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L’ombra della guerra. Il 1945, l’Italia

Qual era la situazione, reale e immaginaria, dell’Italia nel 1945? Quale paese usciva da vent’anni di fascismo, da una guerra devastante, da una terribile occupazione nazista e da una resistenza che è stata anche guerra civile? In questo volume Guido Crainz descrive i momenti principali del passaggio cruciale dal regime fascista alla nascente democrazia italiana. Letteratura e giornalismo d’epoca, memorie e documenti d’archivio testimoniano il segno profondo lasciato dalla guerra in un paese oscillante tra speranze e paure, tra desiderio di trasformazione e bisogno di normalità. Ci trasmettono la necessità di un esame di coscienza collettivo volto a capire le ragioni del dramma alle spalle, che però si interromperà troppo presto. Ci ripropongono, infine, le condizioni concrete in cui avviene la costruzione della “democrazia dei partiti”, con le sue contraddizioni e i suoi limiti. In questo quadro, anche le violenze successive al 25 aprile trovano una precisa collocazione storica, perché situano concretamente i drammi vissuti da milioni di donne e di uomini negli anni precedenti. E soprattutto mostrano quanto ancora fosse lunga l’ombra della guerra, in grado di alterare i più elementari codici di comportamento e ridisegnare un’antropologia della violenza e dell’illegalità che ci lascia sconcertati e ci rimanda a un’Italia molto lontana da noi.
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L’Ombra Dell’Hellequin

Castello della Rotta. Torino. Siamo in pieno medioevo quando Stefano della Rocca impedisce l’incarnazione dell’Hellequin trafiggendo a morte, durante il rito di rinascita, la donna che gli avrebbe consentito di tornare alla luce.
Oggi il castello è abbandonato, lasciato all’incuria e al moltiplicarsi di nefaste leggende che ne fanno la principale attrazione per i curiosi del paranormale. Proprio per valutare la presenza di manifestazioni sovrannaturali, un gruppo di ghost hunters viene invitato a passare qualche giorno al castello. Qui le loro avventure si intrecciano con eventi che sembrano non aver alcun nesso tra loro: le bravate degli adepti di una setta e la sparizione di una coppia, in apparenza inspiegabile.
Riusciranno alla fine i protagonisti a scongiurare il minaccioso pericolo che avvolge il Castello della Rotta e dare un definitivo epilogo alle oscure presenze che sembrano popolarlo?

L’ombra dell’aquila

Durante la campagna di Russia del 1812, un battaglione di soldati spagnoli, prigionieri e costretti ad arruolarsi nell’esercito napoleonico, decide di disertare nel bel mezzo di uno scontro con i russi che sembra volgere al peggio per i francesi. Ma quella fila di soldati, schierati in buon ordine, bandiere al seguito, che sfida il fuoco nemico, viene interpretato da Napoleone in persona, che osserva gli spostamenti delle truppe con il cannocchiale, come un atto di eroismo. Inizia così la peripezia del Secondo battaglione del 326º reggimento di Fanteria, costretto a vagare per i campi di battaglia di mezza Europa prima di raggiungere, due anni dopo, il confine con la Spagna.
“Guardateli: bassini, indisciplinati, con un brutto carattere, sempre a tirarsi botte in testa l’un l’altro… Eppure, sotto l’ombra dell’aquila imperiale vanno incontro alla morte come un sol uomo, in cerca di gloria.”
1812, Sbodonovo. Arruolato a forza nell’esercito napoleonico, il Secondo battaglione del 326° reggimento di Fanteria di Linea, formato da soldati spagnoli presi prigionieri in Danimarca, cerca l’occasione per disertare. E alle porte di Mosca, durante una battaglia che sta volgendo al peggio per i francesi, il momento buono sembra essere arrivato. Così gli spagnoli, schierati in buon ordine con tanto di bandiere al seguito, sfidano le granate e si mettono in marcia verso le file nemiche, mentre Napoleone da una collina osserva con il cannocchiale gli spostamenti delle truppe, circondato dal suo Stato maggiore. Convinto di assistere a un sublime atto di eroismo, il Nano, come lo chiamano gli spagnoli, ordina in aiuto del 326° una carica di cavalleria, comandata da un ignorante quanto impavido Gioacchino Murat. Il caos si impadronisce del campo di battaglia ed è difficile distinguere chi attacca da chi fugge o da chi vorrebbe alzare bandiera bianca. Del resto così va il mondo: la strategia può lasciare il posto al caso, l’inverno può essere un nemico più temibile di qualsiasi esercito, e a volte chi vince perde. Divertente, spietato, tragico, L’ombra dell’aquila è un romanzo sull’assurdità della guerra e, insieme, un ritratto lucido e commovente della condizione umana.

L’oggetto sublime dell’ideologia

Cosa accomuna il dittatore e l’isterico, il monarca e il folle, il sostenitore di un regime totalitario o di una moderna democrazia liberale e colui che si precipita al supermercato perché è stato colto dall’improvviso timore di rimanere a corto di carta igienica? Tutti questi casi presuppongono l’esistenza di un grande Altro, un ordine simbolico dal quale siamo interpellati, osservati, che registra le nostre colpe, i nostri autentici propositi, una finzione che è più reale della stessa realtà e in base alla quale assumiamo incarichi, progetti, stili di vita. E che, pertanto, non può essere abolita, pena la distruzione dell’universo simbolico del soggetto. In questo libro del 1989 (finora mai tradotto), che ha imposto Slavoj Žižek come uno dei più brillanti e profondi pensatori del nostro tempo, è indagata una specie particolare di finzione: l’illusione ideologica. Per fare questo, l’autore di In difesa delle cause perse e del monumentale Meno di niente, avvia un serrato confronto, tra gli altri, con Lacan, Freud, Marx e Hegel. L’oggetto sublime dell’ideologia è un’opera in cui pagine di notevole densità teorica si sposano perfettamente con lunghe digressioni sulla cultura di massa. Insomma, un’opera che dimostra come attività apparentemente banali (per esempio, trascorrere il proprio tempo davanti alla tv) possano essere elevate a oggetto (sublime) di un trattato filosofico.
(source: Bol.com)

L’offerta del milionario

Non è stato facile per Megan Miller rinunciare al sogno di diventare scultrice per restare accanto al nonno e gestire con lui il parco di divertimenti Joyland. Quando il milionario David Katcherton arriva a Myrtle Beach con la ferma intenzione di comprarlo, la reazione di Megan non è certo dolce come lo zucchero filato… Joyland è l’unica ragione di vita del nonno, e Megan non permetterà tanto facilmente che gli venga portato via! Neppure se David le fa un’offerta che è difficile rifiutare, soprattutto per il suo cuore…

L’oceano tra noi

Grace e Steve: la coppia perfetta. Lui, affascinante ufficiale di Marina in carriera; lei, deliziosa moglie e mamma sollecita e affettuosa dei loro tre splendidi figli. Ma l’idilliaco quadretto comincia qua e là a scrostarsi… I ragazzi, all’apparenza felici, nascondono problemi e desideri, e dal passato di Steve emerge un segreto che in breve rende la situazione insostenibile. Ma prima che lui e Grace possano in qualche modo ricomporre la grave frattura tra loro, la Marina lo manda in missione. E durante un’esercitazione notturna Steve scompare nell’oceano…

L’occhio di Apollo

Il nostro volume include quello che io sento come il miglior racconto di Chesterton, che ordisce con una lunga strada bianca, ussari bianchi e cavalli bianchi, una bella partita a scacchi. Mi riferisco a The Three Horsemen of Apocalypse. In The Queer Feet si inventa un nuovo modo di travestirsi; in The Honour of Israel Gow il tetro castello scozzese è parte essenziale di un mistero apparentemente insolubile; in The Eye of Apollo il culto di un antico dio serve all’esecuzione di un crimine; il titolo di The Duel of Dr Hirsch — non voglio essere troppo esplicito — è già una petizione di principio. La letteratura è una delle forme dello felicità; forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton. Non condivido la sua teologia, come non condivido quella che ispirò la Divina Commedia, ma so che entrambe furono imprescindibili per la concezione dell’opera.

L’occhio dell’universo

Il loro primo atto è stato creare il pianeta Mir, utilizzando migliaia di “schegge temporali” prelevate dalla Terra. Poi hanno scatenato una terribile tempesta solare che ha ucciso un miliardo di persone. Solo l’immenso scudo costruito per proteggere il pianeta ha evitato l’estinzione della razza umana. Tuttavia i misteriosi Primogeniti sono decisi a eliminare ogni traccia degli uomini e, dalle profondità dell’universo, hanno lanciato una bomba quantica che potrebbe distruggere ogni cosa. L’unica persona in grado di fermare questo apocalittico conto alla rovescia è Bisesa Dutt: dopo diciannove anni passati in ibernazione, viene svegliata dalla figlia, Myra, e inviata su Marte. Perché lì è sepolta un’entità eterna che può mettere in contatto Bisesa con i Primogenti: il grande Occhio…
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L’occhio del regista. 25 lezioni dei maestri del cinema contemporaneo

Quello del regista è uno dei mestieri più complessi e affascinanti del mondo dell’arte, pericolosamente sospeso tra la cura del dettaglio e la visione d’insieme, tra la libertà della creazione individuale e le limitazioni del lavoro collettivo. Un mestiere in cui non esistono regole scritte, e per comprendere il quale non si può dunque prescindere dall’esperienza dei grandi maestri. In questo volume Laurent Tirard, critico cinematografico e regista lui stesso, ha raccolto le confessioni, le rivelazioni, i consigli pratici di venticinque tra i più grandi registi contemporanei, offrendo al lettore altrettante “lezioni di cinema”. L’approccio alla sceneggiatura, il rapporto con gli attori, il posizionamento della macchina da presa, il montaggio: ogni regista racconta le sue predilezioni e i motivi delle proprie scelte artistiche, svelando con insospettabile candore tutti i segreti che si nascondono dietro la creazione di un grande film. Riproposto in una nuova edizione ampliata. “L’occhio del regista” è una guida per chi vuole addentrarsi, da neofita o da semplice curioso, nel mondo della regia cinematografica.

L’occhio del corvo. La prima avventura del giovane Sherlock Holmes

È una notte di primavera del 1867, a Londra. Una nebbia giallastra avvolge la città. In un vicolo buio viene uccisa una giovane donna: unico testimone, un corvo. Il giorno dopo un ragazzo legge del crimine sul giornale e subito sente il bisogno di saperne di più. Il suo nome è Sherlock Holmes. Figlio di un intellettuale ebreo e di una nobildonna inglese, che per questo matrimonio è stata ripudiata dalla famiglia, il ragazzo è brillante, dotato di una straordinaria capacità di osservazione, ma insofferente al ruolo che la vita gli ha imposto. Sherlock si appassiona al caso e intuisce che il colpevole individuato dalla polizia è solo un capro espiatorio. Ma lui stesso viene considerato un sospetto da parte degli investigatori, che lo trovano troppe volte sulla scena del crimine. Nella disperata ricerca di giustizia, il ragazzo prosegue la sua indagine indizio dopo indizio, finché non riesce a “vedere” il delitto con gli occhi del corvo che vi ha assistito. La soluzione del caso, però, sarà pagata a caro prezzo. Disseminati come indizi, in quest’avventura ci sono tutti gli elementi che ci permettono di capire perché Sherlock Holmes sia diventato il più grande detective del mondo. Età di lettura: da 12 anni.

L’occhio che vide tutto

Julie Domino non si sarebbe mai scoperta la vocazione della spia… se sua sorella Emery, regista di documentari, non fosse scomparsa in Grecia. Se lei, pacifica docente di economia all’università di New York, non fosse stata spedita fin lì a cercarla. Se non avesse incontrato Noah, improbabile negoziatore di armamenti e probabilissimo agente della CIA. Se non si fosse innamorata di lui seguendo una certa pista che la porta ad Atene, Beirut, Londra e infine ancora a New York…

L’obelisco nero

È laprile del 1923, e gli affari vanno maledettamente bene per la ditta di monumenti funerari Heinrich Kroll e Figli, sita in quel di Werdenbrück, una vecchia città di sessantamila abitanti, con case di legno, costruzioni barocche e orribili quartieri nuovi. La morte continua a fare il suo sporco lavoro e ad alimentare lumano bisogno di lenire il dolore con monumenti di marmo o, se il rimorso e leredità so no grossi, di costoso granito nero svedese lucidato.
Alla Heinrich Kroll e Figli, però, hanno poco da festeggiare. Più vendono, infatti, e più si impoveriscono. Una bizzarria allordine del giorno nella Germania del 1923, dove linflazione dilaga e, nel giro di qualche ora, con due chili e mezzo di banconote si può comperare tuttal più una bottiglia di vino a buon mercato.
Ludwig Bodmer lavora alla Heinrich Kroll e Figli. È il capo della pubblicità, il disegnatore e il con tabile della ditta; insomma, è il so lo impiegato, per giunta inesperto, visto che è un poeta, regolare membro del club di poesia che si riunisce una vol ta alla settimana nella saletta stile anticotedesco di un rinomato oste di Werdenbrück.
Ludwig ha, però, anche unaltra occupazione.
La domenica indossa il suo abito buono, attraversa la città da cima a fondo, percorre un viale di ippocastani, si arrampica su una collinetta e raggiunge il manicomio, dove suona lorgano della cappella per la messa domenicale. Tra lesecuzione di un brano e laltro, il suo sguardo fruga nelle prime file, alla ricerca della testa scura di Isabelle, unaffascinante ragazza ospite del manicomio, che se ne sta inginocchiata sul banco, diritta e snella, con la testa delica ta china da un lato, come una statua gotica. Ludwig ama quel luogo. Dopo la colazione si reca nel parco e se ne sta tranquillamente seduto a dedicarsi a cose fuori mo da come ascoltare il vento, sentire cantare gli uccelli, osserva re il gioco della luce che filtra tra il verde chiaro delle fronde.
Romanzo permeato dalla grazia e dalla levità della scrittura di Remarque, Lobelisco nero narra degli anni Venti della Germania, anni difficili di una nazione sullorlo della rovina e, tuttavia, anni in cui , secondo lautore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, «la speranza sventolava ancora sopra di noi come una bandiera, e noi credevamo ancora in quei va lori sospetti che si chiamano umanità, giustizia, tolleranza, e pensavamo che una guerra mondiale potesse essere, per una generazione, un insegnamento sufficiente».
«Uno di quegli scrittori che risvegliano un senso di gratitudine: perché ci offrono una seconda patria».
Domenico Quirico
«Commuovere il lettore con la forza delle parole, e destarne insieme cuore e mente, è il dono straordinario di Remarque».
The New York Times
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### Sinossi
È laprile del 1923, e gli affari vanno maledettamente bene per la ditta di monumenti funerari Heinrich Kroll e Figli, sita in quel di Werdenbrück, una vecchia città di sessantamila abitanti, con case di legno, costruzioni barocche e orribili quartieri nuovi. La morte continua a fare il suo sporco lavoro e ad alimentare lumano bisogno di lenire il dolore con monumenti di marmo o, se il rimorso e leredità so no grossi, di costoso granito nero svedese lucidato.
Alla Heinrich Kroll e Figli, però, hanno poco da festeggiare. Più vendono, infatti, e più si impoveriscono. Una bizzarria allordine del giorno nella Germania del 1923, dove linflazione dilaga e, nel giro di qualche ora, con due chili e mezzo di banconote si può comperare tuttal più una bottiglia di vino a buon mercato.
Ludwig Bodmer lavora alla Heinrich Kroll e Figli. È il capo della pubblicità, il disegnatore e il con tabile della ditta; insomma, è il so lo impiegato, per giunta inesperto, visto che è un poeta, regolare membro del club di poesia che si riunisce una vol ta alla settimana nella saletta stile anticotedesco di un rinomato oste di Werdenbrück.
Ludwig ha, però, anche unaltra occupazione.
La domenica indossa il suo abito buono, attraversa la città da cima a fondo, percorre un viale di ippocastani, si arrampica su una collinetta e raggiunge il manicomio, dove suona lorgano della cappella per la messa domenicale. Tra lesecuzione di un brano e laltro, il suo sguardo fruga nelle prime file, alla ricerca della testa scura di Isabelle, unaffascinante ragazza ospite del manicomio, che se ne sta inginocchiata sul banco, diritta e snella, con la testa delica ta china da un lato, come una statua gotica. Ludwig ama quel luogo. Dopo la colazione si reca nel parco e se ne sta tranquillamente seduto a dedicarsi a cose fuori mo da come ascoltare il vento, sentire cantare gli uccelli, osserva re il gioco della luce che filtra tra il verde chiaro delle fronde.
Romanzo permeato dalla grazia e dalla levità della scrittura di Remarque, Lobelisco nero narra degli anni Venti della Germania, anni difficili di una nazione sullorlo della rovina e, tuttavia, anni in cui , secondo lautore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, «la speranza sventolava ancora sopra di noi come una bandiera, e noi credevamo ancora in quei va lori sospetti che si chiamano umanità, giustizia, tolleranza, e pensavamo che una guerra mondiale potesse essere, per una generazione, un insegnamento sufficiente».
«Uno di quegli scrittori che risvegliano un senso di gratitudine: perché ci offrono una seconda patria».
Domenico Quirico
«Commuovere il lettore con la forza delle parole, e destarne insieme cuore e mente, è il dono straordinario di Remarque».
The New York Times

L’italiano. Lezioni semiserie

”Questo è un libro ottimista, e ha un obiettivo dichiarato: aiutarvi a scrivere in maniera efficace (un’email, una relazione, una tesi o un breve saggio: la tecnica non cambia). Si parte dal Decalogo Diabolico e si arriva ai Sedici Semplici Suggerimenti. Ogni capitolo si chiude con un test o un quiz: una forma blanda di sadomasochismo, che certamente apprezzerete. Scrivo per mestiere dal remoto 1979 – avevo ventidue anni, i capelli neri e l’avverbio facile – e penso di conoscere alcuni trucchi. Trucchi onesti, che si possono insegnare (come usare i due punti, il più sexy tra i segni di interpunzione; come scegliere un aggettivo; come evitare due ‘che’ in una frase, tanto brutti da essere illegali). Sono convinto che si possa imparare a scrivere bene senza troppa fatica e divertendosi. Se non ci riuscirete, mi prendo la colpa. Se ce la farete, sarà merito vostro. Affare fatto?”

(source: Bol.com)

L’Italia Non È Più Italiana

Dalla setta americana che si compra il castello medioevale ai cinesi che si prendono le vigne del grignolino, dai fondi internazionali che acquistano e spesso spogliano le nostre migliori aziende allo scippo della nostra grande tradizione alimentare: viaggio in un Paese che è sempre meno nostro. Neppure la mafia è più italiana: quella nigeriana sta prendendo il sopravvento nella gestione di spaccio e prostituzione, ma si fanno largo anche quella albanese, georgiana, sudamericana. Intanto dilagano le Chinatown, spesso fuori controllo, mentre gli arabi diventano padroni, in modo più o meno dichiarato, di interi pezzi di Penisola. E gli italiani? Dai pensionati ai giovani cervelli, sono costretti a emigrare.

(source: Bol.com)

L’istante perfetto

Da quasi trent’anni la famiglia di Sierra coltiva ”alberi di Natale” in un grande vivaio dell’Oregon. E ogni inverno si trasferisce per un mese in California per venderli. Sierra vive perciò due vite: una in Oregon e l’altra in California, ma solo per il periodo natalizio. Finché si trova lì si è ripromessa di non legarsi a nessun ragazzo, perché sarebbe doloroso poi, dopo solo un mese, doverlo lasciare. Ma quando incontra Caleb, tutto cambia. Certo, da quel che si dice in giro, non è proprio il fidanzato ideale. Pare infatti che, anni prima, abbia commesso un errore enorme, del quale sta continuando a pagare le conseguenze, fatte di ostilità, pregiudizi e isolamento. Ma a Sierra tutto questo non interessa. Anche se migliaia di pensieri le ronzano in testa minacciando di distoglierla dal momento magico che sta vivendo, forse vale la pena di chiudere gli occhi, lasciarsi andare e mandare al diavolo la logica. Dopo tutto, la logica non sa quello che desideri e che quello che conta, alla fine, è l’amore. Vero, puro, necessario. Come il loro.

Dopo il grandissimo successo di Tredici, ora anche serie di culto prodotta da Netflix, in questo suo nuovo romanzo, Asher ci racconta una storia sull’importanza delle seconde possibilità. Una storia che vi spezzerà il cuore ma subito dopo vi farà credere ancora di più nel potere straordinario dell’amore.

(source: Bol.com)

L’isola riflessa (L’Arcipelago Einaudi Vol. 232)

«L’isola è deserta – io stessa lo sono».
Ventotene è forse la piú speciale tra le isole d’Italia: terra di turismo e di confino, culla d’Europa, luce aperta verso l’orizzonte e sguardo chiuso sul panopticon del carcere di Santo Stefano. Ventotene è stato anche l’approdo di una grande scrittrice che aveva perso la strada. Rileggere oggi questo libro, a vent’anni dalla sua prima edizione, sorprende per la vivezza della forma e per l’intensità della voce.
Paradiso di villeggiatura, eremo, prigione con le sbarre di scogli e acqua salata: un’isola non ha mai un volto solo. Nello stesso modo, *L’isola riflessa* è un libro dall’anima composita: atto d’amore, bagaglio di rimandi storici e divagazioni intellettuali, taccuino di intimità e asprezze di una donna eccezionale che decide di fermarsi in un momento di fragilità. Fabrizia Ramondino trascorre un’intensa stagione a Ventotene, nel tentativo di uscire dall’ombra dell’alcolismo e della depressione. L’isola la interroga, l’accoglie e la respinge. Cosí, il vissuto personale s’intreccia alle storie che hanno popolato l’isola per secoli: dagli eremiti medievali all’esperimento illuminista di rieducazione di galeotti e meretrici (che si concluse facendo costruire a loro stessi la prigione che li avrebbe rinchiusi), fino al «suicidio presunto» di Gaetano Bresci, al confino degli antifascisti come Pertini e alla stesura del primo Manifesto federalista europeo, firmato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Le contraddizioni del luogo e quelle dall’anima non fanno che rispecchiarsi in queste pagine vivissime, palpitanti, di un’intelligenza dolorosa e fulminante.
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### Sinossi
«L’isola è deserta – io stessa lo sono».
Ventotene è forse la piú speciale tra le isole d’Italia: terra di turismo e di confino, culla d’Europa, luce aperta verso l’orizzonte e sguardo chiuso sul panopticon del carcere di Santo Stefano. Ventotene è stato anche l’approdo di una grande scrittrice che aveva perso la strada. Rileggere oggi questo libro, a vent’anni dalla sua prima edizione, sorprende per la vivezza della forma e per l’intensità della voce.
Paradiso di villeggiatura, eremo, prigione con le sbarre di scogli e acqua salata: un’isola non ha mai un volto solo. Nello stesso modo, *L’isola riflessa* è un libro dall’anima composita: atto d’amore, bagaglio di rimandi storici e divagazioni intellettuali, taccuino di intimità e asprezze di una donna eccezionale che decide di fermarsi in un momento di fragilità. Fabrizia Ramondino trascorre un’intensa stagione a Ventotene, nel tentativo di uscire dall’ombra dell’alcolismo e della depressione. L’isola la interroga, l’accoglie e la respinge. Cosí, il vissuto personale s’intreccia alle storie che hanno popolato l’isola per secoli: dagli eremiti medievali all’esperimento illuminista di rieducazione di galeotti e meretrici (che si concluse facendo costruire a loro stessi la prigione che li avrebbe rinchiusi), fino al «suicidio presunto» di Gaetano Bresci, al confino degli antifascisti come Pertini e alla stesura del primo Manifesto federalista europeo, firmato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Le contraddizioni del luogo e quelle dall’anima non fanno che rispecchiarsi in queste pagine vivissime, palpitanti, di un’intelligenza dolorosa e fulminante.