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La battaglia di Passo Keleb

Il quarto volume della saga di Fabrizio Valenza. Geshwa Olers viene mandato in qualità di Comandante di Centa presso la grande e antica Fortezza di Passo Keleb, al confine con il Regno del Nord. Sebbene l’anno militare sembri iniziare sotto la più pacata normalità, sparizioni di oggetti e armi fanno pensare che alla Fortezza vi sia un intruso o qualche malintenzionato tra i soldati. Ma è quando spuntano quelle creature, da grotte prima sconosciute e apparse sotto la Fortezza, che iniziano i problemi. Il quarto volume di Storia di Geshwa Olers si annuncia come una storia epica, colma di accenti differenti. Segui le nuove vicende di Geshwa Olers, che lo porteranno a essere conosciuto come il Guerriero di Passo Keleb.

La Battaglia Di Canne

Lo scontro campale per eccellenza, l’apoteosi della scaltrezza e della duttilità di manovra, l’epopea della più grande e gloriosa sconfitta nella storia di Roma.
All’alba del 2 agosto 216 a.C., nella piana di Canne, si fronteggiano due schieramenti: l’esercito romano, guidato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, e l’armata del cartaginese Annibale, che ha valicato le Alpi con i suoi elefanti e disceso la penisola, travolgendo le difese dei popoli fedeli a Roma.
Nonostante un esercito numericamente inferiore ed eterogeneo per lingue, costumi e credenze, i generali cartaginesi avrebbero presto sbaragliato le celebri legioni romane. La sottile mezzaluna dei soldati cartaginesi distruggerà, infatti, la compatta formazione oplitica romana, in una manovra a tenaglia che sarà di ispirazione per molti altri grandi generali, primo su tutti Napoleone Bonaparte. A scontrarsi a Canne non sono però soltanto due eserciti, ma due civiltà: due diversi modi di fare la guerra, di strutturare il potere e la società, due modi di intendere la virtù.
Ripercorrendo le fasi della battaglia, dalla preparazione alla disfatta, Massimo Bocchiola e Marco Sartori allargano lo sguardo sui retroscena di entrambi gli eserciti, sul dramma dei condottieri e dei soldati semplici destinati a trucidarsi a vicenda in un lungo scontro all’arma bianca.
Quell’esempio magistrale di tattica bellica, quel caso da manuale nella storia della strategia richiese infatti uno spaventoso tributo di sangue che sembra rivaleggiare in termini di vittime con Hiroshima e Nagasaki, tragedie figlie di altri tempi e di altre, terribili tecnologie. Il paragone potrebbe sembrare fuori luogo, ma tutta la vicenda di Canne riecheggia in avvenimenti recenti se non recentissimi, tra populismi, complotti e scontri di civiltà, come evidenzia bene Siegmund Ginzberg nell’acuto saggio che chiude il volume.
Ma l’eterna attualità di Canne è anche nel suo essere la storia di tutte le battaglie campali: geometriche coreografie belliche e sanguinosa miseria della carne, il genio del singolo e il sacrificio di molti, la bellezza e la morte, tutto concorre al fascino eterno e sinistro di uno scontro senza tempo, e senza pari.
Con un saggio di Siegmund Ginzberg.
«Non stupitevi se troverete cose che suonano di attualità, come déjà vu di avvenimenti recenti, in queste vicende di ventidue secoli fa.» – Siegmund Ginzberg
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### Sinossi
Lo scontro campale per eccellenza, l’apoteosi della scaltrezza e della duttilità di manovra, l’epopea della più grande e gloriosa sconfitta nella storia di Roma.
All’alba del 2 agosto 216 a.C., nella piana di Canne, si fronteggiano due schieramenti: l’esercito romano, guidato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, e l’armata del cartaginese Annibale, che ha valicato le Alpi con i suoi elefanti e disceso la penisola, travolgendo le difese dei popoli fedeli a Roma.
Nonostante un esercito numericamente inferiore ed eterogeneo per lingue, costumi e credenze, i generali cartaginesi avrebbero presto sbaragliato le celebri legioni romane. La sottile mezzaluna dei soldati cartaginesi distruggerà, infatti, la compatta formazione oplitica romana, in una manovra a tenaglia che sarà di ispirazione per molti altri grandi generali, primo su tutti Napoleone Bonaparte. A scontrarsi a Canne non sono però soltanto due eserciti, ma due civiltà: due diversi modi di fare la guerra, di strutturare il potere e la società, due modi di intendere la virtù.
Ripercorrendo le fasi della battaglia, dalla preparazione alla disfatta, Massimo Bocchiola e Marco Sartori allargano lo sguardo sui retroscena di entrambi gli eserciti, sul dramma dei condottieri e dei soldati semplici destinati a trucidarsi a vicenda in un lungo scontro all’arma bianca.
Quell’esempio magistrale di tattica bellica, quel caso da manuale nella storia della strategia richiese infatti uno spaventoso tributo di sangue che sembra rivaleggiare in termini di vittime con Hiroshima e Nagasaki, tragedie figlie di altri tempi e di altre, terribili tecnologie. Il paragone potrebbe sembrare fuori luogo, ma tutta la vicenda di Canne riecheggia in avvenimenti recenti se non recentissimi, tra populismi, complotti e scontri di civiltà, come evidenzia bene Siegmund Ginzberg nell’acuto saggio che chiude il volume.
Ma l’eterna attualità di Canne è anche nel suo essere la storia di tutte le battaglie campali: geometriche coreografie belliche e sanguinosa miseria della carne, il genio del singolo e il sacrificio di molti, la bellezza e la morte, tutto concorre al fascino eterno e sinistro di uno scontro senza tempo, e senza pari.
Con un saggio di Siegmund Ginzberg.
«Non stupitevi se troverete cose che suonano di attualità, come déjà vu di avvenimenti recenti, in queste vicende di ventidue secoli fa.» – Siegmund Ginzberg

La battaglia dei due regni. Revolution saga

1789. I tumulti della Rivoluzione francese scuotono l’intera Europa: la guerra incalza su più fronti ed è chiaro che si sta aprendo una nuova fase destinata a cambiare la Storia. In terra di Francia, il giovane Napoleone Bonaparte si unisce alle truppe rivoluzionarie dimostrando da subito le sue straordinarie qualità. Vive in un mondo nel quale la carriera militare è la scelta più naturale per le ambizioni di un uomo. Intanto in Inghilterra, Arthur Wellesley, il futuro duca di Wellington, cresce coltivando aspirazioni artistiche: sarà un improvviso cambiamento a spingerlo verso un glorioso destino nell’esercito e sui campi di battaglia. Mentre Wellington è impegnato in Irlanda e nelle Fiandre, Napoleone partecipa alla guerra della neonata Repubblica francese contro Prussia, Inghilterra e Austria, affiancate da mezza Europa. Wellesley e Napoleone non sanno che le loro strade stanno per incrociarsi segnando segnando le sorti delle rispettive nazioni. Emergono i ritratti di due uomini che si gettano a capofitto in tutti gli aspetti della vita con ardore, allo stesso modo in cui affrontano le battaglie.

La battaglia contro l’Alzheimer

A Tubinga, il 3 novembre 1906, il medico poco più che quarantenne Alois Alzheimer presentò di fronte alla comunità degli psichiatri tedeschi il caso di Auguste Deter, una paziente che aveva sofferto di demenza ma il cui quadro clinico ‘non si poteva inserire in nessuna delle malattie conosciute’. Osservando al microscopio il tessuto cerebrale della donna, Alzheimer aveva notato che negli spazi fra le cellule nervose si annidava una sostanza scura e ignota, mentre i residui delle cellule già morte traboccavano di una materia diversa, più filamentosa. Si trattava di una rivelazione senza precedenti: i disturbi mentali avevano un’origine biologica.

A più di un secolo da quella scoperta, però, molti aspetti che regolano il funzionamento cerebrale continuano a essere un enigma, e i ricercatori non hanno mai smesso di studiare quelle macchie nere che possono nascondersi nel cervello. La comparsa di placche e grovigli, infatti, si accompagna al naturale processo di invecchiamento: com’è possibile, quindi, che un fenomeno fisiologico possa innescare lo sviluppo di una qualche forma di demenza e, più nello specifico, del morbo di Alzheimer?

Joseph Jebelli, che dedica la sua carriera di giovane scienziato allo studio delle malattie neurodegenerative, prova a rispondere a questa domanda mettendo in ordine il passato, il presente e il futuro della ricerca sull’Alzheimer. Le numerose interviste da lui condotte gettano luce sulle ipotesi, i fallimenti, gli esperimenti e i traguardi raggiunti da biologi, genetisti, psichiatri, biochimici e neurologi di tutto il mondo in una chiara e decisamente fruibile ricostruzione della lunga lotta contro una patologia aggressiva e sempre più diffusa. Quasi tutti possono dire, infatti, di conoscere qualcuno che ne è stato colpito e questo l’autore lo sa bene: da bambino ha dovuto assistere alla lenta discesa di suo nonno verso l’abisso della demenza, in cui si sono persi anche i ricordi e i vissuti degli autentici protagonisti del libro, i pazienti. Sono le loro testimonianze, intime e personali, a raccontare da vicino e da un punto di vista umano una malattia sfuggente e senza ritorno, che trascina con sé anche i familiari e le persone care.

La battaglia contro l’Alzheimer è un viaggio emotivo e coinvolgente alla ricerca della memoria, dei suoi meccanismi e dei suoi significati, un viaggio animato dalla speranza che la dote più preziosa di cui disponiamo non rimanga così impenetrabile ancora a lungo.

(source: Bol.com)

La base atomica

Islanda, fine anni Quaranta. Da uno sperduto e arretrato villaggio del Nord, Ugla, una robusta ragazzotta ignara di tutto a parte il duro lavoro contadino, arriva a Reykjavik per la­vorare come governante a casa di Búi Árland, letterato, filosofo, uomo d’affari nonché membro del Parlamento. L’intera città è in fermento, per le strade gruppi di soldati americani si alternano ad agguer­rite manifestazioni perché l’Islanda non diventi una colonia statunitense, i politici dibattono, la gente protesta. Quello che Ugla scopre è che il suo paese, appena uscito dalla Seconda guerra mondiale riuscendo finalmente a ottenere l’indipendenza, è ora oggetto delle mire imperialiste degli Stati Uniti che, in piena guerra fredda, premono per insediarvi una loro base militare. E che il primo ministro sta già concludendo l’accordo per “vendere” un pezzo d’Islan­da e concedere la controversa base atomica. Perché compromettere l’autono­mia appena ottenuta e prendere parte ai rischi di un nuovo conflitto? Nella crescente isteria generale, Ugla, campagnola tutt’altro che ingenua, scopre l’altra faccia della moder­na e sofisticata città: un mondo frivolo e superficiale di intrighi economici e politici, di individui pretenziosi e arroganti. Fortunatamente Ugla è a Reykjavik anche per un altro motivo: imparare a suonare l’organo. E a casa del suo insegnante di musica, libero pensatore ed eccentrico anticonformista, la ragazza conosce il lato più vivace e progressista di Reykjavik, il mondo delle correnti d’avanguardia, il “Poeta atomico” e tutta una cerchia di infiammati quanto bizzarri artisti e intellettuali.
Ispirato a fatti reali e scritto a caldo nel 1946-47, quando il governo concesse agli Stati Uniti la controversa base militare (che contava tanti soldati quanti il totale della popolazione islandese), la prima tiratura del romanzo andò interamente esaurita nel giorno in cui uscì. La tematica scottante e il modo politicamente scorretto di trattarla alzò un polverone di polemiche e impedì per molti anni che il libro venisse tradotto in altre lingue. Ma *La stazione atomica* rimane a oggi un romanzo di denuncia sociale e politica di sorprendente attualità, di ironia pungente e simbologia sottile. Laxness si conferma maestro di una surreale “commedia nera” che ci restituisce un potente ritratto della sua terra, sospesa tra progresso e radici, e allo stesso tempo delle contraddizioni, dei vizi e delle isterie della società contemporanea.

La Bara Rossa

1939: il mondo è sull’orlo del baratro e l’Unione Sovietica è impreparata ad affrontare la futura offensiva del Terzo Reich. L’asso nella manica di Stalin è il nuovo carro armato T-34, soprannominato dai collaudatori ”la bara rossa”. Ma il progetto di quest’arma rivoluzionaria è ancora incompleto. Quando il suo creatore, il colonnello Nagorski, muore in un misterioso incidente, Stalin si rivolge all’investigatore più fidato, Pekkala, detto L’occhio di smeraldo. Mentre i tecnici russi lottano contro il tempo per completare il T-34, L’occhio di smeraldo deve scoprire i piani degli assassini di Nagorski, prima che si scateni il conflitto con la Germania.

(source: Bol.com)

La banda dei cinque – 6. Ritorno sull’isola

Prima che Julian finisse di parlare, la luce nella caverna si spense! Poi una voce risuonò nel buio.«Non muovetevi! Fate un solo movimento e sparo.» George sussultò. Cosa stava succedendo?Trattenne Timmy per il collare, per paura che si lanciasse contro l’uomo e che quello gli sparasse.Poi la voce parlò di nuovo.«Allora, adesso ci riveli il tuo segreto?»

La banda dei brocchi

Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori. I ragazzi sono destinati a Cambridge e Oxford, a carriere importanti, mentre i loro genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza, di ignoranza culturale. Siamo negli anni settanta, anni completamente marroni, come scrive Coe, dove s’incastrano sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell’IRA, nuove richieste culturali. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi. A fianco di questo ristretto gruppo di amici, si muovono altre figure, non meno interessanti e ben delineate, che aiutano a definire l’atmosfera e il sapore di quegli anni. Perché è anche l’epoca a rendersi protagonista: sono anni di grandi speranze egualitarie, di nuova musica, di grandi esperimenti sociali, di altrettanto grandi delusioni. Anni volutamente dimenticati, ma ancora strettamente legati ai nostri. Divertente, pungente e teneramente romantico, La banda dei brocchi fa per gli anni settanta ciò che La famiglia Winshaw ha già fatto per gli anni ottanta.
(source: Bol.com)

La banda degli invisibili

A ottantacinque anni si dovrebbe avere di meglio da fare che brigare per un amore irraggiungibile, impegnarsi in azioni di disturbo alle auto blu in corsia preferenziale e studiare un piano per rapire… Silvio Berlusconi. Ma Angelo è un ex partigiano che tendeva agguati ai convogli della Wehrmacht, che sopravvive con la pensione minima, che non riesce più a far valere i propri diritti nemmeno con un impiegato del comune e che lotta quotidianamente contro una società che fa di tutto per farlo sentire inutile. E così, proprio quando sarebbe lecito disinteressarsi del mondo e pensare solo a trascorrere serenamente gli ultimi anni di vita, Angelo decide di reagire e di ottenere dall’uomo più potente del Paese ciò che secondo lui gli spetta di diritto. Insieme ad alcuni amici del centro anziani metterà a punto un piano incruento e geniale, che però sembra non tenere conto di una questione fondamentale: come possono sperare dei vecchi malconci di riuscire a rapire uno degli uomini più scortati al mondo?

La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme

Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L’autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il “New Yorker”, sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.
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La Bambina Scomparsa

La vita di Tom e Abby Stuart viene tragicamente sconvolta dalla misteriosa scomparsa della figlia dodicenne Caitlin. Ogni ricerca si rivela inutile e l’angoscia e il senso di colpa finiscono per distruggere il loro matrimonio. Finché, quattro anni dopo, quando ormai ogni speranza sembra perduta, Caitlin ricompare all’improvviso: sporca e scarmigliata, ma sorprendentemente calma e per niente disposta a parlare di quello che le è accaduto. Quando la polizia arresta un uomo sospettato di essere coinvolto nel suo rapimento, la reazione della ragazzina lascia i genitori completamente spiazzati. Perché Caitlin rifiuta con fermezza di testimoniare contro quell’uomo? Cosa è successo veramente tra loro in quegli anni? E perché ha un atteggiamento così glaciale? A Tom restano solo due alternative: lasciare che il colpevole la faccia franca o tentare di scoprire da solo la verità. Un thriller inquietante sul legame misterioso tra genitori e figli.

La bambina e il sognatore

Ci sono sogni capaci di metterci a nudo. Sono schegge impazzite, che ci svelano una realtà a cui è impossibile sottrarsi. Lo capisce appena apre gli occhi, il maestro Nani Sapienza: la bambina che lo ha visitato nel sonno non gli è apparsa per caso. Camminava nella nebbia con un’andatura da papera, come la sua Martina. Poi si è girata a mostrargli il viso ed è svanita, un cappottino rosso inghiottito da un vortice di uccelli bianchi. Ma non era, ne è certo, sua figlia, portata via anni prima da una malattia crudele e oggi ferita ancora viva sulla sua pelle di padre. E quando quella mattina la radio annuncia la scomparsa della piccola Lucia, uscita di casa con un cappotto rosso e mai più rientrata, Nani si convince di aver visto in sogno proprio lei. Le coincidenze non esistono, e in un attimo si fanno prova, indizio. È così che Nani contagia l’intera cittadina di S., immobile provincia italiana, con la sua ossessione per Lucia. E per primi i suoi alunni, una quarta elementare mai sazia dei racconti meravigliosi del maestro: è con la seduzione delle storie, motore del suo insegnamento, che accende la fantasia dei ragazzi e li porta a ragionare come e meglio dei grandi. Perché Nani sa essere insieme maestro e padre, e la ricerca di Lucia diventa presto una ricerca di sé, che lo costringerà a ridisegnare i confini di un passato incapace di lasciarsi dimenticare. Con questo romanzo potente, illuminato per la prima volta da un’intensa voce maschile, Dacia Maraini ci guida al cuore di una paternità negata, scoprendo i chiaroscuri di un sentimento che non ha mai smesso di essere una terra selvaggia e inesplorata.

La bambina della sesta luna

Nina fa la quinta elementare e vive con le zie a Madrid perché i suoi genitori hanno un incarico importante che li porta all’estero di continuo. Tutto appare normalissimo all’inizio, meno quella strana voglia a forma di stella sulla mano destra assolutamente identica a quella del suo amato nonno Misha, un grande alchimista che vive a Venezia. Sarà un segno del destino? Quale futuro aspetta Nina? L’alchimia, lo studio, un mondo sconosciuto…una vita completamente nuova che comincia una notte, all’improvviso, con la morte misteriosa del nonno. Nina raggiunge Venezia, accompagnata dal cane Adone e dal gatto Platone, pronta a capire cosa stia succedendo. E ancora non sa che dovrà salvare la Sesta Luna dal perfido Conte Karkon Ca’ d’Oro e dai suoi bambini androidi, aiutata (per fortuna!) da quattro amici di Venezia, un androide di nome Max e uno Sbacchio? Ma che cos’è uno Sbacchio? Basta cominciare a leggere…

La bambina della luna

Nasce con i capelli neri come la pece e la pelle bianchissima, la piccola Mahtab, per questo la mamma decide di darle quel nome, che significa “la bambina della luna”. Mahtab trascorre giorni felici nel giardino di casa, tra le splendide rose curate dalla mamma e gli amati gatti. Quando la Sanguinea prende il potere e instaura un regime di terrore, la famiglia di Mahtab è costretta a lasciare il Paese e intraprende un viaggio lungo e pericoloso. Ma nel momento in cui il buio e la paura sembrano sul punto di inghiottire tutto, Mahtab inizia un viaggio magico tutto suo nella misteriosa terra di Athabasca. È lì che troverà la speranza e una forza sorprendente, per sé e per i suoi familiari. Le parole di Mehrnousch Zaeri-Esfahani e le tavole in bianco e nero del fratello Mehrdad Zaeri raccontano una storia vera, quella della loro famiglia, fuggita negli anni Ottanta dall’Iran di Khomeini; e quella, tragicamente contemporanea, di tutte le famiglie che, oppresse da tirannie, guerre e povertà, non hanno alternativa alla fuga per inseguire un’esistenza possibile.
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### Sinossi
Nasce con i capelli neri come la pece e la pelle bianchissima, la piccola Mahtab, per questo la mamma decide di darle quel nome, che significa “la bambina della luna”. Mahtab trascorre giorni felici nel giardino di casa, tra le splendide rose curate dalla mamma e gli amati gatti. Quando la Sanguinea prende il potere e instaura un regime di terrore, la famiglia di Mahtab è costretta a lasciare il Paese e intraprende un viaggio lungo e pericoloso. Ma nel momento in cui il buio e la paura sembrano sul punto di inghiottire tutto, Mahtab inizia un viaggio magico tutto suo nella misteriosa terra di Athabasca. È lì che troverà la speranza e una forza sorprendente, per sé e per i suoi familiari. Le parole di Mehrnousch Zaeri-Esfahani e le tavole in bianco e nero del fratello Mehrdad Zaeri raccontano una storia vera, quella della loro famiglia, fuggita negli anni Ottanta dall’Iran di Khomeini; e quella, tragicamente contemporanea, di tutte le famiglie che, oppresse da tirannie, guerre e povertà, non hanno alternativa alla fuga per inseguire un’esistenza possibile.

La ballata di un piccolo giocatore

Prima che uno scrittore, Osborne è un segugio, e quando torna sui luoghi dei suoi delitti letterari è perché sa che ad aspettarlo troverà un’altra storia. E infatti. Qui siamo a Macao, dove gli europei ancora si spingono per ogni tipo di azzardo, specie del genere più estremo. E dove Lord Doyle, con un capitale arraffato in patria, è certo che farà, al casinò, il colpo della vita. Sarà il baccarat a iniziarlo alle leggi del caso, che dai tavoli da gioco tracimeranno, sotto forma di maliose coincidenze, in tutte le ore delle sue stravaganti giornate. Così, per colpa di qualche serie sfortunata, Doyle potrebbe trovarsi in guai piuttosto seri, se una certa squillo non accorresse, in un mattino straniato e forse fatalmente conclusivo, a salvarlo. Solo che questa non è la fine, bensì l’inizio di un viaggio senza più mappe nel gioco, nel sesso e in altre meravigliose perdizioni. Che Osborne ci costringe, molto più che a leggere, a vivere insieme a lui.
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### Sinossi
Prima che uno scrittore, Osborne è un segugio, e quando torna sui luoghi dei suoi delitti letterari è perché sa che ad aspettarlo troverà un’altra storia. E infatti. Qui siamo a Macao, dove gli europei ancora si spingono per ogni tipo di azzardo, specie del genere più estremo. E dove Lord Doyle, con un capitale arraffato in patria, è certo che farà, al casinò, il colpo della vita. Sarà il baccarat a iniziarlo alle leggi del caso, che dai tavoli da gioco tracimeranno, sotto forma di maliose coincidenze, in tutte le ore delle sue stravaganti giornate. Così, per colpa di qualche serie sfortunata, Doyle potrebbe trovarsi in guai piuttosto seri, se una certa squillo non accorresse, in un mattino straniato e forse fatalmente conclusivo, a salvarlo. Solo che questa non è la fine, bensì l’inizio di un viaggio senza più mappe nel gioco, nel sesso e in altre meravigliose perdizioni. Che Osborne ci costringe, molto più che a leggere, a vivere insieme a lui.