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Mani Bucate

Un fiume di soldi alle imprese e l’Italia va a picco. Perché? Questo libro entra nell’incredibile mondo delle aziende mantenute dallo Stato. Per la prima volta racconta, facendo nomi e cognomi, decine di storie di società, banche e multinazionali che hanno incassato miliardi di euro pubblici spesso senza produrre né crescita né occupazione. Fiat, Pirelli, la Saras dei Moratti e le industrie sarde (Portovesme,Vinyls,Ila, Alcoa).Ma anche giornali, radio e tv; tutto il mondo del cinema, compresi cinepanettoni e film in 3D; agricoltura e allevamento (8 milioni dei contribuenti sono serviti ai grandi marchi per farsi pubblicità), compagnie aeree, hotel e perfino skilift. Banca d’Italia e Corte dei conti sono netti: gli aiuti sono inutili. Tutti i soldi a favore del Sud hanno generato un aumento del Pil di appena lo 0,25 per cento all’anno.Poche eccellenze, molti miliardi buttati via. Eppure ogni cosa è sussidiata. Tutto quello che compriamo l’abbiamo pagato due volte, alla cassa e già prima con le tasse. Quello che gli italiani versano alle aziende è un contributo invisibile, fatto di migliaia di leggi che concedono agevolazioni fiscali, soldi a fondo perduto, garanzie sui prestiti. Con le tasse si alimentano clientele e basi elettorali. Negli ultimi dieci anni sono state avviate dall’Unione europea quasi 40.000 pratiche per aiuti italiani potenzialmente illegali. Perfino la mafia è sussidiata dallo Stato.I soldi pubblici vengono usati dalle aziende per pagare i debiti. Altre volte lo Stato paga per nuove assunzioni, ma i posti di lavoro scompaiono appena finiscono i sussidi. La politica tace. Questo sistema è alla base del declino italiano.
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### Sinossi
Un fiume di soldi alle imprese e l’Italia va a picco. Perché? Questo libro entra nell’incredibile mondo delle aziende mantenute dallo Stato. Per la prima volta racconta, facendo nomi e cognomi, decine di storie di società, banche e multinazionali che hanno incassato miliardi di euro pubblici spesso senza produrre né crescita né occupazione. Fiat, Pirelli, la Saras dei Moratti e le industrie sarde (Portovesme,Vinyls,Ila, Alcoa).Ma anche giornali, radio e tv; tutto il mondo del cinema, compresi cinepanettoni e film in 3D; agricoltura e allevamento (8 milioni dei contribuenti sono serviti ai grandi marchi per farsi pubblicità), compagnie aeree, hotel e perfino skilift. Banca d’Italia e Corte dei conti sono netti: gli aiuti sono inutili. Tutti i soldi a favore del Sud hanno generato un aumento del Pil di appena lo 0,25 per cento all’anno.Poche eccellenze, molti miliardi buttati via. Eppure ogni cosa è sussidiata. Tutto quello che compriamo l’abbiamo pagato due volte, alla cassa e già prima con le tasse. Quello che gli italiani versano alle aziende è un contributo invisibile, fatto di migliaia di leggi che concedono agevolazioni fiscali, soldi a fondo perduto, garanzie sui prestiti. Con le tasse si alimentano clientele e basi elettorali. Negli ultimi dieci anni sono state avviate dall’Unione europea quasi 40.000 pratiche per aiuti italiani potenzialmente illegali. Perfino la mafia è sussidiata dallo Stato.I soldi pubblici vengono usati dalle aziende per pagare i debiti. Altre volte lo Stato paga per nuove assunzioni, ma i posti di lavoro scompaiono appena finiscono i sussidi. La politica tace. Questo sistema è alla base del declino italiano.

Mangia con il pane

‘La vita è un film a lieto fine, basta restare onesti e non mollare mai’ amava ripetere Paolo Farinetti, il ‘comandante Paolo’ che, a capo della XXI brigata Matteotti ‘Fratelli Ambrogio’, combatté i nazifascisti sulle colline delle Langhe durante la Resistenza. E infatti, lui non ha mai mollato, né allora né dopo. Perché Paolo, quella scelta di battersi per la giustizia e per la libertà l’ha fatta una volta per tutte. Nato da poverissimi contadini su quelle colline della ‘malora’ rese celebri da Fenoglio, il ventenne Paolo, colpito da una brutta peritonite, alla fine del 1943 rifiuta di tornare sotto le armi e sceglie di diventare un ‘ribelle’ e di ‘salire in montagna’. Dove l’iniziale avversione per la retorica guerrafondaia del fascismo matura presto in una coscienza politica chiarissima: lui e i compagni che hanno condiviso la sua scelta sono lì perché vogliono un’Italia diversa, più libera e giusta. Dapprima inquadrato nelle formazioni autonome del comandante ‘azzurro’ Mauri, Paolo, con un’intuizione decisiva, sposta il teatro operativo del suo gruppo dalla montagna alle più familiari colline albesi e alla bassa Langa, dove può contare non solo sulla conoscenza del territorio ma soprattutto sul sostegno della ‘sua’ gente pronta a offrirgli collaborazione, riparo, cibo, abiti, informazioni. Diventato il carismatico ‘comandante Paolo’ grazie alla capacità di conciliare il coraggio indomito con la prudenza e l’umanità, compie gesta tanto spericolate ed eclatanti da suscitare presto intorno a lui e alla sua brigata un alone di leggenda. Anche perché usa la forza solo se necessario, preferendo catturare prigionieri da scambiare piuttosto che uccidere. Sono imprese giudicate quasi impossibili, come i sabotaggi alla linea ferroviaria che porta ad Asti, o che hanno il sapore della beffa, come la liberazione dal carcere del capoluogo langhese di una dozzina di partigiani condannati a morte, messa a segno senza sparare un solo colpo. E poi, nell’ottobre 1944, la partecipazione alla prima occupazione di Alba, durata solo ventitré giorni, ai quali seguirono i rastrellamenti a tappeto e le ritorsioni dei nazifasciti in un autunno e un inverno durissimi. Fino al successivo tentativo di riprendere la città, azione durante la quale una sventagliata di mitra lo colpisce a una gamba. E proprio da ferito, su una scalcinata ambulanza, entrerà in Alba, definitivamente liberata il 26 aprile 1945. La sua epopea rivive oggi nel racconto appassionato e appassionante che ne fa il figlio Oscar, che per la prima volta dà voce ai ricordi di quei mesi, ascoltati dalla viva voce del padre, rivelando alcuni particolari inediti del ‘tesoro della IV armata’ e del controverso episodio della rapina del ’46 in cui lui fu ingiustamente coinvolto. Quel padre che partigiano lo è stato per sempre, le cui regole di vita erano semplici ma inderogabili: le persone sono più importanti delle cose, i dubbi sono meglio delle certezze e le critiche meglio dell’adulazione, distingui tra il difficile e l’impossibile e sappi individuare le priorità, non mollare mai. Regole riassumibili in quel ‘mangia con il pane’, il mantra che Oscar si è sentito ripetere spesso dalla nonna paterna Teresa, vero filo rosso di una filosofia di vita che attraversa le generazioni della famiglia Farinetti.
(source: Bol.com)

Malintesi d’amore

La rubrica di Lady Truelove 2

Londra, 1893.
Gestire La rubrica di Lady Truelove è un incarico piuttosto impegnativo da ereditare, soprattutto per Clara Deverill, che fatica a dispensare consigli d’amore quando lei per prima è totalmente inesperta in materia. Così, dopo avere ascoltato per caso in una sala da tè una conversazione in cui un avvenente e cinico gentiluomo suggeriva all’amico il metodo più semplice per lasciare senza ripercussioni la fidanzata, decide di pubblicare sul giornale una finta lettera per mettere sull’avviso la ragazza, sperando che questa si riconosca. Lo stratagemma funziona, con conseguenze disastrose per tutte le persone coinvolte… e inaspettatamente persino per il cuore di Clara!

(source: Bol.com)

Maledetto Natale

Come dovrebbe essere una storia d’amore tra una donna e un uomo? Certo, ognuno di noi avrà la propria risposta, ma siamo sicuri che la maggior parte risponderebbe: dolce passionale, commovente. Qualcuna/o aggiungerebbe: impetuosa, carnale, a tratti feroce. Mariella Mogni ci dona tutti questi ingredienti per una straordinaria cena di Natale. Ed è proprio a pochi giorni dal Natale che il romanzo prende le mosse. Federica, sola e amareggiata, ripercorre gli ultimi otto mesi, segnati dalla sua storia con Michele. Un amore nato per caso, su un treno, e sballottato da una città all’altra in cerca di un difficile equilibrio. È stato facile per entrambi abbandonarsi a una passione travolgente, assoluta, di quelle che lasciano i segni sul corpo e riempiono il cuore di speranza. Ma la storia di Federica e Michele non sembra essere nata sotto i migliori auspici e lei non riesce ad adattarsi al ruolo di amante di un uomo sposato, legato da obblighi e sensi di colpa a una donna che non ama più. Per questo si prepara a trascorrere il Natale da sola. Il maledetto Natale delle amanti, delle donne costrette a ripetere “Scegli, o me o lei” Quante donne e uomini si ritroveranno in Federica e Michele, quanti soffriranno per i contrasti, le liti, le discussioni. E quanti si ecciteranno per la passione che cola come miele da queste pagine così ben scritte, perché un amore senza passione e carne, si chiama amicizia. ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO

(source: Bol.com)

Maledetto Bellissimo Bastardo

**Bestseller di New York Times, USA Today e Wall Street Journal

Un’autrice da oltre 1.500.000 copie

Una promessa apparentemente innocua
L’unica ragazza che non riuscirà mai a dimenticare…**

Collins Drake ha un perfetto controllo su ogni aspetto della sua vita, dai suoi affari alla soddisfazione dei suoi desideri… Tutto accade solo a un suo comando.
Così quando una donna si presenta alla sua porta e gli ricorda una promessa che si erano fatti quando avevano solo dieci anni, non dovrebbe essere capace di turbare tutto il suo mondo. E invece sì. Perché Mia Monroe non è soltanto la sua migliore amica d’infanzia, non è soltanto la ragazza con cui ha perso la verginità e che non vede da allora: lei è l’unica che sfugge al suo controllo. E pezzo dopo pezzo, sta per distruggere tutti i suoi piani.

Kendall Ryan

è autrice di un gran numero di romanzi bestseller negli Stati Uniti. I suoi libri hanno dominato le classifiche di ‘New York Times’, ‘USA Today’ e ‘Wall Street Journal’, hanno venduto più di un milione e mezzo di copie in tutto il mondo.

(source: Bol.com)

Malamore

‘Malamore è un libro del 2008 e ha una forza che cresce col passare degli anni: cresce perché resta intatta, nel tempo, la vera domanda che lo anima. E la domanda non è perché gli uomini si sentano tanto spesso autorizzati a esercitare violenza – verbale, fisica, psicologica – sulle donne che sostengono di amare. La vera questione – mi pare, piuttosto – è perché le donne non siano in grado di respingere la violenza, quando la riconoscono. Cosa le induce, cosa ci induce a sopportare il crescendo di umiliazioni, le piccole angherie domestiche, le prepotenze pubbliche che sempre preludono a un epilogo tragico? Cosa ci fa credere di poter cambiare, accogliere, domare la minaccia? C’è una sorta di presunzione, dice l’antica favola che apre questo libro: la topolina si innamora del gatto, convinta che lo renderà vegetariano. C’è un oscuro sentimento profondo che si nutre di sensi di colpa, raccontano le tante storie di donne – celebri, anonime – che come stelle cadenti illuminano la scena del delitto. Esercizi di resistenza al dolore, recita il sottotitolo. Forse la chiave è qui: nella confidenza che le donne hanno col dolore, la palestra che serve a trasformarlo in forza. Ciascuno troverà la sua risposta, leggendo. Troverà qualcosa della sua storia e forse il coraggio di guardarla negli occhi. Se accadesse anche una volta sola, è per quella volta che ho scritto questo libro’. **Concita De Gregorio**
(source: Bol.com)

Mala tempora

Ultima domenica di giugno. Dal Naviglio della Martesana riemerge il corpo nudo di una giovane donna, privata della testa. Sei mesi prima, sulla sponda di un altro Naviglio, era stato decapitato un anziano ubriacone. Intanto, in una chiesa del centro, un giovane informatico viene sgozzato mentre prega. Una Milano boccheggiante per la calura e attanagliata dalla crisi economica scopre l’orrore e il terrore. E qualcuno resuscita il fantasma del «Mostro della Bagnera», l’ottocentesco serial killer milanese che smembrava le sue vittime in una cantina a pochi passi dal Duomo.
A cercare una risposta a questi efferati delitti torna il commissario Bruno Ardigò, costretto a gettarsi in un’indagine da brivido sul lato più torbido e celato di Milano, un’indagine senza respiro che lo obbligherà a esplorare i sotterranei della città dove, nascosti nel buio, si celano riti occulti e segreti tramandati da secoli. Al suo fianco di nuovo l’amico giornalista Federico Malerba, oltre a una conturbante escort di lusso, in grado di far perdere la lucidità anche al più freddo degli investigatori…

Maigret e la vecchia signora di Bayeux La vieille dame de Bayeux

“La vecchia signora di Bayeux” è una ricca vedova che muore, pare, per una crisi cardiaca, mentre è ospite di un nipote, unico erede delle sue ingenti sostanze. Morte naturale o abilissimo delitto? Spinta da qualche sospetto l’ex dama di compagnia della presunta vittima incarica Maigret di occuparsi del caso. Recatosi sul posto, i] commissario scopre una serie di indizi interessanti e giunge a concludere che una morte naturale c’è stata, è vero, ma non quella della vecchia signora… A questo bel racconto, soggetto di una riduzione televisiva, se ne aggiungono altri tre. Con ‘I maialini senza coda” ci troviamo a Montmartre. In un piccolo appartamento, una giovane donna attende ansiosa il ritorno dei marito. Come mai, quella sera, Marcel ritarda tanto? Per ingannare il tempo Germaine mette in ordine il guardaroba dei marito ed ecco che dalla tasca di un cappotto esce un oggetto di fredda e dura porcellana. Immobile, agghiacciata, con gli occhi pieni di terrore Germaine fissa un maialino senza coda… Ora sa perché Marcel non è ancora tornato e teme che non torni mai piú. Ne “Il notaio di Châteauneuf” Maigret è alle prese con uno strano tipo che lo obbliga, anche se con la massima cortesia, a… cambiare identità. E il commissario diventa, suo malgrado, il signor Legros di Bergerac, vecchio compagno d’armi del notaio Châteauneuf. L’ultímo dei racconti di questo volume, “Un certo signor Berquin” è pervaso da uno humour sottile e penetrante. Chi è infine questo signor Berquin? E’ un uomo che “ha avuto la sua notte, dopotutto! E ci sono tanti uomini che non l’hanno mai”.

Maigret e il ladro pigro

«Maigret aveva dovuto occuparsi di Honoré Cuendet altre due volte, la seconda dopo un grosso furto di gioielli in rue de la Pompe, a Passy.
«Il fatto era avvenuto in un appartamento di lusso in cui, oltre ai proprietari, vivevano tre domestici. La sera prima i gioielli erano stati appoggiati su una toeletta, nel boudoir attiguo alla stanza da letto, la cui porta era rimasta aperta tutta la notte.
«Né il signore né la signora D, che pure dormivano nel loro letto, avevano sentito alcunché. La cameriera, che dormiva allo stesso piano, era sicura di aver chiuso la porta a chiave e di averla trovata la mattina dopo chiusa allo stesso modo. Nessuna traccia di scasso. Nessuna impronta.
«Dato che l’appartamento si trovava al terzo piano, era impossibile che qualcuno vi si fosse arrampicato. E non c’era neanche un balcone che permettesse di raggiungere il boudoir da un appartamento vicino».

Maigret – I sotterranei del Majestic

«“Hanno ucciso qualcuno del personale?” chiese sorpresa ma senza emozione.
«“No, però è successo nei sotterranei… È questo lo strano della faccenda… Provi a immaginare una cliente, una cliente facoltosa, scesa al Majestic con il marito, il figlio, una governante e un’istitutrice… Un appartamento da più di mille franchi al giorno… Bene, questa donna viene strangolata alle sei del mattino, e non in camera sua ma nello spogliatoio dei sotterranei… Perché con ogni probabilità è lì che è stato commesso il delitto… Che cosa ci faceva una così nei sotterranei?… Chi ha potuto attirarla là sotto e come?… E per giunta a un’ora in cui gente come lei di solito è ancora immersa in un sonno profondo…”.
«Le parole di Maigret non sortirono un grande effetto: Charlotte aveva aggrottato le sopracciglia come se le fosse venuta un’idea ma l’avesse subito scartata. Poi aveva lanciato un rapido sguardo a Prosper che si stava scaldando le mani sopra la stufa – mani bianchissime, dalle dita quadrate, coperte di peli rossi».

Maigret – Firmato Picpus

RISVOLTO
In mezzo al brulichio della folla, l’impiegato fissa la cartella che gli sta aperta davanti. Con gesto meccanico ha posato l’occhialetto sulla carta assorbente e lo guarda con i suoi grossi occhi da miope. È allora che si verifica il fenomeno. Una delle lenti, fungendo da specchio, riflette le tracce di inchiostro che si sono asciugate sulla carta. Lui riesce a distinguere una parola: ucciderò. Osserva più attentamente e vede per intero la scritta originaria:
«Domani, alle cinque di pomeriggio, ucciderò l’indovina. Firmato Picpus».

Maigret – Félicie

Se ne sarebbe ricordato in seguito, di quell’attimo, e non sempre con piacere. Per anni, in certe ridenti mattine di primavera, i colleghi del Quai des Orfèvres avrebbero conservato l’abitudine di rivolgersi a lui con un misto di serietà e di ironia:
«Senti, Maigret…».
«Che c’è?…».
«C’è Félicie!».
E allora lui la rivedeva, sottile, con i suoi vestiti chiassosi, i grandi occhi color nontiscordardimé, il naso impertinente, e il cappello poi, quel terrificante cappellino rosso piazzato in cima alla testa con una lunga penna verde cangiante infilzata come una freccia.
«C’è Félicie!».
Il commissario sbuffava. Lo sapevano tutti che Maigret si metteva a sbuffare come un orso quando qualcuno gli ricordava Félicie, quella ragazza gli aveva dato più filo da torcere di tutti i «duri» che aveva spedito in galera.

Mai senza mia figlia

Una madre americana, un padre iraniano, una figlioletta. Un giorno lui decide di lasciare gli USA per una breve vacanza con la famiglia nel proprio paese. È l’inizio di un incubo: il soggiorno si trasforma in una carcere per la donna, costretta a subire umiliazioni di ogni genere e separata dalla sua bambina. Finchè non decide di fuggire e dopo 18 mesi e inenarrabili vicissitudini riesce a passare il confine con la Turchia e a raggiungere gli Stati Uniti con la figlia.
**

Mai fidarsi di Cupido

Venticinque marzo duemilaotto. Alexandra non dimenticherà mai quel giorno, perché in quella fresca serata primaverile tutta la sua vita è andata in frantumi. Quel giorno la giovane sognatrice innamorata dell’Amore se n’è andata.
Lexi ha lasciato il posto alla sua versione grigia: Alexandra Hart. Quel giorno ha giurato che non avrebbe più commesso lo stesso errore.
Non si sarebbe mai più innamorata.
Non si sarebbe più fidata di un pargoletto con il pannolino, le fossette e i riccioli biondi, e delle sue maledette frecce a forma di cuore. La freccia destinata a lei era già stata sprecata, scoccata in una mela marcia.
E l’unico modo per difendere un cuore a pezzi e smettere di soffrire era creare una corazza impenetrabile.
Otto anni e duecentonove giorni dopo, Cupido non è ancora pronto a mollare la presa e proprio mentre uno dei suoi incubi peggiori diventa realtà, un formicolio inaspettato la colpisce e la confonde.
Un formicolio e una sensualissima voce roca. E indimenticabili occhi color cioccolato.
Riuscirà uno sconosciuto a sciogliere il gelido cuore di Alexandra e far conoscere al mondo la sua versione colorata?
** Mi ero imposta di non provare sentimenti, per non essere debole. Mi ero imposta di non affezionarmi a nessuno, perché affezionarsi significava essere traditi, alla fine.
Avevo azzerato completamente la vera me, avevo annullato l’anima di Lexi. Avevo creato Alexandra Hart, una sottospecie di robot asettico, insensibile e privo di emozioni. Alexandra Hart era la versione peggiore di me. Alexandra Hart era la versione senz’anima di Lexi. La versione grigia. **
** Il destino sa sorprenderci in modi sconosciuti… **
* * *
Scopri gli altri ebook della Butterfly Edizioni, ecco gli ultimi pubblicati:
* “Desiderami” di Argeta Brozi
* “Inavvicinabile” di Angela Castiello
* “A distanza di (in)sicurezza” di Jessica Black
* “Ti amo più di prima” di Antonella Maggio e Giovanni Novara
* “Meglio sola che male innamorata” di Alexandra Maio
* “L’altra parte di te” di Daniela Mastromatteo
* “Il mio angolo perfetto” di Melissa Spadoni
* “Love is… on air” di Valeria Leone
* “L’ultimo bacio” di Alessia D’Oria
* “Ti amo, stupido!” di Cristina Migliaccio
* “Regalami un sorriso” di Antonella Maggio
* “Sei il mio bastardo” di Glory C.
* “Dimmi che resterai” di Deborah Fedele
* “Il desiderio nascosto di te” di Sara Purpura
* “Tutta la neve del cuore” di Giovanni Novara
* “I love my girl” di Sadie Jane Baldwin
* “Attraction – io sono tua” di Rujada Atzori
* “Tentazione e tormento” di Emme X
* “Esprimi un desiderio” di Valentina Italo
* “L’estate dentro me” di Giovanna Mazzilli
* “Una settimana per (non) innamorarmi”
* “Lacrime di farfalla” di Francesca Rossini
* “Per te questo e altro” di Erika Cotza
* “Il silenzio di un cuore graffiato” di Arianna Di Giorgio
* “Non innamorarti di uno scrittore” di Alessia Garbo
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### Sinossi
Venticinque marzo duemilaotto. Alexandra non dimenticherà mai quel giorno, perché in quella fresca serata primaverile tutta la sua vita è andata in frantumi. Quel giorno la giovane sognatrice innamorata dell’Amore se n’è andata.
Lexi ha lasciato il posto alla sua versione grigia: Alexandra Hart. Quel giorno ha giurato che non avrebbe più commesso lo stesso errore.
Non si sarebbe mai più innamorata.
Non si sarebbe più fidata di un pargoletto con il pannolino, le fossette e i riccioli biondi, e delle sue maledette frecce a forma di cuore. La freccia destinata a lei era già stata sprecata, scoccata in una mela marcia.
E l’unico modo per difendere un cuore a pezzi e smettere di soffrire era creare una corazza impenetrabile.
Otto anni e duecentonove giorni dopo, Cupido non è ancora pronto a mollare la presa e proprio mentre uno dei suoi incubi peggiori diventa realtà, un formicolio inaspettato la colpisce e la confonde.
Un formicolio e una sensualissima voce roca. E indimenticabili occhi color cioccolato.
Riuscirà uno sconosciuto a sciogliere il gelido cuore di Alexandra e far conoscere al mondo la sua versione colorata?
** Mi ero imposta di non provare sentimenti, per non essere debole. Mi ero imposta di non affezionarmi a nessuno, perché affezionarsi significava essere traditi, alla fine.
Avevo azzerato completamente la vera me, avevo annullato l’anima di Lexi. Avevo creato Alexandra Hart, una sottospecie di robot asettico, insensibile e privo di emozioni. Alexandra Hart era la versione peggiore di me. Alexandra Hart era la versione senz’anima di Lexi. La versione grigia. **
** Il destino sa sorprenderci in modi sconosciuti… **
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* “Desiderami” di Argeta Brozi
* “Inavvicinabile” di Angela Castiello
* “A distanza di (in)sicurezza” di Jessica Black
* “Ti amo più di prima” di Antonella Maggio e Giovanni Novara
* “Meglio sola che male innamorata” di Alexandra Maio
* “L’altra parte di te” di Daniela Mastromatteo
* “Il mio angolo perfetto” di Melissa Spadoni
* “Love is… on air” di Valeria Leone
* “L’ultimo bacio” di Alessia D’Oria
* “Ti amo, stupido!” di Cristina Migliaccio
* “Regalami un sorriso” di Antonella Maggio
* “Sei il mio bastardo” di Glory C.
* “Dimmi che resterai” di Deborah Fedele
* “Il desiderio nascosto di te” di Sara Purpura
* “Tutta la neve del cuore” di Giovanni Novara
* “I love my girl” di Sadie Jane Baldwin
* “Attraction – io sono tua” di Rujada Atzori
* “Tentazione e tormento” di Emme X
* “Esprimi un desiderio” di Valentina Italo
* “L’estate dentro me” di Giovanna Mazzilli
* “Una settimana per (non) innamorarmi”
* “Lacrime di farfalla” di Francesca Rossini
* “Per te questo e altro” di Erika Cotza
* “Il silenzio di un cuore graffiato” di Arianna Di Giorgio
* “Non innamorarti di uno scrittore” di Alessia Garbo

Mai dire ma

COME DIVENTARE LA VERSIONE MIGLIORE DI NOI STESSI
Un buon leader non cerca scuse: trova sempre un modo di fare le cose. Se non metti nulla in discussione, nulla migliorerà. L’esitazione è un nemico che fa perdere opportunità. L’ego annebbia e distrugge ogni cosa. Disciplina significa libertà: metti la sveglia e buttati giù dal letto appena suona. Non arrenderti. E soprattutto, mai, ma proprio mai, dire ma. Questa è la regola aurea per avere successo nella vita e nel lavoro: assumersi la responsabilità degli errori e non scaricare la colpa sugli altri o sulle circostanze. Sia nelle relazioni personali che sul lavoro, con i colleghi o i sottoposti, il vero leader è colui che si chiede sempre: cosa potevo fare io, dove ho sbagliato, cosa posso fare per migliorare. Solo così si costruisce un buon team e si arriva al successo. Sono semplici, ma non facili, le regole imparate e testate sul campo – e che campi, quelli più caldi del pianeta – dagli ufficiali dei Navy seal Jocko Willink e Leif Babin, e se applicate portano alla vittoria. Dopo averle sperimentate con successo in battaglia e poi come istruttori nel corso di addestramento più duro che esista, quello per Navy seal, e dopo averle insegnate a migliaia di persone nei loro incontri di coaching, ora vogliono condividerle con tutti, insieme ad aneddoti tratti dalla loro esperienza di comandanti di alcune delle più pericolose e premiate missioni. Perché ciascuno possa vincere nella propria arena: lavoro, studio, vita privata.

(source: Bol.com)