggi che stava delineando. Questo primo titolo raccoglie diciannove racconti dedicati alle origini di Darkover.

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L’Alba Dell’era Solare: La Fine Del Riscaldamento Globale E Della Paura

Il libro analizza gli effetti del Cambiamento Climatico e l’approccio al tema da parte della comunità internazionale di scienziati, economisti e politici a partire dagli anni Settanta con una documentazione approfondita. Si sofferma sulle principali energie alternative utilizzabili in contrapposizione alla dipendenza dal petrolio che è attualmente ancora la principale fonte di energia. Si punta l’attenzione anche sulle conseguenze del Cambiamento Climatico in termini di guerre, migrazioni di massa, conflitti per il possesso delle risorse, carestie, epidemie ecc. La soluzione migliore per l’autore sembra essere il solare di cui descrive il funzionamento, i più importanti impianti nel mondo e lo sfruttamento delle biomasse.
L’autore affronta il tema senza la reticenza che generalmente caratterizza le pubblicazioni sull’argomento. L’intenzione è quella di mettere in guardia l’opinione pubblica dai possibili effetti catastrofici degli stili di vita attuali sostenuti dall’economia di mercato, basata sul profitto a prescindere e sullo sfruttamento estremo delle risorse naturali. La minaccia di una catastrofe ambientale tuttavia non sembra essere recepita e manca ancora la volontà per attuare un reale cambiamento, almeno fino a oggi. Il libro illustra le soluzioni tecnologiche studiate a partire dalla metà del secolo scorso, sia quelle efficaci sia quelle «improponibili» e il ruolo decisivo delle scelte dei Governi troppo spesso dettate dall’economia di mercato e da visioni a breve termine. L’autore individua le responsabilità di alcuni scienziati e divulgatori che negano, spesso per interessi personali, la gravità dei fatti e il collegamento fra cambiamenti climatici e attività umane. Tutte le argomentazioni sono documentate con scrupolosa attenzione e possono essere approfondite utilizzando la bibliografia.

Il libro analizza gli effetti del Cambiamento Climatico e l’approccio al tema da parte della comunità internazionale di scienziati, economisti e politici a partire dagli anni Settanta con una documentazione approfondita. Si sofferma sulle principali energie alternative utilizzabili in contrapposizione alla dipendenza dal petrolio che è attualmente ancora la principale fonte di energia. Si punta l’attenzione anche sulle conseguenze del Cambiamento Climatico in termini di guerre, migrazioni di massa, conflitti per il possesso delle risorse, carestie, epidemie ecc. La soluzione migliore per l’autore sembra essere il solare di cui descrive il funzionamento, i più importanti impianti nel mondo e lo sfruttamento delle biomasse.
L’autore affronta il tema senza la reticenza che generalmente caratterizza le pubblicazioni sull’argomento. L’intenzione è quella di mettere in guardia l’opinione pubblica dai possibili effetti catastrofici degli stili di vita attuali sostenuti dall’economia di mercato, basata sul profitto a prescindere e sullo sfruttamento estremo delle risorse naturali. La minaccia di una catastrofe ambientale tuttavia non sembra essere recepita e manca ancora la volontà per attuare un reale cambiamento, almeno fino a oggi. Il libro illustra le soluzioni tecnologiche studiate a partire dalla metà del secolo scorso, sia quelle efficaci sia quelle «improponibili» e il ruolo decisivo delle scelte dei Governi troppo spesso dettate dall’economia di mercato e da visioni a breve termine. L’autore individua le responsabilità di alcuni scienziati e divulgatori che negano, spesso per interessi personali, la gravità dei fatti e il collegamento fra cambiamenti climatici e attività umane. Tutte le argomentazioni sono documentate con scrupolosa attenzione e possono essere approfondite utilizzando la bibliografia.

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L’ uomo senza nome

Amareggiati per aver dovuto abbandonare uno dei loro fidati compagni in una tomba nel deserto, Harald e la sua eterogenea combriccola continuano il viaggio per recuperare il Corno dell’Arcobaleno. È un’impresa tanto ardua quanto eroica, resa ancora più complicata dal fatto che una notte i servitori del Senza Nome rubano la Chiave, l’artefatto in grado di aprire le porte che conducono al terzo livello di Hrad Spein. Fortunatamente Harald e gli altri riescono a localizzare la Chiave nel palazzo del conte Balistan Pargaid, servitore del Maestro, e Miralissa, l’affascinante principessa elfica, concepisce un ardito piano per recuperarla. Ma i servitori del Maestro e le insidie del Senza Nome continuano a frapporre mille ostacoli tra loro e il Como: dovranno lottare ancora contro inimmaginabili tradimenti, dolorose perdite ed esseri dai pericolosi e arcani poteri prima di riuscire a eludere i temibili nemici che si sono messi sulle loro tracce, e completare così la missione che salverà la loro amata terra da colui che è conosciuto come il Senza Nome…

Amareggiati per aver dovuto abbandonare uno dei loro fidati compagni in una tomba nel deserto, Harald e la sua eterogenea combriccola continuano il viaggio per recuperare il Corno dell’Arcobaleno. È un’impresa tanto ardua quanto eroica, resa ancora più complicata dal fatto che una notte i servitori del Senza Nome rubano la Chiave, l’artefatto in grado di aprire le porte che conducono al terzo livello di Hrad Spein. Fortunatamente Harald e gli altri riescono a localizzare la Chiave nel palazzo del conte Balistan Pargaid, servitore del Maestro, e Miralissa, l’affascinante principessa elfica, concepisce un ardito piano per recuperarla. Ma i servitori del Maestro e le insidie del Senza Nome continuano a frapporre mille ostacoli tra loro e il Como: dovranno lottare ancora contro inimmaginabili tradimenti, dolorose perdite ed esseri dai pericolosi e arcani poteri prima di riuscire a eludere i temibili nemici che si sono messi sulle loro tracce, e completare così la missione che salverà la loro amata terra da colui che è conosciuto come il Senza Nome…

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L’ Anno 3000

Paolo e Maria lasciarono Roma, capitale degli Stati Uniti d’Europa, montando nel più grande dei loro aerotachi, quello destinato ai lunghi viaggi. È una navicella mossa dall’elettricità. Due comode poltrone stanno nel mezzo e con uno scattar di molla si convertono in comodissimi letti. Davanti ad esse una bussola, un tavolino e un quadrante colle tre parole: moto, calore, luce. Toccando un tasto l’aerotaco si mette in moto e si gradua la velocità, che può giungere a 150 chilometri all’ora. Toccando un altro tasto si riscalda l’ambiente alla temperatura che si desidera, e premendo un terzo si illumina la navicella. Un semplice commutatore trasforma l’elettricità in calore, in luce, in movimento; come vi piace. Nelle pareti dell’aerotaco eran condensate tante provviste, che bastavano per dieci giorni. Succhi condensati di albuminoidi e di idruri di carbonio, che rappresentano chilogrammi di carne e di verdura; eteri coobatissimi, che rifanno i profumi di tutti i fiori più odorosi, di tutte le frutta più squisite.

Paolo e Maria lasciarono Roma, capitale degli Stati Uniti d’Europa, montando nel più grande dei loro aerotachi, quello destinato ai lunghi viaggi. È una navicella mossa dall’elettricità. Due comode poltrone stanno nel mezzo e con uno scattar di molla si convertono in comodissimi letti. Davanti ad esse una bussola, un tavolino e un quadrante colle tre parole: moto, calore, luce. Toccando un tasto l’aerotaco si mette in moto e si gradua la velocità, che può giungere a 150 chilometri all’ora. Toccando un altro tasto si riscalda l’ambiente alla temperatura che si desidera, e premendo un terzo si illumina la navicella. Un semplice commutatore trasforma l’elettricità in calore, in luce, in movimento; come vi piace. Nelle pareti dell’aerotaco eran condensate tante provviste, che bastavano per dieci giorni. Succhi condensati di albuminoidi e di idruri di carbonio, che rappresentano chilogrammi di carne e di verdura; eteri coobatissimi, che rifanno i profumi di tutti i fiori più odorosi, di tutte le frutta più squisite.

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