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Anni Lenti

**DOPO IL SUCCESSO DI PATRIA **
**«Tutta la qualità di chi nel tempo si è affermato come uno dei nostri narratori più potenti.» **
**Cultura/s**
«*Fernando Aramburu è la punta di diamante degli autori spagnoli contemporanei, e Anni lenti lo dimostra. Un piccolo capolavoro… un romanzo intessuto in maniera impeccabile sul filo dei ricordi. Un esercizio di precisione, un ingranaggio perfetto.*»
**Expansión**
«*L’autore si immerge nei suoi ricordi di bambino e come Dickens intinge la penna nella compassione.*»
**La Vanguardia **
«*Un romanzo importante per la sua audacia e la sua maturità di scrittura. Indispensabile per capire un’epoca e un paese.*»
**El Cultural **
«*Di fronte alla qualità letteraria e storica di Anni lenti possiamo solo dire chapeau.*»
**Abc**
Txiki ha otto anni quando per motivi economici la mamma lo manda a vivere dagli zii a San Sebastián. Lo accoglie di malavoglia il cugino Julen, taciturno e scontroso, che però in breve tempo gli si affeziona e, nelle loro chiacchierate notturne, cerca di appassionarlo alle idee indipendentiste che gli inculca il parroco del quartiere. L’occhio ingenuo del protagonista bambino fotografa le vicende della famiglia di adozione, dove lo zio Vicente, mite e debole, divide la sua vita tra la fabbrica e il bar, mentre l’autoritaria zia Maripuy, quella che realmente comanda in casa, non fa che litigare con la figlia Mari Nieves, ossessionata dagli uomini, che finirà per rimanere incinta di non si sa bene chi. Intanto Julen viene spinto ad arruolarsi in una banda dell’ETA, scelta destinata a generare sofferenza e di cui solo col tempo capirà davvero la portata.
Con la sua scrittura nitida e lo sguardo candido e insieme impavido sulla realtà, *Anni lenti* è una storia di formazione sullo sfondo cupo degli anni Sessanta in cui il terrorismo basco muove i suoi primi passi, ma anche una riflessione ricca di ironia e profondità su come la vita possa essere distillata in un romanzo e il ricordo personale trasformarsi in memoria collettiva.
**
### Sinossi
**DOPO IL SUCCESSO DI PATRIA **
**«Tutta la qualità di chi nel tempo si è affermato come uno dei nostri narratori più potenti.» **
**Cultura/s**
«*Fernando Aramburu è la punta di diamante degli autori spagnoli contemporanei, e Anni lenti lo dimostra. Un piccolo capolavoro… un romanzo intessuto in maniera impeccabile sul filo dei ricordi. Un esercizio di precisione, un ingranaggio perfetto.*»
**Expansión**
«*L’autore si immerge nei suoi ricordi di bambino e come Dickens intinge la penna nella compassione.*»
**La Vanguardia **
«*Un romanzo importante per la sua audacia e la sua maturità di scrittura. Indispensabile per capire un’epoca e un paese.*»
**El Cultural **
«*Di fronte alla qualità letteraria e storica di Anni lenti possiamo solo dire chapeau.*»
**Abc**
Txiki ha otto anni quando per motivi economici la mamma lo manda a vivere dagli zii a San Sebastián. Lo accoglie di malavoglia il cugino Julen, taciturno e scontroso, che però in breve tempo gli si affeziona e, nelle loro chiacchierate notturne, cerca di appassionarlo alle idee indipendentiste che gli inculca il parroco del quartiere. L’occhio ingenuo del protagonista bambino fotografa le vicende della famiglia di adozione, dove lo zio Vicente, mite e debole, divide la sua vita tra la fabbrica e il bar, mentre l’autoritaria zia Maripuy, quella che realmente comanda in casa, non fa che litigare con la figlia Mari Nieves, ossessionata dagli uomini, che finirà per rimanere incinta di non si sa bene chi. Intanto Julen viene spinto ad arruolarsi in una banda dell’ETA, scelta destinata a generare sofferenza e di cui solo col tempo capirà davvero la portata.
Con la sua scrittura nitida e lo sguardo candido e insieme impavido sulla realtà, *Anni lenti* è una storia di formazione sullo sfondo cupo degli anni Sessanta in cui il terrorismo basco muove i suoi primi passi, ma anche una riflessione ricca di ironia e profondità su come la vita possa essere distillata in un romanzo e il ricordo personale trasformarsi in memoria collettiva.

Anni di cani

Romanzo ambizioso e potente, “Anni di cani” fa i conti con le contraddizioni della coscienza tedesca. Lo fa montando una storia a tre strati, fittissima di eventi, di memoria, di figure umane e animali. Due i personaggi centrali: Eduard Amsel, il regazzzo mezzo ebreo, grassoccio, goffo, materasso della ragazzaglia, figlio di mercante, dotatissimo nella costruzione di spaventapasseri, più tardi pittore, poi coreografo e infine proprietario di uan miniera; e Walter Matern, il robusto rampollo di una dinastia di mitici mugnai, l’amico di infanzia e il fratello di sangue di Amsel, lo sbandato, l’ubriacone, l’ex comunista, l’attore, il milite SA, il nazista, il disertore, il cattolico, l’heideggeriano, l’antifascista che, accompagnato dal cane di Hitler, percorre la Germania del dopoguerra alla ricerca di colpevoli…
Intorno a queste due vite parallele, un brulichio di personaggi: gli arcaici abitanti dell’estuario della Vistola, come il mugnaio Matern, che predice il futuro ascoltando i vermi della farina, come i paesani della Werder, i professori, gli SA, le nonne e, specialmente, la ragazzetta Tulla, sinistra, attraente, misteriosa, perduta.

Annalisa e il passaggio a livello

Nell’opera di Scerbanenco – il padre indiscusso del noir italiano e il creatore dell’indimenticabile personaggio di Duca Lamberti, il detective amaro della Milano nera – l’esperienza della guerra e della fuga in Svizzera nel 1943, segnano una svolta. Una perdita dell’innocenza: prende possesso dello scrittore la sfiducia in quello che egli denomina «il mondo degli dei e dei miti», vale a dire ogni concezione dimentica della qualità intimamente terrena, «inconsistente» dell’essere umano. Il travaglio è testimoniato da riflessioni di diario di acutissima lucidità (di cui pubblichiamo alcune pagine nella Nota a questo volume, scritta dalla figlia Cecilia) e da un notevole gruppo di romanzi e di racconti. Tra questi ultimi i due finora inediti Annalisa e il passaggio a livello e Tecla e Rosellina. Sorprendenti per sincerità disperata e coraggio, essi costituiscono una sintesi originale dei temi che la parte inquieta della cultura postbellica andava agitando: il sesso come ultimo riparo, la donna come immagine estrema della vera condizione umana, la corporeità, il fragilissimo, casuale o addirittura inesistente fondamento della vita, il nichilismo. Ma sono anche due teneri ritratti di donne, cioè a dire due spietati ritratti dell’esistenza vista da donna. Annalisa è una giovane vedova che si dedica al sesso con esclusiva metodicità, senza entusiasmo o piacere, alla ricerca di un’autenticità impossibile altrove. Tecla e Rosellina, ciascuna per strade diverse, lasciano solo una traccia di sé all’unico uomo che le meritava. Due racconti che illustrano, volontariamente o meno, le ragioni, si direbbe, filosofiche del genere nero e della sua efficacia spirituale oggi.

Annalisa E Il Passaggio a Livello

Nell’opera di Scerbanenco – il padre indiscusso del noir italiano e il creatore dell’indimenticabile personaggio di Duca Lamberti, il detective amaro della Milano nera – l’esperienza della guerra e della fuga in Svizzera nel 1943, segnano una svolta. Una perdita dell’innocenza: prende possesso dello scrittore la sfiducia in quello che egli denomina «il mondo degli dei e dei miti», vale a dire ogni concezione dimentica della qualità intimamente terrena, «inconsistente» dell’essere umano. Il travaglio è testimoniato da riflessioni di diario di acutissima lucidità (di cui pubblichiamo alcune pagine nella Nota a questo volume, scritta dalla figlia Cecilia) e da un notevole gruppo di romanzi e di racconti. Tra questi ultimi i due finora inediti Annalisa e il passaggio a livello e Tecla e Rosellina. Sorprendenti per sincerità disperata e coraggio, essi costituiscono una sintesi originale dei temi che la parte inquieta della cultura postbellica andava agitando: il sesso come ultimo riparo, la donna come immagine estrema della vera condizione umana, la corporeità, il fragilissimo, casuale o addirittura inesistente fondamento della vita, il nichilismo. Ma sono anche due teneri ritratti di donne, cioè a dire due spietati ritratti dell’esistenza vista da donna. Annalisa è una giovane vedova che si dedica al sesso con esclusiva metodicità, senza entusiasmo o piacere, alla ricerca di un’autenticità impossibile altrove. Tecla e Rosellina, ciascuna per strade diverse, lasciano solo una traccia di sé all’unico uomo che le meritava. Due racconti che illustrano, volontariamente o meno, le ragioni, si direbbe, filosofiche del genere nero e della sua efficacia spirituale oggi.

Anna Magnani: Un Urlo Senza Fine

Anna Magnani: Un urlo senza fine by Italo Moscati
Sulla sua vita si sono spese molte parole, ma le sue origini restano avvolte dal mistero. Lei stessa si è spesso divertita a contraddire i dati ufficiali riguardo all’anno di nascita (prima 1910, poi 1912 e infine 1908, quello effettivo), al luogo (Alessandria d’Egitto secondo l’Enciclopedia dello spettacolo, in realtà Roma) e ai suoi genitori, in particolare al padre, che rimane ignoto (secondo l’amico e collega Paolo Stoppa era un egiziano, un pascià di cui la madre sarebbe stata concubina). Affidata alla nonna, Anna Magnani crebbe inquieta e insofferente dell’educazione autoritaria del collegio in cui si ritrovò a studiare. Soltanto nell’arte trovò una via di fuga e di salvezza: amava andare al cinema, dove si invaghì di Rudy Valentino, e cantare, studiò pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia e, infine, incontrò il teatro, il suo amore più grande. Si iscrisse così alla Scuola Eleonora Duse, che frequentò sotto la direzione di Silvio D’Amico per cui la Magnani aveva «un temperamento felice». Il teatro assorbì i suoi turbamenti e nello stesso tempo le diede modo di liberare la sua vulcanica e poliedrica energia, trasformandola da ragazza in attrice. E di lì iniziò una folgorante carriera, che dalla rivista la portò al cinema, a fianco dei più grandi registi e attori italiani, fino all’Oscar vinto nel 1955 per la sua interpretazione di Serafina ne La rosa tatuata di Daniel Mann. Fragile e dura, dolce e irruente, divertente e drammatica, comprensiva e gelosa, attraverso le appassionate pagine di questa biografia Anna Magnani si rivela oggi più che mai l’attrice eterna che attraverso le sue interpretazioni non smette di «guardarci dentro», di «rubarci dentro».

Anna Karenina

Combattuta tra l’amore per il figlio, il vincolo matrimoniale e la passione per un altro uomo, Anna Karenina sarà travolta da un conflitto tanto drammatico da trascendere i confini del personaggio per divenire emblematico. Una tragedia che la accomunerà ad altre tormentate figure di donne, come Madame Bovary, per citare la più famosa. Ispirandosi con inconfondibile potenza creativa a un fatto di cronaca, Tolstoj trasfuse in Anna Karenina l’ansia e il desiderio di chiarezza etica che dominarono la sua vita. Costruito con un raffinato gioco d’incastri narrativi, e tuttavia con la consueta scorrevolezza stilistica dei capolavori tolstojani, il romanzo presenta una bruciante problematica morale, lasciando al lettore il giudizio definitivo.

Anna dei Tetti Verdi

Siamo sul finire dell’Ottocento, in Canada. Avonlea è un tranquillo paesino di campagna nell’Isola del Principe Edward. Ma c’è una novità: Matthew e Marilla Cuthbert, fratello e sorella piuttosto avanti con gli anni, proprietari della fattoria dei Tetti Verdi, hanno deciso di adottare un orfano. Hanno pensato di farlo soprattutto per avere un aiuto concreto nel lavoro nei campi, visti anche i problemi cardiaci di Matthew, che gli impediscono di svolgere gran parte dei lavori più pesanti. Ma a causa di un malinteso Matthew, all’appuntamento in cui avrebbe dovuto ricevere il ragazzino, trova invece una bambina. Ha undici anni, i capelli rossi, è magrissima, pallida e piena di lentiggini. Ha una fantasia effervescente e una gran chiacchiera. Il suo nome è Anna Shirley. Avventure, episodi e buffi personaggi descritti con umorismo. Età di lettura: da 10 anni.

Anna dai capelli rossi. La grande casa

La famiglia di Anne e Gilbert si sta ingrandendo. Dopo i gravi problemi di maternità e la successiva nascita del primo figlio Jem, i due sposini sono costretti loro malgrado a trasferirsi dalla Casa dei Sogni ad una dimora più confortevole, la grande casa di Ingleside. Qui Anna troverà finalmente la serenità dando alla luce altri cinque bambini: le gemelle Diana e Anna (Nan), Walter, Shirley, e Marilla (Rilla).

Anna dai Capelli Rossi: Il baule dei sogni

New adventures lie ahead as Anne Shirley packs her bags, waves good-bye to childhood, and heads for Redmond College. With old friend Prissy Grant waiting in the bustling city of Kingsport and frivolous new pal Philippa Gordon at her side, Anne tucks her memories of rural Avonlea away and discovers life on her own terms, filled with surprises…including a marriage proposal from the worst fellow imaginable, the sale of her very first story, and a tragedy that teaches her a painful lesson. But tears turn to laughter when Anne and her friends move  into an old cottage and an ornery black cat steals her heart. Little does Anne know that handsome Gilbert Blythe wants to win her heart, too. Suddenly Anne must decide if she’s ready for love…

Anna dai capelli rossi

Quando Anna arriva alla porta dei Cuthbert, Marilla rimane molto sorpresa: aveva deciso di adottare un ragazzino che aiutasse lei e suo fratello alla fattoria, non certo un’orfanella magrolina, dai capelli rossi e dalla lingua lunga come quella! Ma rimandarla indietro diventa presto impossibile: l’esuberante candore, l’eccezionale vitalità, l’acuta ironia e persino l’insopportabile testardaggine di Anna cambieranno per sempre la vita del burbero Matthew e della severa Marilla.

Anna Bolena, una questione di famiglia

‘Questa è la sanguinosa storia della morte di Anna Bolena, ma è anche molto altro. Ecco a voi la più grande scrittrice di lingua inglese contemporanea’. Con queste parole Hilary Mantel è stata insignita del secondo Booker Prize della sua vita, con il quale è diventata la scrittrice più premiata del 2012. Dopo Wolf Hall, romanzo che narra l’origine dell’Inghilterra moderna attraverso gli occhi del discusso Thomas Cromwell, questo secondo capitolo dell’opera dedicata all’epoca Tudor si apre nel 1535, quando il Segretario di Stato di Enrico viii è all’apice del suo potere. Le sue fortune sono infatti cresciute insieme a quelle di Anna Bolena, la seconda moglie del re, per la quale il sovrano ha chiuso i rapporti con la Chiesa di Roma e fondato quella Anglicana. Ma la politica di corte sospinge l’Inghilterra in un isolamento pericoloso e Anna fallisce in ciò che aveva promesso: dare alla luce un figlio maschio che assicuri la linea dei Tudor. La corona è debole e quando Cromwell assiste all’invaghimento del re per la riservata e tranquilla Jane Seymour, la fine del matrimonio con Anna Bolena è già certa, ma ancora senza un disegno. Mentre si fa strada attraverso gli scandali sessuali di corte, immersa nei miasmi del pettegolezzo, il Segretario di Stato deve anche trattare per giungere a una versione ufficiale che possa soddisfare Enrico e mettere al sicuro la propria carriera, diventare l’autore di una storia che salvi il potere e la corona per sempre. Ma nessuno, né Thomas né il sovrano, uscirà illeso dal sanguinoso teatro che sono gli ultimi giorni di Anna, la regina che va incontro al patibolo con coraggio e solennità, inondando del suo sangue la storia inglese. Anna Bolena, una questione di famiglia è un possente affresco storico, appassionante e avventuroso, e insieme un’altissima prova letteraria capace di restituirci il passato nei suoi toni più vividi e di renderlo presente e vitale.

(source: Bol.com)

Le anime morte

Le anime morte è un romanzo pubblicato nel 1842 dallo scrittore ucraino Nikolaj Vasil’evič Gogol’. È un classico della letteratura mondiale e sicuramente l’opera più nota di Gogol. Non fu completato dal suo autore e rimane un’opera incompiuta.
Narra la storia del Consigliere di Collegio Pavel Ivanovič Čičikov, che un giorno arriva nel capoluogo del governatorato di N. con l’intento di acquistare a buon prezzo le “anime morte”. Con questo termine si indicano quei servi della gleba morti dall’ultimo censimento e per i quali i proprietari continuano a pagare il testatico fin quando non ne verrà registrata la morte nel prossimo censimento. Čičikov punta così a crearsi, con il minimo sforzo, un numero di servitori fantasma elevato al punto tale che ipotecandoli si possa costituire un grosso capitale.
La cosa deve chiaramente restare nascosta, ma alla fine tutto salta fuori e lo costringe alla fuga.
Un bellissimo e avvincente romanzo, sempre attuale come solo i veri classici sanno esserlo.
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### Recensione
Pavel Ivanovic Cicikov viaggia attraverso la Russia comprando “anime morte”, i nomi dei contadini morti dopo l’ultimo censimento sui quali i proprietari dovevano pagare le tasse fino al censimento successivo. Vuole usare quei nomi per ottenere l’assegnazione di terre concesse solo a chi poteva dimostrare di possedere un certo numero di servi della gleba. Il romanzo avrebbe dovuto comporsi di tre parti, la terza però non fu mai scritta, mentre della seconda restano solo alcuni frammenti nei quali però il quadro dei vizi e dei difetti russi appare meno fosco che nella prima parte.
### Sinossi
Le anime morte è un romanzo pubblicato nel 1842 dallo scrittore ucraino Nikolaj Vasil’evič Gogol’. È un classico della letteratura mondiale e sicuramente l’opera più nota di Gogol. Non fu completato dal suo autore e rimane un’opera incompiuta.
Narra la storia del Consigliere di Collegio Pavel Ivanovič Čičikov, che un giorno arriva nel capoluogo del governatorato di N. con l’intento di acquistare a buon prezzo le “anime morte”. Con questo termine si indicano quei servi della gleba morti dall’ultimo censimento e per i quali i proprietari continuano a pagare il testatico fin quando non ne verrà registrata la morte nel prossimo censimento. Čičikov punta così a crearsi, con il minimo sforzo, un numero di servitori fantasma elevato al punto tale che ipotecandoli si possa costituire un grosso capitale.
La cosa deve chiaramente restare nascosta, ma alla fine tutto salta fuori e lo costringe alla fuga.
Un bellissimo e avvincente romanzo, sempre attuale come solo i veri classici sanno esserlo.

Anime a Metà (Trilogia Americana Vol. 1)

Si narra che ciascuno di noi possegga almeno una Fiamma Gemella: una parte di anima separata al momento della creazione e incarnatasi in un altro corpo, oppure presente in un’altra dimensione come spirito. Tutte le Fiamme Gemelle sono dunque pezzetti di anime destinate a vivere separate e ad incontrarsi infinitamente, vita dopo vita, mentre evolvono separatamente, per poi finalmente ricongiungersi, un giorno…
Quando due Fiamme Gemelle si ritrovano, si riconoscono. Generalmente è sufficiente uno sguardo e la sensazione di essere ritornati a casa è immediata. Spesso queste anime si incarnano in corpi di sesso diverso che vivono molto distanti tra loro o di età molto differenti. Nel momento in cui il riconoscimento tra due anime-fiamme è avvenuto, anche quando non siano pronte per il ricongiungimento, si producono in loro profondi cambiamenti e si stabilisce un legame molto forte che non conosce pari. Anche la comunicazione tra le fiamme può avvenire attraverso canali insoliti, come la telepatia e spesso le emozioni dell’una possono essere sentite dall’altra, anche a distanza.
Questo richiamo così forte, che possiamo sicuramente chiamare Amore, e che a volte comprende l’attrazione carnale, non sempre può trovare risposta, non finché entrambe le anime non si siano evolute a sufficienza e anche quando questo sia già avvenuto, poiché l’unione delle fiamme è particolarmente sacra, non potrà mai essere un risultato troppo scontato…
Pamela e Noah vivono nello stesso tranquillo quartiere dell’assolata California, anzi, nella stessa strada, ma dovranno fare un lungo viaggio prima di tornare a casa, perché qualcosa ancora tiene separate le loro anime a metà.

Animali spiaccicati

Il piú scanzonato e irriverente libro di formazione alla rovescia. Per insegnare ai ragazzi a diventare grandi, ma nel modo giusto. O per insegnare ai grandi a diventare piccoli, nel modo giusto. Come in un diario scolastico, dodici mesi di racconti, poesie e consigli. Scritto da Elio e le Storie Tese, disegnato da una «maga» dell’illustrazione, Chiara Rapaccini.
«Il nostro sogno, con Animali spiaccicati, è di contribuire a un futuro di pace e di tolleranza universali in cui tutti i popoli, sconfitta la fame nel mondo, si baciano continuamente. La nostra speranza è di incontrare un giorno, da vecchi, un giovane uomo o una giovane donna che, stringendo la nostra antica mano tremula, dicano: “Elio e le Storie Tese, signora Rapaccini. Io sono cresciuto con Animali spiaccicati”. Ma anche se poi non succede non ci facciamo una malattia».

Animali fantastici e dove trovarli. Screenplay originale

Siamo nell’anno 1926 nella città di New York: un tempo e un luogo in cui le vicende di un manipolo di persone – e creature – determineranno il destino di molti. Tra questi spiccano: Newt Scamander, il primo (e forse unico) Magizoologo, la cui lotta per la protezione delle creature magiche del mondo prende una piega preoccupante quando alcuni tra i più, potremmo dire, spaventevoli animali da lui accuditi scappano in città. Tina Goldstein, una giovane (ex) Auror americana, impiegata al Ministero della Magia degli U.S.A., che vuole disperatamente riscattarsi da un incidente dovuto a uno scatto d’ira, e sicura che il movimento puritano antimagia Second Salem sia covo non solo di pregiudizi, ma del Male stesso. Queenie Goldstein, la bella e impertinente sorella di Tina, capace di leggere nel pensiero. E Jacob Kowalski, un veterano (e No-Mag), che vuole solo aprire una pasticceria per poter vendere i suoi amati babà. Gli appassionati della geniale fantasia di J.K. Rowling riconosceranno in ogni pagina il suo umorismo, la sua incredibile creazione di un universo magico, e la sua profonda empatia e comprensione verso ogni tipo di persona (dotata o meno di bacchetta magica). Nomi quali Silente e Grindelwald fanno da ponte tra questa storia e quelle di Harry Potter, e i lettori saranno felici di entrare in contatto con una nuova e persino più approfondita comprensione del mondo che ha ereditato. Ma questa è un’avventura che vive di vita propria, e che vi lascerà senza fiato.

Animali famosi e altri animali

Esistono animali che, per particolari circostanze, diventano “casi unici, individui che sanno assumere una loro precisa identità, divenire addirittura personaggi.
L’Etologia (ma non soltanto questa scienza) si è incentrata, soprattutto ai suoi inizi, su questi individui “con nome e cognome” e ciò è stato molto utile anche a livello di divulgazione. Non si tratta però di un mezzo strumentale per narrare storie melense di animali-eroi, storie tese soprattutto a commuovere il lettore. Gli animali hanno valori propri, valori veri, straordinari, nell’ambito della loro realtà concreta e non hanno quindi bisogno di “valori aggiunti”.
Questo volume, di uno dei più noti etologi italiani, prende lo spunto proprio dal ricordo di alcuni dei più famosi “primi attori”, ma tratta anche di particolari specie descritte nella generalità delle loro caratteristiche, oppure di fenomeni, come per esempio l’altruismo, l’amicizia, il cannibalismo, certe forme di comunicazione, che coinvolgono gli animali più diversi. L’ultima parte del volume, “Animali in cronaca”, è una lunga serie di interventi provocati dall’attualità. In quasi tutti si parla di animali, ma qualche volta sono eventi strettamente umani che stimolano il pensiero, il commento dell’etologo. E anche il confronto: infatti è bene ribadire che anche l’uomo, qualora qualcuno se ne fosse scordato, appartiene al regno animale. Un libro divertente per chi conosce e ama gli animali, ma indirizzato soprattutto, come dichiara lo stesso autore, a “”’quelle persone cui gli animali non interessano”, le quali possono invece scoprire in questi racconti, semplici nella forma ma profondi nei contenuti, aspetti insospettati nel mondo animale, esserne conquistate ed essere indotte a cambiare il loro atteggiamento.
Danilo Mainardi, nato a Milano nel 1933, è professore ordinario di etologia all’Università di Parma e direttore della Scuola internazionale di etologia del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice. É autore e coautore di numerosi volumi pubblicati in Italia e all’estero. In Italia sono stati pubblicati: : La scelta sessuale, Il comportamento animale (in collaborazione con Marisa Mainardi), : L’animale culturale, Storie naturali, Il cane e la volpe (Premio Glaxo), : Intervista sull’etologia, Il mestiere dell’etologo, Lo zoo aperto (Premio Gambrinus/G. Mazzotti), : Lo zoo aperto Ii serie, Animali intorno a noi (Premio Capri), : Lo specifico etologico, Zoo privato, Novanta animali disegnati da Danilo Mainardi. Cura, per l’editore Bollati-Boringhieri, la collana di etologia e psicobiologia. Per la sua attività didattica e di ricerca, e per il suo impegno come divulgatore, sia attraverso la stampa sia attraverso la televisione, nel 1986 gli è stato attribuito il Premio Anghiari “Una vita per la natura”. L’Associazione Critici Radiotelevisivi gli ha assegnato il Premio Chianciano 1987 quale migliore autore di programmi culturali televisivi.