65313–65328 di 66061 risultati

Didattica del sesso per gufi e zanzare

Incontrarsi quando il dolore è così prepotente che non concede spazio alle regole, fa sì che tra Manrico e Miriam nasca un’amicizia profonda e senza filtri, un’intimità priva di cose non dette e infine un amore straordinario.
“- Come va col sesso in generale? – chiese lei arrivando come al solito al nocciolo della questione.
– Calma piatta. E tu? –
– Calma piatta –
– Ma ti manca? –
– Mi manca mio marito. Devo ricambiare mano –
Miriam tornò sul lato destro e rioccupò la tasca destra con la mano sinistra. Manrico gliela strinse intrecciando le dita.
– Sono piuttosto riservato. Il sesso occasionale non mi ha mai interessato, diciamo non dopo i venticinque anni, prima andava benissimo anche quello, è che non ce la faccio ad andare con una donna solo per scaricarmi… –
– Sei praticamente una donna… –
– Non sfottermi –
– Scusa-
– Mi ricordo bene cosa mi hai detto tempo fa… che mi manca l’intimità. È che non riesco creare intimità. Tengo tutti, ma quello non sarebbe un ostacolo, e tutte a debita distanza –
– So cosa intendi… lo faccio anche io –
Era successo che all’improvviso tutte le persone erano diventate entità sbiadite. Come ombre cinesi su uno sfondo che non avevano niente a che fare con la realtà… solo che la realtà era stranamente deserta.
– Il mio problema Miriam – continuò Manrico – è che l’unica donna con cui ho una relazione umanamente significativa in questo momento, sei tu –
Quella frase la colpì come una raffica di vento. Il cuore pompò sangue più in fretta, il freddo diminuì rapidamente.
– Vuoto il sacco del tutto? – continuò lui.
Lei annuì, non era sicura di voler sentire la propria voce. Ma voleva sentire quella di lui.
– Diciamo che in linea teorica, se potessi, vorrei venire a letto con te –
– Andare a letto con qualcuno in linea teorica, Manrico, è un ossimoro –
– Volevo solo prenderla larga. Togli pure la linea teorica –
Miriam non rispose, gli strinse però di più la mano nella tasca.
– Ma non te lo sto chiedendo. È che casualmente tu e la sola persona con cui riesco parlare coincidete. E tengo molto di più alla tizia con cui posso parlare –
Lei gli accarezzò le dita col pollice. Guardò le stelle. Un refolo di vento le soffiò sul viso.
Forse passò del tempo. Forse ci fu un lungo silenzio perchè Miriam pensò molte cose prima di parlare, ma forse sembrò così lungo quel silenzio solo perchè lei in pochi istanti superò una distanza che aveva impiegato una vita a costruire.
– Se te lo chiedessi io, cambierebbe qualcosa? – chiese lei continuando a guardare la notte.
A quel punto fu il cuore di Manrico a fare le capriole.”
**
### Sinossi
Incontrarsi quando il dolore è così prepotente che non concede spazio alle regole, fa sì che tra Manrico e Miriam nasca un’amicizia profonda e senza filtri, un’intimità priva di cose non dette e infine un amore straordinario.
“- Come va col sesso in generale? – chiese lei arrivando come al solito al nocciolo della questione.
– Calma piatta. E tu? –
– Calma piatta –
– Ma ti manca? –
– Mi manca mio marito. Devo ricambiare mano –
Miriam tornò sul lato destro e rioccupò la tasca destra con la mano sinistra. Manrico gliela strinse intrecciando le dita.
– Sono piuttosto riservato. Il sesso occasionale non mi ha mai interessato, diciamo non dopo i venticinque anni, prima andava benissimo anche quello, è che non ce la faccio ad andare con una donna solo per scaricarmi… –
– Sei praticamente una donna… –
– Non sfottermi –
– Scusa-
– Mi ricordo bene cosa mi hai detto tempo fa… che mi manca l’intimità. È che non riesco creare intimità. Tengo tutti, ma quello non sarebbe un ostacolo, e tutte a debita distanza –
– So cosa intendi… lo faccio anche io –
Era successo che all’improvviso tutte le persone erano diventate entità sbiadite. Come ombre cinesi su uno sfondo che non avevano niente a che fare con la realtà… solo che la realtà era stranamente deserta.
– Il mio problema Miriam – continuò Manrico – è che l’unica donna con cui ho una relazione umanamente significativa in questo momento, sei tu –
Quella frase la colpì come una raffica di vento. Il cuore pompò sangue più in fretta, il freddo diminuì rapidamente.
– Vuoto il sacco del tutto? – continuò lui.
Lei annuì, non era sicura di voler sentire la propria voce. Ma voleva sentire quella di lui.
– Diciamo che in linea teorica, se potessi, vorrei venire a letto con te –
– Andare a letto con qualcuno in linea teorica, Manrico, è un ossimoro –
– Volevo solo prenderla larga. Togli pure la linea teorica –
Miriam non rispose, gli strinse però di più la mano nella tasca.
– Ma non te lo sto chiedendo. È che casualmente tu e la sola persona con cui riesco parlare coincidete. E tengo molto di più alla tizia con cui posso parlare –
Lei gli accarezzò le dita col pollice. Guardò le stelle. Un refolo di vento le soffiò sul viso.
Forse passò del tempo. Forse ci fu un lungo silenzio perchè Miriam pensò molte cose prima di parlare, ma forse sembrò così lungo quel silenzio solo perchè lei in pochi istanti superò una distanza che aveva impiegato una vita a costruire.
– Se te lo chiedessi io, cambierebbe qualcosa? – chiese lei continuando a guardare la notte.
A quel punto fu il cuore di Manrico a fare le capriole.”

Dictator. L’Ombra Di Cesare

Gaio Giulio Cesare è poco più che un bambino quando, nell’88 a.C., incontra per la prima volta Tito Labieno. I due si salvano la vita a vicenda, suggellando così un’amicizia destinata a durare nel tempo. Anche quando la carriera militare del grande condottiero prende avvio, dapprima in Spagna poi in Gallia, Labieno è al suo fianco, come principale comandante subalterno. Insieme, i due elaborano strategie e compiono gesta straordinarie, agiscono in totale sintonia e sono, di fatto, invincibili. Ma mentre la Gallia, anno dopo anno, finisce sotto il tallone di Roma, nell’Urbe cresce la fazione anticesariana, che opera per separare i due indissolubili amici e anche nello stesso esercito di Cesare c’è chi agisce per screditare Labieno e prenderne il posto. Perfino il figlio di quest’ultimo, l’instabile Quinto, fa pressione sul padre perché acquisisca gloria per sé e non più solo per Cesare, mentre il suo destino si intreccia con le vite di due germani, Ortwin, fedele guardia del corpo di Cesare, e Veleda, ragazza di sangue reale finita nelle mani dei romani. Quando il futuro dittatore si dimostra pronto a tutto per difendere quelli che ritiene i propri diritti, Labieno sarà costretto a decidere da quale parte stare. L’ombra di Cesare è il primo capitolo di un’avvincente trilogia che ha come protagonista il più grande condottiero di Roma antica.
«Un grande narratore di battaglie traccia il profilo del divino Giulio nel primo capitolo di una trilogia avvincente come un film e credibile come un saggio.»
Focus Storia
«C’è verve narrativa, c’è calore e colore nelle pagine di questo avvincente romanzo storico, dove Frediani illumina di una luce obliqua la figura di Cesare.»
Francesco Fantasia, Il Messaggero
«Il fascino di Roma e di Cesare, la crudezza della guerra, amori appassionati e devoti, violenza e dignità sono gli ingredienti di un romanzo poderoso e avvincente.»
Andrea Marrone, Vero
«Se poi è la penna di Andrea Frediani a raccontare le imprese e la parabola umana di Giulio Cesare, il piacere è assicurato.»
Francesco Fantasia, Il Messaggero
Andrea Frediani
vive e lavora a Roma, dove è nato nel 1963. Laureato in Storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di riviste di carattere storico, tra cui «Storia e Dossier», «Medioevo» e «Focus Storia». Attualmente è consulente scientifico della rivista «Focus Wars». È autore di numerosi saggi, tra i quali ricordiamo, editi dalla Newton Compton: Gli assedi di Roma, vincitore nel 1998 del premio «Orient Express» quale miglior opera di Romanistica, Le grandi battaglie di Roma antica, I grandi generali di Roma antica, Le grandi battaglie di Giulio Cesare, Le grandi battaglie del Medioevo, I grandi condottieri che hanno cambiato la storia e L’ultima battaglia dell’impero romano. Ha scritto inoltre 101 segreti che hanno fatto grande l’impero romano e i romanzi storici 300 guerrieri, Jerusalem (tradotti in varie lingue), Un eroe per l’impero romano , oltre alla trilogia Dictator (L’ombra di Cesare, Il nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare).
**
### Sinossi
Gaio Giulio Cesare è poco più che un bambino quando, nell’88 a.C., incontra per la prima volta Tito Labieno. I due si salvano la vita a vicenda, suggellando così un’amicizia destinata a durare nel tempo. Anche quando la carriera militare del grande condottiero prende avvio, dapprima in Spagna poi in Gallia, Labieno è al suo fianco, come principale comandante subalterno. Insieme, i due elaborano strategie e compiono gesta straordinarie, agiscono in totale sintonia e sono, di fatto, invincibili. Ma mentre la Gallia, anno dopo anno, finisce sotto il tallone di Roma, nell’Urbe cresce la fazione anticesariana, che opera per separare i due indissolubili amici e anche nello stesso esercito di Cesare c’è chi agisce per screditare Labieno e prenderne il posto. Perfino il figlio di quest’ultimo, l’instabile Quinto, fa pressione sul padre perché acquisisca gloria per sé e non più solo per Cesare, mentre il suo destino si intreccia con le vite di due germani, Ortwin, fedele guardia del corpo di Cesare, e Veleda, ragazza di sangue reale finita nelle mani dei romani. Quando il futuro dittatore si dimostra pronto a tutto per difendere quelli che ritiene i propri diritti, Labieno sarà costretto a decidere da quale parte stare. L’ombra di Cesare è il primo capitolo di un’avvincente trilogia che ha come protagonista il più grande condottiero di Roma antica.
«Un grande narratore di battaglie traccia il profilo del divino Giulio nel primo capitolo di una trilogia avvincente come un film e credibile come un saggio.»
Focus Storia
«C’è verve narrativa, c’è calore e colore nelle pagine di questo avvincente romanzo storico, dove Frediani illumina di una luce obliqua la figura di Cesare.»
Francesco Fantasia, Il Messaggero
«Il fascino di Roma e di Cesare, la crudezza della guerra, amori appassionati e devoti, violenza e dignità sono gli ingredienti di un romanzo poderoso e avvincente.»
Andrea Marrone, Vero
«Se poi è la penna di Andrea Frediani a raccontare le imprese e la parabola umana di Giulio Cesare, il piacere è assicurato.»
Francesco Fantasia, Il Messaggero
Andrea Frediani
vive e lavora a Roma, dove è nato nel 1963. Laureato in Storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di riviste di carattere storico, tra cui «Storia e Dossier», «Medioevo» e «Focus Storia». Attualmente è consulente scientifico della rivista «Focus Wars». È autore di numerosi saggi, tra i quali ricordiamo, editi dalla Newton Compton: Gli assedi di Roma, vincitore nel 1998 del premio «Orient Express» quale miglior opera di Romanistica, Le grandi battaglie di Roma antica, I grandi generali di Roma antica, Le grandi battaglie di Giulio Cesare, Le grandi battaglie del Medioevo, I grandi condottieri che hanno cambiato la storia e L’ultima battaglia dell’impero romano. Ha scritto inoltre 101 segreti che hanno fatto grande l’impero romano e i romanzi storici 300 guerrieri, Jerusalem (tradotti in varie lingue), Un eroe per l’impero romano , oltre alla trilogia Dictator (L’ombra di Cesare, Il nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare).

Diario di una difesa, ovvero l’innocenza del mostro

Molteplici sono i sentimenti che si affollano nel cuore di ogni uomo, anche di un giudice, dinanzi ai fatti per cui è processo, e due su tutti l’orrore e la pietà: l’orrore, per l’abisso di perversione e di abiezione in cui è immerso l’autore dei fatti; la pietà, per le giovani e innocenti vite di cui egli ha fatto scempio. Ma tali sentimenti non debbono far velo alla serenità di giudizio, perché nel processo è in giuoco innanzitutto la vita di un uomo, l’imputato, e non v’è imputato, per quanto infame possa essere la sua vita precedente, per quanto umanamente sgradevole sia il suo comportamento, che non abbia diritto ad un processo giusto e ad una sentenza giusta.

Diario di un’eternità. Io e Theo Angelopoulos

“ Una domanda vecchia e persistente. Come nasce un’idea? E l’idea di un film? Lui direbbe che la sua idea è nata quando stava guardando un albero, e avrebbe detto una verità e una bugia. Perché durante una passeggiata ha smesso di guardare l’albero, senza una causa specifica e nulla sembrava fare nulla.
Né la forma dell’albero, né il colore, né la vecchia ferita sul tronco hanno portato a un’idea.”
(dalla prefazione di Theodoros Angelopoulos)
Petros Markaris racconta il suo rapporto con il regista Theo Angelopoulos, con cui ha scritto alcuni dei più grandi capolavori del cinema del Novecento, tra cui il film L’eternità e un giorno, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes. In queste pagine, cariche di ricordi ma non per questo amare, emerge con forza e dolcezza la storia di due grandi interpreti del nostro tempo, attraverso libri, film, dialoghi, passeggiate. Un racconto autentico e sincero, un memoir di rara finezza, tra cinema e letteratura, con un prologo di Theo Angelopoulos e una postfazione dell’autore scritta per l’edizione italiana.
Con le immagini inedite dal set di L’eternità e un giorno.
**
### Sinossi
“ Una domanda vecchia e persistente. Come nasce un’idea? E l’idea di un film? Lui direbbe che la sua idea è nata quando stava guardando un albero, e avrebbe detto una verità e una bugia. Perché durante una passeggiata ha smesso di guardare l’albero, senza una causa specifica e nulla sembrava fare nulla.
Né la forma dell’albero, né il colore, né la vecchia ferita sul tronco hanno portato a un’idea.”
(dalla prefazione di Theodoros Angelopoulos)
Petros Markaris racconta il suo rapporto con il regista Theo Angelopoulos, con cui ha scritto alcuni dei più grandi capolavori del cinema del Novecento, tra cui il film L’eternità e un giorno, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes. In queste pagine, cariche di ricordi ma non per questo amare, emerge con forza e dolcezza la storia di due grandi interpreti del nostro tempo, attraverso libri, film, dialoghi, passeggiate. Un racconto autentico e sincero, un memoir di rara finezza, tra cinema e letteratura, con un prologo di Theo Angelopoulos e una postfazione dell’autore scritta per l’edizione italiana.
Con le immagini inedite dal set di L’eternità e un giorno.

Diario di un’apprendista astronauta

Quando i motori del razzo si sono accesi, si è realizzato il grande sogno della mia vita.” Per quasi sette mesi, Samantha Cristoforetti è stata in orbita attorno alla Terra sulla Stazione Spaziale Internazionale. In queste pagine ci racconta l’intensa vita di bordo con gli occhi meravigliati di chi diviene, giorno dopo giorno, un essere umano spaziale: dalla scienza alla riparazione della toilette, dall’arrivo di astronavi cargo alle passeggiate nello spazio dei colleghi, dagli allarmi alla routine, dai grandi avvenimenti alle piccole scoperte, dai rituali al taglio dei capelli. Ma il viaggio per arrivare fin lassù è stato lungo. Anni di dedizione assoluta nati dal suo sogno di bambina, anni passati con le valigie in mano fra tre continenti, tra circostanze fortuite e altre ostinatamente cercate, tra incontri, lingue e culture, natura e tecnologia, fatiche e attese, gioie e delusioni: tutto per imparare a essere un’astronauta. Questa è la storia della lunga strada che ha portato Samantha Cristoforetti alla rampa di lancio e dei giorni trascorsi a bordo delle Stazione Spaziale, accompagnati dalla prepotente bellezza della Terra e dallo stupore profondo suscitato dal firmamento.
**
### Sinossi
Quando i motori del razzo si sono accesi, si è realizzato il grande sogno della mia vita.” Per quasi sette mesi, Samantha Cristoforetti è stata in orbita attorno alla Terra sulla Stazione Spaziale Internazionale. In queste pagine ci racconta l’intensa vita di bordo con gli occhi meravigliati di chi diviene, giorno dopo giorno, un essere umano spaziale: dalla scienza alla riparazione della toilette, dall’arrivo di astronavi cargo alle passeggiate nello spazio dei colleghi, dagli allarmi alla routine, dai grandi avvenimenti alle piccole scoperte, dai rituali al taglio dei capelli. Ma il viaggio per arrivare fin lassù è stato lungo. Anni di dedizione assoluta nati dal suo sogno di bambina, anni passati con le valigie in mano fra tre continenti, tra circostanze fortuite e altre ostinatamente cercate, tra incontri, lingue e culture, natura e tecnologia, fatiche e attese, gioie e delusioni: tutto per imparare a essere un’astronauta. Questa è la storia della lunga strada che ha portato Samantha Cristoforetti alla rampa di lancio e dei giorni trascorsi a bordo delle Stazione Spaziale, accompagnati dalla prepotente bellezza della Terra e dallo stupore profondo suscitato dal firmamento.

Diario di un uomo superfluo

Il Diario è anello di una catena di tutto rispetto; affonda radici nei classici e tocca altri classici con rami più fogliosi e fruttuosi di quanto, a uno sguardo rapido, si potrebbe sospettare. In Čulkaturin c’è l’“uomo superfluo” à la russe ma anche una sua versione pura, distillata, paradigmatica (quasi ageografica, quasi astorica). Čulkaturin fa contemporaneamente da arrivo e da abbrivio, quindi. E se sommiamo a tutto ciò l’indiscussa maestria e la squisitezza stilistica universalmente riconosciute a Turgenev (…) a ragione il Diario può aspirare allo status di piccolo classico, di piccolo chef-d’oeuvre.
(dalla postfazione di Alessandro Niero)

Diario Di Un Mostro: La Numero 4 (Il Mostro Vol. 1)

GENETICAMENTE MUTATO. UN RICERCATO SENZA VOLTO. IMPOSSIBILE DA CATTURARE.
Se ne consiglia la lettura dopo aver letto: Il Mostro (1)
E io? Come mi chiamo, io? Angelo? Ombra? Numero 1.1? Mostro? Bestia?
Il mio corpo reagisce alla mutazione, in perfetta simbiosi con la mente. Prediligo muovermi al buio, molto più che alla luce, di qualunque natura essa sia, abituando la vista, a orientarsi in presenza di oscurità. SONO DIVENUTO DURO COME LA ROCCIA E RESISTENTE COME L’ACCIAIO, con L’AGILITÀ’ DI UN FELINO e la VISTA DI UN FALCO. Ora sono pronto ad affrontare il mio demone, ma manca ancora una cosa… Qualcosa che definisca chi sono divenuto. Che protegga la mia oscurità. Il mio biglietto da visita. L’uomo senza volto.
La maschera prende forma, prima solo nei pensieri, poi dalle mie mani. Avvalendomi di speciali polimeri atossici che possono essere manipolati a caldo:
La creo priva di espressioni, come lo sono io.
* * *
Tolgo la maschera, anche se non dovrei, poggiandola sul comodino alla mia sinistra.
«Dormi, adesso» mormoro. La sento respirarmi addosso. E ritrovo tutto il calore di quelle notti. E per qualche istante, dimentico il passato.
E torno a essere un uomo.
* * *
Io sono il Mostro e questa è la mia storia.
Ti racconterò tutto di me e di come sono arrivato a rapire Miriam Sandlers.
E di come mi sono innamorato di Lei.
E’ un odore che non avevo mai sentito prima di conoscerla.
E’ un odore che mi è rimasto impresso nel cervello.
E’ un odore che può farmi impazzire.
E’ un odore che brucia.
E’ un odore che risana le mie ferite.
E’ un odore che…
Che tu sia Maledetta, Miriam Sandlers!
Che tu sia maledetta!
Per avermi fatto pronunciare il tuo nome, invano…
Per l’oscenità dei miei pensieri…
Per avermi indebolito…
Per avermi fatto…
Dalla stessa autrice:
Il colore dell’uva matura
Emma l’Ape Regina La rivelazione
Emma l’Ape Regina Le verità nascoste
Il Mostro (1)
Anna & Marcello
Due Cigni a Manhattan
Due Cigni a Manhattan Vol. II
Due Cigni a Manhattan Vol. III
Due Cigni a Manhattan Vol. IV
Due Cigni a Manhattan Vol. V
Due Cigni a Manhattan Vol. VI
Non posso avvicinarmi a meno di 10 metri da Te
**
### Sinossi
GENETICAMENTE MUTATO. UN RICERCATO SENZA VOLTO. IMPOSSIBILE DA CATTURARE.
Se ne consiglia la lettura dopo aver letto: Il Mostro (1)
E io? Come mi chiamo, io? Angelo? Ombra? Numero 1.1? Mostro? Bestia?
Il mio corpo reagisce alla mutazione, in perfetta simbiosi con la mente. Prediligo muovermi al buio, molto più che alla luce, di qualunque natura essa sia, abituando la vista, a orientarsi in presenza di oscurità. SONO DIVENUTO DURO COME LA ROCCIA E RESISTENTE COME L’ACCIAIO, con L’AGILITÀ’ DI UN FELINO e la VISTA DI UN FALCO. Ora sono pronto ad affrontare il mio demone, ma manca ancora una cosa… Qualcosa che definisca chi sono divenuto. Che protegga la mia oscurità. Il mio biglietto da visita. L’uomo senza volto.
La maschera prende forma, prima solo nei pensieri, poi dalle mie mani. Avvalendomi di speciali polimeri atossici che possono essere manipolati a caldo:
La creo priva di espressioni, come lo sono io.
* * *
Tolgo la maschera, anche se non dovrei, poggiandola sul comodino alla mia sinistra.
«Dormi, adesso» mormoro. La sento respirarmi addosso. E ritrovo tutto il calore di quelle notti. E per qualche istante, dimentico il passato.
E torno a essere un uomo.
* * *
Io sono il Mostro e questa è la mia storia.
Ti racconterò tutto di me e di come sono arrivato a rapire Miriam Sandlers.
E di come mi sono innamorato di Lei.
E’ un odore che non avevo mai sentito prima di conoscerla.
E’ un odore che mi è rimasto impresso nel cervello.
E’ un odore che può farmi impazzire.
E’ un odore che brucia.
E’ un odore che risana le mie ferite.
E’ un odore che…
Che tu sia Maledetta, Miriam Sandlers!
Che tu sia maledetta!
Per avermi fatto pronunciare il tuo nome, invano…
Per l’oscenità dei miei pensieri…
Per avermi indebolito…
Per avermi fatto…
Dalla stessa autrice:
Il colore dell’uva matura
Emma l’Ape Regina La rivelazione
Emma l’Ape Regina Le verità nascoste
Il Mostro (1)
Anna & Marcello
Due Cigni a Manhattan
Due Cigni a Manhattan Vol. II
Due Cigni a Manhattan Vol. III
Due Cigni a Manhattan Vol. IV
Due Cigni a Manhattan Vol. V
Due Cigni a Manhattan Vol. VI
Non posso avvicinarmi a meno di 10 metri da Te

Diari di casa March

Il dottor March ha quattro figli, quattro gemelli, identici in quasi tutto. Ed uno di loro è uno spietato assassino, che racconta i suoi delitti in un diario, senza dire quale dei figli del dottor March egli sia. Ma Jeanie, la domestica, trova il diario, ed inizia a leggere i pensieri dell’assassino di nascosto. Anche lei inizia a tenere un diario in cui racconta i suoi progressi nella ricerca dell’assassino. Ma anche lui la spia e legge il suo diario. Inizia così una pericolosa partita tra l’assassino e la domestica, che finiscono per comunicare solo attraverso i diari e che mette in palio la vita di poveri innocenti, ed, invitabilmente, nello scontro finale, anche la loro.

Di Tutto Resta Un Poco

Di tutto resta un poco è il libro a cui Antonio Tabucchi ha lavorato, fino all’ultimo, in prima persona, malgrado la malattia e da dentro la malattia, condividendo ogni dettaglio con la curatrice e la casa editrice. È una raccolta di scritti meditata, appassionante, che prende le mosse da un memorabile “elogio della letteratura”, di una letteratura capace di “ficcare il naso dove cominciano gli omissis”. È inevitabile che, a partire da lì, dalla responsabilità delle parole per arrivare alla consolazione della bellezza, Antonio Tabucchi tocchi i temi più cari e insieme ai temi le opere e gli uomini (spesso amici) che lo hanno accompagnato. Ci sono gli autori frequentati con l’assiduità dello studioso (Pessoa e Drummond de Andrade, Kipling e Borges, Cortázar e Primo Levi), quelli sondati dalla veemenza della consuetudine (Daniele Del Giudice, Norman Manea, Enrique Vila-Matas, Mario Vargas Llosa e Tadahiko Wada), quelli più giovani, illuminati da una lungimiranza severa e affettuosa. E poi ci sono meravigliose pagine sul cinema, che tengono insieme il lirico omaggio alle ali di farfalla di Marilyn Monroe e la penetrante analisi della gag sovversiva di Almodóvar. Di tutto resta un poco fa certamente parte di un lascito fondamentale, ma è anche un libro che accende l’intelligenza, la curiosità, gli entusiasmi, come ci trovassimo di fronte alla mappa di un territorio che finalmente possiamo visitare, con la complicità e la guida dello scrittore che lo ha abitato, che lo ha costruito, che lo ha custodito per noi.

Di matrigna ce n’è una sola

Il libro della fondatrice del Club che ha aiutato le matrigne di tutta Italia a uscire dall’ombra.
Una lettera aperta dove una seconda moglie spiega alla figliastra adolescente il senso della vita, trasmettendole un’eredità di emozioni ed esperienze. Una valigia piena di oggetti e di racconti: ognuno rappresenta un episodio, un pensiero, un segreto, uno scoppio di risate. Una favola moderna, ironica e commovente, che affronta con semplicità le gioie, i dolori e le contraddizioni di ogni famiglia allargata.
**
### Sinossi
Il libro della fondatrice del Club che ha aiutato le matrigne di tutta Italia a uscire dall’ombra.
Una lettera aperta dove una seconda moglie spiega alla figliastra adolescente il senso della vita, trasmettendole un’eredità di emozioni ed esperienze. Una valigia piena di oggetti e di racconti: ognuno rappresenta un episodio, un pensiero, un segreto, uno scoppio di risate. Una favola moderna, ironica e commovente, che affronta con semplicità le gioie, i dolori e le contraddizioni di ogni famiglia allargata.

Di la dal fiume e tra gli alberi

In questo romanzo, come nelle altre opere di Hemingway, c’è tutto il suo autore. Le sovrapposizioni tra il protagonista e lo scrittore americano sono continue, né Hemingway cerca di limitarle. C’è tutto Hemigway nel colonnello Cantwell e tutto Cantwell è in Hemingway. Richard Cantwell è un colonnello della fanteria dell’esercito degli Stati Uniti d’America, retrocesso dal grado di generale. Ha 50 anni ed è malato di cuore. Dopo una vita passata a combattere, cacciare, bere, agire, il colonnello sente costante accanto a sé la presenza della morte ma tenta di esorcizzarla cercando di continuare come se nulla fosse, anzi cercando di vivere ancora più a fondo le sue passioni ed i suoi amori. Hemingway, partendo da queste premesse, ci porta a vivere le ultime ore del colonnello Cantwell.

Di Cosa Parliamo Quando Parliamo Di Anne Frank

Si respira un’aria antica fra le pagine di questa nuova raccolta di racconti di Nathan Englander. C’è l’immutabilità della parabola e la sapienza della narrazione ebraica, c’è il grottesco di Gogol’ e l’ineludibilità di Kafka, l’intelligenza caustica di Philip Roth e la spiritualità applicata di Marilynne Robinson. E intorno a tutto, incontenibile, liberatoria, un po’ sacrilega, una sonora risata.
La scrittura di Englander corre agile sul filo teso fra il religioso e il secolare, agile e mai leggera, esplora gli obblighi e le complessità morali dei due versanti, ne assapora le esilaranti debolezze, strappando sorrisi pronti a congelarsi in smorfie attonite. Il marito esemplare e avvocato di successo di *Peep show* cerca la trasgressione in uno squallido locale a luci rosse, e incontra invece la sua cattiva coscienza travestita (o meglio svestita) da rabbino della sua vecchia yeshiva. Le nudità flaccide e pelose dell’esimio dottore della legge restano comiche solo fino al successivo, terrorizzante, travestimento.
Si ride di gusto anche delle piccole manie geriatriche degli ospiti del centro estivo *Camp Sundown*, finché riguardano spray antizanzare e allarmi antifumo, ma quando le vetuste menti dei villeggianti credono di riconoscere in un compagno di soggiorno un carceriere nazista di ben altro campo del loro passato, la commedia si tinge di nero.
L’ombra dell’Olocausto, o di una sua rivisitazione, occhieggia insistente fra le pagine del libro: a partire dal riferimento alla diarista simbolo della Shoah, informa il clima dell’intera raccolta e del racconto da cui prende il titolo. Lì due coppie diversissime fra loro – ebrei ortodossi residenti a Gerusalemme gli uni, americani non praticanti gli altri – siedono intorno a un tavolo e, tra i fumi dell’alcol e della marijuana, discutono, non di amore e incomunicabilità, come nell’illustre antecedente carveriano, ma di identità e fede. Fino alla prova che scuote le certezze, il «gioco di Anne Frank»: in caso di un secondo Olocausto, quale Gentile mi sottrarrà al mio destino?
L’ineluttabilità del fato e la sua costruzione, la perversa macchina dei ruoli inculcati per discendenza, sono magistralmente illustrati nell’ambizioso racconto *Le colline sorelle*, che dalla guerra di Yom Kippur a oggi, fra senso della missione e senso della minaccia, insieme alle radici di un simbolico ulivo maledetto mette a nudo quelle dell’odio.
E così, tassello dopo tassello, Englander offre un’altra sfaccettata declinazione dell’ebraicità che, da Singer, Malamud e Bellow fino a Roth, lo colloca saldamente e con unanime plauso nella grande tradizione letteraria ebraico-americana.
* * *
«Serve un’incredibile combinazione di umiltà e sicurezza morale per unire una sottile commedia con una tragedia enorme, come fa Nathan Englander».
**Jonathan Franzen**
* * *
«Questi racconti incarnano appieno l’ironia, la complessità e l’ingegno ai quali la narrativa di Englander, sempre animata da un profondo nucleo pulsante di risonanza storica, ci ha ormai abituati».
**Jennifer Egan**
* * *
«Mettetelo accanto a Singer, Carver e Munro: Englander è, semplicemente, uno dei migliori in assoluto».
**Colum McCann**
* * *
«Il libro di Englander più geniale, divertente, coraggioso e bello. Trabocca di gemme e rivelazioni».
**Jonathan Safran Foer**
* * *
«La profonda sensibilità di Englander è ciò che lo distingue praticamente da chiunque altro».
**Dave Eggers**

Di chi è questo cuore

Dopo La città interiore, finalista premio Campiello nel 2017, Mauro Covacich compone una nuova, potente avventura narrativa che ha il coraggio dell’autobiografia più vera. Un romanzo capace di entrare con esattezza nel presente che plasma le nostre vite.
Una piccola anomalia cardiaca viene scoperta all’uomo che ha il nome e le sembianze dell’autore, allontanandolo da un’attività sportiva ai limiti del fanatismo e infrangendo l’illusione di un’efficienza fisica senza data di scadenza. È questo l’innesco di un romanzo sul corpo, ma soprattutto sul cuore come luogo dei sentimenti e dei destini individuali. C’è un ragazzo caduto, o forse lasciato cadere, da una finestra di un albergo di Milano durante una gita scolastica. Ci sono gli esseri umani, fragili e pieni di voglie. La solitudine e il desiderio. Ma la storia gira attorno alla relazione dell’autore con la sua compagna, alle trasferte di lavoro, alle tentazioni a cui sono esposti, alla fiducia e al sospetto di cui si nutre la convivenza. Chi è, ad esempio, quell’uomo che si infila in casa loro la notte? Una pista porterebbe nel quartiere, il Villaggio Olimpico di Roma, popolato da figure che sembrano carte dei tarocchi e che lo scrittore consulta nelle sue camminate erranti.

Di chi è Anne Frank?

Apparso per la prima volta nel 1997 sulle pagine del “New Yorker”, questo impetuoso, lucidissimo saggio di Cynthia Ozick strappa il velo di dissimulazione e retorica che negli anni ha ovattato e mistificato la limpida voce di Anne Frank e del suo Diario. Troppo spesso e troppo a lungo oggetto di interpretazioni semplificate e fuorvianti, di appropriazioni indebite, tradimenti e comode “santificazioni”, il Diario è servito da lasciapassare per un’amnesia collettiva – storica e culturale – sulle cause e le circostanze della morte della sua autrice e di milioni di altre vittime dell’Olocausto. La depravazione e la ferocia dei nazisti, il male che ha consumato la protagonista, sono stati attenuati e sorpassati nel tempo dal solo battere della critica, dell’editoria, dei lettori e persino del padre – Otto Frank – sul tema della bontà e della forza umana, utilizzando strumentalmente la voce di Anne per costruire un discorso sul passato tanto rassicurante quanto sterile. Cynthia Ozick, ripercorrendo con il ritmo e la forza che le sono propri, le vicissitudini storiche, editoriali e teatrali del libro universalmente considerato il simbolo della Shoah, ci mette in guardia dalle conseguenze di questa tendenza: ammorbidire la Storia, nel tentativo di renderla più sopportabile, equivale a tradirla; tradirla equivale a negare – in una discesa inarrestabile verso il buio della ragione – ciò che è stato, gettando le basi perché possa avvenire ancora.

(source: Bol.com)