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Dal passato, incubi per l’87°

E’ Inverno, fa freddo e per Jimmy Harris la vita non è più la stessa da quando dieci anni prima ha perso la vista durante un’azione nella giungla vietnamita. In quel crudo inverno che paralizza la metropoli, non sospetta però che la sua vita sta per essere troncata spietatamente. Ma ora che è lì, sdraiato sull’asfalto con gli occhi vuoti, che importanza può avere per lui, se quel cielo promette altro freddo, altro gelo? Per gli infermieri che aspettano che quelli della scientifica abbiano fatto il proprio lavoro invece importa, perché intirizziti come sono hanno fretta di caricare il cadavere sull’ambulanza e di portarlo all’obitorio. Per Steve Carella e Meyer Meyer dell’87° Distretto il problema è diverso. Hanno freddo anche loro, ma sono soprattutto preoccupati di arrivare presto a scoprire chi ha ucciso Harris e perché. Sanno che meno tempo passa dal momento in cui l’assassino colpisce, maggiori sono le probabilità di trovare le sue tracce. Ma l’assassino, più veloce della polizia, segna altri punti a suo favore colpendo ancora. Per l’87° Distretto, il caso sta diventando un incubo, come quello che per anni ha tormentato Jimmy Harris…

Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo

“Che cosa sappiamo sull’universo, e come lo sappiamo? Da dove è venuto, e dove sta andando? L’universo ebbe un inizio e, in tal caso cosa c’era prima? Il tempo avrà mai una fine?” Con questi quesiti Stephen Hawking ci introduce in una straordinaria avventura: un’emozionante cavalcata nel tempo. L’espansione dell’universo, il principio di indeterminazione, le particelle elementari e le forze della natura, l’origine e la sorte dell’universo, l’unificazione della fisica sono le grandi tappe di questo viaggio indimenticabile. Ma oltre a riassumere le conoscenze tradizionali Hawking illustra le ultime teorie sulla fisica dei buchi neri, il principio antropico, la teoria dell’universo inflazionario, l’universo contenuto in una bolla. Introduzione di Carl Sagan.

Dal big bang ai buchi neri

Stephen Hawking è la più celebre tra le grandi figure della scienza contemporanea. Con questo saggio – diventato un classico della divulgazione scientifica – ha permesso anche ai non specialisti di accostarsi alle più importanti scoperte della fisica degli astri, rendendole chiare e avvincenti. Come ebbe origine l’universo, e perché? Quando è cominciato il tempo? Avrà mai fine? Il cosmo è destinato a espandersi per sempre, o un giorno comincerà a contrarsi? Nel creato c’è posto per un creatore? Sono quesiti che l’uomo si pone da sempre, e a cui la scienza comincia a dare risposte verificabili. La struttura dello spazio e del tempo, la loro storia e il loro destino, il principio di indeterminazione, le particelle elementari, i buchi neri, l’unificazione della fisica: queste le tappe di un viaggio appassionante verso le frontiere estreme della cosmologia, in un libro che si è imposto come bestseller internazionale.

Dal Big Bang ai buchi neri

Che cosa sappiamo sull’universo, e come lo sappiamo? Da dove è venuto, e dove sta andando? L’universo ebbe un inizio e, in tal caso, che cosa c’era ‘prima’? Qual è la natura del tempo? Il tempo avrà mai fine?” Con questi quesiti Stephen Hawking ci introduce in una straordinaria avventura: un’emozionante cavalcata nel tempo. L’espansione dell’universo, lo spazio e il tempo, il principio di indeterminazione, le particelle elementari e le forze della natura, l’origine e la sorte dell’universo, la freccia del tempo, l’unificazione della fisica sono le grandi tappe di questo viaggio indimenticabile. Ma oltre a riassumere le conoscenze tradizionali, Hawking illustra le ultime teorie sulla fisica dei buchi neri, il principio antropico, la teoria dell’universo inflazionario, quella delle corde e delle supercorde, l’universo contenuto in una bolla…

Dai diamanti non nasce niente. Storie di vita e di giardini

Cos’hanno in comune la regina Maria Antonietta, Vandana Shiva, Peter Sellers, Fabrizio De André, Virginia Woolf e George Harrison? La risposta è nel libro che avete tra le mani: il racconto di una passione che si intreccia, inestricabile come un gelsomino rampicante, con amori letterari, pittorici e cinematografici, ricordi di viaggi, aneddoti di vita giardiniera e riflessioni sulle sfide e le frontiere della felicità sostenibile. Serena Dandini ci conduce in una passeggiata sentimentale alla ricerca della bellezza che potrà salvarci, con un libro dedicato “a chi voleva cambiare il mondo e invece dopo un po’ si è accorto che è stato il mondo a cambiargli i connotati”. Viaggiando tra parchi incantati e vivai sconosciuti, imbarcandoci sulle navi di cacciatori di piante d’altri tempi, sbirciando gli amori romantici per un raffinato musicista o per un carico di concime, scopriamo insieme con lei che non è mai troppo tardi per mettere dei fiori nei nostri cannoni e bombardare almeno il perimetro del balconcino di casa. Perché, come recita un antico proverbio cinese, chi pianta un giardino semina la felicità.

Dai Canti di Castelvecchio

I Canti di Castelvecchio sono una raccolta pascoliana del 1903: il titolo pare voglia creare un collegamento con i “Canti” leopardiani, suggerendo così, secondo l’interpretazione di Giuseppe Nava, l’ambizione ad una poesia più elevata.

Castelvecchio è la frazione di Barga, in Media Valle del Serchio, nel quale Pascoli aveva acquistato una casa in cui soggiornò molto a lungo, dedicandosi alla poesia e agli studi di letteratura classica (sono famose, e tuttora visibili, le tre scrivanie per lavorare nelle tre lingue, italiano, latino, greco). Qui gli parve di aver finalmente ricostituito il “nido” distrutto di San Mauro.
I Canti di Castelvecchio sono fitti di richiami autobiografici e di rappresentazioni della vita in campagna. Il motto iniziale è il medesimo di Myricae: “arbusta iuvant humilesque myricae” (piacciono gli arbusti e le umili tamerici; ma Pascoli traduce myricae con “cesti” o “stipe”). In tal modo, Pascoli recupera il legame con la raccolta precedente e la poetica del “fanciullino”, accentuandone però la valenza simbolica.
I Canti di Castelvecchio si rivelano inoltre una raccolta interessante per l’uso esteso del linguaggio fonosimbolico, ma soprattutto post-simbolico: abbondano infatti i termini tecnici e gergali tipici del versante barghigiano e della lucchesia.

Il dado è tratto

Un giorno può avere il respiro di un’epoca: forse lo pensava anche Giulio Cesare, quando decise di varcare il Rubicone. Andrea Giardina

Nel gennaio 49 a.C., Cesare, conquistatore delle Gallie, sfidò un ultimatum senatorio. Alla testa di alcune coorti legionarie varcò il Rubicone, pronunziando una celebre frase. Nello stesso giorno occupò Rimini, presidio strategico della terra Italia. Si spinse poi verso sud, minacciando la stessa Roma, cuore di una res publica ormai egemone sul Mediterraneo. Pompeo, incaricato di fermarlo, rispose con una mossa meno celebre ma altrettanto fatidica. Ordinò all’intera classe politica di abbandonare la città e di seguirlo, per contrattaccare dal meridione della Penisola o, addirittura, dai Balcani. Il panico fu inenarrabile. Mai i romani si erano trovati di fronte a una situazione del genere. L’Urbe, nella sua secolare storia, era stata sempre difesa, con alterne fortune, da nemici esterni e interni. A Cesare essa fu invece abbandonata, assieme al suo ricchissimo tesoro. Che cosa avvenne in quei terribili giorni? Come si giunse a una situazione tanto sconcertante? Roma era davvero indifendibile? Quali furono le conseguenze della fuga pompeiana? Per rispondere occorre ricostruire la temperie politica e istituzionale che aveva trasformato la gloriosa res publica in un sistema logoro e corrotto, nel quale ormai troppi non credevano più, e che Cesare riuscì a piegare con rapidità impressionante.

(source: Bol.com)

Da zero a uno

Nel mondo del business ogni evento accade una volta sola. Il prossimo Bill Gates non costruirà un sistema operativo. Il prossimo Larry Page o Sergey Brin non realizzerà un motore di ricerca. E il prossimo Mark Zuckerberg non creerà un social network. Se state copiando le loro imprese, non state imparando molto da loro. Ovviamente è più facile copiare un modello che realizzare qualcosa di nuovo. Fare quello che sappiamo già fare porta il mondo da 1 a n, un cambiamento incrementale che aggiunge un po’ di qualcosa che ci è familiare. Per costruire il futuro occorre invece un cambiamento verticale, trasformativo: bisogna andare da 0 a 1. L’atto della creazione è unico, così come il momento in cui essa avviene, e il risultato è qualcosa di originale e inusuale, che va perseguito a tutti i costi, perché chi non lo farà è destinato a scomparire. Da zero a uno tratta di come costruire imprese che creano cose nuove e si basa su tutto ciò che Peter Thiel, imprenditore seriale e pensatore controcorrente, ha imparato in prima persona come cofondatore di PayPal e Palantir, e poi investitore in centinaia di startup, comprese Facebook e SpaceX. La sua filosofia d’impresa, la densa analisi delle questioni fondamentali dell’innovazione e del futuro, e il suo sguardo dietro le quinte delle imprese di maggior successo della Silicon Valley offrono una guida inestimabile a tutti coloro che vogliono mettersi in gioco e creare la propria azienda. Nessuna formula per il successo però: i percorsi migliori sono quelli nuovi e mai sperimentati.

(source: Bol.com)

Da un altro mondo

Mariano adora trascorrere i fine settimana nella casa di campagna dei suoi amici Leo e Elisa, in una tenuta che era stata un’antica e ricca piantagione di caffè. Finché, una notte, ai ragazzi appare il fantasma di una bambina. Viene da un passato lontano e ha bisogno del loro aiuto per risolvere un mistero molto, molto importante… Una storia appassionante e potente che affronta temi forti come la schiavitù e la crudeltà, ai quali contrappone, con una scrittura fresca e spontanea, valori importanti come la ricchezza dell’incontro con l’altro e l’importanza delle proprie radici. Età di lettura: da 10 anni.
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Da quando ci sei tu

Da quando ci sei tu by Penelope Douglas
The Fall Away Series
Dall’autrice di Mai per amore, bestseller in USA
Sei mai stato così arrabbiato che le cose che un tempo ti facevano male adesso ti fanno sentire vivo? Hai mai provato cosa significa essere insensibile a tutte le emozioni? Gli ultimi anni sono stati così per Jared. Un viaggio tra la rabbia e l’indifferenza, senza fermate intermedie. Alcuni lo odiano per questo, altri hanno paura di lui.
Ma niente e nessuno può fargli del male perché a lui non importa di niente e di nessuno. Tranne che di Tate. La ama così tanto che certe volte gli sembra addirittura di odiarla. Odia il fatto di non riuscire a lasciarla andare. Un tempo erano amici, ma poi Jared ha capito che non riusciva a fidarsi di lei né di nessun altro. L’ha ferita, respingendola, anche se ne ha ancora bisogno. Litigarci, sfidarla, prenderla in giro fino ad arrivare a perseguitarla, lo fa sentire vivo, un uomo. Tate, però, un bel giorno parte e sta via per un intero anno e quando ritorna sembra davvero molto cambiata. Il rapporto tra lei e Jared non potrà più essere lo stesso…
Numero 1 in America
Romantico, scandaloso, possessivo, forse crudele: ecco Jared.
«Se vi è piaciuto Mai per amore, non potete assolutamente fare a meno di leggere anche Da quando ci sei tu.»
«Gli darei dieci stellette e comunque non sarebbero abbastanza.»
«Un must, quando lo finirete capirete perché.»
**Penelope Douglas**
Vive e insegna a Las Vegas. Nata a Dubuque, Iowa, ha conseguito una laurea in Amministrazione pubblica. La Newton Compton ha pubblicato Mai per amore e Da quando ci sei tu, i primi episodi di The Fall Away Series.

Da fronti opposti. Diari di guerra, 1914-1915

Due donne, entrambe americane, di fronte alla Grande Guerra europea. Una è Edith Wharton, scrittrice già affermata che in quegli anni sta scrivendo l’“Età dell’innocenza”, con cui sarà la prima donna a vincere il premio Pulitzer. L’altra Nellie Bly, giornalista famosa, che nel 1890 aveva stupito il mondo circumnavigando la terra in 72 giorni sulla falsariga del Giro del mondo in 80 giorni di Verne. La Wharton tra il febbraio e il novembre 1915 viaggiò a più riprese lungo il fronte occidentale, visitando le postazioni francesi dalle Argonne, sulla costa atlantica settentrionale, all’ Alsazia. Di questa esperienza scrisse un reportage giornalistico, “Viaggi al fronte”. Da Dunquerque a Belfort, un testo che appartiene a una dimensione poco nota della narratrice, conosciuta essenzialmente per i romanzi e i colti racconti di viaggio. Nellie Bly, tra l’ottobre e il novembre 1914, è invece in Austria e visita le zone di guerra su un fronte opposto, lungo il confine orientale. I suoi reportage, apparsi sul “New York Evening Joumal”, sono qui pubblicati col titolo “In prima linea sul fronte russo e serbo”. Tra le poche voci femminili sulla Prima Guerra Mondiale, Edith Wharton e Nellie Bly, con le loro cronache limpide e coinvolgenti, non sembrano parlare neppure dello stesso conflitto, tanto è diverso il loro modo di raccontarlo: a dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che parlare di “sguardo femminile” sulla guerra è una mera convenzione. Eppure, la guerra, vista da due donne schierate su fronti opposti, così diverse per percorsi di vita ed esperienze di lavoro, si rivela essere in definitiva la stessa orribile follia.

Da duemila anni

Romania, anni Venti. L’antisemitismo è sempre più diffuso e violento. Il protagonista, uno studente ebreo dell’Università di Bucarest, insieme ai colleghi correligionari subisce quotidianamente angherie e soprusi, un martirio che gli altri sposano quasi fosse un processo di redenzione, mentre lui si sente intimamente antisionista eppure incapace di rinnegare la propria religione. Questo insanabile dissidio interiore lo induce al vizio. Il suo tempo trascorre infatti in lunghe passeggiate solitarie e notti alcoliche che spartisce con rivoluzionari, fanatici e libertini. Ed è attraverso il suo vissuto quotidiano e le conversazioni con i suoi compagni di strada – il determinato marxista S.T. Haim, il sionista Sami Winkler o il carismatico professor Ghita Blidaru – che il protagonista ricerca il senso di un mondo che sta cambiando e dell’oscurità che sta scendendo sul suo paese e minaccia di distruggerlo.
Uscito per la prima volta nel 1934, il romanzo è una tragica testimonianza dell’ascesa dell’antisemitismo in Europa. Un documento inestimabile e un racconto doloroso su uno dei periodi più feroci della storia europea che, in questi tempi oscuri di irragionevoli spinte nazionalistiche, ci insegna a dare un senso al passato offrendoci un ritratto dei molti volti dell’antisemitismo e provando a dare una risposta all’inevitabilità dell’odio.
«La sua prosa potrebbe provenire dalla penna di Čechov: ha la stessa umiltà, lo stesso candore e la stessa sottigliezza nell’osservazione».
Arthur Miller
«Cattura magistralmente l’atmosfera anteguerra in Romania, la sofisticatezza, la bellezza, l’orrore… Amo il coraggio di Sebastian, la sua leggerezza e il suo umorismo».
John Banville
«Incredibilmente attinente al nostro tempo, ai nostri luoghi. Non si riesce a fare a meno di pensare che Sebastian ci stia mandando un messaggio attraverso le generazioni».
«The New York Times Review of Books»
«Pungente, contemplativo, complesso, provocatorio… Oltre a essere un affascinante documento storico, è un romanzo coerente e convincente».
«Financial Times»
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### Sinossi
Romania, anni Venti. L’antisemitismo è sempre più diffuso e violento. Il protagonista, uno studente ebreo dell’Università di Bucarest, insieme ai colleghi correligionari subisce quotidianamente angherie e soprusi, un martirio che gli altri sposano quasi fosse un processo di redenzione, mentre lui si sente intimamente antisionista eppure incapace di rinnegare la propria religione. Questo insanabile dissidio interiore lo induce al vizio. Il suo tempo trascorre infatti in lunghe passeggiate solitarie e notti alcoliche che spartisce con rivoluzionari, fanatici e libertini. Ed è attraverso il suo vissuto quotidiano e le conversazioni con i suoi compagni di strada – il determinato marxista S.T. Haim, il sionista Sami Winkler o il carismatico professor Ghita Blidaru – che il protagonista ricerca il senso di un mondo che sta cambiando e dell’oscurità che sta scendendo sul suo paese e minaccia di distruggerlo.
Uscito per la prima volta nel 1934, il romanzo è una tragica testimonianza dell’ascesa dell’antisemitismo in Europa. Un documento inestimabile e un racconto doloroso su uno dei periodi più feroci della storia europea che, in questi tempi oscuri di irragionevoli spinte nazionalistiche, ci insegna a dare un senso al passato offrendoci un ritratto dei molti volti dell’antisemitismo e provando a dare una risposta all’inevitabilità dell’odio.
«La sua prosa potrebbe provenire dalla penna di Čechov: ha la stessa umiltà, lo stesso candore e la stessa sottigliezza nell’osservazione».
Arthur Miller
«Cattura magistralmente l’atmosfera anteguerra in Romania, la sofisticatezza, la bellezza, l’orrore… Amo il coraggio di Sebastian, la sua leggerezza e il suo umorismo».
John Banville
«Incredibilmente attinente al nostro tempo, ai nostri luoghi. Non si riesce a fare a meno di pensare che Sebastian ci stia mandando un messaggio attraverso le generazioni».
«The New York Times Review of Books»
«Pungente, contemplativo, complesso, provocatorio… Oltre a essere un affascinante documento storico, è un romanzo coerente e convincente».
«Financial Times»

Cyberwar

Lasciando per qualche settimana senza energia elettrica parte degli Stati Uniti, i danni sarebbero tali da mandare in bancarotta mezzo mondo. Del resto, inserendo degli opportuni comandi dal posto passeggero di un aereo, se ne può prendere il controllo durante il volo. In modo simile si possono mandare fuori giri le centrifughe di una centrale nucleare, fino a portarla all’esplosione. E che dire di pompe d’insulina e pacemaker? Quelli di nuova generazione sono molto efficienti, ma anche vulnerabili a dei comandi capaci di metterli fuori controllo. E provocare centinaia di morti con un semplice clic. Questi sono solo alcuni esempi di quello che, oggi, si può fare con un computer. Non scenari ipotetici, ma eventi di cui abbiamo già avuto piccoli e grandi assaggi, e che sempre più popoleranno le notizie di cronaca. Guerra, crimine e terrorismo di ieri, con l’uso delle armi digitali, diventano cyberwar, cybercrime e cyberterrorismo. Più precisi, letali e invisibili. In questo libro si raccontano la storia, le tecniche, gli strumenti e i protagonisti di un fenomeno destinato a cambiare radicalmente le nostre vite. E scoprirete come un semplice computer possa diventare uno strumento di morte. Il più subdolo e insidioso di tutti.

(source: Bol.com)