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La Pelle in Cui Abito

«Sono nato in una casa senza porte. La sua forma è sempre stata quella di una U, che è una lettera simile alla O ma non è chiusa, permette di uscire ed entrare, abbraccia e tiene. Proprio come la mia casa, che accoglieva tutti quelli che vi entravano e uscivano a piacimento, come è nella tradizione africana.»
Un ragazzo di quindici anni si mette in viaggio dalla Costa d’Avorio per raggiungere l’Europa. Il suo nome è Kader Diabate. In questo libro ci racconta la fuga da casa e l’attraversamento del deserto, l’incarcerazione in Libia e il viaggio nel Mediterraneo, fino all’arrivo in Italia. Ma soprattutto ci racconta la sua voglia di libertà e la sua ribellione contro l’arroganza e l’ingiustizia degli uomini. Perché la sofferenza vissuta è diventata il carburante per alimentare la sua lotta pacifica, nutrita dalla passione per i libri e la cultura. Oggi Kader ha poco più di vent’anni. È un attivista per i diritti umani che rivendica la propria appartenenza a un popolo che non è solo quello d’origine ma anche quello di cui fanno parte tutti gli uomini e le donne privati dei propri diritti. Ha deciso di affidare la sua storia alla penna di un insegnante scrittore, Giancarlo Visitilli.

La Paura Delle Malattie

Resa famosa da Molière e dal suo Malato immaginario, la paura delle malattie sembra non voler allentare la presa sugli individui, in una sfida apparentemente paradossale con la medicina e i suoi continui progressi. Il terrore che mina la vita quotidiana, la richiesta continua d’aiuto medico e di terapia, le lamentele di dolore, ancora troppo spesso bollati come «frutto dell’immaginazione», sono invece profondamente reali e fanno vivere male sia i pazienti sia le persone che li circondano, diventando, in senso più lato, un problema per tutta la società. Dopo aver descritto la **sindrome ipocondriaca** in tutte le sue varianti e averne passato in rassegna i possibili fattori d’innesco, questo ampio ed esauriente testo dimostra l’efficacia della **Psicoterapia Breve Strategica** nel suo trattamento, grazie a strategie e stratagemmi terapeutici studiati ad hoc per le sue caratteristiche: con l’ausilio di casi clinici tratti dalla realtà, il lettore può apprezzare l’efficacia di molte divertenti e paradossali tecniche che permettono, in modo apparentemente «magico», di uscire in breve tempo dai circoli viziosi della paura delle malattie. Vengono infine fornite alcune indicazioni per la prevenzione dell’ipocondria, basate sul riconoscimento dei messaggi che il nostro corpo ci invia e sugli stili di vita opportuni per raggiungere e mantenere il benessere psicofisico.

La paura del desiderio

« *Molto ben congegnato… Messud possiede un’intelligenza letteraria di gran lunga superiore alla maggior parte degli scrittori della sua generazione* ».
**«San Francisco Chronicle»**
« *Il talento particolare di Claire Messud sta nella capacità di tratteggiare i contorni dell’esilio del mondo interiore* ».
**«Chicago Tribune»**
« *Un mistero neovittoriano, anche se forse solo nella mente del narratore, senza nome e senza genere, insegnante statunitense a Londra per un anno sabbatico, che nutre un’ossessione per una strana donna che abita al piano di sotto. La paura del desiderio segue uno scenario particolare: la giovane donna sembra essere sia carnefice sia vittima di un omicidio. Finisci il romanzo e vorresti che continuasse ancora* ».
**«Booklist»**
« *Un interessante protagonista che non sa decidere che cosa cercare nella vita, se l’immobilità o la confusione. Interessante anche il dilemma del narratore, incapace di non odiare l’amichevole vicina del piano di sotto* ».
**The New Yorker**
È un’estate torrida, a Londra. Chi racconta in prima persona sta facendo una ricerca sulla morte nella letteratura tra il Settecento e l’Ottocento. Deve anche elaborare il lutto per una relazione finita male. E vuole stare per conto suo, tra la biblioteca e il piccolo, confortevole appartamento che ha affittato in un quartiere non proprio elegante. La donna brutta, sgraziata e invadente che suona alla porta presentandosi come la vicina del piano di sotto non è quindi gradita. Lo è ancora meno quando racconta della madre inferma, bisognosa di cure assidue, e dei tanti conigli che la vecchia signora alleva con amore. Per fortuna la donna è una badante professionista, abituata agli anziani e ai loro capricci. Dal pavimento, però, cominciano a salire strani rumori, grida, pianti accorati, conversazioni agitate, frasi incomprensibili.
E, naturalmente, il tanfo delle bestiole, prigioniere come la figlia devota.
Quando questa comincia a raccontare dei suoi assistiti, che muoiono poco dopo averla assunta come badante, per motivi incomprensibili, e a manifestare il timore di essere lei stessa, desiderando la loro morte, a provocarla, la situazione si fa insostenibile. E paura, paranoia e depressione dilagano al piano di sopra. Fino al finale, inaspettatamente realistico.
Con grande bravura, e un tour de force narrativo che finora era riuscito solo ad Alice Munro, Claire Messud non rivela il sesso del narratore per tutto il racconto, mantenendo così la suspense ad altissimi livelli. L’autrice di *La donna del piano di sopra* e *La donna del martedì* conferma con questo romanzo breve la maestria che ha conquistato l’apprezzamento del pubblico e della critica.

La Notte Delle Beghine

Parigi, 1310. Nel quartiere chiamato il Marais, sorge un’istituzione unica in Francia: il grande beghinaggio. Fondato da Luigi IX, l’edificio ospita una comunità di donne inclassificabili, sfuggenti a qualunque definizione: sono le beghine che hanno scelto la vita monastica ma senza i voti. Il claustro dove lavorano, studiano e vivono affrancate dall’autorità degli uomini, è un’oasi all’interno della città, un’isola ben protetta dal mondo esterno. In un freddo mattino di gennaio la vecchia Ysabel, che da anni veglia sulla pace del luogo, sta svolgendo i consueti preparativi per l’Officio quando ode un grido proveniente dalla strada. Addossata contro il vano dell’entrata all’esterno, appare una figura coperta da una mantellina sudicia, il volto nascosto sotto un cappuccio. Maheut, questo il nome della ragazza, è in fuga da un matrimonio impostole con la violenza. Sfinita, malata e inseguita da un sinistro frate francescano, ha bussato alle porte del beghinaggio in cerca di protezione. Ysabel non esita ad accoglierla, benché l’inquietudine serpeggi tra le beghine nell’istante in cui il laccio che lega i capelli di Maheut si scioglie e, davanti ai loro occhi sgomenti, srotola una gran massa di capelli rossi. Rossi come i capelli di Giuda e Caino. Rossi come le fiamme dell’inferno che bruciano senza far luce. L’ombra di tempi bui sta, del resto, per abbattersi sul cielo di Parigi. Il processo ai Templari, accusati dei crimini più nefandi, accende l’animo di molti in città, e lo spettro dell’eresia e della stregoneria si aggira nel Regno a seguito dell’arresto di una beghina proveniente da Valenciennes, Marguerite Porete, colpevole di aver scritto un libro, “Lo specchio delle anime semplici”, in cui si prende la libertà di criticare chierici e teologi. Abbandonare al suo destino Maheut, quella giovane dallo sguardo aspro come smeraldo grezzo, o combattere e difenderla per difendere, insieme, la propria indipendenza e libertà? Questo è il dilemma che agita le coscienze e turba la pace nel grande beghinaggio del Marais. Intrecciando i momenti salienti del regno di Filippo il Bello e il destino di personaggi reali e immaginari, Aline Kiner ci conduce in un momento cruciale della Storia, in cui eroine solidali e sovversive non esitano a fare propria la battaglia contro l’oscurantismo e per la libertà delle donne.

La Morte Mi È Vicina

«”Non mi ha ancora detto che cosa pensa di questo Owens, il vicino della donna assassinata”. “La morte ci è sempre vicina” disse Morse con espressione seria. “Ma adesso lasci perdere e pensi a guidare, Lewis”». Una giovane, attraente donna è morta, uccisa con un colpo di pistola esploso attraverso la finestra del soggiorno di casa sua, una delle poche costruzioni di un breve viale in cui i vicini si conoscono tutti e sanno tutto di tutti. Due indizi instradano inizialmente l’ispettore capo Morse: un criptico messaggio che cela data, ora e luogo di un appuntamento, e una foto con uno sconosciuto dai capelli grigi. Un terzo indizio che si aggiunge in seguito appare più promettente: un possibile errore di percorso dell’assassino. Poiché tutto è vago e fuori posto in questo nuovo mistero tra le mani dell’ispettore della Thames Valley Polke. Non sembra esserci un motivo solo per cui Rachel James, la vittima, sia stata eliminata. Il modo in cui è stato fatto è distorto e sproporzionato ma sembra quello di un professionista. L’indiziato numero uno manca del movente e i suoi tempi non si incastrano con quelli del delitto. I testimoni sono drammaticamente reticenti in quel breve viale, quasi un cortile, della morte. E tutto, soprattutto, sembra perdere i propri chiari contorni dentro la melassa di buone maniere, ipocrisie, complotti e trappole della upper class intellettuale di Oxford: il vecchio rettore di uno dei maggiori college sta, infatti, per «appendere la toga al chiodo» e deve essere eletto il suo successore, così le mogli, gli amici, le amanti e i sostenitori dei due candidati non si negano colpi micidiali. Che stia nascosta in quel nido di serpenti la verità ? Naturalmente, Morse alla prima non ci prende. Ma «quasi sempre la mente di Morse raggiungeva l’apice della creatività quando una delle sue ipotesi astruse e improvvisate veniva rasa al suolo». Inoltre sempre vigile a sostenerlo c’è il suo vice Lewis. Il rapporto tra i due è il motore dell’azione: Morse è un persecutore inventivo e malinconico, Lewis è paziente e dotato di un robustissimo principio di realtà.

La Mia Estate Indaco

Viola ha quattordici anni e custodisce un segreto legato al giorno peggiore della sua vita, che lei chiama il Giorno in Cui Ho Toccato Il Fondo. Finora ha sempre passato le vacanze in montagna, in roulotte con i suoi adorati nonni e in compagnia della sua migliore amica. Quest’anno però il nonno è in ospedale e Viola si è appena trasferita con i genitori in una città di provincia dove non conosce nessuno e la vita è grigia anche in pieno agosto. Si preannuncia un’estate da dimenticare, ma un pomeriggio tutto cambia, quando Viola si imbatte in un gruppo di ragazzi e ragazze che giocano a pallavolo e che potrebbero diventare i suoi nuovi amici. Tra loro c’è l’indecifrabile e magnetico Indaco, che sembra nascondere molti misteri e ben presto spinge Viola a sfidare le regole, costringendola a superare le sue più grandi paure.
La penna delicata e diretta di Marco Magnone, qui al suo esordio nel romanzo realistico, immortala un’estate in cui tutto cambia e un primo amore tutto da scoprire.

La memoria di Babel

**Nel terzo intenso volume della saga Christelle Dabos ci fa esplorare la meravigliosa città di Babel. Nel cuore di Ofelia vive un segreto inafferrabile, chiave del passato e, nello stesso tempo, chiave di un futuro incerto.**
Dopo due anni e sette mesi passati a mordere il freno su Anima, la sua arca, per Ofelia è finalmente arrivato il momento di agire, sfruttare quanto ha scoperto nel Libro di Faruk e saputo dai frammenti di informazioni divulgate da Dio. Con una falsa identità si reca su Babel, arca cosmopolita e gioiello di modernità. Basterà il suo talento di lettrice a sventare le trappole di avversari sempre più temibili? Ha ancora una minima possibilità di ritrovare le tracce di Thorn?

La maschera del Dio parlante

Henry Highhawk, nelle cui vene scorre un po’ di sangue navajo, è conservatore allo Smithsonian Institute. Un giorno spedisce a una collega bianca le ossa dei suoi famosi nonni, per protesta contro la politica del museo che non vuole restituire alle rispettive tribù gli scheletri degli antenati indiani custoditi nel museo. Scatta contro di lui un mandato di arresto che viene eseguito nel corso di una cerimonia tribale dall’agente Jim Chee. Nel frattempo, il tenente Joe Leaphorn viene convocato dal suo amico Franklin dell’FBI perchè lo aiuti a risolvere uno stano caso. Lungo la ferrovia è stato trovato il cadavere di un uomo al quale, con la massima cura, è stato tolto tutto ciò che potesse identificarlo. Mano a mano che si dipanano i fili dei due casi, veniamo a sapere che Highhawk è implicato in ben altre faccende e che le indagini dei due poliziotti sono molto più collegate di quanto essi stessi non si rendano conto. Dopo Ladri del tempo, ancora un romanzo ricco di suggestioni, con gli stessi impareggiabili protagonisti. Un grande successo internazionale, un best-seller in libreria e un autore sul quale già si tengono convegni in ogni parte del mondo.

La Maledizione

L’avventura di una vita potrebbe finire nel caos, ma se si tratta di incontrare il tuo futuro compagno, a chi interessa?Una novella delle Razze AntichePer Olivia, una bibliotecaria specializzata in libri di magia rari, il nuovo lavoro è un sogno che diventa realtà. È stata ingaggiata per far parte della squadra incaricata del trasporto della collezione di libri della strega Carling Severan. Il fatto che la biblioteca si trovi su un’isola misteriosa in un’Altra Terra accresce l’avventura.Il capo della sicurezza della spedizione, Sebastian Hale, è stanco della sua vita avventurosa e si ritrova attratto dalla tranquilla e bella bibliotecaria. Ma vive un incubo personale. È stato colpito da una maledizione che gli sta lentamente togliendo la vista, e non sa se sopravviverà alle conseguenze.Ma i forti sentimenti che crescono tra di loro, insieme al turbamento interiore di Sebastian, prendono il sopravvento quando apprendono che c’è un traditore in agguato nella loro squadra di spedizione. Con la politica delle Razze Antiche e una libreria inestimabile in pericolo, dovranno fare affidamento l’uno sull’altra per sopravvivere all’avventura.Avvertenza: quando una bibliotecaria a cui piace nidificare incontra un gufo wyr che ha sempre vissuto per l’avventura, la loro storia d’amore non sarà effimera…

La Maestra E La Camorrista

Tre forze silenziose dominano oggi la società italiana: la ricchezza patrimoniale di milioni di famiglie, la povertà demografica di un Paese nel quale le nascite di nuovi bambini sono sempre più rare (mentre i giovani emigrano) e la fragilità culturale evidente in una proporzione di laureati e diplomati fra le più basse dell’Occidente. Il modo in cui queste forze si combineranno fra loro è destinato a decidere del nostro futuro.
L’Italia di oggi è un Paese pietrificato, dove la mobilità sociale è bloccata e i discendenti di chi in passato ha costruito grandi fortune sono ancora al vertice, mentre i pronipoti delle classi popolari di un tempo sono sempre fermi sui gradini più bassi. È quanto emerge da uno studio di due ricercatori della Banca d’Italia che, confrontando la Firenze attuale con quella quattrocentesca dei Medici, hanno fatto la clamorosa e desolante scoperta che le famiglie più ricche e quelle più povere sono rimaste le stesse di sei secoli e venti generazioni fa.
Per capire come mai un Paese a democrazia matura e welfare avanzato come il nostro presenti una tale rigidità sociale, Federico Fubini ha condotto una serie di test, soprattutto su bambini e ragazzi in età scolare, per verificare quali sono i maggiori ostacoli che impediscono ai più svantaggiati di cambiare la propria condizione d’origine. Per esempio, quanta fiducia in se stessi, nella loro intelligenza, nel futuro e nel prossimo hanno gli allievi di un prestigioso liceo classico milanese e di un collegio universitario esclusivo del Nord, e quelli di un istituto professionale di Mondragone (Caserta), uno di quell’1,5% di comuni italiani in cui si guadagna di meno e dove si registra un alto tasso di criminalità? O, nel quartiere più giovane di Napoli, infestato dalla camorra, fra bambini appartenenti a famiglie che vivono nella legalità, e figli di genitori che vivono fuori o ai margini della legalità?
La risposta è sempre impietosamente la stessa e conferma l’influenza decisiva dell’ambiente nel tracciare, fin dalla più tenera età, il successivo percorso di vita: «Già a cinque anni l’attitudine a fidarsi, investire, interagire nel proprio interesse, era molto diversa in base al luogo di nascita».
A partire da questa consapevolezza, però, Fubini mostra che esistono non solo problemi radicati nella storia, ma anche soluzioni pratiche. Se l’Italia stenta a riprendersi dalla crisi economica, afflitta com’è da un debito pubblico che lievita in modo inversamente proporzionale alla crescita, dal drammatico calo delle nascite, dai patrimoni dinastici e da «una povertà educativa sorprendente per una nazione con la nostra storia», l’immobilismo sociale è un’ulteriore, inaccettabile complicazione che penalizza e paralizza le nuove generazioni. Per risolverla, è necessario che la scuola porti il suo aiuto molto presto e con più efficacia, sapendo che un asilo d’infanzia «rende più di un bond». Perché è solo nei primi anni di vita che si può cambiare una mentalità e, quindi, un destino.

La Madre Di Tutti I Maiali

La famiglia cristiana dei Sabas vive in un piccolo paese della Giordania, che ha sperimentato nella sua storia ogni sorta di minacce e invasioni. Qui Hussein, ufficiale dell’esercito in pensione e titolare di una macelleria, si è lanciato in un business assai redditizio: su istigazione dello zio Abu Za’atar, personaggio equivoco dotato di un infallibile fiuto per gli affari, soprattutto se poco puliti, ha messo in piedi un allevamento di maiali in cui regna, quasi divina, una gigantesca scrofa. Attorno a Hussein, un variegato universo femminile, che oscilla tra due estremi: Fadhma, la matriarca, custode dell’antico ordine sociale, ma dotata anche di una sensibilità accogliente e inclusiva, e Samira, la sorella, attivista nei campi dei profughi siriani, combattuta tra la fedeltà ai principi famigliari e una nuova via, costellata di pericoli e diffidenze, verso l’emancipazione. L’entrata in scena di Muna, la cugina nata e cresciuta negli Stati Uniti, e di Mustafa, ex soldato ai comandi di Hussein prestato per un periodo allo jihadismo, fa esplodere le contraddizioni latenti all’interno del clan dei Sabas, trascinando i protagonisti verso un sanguinoso e grottesco epilogo.