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La grande sfida

Da quando un orribile incidente lo ha reso orfano, Wesley Peel è vissuto con una sola ossessione: rendere più sicuri i trasporti sulle grandi autostrade americane. A questo scopo, assieme a un team di tecnici sceltissimi, Peel progetta un mezzo di trasporto in grado, con la sua tecnologia, di sbaragliare qualsiasi concorrenza. L’idea rivoluzionaria di Peel suscita invidia e rancore, e sono ormai in molti a volerlo fermare con qualsiasi mezzo. Entra in scena a questo punto un gruppo di terroristi animati da un fanatismo religioso che non si arresta davanti a nulla. Per Wesley, quella che sembrava solo una sfida tecnologica si tramuta presto in un’allucinante lotta la cui posta è la sua stessa sopravvivenza. Per fortuna ad aiutarlo c’è Vangie, una ragazza che si rivela, ben presto, più che un’abile segretaria.

La grande ruota

Cheyne Scarne era un professore di randomatica, la nuova scienza che aveva rinverdito la vecchia asserzione degli antichi greci secondo cui l’universo era fatto di numeri: prima dell’atomo, prima della particella elementare, prima del quantum d’azione, c’era il numero, e la sorgente da cui fluivano i numeri, in un flusso irrazionale e senza fine, era lì, alla portata di Cheyne Scarne. Perché Cheyne era anche un giocatore d’azzardo, che aveva scommesso la sua stessa vita per arrivare al cerchio interno della Grande Ruota, il Sindacato definitivo, la Mafia futura che controllava i traffici loschi che si svolgevano sui pianeti sotto il dominio dell’uomo. Ma Cheyne non avrebbe mai saputo se aveva vinto o perso quando avrebbe giocato il suo punto: perché la Mafia stessa doveva giocare la sua partita in un gioco d’azzardo di dimensioni ancora maggiori, governato da una «combine», un’associazione mafiosa che controllava l’intera galassia. Così Cheyne Scarne si trovò ad essere prescelto come giocatore per conto dell’umanità in un gioco complesso in cui nessuno conosceva il valore delle carte e le regole erano infinitamente fluide e variabili.

La Grande Bellezza Dell’italiano: Il Rinascimento

Bellezza e utilità. Cosa si può chiedere di più a una lingua?
Le opere d’arte, che siano fatte di linee e di colori o che siano fatte d’inchiostro e di parole, devono produrre bellezza. Di qui il titolo La grande bellezza dell’italiano, di qui l’organizzazione del libro in sale, come accade nelle mostre e nei musei. In ciascuna è esposto il magnifico italiano di Pietro Bembo, Ludovico Ariosto e Niccolò Machiavelli. Ascoltando il suono delle loro parole, che echeggia da una parete all’altra, rincorrendo il ritmo dei loro versi, che scivola sul marmo dei pavimenti, ammirando la forma delle loro frasi, che adorna volte, colonne e soffitti, compiamo un atto d’amore per la nostra lingua. E lanciamo al tempo stesso un atto di accusa nei confronti di chi la sta progressivamente trasformando in una lingua violenta, rozza, insultante. In una parola: brutta.
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### Sinossi
Bellezza e utilità. Cosa si può chiedere di più a una lingua?
Le opere d’arte, che siano fatte di linee e di colori o che siano fatte d’inchiostro e di parole, devono produrre bellezza. Di qui il titolo La grande bellezza dell’italiano, di qui l’organizzazione del libro in sale, come accade nelle mostre e nei musei. In ciascuna è esposto il magnifico italiano di Pietro Bembo, Ludovico Ariosto e Niccolò Machiavelli. Ascoltando il suono delle loro parole, che echeggia da una parete all’altra, rincorrendo il ritmo dei loro versi, che scivola sul marmo dei pavimenti, ammirando la forma delle loro frasi, che adorna volte, colonne e soffitti, compiamo un atto d’amore per la nostra lingua. E lanciamo al tempo stesso un atto di accusa nei confronti di chi la sta progressivamente trasformando in una lingua violenta, rozza, insultante. In una parola: brutta.

La grande bellezza dell’italiano: Dante, Petrarca, Boccaccio

La grande bellezza della lingua italiana – e dei classici che per primi le hanno dato forma – è qualcosa di cui tutti dovrebbero godere.
Per questo ho scritto il libro che avete in mano.
L’associazione fra l’italiano e la bellezza ricorre da secoli fra le persone colte di tutto il mondo. Nel corso del tempo, la nostra lingua è stata definita armoniosa, delicata, dolce, elegante, gentile, gradevole, graziosa, melodica, piacevole, seducente. «Gli angeli nel cielo parlano italiano», fa dire Thomas Mann al protagonista di un suo romanzo.
Tutto cominciò nel Trecento, con i capolavori di Dante, di Petrarca e di Boccaccio. *La Divina Commedia*, il *Canzoniere* e il *Decameron* rappresentano il momento di fondazione di un modello linguistico e letterario a lungo ritenuto insuperato.
Giuseppe Patota riscopre per noi la bellezza della lingua inventata e usata dai grandi del nostro Trecento, illustrandone le opere e svelandone i segreti. Scopriamo così, pagina dopo pagina, un Dante capace di tendere l’italiano come se fosse un elastico, fino all’estremo della sua capacità espressiva, un Petrarca che domina i numeri e il sistema binario al pari di un genio dell’informatica, un Boccaccio straordinario prestigiatore linguistico che estrae meraviglie verbali dal cilindro del suo *Decameron*.

La Grande Avventura

Nell’agosto 1913 un gruppo di austeri signori attrezzati con pendoli, termometri, palloni sonda e teodoliti, si imbarca a Marsiglia e approda a Bombay per un lungo viaggio nel cuore dell’Asia, destinato a interrompersi inaspettatamente nell’agosto del 1914, con la notizia dello scoppio della guerra in Europa. A ideare e dirigere questa spedizione straordinaria è il quarantaquattrenne medico torinese Filippo De Filippi, già noto nel mondo dei viaggiatori dell’epoca per aver accompagnato il Duca degli Abruzzi in Alaska e al K2. De Filippi e i suoi compagni esplorano le valli del Karakorum, dell’Himalaya occidentale e del Turkestan cinese, facendo tappa a Skardu, a Leh, sul ghiacciaio Rimu, sull’altopiano del Dèpsang e a Kashgar, in pieno deserto del Taklamakan: luoghi dai nomi ancor oggi non del tutto familiari, ma che ai primi del Novecento significano un tuffo nell’ignoto. La passione che li muove ha molte componenti: spirito di avventura, rigore scientifico, curiosità tutta umanistica per i popoli e le culture che incontreranno per via. Mappano territori inesplorati, raccolgono campioni di rocce, effettuano rilevazioni gravimetriche, studiano le società e le economie locali di Baltì, Ladakhi, Uiguri, Kirghisi… Eredi di Marco Polo, apriranno la strada ad altri grandi viaggiatori del Novecento come Ardito Desio. E il loro viaggio, anche se non si è concluso come avrebbero voluto, resta una ‘grande avventura’ che a cent’anni di distanza continua interessare e affascinare.

(source: Bol.com)

La grammatica di Dio. Storie di solitudine e allegria

Un cane troppo fedele che torna sempre come un boomerang dal padrone che lo vuole abbandonare, un potentissimo manager pronto a tutto pur di riunire i Beatles per un concerto; un terzino fantasioso e romantico su uno spelacchiato campo di periferia; un arrogante e irredimibile uomo d’affari; un frate che sceglie il silenzio per sentirsi più vicino a Dio ma viene vinto dalla bellezza di una muta; una perfida vecchietta divorata dall’invidia e dal livore sono solo alcuni dei protagonisti di questa raccolta di racconti, nella quale Benni mostra il lato più curioso, imprevedibile e misterioso della vita.

La governante

“Mi occuperò di vostra figlia meglio che posso, le insegnerò le buone maniere e tutte quelle sciocchezze che servono per affrontare il vasto mondo. E poiché è una donna le insegnerò anche a non fidarsi degli uomini, soprattutto di quelli che hanno una gran parlantina e baciano come Dio comanda.”
** Londra. 1875.**
Lord Moncrieff, rimasto vedovo, deve trovare una governante che si occupi di sua figlia. O meglio della figlia di sua moglie, visto che non è certo di essere lui il padre della bambina. Assume la signora Tate, una donna giovane e affascinante, con un passato non proprio cristallino. L’idea di spedire figlia e governante lontano da Londra si rivela, però, poco funzionale all’attrazione che inevitabilmente i due finiscono per provare.
** Dopo lo straordinario successo di “Dita come Farfalle”, sia in termini di vendite ma anche e soprattutto di apprezzamento da parte dei lettori, Rebecca Quasi ci regala il suo attesissimo secondo romanzo storico. Non più Regency ma questa volta in epoca vittoriana.
L’autrice riesce come sempre a connotare i suoi personaggi con maestria, sia dal punto di vista psicologico che emozionale, rendendoli vividi e sfaccettati, interessanti fin dal primo sguardo.
Chi come noi ha amato Dita, proverà le stesse sensazioni in questo secondo interessante lavoro.**

La gloria è il sole dei morti

Parigi, autunno 1872. Un anziano generale bussa alla porta di un appartamento borghese, al 26 di rue Jacob. È la casa di suo nipote, Maurice, figlio del fratello Alexandre, morto sette anni prima. Il generale è un uomo stanco, viene da lontano. È stato soldato e marinaio, ha combattuto le guerre di Indipendenza e a fianco di Garibaldi, con i Mille; ha navigato gli oceani fin dall’adolescenza. Prima di morire, vuole lanciarsi in un’ultima impresa: costruire una nave mercantile, attraversare il canale di Suez appena inaugurato e avviare commerci nelle Indie olandesi. Per questo, lascia la famiglia e volta le spalle agli onori militari.
Per inseguire il suo sogno, ha bisogno dell’aiuto di Maurice. Zio e nipote quasi non si conoscono, si osservano con distacco. Ma la forza del sangue avrà la meglio. Perché il generale non è un uomo qualunque: è Nino Bixio. Porta addosso le cicatrici delle grandi battaglie dell’Ottocento e combatterà ancora dall’altra parte del mondo. Dalla rievocazione dell’impresa dei Mille alla descrizione della Francia di Napoleone III, rivoluzionaria e imperiale, eccitante e mondana; dalla leggendaria America dei primi pionieri fino alle drammatiche avventure di Nino nei mari del Sud, La gloria è il sole dei morti tratteggia un affresco che abbraccia mezzo secolo e cinque continenti. Raccontando le donne e le guerre, le rivoluzioni e i sogni di Nino e dei suoi due fratelli – l’importante e raffinato Alexandre, amico di Dumas, e il coraggioso gesuita Joseph, emigrato in California, distanti nello spazio e negli ideali ma a lui accomunati da un segreto afflato – Massimo Nava li trasforma negli indimenticabili protagonisti di un romanzo vivissimo e appassionante. Che parla al lettore di oggi la lingua universale dell’ambizione e del fallimento, parla della guerra fra speranza e destino, del desiderio sempre risorgente di cambiare le proprie sorti e quelle del mondo.
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### Sinossi
Parigi, autunno 1872. Un anziano generale bussa alla porta di un appartamento borghese, al 26 di rue Jacob. È la casa di suo nipote, Maurice, figlio del fratello Alexandre, morto sette anni prima. Il generale è un uomo stanco, viene da lontano. È stato soldato e marinaio, ha combattuto le guerre di Indipendenza e a fianco di Garibaldi, con i Mille; ha navigato gli oceani fin dall’adolescenza. Prima di morire, vuole lanciarsi in un’ultima impresa: costruire una nave mercantile, attraversare il canale di Suez appena inaugurato e avviare commerci nelle Indie olandesi. Per questo, lascia la famiglia e volta le spalle agli onori militari.
Per inseguire il suo sogno, ha bisogno dell’aiuto di Maurice. Zio e nipote quasi non si conoscono, si osservano con distacco. Ma la forza del sangue avrà la meglio. Perché il generale non è un uomo qualunque: è Nino Bixio. Porta addosso le cicatrici delle grandi battaglie dell’Ottocento e combatterà ancora dall’altra parte del mondo. Dalla rievocazione dell’impresa dei Mille alla descrizione della Francia di Napoleone III, rivoluzionaria e imperiale, eccitante e mondana; dalla leggendaria America dei primi pionieri fino alle drammatiche avventure di Nino nei mari del Sud, La gloria è il sole dei morti tratteggia un affresco che abbraccia mezzo secolo e cinque continenti. Raccontando le donne e le guerre, le rivoluzioni e i sogni di Nino e dei suoi due fratelli – l’importante e raffinato Alexandre, amico di Dumas, e il coraggioso gesuita Joseph, emigrato in California, distanti nello spazio e negli ideali ma a lui accomunati da un segreto afflato – Massimo Nava li trasforma negli indimenticabili protagonisti di un romanzo vivissimo e appassionante. Che parla al lettore di oggi la lingua universale dell’ambizione e del fallimento, parla della guerra fra speranza e destino, del desiderio sempre risorgente di cambiare le proprie sorti e quelle del mondo.

La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009)

Nell’arco di poco più di un decennio – da quel non troppo lontano 1996 in cui fu insignita del Premio Nobel per la letteratura – Wislawa Szymborska è diventata un autore di culto anche in Italia. Né questo vasto successo deve meravigliare. Grazie a un’impavida sicurezza di tocco, la Szymborska sa infatti affrontare temi proibiti perché troppo battuti – l’amore, la morte e la vita in genere, anche e soprattutto nelle sue manifestazioni più irrilevanti – e trasformarli in versi di colloquiale naturalezza e (ingannevole) semplicità. Il volume raduna l’intera produzione poetica della Szymborska, inclusa la recentissima raccolta “Qui”, apparsa in Polonia nel 2009.
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La Gioia Di Invecchiare

“Quando, con l’età e la rinuncia a qualsiasi seduzione, abbiamo raggiunto un elevato livello di Coscienza, possiamo sciogliere gli ormeggi che ci tengono legati al corpo. Tutto è un regalo: le piccole soddisfazioni, i sottili messaggi dei sensi, l’affetto che ci scalda il cuore come un balsamo, gli incontri gentili con altri esseri umani, la capacità di essere di aiuto agli altri. Ogni giorno è un buon giorno.” Un grande Maestro affronta lo spauracchio più grande: la vecchiaia. E ci aiuta a capire perché sia un grande dono. Tratto da “Cabaret mistico” pubblicato da Feltrinelli. Numero di caratteri: 27.561

La Gemma di Ceylon

Ceylon, 1817
A Dido Monica Monkford, dopo sei costose e sfortunate stagioni londinesi, non resta che emigrare nelle colonie per trovare un marito accettabile. A Ceylon si aspetta di sposare l’erede di Sir Havisham, ma appena sbarcata nell’esotica Colombo, scopre che le sue prospettive sono, suo malgrado, parecchio cambiate.
Nel frattempo la grande ribellione del popolo singalese contro il dominio britannico sta per infuriare…
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### Sinossi
Ceylon, 1817
A Dido Monica Monkford, dopo sei costose e sfortunate stagioni londinesi, non resta che emigrare nelle colonie per trovare un marito accettabile. A Ceylon si aspetta di sposare l’erede di Sir Havisham, ma appena sbarcata nell’esotica Colombo, scopre che le sue prospettive sono, suo malgrado, parecchio cambiate.
Nel frattempo la grande ribellione del popolo singalese contro il dominio britannico sta per infuriare…

La gatta che amava le acciughe

Quando i gatti finiscono in prima pagina, di solito sono protagonisti delle avventure più incredibili. In questo libro Detlef Bluhm sorprende il lettore con una serie di aneddoti divertenti, notizie curiose e interessanti, fatti stranissimi ma realmente accaduti, tratti da quotidiani, siti web e trasmissioni radiofoniche e televisive. Così scopriremo che ci sono gatti che hanno avvertito in anticipo l’arrivo di terremoti e tornado, gatti da Guinness dei primati che devono mettersi a dieta, gatti che snobbano i dolci, gatti selvatici che stanno ripopolando alcune aree dell’Europa… Detlef Bluhm ci invita ad accompagnarlo in questa sua ‘passeggiata’ sulle tracce di un sapere antico e di sempre nuove conoscenze sul mondo dei gatti anche se, come ammette, nemmeno questa volta sarà possibile spiegare il più grande dei misteri: perché a un certo punto il gatto abbia deciso di diventare un animale domestico…

Detlef Bluhm ha lavorato nel settore dell’editoria, prima come libraio, poi presso un editore e infine fondando una sua casa editrice. Direttore dell’Associazione dei librai e editori di Berlino, è presidente del Literaturhaus di Berlino. Ha scritto diversi saggi di storia culturale, in particolare di alcune città tedesche, e molti libri sui gatti, fra cui Impronte di gatto e Tutto quello che vorreste sapere sui gatti, entrambi pubblicati da TEA.

(source: Bol.com)

La furia di Roma

**La storia del generale che divenne imperatore

Un grande romanzo storico

Dall’autore del bestseller Il giustiziere di Roma**

58 d.C. Roma è nuovamente in tumulto. L’imperatore Nerone si è perdutamente innamorato di Poppea, ma per riuscire ad averla deve assassinare sua moglie Ottavia. Vespasiano dovrà prestare molta attenzione. La nuova amante dell’imperatore, infatti, gli è tutt’altro che amica e la sua ascesa al potere non può che significare un imminente pericolo. Nel frattempo, le stravaganze di Nerone raggiungono un nuovo apice e minacciano di causare una terribile crisi finanziaria. Vespasiano è inviato in Britannia da Seneca, che vuole farsi restituire tutto il denaro prestato ai britanni, poiché Nerone vuole abbandonare la provincia. Lontano dall’Urbe, riuscirà a tener testa agli intrighi di palazzo?

Un autore da oltre 50.000 copie in Italia

‘Nell’avvincente saga di Fabbri, Vespasiano non può sfuggire alla tumultuosa politica di Roma, ormai sull’orlo della disgregazione.’
la Repubblica

‘Azione, avventura, divertimento. Una serie decisamente interessante.’
Liberi di scrivere

‘Guerriglie ed esaltanti spaccati di storia romana nella saga di Roberto Fabbri.’
Sololibri

Roberto Fabbri

è nato a Ginevra e vive tra Londra e Berlino. Per venticinque anni ha lavorato in produzioni televisive e cinematografiche. La passione per la storia, in particolare per quella dell’antica Roma, lo ha spinto a scrivere la serie dedicata all’imperatore Vespasiano, di cui la Newton Compton ha già pubblicato Il tribuno, Il giustiziere di Roma, Il generale di Roma, Il re della guerra, Sotto il nome di Roma e Il figlio perduto di Roma. La furia di Roma è il nuovo capitolo dell’appassionante saga.

(source: Bol.com)

La furia del cimmero

Continua la serie di Kern il Cimmero, la prima trilogia di un nuovo ciclo di romanzi ambientati ai tempi in cui Conan è re. Dopo averli sconfitti e cacciati dalla propria terra, Kern si trova costretto a dover unire le forze delle varie tribù per debellare ancora una volta la minaccia dei predoni Vanir che hanno messo a ferro e fuoco la sua città natale, Gaud, massacrando il suo clan. Il nostro eroe dovrà trovare la forza di schiacciare i nemici ed i loro alleati sovrannaturali e di rivolgere contro di loro la famosa furia guerriera del popolo cimmero.

La forza invisibile

Presentiamo di questo autore, già noto ai nostri lettori, un altro divertente, piacevole racconto: la storia di Esaù Jones, un uomo semplice, onesto, umile, che ha la facoltà di ottenere una concentrazione tale di pensiero da scomporre gli atomi e le molecole della materia e ricomporle altrove, ossia di un uomo che è completamente padrone della materia, sotto qualsiasi forma si presenti. Se quest’uomo avesse sete di dominio e di potere o se sentisse odio per l’umanità in genere e per i suoi simili in particolare, potrebbe, con uno sforzo di concentrazione del pensiero, disgregare l’intero pianeta o tutti gli esseri viventi che lo abitano, oppure impadronirsi dei cervelli degli altri e adoperarli per i propri scopi. Poiché questa possibilità esiste, uno scienziato decide di sopprimerlo, col pretesto del bene dell’umanità; ma accade qualcosa di terribile: il gruppo di studiosi di cui lo scienziato fa parte, durante un esperimento di disintegrazione della materia, suscita una reazione a catena che, interessando tutti gli elementi, nessuno riesce più a fermare. C’è un uomo solo al mondo, che lo potrebbe: Esaù Jones. Ma dove si è nascosto? E, ammesso che lo si trovasse, acconsentirebbe a salvare il mondo che gli si è dimostrato tanto ostile? Il racconto si legge fino in fondo senza stanchezze, anzi con vero gusto e siamo sicuri che incontrerà il favore dei nostri lettori, specialmente di quelli che sono affezionati a questo autore.